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BIBL. &IAZ.
I Vitt. Emanual* III
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I
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N
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ISTORIA
DEL TREMOTO.
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DE’ FENOMENI DEL TREMOTO
AVVENUTO
Nelle Calabrie , e nel Valdmonc nell’ anno 178]
POSTA IN LUCE-
DALLA- REALE ACCADEMIA
-•••'.€ r , • - - •
Delle Scienze , e delle Belle Lettere
9 ì - .ii1 -
... — ■ .di Napoli.
Omnia mortali mutantur lega creata :
Nec Je cognofcunt terree vertentibus annis
Manilius lib. 1
IN NAPOLI MDCCLXXX1V
Presso Giuseppe Campo
IMPRESSORE DELL *4 REMILE JlCC^iD EMlJf,
Hate ego
meis
non legi , non nudivi * fed ocuìis
vidi .
Petrarc. lib. $. Epift. 5*
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V
A FERDINANDO IV
BORBONE'
Ottimo Fio Augusto Regnante
SIRE
N dubbio di noi fteflì, c quasi tre-
i manti ci prefentiamo per la pri-
ma volta al voftro lòvrano fguar-
do, portando in tributo appiè del
^ Trono non già i lavori d’un fer-
vido ingegno, o d’una tranquilla
ragione , ma la ftoria fedele del tragico , e mife-
rando fato , onde giacque opprefla una delle più
'illuftri, e più belle parti de’ voftri Regni.
Com-
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Vi
Comprendiamo pur troppo che il rapprefentare
al vivo tutti gli atti di così lugubre leena non è
diverfo dal richiamare le lagrime lugli occhi d’ un
Padre amorolò, penetrato dalla perdita di tanti fi-
gli ; ma la noftra fòrte è tale , che tradiremmo la
voltra gloria, i doveri del noltro inftituto, e l’efpet-
tazione de’ Savjr le, volendo rifpettare il voltra do-
lore , volelfimo defraudare i Contemporanei , e la
Pcfterità d’ una iftoria , in cui con calìa mano, c
fenza i feducimenti della ipotesi, o dell’adulazio-
ne, veggonsi dipinte ugualmente le furibonde rivo-
luzioni della Natura , intenta con forze inefprimi-
bili a dilìruggere, che le paterne provvidenze d’ un
Re fensibile , ed efficacemente intefo a riparare le
rovine de* popoli fuoi .
S. R. M, faremo felici, fe fperar potremo che,
/correndo con fugace fguardo quell’ Opera, vi de-
gnerete di accogliere in ella i frutti della volìra
beneficenza , c di ravvilàrv'i legni di quella gra-
titudine, e di quel fedele ollequio, con cui ci glo-
riamo di ellere ,
Della V.S.R.M.
UmiliJJimi J'jffjlli
Gli Accademici della vr.ftra R. A.
delle S. c delle B. L.
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VII
f
* * * *
PEr la convenevole ccnfura , e pubblicazione
dell’ Opera , formata dal Secretarlo perpetuo della
R. <A. D. Michele S arcani, si fono fedelmente oflèr-
vate tutte le leggi Accademiche.
I pareri de’ Signori Accademici , deftinati ad
eflerne i Cenfori, rifcuotono la più fensibile grati-
tudine dall’ Autore; ma quelli, per un fcntimento
di dilicata moderazione , si è rattenuto dal pubbli-
carli colle (lampe; e gli ha depositati nel Regillro
della R. A.
***********
*********
*******
*****
***
*
Nomi
«
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vni
Nomi de’ Cenfori dell’Opera, regi firati fecondo il carattere
Accademico, e fecondo l’ordine delle Clallì .
Accademici Onorar}
Il Sig. D. Gherardo Quaglia .
11 Sig. D. Domenico Cirillo (i).
Il P. D. Nicola Rofini . • • • .
Accademici Penfionarj
Il Sig. D. Vito Caravella .
Il Sig. D. Felice Sabatelli . .
Il Sig. D. Domenico Cotugno .
Il Sig. D. Gaetano de Bottis .
Il Sig. D. Luigi Serio.
11 Marchefe D. Andrea Tomoli .
Soc] della R. A.
Il Sig. D. Domenico Malarbì . (2)
Il Sig. D. Giufeppe Canonico Rolli .
Il Sig. D. Francefcantonio Soria.\ , .
Il Sig. D. Filippo Giunti , y 13/
4
(l) Direttori del Mufeo della Storia Naturale . . ,
(i) Quello degniamo [oggetto fin) di vivere a' l8 del corrente Giu-
(3) medefimt fu data anche la cura di porfi d’accordo coir «iuto.
re per la correzione delle / lampe ,
i
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PREFAZIONE*
UNa orrenda rivoluzione fifica ha riempiuta di defola-'
zione , di devafiamento , e di ftrage la parte maggio-
re della Calabria ultra : ne ha perturbata in minaccevole mo-
do la parte minore , che ne rimane : ha di fi rutta dall’ imo
al fommo tutta la magnificenza di MeJJìna , già lungamente
nobile , e bella , e già da molti anni con pubblica calamità
da altro acerbo fato conquifa j e ha ricolmate di fpavento,e
di danni la Calabria citra , e le Frontiere del Valdemone .
L’annunzio della fatale fventura pervenne affai prefio
appiè del Trono ; ma non vi giunfe nè interamente , nè fce-
vero da que’ tumultuar; aggiugnimenti, che n’efprimono il de-
filamento , e ’l timore , e che adombrano d’ incertezza il vero.
Si credette da prima che doveffero folo compiagnerfi i di-
fafiri dell’ infelice MeJJina j ma , per colmo di pena , tofto fi
ufcì d’ inganno , e fi venne a fcoprire tutta la lagrimevole
forte della Calabria ulteriore .
Si videro allora efprellì da per tutto 1 fegni del pubbli-
co dolore j e largamente fi aperfero alla dubbia fama i modi ,
onde accrefcere , ed alterare le condizioni del terribile cafo,
a feconda de’ privati affetti, o delle Mufloni dell’ oziofo ingegno.
. In tale dùriffimo fiato di cofe il cuore di Ffrdinan-
t J
do IV , noftro adorabile Re, e Signore, fentì tutto il pefo
dell’ acerbo fato , col quale morte crudele dal fuo paterno
feno tanti diletti figli ne fvelfe ; e di presi afe lagrime ne
onorò la perdita , e la memoria .
b L’Au-
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Prefazione.
x
L’ Augufta Maria Carolina d’ Austria , noflra gra-
ziofilTima Regina , provò tutto l’alTannofo tormento di fven-
tura si grave , e prefa da’ fentimenti della più bella pietà ,
follecita accorfe intorno al Trono a proteggere la dura forte
de’ mifcri , e de’ languenti .
Ma in tante ragioni di lutto , e di fmarrimento Napoli
non vide le fole afflittive feene del cuore umiliato , e dell’
'animo dejetto , ma vide e ammirò la pietà più lineerà unita
alla più pronta munificenza ; e bellamente oilervò cangiata l’af-
flizione di due Principi Atgtijli in uno de’ più attivi inflrumenti
animatori di quella liberale , e benefica provvidenza , che
nelle pubbliche fventure forma i più cari doveri della So-
vranità , e decide dell’ indole buona , e dell’ ottimo carattere
de’ Sovrani . Di fatto l’età nofira ha veduto da Ferdinan-
do , e da Maria Carolina rinnovato quanto in altri, e fo-
miglianti difaftri con ampj fegni di clemenza videro operato
in Afta , nella Campania , in Antiochia , e in Bizanzio i contem-
. poranei di Tiberio , di Tito , di Teodofto , e di Gi ujl intano .
Quindi la Sovranità , aprendo i fuoi tefori , e unendo in-
torno a se tutte quelle Menti fublimi , che fpandono su i po-
poli per varj mezzi la provvida luce del Trono , affidò loro
la cura di far pervenire col più pronto , e abbondante modo
gli effetti della Reale Clemenza filile defolate Regioni .
Fu per le Calaci* {pedito a rapprefentare le veci della
Sovranità il Marefciallo D. Fren.-*/*. Vignateli' ( i) , Signore,
che unifee a un carattere attivo , e generofo una rara pru-
denza , e una pietà di non ordinario efeinpio . Quelli con-
duffe
(l) Oggi Tenente Generale negli Eferciti di 5. M.
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Prefazione, ri
duffe feco una fchiera eletta, e fagace di valoroli Ufficiali,
tratti dal Battaglione Real Ferdinando.
Per riguardo a MeJJina , fu da’noflri Augusti Sovrani
ampiamente lodata la provvidenza già prefa dall’ infìgne Mar-
chefe Caracciolo , Viceré di Sicilia , d’inviare colà il Marche-
se di Re calmici , e di avere affidata la forte economica di
quella rifpettabile città , e delle frontiere del Valdemone a un
Cavaliere amico dell’ uomo quafi fino al trafporto , e di un
configlio fermo , e felice nel governo delle pubbliche cofe .
Quelli fi unì al Signor Principe di Calvarufo , foggetto lumi-
nofo, a cui Bava commelfa la cura delle armi : all’uno, e
all’altro fu aggiunto l’efemplariffimo Arcivefcovo di McJJina :
e finalmente a coftoro fi accoppiò il Conte Per/ichelli , uomo
affai chiaro pe’ fuoi non ordinarj talenti , e pel fuo valore
nell’ architettura militare . E dì tutti compofero un configlio ,
in cui doveanfi ponderare le provvidenze le più necelfarie ,
e propie a proporfi al Trono pel bene di quella defolata po-
polazione . ■ . -
Siccome quefto terribile avvenimento non può non ii*te-
teffarc altamente , e non attirare a fe 1* attenzione de’ più dotti
cultori delle cofe naturali ; 'così credette la Reale Accademia
delle Scienze , c delle Belle Lettere di Napoli che tradito
avrebbe il fuo interelfe , e i doveri del propio inftituto , fe
da tale memorabile fventura non avelie prefo argomento di
dare una pruova non equivoca di fua non inutile efiììenza
all’ Europa fpettatrice . Quindi con maturo configlio fi pensò
d’ infatui re una peregrinazione letteraria per que’luoghi della
Calabi la ultra , e del Valdemone, i quali erano fiati i più po-
tentemente dalla natura ne’ fatali ifianti del fuo furore oltrag-
b 2 giati.
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XII PREFAZIONE.
giati ; e a Coloro , a’ quali fu comraeda cura così gelofa , venne
con inviolabile legge non folo vietato l’ abbandonarli alle fedu-
z ioni di qualunque delle tante ipotefi , inventate fulle caufe di
così formidabile vertigine della natura $ ma inculcato altresì
lo fcioglierfi talmente dal partito di tutt’ i. fidenti, che , quali
inoltrando di fconofcerli tutti , nuli’ altro far dovettero , che
raccorre i foli fatti, offervarne con ogni poflìbile fagace indif-
ferenza, e veracità i fenomeni, ed efporne idoneamente , per
così dire , il procedo filofofico al giudizio della repubblica de’
Savj . E perchè trarre fi fode potuto da un’occalione di tanto
danno un qualche bene , fu istituito che alla Itoria de’ feno-
meni del tremoto unirà fi folle l’ efatta efplorazione della
geografìa fifica delle Regioni {tede , per illudrarne la ftoria
naturale , comprenderne la pubblica economìa , e confervare la
memoria della già dillrutta pofizione delle città, e delle ter-
re , che fi conteneano in elle .
Al fentimento della R. A. fi unì l’amorofo zelo, e l’in-
coraggiamento, che edà a ciò ricevette da quell’ Anima noti-
le (i),che con indudre cura nafeer la vide , e che fono l’ om-
bra del Trono ne proccura , e ne fofpira l’ ingrandimento }
quindi per opera del Magnate, che degnamente ora prefiede al
governo di eda (ì), fe ne cercò il beneplacito fovrano; e todo
con referitto della Prima Secreteria di Stato , fe ne ottenne la
graziofa permiffione dal nodro Re , e Signore .
Furo-
(l) S. E. Gìufcppt Beccatelli Bologna , Marchefe della Sambuca
Primo Ministro di stato di S. M.
(l) S. E. Antonio plgnatelli , Principe di Belinone , Maggiordomo
Maggiore di S. M, e Presidente dcllj R. A.
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Prefazione. mi
Furono a ciò desinati il Secretarlo della R. A. D. Mi-
chele Sarconì col carattere di Direttore della fpedizione , e
coll’ incarico di formare la fioria di cosi terribile avvenimen-
to , gli Accademici penfionarj D. Nicolò Pacifico , il P. Eli-
feo della Concezione Terefano , D. Angiolo Fa/ano, il P. An-
tonio Minafi Domenicano , e i Socj della medelima R. A.
D Gioito . Candida , D. Giufeppe Stefanelli , D. Luigi Sebafia-
ni\ e per formarne i difegni, furono feelti D. Pumpeo Schi an-
tafelli col carattere di Direttore de’ difegoi medefimi, D.Igna-
zio Stile , e D. Bernardino Rulli Difegnatori .
. Il Secretarlo Sarconi prefe feco D. Pompeo Schiantare Ili: \
i Signori ; Pacifico , F afono , e Sebafliani ebbero in loro com-
pagnia D. Ignazio Stile ^ e D. Bernardino Rulli fu unito al
P. Elifeo , e al P. Minafi..
Se mai dar fi debba per gli uomini giufta cagione d’in-
crefcerfi del danno altrui ,. e di lafciarfi prendere da un fenti-
mento di tenera compaflioue , o quella è della , o non ve ne
farà altra giammai , nè più forte , nè di pietosi affetti più degna.
Sarebbe vanità l’arrogarfi il diritto di decidere fe il di-
fallro , di cui favellar deggiamo , fia (lato il più ftrazievole
di quanti abbiane in verun tempo fofferti il genere umano;
ma non è nè vano, nè ingiuffo il dire che di Calabria ultra ,
e di Me (fina oia più non rimane altro a vedere , e a ram-
mentare , che lo fcheletro informe , c le miierande rovine .
Perfuafi di ciò non per quello , che una vaga fama ne
ha fparfo , ma per ciò , che noi flelfi con noftra pena ricer-
cammo , e vedemmo , fentiam pur troppo che per favellarne
a ciglio afeiutto , e a modo di fpettatori indolenti , ci con-
verrebbe di rinunziare a’ doveri di quella facra legge, la qua-
le
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»
xiv Prefazione.
le rende comune agli animi de’ buoni cittadini d'uno Stato
medefimo la forte infelice di qualunque parte di quello delio
Stato , in cui fi vive , e da cui la vita riceve Scurezza , e di*
gnità . Non è quindi un impeto d’ inopportuna eloquenza
ciò , che ci sforza ad aggravare la narrazione di tanti difa-
ftri ; ma la gravezza degli fìeffi difaftri è quella, che per fe
mede funa , c per effetto di fua naturale femplicità fparge
di patetico , e di grave un racconto , che farebbe tantù me-
no fedele , e improporzionato all’ acerbità del cafo , quanto
piu il dire foffe da meno della cofa .
Noi non altro ci fiamo indufìriati di fare, che il ritrar-
re , per così dire , e ì formare una copia la più (incera , e
approlfimante , che per noi fi è pcffuto , d’ un quadro il più
fpaventevole , e grandiofo , che la furibonda mano della Na-
tura ha compiuto , e ha efpofìo al corto fguardo dell’ uomo .
Perciò, rei igiofamente efeguendo la legge (a noi data da chi
ha diritto alToluto di dirigere le no (Ire cure , abbiamo poflo
ogni nofiro ftudio in teffere una ingenua , e nuda ifìoria de’
foli fenomeni di tanta orribile rivoluzione fifica , fenza pren-
derci la minima libertà di cercarne , o di fingerne la funefla
ignotiflima cagione ; e di buon grado a uomini più felici di
poi abbiam quindi lafciata la lufinga di forprendere ne’ fuoi
fecreti quella Natura , la quale tutt’ ora è tanto intenta a
ftruggere, e, riprodurre le forme delle mafie , che quaggiù ó
efifiono afeofe , o fi veggono , quanto è pronta a riderfi de’
trafporti dell’ ingegno dell’ uomo , e a confonderne 1’ arroganza.
E’ per gli animi, prefi dal puro fentimento dell’oneflà,
troppo dolorofo il temere che nelle propie onorate fatiche ,-
altri fofpettar voglia d’effervi chi poffa qualche tacito diritto
rap-
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P R E F A 2 I O K E . XV
rapprefcntarvi . Quefta giuda , e necelTaria cura del propio
onore ci obbliga a non tacere che dalla generalità di Colui ,
che degnamente reggette le Calabrie , ne fu conceduto di avere
alami pochi fogli di quelle relazioni, che da’ varj Ufficiali,
e Cadetti y ■ eh’ egli conduiTe feco , gli fi erano inviate da’ ri-
fpettivi luoghi, ove.efii furono dedinati , Or ficcome que-
fti rifeontri furono diligentemente pofti in ordine da D.
Giambaùjla Cola) anni , Ufiìziale del Beai Battaglione Ferdi-
nando, e uno de’ Secretar) del Vicario Generale ; e fono que’
medefimi , che furono poi traferitti , e podi elegantemente in
luce dal chiariilimo Cavaliere D. Giovanni Vivenzio j cosi pub
bene il pubblico metter* in parallelo le cofe , e capire qual
parte abbia mai avuta nella nodr’ Opera quella poca porzione,
che di tali carte ne fu gentilmente efibira .
Potrebbe per avventura fembrare afpro quel libero lin-
guaggio , con cui fi mette a nudo la defidia di molta parte
della gente Calabra , e l’ abbandonamelo , che vi ha nella pado-
rizia, nell’agricoltura, nelle arti , e ne’ medieri j e forfè non
lafcerà taluno di malignare a fegno Tonello fine, onde ci fia-
mo determinati a parlarne in tal modo , che vorrà anche farci
il torto di fofpettarci poco attenti al decoro di una rifpetta-
bile popolazione . Noi lafciamo a coloro , a’ quali tornerà a
verfo di abbandonai all’impeto de’ privati alletti, il piacere
di non elTere con noi nè giudi nè benevoli ; e nell’ ano che ci
facciamo un dovere di protedare un’aperta , e lineerà dima
per una popolazione in ogni età degnamente onorata, e fent-
pre ricca di nobilillimi ingegni ; ci appelliamo al tribunale di
quelle anime amiche della ragione , e dell’ uomo , alle quali
non è ignoto che volendoli confecrare un’ opera full’ altare
della
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t
• A
t
xvi Prefazione.
della verità, conviene deporre quella mafchera di v itanda •
convenienza, la quale, coll’infelice prudenza di coprire i vi-
zi, ne accrefce , e conferma la durata, e non n’emenda le
confeguenze , che diventano tanto più gravi , quanto n’ è più
lungo il grado della tolleranza , e della occultazione .
Pruova della rettitudine de’ noftri fentimenti fu tal punto
effer di fatto potrebbe quell’ onorato linguaggio , con cui ab-
biamo talora favellato di ciò , che degno n’ è paruto di clfere
commendato . Le opere del pubblico bene fanno la lode più
{labile dell’ Uomo . La lode , che non nafee da tali fonti , è
figlia di adulazione , e fa egualmente torto a chi la riceve ,
e a chi con prodiga mano la verfa , e con danno del vero
profana il più dolce foflegno della virtù , e dell’ umanità .
Noi prendemmo cura di raccogliere , e deportare nel
noflro Mufeo di Jloria naturale , come in attediato della ve-
racità delle notìre olfervazioni , molti materiali , de’ quali fi
fa parola in quell’ Opera j quindi ci facciamo un dovere di
* manifeftare che fpefiò nella ricognizione de’ materiali medefi-
mi abbiam voluto unire alle noftre efplorazioni , non meno
l’opera del Penlionario della no {Ira R. A. D. Saverio Alacri, che
l’ affifienza di D. Francefco Antonio Najleri, primario Opera-
tore del noflro Elaboratorio chimico : e ciò il facciamo tanto
di buon grado, quanto è per noi abbominevole l’impudenza
di crederci in diritto di giudicare di tutto fenza diffidar mai
delle propie cognizioni, e d’ arrogarci le fatiche d t'Collcghi,
fenza retribuir loro, per picciola ch’efier fi pofla , quella par-
te di lode , che giuftamente a’ medefi mi fi appartiene ,
OS -
Di * i : od by Google
XVII
OSSERVAZIONI
Fatte
NELLE CALABRIE, E NELLA
FRONTIERA DEL VALDEMONE
SU I FENOMENI DEL TREMOTO DEL 1783,
E sulla Geografia Fisica di quelle Regioni
DA’ MICHELE SARCONT
Segretario della R. A. delle S. , e delle B. L.
di Napoli »
Non fi cut audivimus , vìdimus j Jed plus piane vidimus ,
quarti audivimus »
Anonym. SalerniL Chronic. Cap. XII.
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4
ISTORIA
DEL TREMOTO DELLE CALABRIE;
« • • Quaeque ipje mijtrr ,
Aen. 1. 2. V. 5.
ìRTiMMO di Napoli nel dì cinque dì
Aprile del 1783; e dopo alquanti giorni
di difagio e di flento fuperammo final-
mente il golfo di Policajlro , e tofto
con un fentimento, mirto di compaflìone,'
e di piacere , ciafcuno additò al compa-
gno lo fcoperto non lontano lido della Calabria Cifra , meta
de’ defiderj comuni . Ma quale non fu mai la noftra forprefa
quando , lungi dal trovarci a villa di una fcena di ameno
litorale , e di una regione ridente , e ornata di grazie dalla
Natura , fi parò davanti agli occhi no Uri un tetro e denfo
velo di una nebbia , e di un certo che di lordo , e di pefan-
tc , and’ era ingombrato tutto l’aere dalla punta della Scatta.
A fino
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2 Istoria m tremoto
fi no a quella parte dell’ orizzonte , che lungo il litorale fi offerì*
va al nofiro fguardo !
Scalèa .
2. Giugnemmo alla Scalèa nel giorno ro di Aprile.
Ivi nulla fi prefentò agli occhi noftri , che , per riguardo
agli effetti del tremoto , avelie potuto meritare molta atten-
zione . Quel popolo tranquillamente giacea ne’ fuoi rozzi abi-
turi , nella faccia de’ quali apparivano appena , e di raro
leggeriffimi e fugaci fegni di quell’ orribile difa ilio , che al-
trove avea mortale firage prodotta.
3. Quivi erano fiate tutte le precedenti grandi fcolle
avvertite , come non meno quelle de’ tremoti del dì 5
di Fehórajo , e della vegnente notte del dì 7 , e de’ dì 27 e
28 dello fleffo mefe , ma ancora quelle del dì primo , e de’
giorni 27, e 2S di Marzo 1783. Le altre fcofle minori non
erano fiate univerfolmente fentite . Dimandammo fe quivi il
Rombo (1) era fiato Tempre unito al tremoto j ma dalle equi-
voche rifpofie rilevammo che quefto fpaventevole e rumorofo
compagno del tremoto non fi era fpecialmente avvertito , o
perchè vi era giunto {òttimamente illanguidito e lento, o per-
chè non vi era del tutto arrivato .
4. Ncl-
(1) Ci ferviamo di quefla voce, come quella, che è divenuta oggimai
familiare per dinotare quell' orribile fragore , che precede, 0 accompagna in
Calabria ferente il tremoto. Queflo fi di/lingue dal fremito , che non foto è
figlio di una minore cfplofionej ma i ancora come un effetto miflo ili efplo-
/ione, e, per coti dire, di paffime dell'aere, e delle cofe concuff: t agitate.
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Delle Calabrie. 3
4. Nella ftefia notte di quel dì io di Aprile , in cui
ftavamo alla Scalèa , fentimmo alcun lieve ondeggiamento di
brieve durata . Sulla metà della notte vi fu poi una fcolTa
più fenfibile ; ma non udimmo nè fremito , nè rombo . Que-
lla non fu da tutti avvertita , forfè perchè 1’ ora era tutta
propria del fonno .
Diamante .
5. Partimmo di Scalèa nel mattino dell’undecimo gior-
no di Aprile . Da lungi vedemmo 1’ ameno colle del Diaman-
te . Quivi per la prima volta cominciammo a vedere più
cfpreflì i fegni dello Ipavento , deftato dal tremoto ; e quivi
ancora per la prima volta offervammo che gli Uomini fi
erano ricovrati fotto la tutela o di rozze capanne , o di pic-
ciole baracche , tumultuariamente congegnate. Ci apprettammo
per favellare con alcuni abitanti di quel paefetto . Scovrim-
mo che i tremoti aveano prelfo coltoro con maggiore attività
operato ; e che mal grado l’ averne efii foltanto ritratto ter-
rore, e non danno, pure molti di quella picciola popolazione,
non aveano coraggio di fidare la loro vita a’ fragili paterni
tugurj , che n’ erano rimafi in alcun modo danneggiati .
C ettaro ,
6. Giugnemmo al Cetraro nel medefimo giorno . Ci
arreftammo alla fpiaggia. Ci avvedemmo che il male proce-
deva aggravandoli . Gli cdificj ferbavano nella ruvida e in-
cuba lor faccia i fegni di uno feomponimento maggiore j e
A a notam-
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± Istoria del tremoto
notammo che gli animi de’ miferi abitanti non giaceano ii\
quella tranquilla negligenza, che altrove offervammo al num. 2 ;
Ciò fi rendette vie più manifeflo dal profondo fmarrimento ,
in cui cader vedemmo quella niifera popolazione in quel gior-
no rteifo , in cui , ftando noi colà , fummo forprefi verfo le
ore ventitré da un tremoto non mite nè per la durata , nè
pel fufurrante fremito , che ne rendette più fenfibili le feorte:
7. Il mattino era flato torbidetro . Un difereto grecale
rendette il giorno men nubilofo , e più freddo. Una nebbia
alquanto denfa ricoperfe i vicini colli verfo le ore 22. Il
mare non era nè gran fatto agitato , nè gran fatto tranquillo^
ma coll’ imbrunirli del giorno divenne alto , e alquanto fre-
mente j e torto che certo il tremoto , fu minacciata la piog-
gia , e crebbe il vento , che diflipb la piova .
8. Il Cctraro è porto in fu una rocca afprilfima , e
d’incomodo accerto . La fua altezza il rende fuddito di tutt’i
venti . Gli edificj non fono , che proprj abituri di una po-
polazione , la quale è tanto feparata dalla frequenza degli
uomini , quanto la naturale Umazione della rupe la tiene
difgiunta e fegregata dal livello comune del litorale del mar
tirreno , che è quell’unico mezzo, che può renderla acceffibile
al commercio .
9. Quello paefe ha molti vigneti . Non abbonda di olio j
ma non n' è privo . Ha poco grano. Vi ha copia di gelfi,
e di fichi . Le arti , e i mertieri di primo comodo fembrano
erter quivi nello flato della prima infanzia . I mezzi , che
difpongono all’ acquirto dell’ opulenza , e della ricchezza , vi
fono ignorati. Vi fi rinvengono molte madrepore , e jnillepore
\ ' . ne
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Dine Calabrie. 5
ne’ colli ; e vi ha copiofo , ed eccellente alabajlro .
io. Non è noto il tempo , in cui quello luogo cangiò
l’ antico nome in quello di Cctraro . Dagli antichi appellava!!
Lampezia : ne fecero menzione Polibio , Plinio , e Licofro-
ne (1). Il Cctraro divenne conquida ‘de’ Noraj/j/z/ ; e nell’ un-
decimo fecolo dell’ era volgare i PP. della Congregazione
CaJJìnefe lo ricevettero in graziofo dono dalla pietofa munifi-
cenza di Sikelgayta (1) , moglie di Roberto Gaifcardo (3)
Duca di Calabria , e di Puglia (3.) .
‘11. Nel Cctraro codruivanfi i legni da guerra, per di-
fefa delle codiere del Regno ; e Barrio ne ragionò come di
colà efi dente nell’ età. fua (5) . Il tremoto del 1638 vi pro-
duce qualche danno (6.) . Benché in alcuni luoghi queda
fpiaggia non appaja anguda , pure chiaramente vi fi olFerva
che il mare ha ben di molto cangiato , e ridretto 1’ antico
•dato della fpiaggia ideila . Vi ha de’ liti , ne’ quali la fponda
è per poco tratto non ingombrata dal mare,
r , .Fufcal-
(r) Gabr. Barr. De ^fntiq. & fitti Catabr. 1.2. e. J.
(a) Fiore Calai. jibit. P. 2. 1. 1. p. 105.
(d) Sikelgayta fu Sorella di Gefulfo Principe di Salerno . ■» Ckrta,
Cavenfe anno 1058.
(4) Hiftoir. Univ. t. 37. I. 24. e. g.
(5) Barrio Lib. 2. cap. 5. p. 68.
{ 6 ) Ricapito de neru. in univ. Calai, terraem. p. 14.
Abazio di Somma de' Terreni, di Calab. p. io 6.
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/
6 Istoria dh tremoto
Fu falda .
ii. Ci accollammo a FufcalJo . Trovammo che dì ma.
no in mano fi erano accrefciuti i difaftri . Eran cadute in
parte alcune fabbriche della Chiefa , e del Convento de’ l‘P.
l'aolotù ; e in molte cafe apparivano fenfibili lefioni . Eranfi
quivi avvertit’ i grandi tremoti del Febbrajo ; ma i danni
furono prodotti dal tremoto del dì aS di Marzo .
Paola .
13. Giugnemmo a Paola : quivi Tempre più trovammo
accrefciuta la forza dello fpavento • e cominciammo ad olfer-
vare che non folo erafi aumentato il numero delle lefioni ,
ma che in oltre alcune di quefte erano degenerate in una
immagine di feonquartb non compiuto .
14. Il cartello appariva minante . Il collegio degli
Efpuìfi rimafe in parte diruto : nel palazzo di Rocchetti vi
erano Are muri già adeguati al fuolo ; e in molte altre cafe
vedevanfi fenfibili lefioni . I difartri cominciarono pria con
diferetezza , e crebbero a mifura che replicarono i tremoti j
ma i danni maggiori fi prolusero nel dì a 8 di Marzo.
S. Lucido .
1 s. Fallammo oltre , e giugnemmo a S. Lucido ; ed
eccoci all’ afpetto della prima ruina compiuta . Quefto luogo
fu de-
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Delle Calabrie; 7
fu denominato Niceto in altra età (1). Nel 1638 fu molto
dal tremoto malmenato (1) . Fu fede un tempo di diana in-
traprefa (3) ; e rimafe vittima di barbara incurfione nel fe-
colo decimo fedo (x) .
16. S. Lucido è pollo fopra una rupe, la cui malfa è
nn tufo calcareo , tra ’l quale trovali fparfa in gregario modo
poca pietra calcarea . V abluzione è vantaggiofamente fttuata
al mezzogiorno . Nella parte più eminente di quella rupe vi
ha il cajìello baronale , che fembra ilolato per ogni afpetto .
Quello edificio , tanto delrziofo , quanto eminente , avea lun-
gamente retto alle ingiurie di troppi fecoli ; quindi era impof-
fibile che , fenza crollare , fotlenelfe il pefo , e 1 tormento
dell’orribile tremoto del dì 5 di Fcbbrajo . Di fatto, appe-
na che fu concufifo , rimafe da per tutto nelle inierne parti
fquarciato , e ne piombò quel vecchio fianco , che era di-
retto all’ occidente .
17. I rimanenti edificj fe incontrarono forte migliore,
non perciò rimafero immuni da lefioni . La mefehina loro
condizione non fu gran fatto rifpettata da quella furibonda
cagione , che , come per ifcherzo , altrove rovefeio gli edificj
più robulli , e cofpicui , e con un fiato gl involie in un mi-
fero niente. Vedemmo dillrùtti e adeguati al fuolo in quefio
luogo tutt’ i piccioli edificj , deftinati al lavorìo , col quale fi
elìrae la feta.
t3. Gli
(1) Pantopolog. Cahb. p. 2Q1.
(l) Recupit. /. c. p. 14.
(3) Vedi Fiore /. I. c. I. p. 107.
(4) Id. ib. , Pantopoi. I. c.
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8 Istoria dei. tremoto
i8» Gli fletti Templi ne rimafero olrraggiati così far-
tamente , che forfè la loro forte fu peggiore di quella de’
più lordi ediftcj .
ip. In quello defolato foggiorno parvero intefe, ed avi-
de di procurar rovine varie fatali cagioni ; poiché non dal
tremoto folo , ma da ben altra forza furono preparate quelle
armi , onde vennero altamente devafìate le fortune di quel
degnittimo Barone , e di quella infelice popolazione .
io. Dal più alto autunno fino a tutto il corfo del me-
fc di Gennajo erano cadute lunghe , e profufe pioggie . ■
ai. Vi ha nel territorio di S. Lucido una grande di-
ftefa di terreno , nel cui ammafTo il quantitativo maggiore ri-
fulta dalla creta concacca , e 1 minore da una terra vegetabile
a particelle fcabre , ineguali , e appena ducette . I naturali di
S. Lucido diflinguono tal genere di terra co’ vocaboli terreni
Sditili , e terre movhìu e .
22. In quello diftretto , dalla via del fud , fi eflendea
verfo 1 'ovejl un monte, detto di S. Giovanni , con un fiume
dello flelfo nome ; e vi era nel baffo un lago profondiflimo .
23. Di canto ad effo monte giacea dal fud all’ ejl il
monte del greco , appiè del quale fcorrea 1’ Acqua bianca . Dall’*
ejl vi ha prima il Dirauto , indi il Farciti: tra l’uno, e 1*
altro avea corfo l’ acqua di pefce ; la quale col ramo maggio-
re s’imbocca nel fiume, che i naturali chiamano C acacie eri ,
e col minore feende a confonderli nel Torbido.
24.. Dalla via del nord vi ha il fiume- Leone , il qua-
le bagna una diftefa di terra , che ora è divenuta tutta palu-
stre , e piena di lagune , E finalmente dalla via dell’ ovejl
" vi
/
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c 9
Delle Calabrie.
vi ha un monte, denominato Timpa, e Pierrerìa .
15. Or quivi il tutto è in gravidimo rovefcio. Il mon-
te , detto di S. Giovanni , è in molte parti lgretolato : il la-
go dello dello nome perdette talmente 1’ antica fua profondi-
tà , che oggi è divenuto trattabile in modo che non v’ ha
altra traccia di elfo , che fango , e laguna ; e nell’ antico fuo
letto forgere fi vide , ed edollerfi una confufa mole di creta
foncacea , di terra atra , e di arena mobiliffima , e fonile .
E in quel luogo , che più guarda 1’ ovejì , e che giace trai
fiume di S. Giovanni , e ’I Cacaciceri , è forto un lago , che
fparge parte dell’ acqua emerfa nel fottopodo fiume .
26. Tra V Acqua bianca , e ’l fuperiore maggior ramo
dell’ Acqua di pefce è nato un laghetto ; e lunghelfo il fiume
Torbido tutto quello fpazio , eh’ è contermino al fiume Leone ,
fi è riempito di piccioli ftagni , e di frequenti lagune .
27. Le malfime revoluzioni fono avvenute in que’ lìti ,
ne’ quali le acque , ufeendo dal propio letto r univanli co’ vi-
cini fgorghi , e correano a confonderli nel feno di altri fiumi .
2 3. Le maffe integranti del Greco , del Dirama , del
Farciti , e del Leone furono prefe da un intimo T e tumultua-
rio diilòlvimento • e inteneritali , per così dire, la confidenza
delle terre , e della creta di quedi monti , tutta la loro fac-
cia fi riempì di orribili fenditure»
29. La pierrerìa , o là timpa in una parte li avvalli ,
e in altra li rovefeib su’ vicini terreni , e ne opprelfe , e ri-
coprì lunghe porzioni ,
30. Lo feompommento avvenuto nelle montagne, nelle
fottopode pianure, ne’ valloni intermedie ne’larghi torrenti,
è cofa infigne j e la perdita de’ terreni utili non folo è immenfa,
B ma
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io Istoria del tremoto
ma altresì irreparabile. Tutto è rivolto. Gli alberi fi oflervano
ove fchianta'.i, ove a metà rovefcia.i , ove fepolti fotto l’orri-
da, e denfa mole di una creta fluente, e inondante a foggia
di lava . Le bai be delle piante minori emergono appena o
dalla fommità delle zolle , o dalla fuperficie dello flagno ; e
per contrario le cime fono fitte , e rovefeiate nel fondo . Il
corfo de’ torrenti o fi è affatto perduto, o fi è quali interrotto,
o fi è cangiato. Tutto è fparfo di enormi voragini; e ciò ,
che fa orrore , fi è che un confiderabile numero di cafe rurali
ora non rapprefenta, che una congerie di rimafugli di fabbri-
che o rovinevoli , o feonquaffate . Sopravvanzano ancora aleu-
te porzioni di edifcj,e quelle o fono a metà órfjgate,e fe-
polre fotto quella nuova fpecie di lava cretacea, o giacciono
inclinate, e pendenti, o vi rimangono ancora ritte.
31. Non fi creda pero che tutto fia un pi odono originale
del tremoto . Colla più eiatta ricerca fi è finalmente conolciuto
che Tappa ecchio di quefia profonda , e valla rub a fi era già
formato nella cofìituzione medefima delle terre; di Torta che
il tremoto T ha folo accelerata, e accrefciuta : circoftanze di
fatto, che fi rendono manifefle dalle feguenti olfervazioni .
3Z. Qnefie terre fi chiamano le movitinc , nome , che
indica chiaramente d’elfer le medefime, per viziofa loro na-
tura , mobili , molli , e per così dire , vagabonde . Di fatto
tutto il loro ammalio è una creta in parte pura, e ccn:aceat
e in altra parte unita a fofianze arenefe fattili . A quefto
ammalio trovali m i ita fparfantente qualche fcarla porzione di
pietra calcarea ,e qualche dofe di Ibflanza tufacea anche cal-
carea ; e nella fuperficie di tutti quefìi materiali vedefi fparfa
la terra vegetabile , notata nel n. ia. Quella condizione di
mate-
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D elle Calabrie.' ii
materiali è comune non meno a’ terreni , che alle montagne ;
e tra quelli , e quelle forgono varj fgarghi di acqua , e vi
fcorrono per entro tre larghiflimi torrenti , che i naturali deL
luogo abufivamente chiamano fiumi . Circoftanze tutte , che
non folo non ammettono ne’ terreni fiabile confiftenza , ma
includono anzi il trillo potere di far degenerare le terre ia
un liquamento di facile mobilità. . ;
33. Quello feomponimento ne’ terreni cominciò ad ofier.
varfi fino dagli eftrcmi giorni di Dicembre 1781 : crebbe in
Gennajo 83 j e di più in più li moltiplicò in Febbre] 0 , tem-
po, in cui le montagne, e le cafe cominciarono a perturbarli,
c a minare , gli alberi a vacillare , e le terre , a villa d’ oc-
chio, fi pofero in movimento, e rivoluzione.
3+. Sopravvenne nel dì 5 di Febbrajo 1783 il primo
tremoto , e di mano in mano fe ne accelerò la ruina , a cui
tutto quello ammalio era difpolìc , c che quindi divenne
enorme , e compiuta .' . .
35. Mal grado che tale rivoluzione ha fatto trafeorre-
re le mine quali fino alla .vicinanza del mare ; pure quelle
malie non pajono ancora allodate , e a occhi veggenti fi oller-
va che le terre mov itine, così dette, non ancora hanno finita
la loro peregrinazione.
3 6. Di tale ruina facemmo prendere dal Sig. Schianta-
rei la il difegno, che fi offerva nel Rame,, legnato colnum. I.
Noi oilervammo quello rivolgimento nel dì 11 di Aprile
^783, e vi tornammo nel dì 1$.
37. Quelli danni fono di una confeguenza tanto più
grave , quanto è inpegabile che è vano lo fperarq che la
B z popo-
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lì Istoria del tremoto
popolazione (Iella polla appredarvene il riparo .
■ 1 38. A cosi trilla circodanza (e ne aggiugne un’ altra
dì molto pelo , e fi è che l’ induftria della feia per non
breve tempo-, dovrà (offrire il danno non meno della perdita
di tanti gii fi rivolti , e (chiantati, che della rovina delle cale
furali o di (frutte , a non abitabili con ficurezza.
39. Quello paefe offre una pruova la più convincente
e dimofira: iva delle- confeguenze dannofe , alle quali fi e (pone
una popolazione , allora che nafcendo in un fuolo ricco di
doni naturali , fi- allontana dalla pallorizia , e dall’ agricoltura^
e fi abbandona ad altri medierà . Per un pregiudizio di vec-
chia indituzione 1’ arte fola , a cui quali tutta la plebe di
S. Lucido con un cieco fato affida la fua vita , è la pefcagio-
ne ’ ma è ben poi a rimanerli forprefo in riflettere che in
quello luogo non vi fono proprietarj di kgni da pefca. li
folo Barone , per un fentimenta di pietà , ha faputo approda-
re qualche legno ; ma che può il buon volere di un folo per
•rdidere a’ bifogni di tanti ? Quindi è che la minuta popola-
zione ondeggia fempre tra’l mal futuro foccorfo della non fem-
pre felice , 0 facile pefeagione , e la codante inoperabile
anguda fortuna .
40. Contro di tal viziofa inclinazione trafmeffa dagli
avi a’ nepoti , e degenerata in confuetudine , non fi è mancato
di approdar freno , e configlio ; ma è ben difficile lo ftrug-
gere , e 1 cangiare in brevi anni le codumanze intrufe , e
ftabilite dalla vecchia età . Giova intanto lo fperare che lotto
l’ amica cura d’ un governo intefo a proecurar la pubblica
felicità j codoro diventino una volta più attenti ai propia
bene ,
l
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D^dlle Calabrie. 13
bene , e apprendano a profittare de’ doni , che1 la natura offre
loro , e conofcano finalmente il lor danno . Effi hanno copia
di acqua , e han penuria di verdumi . Hanno uon corto ter-
ritorio, e fcarfeggiano di olio, e raccolgono pochillimo gra-
no: procurano iL primo da Nicajlro , e da Borgia in Calabria
ultra , e debbono provvederli del fecondo, cioè del grano bi-
fognevole per l’ annona, dal Vallo di Cofenza , da Biftgnano •,
e da C affano . Il pane comune è di granone , e v’ha fcarfez-
za-di legumi. Hanno poco vino , e- debbono dal Dicembre in
avanti provveder Tene da Nicajlro. .,c da* S. Eufemia. Potreb-
bero avere feelti erbaggi , e hanno poche mandre ; e per tal
ramo di paftorizia, lungi dal volerli piegare a contribuirvi la
loro opera, fa bilogno di ricorrere a’ pallori della Falconara ,
e di S. Fili , e a coltoro addarne la cura j quindi mancano
• i latticiij , e non foto, per la quantità , corrifpondenti al bi-
fogno annuale . Hanno pochi buoi1, e debbono valersi de’ buoi
di Longobardo , e di Belmonte per la coltura de’ campi . E per
le carni da macello hanno pofitivo> bifogno per diece mesi
dell’ anno degli animali- altrove nutriti . Manca la tela j e
tutta la plebe vede di rozzo orbace , genere di panno , che
telfono colla lana delle pecore del paefe . Hanno ne’ propsj
monti il cerro , e il faggio , ma non hanno tavole j e quindi
debbono procurar Y abete dalla Bagnata , e le tavole da Fa~
fcaldo . Hanno belliffimo marmo bianco , e non curano di farne
ufo, nè di trarne profitto.
Cofìi-
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14 Istoria del tremoto
Cojlitusione dell' aere , e tremoti ,
41. In S. Lucido non godemmo tranquilli dazione;
'Sull' imbrunire del giorno 12 di Aprile deftoflì un grave tur-
bamento nel mare. Un furiofo vento da ponente indifcreta-
mente agitava la nofìra tenda. Vi fi unirono i tuoni, e quin-
di una pioggia dirotta . A tanti molefli incomodi alle ore tre
della notte fi uni una fecreta trepidazione; e poi fopravven-
ne un breve, ma fcniibile tremore di terra;
41. Nel giorno 13 crebbe a tal fcgno il perturbamento
dell’ aria , e del mare , che in quello più parea intrufo un
maximoto , che ftabilita una tempefta . . Siccome eravamo col-
locati alla /piaggia ; così ci convenne di abbandonare quei
fito , e ritirarci colla tenda più addentro terra, e in luogo
più rimoto dal mare. Nella notte fu tale la furia del vento,
così jntenfo il freddo , e continua la pioggia , che tutti do-
vemmo chiuderci in letto fenza abbandonare gli abiti , che
avevamo indoffo . Nel corfo del giorno la terra parve Tempre
inquieta. Vi fu tremoto verticale a ore 11 , e minuti 31:
altro con ondeggiamento alle ore 1 a , e m, 2 : altro leggiero a
ore »a , e m. 41 ; e in ultimo foprawenne una fcofia ben
forte alle ore 5 e mezza della notte . Il mare , che orribil-
mente muggiva, il vento, che ad ogn’i dante minacciava di
/veliere la tenda , l’ acqua , che c’ infidiava per tutt’ i lati , il
freddo, e 1 tremoto ci fecero in fomma tutta notte una pe-
fantiflima compagnia .
43. Nel dì 14 cefsb la pioggia: calmofTì il vento : con-
tinuò il freddo. Dalle ore 22 alle 23 vi furono due tremori
iti
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Delle Calabrie. i$
di terra , la quale parve che nè pure folle tranquilla tferfo
le ore a+. Lo ftento fofferto nella notte fcorfa eligea ripofo,
onde non avvertimmo che altro mai folTe avvenuto nel corfo
della notte .
4.4. Nel di l$ il mare erafi acquetato , ma non per-
ni ife il vento che partir fi potelfe . L’aere era fcreno ; la
terra ciò non ollante tremolò alle ore 1 1 , e m, 8 : fa però
cosi breve , e fugace il tremore , che fe ne rimafe in equi-
voco;.
Falconimi , FiumefredJo , Langobarde .
45. Mandammo ad efplorare le cofe avvenute nella Fal-
conara, in FiamefredJo , e in Longobardo . Il Signor Sebajlìani
ci riferì che leggeri (Time alterazioni erano colà avvenute.
46.. Noi parlammo col P. Arcangelo Maria Bruno de
Minima. 01 n.Ui fatti db*l di t3 di Àdarzo
era in colloquio nella fua danza con un amico- di robufta
corporatura, allorché fopravvenns quel graviamo tremoto;
Efii furono forprefi da tale {componimento , che nulla giovò
loro l’efierfi ricovrati fotto l’ arco • della porta tenendo diftefe
k braccia , e attaccata la palma dell’ una e dell’altra mano
filila parete della porta defia j poiché efii furono , mal grader
tal aflicurazione , . sì fattamente coneullì e difordinati , che fi
videro obbligati ad afferrarli inlieme j e così a {lento 1’ uno
fofìenne a vicenda 1’ altro , e mancò poco che amendue non
fò fiero caduti a terra , tanto potentemente ondeggiava il Aio-
lo , e tremava l’ edificio .
47. In quello territorio vi ha copia di minerali ;
Sicco-
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ré Istoria del tremoto
Siccome fino dall’. autunno dello feorfo anno 1782 fu per noflra.
opera cominciata ia raccolta di tutti i fojjili dell’ una , e dell’
altra Calabria , , non folo .per illuflrare una parte della minera-
logia del Regno , la quale finora è tanto celebrata per una
vaniti di tradizione, quanto è in realtà tutta ignorata; ma
eziandio per dare un cominciamento al Musèo Accademico , in
aii abbiamo già radunato moltifiìmo materiale : cosi ci atter-
remo per ora di favellare de fojjili di quefto territorio, e del
vicino monte Cocuzza : e attenderemo che tutto il redo de’f
fo ffli delle Calabrie fìa raccolto , per poterne , fra breve rempoj
ragionare col linguaggio dell’ arte , e della verità , e con auten-
tiche offervaziorii .
48. Accenneremo fol tanto che in quelli luoghi vi ha tri-
poli eccellente (1) ; vi fono ottime fofìanze boleri ,.e vi ha foprat-
tutto copia prodigiofà di vitriolo, e di nitro ,che formar potrebbe
Un ramo di nrilifiimo rommf'rrin • enfi- tntrp , dpllp quali non
latteremo di prefentare tra poco appiè del Trono un faggio
non ipotetico , ma reale .
Jòclmontc 4’ lì;
49. Palla m nto a Belmonte , fituato tra Fiumefreddo , e ’l
promontorio Lino . Ad onta dell’ eminente fua giacitura ,■
quello paefe non giugne a feovrirfi da coloro , che vi per-
vengono per la Ipiaggia di Fiumefreddo , fe non quando fi
acco-
rri Il Sran Linnéo non Ignori che nel noflro Regno vi ha 11 tripoii.'
Per ora non fappiam dire fe altrove fe ne trovi tra noi , o fe egli aveffe
parlalo dello Jìeffo tripoii , di (ili faccialei parola. Vegga fi S/fl. Nat. t.g.
p. IO*.
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Delle Calabrie; rj
accodano al Vere: fiume, che non fu dalla natura fituato tra
Fiumefreddo , e Belmonte , come è fiato in alcune carte fegna-
to $ ma che bagna le bafi di Belmonte dal Sud , e non dal
Nord . Di fatto , guardandoli dal mare , fi oflerva che Bei-
monte rimane a finillra , il Vere refia nel mezzo , e quindi
dalla diritta , dopo qualche fpazio lungi dal Vere , fuccede il
fiume Catacajlro .
50. Belmonte non andb immune da’ difaftri comuni;
Generalmente gli edificj fono lefi . La porta , che dall’ EJl
preda l’ingrelTo agli abitatori, è di momento in momento in
pericolo di cadere. Il foprafìante caccilo è nelle interne Lue
membra altamente magagnato ; e quafi tutta la porzione fupe-
riore è in una parte minante , e in altra diroccata . Da tali
mine in fuori non ofiervammo fenomeni degni di attenzione.
Se ne vegga il difegno nel Rame fegnato col num. II.
5 1. Quello paefe fu in altra età riguardato come il
giardino della Calabria . V i era copia di faporofi frutti , e vi
fi facea commercio di limoni , di aranci , e di cedri . Ora
non vi ha penuria di tali grazie della natura ; ma al dilette-
vole , con provvido intendimento , fi è proccurato di fofiituire
1’ utile e 1 necelfario , mal grado l’ inofpite Umazione della
fpiaggia , e l’ afpra pofizione del monte .
5 2. L’ arena è tutta quarzofa accanto al mare . La forn-
irmi del lido è frequentemente fparfa di uno fchijlo micaceo
vagamente lucido , e a vario colore . V’ ha copia di pietre
parafitiche : quindi v’ ha il quarzo , e lo fpato . V’ ha un ge-
nere di pietra verdaftra di lordo pulimento, eh’ è forfè quella
fìelfii , che ’l Barrio credette marmo . Vi s’ incontra frequen-
Q temen-
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1 8 Itoriadei.tr e m o t o
temente il granito , ma villano , per così dire , e non già
nobile. La pietra calcarea non vi li rinviene tutta fch ietta ; e
in mezzo alle lapidee congeftioni gregarie , delle quali ridon-
dano que’ terreni , quella , che ve n’ ha , o non è feelta con
arte , o non fi fa cuocere , e preparare con pazienza , e eoa
arte badante per ricavarne calce perfetta .
5 3. Dalla parte , che riguarda il mar tirreno , in alcuni
luoghi v’ ha copia , in altri v’ ha penuria di terre vegetabili.
Quella condizione di terreno degenera di mano in mano ;
coficchè dal filo de’ Cappuccini fino a molta parte del monte,
appellato FagorotonJo , vedefi che fparfamente in un luogo
abbonda la creta , e in alcun altro la /abbia , la quale è elida
a poca terra vegetabile , e a molta creta : cofa , che ren-
de que’ terreni ingrati alla mano dell’ agricoltore . La pie-
tra , che univerfalmente quivi fi rinviene , e che pare che
ufurpi il luogo di tutte le altre, le quali notammo , e che
quivi più non s’ incontrano , è lo Sc'iijto . Non è da per tutto
lo dello : ve n’ ha del pingue , fragile , e all’ afpetto , e all’
odore fomigliante alquanto alla pietra /alila ; e ve n’ ha dei
duro , a calar fofao , e fijjile in frantumi . N’ è molto varia
la giacitura! altro è fintato a drati orizzontali; ed altro a
Idrato obbliquo, o perpendicolare: circodanza degna di ellere
notata, come quella, che coftituifce il carattere di quafi
rutta la pietra, di cui abbonda l’orrido adiacente monte Co-
cuzza .
Lue
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Delle Calabrie.
Lago , Laghi fello , J\ Pietro .
54. In Belmonte noi dovemmo per molti dì foggiorna-
re; ma non vi rimanemmo inutili del tutto. Cercammo d’in-
dagare fe ne’ vicini paefetti di Lago , altramente detto Loco f
di Laghitello f e di S. Pietro erafi eftefa la defolante forza
del tremoto . Quelli luoghi fono podi ne’ colli interiori , che
ftanno a dirimpetto di Belmonte dall’ EJì al Sud. Pochiffime,
e leggiere erano Hate le alterazioni quivi avvenute .
' '* -,
Amanti a .
55. Non pub dirli lo Hello di Amanti a . Quivi turono
tali le lefioni , che vi li produlfero dal tremoto del dì z8 di
Marzo , che que’ mefchini avanzi dell’antica Nepezia , per
molta parte , non fono più affatto abitabili .
• Cogitazione del ■ tempo , e tremoti.
56. Noi rimanemmo fequellrati nell’ inofpite fpiaggia
di Belmonte fino dal dì 16 di Aprile . L’ aere era fereno .
Nella fera verfo le ore 23 la terra ondeggiò con eguale mof-
fà . Alle ore 3 , e minuti 7 tremò .
57. Nel martino del dì 17 l’aere turbofli , e fi difpofe
alla piova . Ci feparammo dalla Compagnia , che lafciammo
alla fpiaggia , e col Signore Schiant'arelli ci avviammo a Bel.
monte . Per idra da ci lòrprefe una pioggia dirotta . Sul mez-
zogiorno vi fu picciola feoffa . Tornati alla fpiaggia , fummo
C a for-
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so Istoria del tremoto
forprefi da lieve tremoto alle ore ai, e i minuti . Nella
notte non avvertimmo altro.
5 8. L’ aere nella mattina del dì 1 8 era ingombro di
nubi: fpirava Libeccio . Verfo il mezzodì piovve alcun poco.
Nella fera tutto era occupato da denfa nebbia. Verfo un’ora
di notte la terra ondeggiò $ e alle ore 3, e 19 minuti forte-
mente fi fcoile . Tutta notte il mare durò nello Hello diftur-
bo , in cui flette per tutto il giorno , Ci fi riferì d’ efiervi
fiate altre due fcolfe , che noi non avvertimmo .
59. Nella manina del giorno 19 l’aria era tranquilla»
e tiepida : il giorno fu placidiffimo . Quali alle ore 15 vi fu
breve, e tremula molfa , che replicò alle ore 16 . Alle ore
a 1 , e s minuti la terra ondeggiò molto : a un’ora, e iS
minuti tremò . Il mare era in calma , ma l’ atmosfera era
ingombrata da nebbia.
Parleremo in altro luogo delle ojfervazioni da noi fatte nel
nojlro viaggio per la Calabria Citra.
Pizzo ;
60. Eccoci al trillo punto, ove cominciammo a fentir
parlare di morte . Fino a tal pafTo non fi erano a noi parati
davanti per farli ollervare , che imperfetti , o quali interi
fconquallamenti ; ma , con nollro dolore , nel Pizzo non folo
trovammo il più compiuto rovinìo di edificj , ma cominciam-
mo a inorridire per lo llerminio de’ nollri limili . Quello è
il primo paefe , che , feguendo la fponda , fuccede all’ Angitola.
Elfo
I
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Delle Calabrie; si
EiP> non c già l’antica Ncpezia , la quale è propriamente
quella , che or di ce li Amanùd ; ma per l’ oppolito è recente
opera di non vecchia età. Stà limato fui mare , ed era ornato
in qualche modo di grazioli edificj . Principiarono i di fa Uri
nel dì 5 di Fcbbrajo : crebbero nel dì 7 dello ftelfo mefe :
ne fu compiuta la devalìazione net dì a 3 di Marzo . Pochif-
fime abitazioni furono efenti dalla totale ruinaj e di tante
fabbriche rimafero appena elidenti alcune tele di muro, ancor
effe malconce . Tutu la ferie de’ cafamenti o era collocata
lòpra uno fcoglio , o attaccata al dorfo dello fteffo , 0 limata
fulla faccia del monte , che fucceffivamente li collega col ter-
ritorio di Monteleone .
61. La parte fuperiore de’ terreni del Pizzo è fparfadi
amenillìmi vigneti . La breve pianura , e i vicini colli fono
ornati o di gelli , o di fichi , o di olivi , 0 di verdi biade .
Oltre al vantaggio , che agli abitanti preda il terreno , e ili
traggono dal mare non indifferente fuffragio j come coloro ,
che fono polli in una vantaggiofa marittima fituazione . Que-
lla circodanza in qualche modo non gli rende gratiliimi alla
bella indole de’ loro terreni , nè convenientemente indudriofi
nel coltivare le arti , e i meftieri . E Ih preferifcono a tutt’
altro la pescagione , il traffico di mare , e la vettura terrcjlre .
6 a. La pe] cagione , che più li tiene occupati, è quella
delle tonnare : genere di pefca , che li fa comodi , e li colìi-
tuilce provveditori di molta parte di quel vitto , che da tal
mediere può trarli.
6 3. Il commercio di mare è attivo per elh , e pallivo
per la provincia j poiché il numero de’ piccioli legni , che
e ih
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za Istoria del tremoto
effi polTeggono, li mette in i flato di far traffico per lo tra-
fporto de’ generi da fpiaggia a fpiaggia , e foprattutto da quella
provincia a quella capitali .
64. La vettura terrejlre li rende utili alla provincia , e
fpecialmente alle città vicine, perchè perla copia degli animali
da vettura rimane per e(Iì facilitato il trafporto nelle interne
parti non folo di que’ generi , che offre il vicino continente
di Calabria $ ma eziandio di quelli , che per via di mare tra’
medefimi pervengono.
65. Parrebbe ragionevole il credere che da quelle cir-
coflanze dovrebbe produrfi abbondanza , e ricchezza ; tutta
volta i ricchi fono pochi , le perfone comode fono varie , ma
il reflanie è mifero: tanto egli è vero che non v’ ha ricchez-
za generale , quando il traffico è diretto così , che l’ utile
maffìmo ridondi in bene di pochi , e per contrario la rima-
nente numerofà parte , per molto che fi affatichi , il più , che
ne trae, fi riduce al beneficio di guadagnar la vita.
66. Il terreno del Pizzo è per molta parte ricoperto di
ottima terra vegetabile . V’ ha copia di granito , di quarzo ,
di fpato , e di gejfo ; ma non v’ ha pietra calcarea pura , e
fch ietta j quindi è , che quefìo luogo , quando non vi fi ufi
indufrria, aver non può calce perfetta. A ciò fi aggiunga che
P arte di fabbricare è quivi i conte in quali tutta la Calabria ,
praticata fcnza gufìo , e fenza intelligenza .
67. Nel territorio del Pizzo noi trovammo alcuni bel-
liffimi materiali proprj a illuflrare la fioria naturale de fojfi li
di Calabria ultra ; ma per dura fatalità rimafe fommerfa in
mare la calia , in cui li confervavano quafi tutte le moftre
rac-
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t
Delle Calabrie, 23
raccolte; fi è però data opera, indicandone i luoghi, di far-
ne nuovamente raccogliere delle altre . Vi ha mediocre mar-
mo fianco , ve n’ha del nero , e ve n’ha del giallo nel vallo-
ne , chiamato trentacapelli . Quivi vi è molto quarzo , e tra
elio ve n’ha di diverfi colori, fpiecialmente in contrada Me-
li zzi na .
68. Evvi in oltre nella contrada, appellata cento fonta-
ne , copia di Dentali , e di Echini (1) di fpeciofa grandezza, '
Finalmente vi fono grolla malli di g-anito ; e ve n1 ha di
quello , eh’ è molto fino , che appare vagamente colorito , e
che prende un lucido perfetto .
Epidemìa nafeente . Stato deir aere , e tremoti .
69. Per le olfervazioni del no Uro dotto Collega il
P. Eliféo della Concezione , X aere del Pizzo fa ritrovato
d’ una mediocre bontà . Potrebbe Ilare che in altre circo-
ftanze ne fieno (late più lodevoli le condizioni , ed è a te-
merfi che l’ aere avelie ricevuto alcun torto dall’ aggregato di
quelle ftefie non innocenti cagioni , che ne aveano deturpata,
come innanzi diremo , l’ intera mafia . Ciò , che v’ ha di ve-
ro, fi è che la falute era di molto alterata ne’ folti , e me-
fchi-
(l) Siccome molli di quefli fcJJiH non fon» petr'ficati , coll lungi dal
fervirci delle voci Dentatiti , Echiniti tc. , /limiamo più uniforme ella
dolcegga delle nojlra favella il nominarli Dentali, Echini ec. ; e nel fare
cib abòiam creduto di ricalcare le orme fegnate dal Redi , ebe in fimili ce-
fi fi attenne allo Jicffo partite. Preghiamo i Lettori di aver preferite quefla
nota nel corfo dell' Opera .
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Istoria de l tremoto
{chini abituri , fparli lungo la fpìaggia del mare . In quelli lì
accefe febbre di reo coftume , che minacciava di divenire
popolare ; quindi per così urgenti circoftanze Colui , che nella
defolata Calabria fpandea l’ amica , e benefica luce del Trono ,
con provvida cura , e con felice vigilanza fi appigliò al par-
tito d’impiegare l’autorevole fua mano per farvi sfollare le
baracche , e per inculcare la pratica di tutt’ i prelidj necef-
farj , onde allontanare gl’ i finimenti della putredine , e fiabi-
lire quelli della làlubrirà . A quefii utiliffimi accorgimenti fa
col più foave , e follecito modo non folo unita 1’ autorità ,
ma abbondevolmente accompagnata la caritativa fowcnzione ;
Senza così pronte , e fagge riparazioni era molto a temerli
de’ rapidi progredì di una febbre già inchinante a divenire
epidemica , e tutta fimile a quella , che i medici chiamano
da carcere , o da fpedale .
70. Il Pizzo nel tremoto del 1638 fogglacque a qual-
che {componimento j ma il fenomeno , che principalmente vi
fi notò , fu una folenne fcccazione , che di repente il tremoto
produfle nel litorale : il mare laficiò le fiponde a fecco , e ne
retrocedette quali per due mila padì . Il Padre Recapito , che
di udita riferì il fenomeno , non ne ifivelò la durata .
71. Nel tremoto del 1659 il Pizzo rimale conquajfato j
ma non cadde in ruina (1).
71. E' notabile che il fenomeno di quel primo danno
e del retrocedimento del mare avvenne nel dì 27 di Marzo
del 1638, verfo 1’ ora ventuno .
73. La
(i) Vedi Vincenzio d’ Amato I. c.
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I
Delle Calabrie. a;
73. La mina compiuta, che il tremoto del 1783 pro-
duce nel Pizzo , avvenne nel dì a 8 di Marzo verfo le ore
venti due . Noi trovammo fgombrato lo sfafciume delle fab-
briche crollate j onde nulla olTervar potemmo . Si poffono ve-
dere i Difegni fattine da’ Signori S 'chiamar eli j , e Stile j e da
quelli, che fono al num. Ili , e IV, fi rileva il diroccamen-
to avvenuto .
74.. Nel Pizzo fu da noi per la prima volta fentito quel
terribile Rombo , di cui tanto ne aveano in altri luoghi a noi
detto . Non polliamo negare che rimanemmo più che abba-
fìanza attoniti , e percoli! da tale fpaventevole nuncio di vi-
cino tremoto .
75. Noi raggiugnemmo la Compagnia , che ci attendea
al Pizzo , nel dì z6 di Aprile . Quivi udimmo il Rombo ,
che precedette il tremuoto della mattina del dì 17 dello fteffo
mefe . Quello , che accompagni» il violento tremuoto del dì
di Aprile , per quanto ce ne riferirono, fu fuperiormente
più fonoro , ma non giunfe fino a noi , che in quello flelfo
giorno eravamo in Cofenza. E’ notabile che ivi non folo non
fi udì affano quello fpaventevole Rombo ; ma la (Iella violen-
tile ma feoila non giunfe colà , che fono il carattere di un
di/creto tremore della terra .
;•••****
76. Credemmo troppo opportuno il dividere le imprefe.
Abbandonammo quindi le fponde del mare , e ne affidammo
a dotte menti l’efplorazione. A taluni de’ nolìri dotti Colleghi
furono affidati altri interelfanti luoghi , e per nr-ì rifervamir.o
Tj c,
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ì.6 Istoria mi tremoto
quelle parti, delle quali di mano in mano faremo parola.
Monteleone ,
77. Vifitammo Monteleone, città magnifica , ed emula
illuflre delle poche città, ond’ è Calabria ultra ornata. Remo»
ti, remotiffimi principi falche Scrittore le accordò; e v’ha
chi con l’antico lpponio affatto la confufe. Altri con piu di*
fcreto partito la credettero la ftelfa , che Vibone Valenzia .
Altri finalmente in elfa riguardavano unite le reliquie d’ lp per-
nio , e di Valenzia.
78. Ciò, che v’ha di vero, fi è che efiflono ancora i
rimafugli di un muro , che appartener dovette a una città di
valla ellenfione , a cui ben grullamente Appiano attribuì il
pregio d’elfere una delle fette più celebri dell' Italia. Quelle
vecchie reliquie di muri fono formate a modo di g ardi pezzi
quadrati, di una fazione fiutile a quella de’ muti Etr fa , de’
quali il Gori ci diè contezza . Nel fito più eminente di tale
recinto trovali edificata Monteleone ; ma fventurataroente in
quella città non efilìono delle antiche bellezze della illuflre
Vibone , O Vbbone , fecondo i detti dell’ infigne Mazzocchio ,
altri fegni , che gli avanzi dell’ ampio muro , come tellè di,
cemmo. Quelli furono miferamente a brani a brani fchiantati
dalla loro fede , e da imprudente mano confufi tra le fabbri-
che d’ogni fotta , per edere miferabile tellimonianza dell’
antica loro gloria, e delle barbarie de’fecoli più a noi vicini.
79. Monteleone dee la continuazione della fua fuccelfiva
bellezza al rifloro, che le appreflò nel fecolo undecimo il
Conte
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D ti i e Calabrie. 27
Conte Ruggiero ; e v’ha chi pretende che debba ancor molto
alle provvide cure dell’ lmperador Federico .
80. Qualora voglia porli mente alle immenfe mine al-
trove avvenute , forfè fi troverà che in Monteleone furono
tiferete le azioni del tremoto ; mal grado che cib non polfa
negarli , non è perb che non ne follerò notabili i difadri.
Oli edificj per la maggior parte furono altamente offefi prima
dalle fcolfe del dì 5 di Febbraio , e poi da’ fucceffivi tremoti
di Febbrajo medelìmo, e di Marzo .
81. I più fontuofi Tempj 0 furono malmenati, 0 fpinti
alla rovina. Gli edificj più valli furono rotti, e fcompofli.
Le cafe volgari furono o magagnate del tutto, o in parte le-
fe . Comincio lo fcompiglio dagli edificj elidenti nella cosi
detta Jìrada de' Forgiarli e di mano in mano, ciò, che prima
te db rispettato , cadde poi nella defsa mifera forte de’ primi
cafamenti; di modo che pochifiime furono le abitazioni , che
rimafero immuni. E ancorché molte fabbriche modralfero un
ederiore fano , e non lefo ; tutta volta le interne parti non
poterono una eguale immunità odentare . Non pub dirli che
il difadro fia dato maggiore ne’ più alti , e minore ne’ più
baffi edificj . Quei , che furono devadati , furono tutti con
eguale legge percoffi. Di fatto il fuperbo, e fodiffimo ca del-
lo del Conte Ruggiero , che giace nella più alta parte di
Monteleone , benché foire dato fol tanto in alcuni fiti fpe-
ciali magagnato; pure in quelle porzioni, che ne rimafero la-
cerate , elfo non fu più diurnamente trattato di quello , che
fu trattata la più umile , e balla cafuccia delle tante , che
erano pode lungo la Jìrada de' Forgiari : con 1’ oppoda circo-
D 2 danza
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iS Istoria del tremoto
Ilanza che la prima è fabbrica d’una confidenza , e folidità
di raro efempio , e la feconda era un mefchino aggregato di
terrai oto.
8i. Ciò , che di più notabile offervammo jn tanta ro-
vina, fi fu il capriccio , col quale la natura efercitò l' impe-
riofa forza del fuo furore. Lungo le de de firade , e le fìeire
fabbriche , che erano polle in una medefima direzione , ve-
deanfi rifpettate apparentemente una o più cafe, nell’atto che
tutta la rimanente parte de’ contermini , e fucceffm editicj
miravafi miferamente diftrutta . In confeguenza di tale ftra-
nezza pub bene aflTerirsi che la rovina fu fparfa con legge
tale , che vi furono de’ fiti , ove non parve diretta , ve ne
furono altri, ove fembrò appena minacciata , e finalmente ve
ne furono alcuni, ove fu del tutto compiuta.
83. Mal grado il non elferfi prodotte lacerazioni , e
fenditure nel fuolo, pure era frequente cofa l’oilervare rivol-
ti , e come fchiantati dalla loro fede i fondamenti degli edi-
fici minati . Univerfalmente trovammo così attivamente , e a
brani a brani disfatte le fabbriche , che o le pietre fembra-
vano nettamente fvelte dal feno della calce , in cui appariva-
no i fecchi alveoli , ove effe pietre ripofavano , o la calce
medefima , come repulfa dalle pietre , fembrava triturata , e
ridotta in rozza polve . Nell’ uno , e nell’ altro cafo era però
collante la fpiacevole circo tlanza della non buona qualità del-
la calce , la quale ha quivi quelle imperfezioni medefime ,
che in quella del Pizzo olfervammo ; con una differenza che,
equiparando quella degli altri edificj rovinati colla calce efi-
llente nell’ antico cajltllo del Conte Ruggiero , era facile il
rile-
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I
•Delle Calabrie. 29
rilevare di quanto quella fotte in condizione fuperiore a tutta
l’altra: tanto le arti più utili a’bifogni e al comodo della
vita, hanno perduto dell’ antica loro dignità; e tanto da que’
fecoli, che noi oggi chiamiamo barbari , le arti utili, retro-
gradando, hanno ceduto il loro imperio alle arti , figlie dell’
allettamento , e della leggerezza del cuore , e dell' ingegno umano .
84. Generalmente la perdita degli edific}, de’ mobili, e
de’ comodi fu fcmma : eccedente fu lo fpavento , molto di-
fcreta la mortalità . Non fummo al cafo di olTervare per quali
direzioni erano Hate rivolte e precipitate le cafe , perchè la
provvida cura del Governo ne avea fatto fgomberare quali
tutte le ruine . Notammo folo che le leftoni erano comuni
per tutti gli afpetti . Ci fi parlò molti (Timo del rivolgimento
di una Croce , che diceali a modo di J pira raggirata; ma tro-
vammo che il fatto non corrifpofe alle voci.
85. 'Vanamente cercammo d’ indagare fe nell’ arto antece-
dente a’ tremoti, o ne’ fucceflivi tempi erali prodona alterazione
alcuna nell’ acqua , nel vino , nell’ olio , e negli altri fluidi .
Noi ricevemmo rifpolle cotanto contraddittorie, ed equivoche
a fegno , che fu facile il capire che lo fpavento non avea
lafciato libero il corfo all’attenzione . Univerfalmente perì»
trovammo vero che per l’ immenfo eccedente primo orrore
erali in tutti dettato un tumulto tale di affetti , che quello ,
rapidiflimamente degenerando in una fpecie di ecclilfi di ra-
gione , terminò in una ttupida , e inconcludente inazione .
Udimmo dirci da molti che la loro macchina rimafe per lun-
ghi giorni abbandonata al tormento d’ una si grave , e irre-
quieta mobilità , che gli uomini di più determinato coraggio
non
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jo Istoria eel tremoto1
non fapeano nè più fé llelfi in fe medefimi rinvenire , nè
rincorarfi . Molti di co fioro confellarono di avere in que’ mo-
menti avvertito un certo che di fievolezza , e di lenta pena
o nello ftomaco , o nelle reni e genere d'incomodo , che in
progreflò trovammo di edere (iato quali da per tutto comune.
86. * Pub comprenderli bene che quello profondo di-
fhirbo deir uomo in tale occorrenza non dipende tutto dallo
fpavento : una gran parte del difordine fiCco , e morale fi
dee attribuire alla llefsa fatale convullìone della Natura, che
altera fenfibilmente la macchina umana j e alterandola , feon-
certa lo lpirito così nelle fue idee, come nelle lue rifoluzio-
ni . Il filìema filico , e 1 morale hanno tra loro una lìretta corrì-
Ipondenza : lo flato dell’uno fiegue fempre lo flato dell’ altro .
87. Grande fu poi lo feomponimento , che dal tremoto
negl’ irragionevoli erafi prodotto . In elfi fu offervata un’ an-
tecedente irrequieta, fmania , ed una fufleguente pavida taci-
turnità . Ciò erafi foprattutro avvertito ne’ cani ; coll’ oppolìa
circollanza che gli afini furono fempre molefli , ragghiando
ugualmente forte , e prima del tremoto , e quando , quello
celiando, non v’era più ragion di ragghiare .
Cojlituzione del tempo , e tremoti -
.... . ■ , c ; • r • j
88. Trovammo llabilita nella maggior parte degli abi-
tanti l’opinione che, 0 dettandoli , o celiando la piòggia , fi
era nel pericolo di rifentire il tremoto . Di fatto volle il
calo che tale credenza, lungi dal rimanere fmentita, ne fotte
Hata anzi dall’ evento giulìifìcata . Nella fera del dì a 8
di
Delle Calabrie. 31
di Aprite , dopo una deafa nebbia, l’aere turbofli, e gradata-
mente fopravvcnne una pioggia fonile nella piena notte . Cefsata
quella appena , immediatamente fi udì un ofcuro rombo unito
a lieve tremoto . Ricominciò la pioggia , e alternativamente
celfando per quattro volte , ritornò il rombo , e col rombo il
tremoto. Ciò avvenne dalle prime ore della notte fino al mattino.
89. Mal grado la verificazione di tale credenza popo-
lare in quella volta , e in altre , non è però a farfene una
legge collante j poiché , come in progrelfo olferveremo , noi
lleifi fummo tellimonj de’ ritorni de’ tremoti in tempi rimoti
dalla pioggia . Dal momenro fatale , in cui elfi cominciarono
in Calabria , fino agli fcorfi giorni, le ricorrenze di quello ter-
ribile flagello non han. ferbato nè tempo prefciitto , nè ore
determinate . Ve ne fono flati in varie ore del mattino : fe ne
fono lofferti in varie ore del giorno: fe ne fono intefi in di-
vef fe ore della notte . Tutto ciò è feguito e con aria torbida,
e con aria ferena, e fpirando non Angolari venti, ma qualun-
que vento j ma di ciò faremo parola ne’ fuoì luoghi opportuni.
90. Nel dì 39 di Aprile fino alla mezza notte feguente
non fummo liberi di tremoto . Le fcofiTe non furono gran
fatto rifentite ; ma la terra rimafe in una' tacita , e lunga
trepidazione . L’ ago della, nolìra bullola era fovente prefo da
un lievilfimo tremito. Collantemente fu offervato che al tre-
moto fi unì un vento meridionale impetuofo .
9 1. L’aere di Monteleone , ad onta della nobile ampiez-
za delle lìrade , e della vantaggiofa fituazione , con cui rimane
per ogni dove efpolìo a tutti gli afpetti , non è di una
coftante falubrità . La nebbia vi forge con molta facilità , e
fre-
3»
Istoria del tremoto
frequenza o nel mattino , o preffo all’ imbrunir del giorno . I
venti del mezzogiorno , e 1 grecolevante con alterno improv-
vifo giro più lo tiranneggiano, che! poffedono.
91. Siccome lo fpavento , e l’infelice momentaneo bi-
fogno della predante fventura furono i primi operatori , che
direffero la cotlruzione delle baracche , per porre a coverto
la falute in una fìagione funedata dalla pioggia , da’ tuoni , e
dal freddo ; così oilervammo che egualmente in Monteleone
fuccedette ciò , che noi in tutte le altre terre defolate ve-
demmo j vale a dire , che le baracche furono per lo più tu-
multuariamente, e come l’una premendo l’altra, coftrutte, e
affollate : circodanza , che in alcuni fiti non rendea nè van-
taggiofa , nè falutare la condizione delle precarie abitazioni .
In progredì) per la vigile cura di Caldi , che , mefcendo alla
più obbligante umanità il più autorevole contegno , attendea
al ben comune , lì videro erette altre baracche col provvido
intendimento di falvare egualmente i diritti della fan ita , e
quelli del maggior comodo della vita.
93. L’ Illude Duca vi pofftede una nobile, e agiatiflima
baracca , provvidamente in altra età fabbricata per ricovrar-
vili da’ tremoti. Quella nell’ univerfele fcomponimento non ri-
mafe nè punto , nè poco alterata . I Rami delle rovine di
Monte! ione Inno fegnati co’ num. V, e VI.
* * * *
94. Quella città ha graziofo , fertile , e fpaziofo terri-
torio . Non ha penuria , ma abbondanza di generi di prima
neccf-
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D e u E' Calabrie'. 33
neceflìrà : ha copia di quelli , che fervono al femplice piacere
della vita : ed era ricca abbaftanza per provvederli di que’ di
luffo . E’ folo a dolerli che la popolazione è fcarfa , e in con-
feguenza ineguale alla valla copia, e al bifogno de’ terreni.
95. In quella bella città la popolazione è inchinata alla
officiofa ofpitalità . Gl’ ingegni fono vivaci , penetranti , e pie-
ni di accorgimento , e di nobile contegno . Ad onta della {ven-
tura fofferta trafpariva in mezzo al comune difcapito un rag-
gio di un certo lullro , .che indicava a chiare note l’abbon-
danza di quell’ agiatezza , che vi li godea dianzi . Quindi le
arti, i meflieri, e la mercatura erano in così lodevole flato,
che Monteleone oltre di potere per tale articolo gareggiare colle
principali città delle Calabrie , potea ancora riguardarfi come
il luogo , donde molta plrte della Provincia , traeva i mate-
riali necelTarj al comodo , e agli agj della vita .
96. Ne’ dintorni di quello tenimento li rinvengono di
tratto in tratto molti crujìacei , e tejlacei o femplici , o pari-
ficati : il che offre un maniferto documento dell’ antico , e
lungo dominio , che vi tenne il mare .
97. Monteleone ha il vantaggio di elfere una di quelle,
città, che hanno il diritto di dare la norma del prezzo, che
annualmente più conviene alla feta . Da quello fteffo genere
d’ induflria elfa ritrae non indifferente annuale foccorfo j fven-
turatamente però i cafamenti deflinati alla nutrizione de’ bachi
furono quali tutti univerfalmente diftrutti : forte, a cui. fog-
giacquero non meno le fabbriche , ove ferbavanlì gli fìrettoi da
olio , le quali con voce nazionale diconfi Trappeti ; ma ancora
le belle cafe di campagna . Quelli difaftri rifeoffero tutta
E . J’ at-
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34- Istoria del tremoto
1’ attenzione della Sovranità . Grandi furono quindi , e giudi-
ziofi i modi , co’ quali Colui , che impiego tutto fe Hello alla
adorazione dell’ abbattuta Calabria , tentò di rianimare l’ in-
tereffante articolo della feta • e felicemente il pofe a coverto
da que’ danni , a’ quali immancabilmente larebbe rimalo efpo-
Ho , fe egli accordo non folle al riparo con ubertofi , e prov-
vidi ajuti fomminiftrati colle foflanze del Trono.
98. In quella città , più che altrove , il Vicario Gene-
rale Habili la lua fedej ed era ammirabile tofa a vederli con
quanta frequenza quivi pervenilfero le afflitte turbe della defo-
lata popolazione di Calabria ultra , e citra , e con quale tran-
quillità dopo d’ edere Hate accolte, e adorate con pronta, e
caritatevole cura , fe ne partilfero benedicendo il facro nome
de’ noftri clementiflìmi Sovrani .
* * * *
99. I nove villaggi , che fono uniti a Monttleone , fu-
rono ben molto di più della loro città principale malmenati.
In e(G non ollervammo fenomeno , che meritato avelie parti-
colare confiderazione . I villaggi fono i leguenti , podi per
Ordine alfabetico .
Longovardo , detto altramente Longobardi .
Pifcopìo .
Gregorio di mezzo .
S. Gregorio Juperiore .
S. Pietro di Bivona .
Tri par ni .
‘ Vena fuperiore .
Vena inferiore.
Zammarò . • — Ste-
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Delle Calabrie. 35
. Stefanaconi .
100. Più infelice forte incontrò Stefanacolo , altramente
detto Stefanaconi . Quello villaggio, eh’ è profilino a’ confini
di Monteleone , fu diftrutto da’ tremoti del dì 5 , e del dì 7
di febbraio .
, S. Onofrio.
101. Il vicino S. Onofrio Teppe meglio refiflere agli urti
de’ tremoti di que’ dì fatali , e ne riportò fol tanto grave di-
faflro , e non totale ruina 5 ma crollò poi in una miferanda
maniera , e divenne uno sfafeiume di ruine fotto la ferocia
del tremoto del giorno a 3 di Marzo .
Majorato
loj. Majorato divenne oggetto di orrore . Ne cominciò
la deflazione ne’ tremoti del Febbrajo : ne crebbero i danni
nel dì primo di Marzo ; e nel di 18 dello Ile fio mefe ne fu
fatta la totale definizione .
Capijlrano , t Montefantoi :
103. Capjjirano , e Montefanto ebbero la medefima
iniqua forte di Majorato . I terreni ferbavano ancora i fegni
delle fenditure , aperte lungo le bali de’ dillrutti cafamenti .
E a Filo-
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:s6 Istoria del tremoto
F il ogafo , e Pana] a .
104,. Furono colla deda mifura trattati Filogafo , e Pa~
•naja. In efiì fi rinveniva fparfo per tutto un rude ammalio di
'compiutiilìme mine . Nella faccia de’ terreni non fenza fre-
quenza fi rinveniva copia di picciole fenditure , e qualche
fquarcio di terre , inchinanti al rivolgimento .
Vali clanga , Nicajfrello , d1. Niccola .
105. Per non ifpezzare l’ordine de’ luoghi, e facilitare
a’ Leggitori il mezzo di ofiervare la fucceilìone de’ dilaftri di
fito in lito , faremo qui parola di Vallelonga , di Nicajlrello ,
e di S. Niccola . Quelli villaggi furono potentemente fcon-
quallati da’ tremoti del di 5 , e del dì 7 di Fcbhrajo : quelli
del dì primo , e del dì a 8 di Marzo ne rendettero compiuta
la mina . Nè alla perdita delle fole fabbriche fi ridude
il danno , ma anche ne’ campi accadde guado , e rivolgi-
mento »
106. Le fenditure, odervate in tutt’ i luoghi accennati,
non ebbero nè certo fine, nè dabilc principio. La loro dire-
zione non ammetteva ordine alcuno .
107. Le doti naturali di tutti qucdi terreni fono predo
a poco di una fola condizione . La loro diverfa lituazione ne
fa diverfa la forte. Altri fono a piano eftefo , altri a piano
inclinato, altri a ridodo de’ monti . Vi ha ottima terra ve-
getabile , vi ha molta {abbia , e vi ha creta . In alcuni di
efll le acque {correnti non fono fempre un idrumento di bene.
. Vi
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Delle Calabrie.
37
Vi fi produce olio , vino, biade, e vi ha copia di gel fi . Efli
tutti fono villaggi ; e in confeguenza i meftieri , e le arti
quivi fi rifentono della picciolezza , e della naturale anguftia
de’ luoghi .
Briatico , e fuoi villaggi .
CT 108. Da’rifcontri a noi dati dal noftro Collega il
P. Elifeo , e dal Signor Scbajliani rileccammo che Briatico fu
ridotto in un orrendo sfafciume non meno da’ primi tremoti ,
che dagli urti formidalili de’ fecondi . IL Signor Sebajliani
quivi ritrovò copia di nicchj di Serpoliti , di Veneriti , e di
Echiniti . Poggiava quello paefe in fu una rupe ben alta , e
lontana dalle attuali fponde del mar tirreno quattro miglia
in circa .
109. I villaggi di Briatico fono CeJIaniti , Conidoni ,
Favelloni , Manti nèo , Mandandone, Par.nacone , Parodi Jori ,
Potenzoni , S. Cono , J1. Cojìantino , S. Leo, S. Marco , e Sci-
coni : quelli , dal più al meno , furono tutti devalìati .
Mileto .
no. Pafiammo alla defolata Mileto Le origini di
quella città fono involte tra le olcurità della fàvola : effe
poffono addurli come uno de’ monumenti dell’ entufiafmo
de’ Greci , tanto pronti a mentire , e tutto ad attribuirli ,
quanto nojofi nel magnificare le proprie glorie. Non è me-
no ofcura , e incerta la forte della fua adulta età , perchè
gli Storici la traforarono con lungo filenzio. Mileto fi elevò
lu le
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38 Istoria del tremoto
fu le più illufìri città di Calabria ultra , e divenne chiara j
da die Ruggiero Bojjfo Conte di Calabria , e di Sicilia la
predilette a fogno , che la dettino depofitaria de’ fuoi tefori ,
e volle fpargere fu lei , appiè dell’ altare del Dio vivente ,
non lieve parte di que’ beni , che la conquittatrice fua mano
raccoglier feppe , e cumulare in fu la mina de’ fuoi nemici .
Ciò avvenne in que’ tempi di confufione , e di precaria po-
tenza , ne’ quali le belle Regioni , onde fu poi formato il
noftro Regno , erano vittima de’ furori della Dinajlia , e di
que’ tanti piccioli Tiranni , ne’ quali vi era l’ombra della di-
flrutta Romana dignità , vi erano i vizj delle Barbariche do-
minazioni , che foppiantarono nell’ imperio gli eredi di Cefaret
e vi era la ferocia , e la verfuzia dell’ Araba gente , e dell’
ingordo Greco : quindi Mileto da città ignota ne’ fuoi prin-
cipj , e ofeura nella fua adolefcenza , divenne la fede , e , per
così dire , 1’ embrione di una Reggia , in cui aprì gli occhi
alla luce quel Ruggiero , che in matura età dette forma di
Regna alle noftre Regioni , erette in Monarchia l’una , e l’ al-
tra Sicilia ; e tutto alforbendo, e a fe attirando lo fparfo
Rame del Principato , divenne il primo Re di tutte due le
Sicilie , e attùnfe il titolo di Re d’ Italia (1).
ni. In Mileto adunque dalla pietà di Ruggiero Beffo
fu eretto il magnifico Tempio di S. Niccolò , e fondato quel
Vefcovado, che Francefco Maurolico , imponendo a' contempo-
ranei , e alla pofterità , osò di confiderare foggetto alla Sede
Arcivefcovale di Meffina. Que fio Tempio fu ampiamente do-
tato co’ bei.i del Padre ded' inftitutore della monarchia j e la
magni-
(1) S. Sughiti Cbronicon anno il 30.
1
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I
Celle Calabrie. 39
magnifica fabbrica ne fu ornata co’ più belli avanzi della di-
firutta Vi tona .
11 3. In JAileto fteflo fu dalla pia generolìtà del Conte
Ruggiero BoJJ'o eretto il nobile Tempio della SS. Trinità , e
vi li trafportarono alcune delle fuperbe colonne , che con pro-
fana mano erano fiate dalla vecchia età nel tempio di Pro-
ferpina collocate . A quello nuovo monumento della fua pietà
accordò quel magnanimo Principe ricca , e vada dote di {la-
bili beni} e con provvida cura decorò di onori, e di dignità
tali quell’ opera della fua predilezione , che , lungi dal cofii-
tuirla vincolata, e foggetta alla poteftà della Sede Vefcovile,
ch’era ancor ella, come dicemmo , un dono della fua benefi-
ca mano , la volle libera , emula di quella , e tutta dal lùo
immediato dominio dipendente , come la Chiefa , eh’ efler do-
vea la deportarla delle fue membra dopo l’ ultimo di fatale
della fua vita .
11 3. Quello nobiliflimo monumento della pietà del Conte
Ri ggiero fofienne varie avventure ne’ beni , e nella dignità .
Superata tutta l’ ingiuria fattavi dalla durezza del fato politi-
co d’ Italia , furono i beni di quefio infigne Regio Padronato
da dona mente in parte fottratti alla invafione fattafene ; ed
elfendo ormai quelli pallini nel feno originario del Trono ,
furono dalla munificenza di Ferdinando IV, Pio , Felice ,
Augujlo Regnante , collimiti in parte de’ fondi dotali della
fua Reale Accademia delle S. , e delle B. L. , nel provvido
minijìerio di Giufeppe Bsccadclli , Marchefe della Sambuca .
114.. Il Tempio della Rcal Badia fu nel 1638 altamen-
te percolfo dalla furibonda rivoluzione tifica, che in quell’età
fcolfe ,
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40 Istoria del tremoto
fcofie , c defolò l’una, e l’altra Calabria (i) ; e nel 1659
non andò immune dagli urti del tremoto , che turbò Mileto ,
e i Tuoi cafali (2) . Con decenza ne furono ri fiorate da prov-
vida rfiano le ruine $ ma era riferbato all’ età noflra l’ infor-
tunio di vedere diflrutta un’opera, rifpettabile egualmente
per la fua magnificenza , e per la nobililfima origine fua .
11 5. Nel dì cinque di Febbrajo alle ore 19, e m. 15
fu dunque in breve illante irreparabilmente tutto da cima a
fondo infranto , e nabiifato il magnifico Tempio della J*f.
Trinità ài Mileto . Non rimafe nè feguo , nè orma alcuna
della grandiofa bellezza di quello facro edificio . Sopravvan-
zarono appena alcuni pezzi del muro efleriore , e quefli fono
anch’ elfi rovinevoli ; e rimafe efiflente una tela , tronca , e
fquarciata , del muro laterale , eh’ è fituato a man diritta .
Appiè di tal muro giacea il maufolèo di Ruggiero Baffo ; e
nella faccia del medefimo efifleva un picciolo marmo , intorno
a cui v’ era in caratteri colorati una brieve iscrizione , come
fi offerva nel Rame , che fu quello articolo fi rinviene .
1 16. Or quello maufolèo di Ruggiero Baffo , e quello
della Contelfa Adelaide , moglie del medefimo , rimafero pro-
fondamente fepolti lotto le ruine della valla mole equata :
nella caduta di quella fu notabile che tutto ciò , che crollò ,
non tenne , cadendo , altra direzione , fe non quella dell’ aperto
vano della Chiefa. In elfo dunque precipitarono tutto il tetto,
quali tutto il campanile , gli altari , e la malli ma parte de’
muri
(a) Agazio di Somma bifl. racconto de terremoti dell * Calai, fot. 70.
(b) D. Carlo Torci, ttc rapp. manofer.
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Delle Calabrie;- 41
muri laterali j e di tanti materiali non ne minò al tir fuori ,
che tenuiilìma porzione . Se ne ofTervi la figura nel Rame VII.
1 1 7. Non ignoriamo la diana opinione del Collenuccio ,
a cui piacque di fupporre che Ruggiero Bojfo folle flato al-
trove fepolto . La repubblica de’ dotti ha troppe ripruove
della facile inconfideratezza di quello autore , il quale fre-
quentemente fi dilettò di mafeherare colla fpoglia della criti-
ca il mal talento della calunnia.
11 3. Si dette opera di redimere dalle mine il nobile
maufoléo del Fondatore del Regio Padronato, di cautelarlo da
ulteriore fuccelfivo infortunio , e di ferbare alla memoria de1
poderi un monumento così rifpettabile , e facro . E perchè
nulla fu ciò lì folle trafeurato , fe ne fece con diligenza ri-
trarre il difegno del maufoléo , e della ifcrizione , eh’ è fiiper-
dite ancora nello fquarcio del rimanente muro .
119. In quedo maufoléo vedeli in uno de’ lati fcolpita
una fedia curule . Alcuni potrebbero da ciò trarre argomento,
onde fofpettare che quedo potei fe appartenersi a perfonaggio
della Gentilità ; ma quando li porrà mente alla facilità , colla
quale li fece ufo in altra età de’ rimafugli , e delle illudri
mine dell’ antichità , fe ne deporrà ogni fofpetto : e non folo
li conofcerà con quanta fallace loica li vorrebbe far Credere
inelufo in un tempio facrofanto il farcofago di un uomo de!
gentilelimo ; ma , meglio ragionando , s’ intenderà finalmente
che ficcome non li ebbe difficoltà di far fervire all’ ornamen-
to di quedo facro tempio gli deffi fpeciofi avanzi di quello
di Proferpina ; così non fi ebbe ribrezzo di faT fervire- per
farcofago di un Principe cridiano un maufoléo , che èra dato
F impie-
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4* Istoria del tremoto
impiegato a cuftodire gli odi , o le ceneri di qualche illuftre
perfonaggio della profana antichità .
no. Vi era nell’alto del termine di quello muro, che
giace a delira , uno fquarcio di tonaca , denudato in modo ,
che apertamente mollrava di edere di un’ epoca men vecchia
di quella di un altro fottopodo Arato . La novità vi attirò lo
fguardo : e approdi mandoci per efplorarlo , ci avvedemmo d'un
piè di lettera non picciola , che ufeiva da’ lembi della tonaca
lacerata . Con arte lì tentò di divellere la crolla , che tena-
cemente ingombrava le lettere fottopolle, e con forprefa feo-
vrimmo un avanzo d’ infcrizione , troncata dalla ruina del mu-
ro , e magagnata dalla tenacità della tonaca fovrappofta .
ni. Tutto che li folle ufata ogni podìbile diligenza
per ifeoprire l’informe avanzo di tale ifcrizione j pure fu
vano lo fperare di poterne con nettezza, e fenza troncamento
ritrarre , e traferivere tutte le lettere , tra per la rovinevole
condizione della fabbrica , e per l’ oltraggio , che la tonaca vi
avea cagionato. Non oftante ciò coll’ adillenza di D. Domeni-
co Sbaglia , uomo di non ordinaria diligenza , ftimammo non
inutile opera il farne ferbare quelle reliquie interrotte , che
lì potettero far ritrarre dal Difegnatore , e di efporle all’at-
tenzione de’ dotti in un Rame , che trovali fognato col nu-
merq Vili. L’ infcrizione li appartiene a cofa fepolcrale.
122. Meritò ancora rilleflione la doppia condizione della
calce , che appariva tra le ruine . Era facile a di {Unguentili
1’ antichidìma della prima co finizione dalla vecchia della ri-
ftorazione . La prima era di tanto alla feconda fuperiore,
quanto a quefta cede di pregio la calce , di cui attualmente
quella
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1
D UM'C U A « RI xl
4t
quella popolazione fi vale : degradazione fuccefiiva , che, non
cederemo mai di notare , per far capire quanto ingiurtamente
fu certi articoli vogliamo fai- valere l’ età nofira , e 1’ età
media full’ età pivi vicina all’ alta antichità ,
123. Mileto è fituato fui dorfo di un monte di grega-
ria compolieione . Quella Città fu in orribile modo flagellata
prima dal tremoto del dì 5 di Febbraio , e indi fu compiuta-
mente nel dì 7 dello rtelfo mefe ridotta in tale rivolgimento,
e ruina , che oggimai non è che una mifera congerie di fallì.
Se ne vegga il Rame fegnato col num. IX. 11 nobililfimo Tem-
pio del Vefcovado può ben dirli che già fu , ma ora nè pure
pub chiamarli una illulìre ruina j poiché , ove elfo era , non
comparirono , che rudi , e tronchi ammalfi di pietre , rii legni,
e di fabbriche triturate , e a brani a brani difperfe , e con-
fu fe. Le fielfe belle colonne del Tempio apparirono ove co-
me da acuto ferro divife, e ove come da villana mano irre-
golarmente Ipezzate .
124- La piccola Chiefa di S. Michele Arcangelo , e
degli Apojloll Pietro e Paolo ( ohe fu ancor ella fondata dal
Sereniflimo Conte Ruggiero BoJJ'o , e che poi co’ fovvertimenti
del tempo fu dal privato intereire dilìratta dalla Badia Reale ,
e ridotta in corpo feparato, con danno del Padronato Re «io )
fu da cima a fondo miferamentc di ft rutta .
* » * *
125. Palliamo a far parola di alcuni fatti, che gialla-
mente potrebbero interelfare l’attenzione de’ dotti. Di corta
al Tempio della Chiefa Abbadiale vi era un’ àmpia , e bella
F 2 cafa ,
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44 Istoria tel-tremoto
cafa, formata per fervir di ricovero ne’ tremoti ; Quella fi
mantenne falda , e fenza danno follenne l’ impeto delle orren-
de fcoffe del dì 5 di Febbrajo . Cominciò a vacillare fotto gli
urti del tremoto del dì 7 : andò di mano in mano difordinan-
dofi fotto le fcofie avvenute da’ rimanenti giorni di Febbrajo
fino al dì primo di Marzo . Rimafe finalmente adeguata al
fuolo col flagello del dì 28 di Marzo ; e ora non ne rappre-
fentano 1’ antica fua forma , che alcune fuper diti porzioni de-
gli artificiofi muri. Quelli erano formati con induflria tale,
che l’ interno vifcere era tutto interfecato di legni , conge-
gnati in modo , che ad angoli verticali tenevano in tutela gli
firati regolari delle fovrappofte canne , e la fonile fabbrica
efleriore. In quelli. era facile a vederft la nettezza, e la ra-
pidità., con cui rimafero fvelti L chiodi, che fervivano d’ aiTi-
curazione , e di legame , onde contenere unite tutte le mac-
chinette , che l’ intera macchina formavano . Quelli legni
erano ancora folidi abbaftanza : alcuni di eili giacevano o in
parte fchiantati dalla lor fede , o in parte fpezzati tutto il
di più era tra le ruine .
126. Dee fu quefto articolo rifletterli che quella cafa
era tutta fondata fopra un fuolo, che avea feco molti di que’
vantaggi, che, a fentimento di alcuni Jdoj ,. li credono oppor-
tuni per fervire di prefervamento avverfo il tremoto . Or
làppiali che nella parte fotterranea di quello edifìcio vi era
un gran voto con molti fpiragli corrifpondcnti ; il voto era
ben profondo , e occupava tutta 1’ elìenlìonc de! terreno , in
fu cui l’intera cafa poggiava. Vi era in oltre nello fiello re-
cinto un pozzo piuttollo profondo, che no. La cafa fuperiore
; al voto
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Dei.- le Calabrie. 4.5
al voto rimafe diroccata j ma nè il voto Hello , nè il pozzo
{offrirono il menomo oltraggio . A ciò aggiugner fi debbe che
quello voto era conterminale , e rafente alle bafi del fuolo
medefimo, fui quale poggiava il nobiliflimo tempio abbadiale,
che fu ridotto , come tefìè dicemmo , in un miferando sfa-
feiume .
1 27. Univerfalmente le fabbriche nobili erano, poche 1
le rimanenti- erano un vile ammafso di tugurj comporti di
terr alato . Tra le belle fabbriche v’era l’edificio de’ Signori
Tacconi . In quello , per colmo di fventura r s’ appigliò la
lìamma , che incenerì molta parte del materiale di- quell’ edi-
ficio llclfo ; e divorò tutte le foftanze in elfo contenute ..
128. La caduta degli edificj , per una parte r fu. fatta
per iurte le direzioni indiftintamente , e in altra parte offri-
va una orribile feena di moltiplice , e fpaventevole revoluzio-
ne . Vedeanfi alcune malie sbalzate dall’uno all’ altro oppofto
lato . Offervavanfi àltrì malli fchiantati , e rivolti con un moto
vorticofo centrale . Miravanfi lati interi di fabbriche raggirati
con tale rivoltamenro vorticofo , che la loro fimmetrìa , e po-
fitura erafi tutta confufa , e cangiata ; e da per tutto fi feor-
gea che in modo orribile , e indilìinto 0 il fuolo erafi eleva-
to , o la terra , e le foprapporte cafe fi erano profondate .
rzj. Se lagrimevole fu l’ infaufto fine di coloro , che
morte opprelle , infeliciilima fu ancora e miferabile la condi-
zione di que’ , che a quella fi fottraffero . La tetra notte , la
dirotta pioggia , il balenar frequente accrebbero l’ orrore della
loro crudele fituazione . Il più di elfi perdette il fenfo dello
lira -'io avvenuto a’ loro più cari individui , a alle proprie
fofian-
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Istoria del tremoto
46
foftanze : fiato d’ infenfibilìlà , che non fu di picciolo Tuffi-a-
gio in tanti difaiìri , come quello , che fa Tempre la minore
infelicità degli uomini , e eh’ è l’unico mifero bene, che
all’ uomo rimane nelle anguftie de’ fonimi mali . La popola-
zione tutta , non efelidi i più ricchi, e i più agiati, riirafe
efpofa a tutta l’ indiferetezza dello fpavento , dell’ ingiuria
del tempo , e del tormento della fame • sì perchè i tremoti
erano frequenti , e fi rincalzavano quali in quel modo , che
nelle torbide , e tempeffofe notti un baleno fucccde rapida-
mente all’ altro ; sì ancora perchè mancavano tutt’ i mezzi , v
e tutt’ i generi necelfarj a temperare la fame , e a ripara-
re a’ rimanenti bifogni della vita , come quelli , eh’ erano fu-
ti o difrutri, o fotto le fabbriche fequeflrati .
130. Come a Dio piacque, di mano in mano, fi pro-
curò qualche riftoro in tanti mali j ma non fi creda già che
La condizione di coloro , i quali erano dianzi il fof egno de’
miferi non poffìdenti , folle gran fatto uguale , o migliore di
quella del volgo . Quelli poche volte umile per bifogno , e
Tempre fiero per natura, appena che fu reftituito a fe fello,
non riguardo la dura forte de' Tuoi benefattori , che come un be-
nefico dono della natura , la quale , a fantasìa di quel volgo , aven-
do eguagliata la condizione del ricco a quella del povero, avea
lafciati i beni in preda alla forza , e a beneficio del primo occu-
pante. Quindi è facile a capirli qual barbaro governo fi facefie
mai delle leggi del buon ordine fociale , delle fortune altrui ,
e de’facri doveri dell’umanità ne’ primi dì della terribile fven-
tura , in cui la fame , la durezza delia fìagione , e lo fpa-
vento efercitarono col malfimo furore i loro diritti su quelli
mife-
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Delle Cal.abrie;
+7
miferi, a’ quali toccò la dura fatalità di languire tra la man-
canza del tutto , e i bifogni di una macchina opprefTa da’ di-
fagj , e fpefle volte tormentata dalle ferite ricevute tra le
fabbriche crollate .
131. Dicali per onor del vero: quello fu l’ infelice
ftato, in cui quali da per tutto li rimafe. La provvida mano
del noftro clementiffimo Re , e Signore mitigò l’afprezza di
così reo deliino ; e coll’ opera d’ un Magnate , il quale degna-
mente foflenne il carattere fupremo , che il Trono gli comu-
nicò , richiamò la pace , il buon ordine , e la giuftizia là ove
tutto era in preda alla deflazione , al difordine , e al ca-
priccio . Ciò è così vero che laddove , a mirare il folo affet-
to delle rovine, parea che non dovefle uom raggirarli, fe non
fe per un deferto inofpite, perkolofo, e pieno d’ infidie , pure
ovunque li muovelle il palfo tutto vedeafi con bell’ ordine af-
feftato; e ad onta della comune deflazione fi feorgea per ogni
dove prefente 1’ opera d’una mano fuprema intenta ad afeiugare
le lagrime degli afflitti , pronta ad affi curare le fortune di
tutti , ed efficacemente occupata per allontanare il male , e
proccurare il bene per tutu l’afflitta Calabria.
x 32. L’ olio fu quafi tutto miferamente verfato . Il vi-
no , che fi efiralfe dalle ruine , non acquiftò mai più nè la
fua vigorìa , nè la fua purità . Il grano , che era chiufo tra
le folk , fu in progrello di tempo difo tterrato ; ‘ma o ne fu
ertratto fracido , 0 fu trovato ule , che confervò Tempre un
odore non grato; e ciò per l’acqua , che per là entro quelle
forte penetrò o dalle lacerature del fuolo fuperiore , o forfè da
quelle , che nelle più interne , e balle parti delle ideile fife
fi cagionarono dal tremoto. 133.
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Istoria dei. tremoto
+S
133. Milcto , come dicemmo , giacea fui dorfo di un
monte , il cui materiale è di varia natura . Ne’ termini , che
fono nelle parti finiate dal fui all’ ovefl , vi ha molta terra
vegetabile . Succede un gejfo lamellare , greve , e a frati oriz-
zontali (1) ; quello foprattutto fi trova ne’ dintorni de’ poderi
di Niccolò Arena .
134. A quelli Arati fuccedono malli immenfi d’ una cre-
ta argillacea , f file , ejfervefccntc , e folubile con gli acidi (1).
Ella è tutta a nudo nella contrada , denominata la Timpa
janca. E’ foda , molto pura, e bianca, e forma, per così
dire , la bafe di tutto quell’ angolo del monte , che guarda il
fui . In quefta creta non cHervaramo mutazione alcuna : non
fi è fiaccata : non fi è gonfiata : non fi è ridotta in frantu-
me ; e in tanto quella parte di città , che le fiava di fopra ,
è tutta fconqualfata .
1 35. Quelli materiali medefimi fono quelli, che ne for-
mano tutto lo fpazio , che fi efiende dal fui della città ver-
fo /’ ef della medefima j e ciò fi arguifce dalla direzione de-
gli accennati firati orizzontali del gejfo , e della creta . In
tale fito tutto è a pendìo, e la fuperficie è ricoperta di molta
terra vegetabile . Quivi nè pure vi ha lefione ne’ terreni .
1 36. Per lo lato , che guarda 1’ ovef , cangia 1’ afpetto
delle cole . Vi s’ incontrano grandi alterazioni : di quelle ve
ne n’ ha delle recenti , e fono manifattura del tremoto $ ma
ve n’ ha eziandìo di quelle , che fono opera dell’ acqlia , e del
tem- *
(l) Waller. Minerai, t.t. p. 158. gen. 44. fp. 4.
(z) Vcggafi Li nnaci Syjl. Hat. t. 3. p. 204.
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Delle Calabrie. 4.7
tempo. Vi è una valle , la quale è tutta corrofa , precipitofa-
mente fcofcefa , e indi fintamente comporta di terra vegetabile ,
di creta , e di arena eterogenea , e ghiajofa .
137. Quella valle può bene riguardarfi come un prodot-
to della forza degli anni , e delle acque fcorrevoli . Ciò fi fa
chiaro dal riflettere che Milcto è circondato da tre torrenti
perenni , cioè dal Sondo , dallo Schiattino , detto altrimenti
Scotopltto , e dallo Sdentato , i quali uniti formano il Zucca*
rello , che va in progrerto a perderli nel fiume Nifi . Or
quelle acque perenni feorrono appunto lungo il fieno di quella
valle , che accennammo , e che divide da Mileto la terra di
Paravati , la quale rimane a dirimpetto della città , all’ ove fi
di ella. Quelle acque voraci, rodendo tortuofamente il fragi-
le terreno , hanno , col favore dell’ età , diftrutta l’ intermedia
porzione del falfo piano , che univa un tempo Mileto a Pa-
ravati . Di fatto nell’ eftremità meridionale di quello picciolo
paefetto fi oflervano ancora i rimalugli d’ un’ antica rtrada ,
che da quel luogo menava- alla città , e che sboccava nel di-
ftretto della Chiefa Vefcovile .
1 38. La creta , che li rinviene in Mileto , efler potreb-
be di un utile ufo foprattutto per formare que’ lavori minuti ,
a’ quali Linneo dette il nome di pfcudo-porcellana (1) j ma qui
non vi fono vafai . Fortunatamente però non vi rimane del
tutto inutile ; poiché il popolo fe ne vale nella politura de’
panni . Quivi v’ ha gelTo di ottima condizione ; ma non fi è
mai penfato nè a farne commercio , nè a irtituirne fabbrica
di que’ lavori , a’ quali farebbe propriiilimo .
G 139.
(l) Sfjl. Nat. I. c. p. 204. 17.
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50. Istoria del tremoto
1 39. Lungo il Zaccarello , c '1 fiume Nifi fi rinvengono
de’ malli di un materiale , che i naturali di Mileto chiamano
talco ; ma che in realtà n’ è ben diverfo . Noi ne abbiamo
de’ belli pezzi , e dello è lo fpeculum afini di Mattioli , ed è
[eleni te , che da Wall erto chiamali *cJJo lamellare , pellucido ,
a laminate romboidali ( 1) . Con la calcinazione, a fomiglianza
di tutt’ i corpi gellofi , elfo perde la Tua pellucidità , e acquifta
un bianchillìmo colore. Di colla al "Lece arci lo , nel territorio
denominato Raza , vi ha copia di una terra tintoria , atra , ve-
getabile (2), di cui fi potrebbe, fe fapefie averfene talento,
tirare profitto, col prepararle ne paftelli, o rocchictti da pittori.
ipo. Lunghelfo quello fiume vi è copia di tejlacei bi-
valvi fimi parificati . Tra quelli noi ritrovammo alcuni Spon-
dili , anch’ edi femipetrifkaù , lui cui dodo vi ha una con-
crezione calcarea Jlalattitica • gli firati hanno confervata la
della Umazione , c figura della forma dello fpondilo , che
predò il dodo alla molta concrezione operata dall’ acqua , dal
tempo , e dalla terra calcarea . La grandezza di quelli è fupe-
riore a quella degli fpondili comuni . Noi ne conferviamo tre
di elfi nel nodro Muffo Accademico . Su due de’ medefimi veg-
gonfi aggregati alcuni rottami di chiocciole , ancor elle in-
chinanti alla petrillcazione .
tqt. Il territorio di Mileto è di fertile natura : 1’ olio,
il grano , il granone , il vino , e ’l lino vi fi producono in
diffidente copia. Le arti , i me fi ieri , e particolarmente la pa-
llorizia , e l’ agricoltura o vi clìgono miglioramento , o hanno
bi fo-
li) Wallcr. fyjl. mineralog. t. t. p. 165.
(a) Liunaei iota. 3. p, zìi. Humus tintoria.
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Delle Calabrie. 51
bi fogno d’ iftituzione . Le mani if opere fono neghittofe , o
grolfolanamente affuefatte ad eifere fenza indullria laboriofe .
142. L’ aere di Mileto non ammette nettezza , e pu-
rità per la naturale polizione del luogo : e tutto infinua la ne-
ceffità di proccurare a tale città fede migliore, e pii fana.
In quello dillretto vi fono i feguenti oajali ....
». •
Nao , Jonadi , Calabro , S. Pietro , Campami ,
*f. Giovanni , e Paravati .
143. Nao è diflrutto . Quello paefetto era firuato fili-
la llrada regia ; ma poco lontano dalla fua ruina incontram-
mo , lungo la lleflài llrada , un orrendo precipizio , prodotto-
vi dal tremoto .
' 144. Jonadi è lefo , ma non minato . Calabro è orribil-
mente maltrattato. S. Pietro , Compar ni , c S. Giovanni rima-
fcro altamente percofft , e flagellati .
145. Paravati è divenuto un informe ammalio di ter-
raloto . Le poche fabbriche , ond’ era ornato , nabillarono «
Nelle Iliade , nel fuolo delle cafe , e ne’ terreni vicini fi veg-
gono frequenti , e lunghe fenditure . Quello paefetto era co-
piofamente provveduto di fojfe ben grandi , e profonde , le
quali fervivano alla confervazione del grano , e delle biade :
quelle folle erano fparfe , e incavate quali per tutta l’ elìen-
fione di quelle (Ielle parti abitate , che or fono miferabile
oggetto di orrore . ’ ...
146. Poco lungi da Paravati , fu la llrada regia , che
conduce a S. Pietro , raccogliemmo altra creta concacea di
G a un
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5* Istoria del tremoto
un giallo sfumato, che ivi e fi (le in copia, e vi rimane inufata.
1^7, Nel vallone del fiume Litroma , eh’ è fu la drit-
ta della firada regia , v’ ha abbondanza della (Iella creta , di
geffo micaceo , e di geffo fpatofo diafano del Cronjìedt , eh’ è
k> ftefib mallo di felenite , di cui favellammo nell' articolo di
Mileto al numero 139. .
1+8. Quafi tutti gli edificj de’paefi, finora accennati ,
erano comporti di terraloto .
149. Per riguardo a cib , che di udita abbiam rife-
rito fulle cofe antecedentemente avvenute da Febbrajo ad Apri-
le, noi ne raccogliemmo partitamente 1’ avvifo uniforme dal
Regio Parroco , da molti Cappellani di quella Regia Chie-
fa Abbadiale, e con ifpezialità dal nominato Signore Sbaglia,
uomo di fommo buon fenfo , dal Sig. D. Domenico Antonio
Prejììa , perfona di conto, e di rettilfimo cuore , e dal Signor
D. Crifanto Girardi , UJIìziale del Regimento Reai Macedo-
ne , incaricato del governo delle cofe pubbliche eia S. E. il
Signor Vicario Generale delle Calabrie . Alcuni di effi vollero
con (Ingoiare gentilezza tenerci anche compagnia nelle olfer-
vazioni , che da noi fi fecero in Mileto , e fuoi dintorni .
• . 1 ' '
• t
: Stato deir aere , e tremoto i
. . >
150. Nel dì primo di Maggio eravamo in cammino pel
diflretto di Mileto . Piovve nel mattino . Verfo il mezzodì
ferenoilì il tempo . Per ifirada fummo forprefi dal tremoto j
e le bertie da foma ce ne dettero il primo fegno . Effe
fi fconcertarono , e dechinarono dal fentiero, che batteano.
Alcu-
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Delle Calabrie, 53
Alcune fi foffermarono , poggiando le articolazioni in quella
fiella attitudine , che gli animali fogliono guadagnare allor-
ché , trovandoli in pericolo di fdrucciolare , dilatano le gam-
be , e in fu quelle librandoli , s’ impuntano , quafi come ru-
minando il modo di pigliar le molle per fuperar l’ inciampo .
Tolto udimmo da un rombo minaccevole annunciare il tre-
moto . Sul fuolo le zolle , e le pietre fi commolfero : le ci-
me, e i rami degli alberi fi confufero ondeggiando . Noi era-
vamo in fu i noftri cavalli : quefti fremettero fmarriti , e ,
piegandoli alquanto , tremolarono fotto noi , che ne reggeva-
mo il freno . A noi parve , guardando la terra , di pruovare
quello Hello feomponimento d’occhio, che fi pruova allorché
fi palla un fiume . Quella fcolfa fu delle attive. L’aere era
fereno per tutto , e fpirava appena un leggiero fiato di Po-
nente . Il noltro oriuolo fegnava quafi le ore 2 1 , e mezza ,
quando 1’ olfervammo , rivenuti dallo fmarrimento .
15 1. L’aere turboflì di mano in mano , e fotto le
ore 24 defiolfi la nebbia , e quindi il tempo fi difpofe aUa
piova . Dalle 24 alle due della fera vi furono tre feoffe ,
1’. ultima delle quali fu indifereta . .1 latrati de’ cani , il ragghia-
re degli afini , e lo fchiamazzìo de’ corvi ci molellarono tutta
notte . La loro inquietudine facea temere di qualche nuovo
infulto ; ma nulla avvenne .
152. A’ 2 di Maggio alle ore 22 , e 21 minuti , la
terra tremò; e fenza rombo ondeggiò verfo le ore 24, e 22
minuti . Il ciclo era carico di nubi , e lampeggiò molto . Alle
ore 4 cominciò la pioggia , foflìando libeccio . I cani , e gli
afini erano in una fmania perpetua . Ci eravamo appena
com-
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e4 Istoria m tremoto
comporti per dormire, quando un rombo mole fio ci (colle, non
annunciando il tremoto , ma unendoli , e medefimandofi col-
lo delio . Non avvertimmo l’ ora ; ma la notte era ben avan-
zata. Ci addormentammo , come a Dio piacque , in mezzo
alla clamorolà , e latrante armonìa degli afini , de’ corvi , e
de’ cani. Tra’l fonno fummo nuovamente fcolfi da uu nuovo
fpaventevole rombo , e da un breve , ma violento tremoto
concupivo .
153. Nè qui finirono le inquietudini: all’alba del dì 3
di Maggio fummo nuovamente agitati fenza molta diferetez-
za . Nella durata di tal giorno la terra ondeggiò bene alle
ore zi . Nella notte non udimmo altro , perchè eravamo fian-
chi dal cammino , e bifognofi di fonno ; ma ci fi dille d’eller-
vi fiate altre fcolfe . Il mattino fu fercno . Il giorno fu mol-
to tiepido . Nella fera vi fu nebbia .
Me furio , e fuoi villaggi ,
154,. Nel difiretto di Me fi ano incontrammo con forte
ineguale difiribuit’i dilaftri. Mefano fu prellochè tutto ade-
guato al fuolo .
155. Fialanlare , Rombiolo , Scalite , villaggi di tal D i-
cco , ora fono un mi fero ammalio di terrai oto , ridotto in ruine .
1 56. Larzona , Pizzi nni , Prefittaci , Molade , Per-
nocare , Pernocarello , Zungri , e Papaglionte furono in por-
zione fommamente lefi , e in altra porzione diftrutti .
157. Or figliali , e Caravate furono annientati. Il que-
fii luoghi fi ritrovano cofpicui fegr.i d’ una innegabile anti-
chif-
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Delle Calabrie; 55
oliiiTima rivoluzione fifica , avvenuta o per invafione ten-
tata dal procellofo mare filila terra , o per tumultuaria ra-
pina operata dalla terra fui mare . Vi ha tra Origliale , e
Caravare una picciola prominenza tutta arenofa , polla nella
contrada , denominata l’ Aria di Caratate , lituata a mezzo-
giorno , e in diftanza quafi di fei miglia dal mare di Nicote-
ra , eh’ è la parte marittima la più vicina . Da quefla pro-
minenza arenofa li e ft tallero cinque Echini di rara grandezzaf
parificati , e beniffimo confervati .
158. Acqui (lamino in oltre tre grandi Spondili patri flet-
ti , e non maltrattati dalla forza del tempo (1).
159. Quelli rari moni menti de’ fafti delia Natura ritro-
vanfi ora nel no Aro Muffo Accademico : e di alcuni di e ih
può offervarfene la figura , e grandezza naturale ne’ Rami fe-
gnati col numero X. e XI.
Tropea , e fuoi Villaggi ,
160. Da ciò, che ne riferirono il P. Elijeo della Con-
cezione, e ì Signor Setafiiani , li feppe che Tropea fu percof-
fa dal tremoto , ma non decada' a . Da qualche ruina in fuo-
ri , tutta la rimanente parte di cosi nobile , e bella città fa
fol
(l) Nella Starla naturale non fi vede con chiarezza, e con un! far*
miti diflinta la condizione degli Spondili parificati. Ve eoa fi Linnto [yfi.
nat. t. 1. pari. l. p. t ijó. j’cn. 3 io. Spondy'us ..... teda inaquival-
vis — tom. 3. Helmintholithus — Vepgafi Wallerio fyfl. m in. r.
2. p. 497.^.4515. & p. 48 z. Beitiand Didietm. det Fojjil. nitide Spon-
dylolithe.
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j<5 Istoria dei. tremoto
fol tanto lefa . Il degno Cavaliere a cui ne fu affidato il go-
verno dal zelanti (lìmo Vicario Generale delle Calabrie , dette le
più opportune provvidenze per far ifgombrare i rottami , e
per far diroccare ciò , che parea rovinevole ; ficchè la parte,
che in piè ne rimafe , ammette facile relìaurazione . Si veg-
ga il Rame fegnato col num. XII.
161. duella città ha fpaziofo , e fertile tenimento j e
vi fi unifcono 23 villaggi , i quali tutti dal più al meno fu-
rono maltrattati .
i6j. Il Signor Sebajliani quivi rinvenne una copia prò- -
digiofa di quarzo ridotto in polve bianchillìma , e fonile ; e
riferì di aver rinvenuti alcuni malli di legno femipetrijicato .
j appaio , e Cuccurino .
163. Joppolo è un picciolo villaggio , ditìante poche
miglia da Nicotera , e di coda a Cuccurino . Ha dirimpetto
il mare, e, tutto che pollo in su d’un colle, è luogo di mal
fana abitazione. Joppolo , e Cuccurino furono orridamente mal-
trattati da’ tremoti del Febbrajo . Vi è fama che , lunghelfo
la vicina fponda , il mare fi folfe , rifuggendo colle fue on-
de , ritirato così , che lafciò a fecco lunga parte dell’ areno-
fo fuo feno . Ciò fi dille riferito da qualche lavoratore di
campagna .
164. Ne’ terreni delle rupi vi erano enormi fenditure.
La loro direzione era incertillìnia : ciò, che facea forprefa,
era un rivoltairtento di terreno a moto vorticofo centrale ,
che interrompea di volta in volta il corfo delle fenditure .
165. Al
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Delee-Caeabrieì 57
165. Al Barrio piacque di attribuire a Joppolo l’ onore
d’ effe re flato il luogo, in cui nacque Agoflino Nifo , > uno
degli uomini celebri del fecolo XVI 5 e ciò dette caufa a
lunga lite tra’ Dotti . Bayle fi lafciò fcrprendere da tanta
autorità • e nell’ articolo Niphux fi uni al Barrio , e fi oppofe
a tutti gli Scrittori , che il credettero nativo di Sejfa Aurun-
ca . Ultimamente il Signor de Mafi ruppe quelli nodi , e
produlfe monumenti innegabili , onde fi defunte che Nifo
nacque in Seffa(i): città della Campania ove noi fleffi cono-
feemmo negli anni feorfi D. Paolo Nifo , uomo di raro efem-
pio , di una probità vera e mafehia , e ultimo rampollo di
quella famiglia . i ' • 1
F rancico , e fuoi Villaggi : .
' ' .. . .• ' , \ 1. r
1 66. Tornammo a Mileto , e pattammo al vicino te-
nimento di Francica , ; patria onorata dell’ illuflre Barrio ..
Incontrammo perpetui fquarci di terreno , lungo la llrada,che
.da Mileto pel monte conduce a Francica . ■ > a
167. Qucfla terra nel 16 59 pel tremoto del dì 5 di No-
vembre divenne una congerie di fallì • ma , per quanto buffe
mai fiata enorme la ruina , che allora vi fi produife , non
potette elfere maggiore di quel rivolgimento compiuto che
quivi fi . filabili col tremoto del dì 5 di Febbrajo 1783. .. : 1
■ . • 168. Funga di , S.CoJlantino , e Mutari , . villaggi di
quella Baronìa , caddero in uno sfafeiutne in4i Ttinto , e gene-
rale. Il terreno ih parte fi apri in folchi mófirpqfi,: in al-
tra parte li profondò j e in. molti luoghi le ruine di un lato
• : , . . JI / ;furono
< 1 (l) Memorie IJìor. degli Aurunci llb. 4. cap. 5.
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■5 8 Istoria- del tremoto
furono còn alterno sbalzo nell’ oppoflo lato gettate . In que-
lla B atonia moltiffune cafe erano di terraloto a piccioli pezzi *
quadrati . Niente era più frequente , quanto il rinvenire o
confusi in un folo mucchio molti di quelli pezzi , o il tro-
varli rivolti e cangiati di giacitura da diritta a lìniftra , o
•per l’oppofito il vederne altri difperlì , e folitarj : tanto fu
enorme , e veemente la revoluzione , che gli fcompiglib , e
percoffe . Ciò , che altresi merita attenzione , fi è che
in tanto feomponimento , ficcome erano molti i pezzi fmuf-
làti , così non ritrovammo alcun pezzo , che folle affatto
infranto .
169. Vi è di là da Brancica la Chiefa di d1. Angelo .
Quella è diruta j ma ne rimane anche efillente un lato con
picciola porzione di un angolo della medefima . Il lato è ver-
fo occidente : l’ angolo è verfo levante . La fabbrica del
lato efillente è fpezzata inegualmente : verfo l’ angolo è al-
ta : per 1’ altra via è tutta mancante . Su quefti avanzi del-
la diruta Chiefa poggia una vetrata co’ legni corri fpondenti .
La bafe di quella vetrata è tutta ancora appoggiata fui muro
troncato : quel fianco della medefima , il quale corrifponde
all’ angolo , è tuttavia attaccato al fuperlìite materiale di que-
llo ; e per contrario il luo oppollo fianco è per la fua inte-
ra altezza fprovveduto di ogni follegno di fabbrica . Quella
vetrata era , allorché noi l’ ofservammo , intera : e i legni , e
i piccioli ferri , che la cuflodivano , erano ancor erti fermi ,
e non lefi , ad onta di tanti tremoti, e di tanti venti. Se nc
vegga la figura nel Rame fegnato col num. XIII.
170. Lungo la firada di Brancica a Vungadi incontram-
mo
I
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D u U Calabrie a 59
mo molte capanne grandette , formate per ufo , e comodo de
buoi, e del lanuto armento. La parte efteriore di elfe è di
tcrraloto : la parte fuperiore , che fa le veci di tetto, è for-
mata di legni interfecati , e vediti con degli deli di lupino ,
e con delle frondi di asfodelo : la porta , che v’ introduce , è fati
ta di mattoni, tanto negli dipiti, che nell’ arco . Fu nota-
bile il vedere la diverfa maniera , con la quale cinque di que-
Jìe rozze capanne erano date percoffe . In tre di effe foltanto
gli archi erano rimali interi , e tutto il di più era caduto
in ruina . Nelle altre due gli archi erano leli altamente , e ’l
re dante del padorizio edificio appariva poco , o nulla mal-
trattato : tanto è data frequente la dranezza , colla quale a
proprio talento la natura ha portata la rovina fulle opere
delia mano dell’ uomo . Si vegga il Rame legnato col num. XIV.
Da un Ramo del Fiume Mefinu al Porcione , e
a confini di Soriano .
171. Calammo da Pungadi al fiume Me fi ma, e propria-
mente a quel guado di effo , per ove fi palla alla falita ben
alta e montuofa di S. Angelo . Quedo monte è ricoperto di
terra vegetabile, a cui fuccede un ammalio di tufo, e à\ cre-
ta concacea. Negli fpazj primieri della falita fcovrimmo uno
fquaicio ben grande di figura Jemicircolare . Quedo fi dendea
poco più in là della fponda del fiume verfo il dorfo del mon-
te , ove , edenuandofi , fi. perdea . Si vegga il Rame XV.
171. Continuammo il cammino lungo il fiume , e qui-
vi fiequentemente tra la fponda , e 1 vicino monte fi offeri-
Il z rono
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Sò Ictjo ria del 'tremoto'
rono al noflrO fguardo alcune macchie circolari di varia gran-
dezza , è di un color bianco inclinante al cenerognolo . Que-
lle macchie Conferivano i fegni , lafciati fui fuolo dall’ ac-
qua , che emcrfe dal cavo della terra nella fuperficie in que’.
funfcfti momenti' de’ primi tremoti del Fcbbrajo . .
• j ' li73.' La qualità di quel materiale biancaftro inclinan-
te al’ cenerino , che. copriva la faccia di tali macchie cir-
colari , era una rena Jluviale , mifta di miche : miche , del-
le quali è fparfa la. labbia del monte , e la rena del vicino
fiume . -
174. La grandezza maggiore di que Re macchie cir-
colari non eccedea quella di una piccola ruota da carrozza :
il diametro delle minori giugnea appena . a un piede , e
mezzo . . . . . .}
175. Il fenomeno eia intereffante , ed efigea minuta of-
fervazione . La faccia di quelle macchie circolari era o piana,
o alcun poco gibbofetta , o leggermente -incavata .
176. Effe nella lìgura mentivano, o quafi aveano la
forma di un cerchio.
/ 177. Nello fcavo , tentato per efplorarne l’ interna {frat-
tura , trovammo che nella fleffr data proporzione , colla
quale fi penetrava nel loro interno , effe fi eftenuavano di più
in più , e li ftringevano a fegno , che tutta la loro circonfe-
renza degenerava in un tubo , il quale fucccffivamente fi di-
minuiva di diametro , e s’ impiccioliva tanto , che quindi efat-
tamente rapprefentava la figura d’un imbuto.
178. Non fi rinvenne in quelli tubi interiori alcun fe-
gno di acqua attualmente eliftentc . Notammo però che_ il ma-
< . _ teiia-
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D 'eli £ Caìabrie. 6 1
teriale della canna' di quell’ Imbuti , per ove l’acqua dovette
emergere, e fcannellare, fi confcrvava in qualche modo an-
cora leggermente umorofo .
179. Il diametro del cannello interiore , al più dopo
tre palmi di /cavo, diveniva così picciolo, e Cottile, che non
era poiTibile il continuarne l’efplorazione ; e Colo fi ollervava
una Cpecie di vena , per ove l’acqua erafi fcannellata . Se ne
veggano le figure nel Rame Cognato col num. XVI.
* * * *
, ’ • • -j _ % .
180. Fallammo altrove, e c’innoltrammo verlo il dorCo
di quel lato di J. Angelo , che fìa poco lontano dal pafio detto
del Gatto. Quivi ci fi offerfe alla viCta una collina cosi rab-
bioCamente lacerata , che la Cua Caccia parea taie , quale fem-
brar potrebbe quella di un corpo, Cquarciato da larghi , c acu-
tiflìmi artigli. Il materiale di quella collina è un 'arena ari-
difi ma , in. cui Crequentemente fi trovano tramiCchiati varj
rottami di minuti tejlacei •
181. Giugnentmo al fiumiccllo, detto il Porci otte . Qui-
vi con noCtra forprelà in luogo di una larga pianura , che
dianzi vi efiftea, incontrammo un ruinoCo rivolgimento di /ala-
lia , e di arena . Erafi Cquarciato 1’ antico Cuoio , e con oppo-
fla rivoluzione una parte di elCo fi era proCondamente depref-
Ca, e un’altra elevandoli , era creCciuta in modo, che tra la
deprellione , e 1’ elevazione erafi formato un angufto , e tor-
tuoCo guado in mezzo a due grandi , e ruinofi malli di are-
na. Ciò, che noi credemmo a prima villa un’avventura par-
tico-
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(.2 Istori adel tremoto
ticolare , e cireofcritta , torto vedemmo che era un* alterazio-
ne, divenuta comune a tutta l’antica pianura, e ciì> in una
ertenfione molto lignificante . Al rivolgimento del fuolo fi cri
unito lo sbarbicamento di varie querce , di alcune piante di
olivo, e di molti alberi di caftagna , che coprivano dianzi
quel fuolo . Per tali guadi non era facile muovere il palio ,
fenza vederfi piombare addotto una copia di rena , che all'
urto del piede , ritardato nel moto , fi fiaccava dal fragile
dorlo di que’ tumultuar] matti arenofi .
1S2. Abbandonammo un Aiolo cotanto infido, e giu-
gnenlmo all’ oliveto , che fi appartiene alla famiglia Inzi Ilo.
Quivi ci fi parò davanti una Arena di capricciofa rivoluzione,
e di firana indulgenza, operata dalla indefinita cagione del tre-
moto fopra quattro capanne , -che in altro tempo furono in ta-
le luogo erette per ricettacolo di armenti. Una di quelle ca-
panne era formata di graffe travi, le quali ftavan coperte di
fierpi , e di pagliericcio . Nelle altre tre , le quali erano di
varia grandezza , dagli angoli in fuori , non v’ era alcun’ altra
parte, che folle cuftodita da travi. I iati delle medefime fu-
rono cortami di varie lafire di legno , fiutate parallelamente,
e atticurate da altre ladre orizzontali in maniera, che forma-
vano un recinto a forma di cancelli , con la co vettura di le-
gno cuftodito da tegole .
i S 3. Or tutte querte quattro capanne furono in vario
modo , per cosi dire , viiitate . Quella formata di graffe na-
vi fu foltanto fpegliata di covertura , ma non cadde .
184. Delle tre rimanenti una fu tutta diroccata; e un'
altra fu per molta porzione ridotta in uno ifafciumc , e nella
rima-
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Delle Calabrie*’ 6 3
rimanente minor parte fu pr e fervuta , e rispettata in modo ,
che ne rimafe illela .
105. L’ultima poi offeriva un grato fpettacolo. Dalle
travi in fuori , che ne difendeano gli angoli , e che cadde-
ro fcompo Ila niente , tutte le altre p^rti della medefima erano
ordinatamente, e con buona grazia cadute. Le la lire di legno
perpendicolari , che ne formavano i lati , fi fepararono dalle
orizzontali : e tutte feguendo la direzione del propio lato , e
abbandonando la fede , ove dianzi furono conficcate , reclina-
rono nel vano del recinto, che effe pria componeanoj e qui-
vi di ftendendolì , come fe fi doveilero per gli oppofti lati in-
contrare , giaceano crollate , e incrocicchiate in modo , che
fervivano di lirato a quello llelfo tetto, che prima lo teneva-
no in alto. Se ne vegga il Rame fegnato col num. XVII.
Dijìretto di Soriano .
1 86. Eccoci a villa di Soriano y c di Soriane! lo . Il di
5 di Febbraio fu giorno di memorando , e di orribile fpa-
vento per la Calabria intera j ma non fu con eguale milurx
univerfalmente fatale alla Ideila Calabria . Fu detto un tempo
che dolce cofa ila il vedere da ben ficuro lido il pericolo
altrui tra ’l procellofo mare j ma vi vuole ben altro , che i
delirj della poelia , per tenere indifferente e tranquillo il cuo-
re umano in faccia agli orrori , e a’ pericoli del tremoto .
Siccome luogo non v’ ha , che immune creder fi polla dal
foggiacere alla forza di quello orrendo flagello dell’ umanità j
così non v’ ha giorno , in cui 1’ uomo cieder polla fe ideilo ,
e i
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6 4 . I T 0 » I A SEI TREMOTO
e i fuoi beni in i flato di tale ficurezza , che affano temer
non debba le forprefe di un tanto nemico.
187. Le abitazioni di Soriano furono rifpettate in quel
giorno Hello , in cui la mafiìma parte della Calabria ultra fu
nel di 5 di Tebbrajo defolata; ma la natura non lafciò a que-
lla popolazione lungo tempo nè per commiferare i mali al-
trui , nè per non temere i proprj . Nel dì 7 di Tebbrajo ,
alle ore zz, Soriano , e Sorianclìo paffarono in un punto fo-
lo dall’ efiftenza alla più miferabile , e indiflinta annichila-
zione .
18 3. Quivi non vi ha più orma di quegli edificj di
terrcloto , che formavano la mailìma parte di Soriano , e di
Sorianclìo . Tutto è involto in un confufo ammalio di pochi
fallì fluviali , e di moltiffimo tcrraloto fparfo , e difciolto , e
di legni 0 fchiantati dalla loro fede , o in parte emergenti
capricciofamente dalle abitazioni diflrutte.
189. In mezzo a tante ignobili devaflazioni eflollono
la fquarciata fronte alcuni rimafugli d’ una illuflre , e gran-
diofa ruina , i quali or formano tutto il mifero avanzo non
iolo del ricco, e famofo Tempio del Patriarca S. Domenico ,
ir.a del vafio edificio , che vi godeano i Frati , fervi dell'
Altare , e fignori del feudo di Soriano .
190. Dicemmo dianzi che Soriano fu rifparmiato nel dì
5 di Tebbrajo ; nta la Chiefa non andò del tutto efente da
difgrazie . Il cupolino fu rovefeiato , e col fuo rovefeio per-
colfe alcune parti de’-fottopofli cdificj .
191. Nella Chiefa vi erano tre cappelle, e un cappel-
lone a finiflra , e altrettante a diritta . Empiva , e coronava
la
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D ei l E Calabrie,
*5
la dignità di queda facra pompa un magnifico alare maggio-
re . Quivi finalmente in nobile , e maedofa altezza fi eleva-
vano quattro grandiifimi pezzi di fabbrica, deftinati a regge-
, re la gran cupola.
192. Or tutto quello preziofo lavoro di facra pietà fii
orribilmente in pochi minuti fecondi devaftato . Di tanta
mole non rimafero , che poche tele di muri infranti , e ma-
gagnati . Quelle efidono nel fronte , ne’ lati , e nelle fpalle
del Tempio . Tutto il di più dello fpeciofo edificio o pro-
fondò , o piombò nell’ interno vano del Tempio fteflo in mo-
do, che dal vallo materiale, in elfo a ribocco piombato , e
rinchiufo , rimafe violentata la porta maggiore a fegno, che,
mal grado la fua folidità, e confidenza , divenne gitiòfa j ed
una delle fue metà , perdendo la ftmmetrica fua pofizione , eie-*
volli full’ altra , e curvandofi , or lafcia dall’ aperta rima ve-
der parte della ruina , onde tutta la porta fu percofla , e
premuta . Si olTervi il Rame fegnato col num, XVIII.
193. Il guado avvenuto nelle membra interiori del
Tempio è in parte a modo di triturazione , e in parte a
foggia di taglio : circodanza , che fpecialmente fi verifica
in uno di que’ pezzi grandiofi , che erano dedinati a foftenc-
re la cupola . Di fatto giace tra quelle mine una porzione
di e ili , la quale è in tal modo dal fuo tutto divida , che pa-
re tagliata a tronco . Tra le delle vi è ancora un al-
tro mallo grandiofo , che rapprefenta un fenomeno eguale.
Quedo pezzo tra la fua cornice , tra 1 fregio , c 1 capitello
,è lungo palmi 19 -j : efib giace a terra con tutto il capitel-
lo , orizzontalmente fituato appiè di quell’ avanzo del campa-
I nile ,
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66 Istoria del tremoto
nile , che tuttavia in alto fi e fi olle : fta rivolto verfo fetten-
t rione j ed è talmente intero, che fembra dal fuo tutto fpez-
zato , e troncato a taglio .
19+. Ovunque giravafi lo fguardo fi notavano frequenti
cangiamenti di bafe in fuperficie , e di quella in quella ; ar-
gomenti decifivi dell’orribile rivolgimento prodotto dal terre-
moto pulfativo y e dal vorticofo centrale.
195. Facile era in oltre l’ ollervare che i materiali
della ruina fpeffo formavano quello Hello vertiginofo appara-
to , che formar fogliono que’ rottami , 0 piccioli corpi , che
rapidamente fono menati in giro in un crivello .
196. Niente poi v’era di più ordinario, quanto il tro-
vare in profilino (ito , e nella fìefia direzione o fabbriche
elevate , o fabbriche avvallate ; quindi ora vedeafi una ruina
dimoflrante un mafso di edificio, o di un pezzo di fuolo de-
predo , c fprofondato : e ora miravafi un rivolgimento , tap-
prefentante con oppofto fenomeno un corpo , o un angolo di
fuolo dal naturale fuo livello elevato .
197. In que’ pezzi di fabbriche , o di fuolo , che era-
no fiati in alto elevati , vi erano due diverfe rivoluzioni . Una
rapprefentava una elevazione femplice , e circoferina dalla fola
circoftanza che le moli erano fiate follevate fopra la loro ordi-
naria fimmetrìa , e Umazione fenza difpergimento } l’ altra fi
riducea a una elevazione unita a vibrazione cotanto impctuo-
fa, che le pani elevate, e rimolle dal primo lor fito, vede-
vanfi o fpai fe , e infrante , o in lontana fede sbalzare .
193. Quanto v’era di più facro , e venerando fu gl»
altari o fu feonquaituo , o fu folto le parti diroccate fepolto,
0 di-
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Delle Calabrie. 67
0 didrutto. La mirabile Effigie, che facea l’ornamento fpe-
ciale di quello rinomato Santuario , fu intrufa e trafportata
nelle ruine più profonde ; e non fu dato di rinvenirla , e di
redimirla alla giuda fervorofa pietà del popolo divoto , fe
non fe dopo avervi impiegato lungo dento , e dopo che fu-
rono diradati , ed eftratti molti , e molti drati di rottami ,
e di mafd precipitati . Si ebbe finalmente dopo vario corfo
di giorni la confolazione di rinvenire la fofpirata facra ima-
gine di quel gran Santo ; ma fi ebbe il dolore di trovarne il
bufo troncato dalla faccia , giacendo 1’ uno in lito remoto , e
feparato dall’ altra . In breve , quedo infigne Santuario è ora
oggetto di tanta commiferazione , quante n’ erano date per
lunghi anni prodigiofe e la bellezza, e la magnificenza.
199. La calce di una fabbrica così rifpettabile è buo-
na, ma queda non fu prodotta colle pietre di Soriano , per-
chè quivi non v’ ha pietra calcarea uniforme j e fummo afli-
curati che, per averne buona , conviene provvedetene da*
luoghi fuperiori alla Certofa di S. Stefano del Bofco .
zoo. Queda calce ritrovofli in molta parte triturata a
fegno , che fembrava una groffa , e rozza polve . Gettata in
acqua non dava fumo di fotta alcuna ; ma vi. producea un
ofcuriffimo fremito , fenza la minima vifibile bollizione . Le
pietre de’ muri edemi aveano forma regolare j ma quelle (
che erano date adoprate nell’ interna druttura della fabbrica,
erano per lo pi i di quella defia figura , che aver fogliono i
ciottoli da fiume . Volemmo gettarne alcune in acqua natura-
le , e altre in aceto . In quelle , che aveano nella faccia ede-
riore qualche parte della calce , tra cui erano date lungamen-
I a te
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68 Istoria del tremoto
te conficcate, o Servammo un’ombra di quello ftefib , che av-
venne alla calce fola . In quelle poi , che adergemmo , e pur*
garamo da ogni macchia , o corpo efteriore , non nacque il
menomo cangiamento . La triturazione dunque , che te fi: è ac-
cennammo , fi offervava nella fola calce , ma nelle pietre non
fe ne ritrovò alcun veftigio.
aoi. Qaefta Santuario fu altra volta anche oggetto di
compaffione , e d’ orrore . Nel dì 5 di Novembre dell' anno
1659 quello fìelfo tremoto , il quale ridulfe in cosi orribi-
le fovvertimento Soriano , che allora riguardoiTi come prodi-
gio l’ eiferne qualche uomo fcampato , convertì eziandio in
uno sfafciume , e in un mucchio di fallì la Chiefa , il Con-
vento , e tutte le ricche , e belle magnificenze , che vi fi tro-
vavano raccolte .
201. Vi morirono allora nove di que’ Religiofi . Gli al-
tri , al numero di 40 , rimafero incarcerati fotto le ruine ,
ove farebbero mi fieramente periti , fe i pochi terrazzani fu-
perfliti non federo accodi per eftrarneli (1).
203. Il tremoto del dì 7 di Febbrajo 1783 diftruflc
tutto; ma la morte , da due conver/i in fuori, rifparmiò gli
altri Religiofi .
204,. Terribili, e ampie furono le aperture, che fi fe-
cero nel fuolo delle dilìrutte abitazioni , e foprattutio nella di-
rtela di que’ poderi , i quali da man diritta fovraftano a So-
riano , e che introducono alle ruinofe femite , per ove vafli a
Jerocarne . Vi ha in tal fito il cosi detto monte di Lache
Il
(l) Vino, d’ Attinto Mem.lfl. di Catanzaro. Bonito terra trem. p.
781. a 782.
/
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Delle Calabrie. 69
Il materiale , che il compone , è un denfo firato di terra ve-
getabile . A quello fuccede un ammaliò gregario di laflì ,
che colla figura mollrano di elfere flati , in altra età , mobili
rotolati lungo qualche letto di fiume . Se ne accrefcs il lb-
fpetto , e la ragione dall’ olle r vare che v’ha tra quelli molta,
parte di quello Hello granito , che abbondantemente ora pre-
me il letto , e la fponda non folo del CariJi , ma dello He fifa.
fiumicello detto Vcfio , che bagna le bali di quello monte y
e che dalla via del /ad inacqua il fuolo de’ terreni contermi-
nali alla diflrutta fabbrica del Tempio . A quelli due tira-
ti fuccede quello di una creta alquanto impura , di cui util-
mente fi fervono i vafai di Soriano .
205. Nel 1659 fi e ('perimento il tremoto di sbalzo . Nel-
la ruina del MoniHero un Frate Domenicano fu fpinto di
lancio con tutto il letto , ove giacea dormendo , nel leno dell’
accennato fiume Ve fio , e ne ulcì faivo (1) .
Feti*
(1) Amato l.e. . „ P.Tommafo di Rodano partalo dalla violenm
„ -a del t remuoto nel feno de! fiume , reflì iltefo nel propio letto , dove flavo-
„ dormendo , sballato con tulio il pavimento della copierà in quel baffo . . »
Bonito terra Irem. p. 7 Si.
t? Quella 11 rana avventura fi potrebbe riguardar forfè come favolofa , fe
ne' tremoti dell’ età noflra non fe ne fodero rinnovati gli efempj trop-
po limili , e decitivi . Preghiamo i Lettori di avere ciò prelcnte per
quello , che narreremo nell’ articolo di Terranova .
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70 Istoria del tremoto
Fendi tire di terreni , e avventura del P. Maejìro Agazio ,
Priore del Carmine di Jerocarne .
ìo6. Tutta la fuperficie di quello monte di Lache , fu
cui vi ha la Arada , che mena a Jerocarne , è vagamente fpar-
fa di olivi , di cajìagnif di querce , e di viti. Quivi fi apri-
rono orribili fenditure ; ma di queAe ora non ne apparirono
«ella fommità , e nel dorfo del monte , che le fole fugaci
tracce : e pure effe erano fommamente enormi , e pericolofe
tra per la loro ampiezza , ed eAenfìone , e per la loro pro-
fondità . Molti , fuggendo , v’ incontrarono dannofo inciampo ,•
e tra coloro , a’ quali toccb di ritrarne detrimento , si fu il
P. Maejlro Agazio , Priore del Carmine di Jerocarne . QueAi
era per iArada allor che fu forprefo dal tremuoto : la terra in
modo fpaventevole vacillava , e parea incerta', e ondeggiante
come nave , a cui dal tempeftofo mare ogni quiete fi toglie .
Repente tutto il fuolo di parte in parte fi aprì in fenditure ,
le quali con rapidiiAma alterna repulfione,e congiunzione del-
lo Aelfo fuolo produceanfi , e fi emendavano , come laccio, che
con rapido moto fi apra , e fi annodi .
207. Non feppe l’infelice, e degno Religiofo nè rifia-
re , nè reggerli fermo ; ma finalmente abbandonandoli allo fpa-
vento , li commife come macchinalmente alla fuga . Fuggen-
do, rimafe con uno de’ piedi incarcerato in una fenditura , che
fi apri fotto i fuoi pad! , e che quali nel punto Aelfo , che
egli v’ immerfe il piede fino alla fontmità del malleolo, toAo
fi chiufè . La tetra e orrenda feena , che gli li apriva intor-
no , lo ftridore , compagno di tanti violenti fquarci , e la do-
lorofa
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D D X. L E CaEABRI E. 7 \
laro fa fua Umazione l’ opprefiero ; ma quando per tutto fi ere-
dea già perduto , in men che non balena , fi riapri fotto le
continue feofle del tremoto il terreno, e fciolto,per cosi di-
re , il tefo laccio , egli ne ritraile libero il piede .
108. Quello Religiofo rimafe per lunghi giorni col pie-
de maltrattato , e ritenne il fegno della non lieve ofTefa rice-
vuta da una catena , che , non ifciolta , gli farebbe Rata fa-
tale . Egli reftb per non brieve tempo pallido , fparuro , e fa-
cile tanto allo fmarri mento , che ballava ogn’ improwifo mo-
to per vederglifi in volto dipint’ i Regni della forpre fa, e del-
lo fpavento .
209. Fummo affi curati di tutto cib , che abbiamo narra-
to , dallo fìeflò P. Maejlro Àgazio , cui noi conofcer volem-
mo, per udire da’ fuoi labbri il racconto di quella avventura,
della q'iale pria ci avean dato awifo non folo alcuni di que’ de-
gni Hcli aio fi Domenicani , ma anche il Sig. D. Giovanni Cia -
vttrria , Brigadiere negli Eferciti del no (irò Re , e Signore ,
e Ufficiale nel battaglione Reai Fe-dìnanJo , uomo pieno di
attività , e di prudenza , e che con obbligantillìnu officiofità
fi compiacque di proccurarci tutti i mezzi podi bili , pe’ quali
potemmo a'tentamente riconoRere , e in ve ili gare le cofe av-
venute in So iano , e di elle tutte aver quindi finceri , e in-
dubi* abili rifeontri . Egli vi fi prefiò con tanta generofa cu-
ra , che volle palio palio feguirci in tutte le ricerche , che
facemmo, e che di nano in mano noteremo.
110. Quefte aperture di terreno, delle quali tefiè par-
lammo , per molto che fienfi emendare , e refiituire con l’ope-
ra dell’ acqua , e colla forza degli Relfi fucceùivi terremoti ,
non
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*i Istoria del tremoto
non è per?) , che di effe non n’ editano alcune , che fono an-
cor larghe più che abbaiìanza : effe fono profonde ove di do-
dici, ove di otto, e ove di tre palmi, che è la minore loro
profondità . Allo fquarciamento de’ terreni fi unì 1’ abbaffamen-
to de’ medefimi . In alcuni luoghi la terra fquarciata ap-
parve avvallata fino a quattro , e fei palmi , e cib non a pic-
cioli pezzi, ma a Arati fucceffivi , e di non corta elìenfione.
4 it. Finalmente in molti luoghi di queAo Aeffo mon-
te di Luche , e propiamente lungo quella parte del fuo dor-
fo , che pende con direzione parallela alla fottopofia Arada ,
A veggono varj alberi di cafiagne fchiantati , e sbalzati giù
dalla lor fede .
Rivoluzione fifica de' terreni del Fra Ramondo , del Covalo ,
e del fiume Caridi .
eia. Nè a cib , che finora abbiam narrato, fi arrena-
rono i violenti effetti del tremoto . Altri ve n’ ha , che meri-
lan bene l’ attenzione del filofofo .
- 1 3. Poco lungi dalle abitazioni , e all’ ovejl di Soria-
no , vi era un vafio oliveto , fituato nel luogo detto Fra Ra-
mando,
zi 4.. QueAo oliveto menava per un piano inclinato verfo
un territorio, in cui vi erano due Giardini , l’uno de’ quali
era poffeduto da’ PP. Domenicani , e 1’ altro fi appartenea a’
PP. Certofini .
415. Tra l’uno, e l’altro fcorrea un ramo del fiume
Caridi . Vi erano poi due cafie rurali per comodo de’ coltiva-
- . tori
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Dei, r e "Cta- r a b a. t eT. ,73
tori de’ giardini j e vi era una picciola Jlrada pubblica , che
da Soriano conduceva a Pizzoni .
216. Di corta al Fra Ramondo , dalla via del nord -,
fuccedea un olivero , detto Covalo , il quale infenfibilmente lì
univa dal pendìo alla fommità co’ terreni del rnedcfimo , e
ftendea le fue bali fino al margine dell’ accennato fiume Ca-
ridi . ,
117. Finalmente a dirimpetto dello Hello Fra Ramondo
vi erano due monti , eh’ erano come i fegni terminali degli
oliveti t del fiume Caridi , de’ due giardini , e delle cafe rurali,
218. Dalla deferizione fattane fi rileva che il tutto
formava una fpecie di conca , a cui dalla via dell’ ejl fovra-
(lavano i- terreni del Fra Ramando : dal nord quelli del Co-
valo r e dall’ ovejl i due monti terminali je finalmente a quefta
(Iella conca circofcrivevano il giro que’ terreni , che dalla via
del fud giaceano fra’ monti , e ’l Fra Ramondo .
219. Quella era la naturale pofizione de’ luoghi . Or
quivi nel di 7 di Fcbbrajo nel momento rteflo , in cui cadde
Soriano , repente, per così dire, s’intenerì tutto il materiale
degli oliveti , della conca , e de’ monti terminali } e, come pa-
lla liquida e molle, rendutofi fluente e fcorrevole , cadde io
tale univerfale rivolgimento , che in pochi minuti fecondi il
tutto fu rimoflo, e fchiantato dall’ antica fua fede , e tutti
que’ fondi perdettero interamente l’ antica loro confidenza . ;•
220. Si fquarciò il terreno dell’ oli veto di Fra Ramon-
do : nabbifsò il piano inclinato j e rimafero fepolti nell’ aper-
ta voragine gli alberi fovrappofti .
221. Si aprì il fianco dell’oliveto di Covalo , e le parti
• K lace-
t
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7+ Istoria del tremoto
lacerare minarono nella fleila fottopofìa aperta voragine .
in. Si lacerò tutta la fàccia de’ monti terminali , e le
ir a ile , che ne furono fchiantaie , oppreilero tutto ciò , che
dianzi covria la fuperlìcie de’ terreni intermedj , fino all’ ar-
gine del giarJino inferiore .
223. Tutto il volume della conca , inclufìvi gli abituri
càmpejlri , i giardini , il tratto della Jìrada pubblica , e 7 fiu-
me Ca.idiy caddero in una univerfale rivoluzione ; e quindi *
fparve in un girar di ciglio il fiume , fi aprirono ampie vora-
gini , ove prima o si e ftendea la Jirada, o fi vedean giardi-
ni , e abbandonante mente emerfero de’ varj , e copiofi gorghi •
di acqua .
22+. L’unione di unti fovvertimenti ridalle al lem-
plice niente la figura della conca , e di quanto in ella
dianzi fi contenea , e ne cangiò affatto l’ affetto . E come
maire , nelle quali fi folle una invincibile fermentazione con-
ceputa, le parti integranti di quello tutto furono dall’imo al
fornaio commoffe , e difciolte ; e quindi rincalzandoli a vi-
cenda , e V una full’ altra rivolvendofi , fi videro nabillàre , e
•confonderli le ruinc del Fra Rimondo , quelle del Covalo , e
le flcffe devallate parti della -conca , e de’ monti terminali .
225. A quello fpettacolo fe ne aggiunfe un altro di
non minore intereffe. Mancate le bafi agli alberi, una lunga
ferie di ulivi corfe ad invadere la voragine aperta . Quelli ,
per così dire , dalla propria fede peregrinando lungo un nuo-
vo foggiomo , giacquero finalmente quivi fchiantati , ivi a
metà fepolti , colà colla cima in giufo , là pendoloni , c mal
fitti , e in altro luogo fermi, e. ritti , come fe follerò gia-
ciuti in un duolo natio. 2 16.
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Deli.» Calabrie. 7$
2.26. Adornano tutto quello ftrano fowertimento varie
profonde tracce , che veggonfi tutt’ ora imprelle fui terreno ,
nel quale fi avvertono i folciti, e i fegni della diverfa direzio-
ne , tenuta dagli alberi nella tumultuaria traslazione fofferta.
117. Significantifiima , e bellamente capricciofa è poi la
loro caduta , e giacitura . Altri ordinatamente fi fono di fieli,
mofirando le basi , e le radici al fuolo abbandonato : altri ve
ne prefentano le cime : ed altri fono diretti in modo , che op-
pongono il bullo a quello fteflò natio terreno , in cui tenean
fitte le bali. Si vegga il Rame fegnato col num.XIX.
228. Tutta la mina è lunga dall’ ejì all’ ovejl quali
cento feffanta palli comuni . Si eftende dal nord, al fud per
cencinquanta palli ; ed è profonda inegualmente , ove ottanta ,
ove cento , ove cencinquanta , e piu palmi .
119. due fio terreno è ancor molle , e d’ infedelifiima
folidità , a fegno che , nell’ efaminarlo , corremmo rifehio
di rimanervi col piede inceppati : di fatto due volte duram-
mo fatica per liberarcene , e ci parca di avere immerfo il
palio in una pafia vifeida , e tenaciiTima . La naturai» condi.
zione di quefìo terreno è un aggregato di moltiflìma terra ve-
getali le , di molta creta concacea , e di poca arena riparia.
230. Il fiume , come dicemmo , difparve ; e per tre
.giorni fuccelTivi le fue acque non fi videro . Ritornò quindi
a feorrere , non già occupando 1’ antico letto , ma si bene fa-
cendofi fìrada , e aprendoli un nuovo corfo lungo le radici de'
monti terminali , e fuori della voragine recentemente nata .
231. E' pero notabile che accanto a quella voragine il
fiume produlle un piccolo fìagno pria di fiabilirfi nel fuo alveo
K 2 no-
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<j ff Istoria' del jt remoto
novello . "Quello llagno era ,■ quando noi l’ cTflervammo , di poca
importanza , non perchè non folle flato più che abbafìanza con-
fiderabilc da prima , ma perchè provvidamente il Brigadiere-
Ciavarrìa , a cui fu comincilo il governo del dift retro di Soria--
rio , prender feppe tutte le più efficaci mifùre, onde evitarne
i progredì , e proccurarnc opportunamente lo fcolo .
• Funejle confeguenzc della deferiva rivoluzione Jiftea del
- Fra Ramondo , del Covalo, e del Caridi.
• 232. Quello rivolgimento fu di funefta confeguenza
ad alcuni infelici . Vi perdettero la vita Martino Maggiolo
oirolano , Lucia Francica , e Caterina Faccialo , mifere conta-
dine, che {lavano a lavare i panni nel fiume Caridi. Vi ri-
mafero fcpolti Caterina lo Judice , che tornava di campagna
con un fafeio di frafche fui capo, ed Eiifabetta di Mafi , che
era colà difcefà per attinger 1’ acqua nel fiume . E vi refiù
miferamente facrificata un’intera famiglia, compolla di Gioa-
chino Aloifio , e Rofaria Cotanta fua moglie, di Anna , e For-
tunata Aloifio loro figlie , e di Carmine Facciolo ,• fpofo dell’
Anna . Il Gioachino era cuftode di una mandra , ed elio colla
moglie , colle figlie , e col genero ritiravanfi a cafa da So-
riano : ma il trillo lor fato li circonvenne repente nel cam-
mino ; ed elfi tutti paifarono in un punto dalla malfida ftrada
agl’ interminabili regni della morte .
Awe-
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Delle Calabrie. 77
Avvenimenti Jlraordinarj per tale fi fica revoluzione .
233. Memorando- fu il cafo di Vincenzo Greco , di
Michele Roviti , e di Paolo Fella , tuttattrè facitori di cap-
ta nel Pipami di Soriano : co fioro furono condotti da un
trillo fato , che attentò fulla lor vita , nello ftelfo guado t
ove la famiglia dell’ infelice Aloijio redo fepolta-. Precedette
tutti il Michele Roviti , che avea lo fchioppo fulle fpalle ,
ornamento , eh’ è il mobile individuo compagno di prelTochè
tutt’ i Calabrefi . Gli altri non erano armati , e feguivano a
lento palio in qualche dlftanza il compagno . Quelli fi trovò
0 quindi alquanto innoltrato nella llrada , e gli altri fi trovaro-
no quali ne’ primi limiti del funefto guado .• ' .
23-I* Eccoli forprefi dall’ orribile tremuoto, e dal rivol-
gimento , onde lì produce la mortifera voragine nella conca m
del Fra Ra mondo , e del Covala .
235. Il Greco , e 1 Fella cercarono colla fuga lo fcam-
po; e non oflante lo fpavento enorme , pure 1’ ottennero con
lieve danno della loro macchina . Non ebbe la della felicità
-il Rotiti , che trovollì dapprefiò alla gran ruina. Sorprefo dal
tremoto , ei cadde colla faccia per terra . Fu pria fpinto in
giù nel cavo della terra , che profondofii , e quindi refpinto
in alto , e immerfo ne’ vortici del loto , e de’ terreni inacqua-
ti , e divenuti fcorrevoli come fluida malia . Perdette lo
fchioppo, il cappello, e la giubba: e dopo un orrendo, e pe-
ricololo dibattimento , or cadendo , e ora follevartdofi , emerfe
Analmente dal funeflo guado , e fu dall’ impelo delle ruinanti,
e fluenti moli di fango, di arena, e d’acqua vibrato, e quali
- . . . efani-
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e»
Istori* dii. tremoto
efaniir.e gettato fugli orli dell’aperta ruma.
536. Credemmo nodro dovere, per aflìcurarci della ve-
racità di un tanto avvenimento , di ragionare collo dello
Roviti , col Greco , e col Fella ; e quindi , mediante l’ amica
Cura , e 1’ opera autorevole del Signor Ciavarrìa , {oggetto-,
alla cui diligenza molto dee il didretto di Soriano , avemmo
la foddisfazione d’ interrogare co doro in di lui prelenza , e di
rifaperne /il filo ciò , che de’ loro cali abbiam raccontato .
137. Il Roviti è uomo di frefea età, vivace, e di fuo
corpo ben fatto , e robudo . Il fuo fchioppo ricomparve dopo
otto giorni , e fu trovato alla fponda del nuovo letto del Ca-
ri di : fiume , che con grato fpettacolo perviene limpido , e
chiaro fino al limitare della ruina, e che da tal punto innan-
zi fen corre al fuo defilino torbido , e lutulento .
Notabile fatto di due Porci •
138. Quel fato , che infidiò la vita a tanti ragionevo-
li , con ilìrano fenomeno ferbar volle in vita due lordi ani-
mali . Si apparteneano a D. Romualdo Magnella di Soriano
due porci : quelli erano già gradi abbadanza per poter ellere
condotti fa pochi giorni al macello , e teneanfi chiuli in una
piccioliffima ftanza fotterranea dell’ abitazione del Magnella .
Nel dì fatale della comune deflazione minarono col piano
fuperiore anche le danze a pian terreno della cafa del me.
defimo . L’ anguda buca , ove davano i due porci , non rima-
fe illefa , ma non cadde .
139. In tanto difadro fu creduto che quedi animali
fofle-
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Dnu Calabrie; <79
foriero TÌmafi fepolti , e morti tra le mine dell' edificio ; e
per trentaiue giorni fi ville in tale credenza . Nel trentèlimo
fecondo dì dalla ruina fi venne all’ano di difotterrarc i.mo-
bili , che vi giacean fepolti . Nel diradare i rottami delle
fabbriche fi pensò di demolire , come cofa inutile e d’ imba-
razzo, la buca accennata . Or ficcome a tutt’ altro aveafi l’ani-
mo preparato, fuorché allo fperare che quelli ammali follerò
ancora in vita ; cosi fomma fu la forprefa in vedere che,
demolendoli la buca , quelli fi prefentarono alla rozza foglia
di ella raucamente grugnando . Erano divenuti fcarmi , lan-
guenti , e vacillanti . Non aveano per sì lungo fpazio di tem-
po ricevuto nè bevanda , nè alimento di forca alcuna . Nella
buca lìdia non poteva elfervi penetrato altro Suffragio di aere
libero , che quella , il quale potè forfè penetrarvi per qual-
che rima , e lineare fidura , che vi produce il tremoto .
24.3. Noi cercammo d’ indagare compiutamente quello
fenomeno , interrogando que* medéfimi , che furono prefenti
al cafo ; e dalle rifpofte rilevammo che nel terreno della bu-
ca fi rinvennero alcuni fquarci prodotti dallo Hello tremoto,
e pochi fegni di fuperficiale fcavo , fatto da’ due animali col
grugno nel fuolo Hello , che non apparì per altro nè molto ,
nè frefeamente rimollo j e da tutto ciò , che fi cercò di feo-
prire colle dimande le più misure , fi venne in chiaro che il
terreno non fi trovò gran fatto carico d’ impurità , e che
quelle nè pure erano recenti.
14.1. A queHi animali fu offerto granone, el ricufaro-
no : per contrario , effendofi loro offerto il fluido , fe ’l bevve-
ro avidamente , e parea che non altro dcfiderallero , fe non di
empier-
(Sa .Istoria sei tremoto
•empierfene a ribocco ; ma in ciò fi ebbe cura di evitarfene
l’ eccello. Con induftria riufci quindi di ridurli a poco a po-
co a tale buona nutrizione, che dopo lo fpazio di 40 giorni
in circa fi fece loro pagare colla vita la cura avutane . La
loro carne rrovoffi buona : il graffo era piuttofto fodo , che
no , ma non molto alto : e nelle vifcere non fi rinvenne ma-
gagna alcuna . Elfi formarono il pefo di rotola 160 . Tutto
ciò fu a noi manifefiato in fequela delle noftrg dimande in
prefenza del lodato Signor Ciavarrla .
• . ' »
* * * »
• . r
141. Grande fu 1’ alterazione , che da’ tremoti erasi
prodqtta nel vino: quello rimafe torbido , mal colorito , e
privo di energia. Gli fìelfi difetti fi concepirono nell’ aceto,
al quale rimafe la condizione di effere , al dir di Plinio , un
vizio del vino , e fu rapito il dono di effere un rimedio .
L’ olio flelfo acquiftò un carattere di confufione , che 1 ren-
dette difettofamente lampante .
* * * * ^
543. Soriano ebbe una forte comune con Sorianello .
Quello difiretto comprende J1. Ba/ilio , S. barbara , e Motta
S. Angelo , cafali dilìrutti dal tremoto.
. 144. Dal filenzio degli autori può bene inferirli che
la fua fcena politica non occupò mai nella fioria delle genti
memorabile pollo. Senza l’onore, che ne’ baffi tempi attirò
fu la
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DeLIeCaIABRIE. 8l
di la fua forte la mirabile imagine del fuo gran Santo , que-
lla parte di Calabria ultra farebbe ignorata.
2+5. Vadiflìmo è il territorio di quello feudo ; ma non
tutto di eguale bontà. Vi ha copia d’olio, e d’ olio eccellen-
te . Scarfa è la quantità del grano ; ma ne fupplifce il difetto
l’abbondanza de’ legumi , e del granone, che formano il vit-
to quotidiano della plebe. Vi ha badante quantità di vino ; ma
quello facilmente nella fiate li guada, e quindi manca. V’ha
penuria di carni , nell’ atto che v’ha numero derminato di
terreni , che potrebbero impiegarfi ad utili erbaggi , fe lì at-
tenderle a’ beneficj della padorizia , e d’ una indudriofa agri-
coltura} e fe, più che altro , coloro i quali per una viziofa
ineguaglianza di pofledb , ritengono a proprio conto i fondi,
fi piegalfero a vedere che podi i terreni in commercio, afTi-
curerebbero adai meglio il loro intereiTe ; poiché in tal cafo
i lavoratori de’ campi lungi dal predare le loro braccia per fer-
vire all’altrui bene, e vivere dì per dì col mefchino frutto
del lavoro giornale , vi s’ impiegherebbero per migliorare un
fondo, che elfi riguarderebbero non come un tedinionio dell’
altrui ricchezza , e della loro miferia , ma come il caro mez-
zo di accrefcere il proprio comodo , e fodenere la famiglia.
246. Qui vi ha il mediere del cojajo . Le fabbriche ,
dedinate alla concia de’ cuoi , furono diroccate dal tremoto j
ciò non odante per opera di quel degni III mo Magnate , che
cercava a tutto potere di refidere alle .gravildme. perdite av-
venute , e di proccurare nel poflìbile miglior modo il bea
comune , fi ebbe cura di farne riprendere il lavoro . L’ efer-
cizio di tal mediere produce comodo , e utile j ma non
L dee
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8a" Istoria del tremoto
dee diliìmularfi , che elio non folo è limitato da quel vizio
di meccanica , onde fono melchinamente adombrati in varie
parti di Calabria quali tutt’ i meftieri ; ma eziandìo fi ri-
fente di quel danno , che proviene dalla mancante influenza
della copia de’ cuoi : copia , che non può mai fperarfi ne’ luo-
ghi , ove non fi ha 1’ avvedimento d’ inftituire ubertofi pafco-
li , per non aver penuria di animali .
147. Vi ha l’arte de’ vafaj , e quefla riefce di molto
foccorfo a’ naturali del luogo, e di moltiflimo comodo a non
picciola parte della Provincia , gli abitanti della quale accorrono
quivi per provvederli di que’ vali ideili , del cui materiale abbon-
dano potentemente nel propio diftretto , e di cui 0 non fanno con-
to , o difperano di farne quel buon ufo , che fe ne fa in Soriano .
248. L’aere di Soriano non è del tutto immune da di-
fetti . I due piccioli fiumi Caridi , e Vejco , che ne inalbano
le oppofte ball , le paludi , che fono appiè del rnon'e , e ’l
frequente dominio, che v’ha il libeccio , non fono da porli
in calcolo di mezzi di perfetta fàlubrità . A ciò lì aggiunga
che ha due monti , che ne tengono dall’ occidente pel fetten-
trione , e l’ oriente occupata la libertà . Il primo gli fìa a
ridolfo , ed è un monte altilTimo , formato a guifa di rupe
tutta felvaggia , e di difaflrofo cammino . Il materiale di
quefto è un ammalio gregario di arena labililfima , di tufo ,
e di lapilli , fui quale vi è uno ftrato fottile di terra vege-
tabile . Il fecondo , cioè il Lache , è di fazione più folida ,
come vedemmo dianzi.
*49. Tutto il refto del fuolo non è di uniforme natu-
ra ; ma, per quanta elfer ne polfa la folidità, è fuor di con-
tcfa
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Ositi Calabrie, 83
tefa che generalmente tutto il terreno è poco agglutinato , e
per la maffima parte è arenofo , e labile a fegno, che lungi dal
far forprefa , che quivi cadano gli edificj , dee anzi far irtupo-
re come regger pollano per lunga età quelle cafe , che li
affidano a un fuolo di tanta equivoca folidità .
¥ ¥ ¥ ¥
a 50. Grandi, e tutte efficaci furono le provvidenze,
che in quelli luoghi fi prefero da Colui , che fpandea le be-
neficenze del Trono fulla defolata provincia , per rifiorare i
languenti , per allontanare la fame , e per porre in falvo i
beni , la vita , e la falute de’ fuperfliti . Il terribile flagello
avea tutto confufo , infranto , o fotto un generale , e ruinofo
avvallamento fepolto . Con pena infinita , con incelfante Audio,
e con determinato coraggio l’ uomo vinfe , e fu però tutti gli
ofìacoli frapporti dalla furibonda mano della natura; e fi ebbe
il piacere di ertrarre dal profondo feno de’ rottami alla luce
del giorno immenfa copia di cofe utili a’ bi fogni della vita, e
di temperare in ciafcuno l’afflizione prodotta dalle crudeli fcia-
gure fofferte , col ricuperamento di tutto ciò , che fenza tan-
ta cura farebbefi per Tempre perduto , e vanamente fofpi-
rato . Furono in tale opportunità dirtepolte tutte le belle , e
ricche fuppellettili , ond’ era quel celebre Santuario a dovizia
ornato ; e per difenderle da ogni finifìra difperfione furono
porte fotto la tutela della Sovranità . La ftclfa gelofa cura fi
ebbe per tutte le fcritture , che poteano l' economia de par-
ticolari , e la fede pubblica interetrare , »
L a Vili a g-
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Istoria del tremoto
>
s+
Villaggi di Soriano.
151. Fallammo a Pizzoni di Soriano , già nominato. Per
iftrada offervammo picciole , e corte fenditure nel fuolo , ma
di Pizzoni non . trovammo altro , che miferabili , e fparfi avan-
zi di rottami di fabbriche , e di dirupi di terraloto .
252. Nel retìo de’ paefi appartenenti a quello diftret-
to , cioè Vazzano , S. Barbara , S. Bajilio , e S. Angelo , le ro-
vine erano comuni , ma non vi erano fenomeni fmgolari.
253. Quelli paesi hanno fuolo migliore di Soriano , ma
gregario ancor elio , perchè quivi è raro 1’ urtare in terreni , che
abbiano fucceinvamente , e per una ragionevole efienlìone lira-
ti regolari . La terra vegetabile fembra meno impura , e n è
piu denfo lo liraro, indi fuccede 1’ arena riparia , o la fluvia-
le ; c a quefta li mefee incertamente non poca quantità di
JaJji fluviali , o di la filli. Tra quello materiale appajono mol-
ti rimafugli di concacei pefti, e infranti . All’uno , c all’al-
tro Arato fuccede la creta impura, limile a quella, che ofler-
varnmo in Soriano .
Suppojli fegni di tremoto .
• • 4
254. E’ palhone indivifibile dalla condizione dell’uomo
il lulingarli di potere coll’ingegno penetrare ne’ più intricati
laberinti degli arcani della natura , e poterla forprendere ne’
fuoi fecreti t quello lintomo dell’ orgoglio umano è tanto più
forte , e ftimolante , quanto è più copiofo il numero degli
ollacoli , che vi li oppongono per riuicire neH’'imprclà j ed
. .. ; è poi
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Delle Calabrie. 85
è poi mallimo quando vi li unifce il timore di un male , e
la lufinga di poterfene liberare collo fcoprire i reconditi mo-
di , con cui opera la natura . Noi ricevemmo una pruova di-
moftrativa di quello sforzo dell’ ingegno umano in una cre-
denza, che trovammo univerfalmente {labilità per molti luo-
ghi della Calabria , e che con ifpeziaiità in Soriano era da
taluni con fermezza foftenuta , e promulgata . Si pretendea
che nel ciclo a caratteri manifcfìi li fcoprivano di volta in
volta imprefli i fegni del venturo imminente tremoto. Quin-
di li riguardavano con terrore , c con efpettazione di vicino
danno tutte quelle nubi , che apparivano 0 nella durata del
giorno , o nel corfo della notte , con efìenfione e ligura tale ,
che fembr afferò 0 langhe , o formate come una lingua acumina-
ta , 0 diradate , e fofpefe come piuma , o come /office lana ,
255. Non ignoravamo che quella popolare credenza trae-
va i fuoi principj da un antico fonte . In Plinio ve n’ è una
efprella , e deciliva memoria . Ejl & in coelo Jignim , praccc-
ditque mota futuro , aut inter dum , .aut panilo pojì occafum fe-
rmo , tennis ceu lama nubis in longum porreéìa fpatium (1).
256. Infirutti da quella fentenza,noi lleiTi fovente vo-
lemmo darci la pena di non trafeurare sì fatta ollervazione .
Non neghiamo che talvolta vedemmo verificarsi col fatto
quella popolare credenza; ma tradiremmo i facri doveri della
verità , fe voleflìmo non confelfare che quefta opinione lungi
dal meritare una permanente fede , dee anzi riporfi nel nu-
mero di quelle lufinghe , le quali foddi»fano la vanità dell’
ingegno , c traducono gl’ intcreflì della ragione . Ella è di
quel
(1) Hi/l. Nat. I.z. e. 81.
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w
£6 Istoria del tremoto
quel pelo medefimo , di cui elTer fogliono quelle fallaci regole ,
che ne’ giuochi di azzardo fanno qualche volta la delizia de’
miferi , e ne accrefcono poi quafi fempre i bifogni .
557. Di fatto in Soriano noi fentimmo in tre giorni
diverft quattro fcolTe di tremoto . Nel primo dì vi furono
le nubi eflefe a foggia di lingua , e non come lana } e nella
notte fummo fvegliati da una non picciola fcolla di tremo-
to con ofcuro rombo , Nel fecondo dì non vi furono quefie
profetiche nubi ; e fummo inquietati nel mattino , e nella
notte da due fcofre di tremoto fenza rombo. Nel terzo gior-
no il cielo era fereniihmo , e folliava tramontana ; mal gra-
do la ferenità dell’aere, e la mancanza delle nubi, noi fof-
frimmo verfo le ore 13 una violenta fcotla di tremoto, pre-
ceduto da un rombo fpaventevole , e fonoro.
158. Cofa mai pruovano quefti fatti ? Provano abba-
flanza che l’uomo abufà fovente della fua ragione , e della
buona fede de’ femplici . Ma di ciò , e de’ fegni faremo paro-
la in altro luogo.
Jerocarne.
159. Fummo in Jerocarne, eh’ è una parte del feudo
di Arena ‘ e vi feendemmo dal monte Lache per la flrada
dianzi accennata num. 206.
260. Noi paHammo da una in altra lacerazione di ter-
reno . Fu notabile che quelle erano più frequenti , più lar-
ghe , e più profonde in data ragione che ci fcollammo da
Soriano , e che da quefto a Jerocarne ci avvicinammo.
26 1. Quelle lacerazioni erano capricciofamente varie
per
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Delle Calabrie. 87
per direzione . Altre colla bocca lata parevano incipienti da
occidente , e terminanti con una rima fucceflivamente lìretta,
ed elìenuata verfo oriente . Altre comparivano oppofitamente
dirette, e fenibrava che avefiero avuto il principio dall’ orien-
te , e ’l termine all’ occidente . Altre , recedendo da tal ordi-
ne , comparivano fquarciate a largo folco da fcttentrionc , e
incertamente , e con infenfibile diminuimento andavano ad in-
contrare il loro termine verfo il mezzogiorno . Ed altre finalmen-
te , lungi dal ferbare la minima regolare direzione , formavano
un aggregato di confufe , e rotte fezioni , che capricciofamen-
te interfecavanfi fra loro , ed efibivano quella imagine defila ,
che offrir potrebbero alcune lafire di denfo criftallo , o una
lunga fuperficie di porcellana , qualora follerò o da empito
villano , o da minante pefo infrante , e fchiacciate . Si ofier-
vi il Rame fegnato col num. XX.
261. Alle aperture trovammo nelle vicinanze di Jero-
carne unite le depreffioui del terreno j ma quelle non erano
di moltiflima importanza, nè di lunga efienfione .
1(5$. Ciò, che è notabiliiìimo in quello fenomeno, fi è
che per voce collante de’ relatori meno amanti del trafporto ,
e più (inceri, quelle aperture hanno fofferto vario fato in ciò,
che riguarda la loro latitudine . In quelle , le quali erano le
più mollruofe,fi è di giorno in giorno emendata la larghezza
dello fquarcio fino al fegno , che le maggiori , che ora eli-
dono , appena hanno un palmo di dilatazione , quando prima
erano late per tre , e quattro palmi . E nelle fquarciature
minori è fucceduta tanta- riparazione , e tale redituzione di
terreno al prillino (lato , che appena vi fi conofce più legno
della loro elidenza, a(<q.
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83 Istoria dei tremoto
264. Non mancò chi prctefe di aflicurarci , mal grado
che altri noi confermale , che alcune di quelle aperture era-
no profonde ne’ primi giorni fino a 13, e 16 pimi; ma Ac-
corre non amammo di ripofare ciecamente fu i detti altrui ,
ove non ne trovammo una uniforme , e collante alferzione ;
così ne creda ciafcuno ciò , che più vuole . Il vero fi è che
in quelle aperture , che ora efiflono , noi non abbiamo oder-
vata altra malli ma profondità , che quella di quattro in cin-
que palmi .
265. Da tutte quelle aperture non fentimmo fpirare
alcun ingrato odore ; ne ufeiva fol tanto quello Hello odo-
re , che avvertir fi fuole ne’ terreni , di frel'co fquarciati
profondamente dall’ aratro .
266. Il guado delle terre non fi ridulle alle fole accen-
nate fquarciature . Vi furono alcune colline , e alcuni po-
deri , in cui il rivolgimento fu enorme a fegno , che gli al-
beri , e i vigneti ne rimafero fchiantati , il luolo cangiato di
pofizione , e le biade feminatevi , contufe e involte tra le
malie dirute , e devaftate .
^67. Jerocame è una mifera congerie di rozzi rottami,
ma le lue ruine non efibirono fenomeno interelfante ; quindi
ritornammo a Soriano .
S. Stefano del Bofco .
268. Da Soriano pallàmmo alla Certofa di S. Stefano
del Bofco nella fera del di otto di Maggio 1783.
369. Superato l’aljpro cammino, che dal primo condu-
ce al
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D ■£ C'I. E C A L Aj B R I e; 89
te al fecondo , finirono le alternative de’ terreni arenosi , e
mal fermi , e de’ terreni folidi , e falTofi. , e pervennimo
quindi ad, un’ amena, e vada pianura. Nè pel tratto di que-
lla , nè per lo fcofcefo dorfo de’ monti , che fono un ramo
degli appenninici che ci ila vano a delira , notammo lefione di
forta alcuna nel fuolo , nè fenomeno , che avelie meritata la
noftra attenzione.
170. Se non avemmo occafione di elfere occupati da’
cangiamenti prodotti da revoluzione filica , fummo per con-
trario ben preli da meraviglia nel vedere con quanta inditfe-
renza , forfè per la fcarfezza della popolazione , rimangono in
preda della fola tu dica energia de’ terreni que’ campi medefi-
mi , che fotto la cura di mani indudriofe potrebbero fare la
ricca diffidenza di una popolazione qualunque , per numero-
fa , eh’ elfer mai fi potelTe .
171. Santo Stefano è chiudi da dedra a finidra dal
fiume , detto Enchinar ne’ baffi tempi , ed ora denominato
Anomale. E’ fituato appiè di una delle diramazioni degli Ap-
pennini , ed è dal nord all’ ejl circondato da denfi bofehi di
abeti , e di faggi .
iji. Dee quedo infigne Santuario alla pietà de’ Norman-
ni le fue origini fociali , e tutto ciò, che’l codituifce rifpet-
tabile in uno dabilimento , in cui fi unifee alla fantità dell’
Ordine , e alla rigidezza d’ una vita efemplare , e ritirata la
dignità di facro Padore , e la potedà del Barone .
173. Varie re furono le rivoluzioni fociali dal fecolo
XI al XV ; iri3 poi lignificante ne fu la redituzione al fuo
primiero fjlendoie , e lunga la durata della lua tranquillità.
JV1 II
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t/o Istoria del tremoto
Il fecolo XVIII ha interrotto il corfo del fuo placido luAro j
e memorabile fu il danno, che ricevettero le magnifiche fab-
briche di quel famofo tempio , e di que’ grandi , e nobili
edificj dal tremoto del di 7 di F ebbra] o .
274-. Per gli ottimi Religiofi di quella Ctrtofa fu nun-
zio di falvezza quello Aedo tremoto , che nel di 5 di Feb*
brajo defolò la parte maggiore della Calabria ultra .
275. Siccome dal momento fatale , che fe ne apri la Ame-
lia Arena , la terra non fu mai più libera nè da’ tremoti fen-
fibili , nè da una ofeura trepidazione j cosi que’ provvidi Re-
ligioli fi rimafero in una cauta fituazione , e quando il porea-
no , teneanfi uniti , e frequentavano le baile abitazioni , 9
quelle , che aveano il vantaggio de’ chioflri ampj , comodi alla
fuga , e di ficura Razione .
27 6. Oltre a cib , fortunatamente fi diè per effi la fa-
vorevole circofianza che nello ftelfo dì 7 , momenti prima ,
che' fuccedede il gran tremoto , erafi redimito alla Ctrtofa
il loro rifpettabile Superiore (1), il quale pe’ doveri della fua
carica n’ era rimafo per alquanti giorni lontano .
277. Erano appena terminati gli ufiìcj del rifpctto , e
della urbanità, quando repente la terra fu orribilmente fcolfa,
e prefa da tale fowertimento , che fi vide minacciato il rovi-
nìo , e l’ eccidio generale .
278. Fu breve il varco , che effi dovettero fuperare
per fuggire dalla danza , che era a livello del chiodro , all’
aperto fcampo . Cofa terribile a narrarli , ma ben più dolo-
• rofh
(l) Il Padre Jt> 'tari, Rcligiofo (li aurei co fiumi , c d’uni pietà ,
• prudenza di nobile e lem pio ,
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Delle Calabrie. pi
lofi a foffnrft! Erti tutti non feppcro in piè reggerli, e va-
cillando fcoiT) pocamente , fi umiliarono all’ AltilTimo in ginoc-
chio ; ma quella ftella pofizione, in cui fi ridulfero per la pietà ,
e per lo fpavento , follecitò la loro caduta , e li fpinfe bocconi
al fuolo : e quindi eiTi non feppero foftenerfi meglio , che ri-
manendo prò Refi colla faccia per terra , e colle braccia diftefe.
l'jp. Con noRro raccapriccio fentimmo dirci da que’ de-
gnilfimi Religioli che non vi era cola, la quale in que’ mifera-
bili momenti non accrefceffe il. loro fmarrimcnto . Gli flclli
animali da vettura , da’ quali , momenti prima il Superiore ,
e i fuoi compagni da viaggio erano fmontati , accrebbero il
comune orrote . Quelli , nel punto di efTere condotti via , co-
minciarono a moftrarfi inquieti ; e quindi fopravvenuto effen-
do il tremoto , perdettero a fegno la loro audacia naturale ,
che tremanti , e fmarriti tentarono vanamente la fuga, e con
un fremito difguflevole pria appena tentarono di muoverli
fcompigliatamente , e poi fu ad elfi sì fattamente dallo fpa-
vento ipterdetto il moto , che alcuni caddero , ed altri fi
arrecarono come attoniti , ed intronati .
180. Non li udì altro, che uno fìritolamento rumorolò,
e generale : furfe da per tutto un affogante , e denfo nembo
di polvere ; e que’ Religiofi , elevando dopo qualche iftante
lo fguardo , e guatando intorno , trovarono tutto 1’ afpetto del-
le prime cofe orridamente gualìo , e mutato .
ì3i. In breve , alcune delle torri eReriori refiarono o
frante , o lefe . La nuova cupola, il campanile, il gran chioRro
de’ PP. Procuratori , quello de’ converfi , e degli artieri , le
magnifiche foreRerie , la ricca fpezieria , la balle officine , e
M 2 tutte
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t)Z Istoria del tremoto
tutte le opere cominciate dal principio del XVI fecolo , e in
progredì» continuate , furono ove affatto minate , ove alta-
mente magagnate , e ove diferetamente lefe .
282. Vi fono ne’ due lati della nobile facciata della.
Chiefa due picciole guglie , compofte a laminette , o fiano
pezzi contigui , e parallelamente conneflì „
283. Le laminette, che erano nel vertice delle gugliet-
te, e che ne formavano la fommitù , caddero, e or mancano
nell’ una, e nell’altra guglia. Confiderando l’attuale pofizio-
ne delle fuperfliti laminctte , e cominciandone 1’ offervazione
dalle bali delle gugliette, e borrendone coll’occhio tutta l'al-
tezza , vi fi vede un fenomeno degno di attenzione , il quale
indica all’ evidenza gli effetti di quel moto vorticofo orizzon-
tale, con cui il tremoto agitò gli edificj ..
284.. Que’ pezzi , o fieno laminette , che formavano quelle
picciole piramidette , che accennammo, abbandonarono laloro
fimmetrìa , e perdettero la primiera giacitura: e ficcome gra-
datamente ciafcuno di etfi vorticolamente fi contorfe da di-
ritta a fini (ira in una delle due gugliette ; così nell’altra i
pezzi, che la componeano , raggirandoti per l’oppotìo lato, ti-
ri vollero da fini tira a dritta . Quindi è che tali piramidi non
più formano al prefente una macchinetta coftrutta a tirati
paralleli , ira rapprefentano- un corpo di varj pezzi ,, fituati a
triangoli ifofccli , fucccffivamente uno minore dell’ altro , e
con la circoftanza , che ficcome il primo di que fi i triangoli
è maggiore di tutti gli altri; co ì l’ultimo di elfi n’ è il mi-
nore , Se ne vegga la Figura nel Rame XXI , alla lettera C.
Serra ,
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Dun Calabrie.
Serra , Spaiola , Brugnaturo , e Sanitario -,
95
295. Serra fu fommamente malmenata. Quivi ancorché
molti cdificj appajano difcretamente lefi al di fuori , pure nell’
interno fono talmente fconquaifati , che non fono più affatto
abitabili . Ne cominciò il danno nel di 5 : fi aumentarono le
ruine nel dì 7 di Febbrajo j e crebbero ne’fucceffivi tremoti.
186. Spaiala patì molto nel primo tremoto: ricevette
moltiffimo rovefcio nel di 7 di Febbrajo j rimafe altamente of-
t eia nel dì a 8 di Marzo .
287; Brugnaturo ebbe le fteife difgrazie ne’ primi tremo-
ti ; ma nella giornata fatale del dì a 8 di Marzo rimafe quali
tutto defolato.
288. Strabano foffrì lo ffeffiffimo fatale difafìrov.
* ir * *
289. Dolorala fu l’ indigenza , in cui rimafero gli efem- .
planili mi Religiofi della Certofa di d1. Stefano iel Bofco ne’
primi giorni della fatale fventura . Elfi provarono una compiu-
ta mancanza di tutt’ i mezzi necelfarj a foflenere la vita , si
perchè tutt’ i generi rimafero fepolti fotto le ruine , sì ancora
pei chè le oii cine , defìinate alla preparazione de’ viveri di pri-
ma neceifità , furano tutte di (frutte . Senza la pietofa mano
degli amici , che finalmente accorfero in loro foccorfo da varj
luoghi , non devafiati dal tremoto', coloro , che dianzi erano
flati il refugio de’mifeii, e che ora, ad onta delle tante gra-
vi perdite fofferte , formano il giornale fotìegno di numerofa
turba d’ infelici , avrebbero dovuto perire dalla fame.
290.
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9*
Istoria, del tremoto'
/
290. I generi di prima necellità furono finalmente ricu-
perati in molta parte j ma delTi non furono gii più tali, qua-
li erano un tempo . Notabile fu 1’ alterazione avvenuta nel
grano, nell’olio, e fopratutto nel vino, e nell’aceto. I vini
fonili, e delicati rimafero alterati, e sfiancati di colore, e di
fapore : i corpulenti , e i robufìi divennero turbati nel colo-
re , e non grati al gullo : 1’ aceto rimafe vappido , e inerte .
L’olio da prima apparve lordo, e di acuto odore j ma la ra-
gion del tempo il fece migliorare . Il grano ritenne fempre un
puzzore di buca .
29 1. QuePto diflretto ha belli, e vafti terreni} ma è
bene a dolerli che la popolazione n’ è lcarla , e non fufìì den-
te a’ bifogni dell’ agricoltura , e della paftorizia . Vi ha tefo-
ro di legni , atti a’ lavori del più grand’ ufo pe’ bifogni , c
pe’ comodi della focietà . Quivi nulla manca : mancano Polo
le pratiche d’ una più ragionata iftituzione agraria , diretta ad
accreliccre il ben comune. Vi fono copioli fabbri da lavoro di
ferro, e di acciaro } ma per accettabili, e belli che fieno tali
lavori , non eccedono però la sfera del buono , o non giungo-
no all’ottimo, o vi fi accollano follatilo ne’ pezzi corpulenti,
c di ufo comune . Tutto il di più , eh’ è manifattura di ele-
ganza , di delicatezza , e di luffo , è un articolo dall’ ingegno
di co fioro ignorato , e dalla loro indù Uria o non tentato , o
vilipefo . I Rami appartenenti alle rovine quivi avvenute fono
fegnati col num. XXI , e XXII.
* * * *
192. L’ a moro fa cura, colla quale il Vicario generale
accorfc al alloro di tanti infe lici fu tutta corrifpondcnte alla
digni-
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Delle Calabrie. 95
dignità di un luogo meritevole per mille titoli di tutta la
graziola benignità de’ nollri A ignjlt Sovrani . Qui tutto da
prima (pira va deflazione , ed orrore ; ma quivi poi furono
in si bell’ ordine le pubbliche , e le private cofe ridotte , che
rammentavafi appena ciò , che dianzi era flato così duro a
parirfi . Nè tacer fi dee, che quivi con raro efempio fi vi-
dero uniti a’ dovei i della giulìizia i più ftretti , ed edifi-
canti vincoli della religione ; e quindi con gelofo avvedimen-
to furono polle a coverto da ogni trillo accidente i ricchi
ornamenti del tempio, i beni del luogo, e de’ privati , e tutte
le membrane , che in quel facro edificio confervavanli come
uno de' depofiti più ut ili alla floria della mezzana antichità.
493. In quello luogo medefimo lì dette opera a far di
tutto perchè fi preparalfero colla maiTima pofiibile fpeditezza
copiofi malli di tavole, onde potere appreftare ricovero , e
tutela alla sbandata popolazione di una Provincia , in cui la
natura par che fdegni le fabbriche , e tenta fovente di ftrug-
gere i lavori della fuperbia dell’ uomo .
Stato ielt aere , e tremoti..
>»
194. In S. Stefano del Bofco fummo inquietati dal tre-
moto. Nella fera del dì otto di Maggio , al tardi verfo le ore
6 , e poi alle ore 9 della notte cadde una pioggia fottile ,
L’ aere era fofco , e cinto da denfe nubi , e fpirava libeccio .
Nel dì 9 vi furono due fcolTe di tremoto fenza rombo : nel
mattino fpirava tramontana : 1’ aere era chiaro : nel mezzodì
turboflì , e apparve qualche nube nereggiante fopravvenne la
neb-
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Istoria del tremoto
J>6
nebbia , che ingombrò tutto : verfo le ore ir precedette il rom-
bo , e bucce ile picciolo tremoto. Nella notte piovve , fpirando
grecoleuintc . Nell’ alba del dì duce di Maggio vi fu tremo-
to , che ci fcoffe dal Tonno : nel mattino tutto parca tranquil-
lo : d’opra vvenne un forte rombo fenza tremoto : il vento di-
venne attiviamo j e quindi fucceffero , in due ore di tempo ,
due forti fcoife di tremoto, una preceduta da ofcuro fremito,
e 1’ altra unita a repentino , e profondo rombo .
5. In quella veneranda Ccrtofa trovammo il nofiro ami-
ciflìmo Collega il P.Tr.omby . Quefto dotto uomo era intento
a formare un diario de’ tremoti , che fi avvertivano in quel
facro luogo ; e fi era di molto affaticato per proccurare i più
veridici rifcontri de' difaftri prodotti dal tremoto in quelle
parti della Calabria ultra , che giacciono a dirimpetto del Ionio.
Noi parleremo di ciò a luogo opportuno.
Arena , e fuoi villaggi .
■196. Da Santo Stefano paffammo ad Arena , feguendo
quella parte del dorfo dell’ Appennino , che colà mena . Per
ifirada non incontrammo la minima mutazione ne’ terreni. Po-
co lungi da Arena trovammo alcune cale rurali o dirute all*
intutto, o in parte diroccate da’ tremoti . Appena giunti alle
bafi del monte , ove un tempo poggiavano le abitazioni , ci
vedemmo immerfi fra perpetue ruine . Il monte per quel lato,
che volge dall’ ejl al fad , era mutato a fegno , che al fito,
per ove dianzi fi aggirava 1’ afpra , e tortuofa firada , tro-
vammo fofiituito un precipitofo dirupo d’ imponibile accefso .
. ; Do-
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Delle Calabrie. 97
Dovemmo torcere fulla dritta, e retrogradando, partir perdi
fotto alcune fabbriche ben vecchie , ma fode , alte e cortrui-
te a foggia di piramidi. Effe erano ancor tutte intere, e non
lcfe : il che ci parve tanto più notabile, quanto era più bre-,
ve la diflanza frappofia tra le medefime, il vicino monte di-
fciolto e dirupato, e le fucceffive rovine del paefe. %
297. Superato quello angufto e malagevole palio , giu-
gncmmo appiè del diroccato cartello, della cui fabbrica olfer-
vammo folo alcune poche tele di muro fconquaflkto , che
ora ne formano tutto il mifero avanzo . Girammo lo fguar->
do fulle abitazioni , che giacquero un tempo fu quella parte
del dorfo del monte , che guarda 1’ owjl j e di elle non tro-
vammo nè pure una, benché picciola parte , che dirtrutta non
foire . Alcuni rottami erlno fìati con vibrazione refpinti , e
rotolati lungo lo sdrucciolevole dorfo del monte fino alle bali
del medefimo . Non fu po (libile il riconofcere le pofitive di-
rezioni , per le quali erano cadute le fabbriche , sì perchè
fi avea avuto 1’ accorgimento di fgombrare molte delle maire
dirute , e ciò , o pel comodo , o per la falvezza del pubbli-
co j sì ancora perchè le fabbriche rivolte aveano dal natura-
le pendìo del monte acquifìata , e ricevuta una direzione -,
che non era forfè quella , che alle medefime avea dat’ il
tremoto .
298. Poco lungi da Arena , pria di giugnere al fiume,
incontrammo un monte di arena fluviale , in cui fi vedea un
ruinofo rivolgimento. La faccia efteriore del monte , nelle par-
ti non guade , appariva tutta coverta di terra vegetabile j ma
fotto querto ftrato di non molta denfità , il tremolo difeoprì
N un
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I 5 T 0 RIA DEL TREMOTO
j3 '
un ammafTo di arena, che è di molta profondità. In elfo ri-
trovammo molti frantumi di tcjlacei .
299. OltrepaHammo il fiume , e ci trovammo a villa
d’ un guado pericolofo . L’antica firada erafi perduta , e in fua
vece era fucceduto un patio difallrofo , che fi formava da un
campo di arena tumultuariamente ivi prodotto dalla rui/ia di un
monte, che nella fommità era coverto di terra vegetatile, e di
viti , e che nell’ aperto , e Iquarciato fono altro non contenea
che un’arena in parte fottiliifima, e in altra parte eterogenea,
e ghiajofa. In quell’ arena vi fono copio!! frantumi di te llacei,
e li rinvengono molti nicchi di veneri. Quivi il piede profon-
da moltilfimo , non meno per la fragile condizione del fuolo
arenofo , che per la frequenza delle folle inacquate , le quali
per là entro s’ incontrano : circoflanza , che rendono un tal li-
to fommamente difallrofo .
300. A {lento oltrepalfammo quello campo ; ma non tro-
vammo dopo fentiero migliore , e meno infido . Ci convenne
di battere una dirada , la quale da finillra ha il monte , che
annunciammo, e da diiitta n’ha un altro della ftelfa cofìitu-
*ione del primo . Dall’ uno , e dall’ altro era precipitato un
prodigiofo ammalTo di arena , che oltre di rendere dilhciliffimo
il palio per tale angulla via , il rendea ancora pericolofo per
la facile caduta di quel materiale fragile e fcorrevole , che
li contiene nello Iquarciato feno degli lìelli monti .
* * * *
301. Ollervammo Basì, e Aquaro di Arena, e trovam-
mo
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Delle Calabrie. 99
mo che tutto era avvallato , e chiufo in un milerando sfa-
fciume. Vi erano ne’ terreni alcuni piccioli fquarci ; ma co ,
che meritò attenzione maggiore , fi fu che incontrammo molti
di quegli fteflì fegni circolari , fomiglianti a quelli ', che lun-
go le rive della Meftma , andando da Mutati a Soriano , erano
nati da emerfioni di acqua fiotto l’impeto de’ tremoti.
* * * *
301. Gli edificj del refio di quello difiretto furono ri-
dotti in un confufo rovinìo j ma non vi furono fenomeni
Angolari . I malli mi furono quelli , che già altrove notam-
mo , allor che parlammo di Jerocarne : i mediocri furo-
no quelli , che olfervammo in Arena : e i minimi furono
quelli , che avvertimmo in Basa , e in Aquaro . Nel refio
de’ villaggi , cioè Brazzarìa , Ciano , Limpide , Meliano , Po-
tamia , Proni a (1) , e Segnatone, non vi era fenomeno di con-
feguenza , in fuori del difaftro avvenuto ne’ rozzi abituri .
* * * *
303. Quello feudo ha non breve territorio ; ma non ha
folido terreno . E’ abbondante di aque fluviali ; ma vi s’ igno-
ra l’utile ufo, che far fe ne potrebbe pe’ prati, per gli or-
ti , e per molti mefiieri . Non si abbonda dì grano , ma per
contrario v’ha bafiante copia di granone . Vi ha molti oli-
N 2 veti,
(l) Qttefìo picciolo villaggio dee crtderji eretto in età pofleriore a quel-
la di Mjr.hoti , ‘ di Fiore, perebì amendue non ne fecero menzione.
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ioo Istoria del tremoto
veti , belle difìcfe di viti , e folte felve di caftagni . Oltre a
ciò vi ha abbondanza di gelfi , e in confeguenza vi ha non
picciola induftria di feta .
3 04. Mal grado tante doti naturali , la popolazione è mi-
fera j argomento decifivo che o'ia popolazione è fcarfa per
tanto terreno , o che i poflìdenti fono .pocìti , e molti i non
polli demi , o che ne’ proprietarj , e nelle mani J' opere non
v’ è induftria nè fuperiore , nè equivalente al bifogno .
Gaiatro , e Piai j ano .
. 305. Se in Gaiatro vi furono confiderevoli guai in Plai-
Jano , altrimenti nominato Prclzano , non vi furono minori di-
fafìri. Il fovvcrtimento ma (Timo però li rinveniva ne’ terreni:
in quelli li fecero frequenti, e gravilTime lacerazioni..
306. Quello territorio non è vallo , ma abbonda di gene-
ri proprj al comodo , e alla neceflìtà della vita .
Feroleto della Chiefa .
307. Poco lungi da Plaifano 111 Feroleto , che diceli
della Chiefa . Quello paefetto fu percoifo , ma non diftrutto .
Ne’ Tuoi terreni vi fono leggeriffime fenditure. Quivi vi fono
acque minerali folforate , e ferrigne ; ma non vi furono nè
emerlioni di acque, nè fpargimenti di odore di lolfo , nè cadde
in mente ad alcuno di que’ contadini di fupporrc ciò, che le
doti naturali del luogo avrebbero potuto far imaginare .
• . Carìd j,
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Delle Calabrie. ioi
Cari dà . e faoi Villaggi.
308. In Carila , e fuoi villaggi trovammo di paflò in paf-
fo frequenti rivolgimenti di terreni , col doppio fenomeno che
in efli allo sbalfamento offervammo unito l’innalzamento oltre
al livello ordinario del fuolo. In mezzo a quelli fconvolgi-
menti non poterono le piantagioni , le viti , e gli olivi non
eflere a parte del fovvertimento foiTerto dal terreno , che fer-
viva loro di bafe ; quindi alcuni alberi di geli! , e di ulive
rimafero fchiantati , e qualche picciola porzione di viti rirna-
fe devallata. E* a notarli che Caridà ha un terreno fodo, e
montagnofo ; e pure , malgrado la fua relillente natura, non
ebbe forte migliore de’ terreni del piano , e di più fragile
conlìtìenza . Quella fu la prima volta , che ci riufei di tro-
vare un qualche órdine nella direzione delle ruine delle fab-
briche . Elle nella parte maggiore erano dillefe , e piombate
da mezzogiorno a oriente ; c nella minore (lavano per l’ oppo-
(lo dirette , e crollate da oriente a mezzogiorno . Ne’ rivolgi-
menti de’ terreni però quella legge era fallace , perchè quivi
i fowertimenti ebbero una indeci fa , e varia determinazione,
309. Quelli difaflri fono per Caridà , e i fuoi villaggi.
Cioè S. Pietro , e Cheropoli , tanto più dolorofi , quant’ è angu-
(la 1’ ellenlionc de’ territorj di quello picciolo feudo , il quale
è mifero abballanza , e fcarfo di abitatori , e di generi ne-
celfarj al comodo della vita , checché ne pretenda il Fiore ,
opponendofi al Barrio . ,
Sore~
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ioì Istoria del tremoto
Soreto , e fuoi C a fili ,
310. Nel feudo di Soreto , uno de’ due Alimi già di-
ftrutti , non incontrammo altre ruine lignificanti , che quelle
de’ miferabili abituri , i quali furono compiutamente diroccati .
Fochi, e difperli fquarciamenti ollervammo ne’ terreni , e , con
un modo fùgacUfimo e capricciofo , trovammo alcuni alberi
Schiantati dalla lor fede, non già fucceflìvamente , ma in di-
ftanze ineguali .
31 1. Olfervammo però nelle fponde del fiume Cenate
un fenomeno , che non avevamo mai più -altrove oilervato.
Vi erano di palio in palio alcuni de’ folitV- eeichj , nati dall’
emerfione dell’acqua; quefti erano di mezzana grandezza, ma
lungi dall’ effere allo ftelfo livello della rimanente parte del
terreno , in cui erano nati , elfi erano depredi , e intrulì nel
fuolo alla profondità ove di un palmo in circa , ove di quali
mezzo palmo . La loro fuperficie non era al folito quali pia-
na , ma molto inclinante al concavo . Quella era coverta di
arena cenerognola . Di quefti cerchj ne incontrammo tre lun-
go le fponde del fiume ; e due ne’ terreni vicini alle rnede-
fime . La loro interna Struttura , mal grado la diverfità
della fuperficie , e la novità della deprelfione del fuolo era a
foggia di cono , e in conleguenza eguale alla Solita , che al-
trove descrivemmo, e. che prefentava l’imagine d’un imbuto.
312. I villaggi di Soreto fono Da /fini , Donami , e Me~
licucca , foprannomato di Soreto .
Borrel-
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Delle Calabrie. io
Borrello , e fuoi villaggi .
313. Borrello dà nome a un feudo , di cui elio è la
più mi fera , e minima parte. Non ottante la fua ben alta fi-
tuazionc , è uno de’ più malfani foggiorni della Cabiria ultra .
Ha territorio naturalmente foggetto agli fragni , e ingombra-
to da paludi . Vi fi unifcono gli affiati maligni , e non lonta-
ni d’ un fiume , che corre a ingrandire il Pe trace colle acuite
del Melama , e del Cenate .
314. Barello fu mifcramenle dittrutto, e non vi avan-
zano nel luogo , ove fu limato , che i rozzi rottami della fua
ruina . In un angolo del fuo territorio , e propriamente in
quello , che è denominato il Fondaco , incontrammo que’ cer-
chj , che altrove deferivemmo , e che fono indici di acqua
emerfa dal cavo della terra. In efii notavafi una diverfità fiam-
ma di diametro . Nella maggior parte n’ era molta , e fuori
dell’ ufaro la grandezza : nella parte minore era varia , c mez-
zana . Da Borrello fino alle vicinanze di Lpariana ne contam-
mo nove. In cinque di elfi vi era molta profondità di terre-
no. Ve n’ eran due, formati in modo particolare . Il loro
perimetro, che era a livello della rimanente fuperficie della
terra, appariva tutto irradiato, e fegnato di rime fonili , fu-
perficiali , e lunghette . Nel vano di quello perimetro s’ in-
trufe , e deprette il terreno alla profondità di tre palmi in
circa in uno , e di quattro in un altro . La fuperficie era
quafi concava, e fparla di arena fluviale, ma fottiiilfi ma. L’in-
terno vifeere , aperto e con diligenza eliminato , fi trovò
d’eifere a cono , e della flelfilfima natura degli altri ccrchj
giù
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Delle Calabrie'. 105
terreno è un ammalio gregario di loto inacquato , di creta
faponacea , di limo nericcio , e di moltilfima arena mobile , e
fottiliflìma .
319. In quello aggregato di valli, di {lagni , e di pie-’
ciole colline nel dì 5 di Febbrajo fi produlle lotto 1’ impeto
del tremoto un generale rivolgimento . Fu eruttata , e fuori
fpinta dal cavo della terra folenne copia di acqua : fu tutta
rivoltata la mafia del terreno , che dianzi deferivemmo : fina
da’ cardini furono agitati , e fuori della loro fede efpulfi , e
vibrati molt i alberi di gelfi , di ulive , e di callagne , e con
quelli , l’erbe , le canne , e le altre piante palullri furono fvelte,e
trafcinate j e quindi , rendutofi come fluente e fcorrevole , tut-.
to quello tumultuario ammaliò di terra inacquata , di alberi , e
di piante , con moto vibrativo , e ferocemente rapido cangiò
fòggiorno, foverchiò il letto delle valli, e i fianchi del mon-
te , e corfe lungo fpazio di lìrada ruinando , e opprimendo
animali , territorj , e quanto gli fi parò dinanzi .
320. Noi in tale luogo non trovammo orma alcuna nè
d’ acqua termale , nè d’ acqua minerale fredda . Altro non ifpe-
rimentammo che quello He fio grave puzzore , che fpirar fuole
dagli Itagni , e dal fondo fconvolto d’ un limo , d’ una terra
inacquata , e nera , e d' una creta faponacea : cofe tutte , che
fono fempre ridondanti di foftanze animali, e di materie ve-
getabili imputridite.
321. Non neghiamo che molte cofe furono afferite fili-
la fede delle relazioni ; ma quelle appunto per la loro varie-
tà , e per la difficile concordanza delle voci de’ malaccorti
relatori , furono per noi cosi fofpette , che in tutta la fpedizio-
O ne
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lofi Istoria dei. tremoto
ne ci facemmo un dovere di non predarci fede,fe non quan-
do i rifcontri ricevutine fodero dati tanto, e sì amantemen-
te uniformi , che non fi avede potuto temere dalla minima
difparicà .
312. Non incontrammo nelle rimanenti parti del terri-
torio di Born-llo altri fenomeni degni di elTere notati . Egli
è vero che vi fi rivennero di tratto in tratto alcune lacerazioni
di terreni, ma quede non erano gran fatto eccedenti La sfera
del mediocre . Le difgrazie, avvenute negli abituri degli altri
villaggi, cioè in Bel lauto ne , Candì Jone , Serrate , tStiritanto-
nc, furono tali che quello , che ne rimane , non è fervibi-
le , o non vale la pena di eder confervato. Quell' ultima cir-
co danza è tanto più vera , quanto è giudo il defiJerare che
a tali vilLaggi fi proccurade fito meno iniquo, e meno infalubre
di quello , che aveano , e che avranno Tempre fino a quando
non fi allontaneranno dagli dagni , e da’ luoghi paludofi dian-
zi deferitti .
323. Quedo feudo ha territorio edefo , e corta popo-
lazione ; quindi è facile a capirli in quale fvantaggiofa fitua-
zione vi fi trovi l’ agricoltura .
** • ' f # .
Filocajìro , e fuoi Villa agl
31+. Per ferbare un certo regolare itinerario, faremo
qui brevemente parola di ciò , che avvenne in Filocajìro , e
«e’ luoi villaggi . Il tremoto del dì cinque di Fcbbrajo portò la
defolazione non meno Tulle abitazioni di Filocajìro , che fu
quelle de’ fuoi calali Corone , Limbadc , Mandarono , detto alt ri-
• 1 tr.cn-
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Delle Calabrie. 1 07
memi Mandaradoni , e S. Niccolò de Legijlis . Qued’ ultimo
luogo prefe la denominazione dal magnifico tempio eretto , e
riccamente dotato co’ beni della fovranità dal Re Ruggiero
folto il nome di S. Niccolò. Quello tempio da’ monaci di «f.
Bernardo pafsò in altra mano ; e quindi la fua dote , frutto
di fovrana munificenza, foggiacque a vario fato(i), e cangiò
natura (1) .
Nicotera, e fuoi Cafali ,
315. Non ebbe forte migliore Nicotera to' fuoi calali .
E’ vero che la difgrazia più attiva cadde su Commcrconi , ma
non è perciò, che Nicotera , e gli altri tre cafali , cioè Co-
roniti , Badia , e Breytoni folfero rimali atti a prellare un fi-
curo afilo alla popolazione . Pe’ di ladri avvenuti in Nicotera
può vederfi il Rame , fegnato col num. XXIII.
326. Non neghiamo che egualmente nell’ accennato di-
Eretto di Filocajlro , e in quedo di Nicotera fi abbonda di
viveri , e di comodi neceffarj alla vita; ma fe fi porrà men-
te pero alla quantità de’ terreni ; e fi vorrà equiparare a tan-
ta dote di fondi la fcarfa popolazione , che vi ha nell’ uno , e
nell’ altro feudo , fi vedrà chiaro che manca la proporzione ; e
li feopriranno le vere ragioni, onde uafee non folo L'ineguale
agiatezza de’ naturali di quefti luoghi , ma anche il difeapito,
che quivi foffrono i terreni da’ vizj deila propria codituzione,
avvalorali dalla mancanza di mani d' opere , equivalenti per
numero al bilogno.
O 2 327.
(1) Mara fiori Croniche di Calab. I. 2. p. 122.
(2) Pacichclli Regno di tijp. pori. 2. p. 11 8. >
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Io8 Is TO' RI A DEL TREMOTO
i 317. Di fatto ficcome non pub negar fi , che in tali luo«
ghi vi ha fopralbondanza di terreno ; così non pub non ve-
deri! d’ eifervene moltilfimo , che rimane inutile , 0 non be-
ne operato . La qualità del lito è viziofa , perchè ha un fuolo
molto inacquato (1). Vi ha non ifearfa porzione occupata da
boscaglia ; c di quella llefla porzione , che è piana , ve n’ ha
parte, che fovente rimane inondata dalle acque: vizi, che po-
trebbero emendarli , o non vi fi rinverrebbero , fe i poflidcntl
non folTero pochi , e la popolazione folle maggiore .
3i3. In quelli territorj fi produffero molte fenditure .
Tu fama che da alcune di quelle aperture folle sgorgata a ri-
bocco un’ acqua calida nel territorio di Nicotera fra’ rivolgi-
menti prodotti nel dì S di Fcbbrajo .
- * •• . .... . . ^
Rofarno .
: 329. Drizzammo i palli verfo Rofarno. Lungo la Arada ,
che dal luogo, detto la calata di Simeone, conduce al fiume , incon-
trammo picciole lacerazioni di terreno ; ma cib , che meritb
fomma attenzione fu la copia , e la frequenza di quelle macchie
circolari , le quali , come in più luoghi abbiamo detto , fono
indici dimoftrativi di acqua , ufeita dal cavo alla fuperficie
della terra.. Quelli cerchj erano di varia mifura ; generalmen-
te perb elfi apparivano ben più grandi degli ordinarj , e di
tutti quelli , che altrove avevamo olfervati .
330. La loro fuperficie appariva quali concava, e rico-
perta di un’ arena cenerognola , e micacea , la quale era finif-
. . . finta ,
(1) Barrius /.a. ». 14. p. 15 1,
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J
Delle Calabrie; i 09
lima, e fenza il minimo fegno di glutine, e di concrezione.
Alcuni di quelli fegni trovavanfi in fito rimoto dal fiume , e
altri quali fui margine del medefimo . Dalla ragion del
fito non parve che potè (Te defumerfi alcun lume , onde fidare
il maggiore , o minore diametro de’ cerchj , e in confeguenza
la maggiore , o minore emerfione delle acque. Indi (tintamen-
te noi trovammo la IleiFa varietà nella mifura di elfi egual-
mente accanto al fiume , che ne’ liti da quello ri moti .
331. Fu notabile che in molti ditali cerchj odervavafi
una elprella imagine di ciò, che notammo in quelle macchie
circolari , che vi erano nel dilìretto di Borrello , e che avea-
no la fàccia a terreno avvallato . Se ne vegga il Rame legna-
to col num. XXIV.
331. Con molto accorgimento cercammo di aver novel-
le della verace , e leale condizione di quelle acque eruttate j
ma con illrani modi altri aderiva che l’acqua erali fperimen-
tata bollente , e che taluni n’ erano rimafi offeli fino al grado
di aver per qualche tempo confervati fulla pelle i fegni della
fofferta fcottatura . Altri ciò negava , e giurava che l’ acqua,
era fiata folfurea , e talmente fpirante l’ odore di zolfo , che
l’aere n’era rimafo tutto ingombro. Altri finalmente fmenti-
vano tali voci , e affioravano che 1’ acqua eruttata non ebbe
mai altre qualità che quelle fìelfe , che ha l’ acqua naturale del
fiume . In tanta confufione di contraddittorie dicerie ne creda
ciafcuno ciò, che più gli aggrada; a noi è parato un dovere
il riferire fomiglianti equivoche vociferazioni , perchè il pub-
blico vegga che nulla li è traforato , e nell’ atto fiedo com-
prenda con quanto maturo conlìglio conviene prefiarfi a’ rap-
porti
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no Istoria del tremoto
porti degli uomini in un cafo, ove lo fpavento,la prevenzio-
ne de’ fi demi , e l’amore del meravigliofo offiono frequente
occafione di prorompere in precipitofi giudizj .
333. 11 fiume di Rofarno è il depofitario delle acque di
molti fiumi , i quali , uniti in elfo , formano il Mctramo . Si
dà per collante fenomeno che quello copiofo volume di acqua,
fotto il tumulto , e ’i rivolgimento del primo terribile tremoto
del dì 5 di Febbrajo , lì arrellò prima nel fuo corfo , ed indi
elevoflì tanto, che traboccò fuori del fuo letto . Potrebbe Ila-
re che ciò folle avvenuto j ma quel , che non ammette conte-
fa , lì è che quello fiume corfc così rapido, e con piena tan-
to eccefiìva,che foverchiò pane del magnifico ponte, e vi la-
fciò fegni decifivi dell’ urto ivi fatto , danneggiando una por-
zione di que’ legni , onde quel ponte è coflrutto .
334. Rofarno fu da cima a fondo dillrutto a fegno, ché
una confufa e indi Aint a ruina ora ricopre quel fuolo, ove fu-
rono i fuoi edificj . Si vegga il Rame, fegnato col num. XXV.
' 33S- Mota parte della dirada pubblica, che da Rofarno
conducea a S. Fili , è in oriibile modo devafìata, talché in
ella vi è un fito , per ove è imponibile il palTarfi • e quindi
è convenuto di follituire alla dirada antica , già diruta e na-
bilfata, una nuova femita, che è ancor ella incomoda , e di fa*
llrofa più che abballanza .
S. Fili.
336. S. Fili , villaggio di Rofarno, fu annientato . Il fuo
territorio fu in varie parti lacerato, e foprattutto a Compizzi j
ove
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Delle Calabrie'. ih
ove il terreno fi squarciò con profonda , e lunga fenditura.
Lungo il fiume , che ne bagna il di (fretto, fcappo fuori acqua
dal cavo della terra , e quindi incontrammo alcuni de’ foliti
cerchj , prodotti dall’acqua emerfa. Que di non erano nè fre-
quenti , nè grandi , nè diverfi dagli altri , che altrove de-
fcrivemmo .
337. Dal piano del territorio di Rofarno fino alle bali
della corona de’ monti areno!! di S.Fili c’imbattemmo in po-
chi , e piccioli cafamenti rurali didrutti .
.333. Ne’ monti poi ollervammo una perpetua alterazio-
ne . La loro faccia , e propiamente quella , che guarda il fot-
topofto fiume, e che volge li da occidente a mezzogiorno, è qua-
li tutta da cima a fondo rabbiofamente fcorticata . Somiglian-
ti laceramenti , fatti nella faccia di que’ monti , fono a folchi
fuccellivi , e perpendicolari: quelli continuando dalla cima fino
alle bali, offrono l’ imag'me di tante picciole vailette, incavate
nel corpo de’ monti (beili . Con tali fquarci fi rendette mani-
feda l’ interna condizione del vario materiale , onde fono com-
pode le alt illune , e vade moli di que’ monti .
339. In effi vi ha terra vegetabile ; ma queda da per
tutto è di mediocre bontà , fcarfa , e di una denfità fuperficia-
le , e non molto profonda .
340. Succede un denfo , e ben alto drato di arena di-
fciolta , e mida di ciottoli fluviali , e di pietre igncfccnti .
34.1. Sopravviene largo , e profondo drato orizzontale
duna creta concacea y da cui edraemmo alcuni tejiaceiy che ora
efidono nei nodro mufeo di doria naturale .
' 341. A quedo drato trovali fottopodo un gregario am-
ando
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I 12
Istoria sei tremoto
mallo di arena , di treccia indeterminata , di terra nericcia , e
di ocra giallajìra ; c quindi fi perviene a quelle bafi , che fo-
no a livello del vicino fiume , colla circofianza, che in ap.
proffimarfi a tale termine, crefce il numero, e ’l vario volu-
me de’ faffi , non già aumentandoli a Arati , ma si bene in-
terrottamente , e come fe elfi giaceflero in una confufa mal-
fa di eterogenea arena t a li creta , e di loto. La figura di que-
Ai faffi è irregolariffima: ve n’ha de’ malli ben grandi j ma
più frequentemente ve n’ha di que’ , che fono di mezzana gran-
dezza, e uniti ad altri, che pajono rottami di pezzi maggio-
ri. Non fono tutti della Aelfa natura; vi ha in abbondanza il
rozzo granito , vi fono alcuni pezzi di quarzo , e vi è molta
pietra ai enaria volgare .
34.3. Meritarono foprattutto molta attenzione alcuni malli
di un materiale nereggiante , che a giacitura interrotta fi 0 lTcrva
tra gli Arati di creta , e que’ -di arena . Que fio ha tutt i ca-
ratteri della creta fulignofa del Wormio , che ìVallerio chiama
fchijìo nero , friabile , e inquinante , ed ha molta limiglianza
alla pietra ollaria , e alle terre Ampeliti (1) , per ciò, che
riguarda 1’ ufo di formarne rocchietti , o pafielli , o altri or-
digni da difegnare . Noi ne raccogliemmo qualche porzione
per ornare il nofiro mufeo di Aoria naturale , ove al prefen-
te efifie .
< 344.. Tutta la faccia di queAi monti , come dicemmo ,
fembra fcorticata,e non è infrequente l’oflervarfi che di trat-
to in tratto geme lungo 1’ altezza di effi una picciola quanti-
tà di acqua , che Igorga dall’ interno , e feende ferpeggiando
con
(l) Bomar. Miner. pag. igg. e IIJ.
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Delle Calabrie. ii*
con lento moto per qualche fpazio delle aperte mafie , ed ora
fi afconde , e fembra all'orbita , ed ora nuovamente appare , e
bagna diverfe parti del dorfo della rupe .
3+5. Ci fcolìammo dal fiume , che ci rimafc alle fpal-
le , e cercammo di guadagnare la fi rada , per cui fi fiale a
if. Fili . Quivi trovammo rivolgimenti di lignificante eftenfio-
ne ne’ terreni ; e ci convenne di palla re per un guado non co-
modilfimo , nè molto ficuro e per l’ afiprezza della làlita , e
per le perpetue lacerazioni de’ due monti , i quali , per la
loro condizione arenofia , e facililfima allo fcoficendimento ,
minacciano a ogni punto di negare libero il palio a chi per
là entro s’ immerge .
34.6. Superate appena le alture, i terreni, che s’ incon-
trano , fono in orrido modo fquarciati,e minati: tali fono fipe-*
cialmente quelli , che giacciono fiulla diritta colla direzione al
fi) tropo fio piano del fiume . Di quelle fquarciature ve n’ ha
picciola quantità dalla fini lira della firada $ e di effe non fe
ne rinviene più il minimo legno dopo un centinajo di palli
dall’aperta mina.
* * * *
347. Tutto il feudo di Rofamo ha pingue territorio j ira
la popolazione non vi abbonda pioporzionaiamente per poterli
utilmente far ufo de’ beni , che la natura ivi prefienta . La copia
degli fiagni , e delle paludi o non indica abbondanza di po-
polazione , 0 non è pruova di popolazione indurire, e felice.
S. Fili era un villaggio di cento abitatori , o poco piu j c
per contrario ha territorj efielì , ed atti a nutrirne due mila
almeno. P 348.
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1 Istoria del tremoto
34.8. Nel luogo , ove fu l’ antico diflrutto Scanna , e
donde per avventura furfc negli fcorli fccoli Rofamo (1) ri-
trovanti talora alcuni bei vafi di lavoro Etrufco , e altri orna-
menti dell’ ingegnofa antichità .
349. L’aere di Rofamo è incomodo d’inverno, infalu-
bre , o di equivoca bontà di primavera, e mortifero di (late , e
di autunno . Nel di ft retto di S. Fili per l’oppolìto vi fono luo-
ghi di ameno , e fano foggiorno , foprattutto in quc’ fui , che
fono rimoti All Jeropotamo , e dal Vacale .
350. Pub ben dirli che per molte miglia tutto quel ter-
reno , che Ha da man diritta del ponte lungo il mare , c molta
parte dell’ altro , che Ha a dirimpetto dello Hello ponte verfo
il lato di occidente a mezzogiorno , è un fucceffivo , e perpetuo
feno di paduli , che riefce d’ incerto bene alle finanze de’
pofiefiòri de’ fondi , e di grave , e certo danno alla falute de-
gli abitanti ; di fatto li legge loro in vifo l' awcrfa , e incer-
ta falute .
351. Da quella medefima fventura fono afflitte le cir-
convicine campagne di Droft , di Riziconi , e di Gioja . Elle
fono per lo più paludofe , e inacquate; e quivi l’aere, che
nella Hate , e nell’ autunno li refpira , fa un barbaro governo
della falute , e della vita .
351. A cotefli vizj naturali del luogo aggiugner li deb-
be la poca cura , che ha il volgo di tener lontani i fateliiti
della putrefccnza , e dell’ impurità . Univerfalmente preflo al
popolaccio noi trovammo divenuta quali malattia popolare la
fcabbia . Non è però a tacerfi che cominciammo ad olfervarne
• la
(t) Maraf. I. ». p. li».
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Delle Calabrie. 113
la nafcita fino da Calabria citra ‘ e poi ne trovammo accre-
fciuto il danno in Calabria ultra. Vedemmo che quello lordo
male era più frequente , ed ellefo in quella fielfa ragione ,
che le mine erano fiate maggiori , ed a mifura che la per-
dita de’ comodi era fiata più folenne , o la miferia più gra-
ve , e più compiuta .
353. Stimiamo neceffario l’ avvertire quelle cofe per
la circofianza che noi trovammo ftabilita la falfa credenza
che cib fi dovette riguardare come un effetto di tremoto. Il
che è così vero che fovente fentimmo criminare l’èfalazioni
folforate, e quello Hello zolfo , che è uno degli amici più in-
nocenti della pelle , e che lungi dal nuocerle , è anzi una me-
dicina atti vidi ma per correggerne i vizj. Quello articolo farà
da noi efprellamente trattato nell’ epilogo generale al capitolo
de’ danni recati dalle confeguenze del tremoto alla pubblica falute.
Polijìena , e fuoi Villaggi.
354. Eccoci alla patria del dotto autore delle Cronache
di Calabria il P. Girolamo Marajioti da Polijìena .
355. Quello paefe fu diftrutto dal tremoto. Quivi ad
ogni palio incontranti mine j e 1* infelice Polijìena è un muc-
chio di falli , di legni fchiantati dalla loro fede , e di ter-
raloto .
356. Egualmente nell’abitato , e nel fuo recinto non
vi fu altare , non vi fu tempio , che rinuncile nel minimo
modo rifpettato .
357. Ad onta di tanti generali difaftri , avvenuti nelle
P 2 fab-
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ii6 Istoria del tremoto
fabbriche più alte , e più viftofe , vedemmo confervate , e
fuperfiiti a tanta ruina alcune rozze cafe, limate all’ingreffo
di Polijìcna j c trovammo fpecialmente intatta un’ angufta, e
taira cafuccia appiè della montuofa firada , per ove valli all’
ampia pianura , fu cui la nuova Polijìerui or forge . Quella
immunità parve tanto più notabile , e flrana , quant’ era do-
loralo il vedere che tutti gli edificj facri , e profani , i qua-
li elevavanli intorno intorno a quella cafuccia , furono tutti
dall' alto al balfo diroccati , e involti in una rovina così di-
fordinata , che non fu polìibile il prenderne il filo , e capire
nè per quale direzione cadettero, nè qual parte delle fabbri-
che folte fiata la prima a folfrire il devafiamento , e a firafci-
nar quindi le altre in confenfo della mifera fua forte . Per com-
prenderne tutta la confufione , balli il riflettere che i tetti era-
no fiati nabilTati , e per così dire , intrufi violentemente nel
più profondo delle ruine , e che le fondamenta delle fabbri-
che apparivano efpulfe dal fotterraneo loro cavo , e tutto il
refio de’ muri avea la figura di una maceria di rottami, in-
dillintamente e col più difpettofo azzardo milli, e cumulati.
358. Ad onta di tanto rovinìo fu notabile ancora un’
altra indulgenza praticata col rufiico ponte r che Ila fui } ero-
fot amo . Appena in elio fu malmenata , e alquanto fcilfa , e
fcantonata qualche picciola parte della fabbrica , che ne cullo- .
difce i laterali ; e pure ciò avvenne nell’ atto fielfo , che gli
edificj della Chiefa madre , e quelli del fontuofo palagio ba-
ronale , che non lungi forgeano , furono da irreparabile defini-
zione forprefi , e guafiati .
359. Simile difcretezza fu altresì ufata co’ piccioli pi-
lafiri,
Delle Calabrie.’ 117
laftri , che trovanfi nel deli zio lo laberinto del giardino baro-
nale , nell’ atto che intorno intorna tutto è confufione , e de-
vaftamento .
360. Il Jeropotamo partiva in due porzioni ineguali la
di fi rutta Polijteiu . Tutto il terreno , appartenente al lato fu-
periore del fiume , e che dalla finiftra del medefimo giace lungo
la linea, che li ftende da ponente a muejlro , rimafe intatto,
e in elfo non fi ravvifa alcun minimo vefiigio di fenditura.
361. Non pub dirli lo Hello, di quel lato , che Ha di
là dal ponte fulla dritta del Jeropotamo, e che fi eftende da
greco , c fcirocco . Quivi le ruine delle fabbriche fono eguali-
a quelle dell’ oppofto lato • ma diverfa n’ è la forte de’ terre-
ni. In quelli vi ha folo nabilfamento in alcuni luoghi, in al-
tri femplice elevazione , e in altri un capricciofo milito di
terreno elevato, e di terreno depreifi).
362. Ma ciò, che fa l’importanza più notabile del fe-
nomeno, fi riduce a due articoli . Il primo riguarda una gra-
ve , e lunga fenditura di terreno , unita al nabi 1 fa mento -
Il fecondo fi appartiene , per così dire , a una immunità pra-
ticata con una porzione di fabbrica , e di terreno, nell’ atto
fteifo , che lenza eccettuazione furono difirutte , e fpaccate
tutte quelle rimanenti parti della fabbrica , e del terreno , le
quali (lavano nella medefima linea , e in fituazionc continua .
Siccome il fenomeno è interetlànte , cosi filmiamo di dcfcri-
verne tutto il carattere paratamente .
36 3. Dal lato del mezzogiorno a oriente fulla dritta del
Jeropotamo vi è una efienfione di terreno , in cui fiavano li-
mati il tempio , il convento, e ’l giardino de’ Cappuccini .
Quivi
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n3 Istoria del tre si oro
Quivi nacque col tremoto una orribile rivoluzione , la quale non
fido didrude compiutamente tutte le fabbriche , ma produde
nella pai-te più inferiore , e meno alta di quelli liti una fo-
lcirne fenditura di terreno , fiaccandone la parte lacerata , e
vibrandola di là dal redo , a cui trovavafi per naturale pofi-
zione unita ; e ciò per la dilìanza di palmi 12 in circa ne’
mailìmi tratti, e di minore diftanza ne’ tratti minori.
36+. In quella fenditura , e ne’ terreni laterali era no-
tabile che fuperiormente„ e inferiormente gli argini non era-
no nello dedo livello ; in alcuni fpazj il terreno era viabil-
mente nabiilato alla profondità di quali 14. palmi : in molti
era depredò inegualmente ove per quattro , ove per tre , e ove
per due palmi: nel redo degli fpazj gli argini erano nel loro
livello naturale , fenza avere fofferta la minima alterazione .
365. Non fi dee però tacere che in alcuni pochi tratti
di rado in rado, trovavanfi, egualmente negli argini fuperio-
ri , che negl’inferiori, alquanti pezzi di terreno fmofii , e
crefciuti come fe fodero tante malie di materia fermentan-
te , umida , e molle .
3 66. Queda enorme fenditura va con direzione da fri»
rocco a levante , c poi torce verfo il greco . Comincia dal piè
della collina , ov’ erano i Cappuccini : s’ innoltra per una parte
della didrutta Chiefa , e del giardino de’ medefimi : pada ad
occu pare il territorio di D. Terefa Luciani , ove da in parte
fituato l’ acquedotto , di cui or ora parleremo ; e quindi fi eden-
de co n figura irregolare fino lungo il territorio , detto la Giu-
feppi na , tagliandolo quali a metà . Quivi pare a prima vidi
che termini $ ma s’ingannerebbe di molto chi fel credede.
3*7*
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Delle Calabrie. i 19
367. Sulla fin idra di quella fenditura, e non molto lun-
gi dal fallace apparente termine di elfa , partono alcune pic-
ciole rime , le quali eftendcndofi con varia mifura , fi fperdo-
no fu gli orli di un terreno , dal quale , con lacerazione a for-
ma di cerchio, fi è a piombo (laccata una fignificante porzio-
ne di fuolo . Quello fuolo , abbandonando il comune livello ,
fi è avvallato , e depredo quali alla profondità di quattro pal-
mi , e giace appiè delle circolìanti terre . Nel vano del mede-
fimo fi fono fatte die divjfioni .
368. Una di elfe confide in una porzione di fu per fi eie,
fulla quale non vi fono fenditure grandi , ma vi li veggono
varie rime fintili con direzione o tortuola , o a forma d’ ir-
radiazione j e l'altra fi ìiduce a una conca quafi circolare,
la quale è intorno intorno cinta , e circofcritta dagli orli del-
la fuperficie teftè citata . Quella conca in fe contiene molta
copia di acqua , emerfa novellamente dal feno della terra nel-
1’ atto del tremoto .
3^9. La fuperficie del fuolo fprofondato , che giace tra’
due perimetri del cerchio elìeriore , e dell’ interiore , è ine-
gualmente lata ove di due , ove di tre , e ove di quattro pal-
mi . Lo (lagno ha un diametro di 20 palmi in circa , ed è
inegualmente profondo , ove di dodeci , ove di otto , e ove di
fei palmi . L’ acqua , che vi fi contiene , è lutulenta , e co-
mincia a putire ; ma non ha niuno carattere di acqua mi-
nerale . Si vegga il Rame fegnato col num. XXVL
370. Oltre alla deferitta fenditura, circolare ve n’ha un*
altra nello Hello ditlrerto della (riufeppina , che ancor ella af-
fetta quafi la fi guia di un cerchio , con quella differenza però
che
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1^0 Istoria del ‘tremoto
che da ella non pare che fia giammai emerfa acqua in dofe
lignificante ; giacché tutto il terreno è afciutto , e l'olo confer-
va qualche legno di acqua tra la creta , che giace al fondo ,
e che appare alquanto molle , e inacquata . Dall’ orlo di que-
llo termine partono alcuni piccioli raggi di fenditura equivo-
ca , e di varia direzione . Quelli raggi dopo un lungo tratto,
da fottili che erano pria , e poco notabili , diventano fenza
un fuccelìivo ingrandimento alquanto larghi j e quindi con
varia ni i fura , e diverfa elleniione .li dirigono per varj fitti,
ben lontani dalla Gì ifeppina . Di fatto vi ha delle molte
fenditure lungo il terreno , che confina colle bafi del monte ,
ove poggia la terra di S. Giorgio : ve n’ ha ne’ terreni di
Ruota , e di Fra Carlo ; e ve n’ha finalmente in quelli della
contrada di C a fi guano , e di Gentile. Or tutte quelle fenditu-
re ferbano una incerta direzione , e hanno una mifura di la-
titudine , e di profondità quali tutta incollante , e iti nelfun
modo uniforme ; poiché alcune fono gravemente late , e pro-
fonde , e altre in grado mediocre , o minore del mediocre
Ile ilo .
371. Nel territorio di J). Terefa Luciani trovali , come
dicemmo, fiutata una porzione dell’ ac qui dotto. Quello è eftefo
per lungo tratto di (brada , e di terreno , ed è quello , che
racchiudendo un ramo del feropotamo , prefta infiniti beneftcj
a tutta la popolazione per l’acqua neceilaria a tutt’i bifogni
della vita , e per la macina de’ generi di prima neceffità .
372. Contro di quello utiliilimo inlìrumento di pubbli-
co bene il tremoto direlfe capricciofamente le fue forze , e
diilruggendone in un momento tutta quella porzione , che
da
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Ili
Delle Calabrie,
da ponente lì e (tende verfo oriente , e che poi , torcen*
do direzione , guarda verfo la Giufeppina , lafciò intana ,
e libera tutta l’altra rimanente parte dello (ledo , che fta
diretta verfo il lontano ponte , e l’antica Polijìena già di (trut-
ta . Con tale porzione di acquidotto fu altresì confervato il-
lefo, o poco maltrattato non folo il molino , ma anche qual-
che picciolo contiguo cafamento .
373. Lo fquarcio e ’l danno dell’ acquidotto porti» (eco la
perdita del corfo , e del beneficio dell’ acqua ; e queda nuo-
va ruina non potè non accrefcere l’ orrore della defolazione
comune .
37+. Il terreno , che fortenea 1’ acquidotto , non rimafe
immune da lefione ; poiché quella parte di eflò , che corrifpon-
deva alla porzione lacerata, e fcilfa dell’ acquidotto fteffo, fof-
frì un grave fquarciamento , che fi univa colla grande fendi-
tura accennata . Si vegga il Rame fegnato col num. XXVII.
375- La qualità degli (Irati apparenti negli fquarci , e
ne’ terreni era quafi uniforme in tutte le fenditure. Superior-
mente appariva lo (Irato di terra nera vegetabile : ne fuccedea
un altro arenofo, fluviale, e mirto di lapilli di varia mole :e
finalmente fulTeguiva uno (Irato di creta. L’unica differenza
fi riducea al color vario , e alla diverfa confidenza di queda
creta , poiché altra n’ era bianca , o quafi cenerognola : altra
afeiutta , e dura : altra inacquata , e molle .
— *•*■**•
376. Doloro fa fu la perdita de’ viventi , rimali fotto
le ruine della defolata Polijìena . Le vittime più numerofe
Q. furo-
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in .Istoria del tremoto
furono quelle , che vi fommini Ararono il fello mcn forre , è
la tenera età . Tra i falli del materno amore è giufto che non
lia taciuto , e trovi luogo un nobile documento della tenerez-
za del cuore di due madri infelici . Una di etTe avea feco un
figliuolo di tre anni, l’altra lìringeva al petto un bambino di
fette meli . Erano tutte e due nella ftanza medefima , quando
il ferale tremoto devaftò 1’ edificio , che opprelle , minando ,
colle innocenti creature le due povere madri . I cadaveri di
quelle furono ritrovati nella Umazione più dee ifiva, onde pro-
vare , che 1’ amor de’ figli infpirò alle madri un’ attitudine ,
che efponea fe flefie per cuftodire , e tener quelli dife li fot-
to la tutela del proprio petto: attitudine , che non può altra-
mente prenderli , fe non quando lì preferifea all’ orrore delia
propria perdita il fentiraento della tenerezza , e la cura di
confervare illefa la prole . Le due mifere madri fi trovarono
unite l’una accanto all’ altra , e curvate in modo da potere coll’
'inclinato dorfo apprettare ficuro tetto, e ricovero a’ figli, che
elfe , come afcondendoli , teneano tra le braccia afficurati .
L’ orrendo pelo della mina diè morte crudele alle due madri
amanti; e quelle, cadendo , fenza dividerli, opprellcro i cari
figli , che trovarono il fine della loro vita folto il pondo di
quel feno flelfo , che .dovea prefervarli da morte .
■377. Quelli cadaveri furono dilfepolti , e trovati con-
giunti nella politura accennata nel giorno n di Maggio.
Quei delle donne erano pieni di lividumi , e di putrido gon-
fiore : quei de’ bambini trovaronfi eficcati , ed entunli a le-
gno , che aveano ratto il carattere di uno fcheletro afeiuga-
to , e inaridito . Di tale doloralo avvenimento ne ricevemmo
con-
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Delle Calabrie. iij
concorde, e uniforme teftimonianza da molti uomini degni di
fede ; e di ciò in prefenza del nobililfimo Signore di Polijìi -
na ne fummo anche accurati non meno da B. Luigi Rodino ,
uomo di onertiflìmi cortumi , e di molta probità , che da
D. F rance fco Antonio Lombardo , medico fommamente onorato ,
e lineerò , e uomo , che farà fempre in ira a’ ciurmatori per
la fua intelligenza , e integrità .
378. yive in Polifcna una donna mifera, e di caden-
te età. Quella fu ritrovata viva fepolta fotto le ruine del
fuo tugurio : ivi giacque foftenendo un perfetto digiuno per
lo fpazio di fette giorni j e ne fu ellratta quali efanime , e
moribonda. Il malfimo fuo tormento ne’ primi dì fu la fe-
te , che le li dertò : dilTepolta , non feppe reggere all’ aperta
luce, e mancò: foccorfa , riacquillò l’imperio di fe fìelTa ,
ricufando però ogni alimento , c infaziabilmente fofpirando
1’ acqua . Cortei fu opportunamente ri dorata , e vide . Molti
dimandarono alla medelima qual’ era data la cura più divoran-
te dell’animo fuo fotto le ruine: dalle rifporte , che diede,
fi rilevò che ella ville , per così dire , vegetando per molti
dì , perchè dal tormento della fete , che in lei tenne in pri-
ma il inalbino luogo tra tutte le fenfazioni , cadde poi nella
privazione d’ ogni idea , e d’ ogni fentimento . Quella mi fera
donna è notillìma per la fua avventura a tutta la popolazio-
ne di Polijiena , e vive di pubblica pietofa fovvenzione .
379. Morte , che tanti ne opprelfe ,usò indulgenza con
un gatto del Canonico D. Michclangiolo Pilogaìlo . Dopo
quaranta giorni dalla rovina avvenuta fi tentò lo fcavo della
cafa del Pilogaìlo . Si abbattettero i fabbri in un caldajo mal
Q 2 con-
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Istoria del tremoto
114
concio , e fepolto fotto i rottami di quello edificio . Nel ri-
voltarlo , vi trovarono chiufo , e giacente in atto di placido
abbandona mento un gatto , che il Ptlo£a!lo avea creduto già
morto. Quello animale ufcì demagratiflimo , timido, vacillan-
te , e privo di quella ferocia , che è tanto alla fua fpecic na-
turale . Ora vive , ed è una delle non picciole cure del fuo
padrone .
g3o. Graviflime furono le perdite , che fi fecero . Com-
piutifiima fu la .definizione delle cafe rurali , e di tutt’ i
trappeti con gli ftrettoi da olio,
* * * *
381. Finora non ragionammo che di mine , e di orro-
re; ma fe è noflra cura di defcrivere fedelmente tutti gl’in-
fortuni prodotti da una fatale revoluzione della natura , non
è ancor elio un atto degno dell’ attenzione degli uomini aman-
ti del vero il non tacere i benefici operati dalla mano dell’
uomo in tanto difafìro? farebbe tanto iniquo il tacere di que-
lli , quanto difettofo il trafcurare la narrazione efatta di quelli.
382. Polijìcna offeriva la fcena più afflittiva del lut-
to , e della defolazione ne’ primi dì della comune fventura .
Polifena ora ha feco tutt’ i caratteri d’ una gioconda abbon-
danza, mercè l’amorofa cura del fuo Signore, illuflre germe
di una famiglia , che è fiata fempremai ricca di uomini gran-
di , e di rara virtù . Quelli riparò le mine dell’ acquidotto
con eftemporaneo provvedimento , e non lafciò mezzo inten-
tato , onde richiamare, e dellar la tranquillità , e l’energìa
nel-
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Delle Calabrie. 115
nell’ animo dell’ opprefla popolazione . Furono per fua opera
abbandonati i luoghi delle antiche diflrutte abitazioni, che
giaceano in una conca , in cui 1’ aere era non libero , e di
equivoca falubrità . Ad eflì fu foftituito un fuolo , che era
dianzi una ricca , e valla delizia baronale ; e fu offerto al
comodo della popolazióne non dall’ avidità , 0 dal viziofo in-
ftituto di porre a profitto la prepotenza , e la difgrazia , ma
da i fentimenti della difcretezza , e dell’ umanità .
383. (Fai vi rinafce Polì fieni in un colle di aere aper-
to , e faluberrimo j ma vi rinafce con giudiziofa fimmetria ,
c con ordinata difpofizione di fpaziofe ftrade , e di ampie
abitazioni eftemporanee , dirette non a foddisfare gli {limoli
della vanità colla loro ampiezza , ma a moltiplicare il mag-
gior comodo poflibile degli abitatori , e diminuii e al poffìbile
maggior grado que’ danni , che nafcono nell’ aere da quella im-
purità , che è indivifibile compagna delle abitazioni angufle ,
mal proprie , e affollate fenz’ ordine , e fenza il minimo ri-
fpetto alla falute pubblica . Se, ne vegga il Rame fegnato col
uum. XXVIII.
33+. E perchè nulla fi foffe oppofìo a così buon fine , non
fi è tralafciato modo , onde proccurare 1’ abbondanza di tutti
i materiali neceflarj a colìruire con intelligenza , e ragione-
vole folidità cafe di legno , così ben congegnate , che all’
eflerno fembrano di fabbrica , ma nell’ interno fono efenti da
tutte quelle ruinofe confeguenze , che includer poilono le fabbri,
che comuni in una" regione , ove mancano e i buoni materiali ,
e le cognizioni utili per fabbricare fondamente , ed ove gli
edificj alti fono prefto , o tardi occalìone di amaro pcnti-
" mento all’ignoranza, e alla vanità. 385.
1 1 6 Istoria dei tremoto
385. Quivi fi vedono attivamente rianimate le arti , e
favoriti molti mefìieri ; e ancorché vi fi defideri la perfezio-
ne , non vi fi notano però nè quell’ abbandonamento , nè que’
caratteri di ruvidezza , che così fpeiTo vedemmo in grado
fommo tra molte abitazioni di Calabria {labili ti .
386. Lodevolifiima è foprattutto l’ intelligenza, colla qua-
le s’invigila a confervare il buon ordine pubblico, e a tener
lontano da’ contratti il veleno roditore dell’ ufura : veleno ,
che in alcuni luoghi affiderà tutte le forze della popolazione,
ed efìenua la vita civile di molti miferi , per faziare 1’ avi-
dità di pochi prepotenti , che fono le piante paraffite del-
lo (lato .
337. In breve , quivi l’ agricoltura è con mediocre ra-
gionevolezza praticata • e Polijlcna è uno di que’ pochi luo-
ghi, in cui fi è faputo porre a profitto il non conofciuto,
0 il difprezzato teforo delle acque . Quefte fi trafportano da
per tutto pe’ campi, e per gli orti: ciò fi ottiene o col foc-
corfo di rullici canali di fabbrica , o più frequentemente
per mezzo di condotti incavati nel feno di grolle travi , le
quali fi afficurano , e fi mettono a giacere da una all’ altra
fponda de' territorj contigui.
388. ^Vi ha copia prodigiolà di ulivi , e fi prepara olio
eccellente ; ma è dolorofo il rimettere che il tremoto abbia di-
ttanti tutt’i numerofi trappeti , che vi erano in Polijlcna ,
e in Giorgio . Vi ha ridondanza di viti , che producono
buon vino , il quale potrebbe per altro eiler migliore , fe vi
fi ufaffe più induttria . Vi fi fa molto lino, e di accettabile
qualità . Vi è abbondanza di gelfi , ed evvi confiderevole an-
nua
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Delle Calabrie. izj
ima quantità di feta: genere di fuffidio , che per la defini-
zione delle fabbriche, li farebbe in quell’ anno perduto, fe
il provvido Signore di Polijìena non avelie maturamente in-
flituiti i mezzi opportuni , onde riparare a quel difeapito ,
che fi farebbe prodotto dalla mancanza de’ comodi necefiarj
per 1’ efecuzione di quella induftria .
389. Vi farebbero convenienti terreni , per non averli
penuria di grano ; ma la popolazione è più intenta a proc-
curarfi il granone , che’ il grano . L’ arte di formare i buon?
■pafcoli o non è quivi conofciuta, o è trafeurata. Vi ha cre-
ta , e vi fono vafai ; ma quella non fa purificarli abba danza,
e colloro hanno limitata ellenfione ite’ loro lavori .
390. Dicafi per grata confolazione degli animi fenfibi-
li al bene della umanità : quivi la pubblica forte , ad onta de’
palfati orrori, è coi! gioconda che con alterna gara gli ani-
mi di chi ferve , e di chi prefiede al buon ordine comune
veggonfi penetrati da laudevoli fentimenti di gratitudine , e
di beneficenza .
Mclicucco r
391. Ha Polijìena un picciolo calale, chiamato Meli-
cucco . Quello rimafe orridamente fconquailato . .
* * * *
392. Nella parte fuperiore di Polijìena fulla fini lira
della fua attuale fituazione , e propriamente ne’ colli , che fo-
no accanto al vecchio edificio di S, Elia , vi ha un piccio-
lo
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iìS Istoria dei tremoto
lo monte , e una valle , in cui vi fono lunghi Arati di pie-
tra arenofa , tutta fparfa di tejìacei purificati . Noi coll’ ope-
ra amichevole del Sig. Lomtardi ne raccogliemmo varj pea-
2Ì , che ora efiftono nel mufeo della R. A,
S. Giorgio i
393. Paffammo a S. Giorgio ] terra fituata ne’ rami
dell’ Appennino fu d’ un monte ben alto .
394.. La popolazione fofFrì danni gravitimi . Le abita-
zioni furono in parte diroccate ; ma nella maffima quantità
recarono foltanto lefe . Ne’ Tempj avvennero fenfibili difalìri;
ma fenfibiliihmo fu foprattutto lo feomponimento avvenuto
nell’ edificio de’ PP. Domenicani : quello reftò fcantonato , e
ne ruinò non picciola parte nel fottopofto ruinofo vallone .
395. Ne’ terreni fuccedettero gravi rivolgimenti, come
in BdlogaJlo , nella contrada Coccoli , e in Mufcarà .
396. Le fabbriche di quello paefe ammettono ripara-
zione : effe fono e per la coftruzione , e pe’ materiali fiali-
de , e ben formate . Le lefioni fattevi dal tremoto , per
molte che fieno , fono di tale condizione , che molta parte del
popolo non teme di abitare nelle cale.
397. Quivi l’agricoltura , e i beni di natura fono in
un grado , che cede di poco a quello , che notammo in Po-
lijlena .
393. Avremmo defiderato di efplorare le vecchie reli-
quie del diffamo Aitano. D.l generolo Principe di Autore,
Signore di Polijlena , c Marchefe di S. Giorgio , D. Giovan-
\
ni
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Delie Calabrie, ' 129
ni Milano , fi erano già prefe turte le mifure pir tenerci
graziola compagnia in tale efplorazione ; ma , tenendo noi di
mancare al no tiro principale inftituto , dovemmo rinunziare
a così buon deluderlo, e avviarci ove ci chiamava il proprio
dovere.
Cinque] rondi , e Giffoni.
399. Fummo in Cinqucfrondi , terra, che forfè dovette
in altra età denominarli Cinquefronti dagli ango.i delle cinque
torri , che ne ornavano le mura .
400. Tutto fu quivi diftrutto nel più terribile modo .
Ai foqquadro fi unì l’ avvallamento in grado tale che rimafe-
ro protondamente fepolti uomini, bruti, mobili, e gli lìeifi
rottami degli edificj nabillaii . Indicibile fu la cura , con cui
il Governo tentò di far riaprire le ftrade , fgomberar le rui-
ne , ricuperare il perduto , e difendere quei , che rimafero in
vita da’ torti, che ricever poteano dagli uomini, e da’ bruti ,
che giaceano entro quel cieco rovinìo chiufi , e imputridii .
Noi trovammo folo eiìftcnte uno de’ muri dell’antico caftello,
convertito in altra età in palazzo baronale j e ci fomminiilrò
badanti argomenti di efplorazione la feguentc folenne rivolu-
zione , avvenuta in uno de’ terreni di Cinquefrondi .
401. Vi era una firada, detta Ventriconi , nella parte
più alta de’ campi di tal paefe .
402. Con un piano inclinato fuccedeano da mezzogior-
no a fettentrione , e quindi da ponente verfo la difìru.ta abi-
tazione varj territorj fparfi di ulivi, di cadagli, e di bia-
de , i quali fi apparteneino a Pietro Napoli Li/cio , a Gi.t-
fetpe Ti, marco , a G.o.anni Lemme, e ad altri.
Il 403.
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Istoria, del tremoto
403. Dava termine a quelli terreni un picciolo torren-
te, che fcorrea lungo una vailetta, la quale dalla diritta avea
un piano inclinato , e dalla finiftra tenea fopraiiante una col-
lina , tutta fparfa di viti , di biade , e di ulivi .
404. I terreni della collina accennata confinavano con
un campo, polfeduto da Giovanni Lanka, di . In quefio vi era
un fante di acjtia perenne con fottei raneo acj.iid jtto , pei di
cui mezzo perveniva a Cin^uef, ondi l'acqua nccellaria al bi-
fogno della popolazione .
405. Nel funeilo tremoto del dì cinque di Fekbrajo la
pubblica ftraia di Venti iconi orribilmente fi divife, e ruinb,
in parte avvallandoli , e in parte fquarciandofi , col precipi-
tare ne’ fottopolli terreni .
406. Il lucceìEvo laro piano fi fquarciò, e feparandofi
dal dorfo della llraJa fuperiore,in parte fi deprclfe,e nahif-
sb , e in al;ia parte tu con veemente vibrazione traboccato
indiiUntair.enie ove ne’ terriiorj più inferiori, ove nella val-
letta , e ove nc’ lin.inari della collina, che da finiftra domi-
nava la valietta medclìma .
407. Per quelio rivolgimento gli alberi de’ terreni ra-
fenti la ftrada Vtntriccni , e i territorj di Lij'cio , di Timar-
co , di Lenm.Cy e di altri, come lchiamaii dalla loro fede na-
tia , furono involi in cosi cieca, e inordinata difperfione,
che, l'uno opprimendo l'altro, fi confufero in un corpo folo,
e fmarrirono il filo , il termine, e '1 loro fiato naiurale. Ap-
parve quindi nel luogo degli alberi , del dorfo della ftrada ,
e de’ territorj un perpetuo e lacero apparato di alti naifi
di cr età concacca j e ne' terreni , foprappofti alla collina , fi
pro-
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Delle Calabrie. 131
produlTe un picciolo laghetto dall’ interrotto corfo del tor-
rente , che rimale opprelTo nella vailetta dagli alberi , e dal
terreno , che in elTa precipitarono da’ fepraftanti territorj
rivoltati .
408. Finalmente nel campo del Lombardo , ove giacea
il fonte, 0 fia il pozzo coll' acquidotto , avvenne grave fcomponi-
mento . Il fonte, nabiflando, frnarrì il fuo corfo: 1’ acqudotto
lì ruppe ; e nacque una conca circolare in di danza di due palli
dalla foce del fonte già perduro. Quella ha quattro palmi di
diametro : da eira non fentefi fpirare niuno vapore , ac fetore
di forta alcuna ; e nella faccia della medefima fi olferva un’
arena cenerognola , e fonili Ih ma .
409. Tutta 1’ eflenfione di quella rivoluzione di alberi,
di terreni , e di creta è baftantemente lunga , e conliderabile
in tutte le dimenfioni .
410. Non furono già quelle le fole alterazioni prodot-
te dal tremoto ; ve ne furono ben altre o eguali , o poco mi-
nori in altri (iti ; coficchè pub giullamente dirli che il ter-
ritorio di Cinquefrondi fu notabilmente malmenato. Non fi fa —
fingolarmente parola di tutte , per non ripetere cofe , che fa-
rebbero limili , o eguali . Il Rame di tale rivoluzione è fe-
gnato col num. XXIX.
41 1. A Cinquefrondi fi appartiene un villaggio chiama-
to Giffoni . Quello fu dillrutto .
* * * *
411. Fertiliflimo è il territorio di Cinquefrondi . V’ha
copia di ulivi, di gelfi, e di viti. Vi fono larghi campi da
biade , e vi fono orti fpaziofi . In breve , quivi la natura ha
R s gcne-
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ija Istoria del tremoto
generofamente donato quanto di graziofo donar potea . Soltan-
to rimane a defiderarfi che gli uomini fi inoltrino più atten-
ti alla bella indole , e a’ doni della natura . E' a dolerli che
la firage , avvenuta nella popolazione pe’ difafiri del tremo-
to , ritarderà per molti anni l’ adempimento di cosi giullo
defiderio .
413. In quello luogo noi trovammo il Signor Marzano'r
zelante, e avvcdutillimo UlEziale a cui era fiata dal Vicaria
generale delle Calabrie cominella la cura del feudo di Cinque-
j rondi . Un lineerò fentimento di fìima per la verità ci obbli-
ga a non preterire in filenzio la provvida vigilanza , con cui
fi ebbe tutta la più avvertente attenzione per allontanare da
quello paefe quei difafiri , che nafeer poteano dalla fame , dalla
mancanza dell’acqua , e dalla putrefeenza , collante feguace della
circofianza d’ elfere rimali , come dicemmo, molti cadaveri per
lunghi giorni fepolti fono le ruine . Colui , che non prezzando nè
fiento , nè pericoli , nulla più a cuore avea quanto la falvezza
deli’ afflitta Provincia , in que’ giorni medelimi , ne’ quali noi per
colà ci raggirammo , tornò per la terza volta a Cinquefrondi j e
quali prefago delle difgrazie future , cercò di tentare quant’ uomo
teniar potea per antivenire a que’ fatali difafiri, a’ quali tutta,
quella infelice popolazione rrovolfi pofeia efpofia per la fero-
cia di una epidemìa pertinace , devafiante , e nata coll’ indole
funefia di empiere la mifura di tutta 1’ atroce calamità co-
minciata dalla furibonda natura. Se non fi giunfe a fìruggere
quel mortifero apparato , che altamente avea già alterato , e
riempiuto di putridume 1’ atmosfera , non fi lafciò mezzo in-
tentato , onde apprefiare agl’ infermi i più caritativi , e vale-
voli fuflidj colle fofianze del trono . Anoja
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Delle Calabrie. 133
Anoja f.iperiore .
414. Attraverfammo il fiume fchiaropotamo , e giugnem-
mo ad Anoja fuperiore . Quivi tutto era fiato ridotto in un
miferabile ammalio di ruine,e non Scovrimmo che lutto , e
povertà nella popolazione (campata .
Anoja inferiore , e Maropati ..
>
413. Lo ftello afpetto dì cole fi offrì al nofiro (guardo
in Anoja inferiore, e in Maropati. Tra quello, e quello, ia
circa 100 palli lungi da Maropati , villaggio, che il Mara-
Jioti chiamò Micropoli , e propiamente in un luogo , ove gia-
ce il territorio di D. Pafjuale Cutronìa , nacque un fubitaneo
fgorgamento di acqua , che inondò la parte inferiore del po-
dere del Cutronìa , invale un lungo tratto degli oliveti vicini,
e sboccò pel guado della picciola firada pubblica , per la quale
da Maropati fi palla ad Anoja: guado, in cui due miferi , che-
vi furono dalla inondazione forprefi , rimafero affogati , e fe-
polti lotto l’arena, e il terreno inacquato.
416. Nel lungo tratto de’ terreni , onde l’acqua emer-
fe , e per ove corfe , veggonfi ancora le tracce della inonda-
zione : l’efienfione n’ è varia, e fiegue la latitudine maggio-
re o minore de’ terreni fiefii j con la differenza che ne’ luo-
ghi più firetti la traccia delle acque è più alta , e per con-
trario è baila, ove il terreno è più lato . Tutto il letto è
coverto di loto inacquato, e di un’arena lottile a colore bian-
cafiro . I terreni circofianti fono alquanto infraliti , legger-
men-
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i3+ Istoria del tremoto
mente fiaccati , e di parte in parte rivolti . In tutto quello
tratto di terra vi erano cinque foli fegni circolari , ma pic-
cioli , e polli in varia difìanza dal letto della grande inon-
dazione longitudinale . Un folo di quefti cerchj era accanto
a quel feno , in cui fi fece lo fgorgamento ; così che in elfo
parve che fi folle confufo , e fe ne folTe fatto un corpo co-
mune
417. In quello fenomeno era notabile che il luogo è
in un fito ri moto non meno dal ramo dello fchiaropotamo , che
dal ramo del Iliaci , che diceafi Eja in altra età . Quelli
due fiumi fono alle bafi de’ monti , e quello luogo Ita fituato
quali nel piano, che è nella fommità di elfi monti.
418. In Anoja fnperìore acquilìammo un bel pezzo di
quarzo', in cui trovanfi inferiti molti tejìacci parificati , e nel
quarzo Hello medefimati . Siccome tal pezzo fu efiratto da’
rottami delle fabbriche devallate , e tra quefii ne trovam-
mo di varia mifura j così cercammo di rinvenirne gli tirati
originar] nella circoftanie regione . Da’ naturali del luogo fum-
mo aiT.curati che la cava di quelli materiali efiHe ne’ monti
fuperiori al fiume Iliaci . Noi attraverfammo il Ri aci , fen-
dendo per la ruinofa llrada di Maropati, e folo trovammo nella
faccia del monte, che è all’ oppofìa riva del Riaci, una pie-
tra arenaria polla a Jìrati orizzontali , e figurata leggiadramente
a picchile colonne con la mifeela di varj tejìacci . Le inoltre
di quefti materiali furono da noi portati , e depofitati nel
mufeo della R. A.
41 9. I doni naturali del feudo di Anoja fono belli ;
ma mancano gli uomini, e l’ induftria per ben ufarne, e per
ufeire
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Delle Calabrie. 135
ufcire da quel mefchino flato di languore , in cui fono le fi-
nanze di quefie abitazioni.
Tiritanti .
410. In quello diftretto vi è un mifero villaggio , de-
nominato Tiritanti . Quefto non eboe lorte miguo»e delle
pani piu conlìderevoli del feudo di Anoja .
Stato deir aere , e tremoti . -
411. Per riguardo alla durata de’tremuoti dal dì , che
partimmo dalla Ce, toj'a di S. Bruno fino a quello, che , par-
lando di luogo in luogo , abbandonammo Bulijlena , polli -uno
francamente alfe ire che la terra parve Tempre prefa o da
lieve trepidazione , o da fonoro fcomponimento . Nel giorno
undici di Maggio alle ore 13, e a minuti vi fu legge ri ih -
ma fcolTa . Nel dì xa vi fu ondolazione alle ore ir , e
mezza: alle ore 14, e a 7 minuti vi fu orribile rombo , a
cui fuccedette uno fcuoiimento non breve, e violento : 1’ aere
eia tranquillo, e lenza nubi. Nel di 13 all’alba vi fu ondo-
lazione: alle ore 15, e 46 minuti vi fu rombo , e tremo-
to putativo: alle ore ao replicò : alle ore 5 , e 6 minuti
fu talmente forte, che ci lcctife dal lonno: l’acre dal matti-
no apparve turbato: rifchiarofti vedo mezzogiorno : fi caricò
di nubi verfo le ore 14 j e nella notte vi fu pioggia . Nel
dì 14 vedo le oie aq vi fu picciola fcoifa . Nel di 15 vrer-
fo le ore 16 vi tu rombo , e tremoto vorticofo : vi era una
denta
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i Istoria del tremoto
denfa nebbia, e l’aere inclinava alla piova. Nel dì 16 con-
tinuò la nebbia : vi fu tremoto alle ore 13, che replicò alle
15, e a minuti: alle ore ai vi fu fcuotimento non breve j
e nella notte s’ intefe altra fcolfa , che noi per altro non av-
vertimmo .
jf.22. Nel dì 17, fuflo fpuntar del fole, l’aere era fe-
reno , e folli ava tramontana j udimmo un ofeuro rombo, e to-
rto tremò la terra . Nell’ imbrunire del giorno cangimi! il
tempo: turbofii l’aere , e lì copri di ofeure nubi , le quali gira-
vano da ponente a libeccio con lenti (fimo moto, e come folfe
loro interdetto il corfo: fopravvenne una pioggia fonile con
ifpedi lampi : fi udì un rombo fonoro , e tolto la terra fu at-
tivamente l'coflk .
413. Nel dì 18 di Maggio, quafi fui mezzodì , erano
con noi nella nofua tenda ii degno Signore di Polijiena , il
■di lui gentile fecondo genito , e ’l medico Lo uba di . Seco ave-
vano un bel cane di caccia : querto animale, che poco dianzi
furtivo ci fcherzava intorno, repente fi foffermò, e come for-
prefo da cofà molerta, guatava fofpettofo : fi chiufe torto tra
le gambe del padrone, come cercandovi un ricovero , e con
querulo fremito non ofava nè di partirli, nè di muoverli. Noi
tememmo di ciò, eh’ eiler po', elle , e non c’ingannammo nel
nortro timore $ repente feoppiò un rombo clamorofo , a cui
fulTeguì , in men che non balena , un breve , ma attivo tre-
moto. Era l’aere perturbato da nebbia , e fpirava un lieve
venterello di libeccio: vi erano le nubi , credute nunzie del
futuro male, vale a dir quelle, che fi lìendono con incerto
moto , a foggia di lingua acuminata , o di una penna colle
fue
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Delle Calabrie. 137
fue piume laterali aperte , e diradate . Subito il vento crebbe:
1’ aere li coprì di denle , e fofche aubi j e indi foprawenne
una pioggia fintile.
* * * *
424. Duro , e forprendente fcmbrerà forfè a taluni tut-
to quell’ orrido apparato di ruine , che efponemmo finora j
ma ciò, che dir dovremo per lo innante, fia ben altro, che
ciò, che dicemmo. Noi fiamo giunti al punto di dover comin-
ciare la narrazione de’ difaftri avvenuti in molti luoghi , per-
coli da coii orrenda rivoluzione , che ovunque in appretfo
volgeremo il palio , incontreremo tutte le tracce del roaflìm»
furore della natura ,
Terranova .
4* 5. Terranova fu con varia denominazione nella ftoria ca-
labra rammentata. Non è nota abbailanza nè la ferie di quelle
avventure , che la riduilero a perdere l’ antico nome di Sappo
.Minulio , nè il tempo , in cui per avventura furfe , e fi popolò
con gli avanzi di T aariano ; e nella ftoria medefima non fi an-
nunciano che in fugace modo le defolazioni, tra cui la fpin-
fero , nella mezzana antichità , le furie diftruggitrici della di-
feordia civile. Ma fe furono ignoti i fuoi principj,e ofcu.e
le feconde lue forti , non faianno ignoti alla pofterità nè il
milcro fuo fato , nè lo fpaventevole fuo fine .
426. Terranova fu capo di un ampio diftretto . Le
fue delizie naturali furono al.amente conquife , e Terranova
piu non citile : di ella rimangono appena i trilli avanzi del
S duolo ,
ò 38 Istoria del tremoto
fuolo , ove giacque ; ed inefprimibile è il guaito', con cui
furono rivolti non folo i terreni , ma gli fieffi rottami degli
edilìcj di fi rutti . Tanta rivoluzione ficcome offre allo fpirito
umano un indice efprimentiflimo di quegli orrori, onde lana-
tura può, quando ne le prenda talento, perturbare con un fia-
to folo la lunga fcena delle opere dell’ età , e della fuperbia
de’ mortali • così prefenta al filofofo gli argomenti più deci-
fivi, e umilianti della cortezza dell’ingegno umano, e della
vanità di quegli sforzi , co’ quali La dotta prefunzione delle
fcuole attenta di fottoporre a legge circofcritta ciò , che la
natura fteffa con indefinita forza opera ne’ fuoi facrarj , e
fotto impenetrabile velo afeonde , e ricopre .
417. Per la facile intelligenza delle cofe , che dir de-
dovremo , {limiamo necelfariu l’additare quale fi folfe la na-
turale polizione di quello luogo. Terranova era fiutata fui dor-
fo di un monte altillìmo . duello dorfo non era di un piano
eguale, e uniforme da per tutto. Vi era nel mezzo una fen-
fibile inclinazione , che rapprefentando quali una imagine d’ im-
perfetta valle, lafciava alla fua dritta una prominenza di mol-
to fuperiore alla breve collina , che da man finifira fuccedea
alla fieffa picciola valle .
4*8. Agli eftremi di quello dorfo , feguendo la linea
della prominenza , giaceano da ponente un Cajìeìlo , e da
oriente la Chiefa , e il nobile monifiero de’ PP. Celejlini dì
S. Caterina .
4*9. Nella faccia di quello monte per quella linea ,
che feorre da ponente a fcttcntrione , e termina a levante , vi
erano in quella terra due porte , una detta di S. Sebastiano ,
1’ altra
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Delle Calabrie, 139
l' altra denominata porta del vento . Tra l’ una , e V altra vi
era una ftrada , che fu ornata di varj cafamenti , e che ter-
minava con una picciola altura , fparfa ancor ella di cafe .
Quella ftrada trovavafi quali in diftanza di cento palli , e come
in linea parallela , fottopofta alla fuperiore prominenza già
accennata ,
430. Dalla porta del vento fcendeali per iftrada traveda-
le alla Chiefa del Croci fijfo ; e da quella fi pafiava a un ramo
del fiume Solì , il quale , fcorrendo per lo fcofcefo pendìo del
monte quali a metà dello fpazio frappofto tra le due porte ,
dopo avere attraverfato lungo tratto di un falfo piano , an-
dava a confonderli nel Marra y fiume, che nato dalle bafi dell’
Appennino negli fpazj polli fra ’l Caulone ,e 1' Af promonte , va
tortuofamente a perderfi nel Metauro .
431. Dalla porta di S. Scbajliano per iftrade traverfali
fi calava da un pendìo di afpra fcofcefa a un falfo piano ,che
in diftanza di quafi trecento palli dalla porta llella , veniva a
terminare colla fponda del Marra .
43*. Il Soli era diftante dalla fommità della prominen-
za accennata almeno 400 palli , e quali 300 dalla ftrada , e
dall’altura, che vi erano tra le due porte . Tra la prominenza ,
e il falfo piano vi erano più di 550 palli . E tra la fteflà
prominenza , e il Marro la diftanza malli ma eccedea lo fpa-
zio di 600 palli .
433. Finalmente il fiume Marro non giace al di là di
Terranova , nè da quel lato corrifpùndcnte al mezzogiorno , il
quale è dirimpetto a Vai-apodi • ma giace anzi tutto all’ oppo-
fto di ciò, che fi è indicato da’ facitori delle noftre carte geo-
S a gra-
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140 Istoria dei. tremoto
grafiche. Situalo che ila un uomo su Terranova colla faccia ri-
volto al mare , quelli avrà da dritta il .Marra appiè di Ter-
ranova , avrà Moìochiello alle fpalle , e avrà a fini (Ira V ara-
podi } che nulla ha che fare col Marro , fiume che nella carta
degnar fi dee prima , e non dopo Terranova ,
434.. Palliamo a riferire ciò , che colle più diligenti in-
chiede ci fu dato a porre in chiaro Tulle fatali avventure di
quedopaefe. Comparve nel mattino del dì 5 di f ebbra} 0 1783
alquanto torbido il cielo . Elevofli il fole , ma fquallido , e
come mancante di energìa . Una denfa nebbia egualmente in-
gombrava P aere . Con indabile dominio ora fpirava grecale ,
ora f ci rocco , ed ora levante , che è il vento dominatore di
tal luogo. Una pioggia fonile diflìpò la nebbia • e rendendoli
meno incerta la confufa alternativa de’ venti , il levante oc-
cupò di mano in mano la feena , e rendette più chiaro il gior-
no, e meno ingombro di nubi l’atmosfera.
435. Nel mezzodì cominciò a cangiarli l’afpetto delle
cofe , e fi vide il cielo ricoverto di nubi fofche , di bada ele-
vazione , e di un moto così dentato , e lento che fembra va-
no come librate quetamentc , e pode in bilico . Repente de-
dotti un impetuofo fottìo di vento tra ponente e mae/lro . Con
incetto fmarrito volo li videro errare gli uccelli . Negli ani-
mali dimettici fi dedò tale inufitata conturbazione , che altri
ne fpinfe alla fuga, altri ne codrinfe a fremere di orrore, e
altri ne indulfe all’ avvilimento . Se le menti fodero date fané,
forfè quedo draordinario alpetto di cofe avrebbe potuto valu-
tarli come nunzio di funetto evento ; ma non fe ne penetrò , fe
non tardi l’indole rea, e fventuratamente niuno di quedi de-
gni
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Delle Calabrie. 141
gni fervi allora a quella infelice popolazione di avvifo , e di
prefag'10 dell’ orrenda mina , che le fovra flava .
436. Crebbe a momenti l’orrore di così trillo appara-
to, e in un girar di ciglio cominciti la terra a tremolare for-
damente . La trepidazione ofcura degenerò rapidamente in ma-
nifefta , ma lenta ondulazione j c in orribile confufo modo ,
come lampo , che fucceda a lampo , fi rincalzarono , con un
fragore apportatore di fpavento , e di morte , il moto di de-
preiTione , e di elevamento, il moto repulfivo, e di vibrazio-
ne j ed elfi tutti furono o avvalorati , 0 vinti dal moto vor-
ticofo , che rendette ruinofamente compiuta la tragedia fatale.
437. Terranova divenne in breviffimi idanti un vano
nome, e le fue parti furono, per così dire, a brani a brani
flracciate , e dal fuo tutto divife . Altre furono tralatate dalla
loro fede, e precipitofamente vibrate fino a’ confini del Solìt
0 del Marro. Altre vennero come da forza comprimcntiilìma
conficcate , e intrufe nell’ aperto feno del monte . Altre rima-
fero fparfe , infrante , e fpintc lungo la già guada fuperficie
del monte , come avanzi d’ una formidabile ruina .
438. Un gemito indiftinto, un terribile fragore , e una
denfa nube di polve afcofe tra la più compiuta annichila-
zione l’enorme drage, che indidintaménte fi fece degli uomi-
ni, e de’ bruti . Si riduffe a poche centinaja il numero di co-
loro , a’ quali fu conceduto lo fcampo ; e tra quefti , quella
defra natura , che tanti con feroce modo ne oppreife , e cal-
pedò, volle ferbarne alcuni con atti così imper ioli , e ftrani ,
che indicano troppo efprefiìvamcnre quanto 1’ uomo fia oggetto
di giuoco agli occhi di lei . Noi ne rapporteremo or ora
qualche efempio . 439.
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Istoria del tremoto
439. Accrebbe l'orrore della dolente Umazione de’ fù-
perititi l’ iniqua condizione del tempo . Un vento veemente
da ponente a maejiro , unito a’ moni , alla grandine , e alla
pioggia , rendette miferabile oltre modo lo flato de’ feriti ,
de’ languenti , e de’ fani . Tutti rimafero oppreffi dallo fmar-
rimcnto , trafitti dal dolore della perdita delle più care parti
di fe flefii , e de’ proprj beni , ed efpofii ad aere nudo , c fu
d’ un infido terreno a mtta la crudeltà d’ un rigido temporale,
fenza difefa , fenza il minimo umano foccorfo , e col tormen-
tofo fofpetto di crederft in ira a quel Cielo fi e fio , i di cui
miniftri , e i di cui facri tabernacoli erano fiati diflrutti , e
involuti in una mina eguale a quella , onde furono colpiti gli
uomini i più laici , e gli edifici i più profani .
440. Ne già fini in un folo colpo la ferie di tanti di-
fafiri . La terra parea che avelie fmarrita la fua quiete , e la
fua ftabilità . Ella non rimafe che per pochi , e brevi inter-
valli libera da tremori: e quindi con ifpaventevole frequenza
tornava in meno di un ora a tremolare due , e tre volte j di
maniera che a taluni deftò quella imagine ftefla , che aver fi
potrebbe di un pendolo , che dalla ofcillazione palTa al ripofo
non con iftantaneo abbandonamento di moto , ma con fuccef-
five , e corte vibrazioni . Da queflo fentimento di ofcure ofcil-
lazioni forfè nacque la fentenza di coloro , i quali non cre-
dettero mai più interamente celiato il tremoto , e gli accor-
darono una durata , che qualora fi delle , trarrebbe feco in
confeguenza l’ intera confuiione di tutto il fiftema della natura.
441. Il vero fi fu che verfo l’imbrunire del giorno vi
fu tanta apparenza di calma , che negli animi di quefti infe-
lici
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Delle Calabrie.
i+3
Ilei rinacque un momentaneo raggio di pace , ma di quella
pace però , che in così difperate Umazioni , fe produceva una
fofpenfione di male , non diminuiva il fenfo del danno (offer-
to , e non permettea nè liabile bene , nè pronto riparo .
4|ì. Ofcurofiì 1’ aere , e una notte , degna figlia di un
dì cosi tetro e funefto , rendette troppo evidente , e fenfibile
la comune (Ventura . La rigidezza del cielo , le tenebre ine-
mendabili per la privazione del lume , la mancanza d’ogni
afilo, e copertura, i lamenti de’ feriti, e i pianti de’ miferi
formarono un mitìo di tanto orrore , e di così formidabile def-
lazione , che ad alcuni di que’ pochi uomini , a’ quali non era
foltanto dato il vivere , ma anche il ragionare , non parve un
dono , ma un pefo la vita , che loro fi era confervata .
443. A quelle dolorale circotlanze fi unì la dirotta piog-
gia , che fopravvenne , e ’l ritorno de’ tremoti , che con inter-
rotto ricorrimento fùneftarono quegl’ infelici tutta notte . Fra’
tanti, che fe ne intefero, ferocilfimo fu quello, che fi deftò
verfo le ore fette, e mezzo d 'Italia.
4-j4- Tanti difaftri fucceffivi , e durevoli non poterono
non produrre i più ftrani cangiamenti nella ragione , e nel
cuore . Quelle alterazioni , fatte nel morale di cofloro , non
oprarono in tutti con l’ordine fteffo . In alcuni lo fpavento
dettò la tumultuaria effufione di quel pentimento , che dellar
fi dee dal fentimento della virtù , e non dall' orrore della pe-
na, quando fi devia dal fentiero della pietà vera, e del pro-
pio dovere. Quindi dal pentimento, figlio del timore, fi paf-
sò bruttamente alla imprudenza di manifeftare ad alta voce
que’ delitti medefimi , che non fu giullo di commettere in fe-
creto ,
1
«
I
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144 Istoria del tremoto
crcto , c die non era decente di confeflare in pubblico l
445. In altri il cuore , e la ragione o caddero in quel
grado di affiderazione , che accofta la fenfibilità a’ limiti della
fen.pl ice vegetazione , o giunfero a quello flato di non curan-
, che fenibra coraggio , e prudenza , ed è figlia 0 di di-
fperazione , o di quell’ avvilimento , a cui fi perviene quando
i mali eccedono la sfera della fperanza , e della fofferenza .
44.6. Ne’ più forti, e ne’ più vili la naturale ferocia,"
e malizia fpiegb i fuoi diritti 5 e dall’orrore della fcampata
morte , non meno che dal meccanico pentimento degli fcorfi
delitti , cofioro con celerità pacarono alle oppofle linee del
difprezzo de’ loro Umili , della rapina delle robe altrui , e del-
la confidenza nella propria forza , riguardando come benefico
dono della provvidenza quel difaflro ftelTo , che dianzi inter-
petrato aveano come flagello del Cielo irato . Ecco quale for-
ta di animale equivoco, e feroce è mai l’ uomo, quando il di—
rozzamento della ragione , e ’1 foave giogo della virtù non han-
no faputo maturamente educarne il cuore.
* * * *
447. Palliamo ad efaminare partitamente gli fpeciali fe-
nomeni , che quivi oficrvammo .
448. Dicemmo che ne’ due e Are mi di Terranova gia-
ccano da ponente un Cefi elio , e da oriente la Chiefa , e'I Con-
vento di S. Caterina de' Pl\ Cclejlini. In qucfti due luoghi
fi prefentarono due Angolari avvenimenti .
449 II caf.ello cadde in un compiuto rovinio . Di cofta
allo
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Delle C a l a b n i e . •' r+5
allo ftelTo giacea una torre circolare non molto alta , e di una
fabbrica antiquata , ma foda . Quella torre è divenuta ogget-
to di fenomeni lingolari j il tremoto ne de va Ilo alcune por-
zioni , e ne lafcio altre percoliti , ma non dillrutte .
450. Delle porzioni fuperditi, quella parte , che riguar-
da il mezzogiorno , è deprelTa alcun poco , e (la pendente in
modo verfo lo Hello fud , che fembra ruinofa : tanto è fuori
di fedo , e deviata dalla lua regolare giacitura .
45 1. Quella , che ha dirimpetto 1’ oriente , è fomma-
rnente avvallata • e da cib, che ne rimane, e che (la dechi-
nato verlb 1’ oriente Aedo , appare che le fondamenta , e una
porzione della fabbrica ederiorc furono come da percotente
maglio comprelle , e sforzate a internarfi nel fuolo , che fer-
vi loro di bafe .
451. Quella, che guarda Y ovejl , è appena legger men- '
te rimoira dal Aio fedo, e in qualche modo fembra di (polla
a dechinare verfo il fud .
453. In tutta la rimanente parte , che A dende dalla
via del nord verfo 1’ ejf , A oflervano due fenomeni fpecioA .
\ i e prima uno fquarcio , che ad angoli ineguali draccia, e
parte in due il muro con legge tale , che la fenditura nel
Ato (uperiore è larga tre palmi , e un quarto , e nell' inferio-
re è appena un palmo.
454. \ edeA poi che delle parti fquarciate quella, che
è la più orientale , appare come fpinta, e incurvata verfo Ycjl.
E per contrario quella , che è più fsttentrionale , pende ver-
fo il fid- e lungi dall’ apparire compreda, o intrufa nel ter-
reno , ne fembra anzi cosi divelta , ed elevata da una forza
T efpul-
146 Istoria del tremoto
efpulfiva , e fotterranea , che molte porzioni delle fondamenti
del muro fono allo fcoperto , e veggonfi fpintc fuori della in-
terna cavità del fuolo , ove giacquero in prima . Quelle fon-
damenta fono tutt’ ora fircttamente congiunte , e unite alla
fabbrica del muro , al quale fervivano di bafe , e col quale for-
mano un corpo intero , e continuo j e non meno le une , che
l’altro rapprcfentano r e rifvegliano ,. per così dire, l’idea
d’ un grò fio dente difiratto in modo , che la. fua radice ancor-
ché paja in molta parte fchiantata , e refpinta fuori della fua
fede , pure una porzione ne rimane ancora al propio alveolo
aderente . Se ne vegga il Rame fegnato col nunr. XXX.
455. Quello fenomeno» pruova ad evidenza l’azione di
quella molla, che gli antichi chiamarono terremoto pulfativo .
E liccome quella torre per la via del mezzogiorno inclina tal-
mente , che pare difpofta a rovefciarll f così è facile a com-
prenderli nel dilìretto del fuolo, che le ferviva di bafe , come
fieno avvenuti due moti contrarj, cioè l’uno di elei azione t e
l’altro di deprejfione: il primo appare evidente in quella por-
zione di fabbrica , la quale è la più fcttentrionale , e che fu
elevata fuori del fuo cavo con tutta la fua radice, o fia fon-
damento ; e ’l fecondo fi riconofce chiaramente non meno in
quella , che è la più orientale , ma anche in tutta la rima-
nente parte, che pende a mezzogiorno , la quale è molto più
bafla di livello di tutte le altre , e appare come intrufà , e
profondata nel fuolo .
456. Il fatale genio di quefti due moti oppofti , con
modo più difìinto e Angolare, fi vede efpreflo nell’altro dire-
mo fito di Terranova , ove trovavafi , conte dicemmo, la chie-
fa di
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Delle Calabrie. Ì47
fa di S. Caterina , e 11 moniflero de PP. Celejlini , e previa-
mente nel cortile di quello, in cui vi era un pazzo am pio, e
profondo .
4-57. La chiefa , e il immillerò ora fono una ruinofa con-
gerie di falli • ma nel cortile , e fpecialmente nel pozzo fi olTerva
un fenomeno Itraordinario. Tutto il terreno del cortile è sballa-
to generalmente ■: lo sbalìamento crefce nella data ragione , che
fi viene approfiì mando al lito , fu cui fi ergeva al di fuori la
bocc a del pozzo .
4 5 gì Quivi dunque vedefi che il fuolo è profondato : la
bocca del pozzo è lefa , ma efillente : e la canna interiore ,
che prima non era affatto vifibile , fiaccandoli dal fuo fotter-
raneo incavo , ed ufeendone fuori , ora fi cllolle full’ avvalla-
mento del fuolo del cortile, e fofliene colla fua fabbrica, ri-
mafa intera , il pefo de’ fallì , che componeano la bocca del
pozzo . La canna è ufeita fuori dal fuo cavo , e fi eleva alf
altezza di palmi cinque , e mezzo j ed è alquanto incli-
nata verfo Jettcntrione . Se ne Aregga il Rame fognato col
num. XXXI.
459. In quello fenomeno fono oflervabili varie circo-
flanze : la prima riguarda il moto dcprejfivo, che fi manifefta
nel fuolo avvallato .
460. La feconda fi appartiene al moto di elevazione , il
quale fi rileva dalla vifibile altezza, a cui giunfe la canna del
pozzo , efpulfa fuori del fuo cavo .
46 1. La terza fi riduce al moto abitativo , e quefto fi
defunte dalla inclinazione della canna , e della bocca del pozzo
colla direzione da oriente a Jettcntrione : circoiianza tanto più
T 1 nota-
i^.8 Istoria dbl tremoto
notabile , quanto è degno di rifletterli che Irj torre , già de-
fciitta, avendo foiferte molte alterazioni eguali a quelle, che
fi olTervano nella canna , e nella tocca del pozzo , ebbe nel .
refiante due fenomeni diverfi da quelli , onde quefte furono
parco fie .
462. Il primo fu che effe rimafero fané nella loro lon-
gitudine , e tanto intere nell’ unione , che la canna del pozzo
non fu nè bipartita , nè rotta ; e per contrario la torre fu
squarciata, e divifa in alcune delle fue parti.
4') 3. Il fecondo fi fu che laddove la canna di quello
pozzo colla fua bocca reflò reclinata da oriente verfo fetten-
t rione , la torre per 1’ oppoflo rimafe in parte reclinata da
Jcttcntrione a mezzogiorno , c in altra parte ‘da occidente a
oriente .
r * * * »
4(54. L’ unione di tanti , e si contrarj rivolgimenti non
potrà non parere fpaventevole ; ma cii> , che verremo foprag-
giugnendo , non dovrà non fembrare orribile oltremifura , Al
tremoto agitante , e a quello di elevazione , e di depreffione fi
uni nell’ .atto ftelfo lo sbalzo , e in confcguenza vi fi evv ppiò
quel fatale ferociffimo moto , col quale i corpi non folo furo-
no di lancio vibrati da una in altra politura; ma di più o
vennero sforzati a fallare di netto da uno in altro luogo , o
rimafero con isbaraglio difperfi , e precipitofamente efpulfi , e
fpinti in mol a diftan/.a dalla naturale lor fede .
465. Di quefla pericolofii unione di oppofti moti ne
avemmo in Terranova efempj cotanto copiali , e decifivi , che
fareb-
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Delle Calabrie. 149
farebbe una flupidezza il volerne folo dubitare . Tutta la nu-
merala porzione delle fabbriche , che erano fituate sul mar-
gine della prominenza di quella terra, e tutte le cafe, pofte
• fulla Jlrada , eh’ era intermedia alle due porte del vento , e di
S. Scbajliano , furono di lancio sbalzate dall’ eminente loro fito ;
e quindi vennero 0 intere , o mezzo dirute , o in rottami di-
fperfe , e gettate altre alla .metà del monte, altre fino al Solì,
altre fino alla pianura , che ila di là dallo ftdfo Soli , e altre
fino quali alla fponda del Mono. E quivi era orribile cola a
vederli in quanti modi erano fiate didatte , e rivolte le fab-*
briche , e quelle terre medefime , che fervivano loro di bafe.
466. Da cima a fondo della più alta eminenza del
monte , della ettenlione ben lunga della pianura , e delle due
fponde de’ fiumi , tutto era fparfo , e ingombro o di feonqualfi
incompiuti , o di fabbriche ridotte in briccioli , o di legni , e
di arredi qua e là difperfi , e miferamente confuti tra le ruine,
o fotto di effe . Quello rovinamento non era un complelfo di
fole cafe diroccate, 0 di fuppcllettili infrante, e fcompigliate j
ma di elfo non picciola parte ne componeano le terre rivolte,
le quali , a moli di varia grandezza , li erano da per tutto
divelte dalla loro fede, e a falti, o rotolando, erano precipi-
tate lunghelfo il monte , il fottopollo piano , e 1’ orlo dell’
uno , e dell’ altro fiume . Veggafi il Rame fognato col nume-
ro XXXII.
» * * * *
467. Sarà ben maravigliofo ad udirli ciò , che ci ap-
prettiamo a narrare} e fe noi ttefli non l’aveiTimo con. inne-
gabili tettimonianze , e con replicati elempj verificato , appena
avrem-
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150 Istoria bel tremoto
avremmo ardimento di crederlo , non che di fcriverlo . I
fenomeni prodotti dal formidabile tremoto di sbalzo furono
tanto più orribili, e forprendenti, quanto è fuori di contefa,
che i fuoi effetti non fi ridulfero a fchiantare fol tanto i ca- •
fantenti , e slanciarli di là deila loro fede , o femplici , o
uniti a poca porzione del pavimento , e del fuolo fopra cui
elfi giaceano ; ma s’ inoltrarono anche a produrre tale pro-
fonda e infigne revoluzione nelle parti più intime de’ terreni,
contenenti gli edificj , che quedi , a malli grandiofi e di
•fmifurata mole , furono fvelti e fchiantati , e con potentini- j
ma vibrazione efpulfi dal loro cavo, e {pinti a grande dilìan-
za o con tutto il loro contenuto , o con parte di ciò , che
vi flava fopra ppofto .
463. Di fatto fra i tanti fenomeni , che potrebbero ram-
mentarli, per pruova di ciò , che aderito abbiamo , baderà'
il riferirne un folo . Nel pendio della firada polla tra le due
pone , che accennammo nel numero 429 , elideva una cafa ,
la quale giacea lontana dal fottopolìo fiume Sol l quafi 300
palli; e in «da vi era una danza ben grande, dcdinata all’
ufo di pubblica ojlerìa . Quivi in que’ momenti Infelici , ne’
quali avvenne il tremoto , fi trovavano V ode , chiamato
Giovanni Aquilino , la fua moglie F rance fca Marajì oli , una
picciola nipote di codei , e quattro altre perfone . In fondo
della danza dava un letto : e appiè del letto un braciere ; e
ne occupavano il manco lato , e il dedro varie fedie , alcune
tavole , e altri arredi , proprj di un foggiorno da viandanti .
469. L’ode giacea fui letto , profondamente immerfo
tra' vapori del cibo, e del vino. L’odelfa era in oziofa atti-
tudi-
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Delle Calabrie. 151
tudine a di rimpetto alla porta , feduta accanto al braciere, e
co’ piedi accurati fui legno , che- ferviva a quello di bafe j
e foftenea colla fini lira la picciola nepote , che le fcherzava
da’ppreiro . I quattro avventori dell’ ofterìa (lavano in un an-
golo del manco Lato della ftanza giuocando alle carte.
470. Repente l’intero edificio, e con elfo rutta la bri-
rzz . cangiò filo ' poiché in un girar di ciglio nell’ interno ,
e nelle più cupe parti di tutto' quel terreno, fopra cui pog-
giava il cafamento dell’ ofierìa ,. fi concepì tanta, e così ri-
voltuofa commozione, che fcuotendofi da’ cardini Tuoi, e ftac-
candofi da' mutui legami delle circondanti terre, fu tratto fuo-
ri delle fue fedi con eguaglianza , e con empito tale , che ne
sbalzò di lancio fino agli orli del fottopolìo lontano Soli ,
traendo fui Ilio dolio l’ intero edificio , 1 olle , 1 ollella , la
picciola nipote , e gli ofpiti malarrivati j e lafcib nell ab-
bandonato fito una voragine ampia, e moftruofa.
471-, Appena che quello llupendo ammalio di terreno, di
fabbrica, di uomini, e di arredi giunfe, e piombò fulle fponde
del Soli, s’ infranfero gli firati del fuolo ; e quindi tutto il foprap-
pofìo edificio fi difciolfc , riJucendofi in una confula , e prccipi-
tofa congerie ài terralota, di fafli , e di fuolo fparfo , e rivol-
to . Il disfacimento però della ftanza precifa dell’ ofteria fu
ancor elfo fingolare , e {Iraordinario. Il lato, a cui llava ap-
poggiato il letto , e che era a dirimpetto della porta , rove-
fciò intero , e fenza frangerfi fulla parte elleriore del cafa-
mento . Il lato , appartenente alla porta , piegò alcun poco
nel vano della ftanza, e traboccò con tutta la rimanente fab-
brica al di fuori . Quello , che dalla man manca di ella cor-
rifpon-
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K» I S T 0 rVa DEL TREMOTO
rifpondea all’angolo , ove ltavano i giuocatori , piombò per
la maflìma porzione full’ angolo ftefTo . E quello , che era a
Iran dritta dell’ ingrelTo , ancorché sbalzato folle quafi tutto al
di fuori , pure non lafciò di fpingere qualche poca parte della
fua fabbrica nell’ interno della cafa . Il tetto fu fvelto da su i.
muri , e trattine alcuni pochi rottami di cffo, che fparfamen-
te caddero ne’ liti intcriori, tutto il refto rimafe slanciai? Z
difperfo negli efteriori e laterali c°* r’'.i della ruina . Si ri-
fletta che lo fpazio , jcr cui fu lanciato collo sbalzo tutto
quello edificio, non era minore di 300 palli , come fi può di
leggieri rilevare da ciò , che notammo nel numero 419 fino
al 431.
472. Apertali quefia feena fatale , e rotti gli argini ,
fini la non piacevole trafmigrazione ; ma non ebbero tutti lo
ftclfo fato . Il letto non cangiò fitto , ma crollò ; e l’ ode dor-
miente, fcotfo in ifcompoflo modo dall’orribile feonquaflamen-
to , fi vide illefo , ma vide didrune le fue fortune , e annien-
tati i diletti finimenti degli ozj. funi .
473. L’ oftefla rimafe come rrovavafi feduta; e, duran-
te il rapidilfimo sbalzo dell’edificio traditalo, da lei non com-
prerò, fentendofi come fuggire da fono a’ piedi il iegnò, clic
ferviva di appoggio ad efli , e di bafe al braciere , accorfe ,
piegandofi fui fuo budo, a raffermarne iicorfo, e quindi trabal-
lò alcun poco; ma fi rede , e, falva di fua vita, levarli ritta,
trovarli a vifta d’nna ruinofa fccna , che le fi apriva intor-
no, e comprendere allora la fua drana avventura, fu per lei
un atto folo .
474. L’innocente picciola nipote abbandonata dall’oftef-
fa
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Delle Calabrie. T 153
fa nell’ atto , che accorfe a ritenere il braciere , perdette la
vita , fuggendo verfo le pareti , che minarono a dritta .
4.75 . Gii avventori infelici, che davano tranquillamen-
te pallando le ore tra ’l tifo, e ’I giuoco, pacarono a’ fu ne Ili
regni della morte, opprelfi dalle pareti, e da quella parte di
tetto , che piombarono fu quell’angolo della cafa , ove edi,
dimoravano.
476. Quello terribile , e Angolare avvenimento ,fu a.
noi da un uomo fommo, e fededegno annunziato fino da che
fummo in Montcleone (1). Giunti a Terranova non fu l’ul.i-
ma delle nodre cure il chiedere conto di queda avventura.;
Quivi trovammo che varj in vario modo nè faceano il rac-
conto ; quindi dimammo fano configlio il parlare coll’ ode ,
e con 1’ odelfa . Codoro or fanno foggiorno a Scrojonìó , vil-
laggio , che da in di danza di due miglia, e più da Terra-
nova. Erano con noi il Parroco della didrurta Parrocchia
del Salvatore , e 1 fuo fratello . L’ ode è uomo di matura,
età : l’ odelfa è donna di età non frefca , di una mafchia fat-
tura , e piena di accoigimento , e di vivacità } ma la natura
nel formarla la negleife tanto , che , forfè per farne la repa-
razione , la rifpettò ne’ fuoi furori.
477. Dalle rifpode,che codoro dettero alle nodre in-
terrogazioni , rilevammo ciò , che de’ loro cafi abbiamo nar-
rato : il che per altro trovammo uniforme alla tediinonianza
de’ piu giudiziofi relatori.
47 à. Per riguardo poi al fenomeno dello sbalzo , e dcl-
V le
(t) S. Ecc. il Signor Vicario Generalo delle Calabrie D. Francefeo
F ‘gnaulìi ,
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1$4 Istoria del tremoto
le cofe gettate di lancio da uno in altro luogo, egli è un af-
fare coti comune, e con tanti efempj verificato, che per e fi-
tarfene , converrebbe negar fede a’ fatti più autentici , e alle
oflervazioni più femplici , che polfono farli non gii dal folo
filofofo , ma da chiunque abbia occhi per vedere 1’ immenfa
copia de’ materiali caduti, e sbalzati dalle fedi più alte nel-
le parti più lontane , e nelle più profiinie o al Solì , o al
Morrà .
479. Se furono fingolari le avventure cagionate dalla
forza del tremoto di t/alzo fu’ terreni , e fu gli edificj ; cre-
dati pure che quello formidabile moto non produlfe fenomeni
meno tlrani e forprendenti fulle macchine umane . E ciò,
che più merita di edere avvertito , fi è che a molti uomini
toccò in forte di fcampare la vita per l’opera fola di quefto
fleiro sbalzo, che a tanti altri la tolfe , e che tante ruine
produfle . Noi ci contenteremo di rapportarne, tra i tanti ^
che potremmo addurne , due foli efempj .
480. Il Signor Abbate Taverna , medico di Terranova ,
foggi ornava in una cala di due piani , fituata fulla drada pub-
blica , e accanto all’ edificio de’ monaci di Caterina . Egli
fleiro replicatamcnte ci narrò che di repente , nell’ atto del gran
tremoto del dì ci nque di Febbrajo , ruinò tutto il fecondo pia-
no , ov’ ei fi ritrovava , fui primo piano della fua cafa • e
portentofa niente fu dallo dello tremoto gettato fuori del pre-
cipizio. Eccone partitamente il racconto.
+3i. Cominciò la cafa a tremolare : pafsò al moto d’on-
dulazione : ratto tutte le pareti , il tetto , e ’l pavimento fa-
trono confufamente invali dal tremoto di elevazione , di depref-
* ' dune ,
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Delie Calabrie. »5j
fione , e di sbalzo . All’ impeto fatale degli oppofti fnoti lo
fmarrito Taverna non feppe in piè reggerli , e difordinatamen-
te muovendo i palli, cadde boccone fui pavimento.
4 si. Si franfero , e fi squarciarono , lateralmente sbalza-
te , le pareti: lì aprirono, minando, i tetti, e feguirono, nel
minare , la direzione delle pareti : nabilìarono i pavimenti ; e
nel rabiilare, molte travi dei pavimento fuperiore,e del teti
to , perdendo 1’ ufata di danza parallela, li unirono, formando
a piano inclinato varj angoli d’ interfecamento .
• 483. Il Signor Taverna non fa ridire quali date fodero
le fue precide avventure in tanto difadro ; foltanto fa che
egli piombò nell’ aperta ruina a capo chino , e vi rimafe lo-:
fpefo in alto, e coll’ edrema parte delle cofce incarcerato tra
due travi . Nel punto che egli attendea la vicina morte tra
l’ affogante nube della denfa polvere , e tra la piova de’ falli ,
che gli cadeano addolfo , e intorno ; quella delfa ferale cagio-
ne, che l’avea in" tale mifera lituazione ridotto, con un moto
di sbalzo , nvifto con altro moto di reputazione , riapri il
tefo laccio formato dalle travi , elevò la macchina , che pen-
dei col capo in giufo ; e sbalzandola fuori del precipizio , la
gettò ritta nell’aperto, in mezzo a’ rottami del minato edificio.
484. pigli rimafe portentofa mente in vira , ma pedo in
modo fegnalaro , malconcio colle cofce , e fazio a ribocco di
polvere , e di fpavento : duro fatica per ufeire di guai ; ma
finalmente fi redimì in ottima conduzione di falute. Noi tro-
vammo in quefto dotto profelfore un uomo di molta penetra-
zione , e gli damo tenu'i per la gentilezza, con cui lì con-
tentò di tenerci dovente compagnia .
V a 485.
rjj Istoria del tremoto
. 485/ Dallo Hello , dal Parroco, e dal Governatore Luo-
gotenente di Terranova , uomo di buone lettere , e di conto ,
ci fu indicato il cafo avvenuto alla intera picciola famiglia
del Signor Fi ance/co, e del Signor Aliate Zappi* , i quali noi
volemmo conofcere . Gl’ individui di ella , nella mina della cala,
rimafero ricovrati , e chiufi folto uno fpaaiofo angolo , che fi for-
mò dalla caduta de’ legni, e delle fabbriche. Tutto quefto car-
cere angufio, e privo d’aere libero era fuperiormente, e in-
torno intorno cinto, e ricoperto di mine ficchè era in. pofiibi»
le egualmente il potervi durar molto fenza affogarvifi , e 1 ufeir-
ne vivi fenza il foccorfo , e l’opera di pietofa mano , che non
dolo fgomberati avelie i rottami fuperiori , e laterali , ma al.
tresì infranto 1’ eftemporaneo ricettacolo, e tentata in efib una
qualche apertura, onde potere proccurarfene agiatamente lo
fcampo . Quando colloro , gemendo tra la difperazione , e lo
fpavento, non fi attendeano che nuovi argomenti di milizia
e di danno , un tremoto di sbalzo dilfipò le“ circondanti mine,
c fquarciando in pezzi il carcere fatale li traile tutti falv i,
e li gettò fuori all' aperto .
486. In quello infelice paefe la natura cumulò nel di
del fuo furore i fenomeni più Ilraordinarj del tremoto . 1 ra
quefti non tennero l’ultimo luogo quelli, che fi appartengono
al' tremoto di compre ffìone , o fia di avvallamento . Già ve*
demmo nelle ruine della torre , e del pozzo un qualche indice
di tale moto nello, sbajfamento avvenuto nel fuolo dell una ,
e dell’altro} ma que’fegni, che fe ne veggono in quella parte
degli e di fu: j di. Terranova , che contenea la più balfa porzione
di ella , e eh’ era rivolta al mezzogiorno , fi riducono a ben
- * altro,
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Delle Calabrie. rS7
altro , che a femplici di, noli: razioni di difcreto sbaflamento .
Quivi il fuolo , e gli edificj caddero in un folenne nabilfo .
Egli è vero , che altrove oilervammo unite , con doppio fe-
nomeno, la deprecane , e l' elevazione del fuolo : ma quivi
eravi folo 1' avvallamento ; e la compreiliene ve deali d’ edere
data di tanto pefo, che o affatto non vi appariva il minino
vefligio de cafameiri fprofondati , o fe orma (e ne feovria.,
vi fi notava il m alluno grado d'una forza comprimente , e in.
tefa ad agglutinare, e a (tìngere in mutuo, e intimo legame
le parti intrufe , e conficcate nel cavo della terra..
487. Qielìo genio di accrefciuta adefione non folo fi
rilevava dallo fpazio minore , in cui erano fiate ridotte le
moli percoife , e addentro la terra confitte} ma fi rendea ma?-
rtifefto dallo (len a, che fi dunva nella fvellere , e fgombe-
rare le ruine per rinvenire , ed e Arar re dalle parti avvallate
qualche porzione delle fofìanze , e della fuppellettile degli
afflitti fuperftiti cittadini.
q.38. All’enorme nabiiTamento accennato fi unì una co-
piofa effufione di acqua, che in que’ momenti fatali ufcì fuo-
ri del cavo feno della terra,: di quella noi ne trovammo an-
cora al una poca dofe , la quale era gii pel lungo (tagnare impu-
tridita . Or fe vorrà porli mente alla circo danza , che il luo-
go, ove tutto ciò avvenne , era naturalinenre alcun, poco val-
licofo , e che perciò potea confiderarfi come la parte pi ù baf.
fa del paefe j fi vedrà bene di quale equivoca, fu.Ti Ilenia Ila
il fentimento da taluni eruttato , cioè , che il tremoto pro-
duca maggiori difalìri nelle parti più aire e montuofe , che
ne' piani, e nelle pia balte fituazioni . Nel Rane fegnato col
num
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Ij3 ISTORIA DEL TREMOTO
cinti. XXXIII. può vederli non meno l’ avvallamento accennato,
che l'orribile sbaraglio, e fo quadro , in cui fu polla quella
ra defolata .
409. E perchè altri non creda di avere noi tede det-
to , lenza fuJhciente ragione , che quivi la natura fpie-
gò il vitando potere de’ Tuoi furori, torna a propolito l'efpor-
re un fenomeno , con cui di moflraiivamente lì pruova che, oli re
al tremoto di elevazione , di avvallamento, di sbalzo , e di
compreiTione , vi fu nell' atto itelfo il moto vorticoft centrale.
Tra lo fpazio profondalo , e la prominenza o sbalzata , o in-
franta , trovammo grolle matte di pavimenti , e di fondi di
cdiltcj rivoltati in modo, che la fuperficie era rovefciata , e
polla colla faccia in giù in luogo di baie , e quella parte 0
di pavimento, o di fabbrica, che era la bafe, flava allo fco-
verto , e ove dar fuole la fuperlìcie. Noi fra le molte di tali
rra de podc a sbaraglio, c foifopra ne facemmo difegnare una.
Si olfervi il Rane fegnato col nura. XXXIV".
450. Lungo le diade di Terranova vi erano alcune for-
fè, per ufo di grano : due di elfe vedeanlì aperte , e vote:
il terreno , che le copria , rimafe violentato dal tremoto :
•quede erano profonde, e per quanto nella vifibile interna par-
te porea feovrìrfi , in elfe non appariva minimo fegno nè di
fenditura, nè di lelìone alcuna: tirano avvenimento in mezzo
a tanta , c così univcrfale ruina .
4P i. Ma non fu queda la fola volta , che noi vedem-
mo fomiglianti capricciofe efenzioni : egli è vero , che nella
parte abitata quede furono rarifiimejma pure oltre all’ accen-
nata ne rinvenimmo un’ altra , che ci parve più diana ; ed
ecco-;
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Delle Calabri e, 159
eccola . Noi non trovammo immuni da ruina nà archi , ni
angoli di muri , ni volte , ni lavori di mattoni : tutto fa con
eguale ferocia o ridotto in rottami , o sbalzato di lancio , o
nabiffato . Con noflra forprefa peri vedemmo che di coda
alla flelfa Chiefa di S. Caterina , la quale mal g-ado Torri-
ma condizione delle fue fabbriche , pure fu annichilala , ri-
mafero ferme , e intere alcune tele di cafucce coflrutte di vi-
lilEmo tenaloto .
49 a. Giaceano fparfi tra i rottami delle fabbriche molti,
vecchi volumi di carte , e molti aggregati di effe , legati a
fafcicoli. In effi o non rinvennimo alcuna ledane , o in alcu-
ni non v'era altra fuperficiale squarciatura, fe non quella, che
vi produlfero le malie delle ruine , onde furono percolili . Fuo-
ri di ciò , in niun volume, o fafcicolo offervammo forami , o-
altra magagna. Comprendiamo che tale circofianza non pia-
cerà gran fatto a qualche fcintillante fcrittore ; ma. noi mn
polliamo, per illar dalla fua parte tradire il ver)', e abban-
donar la. natura, la quale in Calabria fi dilettò, di tutt’ altro ,
che di bacar carte . .
493. In un avanzo del. campanile della chiefa di S.Cate.
rina trovammo un indice manifello del tremoto fendente , uni-
to allo sbalzo . Quello campanile li ellollea magnificamente in
alto : la mafiìma parte di elio fu ridotta in uno stafeiume j
ma dalla metà ne fu troncato , quali a taglio netto, un pez-
zo della lunghezza di undici palmi , e poche linee , e fu di
lancio gettato nel mezzo della firada pubblica, che vi è nel-
la parte più Orientale di Terranova .
494. Orribile. fu il guaito, che fi fece di tutta la prov-
vido--
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ICO ISTORIA DEI. TREMOTI»
vifione de' generi necelfarj al foflegno della vita . Si cadde fi-,
no nella mancanza dell’acqua naturale , poiché dilparve tutta
1’ acqua de’ pozzi , e de’ fonti : i primi recarono tutti fpofon-
dari , e de’ fecondi non ne rimafe fuperdite , fe non che un
fonte folo, da cui non isgorgò , che poca acqua torbida,
bianca dra , e Hi reo fapore . Qaedo fonte in procreilo di
tempo chiarificoffi , e fi rendette copiofo; ed è quel folo , che
poi redimendoli nel pridino dato , ha fomminidrata 1’ acquai
necelfaria all’ attuale popolazione .
495. Su quedo propofito merita rifleffione una particolar
circodanza . Noi in molte parti trovammo che dal feno della
terra egualmente accanto a’ fiumi , che in didanza da quedi,
era sgorgata, ed ufeita molt’ acqua ; ma poi non udimmo, nè
oilervammo mai che da’ pozzi folfe emerfa , e sboccata ac-
qua, nè poca, nè molta; anzi quali codantemente rilevammo
che i pozzi , i quali in Calabria ult -a fono molto rari , erano
dati leli , 0 nabilfati , e in confeguenza rimafero o a fecco ,
o poveri di acqua.
496. Chiuderemo l’articolo delle avventure della fola
parte abitata di Terranova con un fenomeno degno dell’atten-
zione de’ favj . La cafa di D. Francesco Tati ni rimafe tutta
infranta, e didrutta. In una delle danze terrene v’ era una
cagna legata . Dopo tredici giorni dal di della ruina fi cercb
di difotterrarne parte del mobile. Nello fgomberare i rottami,
in un angolo della cafa , fono la tutela di alcune travi , ca-
dute ad angolo, fi rinvenne la cagna, che credeafi morta.
Queda ancor vive , ed è portentofo , che viver 'queda potef-
fe per tredici dì fenza alimento di forta alcuna , e fenja aver
mai
/
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I
Delle Calabrie. iói
mai potuto lambire nè pure una (lilla d' acqua in un luogo j in
cui non dovea , che a ftento giugnere lo Hello aere libero _
per qualche tortuofo , e picciolo fpi raglio delle ruine . Effa ne
ufcì viva, e magra; e lungi dall’avere acquiftato alcun gra-
do di fierezza , o d’ iracondia , ne venne fuori molto pacifica,
fommamente timida, e allietata tanto, che nell’atto, che ri-
cusò ogni alimento , non parve ingorda , e anelante eccetto
che di acqua. „
* * * )fc
497. Noi mancheremmo a tutte le leggi dell’ efattezza,
fe voleflìmo trafcurare di tefiere partitamente la ftoria di ciò,
che ofiervammo ne’ dintorni di Terranova : quivi s’ incontrarono
fenomeni cotanto fegnalati, che in nulla cedono a quelli, che
finora abbiamo deferitto.
498. Lungi dalla difirutta abitazione in diflanza di qua-
li fettecento palli, colla direzione verfo mezzogiorno, e levan-
te, e propriamente tra V ojlro, e lo fcirocco , giace fulla fini-
ftra di Terranova un oliveto , che fi appartiene alle Monache
Agojlìniane di quel luogo . Dal fito del defolato paefe fino
all’ efiremo palio dell’ oliveto non s’ incontra nè tra la ltrada
pubblica , nè frai terreni intermedj , e laterali il minimo ve-
fligio di revoluzione alcuna . Quivi il tutto è in quel buon
ordine Hello , in cui era prima della fatale fventura , e in cui
eller potrebbe un luogo , ove il tremoto non folle mai av-
venuto .
499. Da quefio punto in avanti tutto per contrario fer-
ba i caratteri di un rivolgimento operato colla mailima fero-
X eia .
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iói. Istoria del tremoto
eia AJ uom , che fermi il piede fui margine di quello oli-
veto , ed erri intorno intorno collo fguardo , fi prefenta un
teatro, ornato di fpaventevoli e ruinofifiìme feene. Egli fi
avvedrà che in dillanza di trecento, e più paffi dal punto
ove poggia , lungo tutta la diflefa de’ terreni di Liguri , di
Medici , di Soffre , e delle fponde del fiumicello Orace , non
gli fi parerà davante , fe non che una lunghini ma ferie di
terreni rivolti , e nabiilati , o moftruofamente fparfi di vora-
gini , e di fenditure .
500. Queft’ uomo flelfo , abboffando lo fguardo, vedrà
aperta a taglio perpendicolare una vafia folla , la quale co-
mincia dal terreno, ove poggia i piedi, c fi eflende fino al-
le tafi de’ poderi enunciati di Liguri , e di Medici , di Sojf'rè,
e dell’Orice. La profondità di quefio precipizio eccede ceu-
to palmi ; la latitudine è varia , ma la maggiore è di trecen-
to e più palli j la longitudine fupera la milura di quattrocen-
to palli . ,
501. Ecco panatamente i fenomeni più Angolari , che
vi s’incontrano.
501. Vi ha quivi la dimofìrazione la più evidente, che
aver mai fi poffa del terremoto di ibalzo . Vi era fui margi-
ne dell’ oliveto delie monache un ampio trappeto da olio di per-
tinenza delle medefime ; ed indi fuccedea , a piano inclinato,
un terreno fparfo di ulivi.
503. In luogo di tali cofe ecco ciò, che ora vi fi ve-
de. Dall’antico fuolo dell’ oliveto il trappeto , che vi era, è
per la mailima parte feomparfo , e di elio non n’ eiiftono , che
pochilfimi rottami , c alcuni muri lconqualfati. Il piano incli-
„ / . nato
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Delle Calabrie. 163
nato è divenuto un nabiflo, e forma una parte della precipi-
tofa fojfa , che annunziammo nel num. 500.
504. Nella parte più baila di quella fojfa , e in diflanza
di quali cento pad! dal luogo, ove giacciono in alto i pochi
avanzi del frapperò , fi o (fervano pervenuti tutt’ i rimanenti
materiali del medefimo, i quali furono quivi sbalzati con tut-
ta quella parte di foolo , che fu squarciata , e svelta dal ter-
reno fuperiore dell’ oliveto , che gli fervivi di bafe j ma con
ilirano, e vago modo tra le ruine del trappeto veggonfi ezian-
dio giacere due grandi lancelloni , che fervir doveano per la
conlervazione dell’ olio .
505. Tutta la porzione del fuolo , che fu dal fuperio-
re terreno divelta, e di lancio sbalzata nell’aperta folla, ve-
dali da lunghe e larghe fenditure fpaccata di tratto in tratto:
tutta quella fabbrica del trappeto, che tolta dalla lua fede,
pervenne con la della fua bafe giù nella folfa, è ridotta in
minuti rottami • e i due lance! Ioni , per contrario , tipo lino
su tanta mina interi , e fenza il legno della minima lefione .
Uno di elfi è colla tocca girata al mezzogiorno : l'altro, che
giace poco lungi dal primo , ha per 1’ oppolio la la/e rivolta
al mezzogiorno ideilo • e tutti e due fembrano non ivi fpinti
di lancio, ma gentilmente, e con diligenza deportati .
506. Oltre a tali cofe recava pofeia orrore il contem-
plare quella prodigioia copia di fenditure , che s’incontrano non
folo lungo tutto il dorfo del divifato oliveto , e degli delfi
terreni conterminali, ma altresì per moltifnmo tratto dell'aper-
ta folla. Alcune di elle hanno la profondità di otto palmi, e
altre di tredici } e ve n’ ha due y che fono profo. de venti e
X z r’ià
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1 6+ Istoria dei. tremoto
più- palmi. La latitudine di quelle aperture è di varia mi fu-
ra , ma' niuna eccede la larghezza di quattro palmi . Per ri-
guardo alla loró cftenfione , quella era per lo più corta; e fic-
co ni e pio ben dirli ch’eia difficile il poter trovare altrove
numero maggiore di fenditure ; così francamente può afferà li
che quelle erano a puciole , e brevi partite . Effe quali tut-
te pareano fatte a taglio netto , e fucceluvo ; ma con una di-
rezione confufa , varia, e indifìinta a fegno che non ammet-
teano ordine alcuno , nè lafciavano luogo da potere in mini-
mo modo determinare onde traeffero il loro incominciamento.
Ciò è di tale collante verità, che nulla era più facile, quan-
to il vedere fìabilite in pochi palmi di terreno fenditure di
così varia, e oppofia direzione , che era forza il credere, che
effe lungi dal provenire da una cagione operante per un folo
lato , dipendeano anzi da una cagione univerfalmcnte intenta
a operare per tutti i lati , e per tutti i contrarj punìbili
affetti . /
5 0 /• Alle llrabocchevoli fenditure , fatte nel fuolo , li
aSS‘u3neano molte larghe e profonde lacerazioni , avvenute lun-
ghelfo tutto la faccia de’ terreni fuperiori , e laterali. Quelli
erano rimali a nudo , e llranamente fcorticati ; e le grandi
malie , che ne furono divelte , vedeanfr ove fpinte da una in
altra fede , ove rivolte , o disfatte , ed ove confufe con gli al-
beri , e colle piante , che nell’orrendo fconquaffo feguirono
1’ erramento delle medelìme terre .
508. Ma ciò, che in tanta ruina occupava più di tutt’
altro lo fguardo , li era 1’ enorme copia delle valle moli di una
creta terrejlrc concacca , fallibile , e con gli acidi cjfervejcentcj
a tal
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Del*; e Calabrie. 165
a tal che non veiearvli per ogni dove y che monti di creta ,
la quale , fiaccandoli dall’ interno feno de’ terreni squarciati ,
avea di fe {iella ripiena lunghiffima dilìefa di poderi »
Quelli malli di creta erano più numerali , e di co-
fpicua grandezza foprattutto nella contrada detta di D. Flavia ,
nel podere de' Tutine, e nel territorio degli A J coli . La creta di
cotelli malli era formata a lira ti orizzontali , i quali erano al-
ti ove di 12 , e ove di 20 palmi . Ella contenea varj tejla-
cci , e varie belle conche bivalvi , delle quali noi raccogliem-
mo non ifearfa porzione , per ornarne il mufeo della ftoria
naturale della R. A. Si vegga il Rame fegnato col num. XXXV.
510. Finalmente rendeano compiuto uno fpenacolo così
trillo, e grandiofo due nuovi Jhgni, prodotti non folo dall’in-
terrotto corfo dell’ Orace , il quale feorrendo- per un vallone ,
a cui fi dà la fteffa denominazione del fiume , e che circon-
dando i terreni , ove giacquero i Cappuccini , e gli Agojli-
niani , sboccava finalmente nel Marro quali dugento , e più
canne fuperiormente al foni j. ma eziandìo dal iòfpefo fcolo
dello Hello foni, fiume, che con lungo giro andava ad unirli
al Ma.-ro . Quefte acque erano fiate foppreife , e interchiufe
dagl’ immenfi malli di creta, e di terreno, i quali, rumando,
aveano sì fattamente occupato il letto delle medelime , che fi
era loro tolto ogni mezzo di fuperare l’alto oliacolo, e ’l gra-
ve argine interpofto da quelli .
5 11. Nè qui finirono i terribili rivolgimenti avvenu-
ti ne’ dintorni di Terranova. Da’ luoghi deferitti palfandofi fili-
la dritta , colla direzione da mezzogiorno a ponente , fi offre al-
lo fguardo dell’ olfervatore un’ altra molimela, feena di fertili
pian-
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Ttr MOTO
166 Istoria dei.
piante , e di pingui terreni podi a foqquadro .
512. A chi poggia il piede fui lungo podere de’ Tu tini ,
che ha l’ afpetto a mezzogiorno , fi prefentano varj terreni .
Guardando egli a ponente offerverà in alto prima il vaflo
olivete degli Agofiiniani , e poi i rimafugli de’ loro difirutti
edilìcj : egli feoprirà appiè dello fleflò oliveto una valletta ; e fi-
lialmente a dirimpetto, in difìanza di 400 palli , vedrà una con-
fiderabile di Ile fa di polfelfioni appartenenti a' Canonici di Ter-
ranova .
513. Scorrea lungo il più baffo pendio di quefti ter-
reni un fonte , e 1’ Orace .
514. Il podere de’ Tati ni era nella parte fuperiore fpar-
fo di ulivi , e femenzato di lino j e le biade , e le vili ne
ricoprivano il fuolo di quella balla parte , che corrifpondeva
alla valletta, che teflè accennammo.
515. La lunga eftenfione de’ terreni , appartenenti a' Ca-
nonici, era vagamente ornata di ulivi, di caftagni,e di viti.
5 1 6. Tutto quello fpazio , che dividea il podere de’
Tutini da’ terreni de’ Canonici , e che nel baffo era bagnato
dal fonte , e dall’ Orace , nel momento fatale del tremoto , orri-
bilmente rivolvendofi , fi converti in una valle ruinofa . Na-
biffarono molte porzioni di terreno : fi fquarciarono copiofe
parti de' poderi de’ Canonici , dell’ oliveto degli Agofiiniani , e
del territorio de’ Tutini ; e altre flritolandolì in frantumi , e
altre in confufo modo anima® celandoli , piombarono di sbalzo
ncli’ aperta precipitofa valle . Mancate le bafi , e rivolli i
terreni, gli alberi , le viti, le biade, e ’l lino , perduta la
propria loro fede, fi divifevo dal fuolo natio , e fi lanciarono
nel fo uopo fio precipizio. 517.
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Delle Calabrie, 167'
517. Il fonte difparve ; e 1’ acqua perdendo il fuo an-
tico letto , fi aperfe nuove fi rade , e fcappb fuori inondando
le malie rivolte , e novellamente pervenute nel profondato
terreno . Il liumicello fi convertì in un lago , che occupi
non picciola parte della nuova valle , e della valletta con-
terminale a’territorj de’ Canonici , e de’ Tati ni , e polla appiè
dell’ oliveto degli Agojiiniani . Quefio lago ricoprì i terreni ,
e affbg'j gli alberi in modo , che in certi liti appena fe ne
fcoprivano le cime .
518. Ma ciò, che facea il più grave fpettacolo in tan-
to rivolgimento , era la copia prodigiofa della creta concacea ,
La quale fa dal tremoto in parte divelta dalle pareti de’ ter-
reni fquarciati , e in altra parte efpulfa , e per coti dire ,
vomitata dal feno dell’aperta terra . Quella , a malli d’ im-
menfa mole , era fcorfa per diftanze conlilerabili ; e fi prefen-
tava da per tutto , elevandoli ove a foggia di colline , ove in
fembianza di muri rovcfciati fenza frangerli , e ove a modo
di monti . Ciò non folo fi oflerv'o in tutto il diltretto di que-
llo precipizio , ma anche ne’ fuoi dintorni , e per la eftenfio-
ne di più di tre miglia , torcendo da man manca , e feguen-
do le bali de’ monti , che da mezzogiorno hanno per termine
Varapodi . Tutto il tratto di cotelìe terre rivolte non era di
facile accello . Per lo più non reggeva al ptfo del piede , a
cui fi offrivano perpetui oftacoli di creta inacquata, di limo , e
di acque Jiagnanti . Accrefcea la difficoltà de’ paffi precipito!!
il di ferramento , e ’l guaflo degli alberi , i quali dalle propie
fedi sbarbicati, erano corfi , e caduti con incerta difperfione ,
e di danza . Si olfervi il Rame fegnato col nani. XXXVI.
5 '9-
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l6S Istoria BEL TREMOTO
5 j p. NeH'erterna faccia, e nell’ interno di quella cretti
li trovarono unite, e ammaliate varie conche iivalvi . Noi ne
raccogliemmo una difereta porzione , per canfervarla nel no-
ftro mufeo di ftoria naturale .
* * * *
510. Ritornandofi su i propri palli verfo la di ft rutta Ter-
ranova , e volgendoli verfo quella parte , che gira da mezzo-
giorno a oriente colla direzione tra lo fcirocco , e ’l levante , non
fi rinviene alcun vefìigio nè di mine , nè di terre lacerate .
Il Paolo è in iftato naturale , e gli oliveti , e le altre piante
non hanno folTerta la minima alterazione . In quello lito tro-
vammo erette molte baracche , le quali erano picciolc, mitiche,
c troppo tumultuariamente affollate; e ancorché fe ne follerò
vedute alcune con buon ordine, e con fulliciente comodo inrti-
tuite , non lafciammo però di commiferarne il trillo fato , a
cui ragionevolmente ci parve , che avelie dovute condurle la
fervida ellate , e l’impuro fiato delle tante aperte voragini,
e de’ circondanti ftagni .
51 r. Non farà vano il notare che in tutto quefto trat-
to di terreni , a’ quali toccb in forte di rimanerne illeli in
mezzo a tante revoluzioni , che pofero a foqquadro le circon-
vicine terre, erano principalmente vilibili,e quaft dominanti
alcuni lunghi , e deitli Pirati di arena ferruginofa , di atro colo-
re ( 1), fottopofti a piccioli e fonili ma 1T1 di terra atra vegetati-
le , e fovra Pianti a un terreno ghiajofo mirto, e tinto di ocra
ferrea (z). 5-.!,
(l) Si vegga Wailcr. fyfl. min. t. 1. §. 35. p. 114.
{z ) Si ojfervi Linn. fyfl. nat, t. 3. p. jpj.
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Delle Calabrie. 169
512. PaiTandoli oltre , da tal punto fino a tutta quella
ben lunga diflefa di terre , che da oriente inchina verfo Jet -
tentrione , cioè da levante a greco , e termina all’ oliveto de’
Celejlini , ove ora fono le baracche de’ medelimi , e la gran
bella tenda , che fa le veci di Chiefa , tutto fembra intero ,
e non lefo in mini no modo dal tremoto . Quello terreno è
vegetabile , e di color folco , e cimentato col fuoco , diven-
ta rollkgno .
513. Ma per bello che folfe il vedere in un luogo tanto
defoiato quelle lunghe , e Angolari efenzioni, era poi troppo do-
lorato 1’ oirervare , che ballava allontanare il piede per pochi
palli da quelli liti , e volgerli da oriente a Jettentrione colla
direzione da greco a tramontana , per urtare immediate in nuo-
vi, e gravilfimi rivolgimenti. Di fatto fi vedea che il terre-
no era pieno di lacerazioni , fatte non già a folchi brevi , e
interrotti, ma a fenditure laighe, e di fuccefliva,e continua
efienfione . Nella loro direzione mancava l’ uniformità •• altre
fembravano incominciate per odiente , e difpolìe a terminare
per Jettentrione : altre flavan dirette dal mezzogiorno al ponen-
te : ed altre per contrario partivano dal lato del ponente , e
s’ avviavano verfo il mezzogiorno .
'ir * * *
524. Nè alle fole fenditure de’ terreni riduconli tutt’ i
difaflri prodotti dal tremoto in qucfti fiti . Quivi fono olfer-
vabili varj fenomeni di confeguenza .
515. Per poco che drizzava!! il guardo verfo quella
Y lunga
ijo Istoria del tremoto
lunga dille fa di terreni , che fono dall’ una all’ altra pendice
della valle , che dà ricetto al Solì , e che divide la gran rupe
di Molochicllo da Terranova , tutto ciò , che fi parava a farli
clTervare , prefentava gli oggetti del maflimo rivolgimento .
Quivi vedeanfi e piani, e colline, ed utili , o felvagge piante
pofl’ a foqquadro nel modo il più rabbiofo , e fpaventevole .
Quivi nacque un lungo , e profondo fìagno ; e quivi rivolen-
doli i terreni , per render compiuta la fcena dell’ orrore , fi
videro cumulati a’ formidabili effetti dell’ avvallamento , e della
elevazione gl'impetuofi sforzi dello sbalzo dalle parti ime alle
fomme , e da quelle a quelle ; e a tutti cotefti difaftri fi con-
giunfero gli opporti fenomeni di un grave laceramento unito
al più attivo sbaraglio , e alla più violenta difperfione . Si
ofTervi il Rame , fegnato col num. XXXVII.
516. Quefte tenibili circortanze ci danno tutta la ra-
gione di porre a parallello i gradi de’ maggiori , o minori
fowertimenti , che avvennero nelle diverfe parti di quello
infelice paefe.
517. Terranova co’ fuoi edificj , e co’ fuoi dintorni può
bene confiderarfi come un monte circondato da ponente a mez-
zogiorno , 6 da quello a oriente da una vallata , interrotta da
molte picciole colline . Tutta la parte fuperiore di quefto
monte o è quali a fuperficie piana, o è a piano inclinato.
5ì3. Noi vedemmo poco innanzi che quella pianura
fu con ilìrano capriccio in alcuni luoghi non lefa , e in altri
grave mente lacerata .
529. Non neghiamo che una parte della fuperficie di
quello monte fu orridamente malmenata dal tremoto ,• ma dee
anche
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Delle Calabrie. 171
anche confefiarfi che la parte maggiore della medefima o fu
poco lefa , 0 fu tanto rifparmiata , che in effa non appare
orma di minimo danno .
5 30. Ma per quanto cib Ila vero , non è per cib che
dire lì polla lo fìeflo di quelle parti laterali di quello mon-
te , che fi trovano polle lungo le direzioni accennate . In ef-
fe avvenne 1’ oppofito di cib , che nella fuperficie accadde .
531. La parte malfima fu tutta oltraggiata} e per con-
trario minima fu la parte , che ne rimafe illefa : orrende fu-
rono le rivoluzioni avvenute ne’ terreni , e negli alberi j ed
enorme fu la copia della creta , che apparve ove dianzi non
fe n' era orma alcuna veduta .
5 31. Nella valle fi formarono le più mollruofe altera-
zioni, e tra quefte di enorme danno furono i molti laghi , che
vi fi produlfero a cagione del corfo delle acque , intercettate
dalla ruina de’ terreni , dalla difperfione degli alberi , e dalle
varie moli di creta, che come malie ambulatone errarono da
uno in altro luogo . Somme furono le cure del Governo per
appreftare i più efficaci , e pronti ripari a si fatto difaftro ,
il quale troppo da vicino feriva la falute di que’ miferi , che
fopravviffero alla ftrage fatale ; ma non oflanti le più attive
provvidenze , colle quali fu tentato di diffeccare i luoghi inon-
dati , non riufeì , fe non fe tardi al zelo del valqrofo , e
degno Ufficiale , a cui fu commeffa tal cura , di cominciar a
dare alle acque ftagnanti il neceffario avviamento , principal-
mente pel fiume 1 Salii tanta era la copia, e la forza degli
olìacoli , che conveniva fuperare .
533. Dicali di palfaggio. Noi volemmo e fiere fpettato-
Y 1 ri
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171 Istoria del tremoto
ri dello Scioglimento , che il Sig. D. Michele Laprea comin-
cio a dare alle acque de’ laghi . A quefie fi dette lo fcolo
per l’ofìrutto letto del fiume Soli . Sentimmo con orrore l'ab-
bominevole, e pericoloso odore, che fpirava dal lordo volume
delle medefime , todo che cominciarono a fprigionarfi : tanta
era la depravazione in elle già conceputa o per la perdita
del moto , o per le tante ignote vittime , che in quelle vo-
ragini-li erano incadaverite ; ed eravamo ancora in Moggio !
5 3f. Se era doloralo a vederli lo fiato compaflionevole,
in cui la rivoluzione fifica in sì bei luoghi avvenuia, avea
ridotta Terranova , e i fuoi dintorni , era per contrario dolce
cola a contemplarli , e degna di elfcre ammirata rarnoro-
fa e caritativa cura , con cui quivi replicatamentc ac-
corfe Colui , nella cui mano dava depofitata non meno la
Suprema amminidrazione della giudizia , che la paterna , «
benefica munificenza del Trono . dson li lafciò mezzo inten-
tato , onde poterli edrarre dal profondo feno delle rovine le
robe fepoltevi dal tremoto , e fedelmente redimirle alla do-
lente popolazione . Si attefe con ogni più gelofa vigilanza a
ridorare i feriti, a foccorrere i miferi, e a dedare l’agia-
tezza , la pace , e ’l buon ordine fociale in un luogo , in cui
tutto era in preda alla più crudele , e Scoraggiarne deflazio-
ne . E per ciò , che riguarda il determinato desìo , e la dura
imprefa di dilfeccare gli dagni,era bello il vedere in un paefe
Spopolato , dallo fpuntar del giorno quali fino alla più tarda
fera, impiegali a centinaja uomini, e donne, che quivi,
Spargendoli a larga itiano i foccorfi della Sovranità , accorrer fi
fecero da’ dintorni di tutto il vado didretto di Terranova .
53J«
1
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y
Delle'Calabrie. 173
* ★ * *
535. E’ degno dell’ attenzione del fìlofofo il riflettere
lidia naturale condizione de’ terreni, ne’ quali tante e sì Ara-
ne fcene fi rapprefentarono . La fuperficie del fuolo , ove T er-
ranora flava edificata , era ricoperta lino alla profondità di
cinque , e fei palmi di terra atra vegetabile , a cui fuccedea
uno Arato di a ena ferrea , o di ghiaja denfamente uni’ a a un’
ocra di ferro: ti quefìo ferviva di bafe un altro Arato ben al-
to di arena .fi a -a , arida, minuta, e fparfa di miche , il qua-
le in alcuni liti era foprappoflo a banchi di arena eterogenea, e
in confuto modo agglutinata, e piena di radici vegetabili, di
ocra flava, e di lapilli di diverfo genere', per Io piu rotola-
ti ; e in altre parti ripofava fopra grandi nudi di creta bian-
cajlra , o di color biadetto , la quale era l’ultimo de’ materia-
li , che dalla rivoluzione fifica fi rendettero alla mattina pro-
fondità olfervabili , e manifcfii .
536. Or tutto queflo vario aggregato di terre, di are-
na, e di creta fu orrendamente commolTo; e’1 fuolo, che gli
fovraflava , e che fervi di bafe alle fabbriche di Terranova ,
rimale rutto fconqualfato .
5 37. Ufcendoli dal recinto dell’abitato, e avviandoti per
la Arada pubblica, che mena a’ Cappuccini , e quindi agli Ago-
Jliniani , dopo trenta in quaranta palfi , non vi ha più vefii-
gio di leiioni . Da queflo punto lino al filo delle baracche in-
feriori vi fono più di 300 patii : quivi tutto è nel piu buon
ordine po (libile $ e le parti integranti del terreno vifibile fi
rappiefenrano dalla terra vegetabile , e da grandi malli di
a. ena ferruginosa Arettamente addentata .
53S.
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1 74 Istoria del tremoto
5 38. Da quefte fino all’ oliveto delle Monache , e quali
lungi', elio quel filo, ove fu il trappeto, di cui altrove ragio-
nammo , vi fono almeno altri 300 palTi j e la graziofa
efenzione da ogni rivolgimento continua , e fi e (tende da
man manca per più di un miglio, e da man delira per qua-
fi 34. c palli .
539. Dal punto , ove giacque il trappeto fino a tutta
la lunga ditìefa non meno de’territorj de’ Tutini , e degli Ago-
Jìiniani , che de’ poderi de’ Canonici , de’ Medici , de’ Soffrì ,
e delle fponde dell’ Orace , la cofiituzione de’ terreni, la qua-
le è manifeftamente vifibile negli Idrati , che comparirono
nella fàccia de’ terreni medefimi cotanto lacerati e fconvolti ,
è del tutto eguale a quella del fuolo rifpettato ; e pure ‘ve-
demmo più che abbatìanza quale orrendo , e mollruofo gover-
no il tremoto ne fece .
54.0. Dal llto dell’ enunciate baracche inferiori fino alle
fi peri ori , che giacciono in altri poderi da man manca , vi è
uno fpazio maggiore di 400 paifi ; e da quefte fino al luogo,
ove fono le baracche , e la tenda de’ Celejiini , vi fono altri
eco e più padi di dilìanza . In tutto quello dillretto la qua-
lità delle terre è la fteiìà ftelTilfima di quella , che già no-
tammo ; e quivi per ogni dove è bello il vedere durevole ,
e coftante l’ efenzione da ogni minima labe , o fenditura .
541. Si (corrono appena 60 paffi lungi dal ricovero de’
Celejiini ; ed ecco che tutto è ruina , e tutto annunzia nuo-
vi , e maffimi rivolgimenti , ad onta della eguale condizione
delle parti integranti del terreno : tanto è fallace , e vano il
lufingarfi di potere ne’ componenti vijibili delle terre rinveni-
re i
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Delle Calabrie.
*7$
re i principi , e i femi di quella forza indefinita , che con-
velle , e mette in Scompiglio le fteife terre , e quanto su di
eife la fuperbia , o l’ induftria degli uomini v’ innalza , e
ftabilifce .
Molochicllo .
541. Di fianco alla minata Terranova , e propiamente
alla fini lira di chi vi fale , dopo l’ interpolo Soli , e ’1 preci-
pitofo vallone , giacea full’ erto d’una rupe altiiTima Molochul-
lo . Quello infelice paefetto fu devallato in così orrido mo-
do , che ora non fi ollervano , che mefchiniifimi fcgni della
fua prima efillenza . Dall’ uno all’ altro lato la mafia della rupe
fu con tanta ferocia percofia , che di ella n’ è rimafo vifibile
fol tanto un acuto dorfo , e tutto il rello fu dillrut.o , come
fé a taglio perpendicolare folfe fiato recifo.
543. Sulle poche linee dell’ enunciato dorfo fopravvanza-
no ancora alcuni giovani alberi di cailagne, e ne mancano tut-
ti gli altri, che in vaghiamo modo coprivano il piano fupe-
riore , e lo fdrucciolevole fuolo della rupe , la quale era per
anche ornata di fruttifere viti, di gelfi, e di ulivi . Gli al-
beri, le fabbriche, le terrene prelTochè tutta la picciola po-
polazione ebbero quali un fato folo ; e quindi in miferando
modo una parte ne fu lanciata di falto nel precipizio corri-
fpondente al Vallone , e al Solì ; e un’ altra , come malia fcor-
Tevole , e peregrinante , declinò fdrucciolando , e corfe fino
alla pianura, e al Marro .
544. Il furibondo agitamento della natura non fi con-
tenne folo in quelli limiti $ ma fi eltefe altresì fugli ftelfi
afili
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T-.g Istoria, dei. tremoto
afili delle ceneri, e degli otti de’ miferi mortali . Cola orribile
a vederli ! Sulla fquarciata faccia della rupe , ove giacque Mo-
lochlello , pendevano ammairate le reliquie de’ cadaveri ripo-
fie nelle cupe fotte , le quali per lo fquarcio avvenuto ne’
fianchi della rupe detta, rimafero a nudo, Cantonate , e per
metà divife. Si oilervi il Rime, fognato col num. XXXV III.
* * * *
545. In Molochiello avvennero due fotti degni di non
elfere trafandati fenza convenevole ricordanza . Varj furono
gl' infelici agricoltori , i quali nell’ atto eh erano intenti a la-
vorare i poderi elidenti lungo quelle colie della rupe , che cor-
rifpondeano al Marra , furono dal tremoto forprefi , e dalla
repentina confeguente ruina affogati fotto il pelo delle im-
menfc moli rivolte . Ma in tanta devaftazione di uomini , di
animali , di alberi , e di terreni piacque alla natura di con-
fervare in vita un coraggiofo giovane agricoltore , chiamato
Antonio Avati , nel modo il più forprendente , che mai dar fi
poteffe .
5^. Qiiefti fi era rampicato sul più folto nerboruto
tronco di un alto cadagno per reciderne gl’ inutili rami . Re-
pente tremò la terra, e repente l’albero cominciò da cima a
fondo a ondolare . Allo drano muovimento il mifero Aiati fi
drinfe , e avviticchiò tenacemente a quel tronco dello , 1
cui rami dianzi feriva. Tutta quella parte di fuolo, che ler-
viva di bafe all’ albero fatale a cui egli aveva affidata la
vita , fciogliendofi da’ tenaci fuoi nodi antichi , rimale fchian-
tata
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Delle Calabrie. 177
tata dal più profondo della propria fede , c portando sul fuo
dorfo l’albero vacillante , e l’ attonito agricoltore , fi molle
daila più alta parte della rupe lungo il dorfo della medefi-
rna , e in maniera fdrucciolcvole , fcorrendo per più di 300
pafil , giunfe poco lungi dal Mano . Arrivato colà rimafe
alquanto declive j ma non ruinb tra la copia del terreno , e
de’ materiali , che ftrada facendo , trafcinò feco , e gli fi affollò
d’ intorno . L’ Avuti ben fortunato vide con piacere il ter-
mine di cosi Urano viaggio ; e rapidamente abbandonando il
foftegno della fua falvezza , il guatò con batticuore , e fug-
gilfene pieno di vita , e di fpavento .
5+7- Quello fteffo dì, che apportò la defolazione a Mo-
lochiello , diftrufle , e fpinfe giù per lo monte la ruftica cafa di
Grazia Albancfi , moglie di Giufeppe Zema . Quella infelice era
madre di un bambino di tenera età, che giacca, forfè placidamente
dormendo , in una rozza balla culla , avvolto tra mefchine fa-
fce . Non fa ridirli nè in quale attitudine , nè in quale an-
golo della cafuccia ritrovavafi mai la mifera madre j foltanto
è noto che ella fu involta nello ftelfo fato, che tanti ne op-
prefle, e reftò affogata, e fepolta fotto le immenfe moli delle
fabbriche , del terreno , e della creta , che giù minando dalla
rupe di Molochicllo , fi confulero tra’ ciechi feni de’ terreni
nabiffati lungo la fchiena della medefima rupe .
5+8. Colla infelice madre fi credette anche perduto il
bambino j e i parenti addolorati cercarono in vano i cadave-
ri dell’ una , e dell’altro . Dopo lo fpazio di tre giorni fi udi-
rono alcuni ofcuri vagiti da coloro , che andavano tra le mi-
ne raccogliendo gli avanzi della fepolta loro fcarfa fuppellet-
Z tile .
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Istoria del t remoto
tile . In un angolo rimoto de’ dirupi , prodotti dal fatale ri-
volgimento di tanti terreni , fi vide giacer declive , e cinta
di fango la culla, e ’l bambino. Accorfero pietofi, e 1’ eftraf-
fero vivo da quell’ orrendo periglio . Egli era quali rauco dal
pianto , figlio del folo fenfo della fame , e della fete : parea
quali affiderato per effetto della pioggia , e del freddo ; ed in
brevi dì erafi dimagrato al fommo . Noi fìelii volemmo cono-
fcere quello bambino , e 1 ritrovammo tra le braccia di una
zia materna , che abita a Scrofonìo , non molto lungi dalla
baracca della rammentata Marafoti . ElTo ferbava nel vifo i
legni del difafiro fofferto , e la fua macchinuccia era rimafa
imbecille , e di viziofa nutrizione . .
549. Quello fenomeno include molte cole forprendenti.
Il luogo angullo , e ruinofo , in cui trovofli afcofa la culla,
non folo era in una direzione fommamentc oppofìa a quella , che
potea corrifpondere al fito , ove in alto giacea la diflrutta cala,
nella quale dimorava il bambino j ma era per trecento, e più
paiTi traverfalmente lontano dall’ altezza della rupe di Molo-
chiello . Di più la llagione algente , unita alle pioggie ,“"a’
venti e alla grandine , formava un miflo così Arano di difa-
gi , che fenza l’ autenticità di tante uniformi , e pubbliche
tellimonianze avremmo noi ftelfi durata fatica a credere ve-
ro il fatto , e fuperlìite ancora un bambino , che giacque
efpofto in così rea llagione , nella rigida notte , c nell’ aere
aperto al tormento della fete , e della fame per tre giorni
interi . Quando noi ne udimmo il racconto , e olfervammo il
bambino , era con noi il Parroco D. Giufeppc Antonio Zap-
pi*, e il fuo fratello D. Saverio , che in quel di ci tennero
compagnia . Scro-
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Delie Calabrie.
Scrofonìo , Gaimoni , Fiumara fecca .'
179
550. Scrofonìo , e Galatoni furono villaggi del feudo di
Terranova . Di etti efitìono i foli nomi • ma le abitazioni , le
quali per altro erano aliai rozze , e poche , rimafero tutte
diroccate . Nel loro di fu etto non vi era fenomeno , che
potelle interelfarci nè punto, nè poco. Scendemmo al Razza ,
e da quello pattammo nell’ ampio letto ‘della fiumara fecca .
Fu ecceffiva la noflra forprefa a villa di quegli orribili gua-
fli , che quivi la natura operb ne’ brevi illanti de’ fuoi con-
vellimenti . Il letto della fiumara fecca è di una con fi de*
rabile e varia latitudine , ove di cento , ove di dugente ,
ove di trecento patti: e la fua longitudine è maggiore di tre
miglia e mezzo , fcorrendola da’ confini del Razza , e della
limpidilfima acqua della Conca fino a quelle bali di C afai nuo-
vo , che terminano da dritta col bofeo di S. Infantiio , e da
lini ftra coll'antica ftrada , per cui da CaJ'aln-uovo li palfava al
medeHmo letto .
551. Quella fiumara forma il largo feno di una valle ,
la quale ha per gli oppoiti lati due grandiofe eminenze . Dal-
la dritta le fovrallano , in altezza di 400 palmi in circa , le
belle pianure di Campiccioli , e di Curtolaii . Dalla finiftra è
fignoreggiata da’ fertili uliveti , e da’ poderi di Cafalnuovo , i
quali non cedono nell’elevazione alle pianure di Campiccioli .
552. Tutta quella dianzi bella , e or molìruofa diftefa
di fertili eminenze non può fenza raccapriccio guardarli . El-
la offre un teatro di gravi, ineguali, e perpetue rivoluzioni.
11 letto della fiumara nella mafliir.a parte è alterato così , chr
Z a • “ lenza
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i3o Istoria del tremoto
fcnza pericolo traghettar non fi puote : in un angolo fi trova
un mucchio di tronchi, di piante , e di ciottoli affogati tra
malli immenfi di arena , e di terra: in un altro il luolo è
talmente indio , e variamente partito a fenditure minute ,
che ne rimane tutto pedo , e in minuzzame ridotto . Colà
vedefi il terreno orribilmente avvallato : qui fi mira eferefeiu-
»
to , e contenente valle moli di una lorda creta a color di
piombo , la quale , eruttata dal feno della terra , ora fembra mi-
fta a terreno limolo, e a falu di figura lapidare , ed ora ap-
pare fommerfa tra un’acqua già imputridita , e di verdiccio
afpetto.
553. A rnifura che per là entro inoltrava!! il piede ,
di palio in paffo fe ne vedea cangiar la fccna ; e fra’ tanti
cangiamenti , uno ne offervammo , che ci parve oltre modo
fpeciofo a contemplarli . Tutto il letto della fiumara è a ri-
bocco ricoperto di ciottoli, e di rottami di granito ofeuramen-
te grigio, mijlo col quarzo pingue , inchinante al ceruleo (1),
e d’ una figura , che fi approffima alla quadrata . Vi ha de' li-
ti, ne’ quali , per opera del tremoto , non folo non appare il
minimo vefìigio di quelli falli j ma di più con vago fpetta-
colo il fondo del letto rimane tutto a nudo , levigato , afperfo
di un’arena cenerognola, micacea, e tanto egualmente unito,
che mentifee la faccia di un terrazzo pollo con indullria in
allettamento . Quelli pezzi di fuolo così puliti non hanno una
ftabile rnifura, e fono per lo più in varia, e capricciofa ma-
niera figurati . A tutto ciò fi aggiugne che in poca diftan-
za da elfi , e quali fugli orli de’ medefimi , veggonfi i ciotto-
li,
(1) Vedi Wallcr. Sp/l, Minerai, t. 1. p. 425. (5).
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Delle Calabrie. rSi
li , e i rottami del granito , che dianzi ne ingombravano la
fuperficie, o cumulati, o refpinti , o incertamente difperli.
554. A quello fenomeno frequentemente fe ne univa
un altro . In alcuni de’ fiti , ove quella tale rcpulfione di falli
erali fatta , in vece di vederli il fondo levigato , e piano , of-
fervavali il fuolo crefciuto , ed elevato in mafie di varia
mi fura , le quali imitavano la figura di un cono , e dalla
grandezza in fuori , fembravano all’ inrutto limili a quegli
fcavi , che fogliono lavorarli dalle talpe. Appiè di quelle
ellemporanee , e folitarie prominenze giaceano raccolti i fallì
o fparli con picciolo difordine , o aramafiicciati . Il materiale ,
ond’ erano compofte , li rapprefentava da una rena fluviale ,
la quale , dall’ apparire ancora alquanto untidetta , lafciava fo-
fpetrare che non era fiata disgiunta da qualche poco d’ acqua,
o che era furta da un fondo umido , e inacquato .
555. Un oppofto fenomeno richiamò la nofira attenzio-
ne . Lungo il letto di quella fiumara incontrammo in tre luo-
ghi diverli alcuni pezzi di fuolo denudati della' lolita covertu-
ra de’ fallì fluviali . Il fuolo non era fpazzato , e pulito in
quel modo, come l’oflervammo ne’ luoghi tellè notati j ma appa-
riva depredo , e intrufo nel feno della terra colla faccia pie-
na di fonili , c capricciofe fenditure . La depredane fembra-
va fatta come da una forza percuotente , intefa a ridurre in
ifpazio minore le mafie sbafiate , e comprefie attivamente . Ne
accrefcea la ragione di crederlo il vedere che i falli compa-
rivano conficcati , c premuti nel fuolo ; e quafi giaceffero in
tanti alveoli, di ed n’era fuori rimafa folo una porzione, e
1’ altra reftava entro il terreno affogata , e chiufa .
55^-
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iSi Istoria del tremoto
556. La profondità di quefli incavi non era da per tut-
to la fleffa . Le terre apparivano sballate , e deprelfe ove per
un palmo e mezzo, e ove fino a due palmi. Lo ilaccamento
delle parti avvallate erafi prodotto con lacerazioni larghe , e
di varia figura; ma ciò, che facea forprefa, era il non of-
fervarfi nè alcun fegno di ulteriore fquarcio nella fuperficte
de' terreni, che fi rimafero nell’antico naturale livello, nè al-
cun veftigio di quella violenta compresone , che negl’ inca-
vi fi avvertiva.
557. Rinnovò finalmente la noflra curiofità un capric-
ciofo modo , con cui vedemmo fovente tolti i falli dalla gia-
citura, che aveano lungo il letto della fiumara, e ridotti a for-
mare tante picciole piramidi , o tanti eftemporanei ammaffa-
menti d’ indeterminata , e rozza mole . Non meno alle prime ,
che a’ fecondi ferviva di covertura , e di glutine una copiofa
quantità di arena cenerognola , e fiottile .
55S. Noi volemmo darci la pena di fviluppare alcuni
di quelli ammaliamomi , e fperimentammo non lieve refillen-
za nello feioglieme l’aggregato: vedemmo allora che la rena
non folo ne riempiva gli efleriori interltizj , ma anche ne occu-
pava talmente le interne parti , che vi rapprefentava le veci
di un glutine, dal quale legavanfi infieme quelle ma (Te . Effe
apparivano quali afciutte,e appena umidette nella loro fuper-
ficie; ma in data ragione che fi penetrava nel loro interno, fi
ritrovavano meno afeiugate , e più umide : argomento , che
cava luogo di afficurarli che l’acqua avea dovuto prelìare la
f.ia opera nella corruzione di quella tumultuaria manifattura.
559. Per illrani che follerò quelli fenomeni, efli non inte-
re ffa-
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Delle Calabrie; 183
recavano però la pubblica fortuna j ma ciò , che avvenne
ne’ vigneti, negli alberi, e ne’feminati fu di fomrao danno,
e di dolorofa confeguenza . Dall’ un lato , e dall’ altro de’ due
piani enunciati , cioè di Campiccioli da man dritta , e di Ca-
falnuovo da man fini lira , poca fu quella parte di terreno, che
non foggiacque a rovefei , a nabilì'amenti , e a revoluzioni
d’ ine! limabile perdita.
560. Per lo fpazio di tre miglia e mezzo in circa , dall’
uno all’ altro lato della fiumara , non vedeanfi che quafi perpetue
ruine di terreni, e di alberi, di vigneti , c di feminati fvelti
dalla più ala fede delle laterali fopraftanti pianure , e a va-
ria diftanza fpinti ove fin giufo all' onpolla parte della ji unta-
rti , ove in mezzo di elfa , e ove appiè della baie delle pro-
pie corrifpondcnti eminenze .
561. Altre porzioni di tali ruine erano ammaliate le une
fulle altre in modo che parevano fatte a firati j c quivi fi olfer-
vavano in cosi orrido modo rivolte le mafie , e le pianta-
gioni , che nulla vi era di più frequente , quanto il trovare
gli alberi fepolti a varia profondità , c le bali de’ terreni , e
delle piante effere le fole vilìbili , e patenti , fenza feovrirfi
alcun ve (ligio della fuperficie di quelli , o delle cime di
quelle .
561. Moltiplica e firane furono poi le vicende , che fi
unirono allo ftaccamento di tante utili piantagioni . Altre di
effe rimafero trafportate ben lungi della propria fede con mol-
ta porzione della terra , che ferviva loro di bafe . Altre per
contrario retarono fvelte , e polle iti erramento , fenza por-
tar l'eco alcuna quantità fenfibile di terra , eccetto quella fo-
la ,
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i^4 .Istoria bei. tremoto
la , la quale trovava!! nelle loro radici raccolta . In quefte pe-
rò fi oflervava un fenomeno notabiliflìmo; perocché appariva-
no cotanto difiorte , e sfibbratc , che ferbavano ancora i fe»
gni della violenza fofferta allorché con irrefillibilc torcimento
furono fcoffe , e corrette a sbalzare fuori della propia fede ;
circoftanza indicante al vivo l’intervento del moto vorticofo.
563. Finalmente alcuni alberi vedeanfi franti e fciili
in varj pezzi : altri erano fpaccati , e rotti , come fe follerò
ftati tocchi da fulmine ; e di altri non ne appariva , che il
folo bufto troncato , e divifo dalle fue radici .
564. Tra tante ruine era però piacevole cofa il vede-
re che qualche pianta di ulive , e alcune viti malgrado il
trovarli sbalzate in aliena fede , pure non folo confervavanfì
ancora in piè ritte , ma lafciavano dal color vivo delle fion-
di fperare di non doverfi perdere : tanta era Hata la copia
del terreno materno , che feguita avea nello fchiantamento ,
e nella fatale revoluzione la forte della pianta, che vi fi ap-
poggiava, e vi fi nutriva dianzi.
565. In mezzo a tanti fovvertimenti trovammo alcuni
piccioli pezzi di terreno limofo , fparfo di tenui ftagni , e
occupato da qualche pianta palullre , e da poche canne . Quel-
la ignota mano , che pofc a foqquadro le più fruttifere pian-
te , rifpettar volle le più inutili : di effe furono ben poche
quelle , che trovammo fvelte , o frante , o dilìorte • tutte le
altre erano intere, e illefe.
5 66. Lungo il dorfo dell’ eminenze , onde fi fale alle
pianure di Cajalnuovo , vi era qualche ruftico , e baffo edifi-
cio : di quelle rozze abitazioni ora appajono appena i fegni ,
e i
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Delle Calabrie. 185
e i rimafugli della loro efifienza di (trutta j vi ha però una
picciola cafuccia , che in mezzo a tante devafiazioni tuttavia
reggeafi illelà.
567. In Terranova ci fi riferì , che tra'l vano della
fiumara ficca erano fiate ingojate da zoo , e più pecore con
due pafiori : ma ficcome e in Terranova , e in Cafilntovo cer-
cammo invano di fapere a cui quelle fi follerò appartenute , e
quali folfero fiati i nomi delle perfone efiinte ; cosi non ofiamo
di abbandonarci a tal voce ; e quindi fenza negare il fatto , e
fenza volerne rifpondere , l’enunciamo foltanto per non parere
di averne trafcurata l’ inchieda. Se ne accrebbe in noi la di 1H-
denza dal confufo linguaggio , che fi tenea per riguardo al
fito ; giacché altri dileguavano la fiuma.a ficca, alni Cafil-
naovo , e altri Radicina .
Cafilnuovo ,
568. Giugnemmo a Cafalnuovo . Se alla quantità , e alla
varietà de’ cafi , e de’ rivolgimenti finora raccontati, non po-
temmo non ellere prefi da raccapriccio , e da fiupore ; non
farà ingiufio il credere che facile non fia il rinvenire un
cuore sì poco lènfibile , il quale a conturbar non fi abbia nel
miferando cafo , che a noi fi para davanti a doverli far rac-
contare .
569. Il dì 5 di Fclbrajo in brevi momenti difiruife il
lavoro di molta indufiria umana , e cangi'4 in una fcena di
compiuto lutto ciò , che dianzi fembrava il foggiorno della
pace , e delle grazie . I tempj , i ricchi editìcj , le umili ca-
Aa fe
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fS*) Ijtoria del tremoto
fe divennero in un fiato folo preda fatale di un tremoto , che
confufe, e annienti) tutto in orribile modo.
570. Fra tante perdite , memoranda e lagrimevole> fu
fopra ogni altra quella della Prlncipejfa di Gc. ace , la quale
ritrovava fi in quello fuo feudo a diporto : Anna , che lafcib
di (è fteifa un tormentofo dcfiderio , e che fu per la memo-
ria delle fue fplendide , e gentili maniere da tutti gli animi
onefii , e fenfibili tanto univcrfalmcnte compianta in morte %
quanto fu in vita da tutti ammirata.
571. Il fuo cadavere fu e fi ratto dalle ruine nel ter-
zo dì. La tempia diritta, e 1 fianco corrifpondente ferbavano
i fegni del colpo fatale , che opprelfe vita sì cara. L’infran-
ta fpoglia mortale di lei or giace in un tumulo eretto tu-
multuariamente, e depofitata. nella picciola baracca, che fa le
veci della dilìrutta chiel'a de’ 1JP. Alcantarini , e che è polla
poco lungi dalle bali della rupe Cavallina , negli eftremi
confini di C afai nuovo .
571* Non ignoriamo che varj ragionamenti fi tennero
intorno al tempo , che quefta dama folle potuta vivere , ge-
mendo folto le ruine j ma a quelle voci , figlie dell’ ozio ,
troppo altamente fi oppone la dolorofa innegabile circolìanza
di quella mortale percoli*, della quale il fuo cadavere ne con-
ferve i legni Lineili nel fianco , e foprattutro nella tempia ,
parte di fontina delicatezza , e di efirema importanza per la vita.
573. Noi non potemmo al fora olfervar nulla fulle rui-
ne di Cafalntovo perchè la provvida mano del governo ne
avea già fatti fgomberare i rottami .
57f. Gib , che non potè non ferire il nofiro fguardo,
... fu
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Delle Calabrie. i$u
fu una orribile fenditura , formarafi lungo le bali della rupe
altiìlima , che dicefi la C avallici . Quella dalla punta del mon-
te , per ove fi va alla ferra delle tavole , fi e (bende verfo orien-
te , feguendo la direzione delle bafi fuddette , e poi fi diverge
nelle pianure conterminali , inclinando alcun poco verfo fetten-
trione . La fua longitudine eccede la mifura di mille palli . Non
è facile il decidere da qual parte cominciata fi folle- perchè
nella fua eftenfione non ha una eguale apertura. Vi fono dall’
una all’altra via diverfi fui, a’ quali indi! tintamente può a«
tri bui rii o il termine , o il principio della lacerazione . Di
fatto ora fi eftenua tanto da delira a finitlra , che pare prò*
dotta da mezzogiorno , e terminante verfo oriente ; ed ora fi
apre tanto da fin il tra a delira, che fembra di cominciar da arimi-
te, e dirigerli verfo mezzogiorno , per finire efienuàndofi di trat-
to in tratto. Nè di que’ punti, che polfono confiderarfi come
gli e (1 remi dtlla medelima , può riceverli lume piu decifivo ,
poiché i legni , che ne Coftituifcono il carattere ,o fono egua».
li , o poco diverfi .
575. Se è vana cofa il pretendere di ftab ili re qual pun-
to riguardar fe debba come inizio di quella fenditura , e
qual altro come termine , non è meno Urano il lufingarìi
di trovare una eguale e collante mifura in tu't’ i pumi della
fua eflenlione per ciò, che ne riguarda la larghezza. Vi fonò
fui, ne’ quali que fi a eccede la mifura di tre palmi: ve ne fono,
altri , ne’ quali è minore di mezzo palmo ; e ve n’ ha degli,
altri , ne’ quali a prima fronte fembra fottilifiìma , e quali fi-
nita, e dopo pochi • -palli riappare più vigorofa ,• e ampia.
Ciò , che è notabile , fi è che la lacerazione non è fempni
A a • a fol-
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(83 Istoria dei. tremoto
a folco Angolare ; poiché vi fono luoghi , ove il ludo è rima-
fo lacerato, e fcilfo invarie fenditure laterali , ma picciole,
efili , e capricciofe. Si vegga il Rame , fegnato col num. XXXIX.
576. Nella fcena crudele delle fventure di CafaJn:ova
lo sbaifamento del fuolo non rapprefentò le parti meno mte-
reifanti . Quello fovente appariva di mediocre profondità $ ma
vi erano di palfo in palio alcuni lìti , ne’ quali F avvallamen-
to era folenne . Nella fuperficie delle parti depreife non fi
unì fempre la lacerazione ; ma quando vi fi accoppiò , vi fi
vedea quanto di più molìruofo in tal genere di guaito fi può
mai vedere . Le varietà di quello funelto moto erano di tre
ordini : vi era F avvallamento di una parte di fuolo lenza che
nelle rimanenti parti , dalle quali F altra rimafe fiaccata , fi
fblfe in minimo modo alterato il primo comune livello o le-
fa la fuperficie r vi fu poi quello , in cui il terreno foffrì due
oppofie violenze, cioè una porzione nabifsò, e l’altra conti-
gua elevofli , curvando il fuo dolio, è ammonticchiandoli . Vi
fu poi 1’ ultimo , nel quale , 0 che il terreno fuperiore folle
rimalo nel propio livello , o che folfe- efcrefciuto , e ridotto er-
to fuor di tnifura r tutta la fuperficie del fuolo fu pofia tale
mente a foqquadro , che il mirarla , e ’L trovarvi un orrendo
sfafeiume era una cola fola .
577. Visitammo l’afpra rupe della Cavai lira" ma come-
•chè feorfo aveffimo tutto quel lato, che fignoreggia il piano di
Csfalnuovo , pure non fi offrì agli occhi noftri veruna fenfibi-
le alterazione . Ci fi dette fperanza nulladimeno di poter rin-
venire una caca di amianto : abbandonammo quindi la parte
fettentrionale della rupe , e afeendendone la cima , volgem-
mo
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Delle Calabrie; 189
ino il piede verfo quella parte della medefiraa , che guarda
il mezzogiorno .
57S. Olfervammo una cava di pietre , colle quali for-
mano la calce: la pietra è calcaria; ma ficcome quella elige
molta pazienza , e attivo grado di fuoco per ricavarfene buona
calce, così mancandoli a tale artifìcio, quella, che fe ne trae,
non ha i caratteri della perfezione , che aver potrebbe .
579. Dopo lungo (lento giugnemmo a un dirupo , ove
ci fecero credete di poter rinvenire l' amiamo ; ma dalla forn-
irmi del monte , già fcantonata , noi trovammo caduta copiasi
grande di falli , e di terra , che mal grado 1’ elfere due volte
ritornai per tale oggetto- a C afai nuovo , pure perdemmo ogni
fperanta di giugnere a fcovrire ciò, che da noi li deliderava.
Checchi fe ne dir voglia all’ oppofr.o , è ciurmerla ; e fe vi ha
modo di averne alcuni pezzi, non fono' gii quelli, che giac-
ciono lèpolti fotto la ruina della Cavallica. , ma quelli ,. che
poi fono eilrarfi da fotto i rottami delle fabbriche di Cafah uo-
vo, ove v’ha chi ne polfiede qualche porzione.
580: Le lacerazioni de’ terreni infpirarono il difegno di
volgere il cammino verfo quelle pianure di Cafalnuovo , che
vanno a confinare co’ territorj di Polijlena dal lato di oriente
a- fettentrione . Noi non incontrammo di là daL termine poco '
innanzi defcritto veruno ulterior fegno di fenditura, 0 di altra
ruina. I terreni, e gl’immenfi beliiiftmi oliveti non dimoftra-
vano nè pur menoma traccia di oltraggio ..
581. Non trovammo tuttavia che folle in piè retto nè
edificio ruftico , nè un folo de’ trappeti da olio , che erano
fparfi lungo tale cammino ; quanti ve n’ elìftevano , tanti ne
furo-
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ipo Istoria dei tremoto
furono ridoni in confufi rottami . Fu però degno di attenzione
che non incontrofii diroccata alcuna delle picciole fabbriche
erette per elfcre il ricettacolo della feccia dell' olio . Queftc
fono tante picciole cave coverte da una fabbrica rude , formata a
volta , e che quali circolarmente s’ innalza fu tre pareti dell’
altezza di quattro, o cinque palmi. In ciafcuna di cotefte ca-
ve vi ha una picciola porta , che ferve per elirarne la mor-
chia , che vi lì conferva . Quelle cave fono tutte fituate ac-
canto a que’trappeti medefimi, i quali erano fiati co>ì poten-
temente diftrutti, che fovente parte dello Ideilo terreno, che
ad elC fervi va di bàfe , fu tutto rivolto...
. 58-. E' giallo eziandio di olfervarli che tutta quefta por-
zione di Arada, che poi fa capo a Polijiena da oriente , pub
confiderai’!! per riguardo a Polijiena lleifa,la quale giace nel
baita, e a profonda di danza, come la faccia, e '1 piano di un
monte ben alto . In tutto quello Ipazio di terreni , e di al-
beri non vi ha orma di dilatiti j laddove in Polijiena non li
veggono che ruihe , ed enormi laceramenti .. Che- dir quindi
potremo dalla franchezza di quegli feri; tòri-, i quali ci vorrebbero
far credere che i luoghi più alti fieno jipn meno de’ luoghi più
bah «fpofti a {offrir danno dalla ferocia de’ tremoti? Diremo
che, fino a quando vivremo nella fervitù delle ipotefi , espor-
remo Tempre la nolìra ragione al rifehio di non capire giam-
mai i fecreti della natura .
583. Lafciaramo quelle pianure di Cafaln tovo , che fo-
no verta oriente , e fettentrione , e cominciammo a feorrer
quelle, che girano da quefto a occidente. Lungo la bella lira,
da, che da diritta mena a Polijiena , e da lìniltra a Rad tei-
na, •<
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I> S I. L E C A LA' B R I B J FOZ
na , non incontrammo mutazione alcuna nè fra. i terreni , nè
fralle grandiofe , e vafte tenute degli oliveti . OiFervammó
foltanto quegli il e (ti fenomeni , che dianzi ci li erano prefen-
tati su i rullici edilicj , e fopratutto su i trappeti da olio, e
fulle vicine cave della morchia . Di quelle ultime non ne
trovammo nè pur una lefa ; ma de’ primi non ve n'ha un fa-
lò , che dillrutro non lia : circoftanza , che include un danno,
e una perdita di foinmo momento, non meno pel numero co-
piofa de’ trapperi perduti , ma anche per la mancanza , che
nafce dalla loro ruina in un articolo così interetTame , come è
quello dell’ olio , il quale forma uno de’ precipui rami delle
pubbliche finanze della Calabria , e con ifpezialità de’ feudi di
Terranova , e di Poli Rena .
Attraverfam mo EaJcina , villaggio di Terranova :
e liccome per le provvide attenzioni del governo erano Hate
quali tutte disgombrate le ruine della dilìrutta abitazione ; coti
non fummo al cafa di plTervarvi alcun fenomeno . Soltanto
udimmo che ne’ primi giorni del ferale tremoto era mancata
l’acqua purillima di quel fonte, di cui la maffima parte del-
la popolazione li vale per la cotidiana bevanda , e che quella
in progreifo erali reftituita.
585. Da KaJicina pollammo a J atri noli , e vi trovam-
mo tutte diftrutte , e adeguate al fuolo le mefchine fabbri-
che , che eranvi per comodo della fcarfa gente , che vi fog-
giornava . .
586. Volgemmo quindi il camino verfa il Marro , a
fine di redimirci a Terranova per quella llrada , onde vaiTi
da quello dillrutto paefe a Tolìflcna . Giunti a villa delle
. . . barac-
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ijt. Istoria dei tremoto
taracele, fatte per nutrirvi i baciti da feta, e che fono pò-
fte tra il Razzi , che rimane alla finiftra , e '1 Marro , che
vien di fi onte , nella baila pianura incontrammo fti cariche
circolari di quella fi ella natura , che furono quelle , che al-
trove notammo , e che li produllero dagli fgorghi dell’ acqua
emer'a dal feno della terra . Due di quefti cerchj erano per
grandezza molto fuperiori a quanti in altre pani ne ollervam-
mo : la loro faccia era concava , e la loro Superfìcie era fparfa
di un’ arena cenerognola , mifta con molto limo .
587. OltrepalTammo il Marro : ci lafciammo alla finiftra
Terranova, e ci avviammo per quel cammino, che conduce
da Varapudi al diltretto di Oppido .
588. Da qucfto lato, confiderando Terranova , no ammo
che non vi era la minima alterazione ne’ tei reni, o negli al-
beri; e ciò non folo nella faccia di quell’angolo del monte,
che guarda occidente , e fcttcntrione , ma ancora lunga tutto
il cammino, per cui valD a Varo podi, uno de’ cafali di Op-
pi do .
* * * * *
589. Di fertilillima natura fono i campi del diftretto
di Terra noi a.
590. Quefta, come olfervammo , è irrigata dall’ Orace,
dal Soli , dal foni , dal Razzi , e dal Ma-ro , il quale , ri-
cevendo in depofito le acque de’ fiumicelli accennati, va a tri-
butarle al Metauro .
591. Vi ha copia infigne di ulivi ben al i , grandi , e
con bell’ ordine educati ; vi ha di copiole , e fruttitele viti : non
vi fi
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Delle Calabrie. 193
vi (ì abbonda , ma non fi ha penuria di grano : v’ ha ricca do-
te di granone ; e vi ha dovizia di gellì , e di ottimo lino ;
591. Molochicllo avea parte delle (Ielle doti ; e le me-
defime ne pdTedea il diftrutto villaggio di Molochio .
593. C afai nuovo , terra di recente età, nata ne’principj
del fecolo XVII , e ingrandita con gli avanzi di Cortoladi ,
che fi e (linfe in altro tempo , era tanto più ornata di tutte
quelle doti naturali, quanto la fua fituazione era più amena,
c le fue forti furono più care a chi ne tenne il governo.
59P. Radi ci na , già patria di Giovati Franccfco Gemelli ,
autore dell’ opera intitolata Giro del Mondo , in nulla cedea
per doti naturali al redo di quedo didrctto . Radici no. ora
provvede la maggior parte de’ generi neceifarj al foftegno gior-
nale della fuperdite gente de’ vicini luoghi .
595. latrinoli , Scrofonìo , Galatoni , e S. Martino , vil-
laggi , che ora fono didrutti,c n’ elide il folo nome,aveano
predo a poco i medefimi naturali vantaggi .
596. Mal grado doti sì belle, non pub dirli però che
l’ indudria degli abitanti corrilponda con decente cura ai gra-
ziofi doni della natura . Queda fola li fa comodi per la
maggior parte • ma dall’ altra , in cui fommamente difettano ,
non dovrebbero attenderli che miferia , e fcarfe finanze .
597. Quivi vi ha copia di belliilì mi campi , e di gra-
ziole colline j ma da per tutto fi odervano le negligenze di
una popolazione , non amica delle pratiche di una giudiziofa
agricoltura . A codoro è ignota 1’ arte de’ pafcoli fatiizj : rie-
fee per elfi non folo inutile , ma datinolo il teforo delle acque :
e tutti i generi, che vi fi raccolgono, fi rifentono egualmen-
B b
te
ijp Istoria del tremoto
re o della rozzezza dell’ arte , che gli educa , o della mancan-
za di quelle molte mani , che vi ^fognerebbero per colti-
varli .
593. Moflruofo è poi 1' abbandonamento , in cui fi In-
ficiano i terreni , che formano il fuolo de’ valli , e belli oli-
veti . Uno de’ caratteri più dimoftrativi della negligenza , con
cui fi tengono dalla mano dell’ oziofo agricoltore non ben col-
tivati i campi, è l’abbondanza della felce , che in elfi fi In-
ficia creficere , e perpetuare . . .
Negleéìit urcnJa fillx jnm nefeitur agri.*.
599. Or in quefti terreni appunto, fparli di copiofilfi-
mi oliveti , h. felce , pianta voraci lima, crefce, e fi moltiplica
fiponmneamente , e con ogni piena libertà . Quella talora giugne
a quella Iteìfii elevazione , e fpelfezza , a cui giugner fuole la
canape più ben coltivata . Gli agricoltori fi contentano fol-
tanto di abbruciare la felce , e Inficiarne le ceneri fui fuolo ;
e lenza darli pena di efaminare le il terreno richiegga tal
forta di concime , o no 1 loffia , indillintamenre fi appigliano
a quel partito , che fembra loro tanto più accetto , quanto è
più breve, e meno penofo. Fatto ciò, fi lufingano che balli
il folcire i terreni, e credono fiulliciente tale provvidenza ad
ellirparc la felce , fenza rimettere che quella pianta ha radici
così profonde , e variamente disperfe , che non vi è forza di
aratro , atta a sbarbicarle , e a trarle tutte dalla profonda loro
fede . Potrebbero pure dalla loro ftelfa negligenza ricavare un
bene , e porre a profitto le ceneri di quella pianta divoratri-
ce, fe non ignorallero che quelle ceneri fono uno degli utili
materiali neceiEarj a formare i vetroni , onde fi compongono
le
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Delle Calabrie.
*95
le bocce da vino , da olio , e da liquori denfi . Quello difetto
è per altro comune alla Calabria intera.
Stato deir aere , e tremoti .
600. Partimmo da Polijlena per Terranova nel mattino
del dì 19 Maggio . Pria di partirci, fullo fpuntar del fole,
li udì un grave mugito fotterraneo ; ma al rombo non fucce-
dette tremoto . Eravamo appena giunti al noftro nuovo foggior-
no, quando alle ore 15, e 16 minuti, dopo un fonoro rimbom-
bo vi fu un lieve tremoto , il quale rincalzò con forza maggiore
quafi fui punto Hello, che parea già terminato.
601. Dopo il mezzodì , nell’atto che eravamo tra le
più difafìrofe e folte mine di Terranova , fummo forprefi da
attiviffimo tremoto , annunziato da due rombi iftantanei , che
fortemente s’ incalzarono , 1’ uno fuccedendo all’ altro . L’ aere
era eh iar iliimo, e fofliava levante. Verfo le ore za, e 36 mi-
nuti vi fu mole (la ondolazione , non preceduta da rombo . Al.
le ore due , e tre minuti vi fu rombo, e fcuotimento . Nella
notte vi fu picciola pioggia .
6oa. Nel dì aodi Maggio fi avvertì un lieve, ma lun-
go ondeggiamento verfo le ore 18, e 34. minuti . Sull’ imbru-
nir del giorno vi fu un ofeuro rombo 5 e verfo le ore 3 , e a
minuti vi fu una leggiera feofia : vi era Hata nebbia molto
denfa anzi fera.
603. Nel dì ai di Maoaio la terra venne molto com-
moda dal tiemoto. Tuttanotte i cani, e gli alìni erano Ila*
ti in un allento, e inquietante di llurbo : verfo l’alba contini
' B b a . cia-
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Ii)6 ISTORIA DEL TREMOTO
clarono i corvi a volare fmarriti,e con rauca voce parve che
annunzulTero il grave tremolo , che nacque poco dopo dello
fpuntar del fole , fenza che folle preceduto alcun ntugito fot-
terraneo .
(> op. All’ orribile fcoffa fegui lofio un grido di gemito,
e di fpavento tra la poca i’marrita popolazione} e a quella op-
primente fcena fi uni immediate il tetro fuono della campana
de’ PP. Celerini . Noi trovammo in molte parti della Calabria
ftabilito il colìume di apporre , fubito che li fente il tremo-
to, le mani alle funi delle campane, per le quali è indicibi-
le l’attaccamento, e la paflionc , che ha coletta gente . Le
campane non li agitano in tale difaftro a fuono vibrato con
ondulazione , ma a tocchi Angolari : il che fa un tuono di
melfizia molto afflittivo in un affare, in cui non v’ ha ragio-
ne di llarfene d’animo troppo tranquillo. Nello Hello giorno
vi furono altre due feoffe veementi , una alle ore 16 , e e 4.
minuti, e l’altra alle ore 18, e 7 minuti. Verfo le ore ip
li udi un terribile rombo , e dopo tre minuti la terra fu vio-
lentemente conculfa . A un’ ora e mezzo vi fu altro tremoto
fenza rombo} e lino alle ore otto la terra fu altre due volte
agitata con impeto, e quafi fempre prefa da picciola trepida-
zione . Si noti che il tempo era il più placido , e tranquil-
lo , che mai flato vi folfc } folo verfo fera vi li delio la
nebbia .
605. Nel di 22, quali full’ alba, vi fu rombo, e tre-
more . Alle ore 19 , e 32 minuti fummo forprelì da una
fcolfa attiviihma fenza il minimo fegno di mugico fotterraneo,
ma con un fremito a guifa di libilo , e di quello flrepito ,
che
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Delle _C a l a b r j e. 157
che far fuole la grandine , che cada in una folta felva.
6 o1). Nel di 23 la terra fu prefa da tremore verfo il
mezzogiorno: ondeggiò alle ore 21, e io minuti: alle ore 24.,
e 32 minuti fi udì un rombo unito a fcolla veemente , e al-
tra fintile fe ne intcfe nella piena notte .
OppiJo , c faoi Villaggi .
607. Eccoci in una città , che fu lungamente oggetto
di piacere , e d’ invidia , e ora è miferabile oggetto di orro-
re : noi parliamo di OppiJo . Le origini di queita città fono
involte fotto lo lìetfo impenetrabile , e cangiante velo , che
ricopre i natali di quali tutte le città calabre. Cluverio libe-
ralmente alferì che quivi folfe Italo il rinomato Mamerto J ma
non vi fi unifcono i fuffragj degli fiorici di Calabria , e
l’ Aceti non efitò di reputarla città di origine incerta . Qualun-
que però effer fi poifa il merito di così varie opinioni , è
fuori di contefa che nell’ undecimo fecolo OppiJo era di ta-
le importanza , che avea le fue politiche alleanze , ed ebbe
il coraggio di refifiere a fegno alla mano conquifiatrice de’
Normanni, che al Conte Ruggiero , fratello di Roberto G.iifcar-
Jo y convenne ftringerla di duro allòdio , per farne la conqui-
da. Noi ignoriamo le fucceffive fue vicende poli iche , per-
chè la fioria le tacque ; ma non polliamo tacere che fu cit-
tà , a cui toccò in forte di non elfere tra le ultime della
Calabria , e per la frequenza della fcelta popolazione , che
1’ ornava , e per h fua opulenza .
608. Nella ftoria della deflazione , cagionata nelle due
Cala-
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i <; 8 Istoria dei tremoto
Calairie da’ tremoti del 1633 non fi riviene il nome di que-
fta città ; ma fe per avventura fu felice allora , nella fioria
prefente farà con infeliciffimi augurj rammentata , e la fua
fventura occuperà luogo troppo memorando nella tragica fce-
na del ferale tremoto , che nell’età no lira ha ridotta in un
miferando fiato la parte maggiore della Calabria ultra.
609. Oppido fu annichilata , e diftrutta in pochi mi-
nuti nel dì 5 diFebbrajo. Nella fera antecedente al dì fatale,
dechinò il fole caliginofo nell’ atto , che a ponente eia fenza
nubi il cielo : pallido , e con funefia luce forger fi vide nel
mattino : a poco a poco d’ incerte , varie , e tarde nubi 1’
aere fi ricoperfe, e con infiabile tumultuario moto ora nubi-
lofo , e or quafi chiaro divenne ; finalmente una nebbia dcn-
fa , ma palleggierà aprì la firada a una pioggia fonile , e un
contrafio di venti diiTipò la nebbia , e la pioggia .
610. Nel mezzogiorno un torbido , e nubilofo velo fi
efiefe di mano in mano a ricoprire la faccia dell’ atmosfera
con lento, e grave moto. Una calma infedele , fintile a quel-
la , che preceder fuole le fatali tempefie , ridulle nelle loro
{tentate molte come alfiderate le nubi, e fopprimette il fiato
de’ venti . I volatili , e i quadrupedi non fcppero nè rimaner-
ti aueti , nè trattenerli dall’ annunziare colla fuga indecifa,
collo fmarrito volo , e con fegni di un fremito inufitato la
funefia conturbazione , onde internamente feativanfi agitati e
percolìì . L’ uomo folo , che fi efiolle fopra rutta 1’ immenfa
turba degl’ irragionevoli , o fu tradito dalla fua ragione , 0 tro-
vò in così trifii momenti le doti della fua macchina meno
fenfibili , e di molto inferiori a quelle di tante altie mac-
chine viventi. 6 ir.
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Delle Calabrie. 199
6 11. Dertolfi repente per l’aere un tacito indiftinto
mormoramento j e un vento inafpettato con un libilo , mirto
di fremito , e di retro ofcuro fuono , ruppe il filenzio della
breve maligna calma, e cominciò la terra con lieve , e re-
golare ondolazione a tremolare . Fu allora che fi videro al-
ternativamente dalla propia cavità rimoHe le travi , e con
veloce ritorno nella loro fede redimite ; ma quelli movimen-
ti, nunzj funerti dell’orribile moltiplice feompon i mento , che
ratto fuccedetre , furono fugaci e palfeggieri a fegno , che
l’ avveri irli il tremoto, il cadere il tutto uella più rivoltuofa
confufione , lo fcioglierfi, e disfarfi gli edificj , o nabiiìando ,
©minando, o revolvcndofi , e l’ empierli l’aere di gemiti, di
e (Iremo grido , e di polve denfnlìma , fu un atto folo , e fu
un’ opera vitanda di breviihmi irtanti .
6iz. *Non vi ha uomo , il più imaginofo ed eloquente
fra tutti gli uomini , che polla non che deferivere til filo ,
ma foltanto idearli gli orrori , le ruine , e Le perdite , che
avvennero non folo nella devartata città d’ Oppido , ma al-
tresì ne’ fuoi dintorni . Il rivolgimento degli edilicj fu tale,
che la confuficne lleffa della ruina de’ medefimi può bene
tener luogo di un fenomeno tanto inefplicabile quanto An-
golare .
613. Quefta moltiplice rivoltuofa , e compiuta confufione
fu tanta , che a taluni di que’ pochi , i quali fopravanzarono
alla rtrage , o non riufeì mai , 0 con iftento venne in forte
di poter dilìinguere i rimafugli delle proprie cafe , e di quelle
de’ loro concittadini . Ne ciò fi reftrinfe nell’ ambito folo del-
la città , ma fi eltefe ancora ne’ circovicini fui ^ Noi potrem-
mo
1
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-co Istoria bei tremoto
ir.o varj efempj addurne , ma varrà per ora citarne un dolo ;
I Signori D. Marcello , e D. Domenico Grillo , primarj citta-
dini di Oppilo , ed uomini di rara probità , e di non ordina-
ria opulenza , pofTedeano un vallo fondo in contrada Cannar
maria accanto al vallone del Hirèo . Quivi efi (levano varj edi-
f.cj , un calino con fette danze nobili , una cappella , e una
cucina nel piano fuperiore ; a pian terreno vi erano tre trap-
pcii , ed un ampio magazzino , contenente novanta botti pie-
ne di olio : accanto a quello edificio davano quattro cafe ru-
rali : poco lungi vi era una baracca , fatta per dimorarvi a
coverto da’ difadri del tremoto, nobilmente ornate, e divil'a
in fei danze ; finalmente nello dello fondo vi era un cafinet-
to con una fola danza daripofo,ed un falonc lungo ito pal-
mi, e largo 4.8, per ufo del nutricalo , che giuda la voce ca-
labra , fignific3 un luogo da educarvi , c nutrirvi i bachi da
feta .
614. Di ■ tutto quedo ampio aggregato di deli zio fi , e
utili cadimenti , cofa mirabile a dirli , ma lagrimevole a fof-
frirfi ! fe n è perduta a fegno l’ idea , e fe n’ è talmente can-
cellato , e fmarrito ogni più picciolo vefiigio, che nella or-
renda revoluzione , avvenuta in tutto il fondo, ove giaceano,
non sà ridirli, e didinguerfi il (ito della loro antecedente efi-
denza . Se ciò avvenne in un fondo di coti ampia edenfione,
e non interrotto da edificj conterminali , e di varia elevazio-
ne, può bene imaginarfi quale orrendo fcompigliamcnto nafeer
dovette nella compiuta mina d’ una città popolata , e folta di
numerali edificj , non fatti con fimmetrìa , ma formati con va-
ria mifura , e fparfi per idrade non molto ampie , e dovente
angude oltre il dovere. 615.
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D tii i Caia.* rie.’
615. A tutto ciò fi aggiunga che in Opp iJo avvennero,
per quanto importa la condizione delle azioni mol'iplici f e
compolle del tremoto , gli lìeili fenomeni , che accaddero ia
Terranova.: quindi ficcome nell’atto che il fuolo, e molti edi-
ficj.in parte caddero nabitfando , e in parte, elevandoli oltre
il loro naturale livello , lì rivoìgetteru , e fintarono in fede
non propria; così per l’oppollo molte altre parti di fabbriche
o minarono su i fottopofti edilicj , o furono di lancio sbalzate
ne’ . alimenti contigui , che ne rimatero oppreifi , e fepolti fiot-
to le mine di quelle.
616. Noi tenteremo di dare , mal grado l’enorme ap-
parato di tante confufe rivoluzioni , quella idea la pi ù chia-
ra, e meno equivoca, che per noi dar fi potrà, de’ fenomeni
piu Angolari , avvenuti in OppiJo , e ne’ fuoi dintorni . E per
ferbare le leggi del miglior ordine punìbile , (limiamo conve-
nevole il defcrivere prima la naturale giacitura di OppiJo ,
e de’ fuoi dintorni , ed indi paratamente difendere alla de-
fcrizione de’ fenomeni orrendi, che quivi il tremoto proJufle.
Senza quello provvedimento i leggi ori dure ebbero molta fati-
ca per «rendere con precilior.e, e chiarezza le cofe , che in
progrcifo narreremo , come avvenute in OppiJo , e nel fuo
circuito .
617. OppìJ ) giacea, lìgnoreggiando molta parte de’fuoi
fpazioG dintorni , in su un Monte , che altamente ergeafi fra
due valla' e a villa di Afpromonte , e di colla alle bali meno
erte dell’ Appianino . • .
6 iS. Qmfta Minte fi elevava da levante a mezzogiorno^
e fi eltendea lungamente verfo occiJente , e fettentrione . Da
C c levat h
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50J Istoria -dei tremoto
levante èra corpulento, e più rude ; afpra n’era la contìnua^
zione per la via più erta : quali piana , e d’ ineguale latitudi-
ne la fuperficie; e’1 fuo termine con fuc ceffi va , e lenta efìe-
nuazione cadea in un piano inclinato, ftringcndo il fuo ango-
lo, e torcendo la fua direzione da occidente a fettentrione .
619. La città era fituata all’ertrema, e più alta parte
del monte: godea l’afperto del mezzogiorno a accidente, e quel-
lo di oriente a fettentrione da’ fuoi più lunghi , e opporti lati;
e a’ rtioi più corti , e ineguali lati (lavano di fronte il levan-
te, e di fpalla il ponente.
620. Il lato fpettante al fettentrione era su gli orli del
monte . Il lato di levante a mezzogiorni era a pendìo fcofcefoj
e quivi erano limati i PP. Offervanti : il lato , che avea le fpal-
le al ponente era quafi piano , e quivi fu innalzata la torre .
Il redo di tal lato , e quello di mezzogiorno li efleudeano
molto innanzi , e terminavano o in pendici dolcemente incli-
nate , e tutte ornate di fruttifere piante T o in pendici ruvi-
de , e fcofcefe .
621. Gli Scrittori della Calabria hanno , copiandofi l’ un
l’altro, aderito col Barrio che Oppido era porto tra due fiu-
mi, il Me dama , che ora chiamano Carni , da mezzogiorno , e 1
Trccofio da fettentrione. Querta cieca buona fede è la principa-
le cagione de’ difetti , che s’ incontrano nelle carte geografiche
della Calabria per rifpetto alla idrografia di Oppido . Siccome
enorme è ftata la revohizione avvenuta nel circuimento de’
'fuoi fiumi $ cosi, a ben intendere le cofe,che narrar dovre-
mo , è neceilario di porre quello articolo in tutto il fuo
lume,
■ . , 622.
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r
I
Delle Calabrie.' > io
6 ai. Il monte, su cui poggiava Oppi do, avea da levan-
te a fettentrione il fiume Trecojio , ora denominato il T ricuc-
cio . Quefto riceveva per due rami 1’ Acquavo™ , quali alle ra-
dici del colle , ove (lavano i Cappuccini j e giunto appiè del
monte di Oppido ne bagnava le bali , e radendole , s’ inoltra-
va fino in là dell’ ant ica ftrada , che dalla via del fettentrione
a Oppido conducea . Colà pervenendo, s’immergea nel fiume
S. hi a fi , quali nel punto fìe(To,che a quefto fi univa il Cli-
mi : fiume , che in se contenea le acque di due fiumicelli ,
cioè il Mai di , e ì Bellafica , i quali , feendendo per la S para-
cara , e pel vallone di Bellafica , penetravano nel letto del
Cumi in quel fito , ov’ era il mulino di Oppido .
613. Di fianco al fiume Trecofo fi elevava una rupe
afpriflima, che compiva la valle dì Oppido , e in confeguenza
formava il lato diritto del vallone interpofto tra le pendici di
quefta rupe , e le pendici del monte , sul profilo del quale
la diftrutta città ergea parte di fe fteifa da fettentrione . Que-
lla rupe nafeea in tenue modo, e a picciole colline , poco lun-
gi da Acquauona : fi elevava, ingrollandofi , a vifta di Oppido’
e con vario giogo procedendo , fi eftendea fino agli oliveti
della Nicolella ye quali lunghdTo quel punto medefimo, in cui
il Trecofo , e ’l Cumi fi cohfondeano nel S. Biaf .
' • 624.. Attraverfo il Trecofo , e pel dorfo della fopraftan-
tc deferitta rupe flava coftrutta una ftrada , la quale per un’
erta ruinofilfima conducea in quella fommità , da cui per di-
faftrofo colle fi sboccava a’ terreni di Melano , e di Cannama-
riay ove vedeafi pervenire, e forgere un nuovo fiume, che i
naturali d’ Oppido chiamano il Birbo . Quefto feorrea lungo
C e a un
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204 Istoria del tremoto
un profondo , e ampio vallone , formato pel lato diritto da*
termini fcofcefi della parte lata delta rupe defcritta, e compo-
rto per la fini (Ira dalle pendici dev'li alti colli di Canna, nariat
di Bjzzonaro , e de’ terreni luperiori alla valle della Femina .
Quello fiume , denominato il Birbo , palfava attraverfo la ilra-
da di Oppido ; e qua fi in diftanza di trecento palli dal punto,
ove univanfi il Carni f e 'l Tieco/ttr, perveniva anch’ elfo a con-
fonderli nel S. Bufi.
615. Da ponente drizzandoli il guardo verfo mezzogiorno,
e feguendofi la direzione de’ due punti delle accennare unioni
de’ fiumi , s’ incontrava la Jhada di Oppido , la quale atrra-
verfava il Biiio , lafciavali a dritta il S. Biafi , ed indi , fpac-
cando il nodo d’ unione del Trccofio , e del Carni , s* infinuava
pel dorfo di una collina, che era la continuazione del monte
d’ Oppido , e che con varia elevazione, e inclinazione, fupe-
rando il pjjfo del Giudeo , menava alla dillrutu città .
616. Bellilfimo era L’ afpetto dell’ampia pianura, e de’
ridenti colli , che da quelli punti fi offeriva allo fguardo di
chi dirigea la fronte verfo ponente , e di mano in mano fi ri-
volgea verfo il mezzogiorno . Cominciandoli a mirare dalle al-
ture di Cajlellace , e de-’ poderi di Franco , fi fcaprivano al
bairo i terreni de’ Fojfari , e de’ Ze,bi , e i bei campi di
Bj zzano co’ fucceilivi dintorni della Beliafica , del Carni , e
del mulino ; e poi, elevandoli gli occhi, vedeafi in alto la va-
ga , e vada eflenfioae de’ territorj de’ Signori A igimeri , Mo-
lar lì , e Migliorini .
627. Accrefcea la bellezza , e la fertile condizione di
tanti , e cosi ameni liti il placido , e graziofo corfo del Mc-
.. . _/ dama ,
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Delle Calabrie. 105
1 lama j fiume , che , come altrove avvertimmo , ora dicefi Cli-
mi , e che in fe ricevea le acque di altri due fiumicelli ,
l’ unione de’ quali accadea lunghelfo il molino di Oppido .
628. Or quale fu mai la forte di tanti , e sì deliziofi
luoghi ? Dorrà il dirlo ; ma di mano in mano ne fveleremo-
l’ infelice fato, feguendo l’ordine rteifo , con cui i medelimi
luoghi finora ne abbiamo defcritti .
629. Cominciamo dal monte e da que’ luoghi a Ubati
dal num. 617 al 610. Varie furono le vicende in elTo avve-
nute : alrre riguardano la fua fuperficie , e le cofe fu la mc-
defima collocate : altre li appartengono a’ fuoi ertremi : alrre
hanno relazione a' fuoi opporti lati : ed altre fpettano alle
fue pendici .
630. Per quanto fi appartiene alla fua fuperficie, que-
lla fi dee dividere in parti abitate , in parti coltivate , e in
parti rudi , o dertinate a ufo di rtrada .
631. Lafciamo da banda la porzione del monte , che
dal puffo del Giudeo menava alla diftrutta città , e parlia-
mo di quella parte di fuperficie , che è la più proflima alla
città medefima . In quella porzione di fuperficie nulla è
pia frequente , quanto 1’ olfervare fpetfe , e orribili fenditu-
re , avvenute nella rtrada , e foprattutto ne’ poderi latera-
li . Norabile fu pero che non incontrammo nè albero di uli-
vo, nè di abio genere, che forte rimafo rivolto , e fchian-
tato , mal grado la frequenza , e la fenfibile profondità delle
fenditure. Quelle erano a folchi piccioli, interrotti , e bre-
vi : e nella loro giacitura fembravano quali parallele : erano
molte dalla via del fettentrione , e fcarfe dalla via del mcz-
zogio.no. 632.
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jc6 Istoria del tremoto
6 32. Inoltriamoci verfo l' abitato , e lafciamo i dintorni
della città . Già vedemmo quale (lata folle l’orrenda, e de-
folante cor.fulijne , avvenuta nelle fabbriche ; ma non ottan-
te che tutto folle rirnafo con indicibile fcofcio,e rivolgimen-
to fconquaflato , e disfatto , pure vi fu una parte , che retti
in piedi, e iliefa come /fecola di tutta la diruta città. Nell’
entra e in OppiJo eravi la torre , da noi enunciata nel nu.
620. Quella avea l’ affetto a fettcntrione , un lato a ponente ,
l’altro a Mezzogiorno ,e l’altro a levante e a mezzogiorno . Nel-
la fua faccia non vi erano lettoni da nelfuna parte : tutti gli
angoli vedeanfi lefi nelle parti fuperiori , e più alte : nelle
inferiori non appariva alcuna fenditura. I merli del lato Jet-
tcntrionalc erano pieni di fquarci con qualche ruina : in quel-
li del lato di mezzogiorno accadero gravi fquarci , ma fenza
ruina: ne’ rimanenti avvennero flfure picciole , ma rare . Tut-
ta la mole di quella torre era però fuori di piombo, e parea
fenfibilmente inclinata verfo Jcttentrione .
6 3 3. Appiè delle bafi ettreme di quetta torre vi era la
ttrada pubblica : quetta era lattricata di pietre dure d’ incer-
ta figura. Tutta la ttrada avea il dorfo a maniera di ponte:
in ella non appariva alcun fegno di lettone ; ma ne’ confi-
ni intermedj tra la fabbrica della torre , e lo ttrato della ttra-
da vi era una fenfibile , ma breve fenditura , che feguiva la
direzione dell’ attacco dello fletto ttrato .
6 34.. Di fianco a quetta torre , feguendofi la direzione
del mezzogiorno , vi era qualche mifera cafuccia , le cui fab-
briche , ancorché parefiero enormemente fquarciate , non era-
no ttate però ridotte in que’ minuti rottami, e iu quello ttri-
tola-
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D t i i e Calabrie, 207
tolamentOjin cui era flato tutto il reflante degli edificj ridotto.
635. Fuori di quefle due eccezioni non fapemmo nella
fuperficie abitata del monte rinvenire fabbrica , che per tutti
i varj lati non avelie fofferto un eguale infelice , e ruiuo-
fo difaftro .
6 3 6. Molte cafe , che giaceano fu quell’ orlo della cit-
tà , che poggiava lui monte coll' afpetto a oriente e a Jetten-
trione , fuiono orribilmente sbalzate dalla lor fede j e altre
rotolando per 1’ aperto , e rivolto dorfo del monte fleflò , ed
altre gettate di sbalzo , piombarono fui letto del fottopoflo
Tricuccio , e ne ingombrarono il corfo a fegno , che vi fi
formò uno Jlagno , rimanendo appena vifibile un fottìi filo di
acqua , che fcappa a fiento , e con tortuofo corfo da fotto
gli fpazj delle ruine , che premono il fiume . Le cafe , che
produifero , precipitando, il maflìmo danno, e l’ ingobramen-
to del Tricuccio furono quelle de’ Signori Grillo .
6 37. In non molta diflanza da quefle cafe vi era una
fontana . Quefla perdette la fua conca ; e vedefi ora dal luo-
go, ove quella era, fgorgare un filone d’acqua, che , lam-
bendo la faccia del monte , la rade , e la fcioglie .
6 38. Dalla fommità di Oppido fcendendofi a quella par-
te del pendìo del monte , ove flavano gli OjJ'ervanti , come
dicemmo nel num. 620, e feguendofi la direzione della porta ,
fituata all’ altro eftremo della città dal lato di levante , era
olfervabile che , laddove tutte le parti fuperiori erano mina-
te , quivi vedeanfi ancora in piedi non meno i muri , che
l’arco della porta . Quefle fabbriche però erano così mahratta-
te e percolfe , che minacciavano ruina a ogni momento .
6 39*
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2o8 Istoria Dtt tremoto
639. Movemmo appena il palio da quelli punti di efen-
zione dalla fa ale ornine ruina , e lungi dal rinvenite più
il minimo legno di terreni , o di firade , in cui quefta fuga-
ce efenzionc foife ulteriormente durevole , non ci fi pararo-
no innanzi che i fegni del più alto fovvertimento . Non
v’era piu il minimo veftigio dell’antica firada ; c tutta la fac-
cia del monte era (lata lacerata a fegno,che fra il rivoltuo-
fo perpetuo fcofcio della fua mafia, non incontravanli che f.a-
giliifimi mafii di arena , e rivolgimenti di terreno tanto mag-
giori , e piu frequenti, quanto piu dallo fcofcefo pendio ci
accodavamo alle pani piu baile , e profonde delle bafi del
monte .
640. Cercammo di porre in chiaro la natura de’ mate-
riali fiaccati dalla faccia del mome in quello lato . Sugli orli
della fupeifcie appariva uno filato della denfità di quali due
palmi di terreno colorato di una leggeri «fi ma tintura di rojfo
ofcuro , e che dovrebbe avgiugnerlì , e appartenere a una del-
le differenze de’ terteui dal Wdlcrio aleniti alla feconda ipe-
cie (1) .
641. A quello Arato fuccedea un gregario ammalio di
terreno Jlavcfccntc ghìa] ufo . In elfo non vi era che un tenuif-
fimo giurine: circofianza vera a fegno, che molti pezzi di que-
fto ammalio , maneggiati appena, li fciolgono,e le parti, che
il comp tngono , fi imparano, e fi abbandonano a vicenda . QuetY
indole di fragilità non è per vizio nuovo , ma per intima ,
e propria cofiituzione di tutto lo Arato.
641. I materiali duri , componenti quefio ammaliò, non
hau-
fi) Eumtti coltrata mar tinti t fpec. 1. p. 16.
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Delle Calabrie,
top
hanno una determinata figura : ve n’ha degli orbiculati , o
fian convelli per l’uno , e l’altro lato : ve n’ha de’nodofi,
cioè configurati a fparfe , e rotonde eminenze : e ve w’ ha di
quelli , che hanno la forma di un picciolo rene .
643. Nè in tutti la fuperficie è la ftefla : hawene di
quelli che fono fcabri , e rudi a toccarli ; ma quelli fono
rari ; poiché per la maffima parte hanno una fuperficie levi-
gata , fovente nitida , e non di rado afperfa di lucidi punti ,
o di fottile foglia micacea . La loro grandezza è variamente
gregaria . La maffima parte di effi è formata di foftanze gra-;
nellofe , che mentifeono la forma , e la grandezza di tanti
femi allogati in una malfa dilfolubile , e friabile di terra , e
di rena , inclinante alcun poco al colore di un’ ocra mi Ha di
flavo, e di rollo. Ve n’ha de’ grolfetti , de’ quali altri appa-
rirono aderenti , e incavati nella malfa , che ferve loro di
alveolo ; ed altri cadono sbaccellati , e lafciano imprelfa nel-
la malfa del loro Arato la loro figura , come avvenir fuole a
feme , tratto dalla nicchia del fuo baccello già fecco : circo-
Aanza necelfaria a notarli , come quella , che non folo indi-
ca al vivo egualmente eia natura gregaria di quello ammalio,
e la fua fragile , e precaria conlilfenza ; ma addita altresì
che in origine quello ammalio fu manifattura, in cui l’acqua
pofe l’ Opera principale fenza l’ alleanza di molta terra .
644. La teffitura di quelli corpi nell’ atto che moftrà
ad evidenza che i medefuni fono frammenti , e rottami di
un tutto maggiore di effi , pruova ancora dimoftrativamente
che quello tutto non era di una fola natura • e che in con*
feguenza effi non fono parti di uno dello , e fintile raateria-
; Dd le.
no Istoria del tremoto
le. Di fatto ve n’ha de’ membranofi : ve n’ha di quelli, che
fono divifibili in laminette parallele : ve n’ ha degli altri , che
fembrano tenacemente midi , e comporti di particelle finidìme,
e intimamente unite a formare una malia foda , e uniforme ;
ed avvene finalmente alcuni , che fono di una compofizione
affatto incerta , e gregaria .
645. Non tutti fono dotati di una eguale durezza : ve n’ ha
degli fcintillanti , appena che fieno percofli coll’ acciajo : quelli
ileilì non fi lafciano mordere dalla lima ; ma di tal dalle fono
pochi filmi: ve n’ha di quelli , che danno qualche fcintilla }
e quefti fono in maggior numero de’ primi . Con poca diffe-
renza , cosi gli uni , che gli altri non poffono frangerli , che
fcrttoponendoli al martello . Ve n’ ha poi di quelli , che non dan-
no fcintilla di fotta alcuna , e quelli facilmente fi frangono .
Tutti quefti , che finora abbiamo accennati , fono bianchi af-
fatto, o quafi interamente; folo v’ha in elfi qualche picciola
macchietta, c un certo che di pellucido.
6+6. Oltre a quefti ve n’ha de’ fragili , e di mezzana
durezza : quelli polfono con poco dento fenderfi , e fegregar-
fi o in lamine alquanto denfe , e tenaci come cortice di le-
gno rcfinofo , e fecco,o in laminette fottili , e facili a fpez-
zarfi a travedo, e ad angoli acuti.
647. Ve n’ ha finalmente di quelli, che hanno la fem-
bianza , e la mafchera fola di corpi duri , ma fono talmente
fi idilli , che balla llrofinarli , e premerli tra le dita per tri-
turarli, e ridurli in polve: tanto n’ è debole, e poco tenace
1’ aggregazione ; e tanto l’ ingiuria del tempo ha fu di elfi ven-
. dicati i fuoi diritti.
• • 6+3.
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f
Delle Calabrie. iIt
648. La mica vedefi quali in tutti intrufa , e fparfa ; ma
ne’ fragili, e ne’ friabili è in più fenfibile modo abbondante.
Vi ha il quarzo , v’ è lo Jpato , v’ è il fajfo : il tutto è in minu-
ti rottami : i foli pezzi più grofli fono quelli , che fi ap-
partengono alla fpecie de’ fragili , e de’ friabili ; ma la loro
figura calcolare indica troppo che nacquero altrove, e che do-
po l’eirere fiati lungamente da fcorrevole fluido manomcffi ,
e rotolati , altronde pervennero nel luogo , ove da immemo-
rabile età giacciono , e da cui un orribile rivolgimento li
traile , e all’ aperto gli efpofe .
649. A quefti materiali finora mentovati fuccede uno
firato ben alto di creta terreftre concacea(i). Quella è tutta
afperfa di una mica argentea minutiflima ; e tra’ primi , e la
feconda è notabilifiimo uno ftrato lineare di arena cenerogno-
la (1), che ne divide, e diftingue i confini.
650. L’ultimo ftrato, vifibile tra cotefte ruine , e tra
gli fcofciamenti del monte , è comporto di arena eterogenea ,
difforme , e angoìofa: quefta è un ammalio confufo di quar-
zo , di jpato , e di argilla degenerata in una mica lucentilli-
ma, e argentea (3) . Quello ammalia coftituifce le profonde
bali della precipitofa Jìrada , per la quale ora da Oppido fi
parta al T ricuccio , che le bagna il piede.
651. Da ciò, che finora narrammo, non folo fi rileva
la dura fovver fione fofferta dalla fuperficie del monte egual-
mente ne’ fuoi dintorni alborati, che nella parte abitata; ma
D d 2 ezian-
(1) V tggafì Lionati Syfl. n. fpcc. 53. diff. 3. pag. 20 6.
(2) Idem fpte. 51. diff. 6.
(3J Sì 1 ugga il Baumè Chym. Raifonnét t. 1.
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• I5' Istoria del t remoto
eziandìo fi deduce il rivolgimento avvenuto in quella eftrema
parte del medefimo , che riguarda il levante , e che fi emen-
de fino alla bafe , ove feorre il Tricuccio , e ove nacque lo
fìagno .
6 Palliamo ora a efaminare i difaflri accaduti ne luo-
ghi , che riguardano gli opporti lati di Oppido , e confeguert-
temente nelle fue pendici . E quindi feguendo 1 ordine fteifo
de’ (iti, che tertè abbiamo accennati, continueremo il ragio-
namento , confiderarvdo il guado accaduto in quel lato , che
guarda il Jettentrione .
653. Eccoci dunque a quella rupe , che deferivemmo
nel num. 62 3 : ed eccoci a que’ terreni , che porti fui dot-
to di ella, e dando a vi da di Oppido y e del monte , fu cui
q iella città poggiava , formano colle loro pendici il lato dirit-
to del vallone , che da Jettentrione giace appiè del monte di
Oppido rtelfo , e rtendonfi fino agli oliveti della Nicole Ilo ,
quali lungheifo quel punto medefimo , in cui il Trecojio , e 1
Cumi fi confondeano nel S. Biafi .
654.. Noi vi pervennimo, attraverfando il T ree 0/10 , e
rampicandoci per l’erta rovinofiffima via , che da Oppido me-
na alla parte fuperiore della rupe teftè deferitta . Varj pezzi
di quella via fono ancora elidenti in quel rozzo flato, in cui
erano pria del tremoto; ma lunghi pezzi della medefima,fo-
prattutto que’, che danno da man fini lira , fono in così pefii-
mo dato, e furono talmente malmenati dal tremoto, che ci
Pentiamo ancora prefi da raccapriccio nel rammentarci que’ pre-
cipitoli abbili! di ruine , che pendeano fotto al noltro Iguar-
do, e pe’ quali con batticuore ci convenne di pallare. 11 ma-
teria-
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• Delle Calà'drie. 21 j
teriale , su cui poggia quefta via , è quello fieffo , che forma
l’ultimo Arato, che trovammo in OppiJo , vale a dire un’ are-
ni eterogenea , difforme , angolo fa : la fola differenza , che vi
palla , fi è che i granelli fono più piccioli , e più fpezzati .
655. Tra corcfii dirupi vi erano varj malli di terreno
eguale a quello , che deferivemmo, parlando del fecondo Ara-
to , e molti malli di arena . Offervammo però che quivi le
fquarciature , e gli feofej. erano fuperficiali j e che il guado
non era penetrato molto addentro , e che tutto l’ orrore dipen-
dea dall’ altezza della Arada , e dalla profondità del fottopoAo
vallone . Non fummo al cafo di feovrire le interne pofizioni
delle ruine, perchè tutta la loro faccia , e 1 ruinofo ripido dor-
fo era , per così dire , fepolto fono gli accennati confufi am-
malò , in cui l’ arena rapprefentava il corpo principale .
656. Era intanto notabile che da man fini Ara il terre-
no, che fi ergea ben alto fulla lunga, erta, e precipitofa Ara-
da , e che le ferviva di termine laterale , non era fiato in
alcun modo magaguato, e alterato dal- tremoto . La condizio-
ne di tale terreno era della fieffa natura del terreno del pri-
mo Jlrato fuperiore , che deferivemmo , e offervammo nella
fuperficie del monte di OppiJo : circolìanza , che unita all’
eguale condizione dell’ arena eterogenea delle bali della Arada ,
e delle baft inferiori d’ OppiJo , fpingerebbe l’ animo a fo-
fpettare che in altra età queflo tenimcnto formato aveffe un
corpo continuo j e che il vallone interpojìo per avventura foffe
flato un tardo lavoro o di acqua /corrente , 0 di altra revoluzione
fftca » lontana dalla memoria degli uomini , e non pervenuta al-
la notizia degli Scrittori della feria Calabi a.
557-
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ii4 Istoria dii tremoto
657. Giugnemmo dopo lungo dento a tali alture ; ma
quivi giunti , e rivolgendo lo fguardo non meno a’ precipitofi
fentieri traghettati , che a’ defolati terreni , ove Oppido gia-
cca , non potemmo non effer prefi da raccapriccio a villa di
quello fpettacolo compaflionevole , che di fe ci offerirono la
nabiffata città , le lacere pendici , e gli dagni del T ricaccio ,
Veggafi il Rame , fegnato col num. XL.
658. Scorrendo noi lungo la fuperficie de’ terreni fuperiori
a cote (la firada, e pofti rimpetto alla didrutta città, frequen-
temente incontrammo larghe , e interrotte fenditure di terre-
ni ; ma ciò , che ci riempì di llupore fu il terribile fovver-
timento avvenuto in una ferie ben lunga , ed edefa di terre-
ni , che erano dianzi a dovizia ricoperti di ulivi , di gelfi , e
di viti , e che noi trovammo rivolti a fegno , che perduta
ogni ragione di limite , non era facile agli deili afflitti pof-
feffori di eflì il riconofcerne , e interpetrame 1’ antica pofizio-
ne , e la loro primiera efi (lenza . Da quello fito fcovrivanfi le
pendici di Oppido j e la loro faccia non appariva meno lace-
rata della fconvolta faccia di que’ terreni , che premevamo col
piede .
6 59. In quelli terreni erano frequentidimi gli fcofcj , e i
ruinofi effetti di quella fune (la cagione, che quivi apportò or-
ribile guado in una congerie di belliffimi poderi . Una parte
di eflì era vagamente fituata fui piano della fuperficie della
rupe , ed erano poffeduti dal Canonico Gerardi , dal Canonico
Cola giuri , da D. Giufeppe Tomeo , e da’ Signori Grillo} euri
altra porzione era fucce.Tivamente limata nel piano inclinato ,
e lungo le pendici della rupe della , e quedi fi appartenea-
no
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I
Delle Calabrie. 415
no al Capitolo , alla Cappella delle Monache , e a ì Frati
Minimi .
660. Quivi a figura di femicerchio fi aprì un anfitea-
tro di ftupenda eataftrofe , in cui , come poi oilervammo , e
or ora riferiremo, rimafero fchiantati , e dalla più alta nella
più baiTa parte fpinti, e capricciofamente fparlì e fepolti gli
ulivi , i gelfi , le viti , e le delle terre , che fervivano di fu-
perficie , e di bafe a tanti ameni , e fertili poderi .
66 1. In luogo di tante naturali bellezze miferamente
perdute , e in pochi minuti annientate , e ridotte a fpettaco-
lo di orrore , non comparivano per la di danza di cinquecen-
to e più palli in lungo , e di quali dugento in profondità ,
che rottami di alberi , di viti , e di piante , che ufcivano ap-
pena da fotto l’ immenfo volume di una creta , che a prima
fronte fembrava di elfere l’unica e fola , che formato avelie
dianzi rutto il materiale di quefti poderi . Si vegga il Rime,
legnato col num. XLL
661. Quello infelice afpetto di colp a primo fguardo
occupò più la nodra ammirazione, che la nodra rifleflìone ;
nè giugnemmo a capirne partitamente il vero carattere , fe non
quando , rivenuti dal primo forprendimenro , ofammo , mal-
grado 1’ oppodo configlio delle guide , di calare ne’ dirupi , e
di penetrare ne’ precipito!! , e infidi guadi di tanti guadi . Ivi.
da vicino oilervammo a parte a parte ciò, che dall’ alto , e
in didanza non era facile di didinguere Angolarmente . Tro-
vammo che lungi dall’ elfere la fola creta quella, che compo-
nea la fuperficie,e l’ ammalio intero di tali ruine, vi era ben
altro, che femplice creta.
66 3,
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zì6 .Istoria vici. tremoto
663. Nella più balla parte rinvennimo involta molta
porzione di quel terreno , che componca la fuperficie de’ po-
deri . Quefla venne divelta dalla fùa fede ; e quindi una par-
te ne fu trafportata di sbalzo fino quafi all’ etlreme bafi delle
pendici , e un’altra , gettata all’azzardo , e difperfa lungo
gli fpaz] delle ruine , ivi era rimafia o confufa tra i ma-
teriali Tivolti , o affogata fiotto la creta . Quello terreno era di
quella fleffo fpecie , di cui fu la terra vegetabile , che notammo,
parlando del primo fìrato della fuperficie del monte di Oppido.
664. Oltre a ciò, trovammo anche quello fleffo terreno
jlavefcente gh'ujofo , di cui -ragionammo allor che fi fej parola
del fecondo ftrato della terra , che in Oppido rinvennimo . Que-
llo però era talmente disfatto, p difperfamente difciolto , che
a {lento ne trovammo alcuni piccioli maffi uniti. Ci .recò
anche meraviglia l’ olfervare che in molte pani quello terre-
no giacea non già al di fotto , ma al di fopra della terra ve-
getabile colorata , dianzi accennata .
' 665. In pochiffimi liti, . e ne’ più baffi dell’aperta mi-
na apparvero appena alcune tracce difperfe di quella fteffo
arena eterogenea , difforme , e angolare , che altrove notammo j
ma, per quanto diligentemente ne aveilìmo fatta ricerca , non
giugnemmo mai a rinvenirla unita a malli . Queft’ arena non
occupava filo fpecialejma quivi era quafi fuperiore , ivi fper-
fa tra le mine , e altrove tra effe fepolta .
666. Ma il materiale , che più meritò di attirare la
noflra attenzione, fu la creta. Q^uefla, come dicemmo, oc ciu-
pava gli fpazj dell’ intera ruinofo feenrt a fegno, che il tutto
parea da quefto materiale ricoperto. L’attenta offervazione ci fe
feo-
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/
D E L I. È CitAB RIE. % UJ
fcóvrire che oltre alle mafie già divi late , conveniva divide-
re gli ammaili , che a prima fronte fembravano di creta di
una fola natura , in creta concacea effervefcentc , e in materia-
le , che all’ c derno mentiva la faccia di una creta , tinta di
color flavo sfumato , e intimamente ornata di mica argentea ,
e minuti ffima .
66 7. Per intelligenza più chiara faremo parola fepara-
tamente dell’ una c dell’altra . Ragioniamo in primo luogo
della concacea . Quella creta era della ,claiTe di quelle cre-
_ te, che da Linneo fi allogarono nella dalle terza , che a’ fof-
fili (1) fi appartiene : ella è /olitile, e confeguentemente co-
gli acidi e fferve drente ; ed è folida, e friabile (i). Quefta crr-
ta , di cui qualche pezzo ora efille nel nodro mufeo accade-
mico , è di un bianco macchiato di una leggiera tinta di co-
lore marino : ed è intieramente afperl'a di mica argentina , e
minuti (/ima . Quede due ultime circodanze fono tanto più de-
gne di avvertirli , quant’ egli è vero , che effe mancano nelle
fpecie , e nelle differenze delle crete deferitte, e ofiervate dal
W alleno , dal Linneo , dall’ Anonimo , e dal Cronjledt In varj
maflì di effa noi rinvennimo alcuni teflacei , eguali a quelli
che depriveremo allor che parleremo del Carni .
668. L’altra creta , tinta di un color giallo fumato , non
era con gli acidi folubile, o effervefeente ; e puù confiderar-
fi come una differenza di quelle crete fjfe, c paLjìri , delle
quali fe parola il Linneo (3).
Ee . 669.
(l) Syjl. net. t. 3. pag. 106.
(») Volt Wjllerio Syfl. Miner. t. I. p. 6$. §.13,
(3) S/ft' »«• »• 3. p. 107.
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$i8 Istoria del tremoto
669. Dopo avere noia fazietà fcorfo tutto lo fpazio in-
feriore di quelli terreni, drizzammo il palio verfo la più al-
ta e fuperior parte de’ medefimi . La cura più ragionevole
era dunque l’ ottervare ne’ poderi squarciati in quale fiato era-
no le cofe . Quivi trovammo vifibile lo fi rato della creta con-
cacca , che defcrivemmo nel num. 666 . Nè fu poliibile di
fcovrire quale folle 1’ altro ftrato , che a quello inferiormen-
te futteguiva , perchè la bafe era in parte ricoperta da im-
menfo volume di creta , ove fquarciata , e ove a taglio fime-
trico fciifa e fiaccata dalla faccia della rimanente creta fpe-
riorc ; e in altra parte ripiena di rottami , i quali erano un
mido della (letti creta, di copiofa dofe del terreno flavefccnte
ghiajofo , che coftituiva lo flrato fuperiore alla creta , e di
alcuni rottami del terreno colorato da una leggerijjima tintura
di rojfo ofeuro , che come altrove avvertimmo , compone*
la fuperficie de’ poderi . Una fola varietà fallibile noi tro-
vammo tra quelli llrati , e quelli di Oppido , e fi fu che lo
llrato dell' arena eterogenea , difforme , e angolata era fonile r
c di tenue denfità . Avendo noi riflettuto all’ immenfa quan-
tità de’ materiali , o eruttati , o rivolti , e gettati in quella
precipitofa conca; e confiierando che il livello della fuperficie
della ruina era fmifuratamente inferiore all’ altezza degli avan-
zi di tutt’ i poderi foprafianti , fu quindi facilillìmc 1' avver-
tirne tre fpeciali fenomeni , uniti in quello rivolgimento .
670. Il primo fi fu che in quefta conca non naturale^
ma recentemente formata , avvenir dovette un fenfibile sbaf-
famento , e una violenta deprelfione del fuolo . Cib fi defu-
mea non folo da’ profondi fquarci , che fi ottervavano lungo
. - la
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Delle Calabrie * si«j
la bafe della mina , e dell’ affogamento , in cui giaceano gli
alberi in ella creta precipitati ; ma fi rilevava ancora dal
non vedere a proporzione elevato il livello della- conca, nell’
atro che in ella era piombata una immenfa copia di materia-
li non proprj della fuperficie del fuolo.
671. Il fecondo fenomeno fi riducea a una innegabile
eruzione di materiale ufeito fuori delle vifeere di quel terre-
no , che dianzi componea il piano inclinato di quefia pendi-
ce . Ciò rilevava!! apertiflimamente da certi mucchj di creta,
di fajft , c di terre , che a maffi Angolari vedeanfi elevati
in alcuni liti della conca $ e folla faccia di effi vi erano ma-
nifede tracce , lafciate dall’ acqua , che una col materiale do-
vette emergere dal fono della terra. Rendeano in oltre inne-
gabile pruova di quefia eruzione varj materiali , i quali non
erano proprj di tal luogo , e che noi trovammo midi , e fpar-
fi in quefie picciole . Angolari eminenze . Efifiono ora nel no-
fìro mufoo accademico alcuni pezzi di quarzo , ivi da noi rac-
colti , una colla creta fola , e non folubile , e alcuni pezzi
di fchijlo , i quali fono così alterati dal tempo , che bafia lo
ftrofmarli alcun poco per ridurli in polvere .
672. Il terzo fenomeno era l’ evidente sbalzo , con cui
dalle più alte parti furono di lancio nelle parti più ime , e
più lontane , gettate le malie, e le piante, che fvelte rima-
fero nell’ orrenda revoluzione dalla loro fede natia .
673. L’analoga faccia efieriore del fuolo , e la fimiliru-
dine degli forati , che abbiamo deferitti , fomminifiravano poten-
ti ragioni di fofpcttare che , in età rimota , egualmente la rupe
mentovata , che il monte di Oppido formar dovettero un corpo
E e a unito
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izc Istoria del tremoto
unito e continuo } c che t intermedio vallone flato foffe par-'
to , e lavoro del tempo , e del fiume tricuccio, a cui le acque
piovane dovettero , collo j correre lungo la faccia de' terreni, pre~
flave la loro opera per la formazione del vallone mede fimo .
67+. Noi guadagnammo le alture; e ufcendo dalla con-
ca defcritta , continuammo il no Aro cammino lungo la fom-
mità de’ terreni . Incontrammo perpetue fenditure ne’ me defi-
mi ; ma cib , che vedemmo di più notabile , fi fu che laician-
do alla fini Ara un podere de’ Si gno ri Grillo , innoltrammo il
patto in un vigneto , ove trovammo una picciola cafa rurale , la
quale erafi confervata abitabile , e in piedi in mezzo a quelle
univerfali ruine , che 'da pertutto erano avvenute nelle fab-
briche di ogni genere , e negli Aedi terreni . QueAa cafuc-
cia era in fito baAantemente alto : vi erano i vignai r che
^abitavano tranquillamente ; ed efia appariva da per tutto in-
tera , eccetto nell’ angolo finiAro , il quale era alcun poco Can-
tonate dalla via dell’ occidente ,
675. Pattammo oltre ; e da un dirupo- in altri dirupi innol-
trandcci , gmgnemmo a quello fpazio di pianura , ove il Truc-
cio folea congiugnerli al Carni , e al S. Biafi. Da queAo paf-
fo fino alle bali della diArutta antica firada di Oppido tro-
vammo il tutto rivolto nel più orribile modo . Sommo era
il guafio avvenuto nello fpazio, pofio lungo le bali degli oLivetl
della Nicchila. Inefprimibile era l’alluvione , per così dire,
della creta, che copriva irregolarmente , e a malli di Aupenda
mole , tutta la vaAa eitefione , che pria fpaziìtva dalle bali
della Nicotel/a fino alle vicinanze della Arada pubblica di
Oppido. Il più mirabile di un tale fenomeno fi era che tut-
to
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i
Delle Calabrie.
to quello immenfo volume di creta era in parte Iurta da’ vi-
sceri della terra , e in altra parte era pervenuto , come pere-
grinando, dalle alture lacerate di Cajl eliaci , e de’ monti polli
a ridallo de’ terreni del Franco , de’ Fojjari , e de’ Zerbl • luo-
luoghi da noi altrove accennati.
676. Di quella peregrinazione di materiale cretaceo ve
n’ erano evidentiilitni fegni , e innegabili tracce . Di fatto
per la dilìanza di più di mille palli non vedeanfi , fe non
che informi , e denfi ammali! di creta . Quelli erano di va-
ria altezza , e mi fura ; ed equiparandoli le fpecie della creta,
era facile il vedere che quella del piano era del tutto uni-
forme, e uguale a quell’ altra, che a ftrati regolari forma la
faccia di que’ poderi squarciati, e rivolti, che cingono, come
in anfiteatro , le ruine del Cumi , del Ruzzano , de’ Zerbl , e de’
Fojfari fino alla punta de’ territori del Franco , i quali ora
rimangono a fare le veci di un promontorio.
677. Cercammo in vano l’antica ftrada, che a Oppilo
menava . Nella collina , ove giacea , evvi ora un monte di
arena Jlava , mijla con poca ghiaja r e molta mica argentina .
Pel dorfo di tal monte arenario , che nacque da fubitanea,
e tumultuaria rivoluzione , ora vaili alla diilrutta città per
una fìradetta tutta difaflrofa j e fuperati a (lento i pericolo-
fi palli , che lungo tal cammino s’ incontrano r fi perviene a
un avanzo dell’antica firada felciata, la quale in alcune par-
ti fi è ferbata intera e illefa , e in altre fi è del tutto
disfatta .
678. Dopo avere noi fcorfo tutto lo fpazio , che v’ha
da oriente a fettcntrione , e da quello all’ occidente di Oppilo ,
tor-
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izz Istoria del tremoto
torcemmo il cammino per oiTervare le ntaffime rivoluzioni av-
venute nel circondario del Climi , del Bozzano , e de’ Zerbi dal-
la via del mezzogiorno. Quello vallo fpazio di terre , un tem-
po fertili e belle , ora è un teatro d’ inoperabili ruine . I
terreni laterali, che apparteneanfi a’ Signori Ai girne ri , Malar-,
lì Migliorini, e ad altri, e clic circondano quefta feena di
rivolgimento inefprimibile , hanno Offerto un guallo immen-
fo $ e la rraUima porzione di elfi è (lata profondamente con-
citila , efpulfa dalla fua fede natia , e di lancio , e a malli di
fmifurata grandezza fpinta , e trafportata in parte fui fiume
Cumi , in parte di là dalle fponde di quello , e in parte
lungo lo fpazio non breve , che intercedea dalla punta del
Cumi fino quali al S. Biafe .
679. La natura di quelle malie rivolte, e fchiantate è
di una creta concacea, fallibile con gli acidi , effervefeente , tinta
alcun poco di color biadetto , e fparfa di min itijfima argentea
nuca . Ella è tagliata in modo fingolare a malfi grandiofi , che
in molte parti giacciono folitarj , perpendicolari , e ritti come
pareti ben denfe e maflicce , polle a mentire un lato di un
immenfo edificio; in altre parti quelli ammali! fono reclinati
l’uno fui dorfo dell’altro con una fuccelTiva , e varia altezza t
in altri fitti formano un monte folitario con una faccia leviga-
ta • e finalmente altrove giacciono fparfi al fuolo a varj pez-
zi, a’ quali confufamente fi unifeono l’ acqua , lj terra , le pian-
te , e gli alberi. Veggafi il Rame , legnato col num. XLII.
680. Quella creta fu fede , e nutrice un tempo di co-
piofi teftacei . Noi vi trovammo belliffinte conchiglie di vene-
ri, mollili! mi trochi , una bella cipria , alcune fcrpole , molti
den-
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Delie Calabrie, 123
dentali , varie jacobee . Quelli tejlacei fono quali rutti belli ,
e interi ; e ne raccogliemmo non picciola porzione , la quale
ora efifie nel noflro mufeo accademico.
681, Tra quefti tellacei rinvennimo un nitidiilìmo buc-
cino , confervato dalla natura con ogni integrità , e in parte
chiufo in un pezzo di creta : noi con induftriofa cura cercammo
di e (Ir arre con molta parte della fua fede quello indice irrefraga-
bile dell’ epoche le più vernile della natura dal feno dell’ alta
cretacea mole , ove ripofava j ed animati da quello fpirito di
rifpetto , e di gratitudine , che polleder dee i cuori fenlìbili
alla beneficenza , e attaccati a qualunque uomo , che promuova
il bene della noftra patria , (limammo di offerirlo in dono a
Giuseppe beccadelli , Signore d’ottima fede, e di rara uma-
nità, Uomo di animo fpleniidiffimo , e Minijlro /udremo, che
intefo al vantaggio delle buone arti , e delle feienze, foftiene
con inceffante (ìudio la noflra forte prelfo i noffri AUGUSTI
SOVRANI . Di quello buccino ve n’ ha il difegno nel Rame
fognato col num. XLIII.
632. Non farà vano l’avvertire che in tutta quefla cre-
ta vi ha copia tale di teflacei, che , fe 1’ anguflia del tempo
non ce l’ avelie vietato , noi avremmo potuto raccorne ben
molti di più. Era poi cosi facile il rinvenirne , che noi acqui-
fìamrno molte veneri , e molti trochi, non folo per le mani del!
apprendente ingegnere Monfteur Hot , e del giovane Luigino
R igg:eri ; ma eziandio per le mani di un fervo, che porta-
vamo con noi per lo trafportamento di que’ materiali , che dì
per dì credevamo necelfarj a raceorfi ..
' 683. In mezzo a tanti monumenti di materiali non fa-
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tr.f Istoria del tremoto
•vorevoli alla ffica incendiaria , far:\ forprefa il fentire d>e
noi rinvennimo tra’ rottami della creta concacea una. pomice iel-
la , e tutta intera , di cui ne facemmo a grandezza naturale
formare ildifegno, confervandone l’originale, ben raro in tal
bircofìanza , nel no Uro mufeo accademico. Si vegga il Rame,
fegnato col num. XLIV.
684. Si dimanda : Fu mai quella pomice una produzio-
ne di fuoco , coeva alla nafcita , o al depofito de’ teflacei ? Se
fu tale ; qual mano amica difcfe i tejìacei , e produffe la po-
mice ? Fu mai la produzione della pomice pofteriore al depo-
rto de’teftacei? Se ciò fi pretendere , faremmo fempre nella
fieffa difficoltà , che nafce dal vedere la totale integrità de’
tejìacei, fu i quali non appare orma anche minima di forza di
fuoco. Potrà temerli che il Woodcard , e ’l W alleno fieni! ingan-
nati nel credere che quelli pori fieno una collante generazione di
fuoco fotterraneo ? Non potremo credere che in quello luogo
folle avvenuto , in remerifiimo tempo , ciò, che sì fpelTo avviene
altrove , cioè che le pomici tuttoché producanfi , come fi crede
da’ naturali tli , nel fondo del mare da’ fuochi fonerranei, pure
giunte che effe fieno alla fuperiìcie del mare lleffo , errano
lungheffo vagabonde , e comparirono in fito lomanilfimo dal lo-
ro luogo natalizio, quivi depotle,e gettate dalla forza de’ven-
ti , e delle onde (1) ?
685. Noi non oliamo di decider nulla. Siamo femplici,
e fedeli relatori di ciò , che abbiamo co’ proprj occhi offer-
vato.
(l) Veil! Tournefort Voyagt du Levant.
Vedi F Encydopdlic artici. Islc " Pierreponce — art. Marrfe-
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I
I . . •
Delle Calabrie.
I ...... '
varo . 'Lafciamo a più coraggiofi ingegni il diritto di fare gl’ in-
l
terpetri della natura.
686. Il pefo di tante ruine opprefle il fiume Cumi , il
.quale era già fiato altamente fconcertato dalle fuperiori revo-
luzioni avvenute lungo il fuo letto, fcorrendo pe’ terreni di
1 Crijìina già rivolta , e difirutta . Le acque di quefio fiu-
me rimafero quindi fra potenti obici fequefirate , e produfifero
nel feno del Cumi due ftagni quafi infuperabili , pericòlofi , e
devafianti .. Uno di eflì era sì fattamente profondo , che fo-
fiener potea fui fuo dorfo un picciolo legno , che , per cagion
di olfervazione , fi fece coftruire da que’ valorofi Ingegneri mi-
litari , a’ quali , da chi provvidamente ora invigila al bene di
quefia defolata provincia , fu commelfa la cura di proccuraro
lo fcolo alle acque {lagnanti . • \
687. Quelle acque fi eftefero in due braccia . Il pri-
mo (lagno formofli lunghelfo il letto del fiume , e quefio era
di una eftenfione , che in latitudine eccedea la mifura di
felfanta pafli , in longitudine fupcrava i cinquecento , e in
certi fili avea più di fefiànta palmi di profondità .
-■ ; 683. Di coda allo (lagno grande ne nacque un feconj
io più picciolo, il quale era una prolongazicme del primo,©
circuiva in parte il monte , che è fintato in faccia alla di-
ftrutta città dal lato , che guarda il mezzogiorno .
689. La faccia di quelle acque era già macchiata da
legni, che ne indicavano l’incipiente depravazione; e noi vii
xcquifianimo , con itlarvici intorno in una giornata atfai tiepi-
da , un tale difiurbo nello ftomaco , che credemmo prulenter
configli» t di non ritornarvi , e. di non porre in ulteriore, jcitì
o.i F f men-
Istoria del tremoto
2 26
mento la noflra falute per fe fletta mal ferma , e già in par-
te alterata dagl’ inevitabili difagi d’ una peregrinazione tanto
laboriofa .
690. Di quefta infìgne mina fe ne prefe il difegno,
èttendovi noi fituati in uno de’ terreni , che fovraflavano al Cumi ,
e che erano già flati , come dicemmo , in parte devaflati dal
tremoto . Quivi fu che corremmo il pericolo di terminare
infelicemente il viver no Uro . Nell’ atto che con D. l*ompca
Schiantarelli , fcorrendo gli orli del precipizio , andavamo
guatando intorno per ifcerre , e deftinare il fito più congruo,
onde prendere con efattezza , e fenza rifchio la veduta di
cosi orrenda fcena , fummo forpresi da un violento tremoto,
che fe minare in difianza di pochi palmi da noi nel fotto-
poflo precipizio una immenfa matta di quel terreno , ove un
momento piima avevamo poggiato il piede .
691. Eranvi nell’ interna parte del podere alcuni buoi
a pafcolare . Quelli cominciarono con un difordine , che ci
parve in qualche modo fofpetto , a fcorrere muggendo in la-
mentevoli modi intorno a noi . Quello apparato di cole ci
riempi di follecitudine , e infpirò il difegno di tenere affi-
curata la vita al bufto di un albero di ulivo , flringendolo
da diritta , e da liniflra tutti e due tra le noftre braccia .
Fortunatamente precedette al tremoto uno fpaventevole rom-
bo : al terribile annunzio, in meno che non balena, ci fiac-
cammo dal tronco, e poggiando tutto il pefo della vita fu i
talloni, ci lanciammo , rinculando, nell’interno del mal fido
terreno . Noi vedemmo orridamente ondeggiare , e conveller-
li come tremula canna i più folti rami degli alberi, eh’ era-
no
Delle Calabrie. uy
no a noi vicini : udimmo il ruinofo fcofcio delle mafie , che
dagli orli de’ terreni piombarono nella fottopofia voragine • e
fotto gli occhi nofiri vedemmo vacillare , e inchinarli quell’
albero medefimo, che ci era fiato di appoggio, e che, per-
dendo parte del fuolo , che gli ferviva di bafe , perdette
l’equilibrata Tua polmone , e fi reclinò quali pendente fulla
voragine fatale .
692. Era il dì più fereno e chiaro, che mai defiderar li
potelfe : non fentivafi fpirare aura veruna ; e il fole ci avea
piubchè abbafianza , e con troppa attività in tutto il matti-
no , nel mezzogiorno , e lino a quel punto tormentati . Man-
cavano ore tre , e minuti quaranta al terminar del giorno .
69 3. Nel dì lèguente 1’ induflre Schiantarelli tornò al
luogo già prefiiro per prendere quella veduta da un fito me-
no precipitofo ; ma fi usò l’ accorgimento di provvederlo di
funi , perchè aflìcurandole a varj alberi , lontani dagli orli
della ruina, egli avefie potuto, cingendofene i capi principa-
li intorno al bullo , rimanerne ficuro , ed operare . Si vegga
il Rame , fegnato col num. XLV.
694. Farà finalmente forprela il fentire che laddove
ne’ dintorni di quel lato di OppiJo , che guarda il mezzo-
giorno, e che fia in faccia al Canti , tutto era fparfo di or-
rende rivoluzioni j per contrario le pendici del monte , fu
cui poggiava la defolata città , e che a quello lato apparte-
neanft , o fi erano ferbate intatte , 0 aveano in alcune parti
foltanto lieve oltraggio fofferto .
695. Dopo aver noi attentamente indagati turt’ i fe-
nomeni più notabili , che vi era:.o nel monte , ne’ dintorni
F f 2 di
di OppìAo , nelle pendici , e nella fupcrficie della vicina ru-'
pe , palTammo a efplorare il guado avvenuto nel vallone del
Birbo , e nella adjacente ferie de’ terreni, e delle pendici.
fipfi. Nel num. fi 14., allor che parlammo della enorme
confufione , in cui repente cadd ro le fabbriche , e i terre-
ni , noi deferivemmp 1’ orrendo rivolgimento avvenuto ne’ ric-
chi , e vadi poderi de’ Signori Grillo . Stimiamo quindi di ri-
ferirci al già detto , e di non ripeterne la dolente idoria .
La ruina de’ fondi, e le perdite de’ generi, e delle cafe, ivi-
avvenute, furono di un danno eccedente per una famiglia ben
nata , la cui cafa fervi va di afilo generofo a molti infelici .
A quede perdite fatte da’ medefimi fe ne unirono ben altre,
non folo in Oppido , ma anche altrove; cosi che tutte codi-
tuir potrebbero col loro valore , che cadde nel feno del nien-
te in brevi idanti , un fondo di lignificante ricchezza per
ogn’ illudre famiglia.
69 7. Orribile fu il guado avvenuto in alcuni poderi
frettanti a D. Antonio Gagliardi . In e(Ti dalla più bada par-
te fino alla fommità fi aperfe con fenditure , fatte a taglio
perpendicolare , una ruina così precipitofa , e fpaventevole ,
che a noi non badb il coraggio di fpingervi il piede . La
fàccia di queda ruina era feiffa , e fpaccata a piombo in mo-
do, che fembrava un muro altilfimo , e artificiofamente levi-
gato . A colpo d’ occhio parea profondo ben più di 300 pal-
mi : la fua edenfione pe’lati fuperiori de’ terreni , donde cer-
cammo di efplorarla , era di dugento e fei de’ nodri palli , bor-
rendola dal principio fino al termine ; e fi edenica fino alle
bafi del Birbo nella lunghezza inferiore ,
69 8
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Delie G a i ì b n i ci 219
698. Nell’avanzo di quelli terreni lùperiori appariva-
no larghe fenditure . La loro figura era quali a modo di feg-
menti di cerchio j ed era di un grato orrore il vedere cho
in qualche parte degli orli dell’ aperta ruina o erano anco-
ra elidenti le tronche reliquie delle radici degli alberi fchian-
tati , e nel fottopodo precipizio sbalzati , o gli alberi mede-
fimi fofteneanfi tuttavia in piè ritti , nell’ atto che teneano
fitte le porzioni maggiori delle loro radici neL terreno non
rivolto , e che dendeatio le altre di li dal margine minato , pri-
ve di bafe , e librate , per cosi dire , nel vano fopradante
alla voragine »
,■ 699. Quivi efidea dianzi una pendice r che a piano
inclinato menava da quelli poderi fino agli orli del vallone^
per ove il Birbo fcorrea . Tute’ i terreni della pendice , e
de’ poderi erano riccamente ornati di alberi ben grandi , e di
fruttifere piante • ma quivi tutto fi mutò , ei era fmifurato
il volume di quel terreno, che mancava non dal fuolo de’ po-
deri foltanto , ma anche dalla fàccia della pendice .
700. Mal grado però la tanta mina della pendice , degli
alberi , del fuolo , e della faccia de’, poderi , le mafie enfien-
ti ne 1 fondo della voragine , lungi dall’ aver formato , eom’
era ragionevole, un aggregato iminenfo di alberi , e di ma-
teriali rivolti , non componeano un volume corrifpondente a
tanto rivolgimento. Quella mancanza di proporzione tra’l ma-
teriale elidente nel fondo , e nel dorfo- del precipitofo cavo f
e quello de’ luoghi , e degli albeii fconvolti, ci destò un for-
te fofpetto che la mina era del genere di quelle , che altro-
ve oi ferva mino congiunte alla deprefiione , e allo fprofonda-
mento del terreno. 701.
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250 Istoria dei tremoto
701. ' Egli è vero che a tale fofpetto fembrava di opporli
1* efi (lenza di alcuni malli voluminofi , che di luogo in luogo
elevavanli , e li efiollevano in qualche altezza fui livello della
rimanente mina,; ma ciò non parve che folle (lato ballante a
di fin' gg ere il no Aro fofpetto, peichè a queAo aggiungea pefo
non folo il vedere che gli alberi comparivano appena tra le
mafie , ond' erano affogati ; ma altresì 1’ offervare che fulla fac-
cia di molti materiali della voragine vedeanfi manifefti fegni
di acqua émerfa dal cavo della terra. Quefti fegni non pot ca-
ro attribuirli al fiume, come quello, che da tali liti giacea lon-
tano, nè confonderli con quelle tracce di allagamento , che era-
no vilibiliffiinc , anche in difianza, fu que’ rivolutoli ammaffi,
i quali piombando nel fiume , e proibendone il corfo , avea?
no data ;; occafione , e origine allo fiagno conliderabile prodotto
nel letto del Birbo. . — '•*;
7C2. Ma per trarci di equivoco , poiché eraci riufeito va-*
no ogni tentativo di feendere per quefti poderi fuperiori nella
difaffrofa voragine, ci appigliammo al. partito di ritirarci dal
luogo, ove eravamo, e di feendere in tal guado per que’ viottoli
inferiori , che giù nel vallone del Birbo meiefimo e tanfi co-
minciati a praticare dagli efploratori dello ftagno.
703. Tornammo quindi indietro, e, dopo lungo giro;
feendemmo nel vallone; quivi , feguendo la direzione delle
femite , giunti elfendo appiè dell’ orrenda mina , trovammo che
era pur troppo vero il concepito fofpetto . Il materiale, che
in tal voragine regnava , era una creta calcarla , molle a fegno,
che a ficnti predava libero il paffo . Que’ malli , che di par-
te in parte elevavanli , ed eftolleanfi fui refio delle ruine ,
era-
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Pelle Calabrie. 251
erano ancor efiì una congerie di creta , nella faccia della qua-
le vi erano tali fegni di lavoro di acqua , che in effa non fo-
lo non vi appariva orma di Arati , ma vi li notava tutto
l’afpetto di una màfia sfigurata con ineguale gonfiamento , e
poi aggregata tumultuariamente a foggia di pafia fermentante.
704. Qiiefto'genio àiefpaafibilitd, che era come indicato
in minuto in quelli malli, parve più decilivamente delineato,
ced efpreflo in molte porzioni di creta , e di terre , le quali non
meno ne’ dintorni di quelli nudi , che per là entro or quà , e
or là difperfe vedeanli . Dallo fpazio , che elle occupavano , e
dalla oppofla , e varia loro direzione per fianco, per lungo, e
per obbliquo , chiaramente fi rilevava che dovettero quefte
malie in que’ fatali illanti del rivolgimento eflere invale da
un genio di taie fpandimento , che le sforzò a repellerli , e fiac-
carli a vicenda le une dalle altre, e quindi a difpergere le la-
cere parti di fe fleile in uno fpazio maggiore di quello, che
*1 loio tutto avrebbe dovuto occupare , fe una ferale cagione
non ne avelie difciolto il volume, e non vi avelie de fiata una
veemente efpanfibiliti a
705. Noi comprendemmo pur troppo che tale pro-
prietà è tutta peculiare del fluido , e per nulla appartenente
a’ corpi , che fluidi non fono ; ma noi medefimi non potem-
mo negar fede agli occhi noftri,e non vedere in quefte muf-
fe una imagine di ciò , che avvenir fuole ne’ corpi fluidi ,
confi è l’aere, che unicamente, e folo non rimane mai pri-
vo di quefta proprietà , e come fi acqua , che . ha tanta parte
nell’aere; e che, fomminillrando la dofe principale di tutt’i
fluidi, e aborrendo la compre ffbilit* , poftede in grado emi-
ncn-
1
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z-i Istoria dei. tuchoto
«ente il dono della madima dilatazione , ■>
706. Il più notabile di quello fenomeno fi era la cir-
coftanza che quella difperlione di materiali non confiilei in uno
fminuzzamento fecco, e fiottile a modo di polverio, o di avi-
di frantumi , ma riduceafi a uno slogamento , o a una firito-
1 atura di mafie, ne’ di cui rottami vi fi vedeano le tracce dell*
jefpanlione , e di quel fubbollimento , che le acque fvenare la-
iciar fogliono impreflò nella faccia delle zolle, e de’ terreni ,
che ne foffrono 1’ azione , e ’l contatto . «
c 707. A quello fenomeno ne fuccedea un altro ben confide*
rabile, il quale conliltea nell’innegabile sballamento della bafe
della pendice . Quello era vilìbilillimo in molti liti , che gia-
ceano appiè de’ terreni fuperiori , dalla cui fommità noi da
prima .cercammo di efplorare la ruina . Quivi trovammo varj ,
c lunghi fpazj di fuolo intruli , e come da forza comprimene
te incavati nell’ interno della terra , e depredi a fegno , che
non folo tutto il loro livello naturale parca profondato , ma
le malie della creta , e della terra , che ne coprivano la fuperfi-
cie, fembravano comprelfe in modo, che ferbavano la figu-
ra di un pavimento battuto . La loro fuperlicie era ove afper-
fa di un polverìo fottililfimo , e ove fcrepolata a fogli ori#-
zontali di una creta di color ci ne rido . Alla prima impreflìone
pareano refiftcnti fiotto il pefo del piede "ma muovendo su di
pili il pafio, era così difficile il poggiarvifi bene, che parea di
camminare fu una fuperficie untuofa , e làponacea . V' im-
mergemmo la punta d’ un legno aguzzo, che ci ferveva di ari
ma, e difofiegno. Con ifiento ve l’introducemmo, e ne’ lati
dell’ aperto forame vedeafi bene , che.! acqua avea contri*
buita
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Delle Calabrie.
2 33
butta la fua opera 'nella manifattura di cotefto tumultuano
lavoro .
708. Avremmo defiderato di palTar oltre , e di efplora-
re minutamente tutta la mina eliftente in epe’ dintorni ; ma
trovammo per tutto pericolo!! guadi di diJlicililumo accelfo ,
perchè o il piede vi li profondava , e con illento da eih fi
evadea , o vi s’incontrava una fuperficie co ;ì poco falda al
pefo del piede , e tanto sfuggevole , che , ammoniti da’ varj
inutili cimenti fatti per fupeiare tali ofiacoli , ci avvedemmo
finalmente che era una irragionevole temerità 1’ efporre noi
flefli , e le noflre guide a qualche difaftro .
709. Da per tutto , girandoli lo sguardo , non vedeanfi
che creta , piccioli flagni , poca terra confufa , e rivoltata ,
qualche falbo confitto nelle malie cretacee , alberi o appena
emergenti dalle ruine colle cime , 0 con parte di bullo , o
colle radici in alto, o colle cime in giufo;e finalmente non
incontravanlì per là entro che o elevazioni di malli , o fpar-
gimenti di creta fufiollita, o sfiatamenti, ove figurati a mo-
do di tanti cavi informi , che pareano un efprelfo fegno d’ in-
gojamento di alberi, o di terreni , indicanti effetto di una
violenti® ma comprelTione ; e in ultimo, dopo lungo giro di
ciglio , guardandofi il fine di lami feomponimenti, vedeafi un
largo infuperabile fiagno , chiufo per ogni la<o in mezzo ad
argini di vafti ammalTi gregarj , e pofio dirimpetto a que’ ter-
reni , dalla cui alt ina in principio cominciammo a traguarda-
re quelle rivoluzioni filiche, che dopo averle dapprelfo efplo-
rate , dianzi deferivemmo . Si vegga il Rame , fognato col
num. XLVI,
G g 710?
Istoria del tremoto
*3*
710. Le acque, che incontrammo fequeftrate egualmen-
te ne’ piccioli {lagni , che nello flagno grande , erano già de-
turpate di colore , e da erte fpirava un odore non grato , nè
falubre . Alcuni di quelli ftagni erano in fito affai rimoto
dal letto del fiume , e per lo più erano brevi , e di lieve
momento. Fra le lacune, ftabilite lungo il corfo del Birbo ,
fomma era 1’ ellenfione , e la grandezza d’ uno llagno . Di
udita potremmo riferirne la latitudine j ma ficcome a noi
non riufcì di verificarne il fatto colla propia offervazione , cosi
ci affenghiamo dall’ attenerci a’ detti altrui.
711. Per un’erta , e difaftrofa llraduccia falimmo su
gli alti colli della contrada , denominata Bozzonaro . Quivi
incontrammo, quafi per tutta la via che riguarda 1’ occidente
e ’l fettentrione , moltiilìmi terreni rivolti, e pieni di grandi,
ineguali , e lunghe fenditure , polle a linee parallele . A lame
di quelle eran fiottili dalla via del fettentrione , e molto sboc-
cate , e Larghe per quella del mezzogiorno ; ed altre erano for-
mate tutt’ all’ oppollo . Pochillìme , ma Angolari , e incerte,
ne incontrammo colla direzione dall’ occidente all’ oriente ', e dall’
oriente al fettentrione . Tutte quefte fenditure erano di poca
profondità , e tali che nel grado malli mo non eccedeano di
molto due palmi , fecondo le rnifure legnate nel noftro ba-
ffone .
7 ia. Era con noi il Dottor Lipini , medico dotto, ed
uomo di molte cognizioni , e lodevole per la fua obbligante
oflìciofità . Nello {correre quefte revoluzioni , a noi riufcì di
Vedere un gran buffo di albero di ulivo , che , svelto dalla
fua fede , pendeva a capo chino dal territorio del Signor /j-
. .. ' copo
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Delle Calabrie. _ 435
capo Gerace di T rifilico full’ inferiore podere di Pasquale l ri-
venda . Siccome dal punto , ove in alto poggiavamo , non ve-
deanfi che le fole bafi di quello albero , le quali profetava-
no la faccia delle tronche radici tutta intonacata , per così
dire , di una ghiera lapil Iacea a colore biancafro , e intanto
fui terreno , che da noi fi premea , vi era terra vegetabile -
così la novità, della cofa ci feoffe , e feparandoci per poco
dal Dottor Lupini , e dagli altri , che venivan con noi , ci
accollammo all’albero rivolto . Nelle molte, e graffe radici
trovammo fermamente aderente , e immedefimata una conge-
rie di ghiaja biancaflra , di ciottoli globolari , e di arena fla-
va micacea dal tempo indurita , e ridotta in un glutine te-
naciffimo . Le radici apparivano qve fmuffate , ove a per-
fetto taglio troncate , e ove contorte , e a fibra a fibra,
inegualmente lacerate . Nell’ atto che ftavamo tra noi fteffi
meditando fulla natura , e dello firazio fatto in tali ra-
dici , e della qualità di quello materiale , tanto diverfo dal
terreno vegetabile, che copriva la fuperficie de’ terreni fupe-
Tiori dianzi ol fervati , ci venne in mente di ricercare il firn,
donde 1’ albero era fiato svelto ; ma nella pendice , su cui ef-
fo giacea , ne cercammo invano il letto , ove giacque , e il
cavo , in cui fu prodotto , e crebbe .
713. Il noftro indugiare non piacque all’ olii ciofo Si-
gnor Lupini , ed ebbe egli la compiacenza di fpingere il paffo
fino agli orli della pendice , ove fiavamo , e di unirli a noi .
Additammo al medefimo 1’ albero , le radici , e 1 materiale in
effo contenuto ; e gli manifefiammo il fofpetto , che ci cadde
in mente , cioè che l’ albero foffe colà pervenuto da fito fupe-
G g 3 . rio-
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$36 Istoria del tremoto
riore , donde era flato forfè gettato di sbalzo fino agli orli
della pendice inferiore ; c , come in modo di congettura , av-
venturammo il fentimento che dalla qualità del materiale
chiufo, e intafato negli fpazj delle radici , v’ era ragione di
fofpettare che il terreno della bafe , ove 1’ albero nacque , e
crebbe , folfe fiato in altro tempo letto di fiume .
714. Prefi da quella idea, dirizzammo i palli verfo la
via fuperiore , donde eravamo difcefi , guatando per tutto,
per rinvenire la fede dell’ albero rivolto . Di coda a tale
via , e quali prclf) all’ altura c imbattemmo in un albero
giovane , che giacea a terra rivolto, e fchiantato : nelle tron-
che, e finozzicate radici oiTervammo uno ftrazio eguale all’ al-
tro, che dianzi notammo; ma non ritrovammo tra gli fpazj
di effe un egual materiale , anzi una terra fchiettamente ve-
getabile , uniforme a quella della fuperficie .
715. Crebbe l’equivoco, e fi rendettero meno forti le
ragioni del nodro fofpetto; ma ufcimmo predo di efitazione.
Il Dottor Ltpini rinvenne finalmente il follo abbandonato
dall’albero annofoje allora , prendendo noi ragione di tutto,
conofcemmo che quedo da un filo conterminale all’ altura , e
a’ limili della edenfione della pendice venne efpulfo , e fpin-
to di lancio nella fottopoda parte della delia pendice , non
per diametro , ma per fianco al fito , ove pria dava impian-
tato . Attentamente efaminammo la profondità del follo , e
la qualità degli drati , che in e(fi apparivano . La profondi-
tà era poche linee minore di quattro palmi : il primo dra-
to era di pura terra vegetabile , alta quafi tre palmi ; e lo
Arato , che fuccedea , avea la della fteififlima natura , che la
ghia-
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Delle Calabrie.
2 37
ghia} a , e ’l materiale, che nelle radici deferitte offervammo.
Mancava però quel tenace glutine , che in quello notammo ;
per ciò ivi le malie erano unite tenaciffimamente , e quivi
1’ unione era debole , e ’l materiale ne tìava aggregato in modo
che , agitandolo colla punta del balìone , li diffolvea con po-
co (tento .
716. Intendemmo allora che liccome la diversità dello
(Irato vegetabile , che intonacava il voto delle radici dell’ al-
bero giovane rivolto, dipendea dalla ragione deldiverlo lìto,e
dalla lontananza minore dall’ altura , ove la quantità della ter-
ra vegetabile era più alta , e copiofa , e lo (Irato di ghia]*
più profondo ; coiì per 1’ oppofito la divertiti del materiale ,
chiufo negli Ipazj delle radici dell’ albero grande, e ann>Jj ,
traeva i fuoi principj dalla maggiore diilanza dall’ altura
medelìma , ove lo ftra:o vegetabile era meno dento , e
più fuperficiale , e in confegaenza quello di ghlaja meno pro-
fondo .
717. Quelle rlfleffionl ci fpinfero a ricercare più atten-
tamente la natura de’ terreni, podi lungo ildorfo, e’1 pendio
del colle conterminale a’ terreni del Gerace , e del Vicenda .
Notammo allora che laddove i terrilorj del Gerace , e i più
fuperiori erano pieni di fenditure ; per 1’ oppofito in que’ del
Virenda , e ne’ (uccellivi terreni , che menano al vicino val-
lone del hi rèo per una lcofcefa pendice , non s’ incontrava la
minima laceratura .
71 3. In breve, poco innanzi procedendo, incontrammo
in fulla fchiena del colle, propiamente per quella via, che è
pofta tra i due territorj contermini , per ove al prefente da TrU
/‘Ileo
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i-f Istoria del tremoto
filico fi cala allo (lagno grande del Birbo , un monumento de-
cifivo, che pienamente giufiificb il no tiro fofpetto . Quivi c’ im-
hattemmo in uno (Irato di arena fonile , alquanto flava , molto
micacea , e unita a una ghiaja piena di ciottoli , e di fajji globulari ,
indicanti al vivo d’ eirere avanzi di materiali rotolati , in età
remotiflima dalla memoria degli uomini , lungo il Ceno delle feor-
revoli acque. Noi raccogliemmo una parte di que (li materiali,
che ora fi confervano in foftegno del vero , e per autenticità
del fatto nel no (Irò mufeo accademico. Quefio fito è nel dorfo di
un colle altiffinio, alle bali delle cui fucceffive, e varie pendici
feorrea dianzi il fiume , e dove or giace lo fogno grande del
Birbo , guardandoli dalla via di Triplico verfn il mezzogiorno . Da
quefta (le(favia, girandoli verfo fettentrìone , e oriente , va ih a
Tri fili co : quello (Irato, che abbiamo deferitto, firiprefenta,
ed emerge fuori della fuperficie de’ terreni di volta in volta,
e poi feomparifee . Lungo tali luoghi , per lo più o montuofi, o
avvallati alternamente, in fuori di un picciolo rufcelletto , che
corre da Trifilico lungo il profondo vallone , che giace fulla Ani-
dra del Bozzonaro , non v’ ha ora nè fiume , nè torrente , nè
rivoletto ; e intanto in elfi efide ancora uno drato , che o fu
letto, o fu prodotto di fcorrevoli acque : quanto muta il tem-
po edace , e quanto la fuperficie della terra d’ età in età li
cangia , e fi rivolve !
T rifili co , Zur gonadi , Varapodi , e Mefignadi ,
villaggi di Oppido .
719. Pattammo a Triflico didrutto, indi a Zur gonadi ,
poi
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Delle Calabrie.
*3?
poi a Var apodi , c in ultimo a Me fi gnidi . In quelli luoghi altro
non rinvennimo che mine , delle quali fumiamo fuperfluo il
far parola , non folo perchè dovremmo ripetere le cofe già al-
trove notate ; ma anche perchè vi trovammo quafi tutt’ i rozzi,
e mefchini edificj , ond’ erano formati tali luoghi , rivoltati
e riveduti dalla mano degli uomini , che fopravanzarono alla
mina , per eftrame le fepolte fuppellettili . Notabile è folo
che negli fpazj contermini , e intermedj di quelli luoghi noi
non incontrammo, che o pochilììma , o niuna rivoluzione di
terreni . Non vedemmo però fabbrica di forra alcuna , che li
folle in piè retta , e confervata illefa .
Altro villaggio di Oppido , denominato Tuba,
720. Noi filammo il no Uro foggiorno in Tuba <T Oppi -
do : in quello luogo fi era (labilità , e riamata la parte più
lignificante di quella popolazione , a cui fu dato lo fcamparne;
e per l’ oppofito quella parte di volgo , che morte rifiutò , vol-
le ollinatamente rimanerli tra i fùnefti avanzi della città dittrut-
ta . Dicali di palleggio . Noi trovammo in moltiiTimi luoghi
flabilito prelfo al volgo un tenace attaccamento a' defilati pa-
trj tugurj . Quella parte di popolazione è cosi poco pieghe-
vole al foave giogo della verità , quanto è mifera nel ragio-
nare , e neghittofa nell' operare a proprio bene , e a vantag-
gio del ben comune. Ella, per un fenfo di materiale patri 0-
tifmo y crede che la patria confitta ne’ muti j e quindi profef-
fa 1' amore della patria come i falli devoti profetano la reli-
gione , a’ cui puriliìmi fini credono di poter mancare impunemen-
te,
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«qo Istoria del tremoto
te, o di non mancare affatto, purché ne rimanga falvol’efie-
riore apparato.
711. In Tuba di Oppi J j noi trovammo il nofìro ami-
ciffimo Signor 1). Domenico Molerò! , Regio Bibliotecario , uomo
di tanto raro èfempìo, quanto l’uomo veramente dotto , c ve-
racemente da bene , è uno de’ fenomeni rari in natura . Cre-
diamo ben giudo il tenerne si fatto linguaggio non per foddi-
sfarc a’ fentimenti della noltra reciproca amicizia, ma per ren-
dere a quello nollro Collega un pubblico fegno di gratitudine,
per l’ interelfe lineerò, col quale fi morirò attaccato al bene della
nollra Reale Accademia, procurandoci su idifaifri palfati, e ac-
caduti in OppiJo , fua patria , fino dal di fatale del gran tremoto ,
fineere relazioni di udita : provvedendoci di compagni idonei
per le noftre laboriofe eiplorazioni fulle cofe e fittemi : e chia-
mando intorno a noi la gente più verace , più ragionante , e
più atta a dare sfogo alle noftre dimande fulle feorfe avven-
ture , prodotte da tanta , e sì formidabile rivoluzione della
natura.
* * * *
712. Per non mancarfi a niuno de’ doveri della ftoria ,
non è a tacerli che alle orrende fventure , cagionare dal tre-
moto, li unì anche la forza dillruggitrice del fuoco; ma per-
chè ciò non dia occafione d’inciampo, e di equivoco a’ cul-
tori della fifica incendiaria, è giufto 1’ avvertire che il difalìro
fu figlio d’ incendio, de fiato dal fuoco de’ cammini , e non un
prodotto di fuoch i fotterranei , e centrali . Il fatto avvenne
nella cafa de’ Sig noci di Grillo . Le vivande erano tuttavìa sul
fùo-
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.Delle Calabrie,. 24,1
fuoco , e la tavola era imbandita . Sopravvenne il tremoto, c
didruffe tutto j ma le ruine non oppreifero il fuoco a fegno ,
che quello ne folle rimalo edinto; quindi dedoflì un incendio,
che rendette in poca d’ora compiuta la ruina della cafa r divori»
quali tutta la ricca fuppellettile de’ niedeljmi Signori Grillo ; ed
uno di eia fu nel periglio di rimanerne vittima , per poco più
che rimafo folle tra le ruine , dalle quali fu e (fratto finalmen-
te , dopo fcorfe già molte ore dal tremoto , e da un incendio ,
che de va dando tutto , era prolEmo a. penetrare nel luogo , ove
fotto il pefo delle fabbriche rivolte egli gemea ferito , op-
prelfo dalla polve , e abbandonato a tutto l’ orrore d’ una im-
minente infeliciil’ ma morte .
723. Noi avemmo il piacere di trattare familiarmente
con quedo degnili! rao galantuomo , e di udirne il racconto da’
dioi labbri e in cafa Malarbì , e nella nodra tenda ; nè potem-
mo fenza raccapriccio fentire il patetico racconto della difpe-
rata fituazione , in cui egli trovoliì .
724. In quedo racconto erano degne di elfere avver-
tite alcune circodanze, che dimiamo di narrare, perchè nul-
la mancar polla a tutto ciò , che può contribuire a rifchiararfi
alcuni pumi , da’ quali li potrebbero trarre de’ lumi , onde
meglio intendere gli effetti del tremoto fullo fpirito dell’ uo-
mo , la durata in generale di elfo , l’ indole varia de’ nume-
rofi , e replicati Tuoi indulti , e le confeguenze prodotte nel-
le deffe ruine già dianzi operate .
725. Quedo galantuomo manifedò che infuori del pri-
mo momento di una fugace , e tumultuaria avvertenza , nel
redo fmarrì talmente l’ imperio di fe dello , e la cognizione
H h del
Istoria del tremoto
del propio fato , che vi fu bifogno di tutta la moleftia , e
di tutta l’ irritazione del dolore , per ifcuoterft da quella fiu-
pefattiva a (Ti derazione , in cui i fuoi fenfi erano cadmi. Fgli
non avverti di elTere precipitato in un rovinìo di fàbbriche :
non avverti nè il tempo , nè l’ atto , nè il modo della fua
caduta : Tenti folo affògarfi dalla polve : non vice più raggio
di lume ; e quando Tenti ferirTt il fianco, e ’l petto dall’enor-
me peTo de’ Tallì , e delle travi , che il teneano immobilmente
coniprelfo , e addolorato , Tu allora che 11 squarciò la benda,
che velava la Tua ragione , e accorgendo fi venne del trillo
Tuo fato ; ma ne compreTe sì poco la crudeltà , che tentò di
accorrervi colle mani , per liberarli da ciò, che il feriva, e
l’opprimea. Ecco l’atto, che di mano in mano lo fcolfe, e
che il menò incontro alla Tua ragione : fi avvide allora che le
braccia erano come da tenace faTcia annodate Tono una oppri-
mente quantità di rottami di fabbriche, che intorno intorno il
cingeano . Pure in tale fiato non era ancora del tutto refii-
tuiro a fc fielTo , perchè fino a tal punto credette che la
ruina non folle generale , ma propia Tol tanto di lui , c del
luogo ove flava ; in tale inganno , mal grado che la voce trova-
to non avelie libero il varco delle fauci, impedite dalla polve,
ei non lafciò di fovenre fuperar fe fiefiò , e gridare . La di-
fperazione, l’amore della vita , e lo {limolo dell’acuto con-
tinuato dolore rendettero chiara la fua ragione , e compiuto
il fentimento della fua difgrazia .
7» 6. Siccome egli non fu prefente a fe fielTo per lun-
ghi minuti, così nulla ridir ci Teppe della durata reale di quel
tremoto , che in tale difperata circoflanza il ridulle : tanto
in-
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Delle Calabrie. *43
interno alla vera durata de’ tremoti conviene di etter cauto
nel prcfiar fede a certi racconti, che, fe non fon figli di ac-
cefa fantafia , amica di forprendere 1* altrui ragione , fono
prettochì fenrprp una eruttazione o di un cuore invafo dall’
orrore, o sii uno fpirito ftupidito, e abbandonato da’ miniftrl
del fenfo . v
717. Quelli medefimo però con ogni fermezza affenv*
che dal momento , in cui cominciò a diftinguere , denti replicare
il tremoto con tale fuccefiiva frequenza, che in molte ore di
tempo la terra o fu poche volte tranquilla , o quali Tempre
prefa da una ofeura vibrazione ; talmente che egli udì quali
di continuo intorno a fe fletto , e ne’ rottami del rovinìo un
fremito tacito , « una frequente trepidazione .
7z8. Per riguardo all’ indole de’ tremoti , che recedet-
tero al primo orribile rivolgimento , egli Riferiva che quella
fu fpetto oppofta , e in moltiplice modo compofla : che ì meno
frequenti erano flati i femplici ondolatorj : che 1 più fpedi
furono i concupivi : che i frequentiffimi fembrarono i compolli
di ondai azione , e di moto a elevare, a deprimere, e a fcuo-
tere ■ e che quelli tutti d’ ordinario terminarono o con una
commozione vorticofa , o con un tremore a convellere. :
?19. Confettava egli che ricevette la libertà delle brac-
cia, e ’l foccorfo, che il difpofe a cercare lo fcampo , da
quella lletta ferale cagione , che in cosi pericolofo guado
l’avea imprigionato. Ei fi fentì fpetto elevare , altre volte de-
primere, e fpeffiflimo rimenare nel cavo , ond’ era per tutto tra
le ruine diretto , e involto . Quelle frequenti motte sitaro-
no , per così dire, i nodi de’ Tuoi lacci: fecero fovente can-
H h a g‘«
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24^ Istoria del tremoto
giar pofizione a’ rottami ; e fe talora parea che le ftefle fcolte
tornafTero a reflringere i lacci rallentati , pu>e' non ‘lafciaro-
tio di mutare l’ordine, e la giacitura delle ruine.Egli c ro-
bufto , autorevolmente alto , in età frefca ^ ^b^j^farto di
Tua perfona ; profittò quindi dello ljeflo tremoto ^ e in un
momento di favorevole molla giunfe a liberare un braccio .
Da quella felice operazione , afpettando ii beneficio di una
nuova fcoira , pafsò di mano in mano ad allontanare i peli •
che opprimeano l’ altra fpalla , e 1 braccio ; e pollo in li-
bertà di operare colle mani , tento di ricuperare il fianco , e
di liberare il petto . Ridotto ad augurarfi il fuflidio delle re-
pliche d’ un fatale nemico , furono efauditi i fuoi voti , e vi-
de in un baleno fchiufo fui fuo capo il carcere mortale , e
rivide l’ amica luce del giorno j ma il rivederla , e ’l tremare
fu un atto folo . Si accorfe allora dell’ incendio divoratore della
fua cafa: fentì opprimerfi dal fumo, e dalla prò (lima fiamma-,
e imprigionato ancora colle cofcie , e co’ piedi , fi abbando-
nò, e fi credette irreparabilmente perduto.
730. Egli farebbe rimafo vittima del fumo , e della
fiamma fé quivi a’ Tuoi gemiti accorfa non folle amica mano
per eflrarre dal mortale inciampo una vita , che è cara a tutti gli
uomini onefli , e utile a’ miferi di buon cojlume : diciamo mifcri
ài buon cojlume , perchè fovente l’uomo bifognofo fi adatta al
vifo la mafchera dell’ umiltà ; ma afpctta il momento, che cef-
fi il bifogno , per iftrapparfi dal volto la fpoglia dell’ umiltà f
e fpiegare a nudo la fuperbia , che chiude nel cuore.
731. Non fi creda che le circoflanze , notate nel raccon-
to della trifta avventura del Signor di Grillo, follerò ftate fin-
go1^
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Delle Calabrie. 24.5
gola ri . Noi fcegliemmo ad arte il luo cafo per avere un
l'oggetto lignificante, e fuperiore a ogni equivoco j ma, tran-
ne la circoflanza del fuoco , è a reputarli come articolo di
fatto che i fenomeni attenenti al tremoto , Ila per la varia con-
dizione delle repliche, e per la continuazione di elle , fia per
gli effetti del riaprire i varchi chiuli, e del chiudere gli aperti,
lia finalmente per la poteftà del produrre cangiamento nelle fi e fi-
fe ruinc , furono oltremodo comuni , prelfochè fiperimentati
da tutti coloro, che rimafero vivi fiotto le ruine, e ne (cam-
parono , e affatto eguali a quelli , che raccontammo nell’ av-
ventura del Signor di Grillo . Potremmo avvalorare la validità
di quella propofizione col racconto del difiaflro avvenuto al
degniamo Vicario Capitolare di Oppido , e a molti altri uo-
mini degni di fede j ma per non urtare nella taccia del fu-
perfluo , rimiamo conveniente l’ attenercene , e contentarci
del folo cafo già narrato, per non averli a narrar tutti, che
poi in rigore farebbero quali fatti della ftelfa natura .
732. L’accennato Vico, io Capitolare rimafie egualmente
incarcerato tra le mine : ne ufici femivivo : ma un occhio
• 7
perdette la facoltà del vedere . Quello difattro fu una confie-
guenza delle ferire , che egli ricevette fiotto le ruine , e non
effetto di que’ miniftri incendiarj , de’ quali li è da taluni
fuppotto , che la natura li vale ne’ Cuoi furori .
733. Vi furono altri avvenimenti , che guittamente me-
ritano di trovar luogo in quella iftoria . In cala de’ Signori
Migliorini fuccedette un macello di molte vittime innocenti , e
care . Noi fummo , pria di partire per Calabria , fpettatori
del giufto dolore , ond’ era per tale perdita penetrato il fen-
fibi-
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• ^ Istoria del tremoto
Ubile cuore del Signor D. Francesco Migliorini t uomo, clic
con decoro, e con rara probità qui fpiega i finsolari fuoi talen-
ti nell’ avvocatura } e pofcia noi Ile Hi nella Tuta di OppiJt
olfervamrr.o i due teneri avanzi di q'tefta onorati filma fami-
glia . Tra quefti vedemmo la picciola figlia di D. Vincenzio
Migliorini , chiamata D. F rance fca : coftei ebbe la fventura di
precipitare a capo chino , e di rimanere in tale tormentofa
fnuazione tra le rovine, fofìenuta , e circondata da’rottami delle
fabbriche . Ella confervava ancora in volto i fegni delle ferite ,
e del crudele oltraggio, che ne riportò la fua delicata macchi-
nuccia : giacque chiufa fotto i rottami per lo fpazìo di fei
giorni meno qualche ora, priva di luce, in mezzo la polve,
ferita , e fenza poto , o vivanda di forta alcuna ; e ne fu
quindi eflratta languente , accefiffima in vifo , e tormentata
•da una fetc ineftinguibile .
* A * *
, 1
734. Ben piu miferabile fu il cafo dell’innocente pic-
ciolo figliuolo di D. Filippo Capialbi. Quello infelice bambi-
no , per la fua frefea età , non erasi ancora raffermato fu i fuoi
piedi, e per lo più vivea tra le braccia di una donzella, de-
nominata Aloifia Ma fi li , giovane , che era nel terzo luftrà
dell’età fua. Il bambino, e la giovanetta , che il folienea, nel^
momento fatale del tremoto caddero dall’ alto in giulo tra le
mine della cafa , che fu tutta infranta , e rivoltata ; e rima-
fero fepolti nel vano di alcune tele di muro , che , nel cade-
re , reciprocamente li chilifero ad angolo , e lafciarono nel
ver-
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Delle Calabrie. 147
vertice una breve fottiliflìma rima , donde furtivamente in
giù penetrava un incerto raggio di luce .
735. Al bambino fervirono di feudo le braccia della
Aloifia ; ma fventuratamente fcampò la vita per effere riferva-
to a una morte lenta, e difperata..
73<‘>. La mifera giovane falvò il dolce pefo, che avea tra
le braccia ;• ma cadendo , fenza faperne dire il come , ella eb-
be la difgrazia di slogarli il capo del femore finiflro.
737. Furono inutili i vagiti, e i pianti,, evaniflime le
voci, con cui s’invocò un defiderato foccorfo, perchè in tan-
ta univerfale mina fi credette da tutti ficura la loro perdita.
738. Il mifero bambino cominciò aliai predo a pruova-
re l' affanno fo martirio della fete : vi fi aggiunfe lofio la fa-
me : il Infogno divenne fmania , e crebbe a fegno , che non
vi fu modo di acquetarlo , e di fofienerlo in vita , fe non fe
col lordo , e miferando- fuflidio di efibirgli in bevanda 1’ urina
ricavata , e racchiufa nelle mani dell’ infelice compagna della
fua fventura. Quefio difgraziato bambino rrafeinò la languen-
te vita incontro a morte con tale abominevole refrigerio j ma
divorato dalla fete, e dalla fame terminò di vivere nel quin-
to giorno , eflinguendofi come un picciolo lume , a cui man-
chi l' alimento .
739. Fianfe 1* Aìotfm ben poco fui morto bambino , per-
chè fe al cuore di lei fu dato il dolerfene , agli occhi non .
fu dato l’ abbondare di lagrime . Fino a quel momento la
fuperftite donna non difpeiò di vivere ; ma da quel punto
comincio l’orrore, facile a contrarli col^ trifta compagnia
d’ un cadavere . Vi fi uni il dolore del propio male, il fenfo
della
Istoria del tremoto
dolla fame , e più di quello il rabbiofo tormento della fete ; e
tutto il concorfo di tanti affanni la confufero , e 1* opprelfero
a fegno , che la di lei ragione li ecclifsò 5 e rimafe così dejet-
ta , che piiva d’ idee , e abbandonata da ogni fenlivita , nulla
più comprendette , e nulla più feppe di fe fielfa .
740. Per così dire , vegetò cofiei in tal forma fino
all’ undecimo giorno xompiuto , numerandoli il tempo dal di-
fa Aro fatale fino al dì , che fu per cafo e Aratta dalle ruine .
Allora che rivide 1’ aperta luce il fuo volto era accefo , reg-
geafi a Aento in piedi, e negli occhi vi lì vedeano la fiupe-
fazione , -lo fmarrimento , e J’ alienazione . Quando la trafiero
dal carcere fatale , ed elfa cominciò a rivenire dal fuo letar-
go , il primo fegno., che dette di aver ricuperata la fua fen-
fitiva , fu l’avvertire fino al tormento più la fete, che i. do-
lore , che le cngic nava la slegatura del femore .
741. Mei momento della fua evafione cofiei, interroga-
ta del fuo fiato entro le ruine, rifpofe : io dormiva. Di que-
Ao fatto il 'primo a parlarcene fu il noAro Molarti , e con
elfo ce ne dettero ragguaglio anche altri • ma credemmo no-
Aro dovere di non ripófare fulle fole voci di udita : quindi
noi fteffi volemmo ragionare con coAei,ed erano con noi va-
rj galantuomini di Oppido , allor che l’ Aloifia partitamente ri-
fpofe alle nofire molte , e replicate dimandej così che da lei
. ricevemmo le notizie , che dianzi narrammo . Cofiei è rima-
fa zoppicante : è giovane di coraggio , e di una regolata vi-
vacità . Noi la rivedemmo fovente,e tutte le volte che fum-
mo in cafa Molarti , dove elfa al prefente riceve il fofiegno, _
e l’ afilo. Quefia giovanetta fu prefentata al no Aro dotto Collega
il
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Delle Calabrie. 14.9
il Sig. Cavaliere Hamilton , Ir.viato flraordinario , e Mlilillro
Plenipotenziario d’ Inghilterra predò il no Aro Re, e Signore,
e uomo illuiìre per le fue cure politiche , e pel Tuo lodevole
attaccamento alla lloria naturale , e alle belle arti . Elio volle
udirne da’ labbri di lei medefima il cafo atroce ; e , attentillìmo
com’ egli è su tutto ciò , che può abilitare l’ uomo a inda-
gare i decreti della natura, non lafciò di notarne l’avventura,
e partirtene a line di continuare il duo rapido cordo per le
/cene più tragiche della dedolara Calabria .
* * * *
741. OppiJo è lontano dal mar tirreno per dieci in
undici miglia italiane . Notammo dianzi che la valle del Ca-
rni ora è ricca a dovizia di tejlacei , i quali fi dono così ben
condervati , che in etti non s’ incontra nè il minimo degno
di calcinazione , nè il pia leggiero principio di petridicazio-
ne ; ma non fi può dire lo Hello de’ fiti più duperiori di Oppi-
la . A’ cultori della lloria naturale non darù didcaro il dape-
re che le colline de’ Cappuccini dono dparde di tejlacei petri-
ficati : ecco un nuovo monumento degno di elfere regifirato
negli annali de’ da Ai della natura ,
* * * *
743. Il territorio di Oppilo domminiflrar potrebbe quan-
to mai eirer duole neceldario a’ comodi di una vita agiatiflì-
ma , de il numero , e 1’ intelligenza degli agricoltori corri-
I i dpon-
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250 Istoria del tremoto
Jpondeffe con ragionata proporzione alla copia , e alla natura-
le fertilità de’ terreni ■ ma univerfalmente e in Oppido , e in
tutto il fuo diftretto 1’ agricoltura , le arti , e i meltieri efi-
gono una riparazione tanto più necellaria , quanto la fua eften-
lìone è valla , e intcrellante .
744. Il genere , di cui vi fi abbonda , è l’ olio ; ma que-
llo è più libero dono della natura , che frutto della cura dell’
uomo . Si ha dolore , quando fe ne fcema la quantità j ma
nulla fi tenta per migliorarne la qualità, e fi opera in modo,
onde vi abbia ragion di fofpettare che non ancora s’ intenda
che la qualità è un prezzo , che può emendare il difetto della
quantità . In breve , fi vuole l’ olio a fine di farne traffico
pe’ mellieri , e per le opere della mano dell’ uomo j ma però
al gufto, e alla falubrità non fi ha la minima attenzione. Il
Principe di Cariati , ad onta della comune defolazione , con prov-
vido intendimento ha fatto ultimamente coftruire nelle vici-
nanze del if. Elafi un mulino d’ olive a fomiglianza di quello,
che fu trovato tra le rovine di Staila , anni fono, ma grande
a fegno , che ha tutto il buono di quello , fenza averfene l’in-
conveniente j farebbe defiderabile che un tale efempio icuotelle
l’ indullria de’ ricchi, e delìalle l’emulazione de’ polfedenti .
745. Vi ha copia di gelfi: vi ha fcarfa porzione di
viti: non fi ha molta cura per abbondar di grano j e il pane
della plebe fi apparecchia col granone. Vi ha quantità im-
menfa di terreni , e fi trafeura la paftorizia : vi ha copia
d’ acqua j ma nell’ atto che le fi permette di divorare una
enorme eftenfione di terre , non folo non fi è creduto necelfa-
rio il giovarfene per ifiabilir cartiere , o officine da panni ; ma
1 _ nè
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Delie Calabrie. 151
nè pure fi è penfato a farla fervire a moltipllcare i comodi
della vita , e i generi da vitto quotidiano . Quivi con tanto
teforo di acque non vi fono terreni da ortaggio , tranne quel-
li , che furono polli a tal ufo dal Barone nelle vicinanze del
S. Biafe . Tutti i mulini , che vi erano , ormai fono diftrutti .
In una parola , eravi in Oppido una fiera pubblica ; e intanto
per provvederli di panni, e di tele, e di molti altri generi,
fi dee attendere la fiera di Radicina .
- 74.6. Da quelli principi non fi dovrebbero afpettare
che fcarfezza, e pubblico avvilimento ; ciò non ottante , è
tale la naturale bellezza , e la fertilità de’ luoghi , che vi
vuole un occhio filofofico , avvezzo a conofcere , e defidera-
re il meglio , per avvertirne gl’inconvenienti , ed augurarne ,
il riparo .
* * * *
747. Le perdite , che in Oppido fi fecero , fono fuperio-
ri a ogni dire . I luoghi , che finora defcrivemmo , offrono
uno fpettacolo miferando di ruine le più propie a fpargere
i femi d’ una miferia durevole , memoranda , e di non faci-
le emenda .
74,3. L’aere di Oppido non dovea effere de’ più falu-
* bri ; ma ficcome è vanità lo fperare di* poter interpetrare
quello , che fu , da ciò , che ora è divenuto ; così crediamo
fol tanto ragionevole il fofpettare che quello foggiorno divenir
polla un pericololo femenzajo di mali a> cagione del veleno-
fo fiato degli ttagni accennati j i quali mal grado l’ indefeffa
cura de’ valorofi uomini , che ne dirigono la difficile imprefa
I i % del
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*£5 Istoria dei. tremoto
del dilfeccarli, non potranno non accrefcere la maligna indole
d’ un luogo , che da’ tre fiumi , che lo circondano , non folea
ne pur dianzi ricevere utili fuflidj di falubrità . Aggrugne pe-
do a roteiti timori la mifera condizione , e la tumultuaria
unione delle baracche , ove trovanti i fuperftiti ricovrati , fpe-
cialmente in Oppilo , in Trijilico, e negli altri piccioli luoghi.
749. A coloro , che. prendono a far parola degli avve-
nimenti di pubblica calamità , non folo conviene , ma è alTo-
lutamente neceirario il confiderai come un indifpenfabile do-
vere il non preterire il racconto di tutto ciò , che può inte-
re Ilare la fioria delle pubbliche fventure , e delle azioni
umane .
750. Altrove accennammo , num. 130, con quale iniquità
in fomiglianre univerfale difaltro li condullero gli uomini della
plebe con gli onelti , e ricchi loro concittadini 0 predando r
o sdegnando di apprettare a’ languenti il loro foccorfo , o ven-
dendo a earifTimo prezzo la loro opera, e riguardando la mi-
na del buon ordine fociale come un dono della Provvidenza j
quali che quella renduti- avelTe i'beni una facile preda del
più forte , o li folfe compiaciuta di rendere eguale la forte
di tutti . Noi , rifpettando le leggi della decenza , ci fiamo
aitenuti dall’ enunciare 'di luogo in luogo cotefti vizj , che me-
ritano attenzione nella ltoria del cuore umano j ma per non -*»
elferc fofpettati di negligenza , avvertiamo che quali da per
tutto fi ripetettero le Itelfe fcene di perfidia, d’ ingratitudine,
e di rapina . Oppilo fu tanto più efpolta a quelli inconvenien-
ti, quanto la fua ricchezza era maggiore dell’ abbondanza , che
in altri luoghi fi godea.
751*
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Delie Calabrie. 253
751. Fra i tanti memorandi beneficj operati dall’ au-
gura mente de’ nolìri provvidenliffimi Sovrani , in foftegno
dell’ afflitta Calabria , degno di eterna commemorazione farà
quello di avere affidata la fuprema autorità , e la munilicen-
za del loro clementiffimo cuore a un Magnate , che feppe far-
ne un si buon ufo, che i nomi di Ferdinando, e di Caro-
lina faranno facri , e adorabili per ogni età , e per ogni dove,
che s’ intenderanno , e fi terranno in pregio il decoro della giu-
llizia , e le grazie della beneficenza . Ove tutto era dianzi ro-
vefciato , e pollo in ferino , e vitando difordinamento , rinacque
la pace , I’ amor fociale , e 1 miglior ordine poffibile • e ciò ,
che farà fempre memorabile , li fu che rinacque il bene fenza
averli bifogno di chiamarvi in ajuto i formidabili etìremi fuf-
lidj della pena . Si giovò agli uomini j ma fenza perdere nè
pure un uomo . Si reprimettero le reità t ma fenza ridurre gli
fconfigliati , che deviarono dal retto fentiero , alla difperata
condizione di rinunziare per fempre o al fentimento- della
virtù, o al commercio con gl’individui della patria comune.
Si relìituirono i beni a’ diretti padroni • ma fi ricuperò il per-
duto , fenza dover compiangere , e defiderare la perdita del
concittadino .
752. Graviffime furono poi le cure, colle quali li atte*
f e a porre in falvo la pubblica fallite ia un luogo funefiatO'
dalla opprimente forza di tanti {lagni • e colie follanze del.
Trono fi tentò quanto mai 11 indullria umana fomminiftrar
lòppe di conlìglio , e di provvedimento per diileccare que’
mortiferi ilìrumenti della putrefcenza.. .
753. JSoi trovammo con uno zelo indefeffo occupato in
que-
25+ Istoria del tremoto
quell:’ opera di pubblico bene l’ ingegnere militare D. Trance -
j'co la Voga , cufìodc del ninfeo di Ercolano , ed uomo di
molte cognizioni; e allora che fummo in Oppido , vedemmo
unito al medefimo il Signor D. Carlo Salerno , ingegniere mi.
litare , ed uomo , che con mediante ftudio fi adoprava per
cofpirare alla efecuzione di cosi nobile imprefa . Quelli ebbe
la compiacenza di tenerci graziofa , e obbligante compagnia
in alcune delle nofire peregrinazioni pel diftretto di Oppido .
A quefia diJlicile intraprefa fu anche impiegato l’ingegnere
militare IVinfpicr ; ma allora che noi fummo colà, non ci fu
dato di vederlo , perchè egli era fiato altrove chiamato a
fine di appreftare riparo colle valevoli fue opere ad altri pref-
fanti fiagni della defolata Provincia .
Stato deir aere , e tremoti .
754. Noi fummo anche nella Tuia di Oppido vifitati
dal tremoto frequentemente . Quefto luogo è foggetto a ven-
ti impetuofillìmi . 11 ponente , e ’l grecolevante vi hanno forn-
irlo dominio . A’ venti di levante a mezzogiorno non è del
tutto libero 1’acceHò pe’ monti, che fianno a ridolfo della Tuta
per tale banda , e che ne chiudono la conca .
755. Nel dì 24 di Maggio erafi al tramontar del fo-
le defiato repente un molefio vento di grecolevante . Dalle
prime ore della fera fino alle ore quattro della notte udimmo
un frequente fc.ricchiolare ne’ legni , che erano nella nofira
tenda . Dopo tale ora non vi fu altro minimo fgricciolo .
Quali fulla mezza aotte il vento crebbe orribilmente , e te-
mem-
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Delle Calabrie. 155
memmo che la tenda folle rimala fchiantara • così che fummo
corretti, per afficurarla meglio, a far accrelcere le funi , e
a far ribattere i legni , a’ quali i venti della tenda ftavano
raccomandati . Alla molefla compagnia del vento fi unì la
noja , che ci recarono gli animali: i porci , gli afini, e i po-
chi cani, che rimafero fuperlìiti al tremoto, ftavano in una
continua , e clamorofa agitazione : a quelli li unirono i no-
ftri animali da vettura ; e tuttt’ inlieme ci tennero fomma-
mente incomodati . Noi eravamo ancor delti , e a tavolino .
A mezza notte , e pochi minuti di più , al vento , che fre-
mea , li aggiunfe qualche lìilla d’acqua: all’uno, e all’altra
li unì tolto un tremoto ondolatorio non lieve , nè breve ,
che ci forprefe fenza rombo . Ecco ciò , che in quell’ atto
notammo .
756. Un bicchiere, pieno d’acqua quali fino all’ orlo,
che poggiava fulla tavola , e che momenti prima avevamo
chielto per bere , rimafe agitato nella commozione comune ;
ma 1’ acqua nè fi versò , nè diè fegni di bolla . La lanterna,
che pendea folpefa dalla trave della noltra tenda , fi agitò
con vibrazione} ma non fi perturbò di luce , e non fi eltinfe.
L’ olio , che vi fi contenea , non traboccò , e ’l piccolo fongo del
lucignolo non diè alcun fegno nè di fcoppiettìo , nè di fcintilla .
Quella lanterna era chiufa da vetri , ed attaccata nella fom-
mità ad un fonile , e lungo filo di ferro , che terminava in
anello . Vi era al margine della fua picciola porta una la-
trina di ferro filato , che ferviva per facilitarne 1’ apertura
egualmente , che per afiicurarne il chiudimento . Noi non
udimmo in tal punto alcuno fgretolìo nè nelle caffè , nè nella
tavo-
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^56 Istoria del tremoto
tavola , ni ne’ legni della tenda . Non vedemmo nè da’ mate-
riali della medefima , nè da’ vetri, ov’ era chiufa la lucerna,
nè da’ piccioli fili di ferro, ond' era quella adornata , nè da-
gli orli del bicchiere, nè da alcun altro mobile fvilupparfi
alcun minimo fegno di lcin.illa, o di fiamma.
757. Il vento non interinife il fuo corfo , e durò vee-
mente più che mai : crebbe la pioggia : e crebbe lo fchia-
rnazzo degli animali in modo da fcuotere ogni animo imper-
turbabile : in tale {lato di cofe {limammo di rimanercene an-
cora in piedi . Tutto l’acre era egualmente ingombrato di
denfe nnbi , fenza che potelTe diftinguerfi da qual lato foffe
meno ofcuro . Erano quafi le ore fei , e diece minuti della
notte , quando repente udimmo un rombo orribile , a cui lì
accoppiò in un attimo un gravillimo tremoto concuflìvo. Noi
eravamo a tavolino fcrivendo, e avevamo in doiro una cafac-
ca foppannata , e difefa nel di deutro , e negli orli di mor-
bide pelli . Ecco ciò , che notammo .
758. Ne’ due lumi di cera, che ardeano fui tavolino,
non vi fu minima diminuzione di fiamma . Tutto il mobile,
che in fu elfo vi era , e ’1 tavolino Hello rimafero concufli .
Nelle fottili laterali piumette , che formano le ali delle pen-
ne da fcrivere , non avvenne mutazione alcuna . Guardando i
peli , che ornavano la picciola cafacca , da cui eravamo cu-
ftoditi , non olfervammo nè su quelli , i quali ne cingeano
gli orli , e che cadevano lungo il petto , nè su quelli , che
coprivano la fommità della mano , la minima marcatura , o
commozione: oflervazione eguale a quella, che fi era da noi
altre fiate già fata. Non vi fu fcrofcio, nè fgricciolo di
. forta
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Dille Calabrie. 257
Torta alcuna in tanti mobili di lana , di bambagia , e di tavo-
le , che componeano tutta la no (Ira fuppellettile . La lanterna
fi fcofle , elevandoli alcun poco , e abbacandoli , e termini i
fiioi moti , non già vibrandoli regolarmente , ma con un tre-
molìo , che andò eftenuandofi a poco a poco . Ne’ fili di fer-
ro , che ornavano la lanterna , e ne’ ferri , che (lavano impian-
tati fui pavimento , non ortervammo fenomeno alcuno , che
averte meritata attenzione . Non polliamo però nafcondere
che entro noi llelfi non vi era ilarità. Nel capo , e nello fto-
maco vi era un tacito (lurbo, e la macchina tutta era come
tormentata da un fenfo di brivido incipiente, e fugace.
759. Nel dì 25 vi fu leggiera fcolla verfo le ore 16^
Nel dì .26 vi fu il tremoto , che ci forprefe Tulle alture di
Cumij c che noi defcrivemmo nelnum. 691. Nel dì 27 nulla
fentimmo. Nel dì 28, giorno, in cui pallammo a Cufoleto , yi
furono picciole , ma replicate (corte .
1 Da Tuia <T Oppi do al S. Ri afe , al Razzaaiti , e alla
calata di S. Angiolo .
760. Abbandonammo Tuia d’ Oppiio ; e , lafciandoci Tri-
filico a man diritta , attraverfammo il rimanente territorio di
Oppi do per guadagnare il fiume di S. Riafe , e metterci quin-
di fulla via del Bozzanlti »
761. Lungo quello tratto di non breve (Irada , tranne
la ruina compiuta di qualche cafa rurale , e de’ trappeti , noi
non incontrammo fenomeno , che ne avelie meritata attenzio-
ne alcuna . Negli (ledi terreni non vi erano , che rare , e pic-
Kk
CIO-
258 Istoria dei tremoto
ciole fenditure ; e quefte medelìme fol tanto fi rinvennero nelle
vicinanze di Tuia , e di Trijilico . Tutto il reflo era a f Mu-
tamente intatto .
762. Volemmo offervare un tefreno ben ampio, ricco
di acque , e tenuto per ufo di ortaggio ; trovammo che tutto
era nel più defiderabile buon ordine, fenza che ne’ terreni fi
folle prodotta alcuna alterazione .
763. Pillammo ad oilervare quel preflojo di olivi, di.
cui parlammo nel num. 7+4. . Egli è vero che la fua corru-
zione è di una data pofteriore a quella de' grandi tremoti del
Fcbbrajo , e del Marzo ; ma pure mal grado il tormento de’
fucceffivi non piccioli , e frequentili! mi tremoti , in quella
macchina non fi è prodotto nè alcun vizio , nè difordine al-
cuno . EfTa era ricoperta da una tela aliai denfa , e impegolata,
che la tenea difefa da ogni ingiuria e fleriore . Il picciolo colle,
che le (la a ridolfo , fi era egualmente confervato illefo .
764.. Pervennimo al S.Biafe ; e ’l ritrovammo cosi po-
vero d’ acqua , e umile a fegno , che uno de’ due fuoi letti
era alfolutamente arido . Era facile a concepirne le ragioni ,
tofto che fi ponea mente a’ potenti lacci fuperiori , co’ quali
gli fi erano arreftati i tributi antichi delle acque del Cumi ,
del T ricuccio , e del Birbo .
765. Levammo lo fguardo , ed eccoci di nuovo a vifla
delle ruine . Qui, quafi dappreflo girando l’occhio dadiritta,
e da fmiflra, confiderammo quell’ enorme feomponimento av-
venuto ne’ terreni di Cajlellacc , che dalle alture della diftrut-
ta firada di OppiJo vedemmo di lontano , e annunziammo nel
num. 6z6 di quell’ opera.
7 66.
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Delle Calabrie.
7 66. Reclinando il palio verfo la parte fuperiore del fiu-
me , era cofa orrenda a vederli , e a contemplarli tutto il lun-
go , e lpaziofo cammino , che aveano fatto Ì poderi del Franco ,
fiaccandoli dalle più alte eminenze, per piombare nelle parti
più ime. E ciò non a modo di confufa, e indillinta revolu-
zione , ma fquarciandofi a Idrati fucceìTivi , e limandoli con
gradazione quafi ordinata l’uno fui dolio dell’altro; di mo-
do che rappre Tentavano tanti piccioli corpi di poderi , il cui
confine terminale li coftituiva dalla faccia della terra fquarciata
con uno sballamento gradatamente minore. Il più mirabile di
quello fpettacolo confillea nel vedere che poche erano le piante
fruttifere, e poche le viti, che apparivano rivolte e fchian-
tate : pochi (fimi erano quegli alberi , che aveano fmarrita la
loro retta pofizione , e che apparivano o reclinati , o minan-
ti; e tutto il. di più delle viti, delie piante, £ degli alberi era
in uno fiato di Tana , e perfetta vegetazione , a fegno che ,
ergendoli tutti ritti e . belli , giaceano come fe nulla avellerò
fofferto, e come fe ripofallero in un terreno non Squarciato ,
e divifo da fln altro tutto , ma ivi originalmente piantato .
767. Non è però a tacerli che in quelle prime divifio-
ni , che incontravanli verfo le più balle parti della fquarc ia-
ttura, le quali come proilime allito,per ove trafeorrea il fiu-
me, fiavano , pria della rivoluzione filica,a livello della fira-
da comune , mancava quella integrità, che di oifervava nelle
parti fuperiori , e vi fi vedea uri certo rivolgimento , e un at-
to di confullone , che nelle rimanenti porzioni , o porca ap-
pena avvertirli , o tranne la già notata lquarciatura terminale ,
non vi fi trovava allatto .
K k a 768.
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46o Istoria del tremoto
768. Maggiore, e diverfo era il difordine,in cui fi ri-
dufTcro quc’ terreni , che erano alla fini lira di chi tale leena
riguardava, rivolgendo le fpalle al fiume. Quelli terreni fi ap-
parteneano alla defolara Cajlellace : in elfi La rivoluzione era
fiala folenne , e sul guilo delle altre, che altrove notammo.
Parca però d’ efiervi ragione a fofpettarc che la qualità di-
verfa delle terre avelie potuto dar origine alla diverfa quali-
tà dello fcomponimento. Le prime terre erano prefiochè tut-
te compolte di una follanza vegetabile, a cui era mitìa poca
creta concacea . Le feconde aveano fuco pochilfima terra ve-
getabile iuperficiale , moltiifima creta , e molta parte di arena
eterogenea .
7^9- Quelli {componimenti etano avvenuti per la maflSnu
parte ne’ fiti fuperficiali , e ’l precipizio maggiore fi era fof-
. ferto dagli orli, e dalla faccia de’ terreni, le bali de’ quali era-
no per lo più non tocche. Ne’ luoghi poi , ne’ quali le bali cia-
no fiate lefe , o ti olfervavano larghe fenditure radenti la li-
nea intermedia trai fuolo, e la bafe,o il fuolo racdelimo ap-
pariva {enfibilmente sbalfato .
770. Tutto ciò oiTeriva una oppofia alterazione: talora
vedeafi il fuolo ritrailo in alto, e divilo dalle bafi con una squar-
ciatura, la quale indicava che la baie era fiata deprelfa gii,
e fiaccata dal livello del fuolo contermino j ed altra volta of*
fervavali che il fuolo era fiato avvallato , e dil'giunto dalle bafi .
Ciò rende a fi manifefio dal vedere che a [.pii di elfe era rima-
la ancora attaccata qualche porzione del fuolo ftelfo, che dian-
zi formava un corpo continuo col! altro , che era.il sballalo .
• Quella porzione non folo è tutt’ ora aderente alle bafi, ma ri-
mane
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Deile Calabrie. edi
mane altresì fuperiore alla fenditura , che ferve ora di termi-
ne diviforio tra ’I fuolo sbai fato , e le bali, che hanno con-
fervata i’ antica lorcr giacitura .
771. Continuammo le nofire efploraziont lungo la fpon-
da del J. Bìafe , e rivolgemmo le fpalle a’ liti accenna-' i .'Uno
de’ due rami di quello fiume , come dicemmo , erali del rutto
leccato , e l’altro correa umile, e lento. Noi muovemmo il
palio , premendo a piede afciutto il, letto inaridito . In tale
il rada eccoci a villa d’ un fenomeno , di cui una qualche lon-
tana imagine ci li era altrove prefentara,. e che qui vedem-
mo efpreilo compiutamente, e nella infera fua figura. Il let-
to inacquato era fulla nofira diritta 1 e J’u il fittene ione : il letto
inaridito era dal lato fini Uro verfo mezzogiorni , ed era la ba-
fe , su cui poggiavamo , e andavamo muovendo t palli . Sta-
vano di lato a quello letto inaridito alcuni campi , deftinati
in paitc all’ufo della l'emina, e in altra parte inculti^
771. Prima che il di’. Biafe li folle unita al Bizzanìti
di cofia al letto inaridito, e propiamente giù alle Timpe di
Ca fieli ac e , noi trovammo- ermo un argine tutto nuovo , il quale
fi elìollea lungo quelle Itelfe fponde , che aveano dianzi for-
mato un piano eguale , e continuaro . Q.ielV argine giacea
lontano- dagli orli del fecco letto del fiume per più di ven i
palli: fìendeaS in lungo per piu. di cento; ed ergeaii in
alto ove dodeci , ove venti * e ove venticinque pam. In po-
chi'fimi liti era ad altezza perpendicolare, e nella maifima
parte era formato a piano inclinato . La fupeificie umile , è
inclinata era in fàccia al letto arido del fiume: la parie piu
alta poggiava le fpalle, reclinando , c lucceifivamenie eucujan-
, doli
2Ó2 .Istoria del tremoto
doli verfo i campi contigui allo fteilo letto inaridito.
773. Queft’ argine a noi parve che avelie avuta tutta
la fembianza , e tutta quella fteifa inclinazione , che acquiftar
foglionò gli argini artefatti , quando coloro , che han cura di
foggrottare i folli de’ campi , ammucchiano la terra a ciglio,
ne da un lato , e colle vanghe ne fpingono , e gettano ■ le lor-
dure fulla faccia di que’ medclimi argini , che fovraflano al
follo . . > ' ~ • i . 1 , . ~
774. In tutta la fuperfìcie di quell’argine fi enervava-
no indilìintamenre , e fenza alcun ordine fimetrico cumulate,
e depolle le terre f le arene , e le pietre ì che dal feno del vicino
fiume furono eruttate . Vi fi vedeano efprefli i fegni del con-
corfo dell’ acqua , ed evidentiihme le tracce d’ una tumultua-
ria agitazione , in cui dovettero tutte quelle malie elfere ri-
mefcolate , e menate in giro per poter comporre un nuovo
ammalia . Quefta inteftina agitazione fi rilevava manifefia-
rhe'nte dalla mancanza di .ogni ordine , e dalla confufione , con
cui giaceano le parti eterogenee di tale compoflo effompora-
neo . E' però bene di avvertire che dall’ averlo noi raf Fami-
gliato a un argine -, non dee per' ciò inferirli che appiè del
xnedefinto vi fi olfervaifo alcun follo., Noi gli diamo tale
rafibmiglianza , fol tanto- regolandoci còlla fimilitudine , che
lai fua faccia, avea con quella degli argini ; ma il- lorpren-t
dente di tale fenomeno, era appupto che , lungi dal veder-
fi appiè di tale argine alcun fogno di follò , la fuperlicie del
letto arido non era incavata nè punto, nè poco; ma per con-*
trario olfervavafi alquanto, 'rilevata , e di palio in palfo \' are-
na n’ era xivolta , c in fienai globi unita in quel modo ftef-
fo,
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Delle Calabrie'. 563
fo , che per opera delle talpe fuole negli argini , 0 nel Tuo»
lo de’ poderi elevarli' , e rimanere ammonticchiata la terra :
la fola differenza era nella mole maggiore, che in quelli of-
fervammo , e che ili quelli non fuole trovarti: fenomeno per
altro, che non ci riufcì nuovo , perchè altrove l’avevamo
di già oifervato neT terreni rivolti , e nel letto della jlumara
/ceca, e anche altrove. ; 7: ' • . ,
775.. . Continuando le noftre efplorazioni lungo quell’ ar-
gine medefimo , dopo pochi pad! offervammo mutata la fre-
na, ed emendato quel raefcolamento , che notammo nelle
parti , ond’ era compofla la fua faccia , e la fua fuperficie >
Ci abbattemmo in liti , ne 'quali a prima fronte trovammo
in lìractrico modo adagiate le parti arenofe \ c con mi-
glior cura offervando , rinvennimo poi fotto la flefTa arena
iepofti i fàfli ordinatamente . Al primo fguardo noi non in-
tendemmo il vero carattere di coietto avvenimento , e cre-
demmo che rutto l’ ammalio folle un prodotto di femplici fo-
flanze arenofe j é ci fece fol tanto novità la qualità dell’
arena , che lungi dall’ elTere eterogenea come 1’ altra , era fem-
plice , lottile, e fenza alcun falfo . A tale vifta , come per
cafo fp ngemmo il palio , e montammo fui dorfo di tale am-
malfo di remizza,pcr prendere, e conliderirne da vicino alcu-
na poca porzione . Ma ficcome l’aggregazione di tali malie
non era in alcun modo di una loda confidenza , e ’l piede
facilmente vi redava immerfo ben addentro ; così volle lo
ideilo calo che dall’ efierfi fentita fotto al piede baie più re-
fidente , ci folle caduto nell’ animo il fofpctto che diverfo
•folle dato dal fnperiore lo fiato inferiore. Que Ito fentimento
• 1 ci
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>64 Istoria d Et tremoto
ci fervi di fcorta per capire ciò , che a prima villa non
comprendemmo . Di fatto non altrimenti ufcimmo dall’ ingan-
no, in cui eravamo caduti, fe non quando aprimmo un largo
folco nella fuperficie , e nelle vifcere di quell’ aggregazione
arenofa, e colle mani giugnemmo a penetrare nella parte in-
terna di erta: ivi offervammo allora che nel fondo erano fiate
deportate le pietre , e le mafie pefauti , e per contrario le
parti arenofe , e fonili erano rimafe nella fuperficie a fare
le veci della covertura del corpo dell’ argine .
776. Quefio fenomeno era tanto più bello , quanto ad
evidenza dinotava una certa varietà .di emerfione d’acqua,
e di materiali : emerfione , che lungi dall’ efiete fiata unita a
moto vorticofo ., era fiata fatta in modo , che le pani avef-
fero potuto prendere col fofiegno , e col favore delle acque
una fimetrica fituazione , fe non fecondo le leggi della più
rigonfia a ffinità , almeno fecondo 1’ ordine del loro ptfo . A
noi parve di vedere in ciò una imagine di quello , che i
chimici veggono tutto giorno nelle precipitazioni delle foftan-
ze o terree , o metalliche . Che mai non fa operare eoo
bell’ ordine la natura , anche allor quando fembea prefa dalla
furibonda fmania di recedere da’ collanti , e confueti ordini
fuoi! Si vegga il Rame , fegnato col num. XLVIL
* . . . . ‘ 1 ** ' •
Alle Timpe di Cefi eliaca.
« * .
777. Terminata 1’ eftenfione dell’ argine tumultuario ;
che finora abbiamo deferitto , per lunga ftrada non incon-
trammo mutazione alcuna nè in quello arido letto , che ac-
cen-
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Dilli Calabrie. 165
cennammo , nè in tutti i terreni , che gli Hanno dall’ uno , e
dall’ altro lato .
778. Lafciammo finalmente di mano in mano filila dirit-
ta il letto del fiume inaridito per cominciare a guadagnare
la (brada , che mena verfo le alture di Cajìellace . Giugnem-
mo in un luogo , che dicefi Timpe di Cajìellace } e comin-
ciammo di bel nuovo a veder quivi voluminofi maffi di creta ,
e di arena rivolti , e fchiantati dalle rupi , che ci (lavano a
Anidra . Cib, che ne pane di fommo conto, fi fu il vedere
una ferie di monti di creta nuovamente furta dalla terra , o
ufcita dalle rupi fquarciate , i quali formavano quafi una ordi-
nata fucceflione di gioghi di colline , e di rupi . Si vegga il
Rame , degnato col num. XLVIII.
779. Abbandonammo interamente il letto del fiume, e
da un oliveto di ampia eftenfione , e fparfo di alberi i più.
alti , e robudi , che ave (fimo unquemai veduti nella no (Ira
lunga peregrinazione, per un’erta, non piacevole affatto , sboc-
cammo dille alture del mifero Cajìellace , che da lungi ve-
demmo avvolto in un mefchino , e confufo mucchio di ruine.
780. In qued’ oliveto rivedemmo nuovamente la fac-’
eia delle fenditure . Quafi in entrarvi ne incontrammo alcu-
ne , che erano grandi abbadanza , e che rendeano non ficu-
ro il pffò. Poco più camminando per là entro, non ne vidi-
mo più delle altre . Ricominciarono effe fui principio dell’ erta,
ed egualmente dall’ uno , e dall’ altro lato della llrada crebbero '
in data ragione, che alle alture ci appallammo.
1 781. In mezzo a tanti fquarci , ond’ era dato quedo
terreno lacerato , non ollervammo perù nè pure un folo de-
L 1 gli
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Istoria del tremoto
gli alberi accennati o cangiato di fede , e di direzione , o
fchiantato . Le fquarciature aveano pur troppo guadata la fac-
cia del terreno , fu cui ciTi erigeanft ; ma Je profonde loro
radici avean faputo re fi ile re inconculle, e fprezzae l’ impeto
odile della tremenda rivoluzione . Non dee già ceederfi che
ciò folle dipenduto dalla circodanza di clfere dati forfè fu-
perficiali gli fquarci fatti ne’ terreni ; ma creder conviene per
contrario che le lacerature erano profonde , e larghe piucrhè
abbadanza. A ciò fi aggiunga che~quedi alberi erano pian-
tati lungo uno sfuggevole pendìo di monte , che preda nel
fuo feno libero paifaggio a un torrente : fervili , donde for-
fè traile 1’ origine il valloncello , che divide in due pendici
V oliveto .
702. Terminata queda drada , e ufcendone appena, in-
contrammo una fpaziofa pianura , nella quale non rinvennimo
nè pure il minimo fegno di quelle aperture , che erano fre-
quenti nel vallo, e nelle pendi.ù mentovate . Anzi , via fa-
cendo per la drada , che mena alla calata di S. Angiolo ,
trovammo i terreni laterali nel miglior ordine poffibile , e
confervati illefi da ogni foverchierìa .
Alture y e calata di S. Angiolo .
783. Giugnemmo a vida della non lontana drada, che
dal Ferrara conduce a Ganharella j e fermandoci prima dille
alture di S. Angiolo , c quindi innoltrandoci per molta parte
- dell’ ampia pianura , che dalla noftra dritta giacea di coda
alle medefitne , non trovammo orma alcuna di minimo guaito.
Da.
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Deile Calabrie. 167
Da quefo luogo fcoprivalì una vaghi (Timi {"cena . A dirimpet-
to dell' altura , ove f avamo , fe n’ ergea un’ altra , che era
tutta fparfa di alberi , e che con una pendice dolcemente in-
chinata formava i termini d’ una lunghifiima , e larga valle ,
la quale e fendendoli tra ’l feno delle due alture con un let-
to ben lato , e afperfo di arena fottile , e biancaflra , di-
notava d’ eflfere fata in età rimotiflima ben altro , che ricet-
tacolo di un torrentaccio temporaneo , 0 fede di lagune , e di
piante palufrn Da ponente , e a man diritta di noi appariva
in lontananza la marina di Gioja ; e tutto ciò formava un
colpo d’ occhio fupendo , fenzachè alcuna fovverfione di al-
beri , o di terreni ne interrompeife la vaghezza .
78^. Abbandonammo ciò, che ci fava da man dritta,
Jt volgemmo il palio verfo il finifro lato . Eccoci alla calata
dì S. Angiolo , palio celebre per la naturale fua ruinofa con-
dizione. Vedemmo allora che 1’ eminenza , donde eravamo di-
fcefi , era uno fchietto , e femplice ammalio di falbi a areno -
fa , ed eterogenea : quefa in moltilììmi liti era fottile , priva
di glutine, e tutta fparfa di tejìacei piccioli, e vaghi . In eli!
non appariva minimo fegno, onde potelfe defumerfi di aver mai
foflerto alcun tormento di calcinazione ; e folo taluni fe ne
vedeano alquanto fratti , e fmozzicati dal tempo ; e tutti gli
altri aveano poi ferbata a fegno la loro naturale bellezza , e
coìì incorrotta, e intera la loro forma , che indicavano all’
evidenza in qual vallo feno aveano ricevuta l’ origine , e
l’ellfenza in tempi fuperiori a tutta cognizione d’uomo . Noi
raccogliemmo alcuni rottami di picciolitlimi nicchi di ferpole ,
varie telline , una picciola jacobea , due trochi minati , ed una
L 1 a con-
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c6S Istoria del tremoto
l
conchiglia di venere . Quelli abbenchè fieno piccioli , fono fom-
jnamente vaghi, e ben confervati , ed efiftono nel no Uro mu-
feo accademico .
785. Oltre di quella falbi a. arenaria /ciotta , e fenza glu-
tine , che formava alcune parti dell’ accennato ammaliò , in
altri liti del medefimo ne rapprefentava le parti integranti la
fiala arena , non già difciolta , ma unita da un glutine tena-
ce a fegno, che appariva convertita in tanti llrati tufacei , e
orizzontali , nella fuperficie de’ quali vi erano molti te/la-
cei (1). Noi ne raccogliemmo alcuni pezzi, che efillono nel
mufeo accademico . Nella faccia de’ medelimi veggonli induri-
te , e quali petrificate varie telline , alcune ferpole , una pic-
ciola , ma bella madrepora , una venere , qualche pezzo di jaco -
bea , e varj frantumi di mille pare . Quelli Idrati circondano,,
e chiudono la valle per la via di levante a mezzogiorno , ove
fi ergono in rupe . Tale luogo è lontana quafi otto miglia
dalla marina di Gioja »
786. Mal grado la fragile condizione di quelli ammaili
gregarj , pure fu notabile che in elfi non rinvennimo la mi-
nima rivoluzione .
Mulino alle falde di Cafellace »
787. Ufcimmo dalla gola di quella valle , drizzando il
palio verfo il lato , che guarda il mezzogiorno , e occupam-
mo
. 1») Quefta mjfj di arena , e di trftacei agglutinati infume , jtmbra
fintile al tufomarino di Linneo, ejclufa perì Poeta tì re. SijLnat. tam. 3.
?■ tSó. gin. jy. fp. 3..
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Delle Calabrie. afy
■mo quello- flretto , che dicefi il Fcrraro , e che mena a’
luoghi , denominati Gamba, -ella . Noi teftè accennammo che
era in i flato naturale tutto ciò , che giacca alle noQre fpil-
le , e fulla nodra dritta; ma giunti a tal punto, trovammo in-
teramente mutata la feena. Ci- fi parò d' avanti una protube-
ranza voluminofa di /abbia , e di creta ; e ovunque, volgemmo
da fini lira , e da dritta lo fg tardo , trovammo i terreni pro-
fondamente rivolti , e fquarciati . Quivi le fenditure , lungi
dall’ edere feniplici , vedeanfi unite al rivolgimento delle terre
lacerate , ed erano baftantemente profonde .
733. In quello luogo vi era. dianzi un breve, e inferu
fibile rialto, che menava per un picciolo femiero al letto di*
un torrente temporaneo . Il Dottor Lupini , che altrove no-
minammo , volle darli la pena di fcortarci in tal. palfo , e di
tenerci compagnia . Noi trovammo vero verilumo ciò , che
egli ci avea annunziato-. IL picciolo- antico fen.iero erafi per-
duto ; e in luogo dell’ antecedente breve rialto fi era lìabili-
ta una elevazione di tumultuario ammalio di creta bianca/ira ,
di /abbia , e di terra vegetabile , che. formava un piano largo
da io palmi in circa, alto ove di 15 , ove di 20, e ove di
30 palmi, e lungo da 300, e più palli . Quello ammalio era
molle y e sì fattamente inacquato, che noi. durammo fatica per
ifcorrerlo , e per ifpedime i nollri piedi .
789. Ci ripiegammo verfo la. lini lira-; e giugnemmo al
mulino , che un dì giacea alle falde di un’ alta- collina di Co-
Jlellace da quel Iato , che guarda il mezzogiorno . Noi trovam-
mo quello mulino- giù diruto , o per meglio dire ditìrùtto a
legno y che iL Dottor Lupini , e le noGrc guide non potero-
, no
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z-jo Istoria del tremoto
no indicarcene fe non il folo mifcrabile fito , ove un giorno
eiiftea. Superiormente al mulino flava un acquidotto y che de-
nominavano faetta . Quefto avea a ridolTo la collina accenna-
ta , e avea il corrifpondente canale rafente le bali della colli-
na medefima , e fcendea declivo pel verfo del mezzogior~
no . Tutta la malfa integrale dell’ acquidotto , del canale , e
della gola del medefimo era formata da quella fteifa fabbia are-
nofa , e tenacemente agglutinata , ond’ erano comporti quegli
firati lapidei , e petrificati , de’ quali facemmo parola , ragio-
nando dianzi del materiale arenofo, e fabbiofo,che olfervam-
mo nelle rupi laterali della calata di S. Angiolo .
790. Ecco le importanti circoflanze di quefto fenome-
no. Il mulino era rtato diftrutto:la collina fuperiore non era
rtata in alcun minimo modo alterata : l’ acquidotto era prelfo-
chè tutto intiero ; ma la gola , il canale , e tutto il corpo dell’
acquidotto aveano perduta l’originaria fituazione , e la loro
amica inclinazione.
791. Di fatto quello acquidotto erafi elevato con tutta
quella parte di Aiolo, ove tenea fitte le fue bafi, per più di
12 palmi fui fuo originario livello; in modo che la fabbrica,
che dianzi non era vifibile, e che penetrava nell’interno del
fuolo , appariva fuori del fuo cavo , e tutta a nudo . Oltre a
ciò laddove prima quello acquidotto colla fua inclinazione era
declivo, e tendente verfo il mezzogiorno , allora che noi l’of-
fervammo , era divenuto perfettamente declivo , e pendente
verfo il lato ic\ fettentrione , e del levante , e molto rilevato per
quella rteffa via, verfo cui prima declinava. 11 canale infe-
riore per contrario rimafe sballato a fegno,che appena n’era
vifi-
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Delle Calabrie.
171
viabile una picciola porzione j e in quella fteda vi fi era for-
mata una sì grave fenditura traverfale , che tutte le rimanen-
ti parti pareano divife dall' acquidotto . Si olfervi il Rame ,
degnato col num. XLIX.
Stato dell' aere , e tremoto *
791. Nell’atto che il Signore Schiantarelli era intento
a ritrarre quello acquidotto , noi tutti, fummo forprefi dal tre-
moto, il quale fi manifefib con equivoco ofcuro rombo, e con
moto abitativo, e concuifivo : eravamo già predò al mezzodì:
1’ aere era tranquillo : non v’ erano nubi ■ e il fole era arden-
te a fegno,.che tra per la fua azione , e per lo lìento da noi
durato nello fcorrere a traverfo quella elevazione , che , co-
me teftè dicemmo, era formata' di cedevole creta , di fatila,
e di terra vegetatile , eravamo molto fianchi , e molli di l'u-
dore . Noi fedevamo fu dae fallì fovrappofii , e prefi a cafo ,
ed eravamo appiè d’ un vecchio ulivo r tenendo raccomandate
le {palle al fuo bufio. I due fallì fi modero , e nella concuf-
fione fi di'àgiarono alcun poco: il bufio dell’albero urtò leg-
germente fulle nofire fpalle : ne’ rami , e nelle frondi degli
alberi ,, che {lavano fparfi d’ intorno , avvertimmo una fugace
agitazione • e in noi fiefiì fentimmo una momentanea contur-
bazione Predò a poco le fieife cofe furono avvertite dagli
altri , eh’ erano in noftra compagnia. Stavano a vifta di noi
altri , e quali in difianza di cenciquanta palfi i cavalli , e 1
lefio delle nofire vetture :. e.Ti trovavanfi in mezzo al let-
to della fiumara temporanea, e fecca, a cui fuccedea di coda
il
i-jt Istoria dee- tremoto
il VurJune , fiume di Sitìzzano . Quelli animali cominciarono
a divenire inquieti , e foprawenuto il tremoto , fi difordina-
rore così , che i vetturali durarono fatica per riunirli , e ri-
metterli in cammino.
793. Noi attraverfammo la picciola laguna , che divi-
dea il luogo , ove giacea 1’ acquidoso , da’ poderi , che termi-
navano fugli orli dell’ accennato letto della fiumara fecca .
. Colà giunti , girando noi intorno lo fguardo , non oflervammo
più minima mutazione ; e vedemmo circofcritta , e finita
ne’ foli luoghi dianzi citati tutta la conturbazione avvenuta ,
fenza che quefia fi folle oltre a tali termini efiefa .
79-f. Continuammo il nollro cammino per levante a
mezzogiorno , feguendo la direzione del fiume di Sitìzzano , fu
gli orli del quale era l’antica dirada, che a Sitìzzano mede-
fimo conducea .
Alture di Cajlellace , Sitìzzano , Cufoteto ,
Sinopoli greco , S. Brunello .
795. Quello fiume non avea da per tutto un corfo
eguale. Vi erano de’ liti, ne’ quali correano per un folo letto,
largo abba danza , ma povero d’acque; e non vi erano ne’ lati
altri letti inariditi . Vi eran poi de’ luoghi , ne’ quali vedeafì
tutto 1’ oppollo .
796. Dopo non breve tratto di firada attraverfammo il
fiume ; e rivolgendoci verfo mezzogiorno , e ponente , drizzam-
mo il palio per la via , che mena da’ territorj di Sitìzzano à
Cufoleto ,
197'
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Delle Calai! eie» *73
797. La nodra Attuazione era qtteda . Avevamo 'm me-
latamente a Anidra il fiume accennato: a qoefto fuccedeano
i terreni, e le alture di Cefi ei luce , nelle quali (I contengono
i poderi della menfj Arcivefcovale di Reggio : quali di fronte
avevamo la rape altiffima di Siti zzino ; e da man diritta i
terreni di Cufoleto , e la firada , che per le alture di *f. B,- li-
vello menava a Sinopoli greco .
798. Per riguardo al fiume , non ofiervammo altro dal
falfo piano , ove davamo , fe non ciò , che notammo ; giac-
ché gli (lagni non erano ancora vilibili da tal luogo . .Nelle
fucceiìive alture {covrimmo da limano un orribile feompohi-
mento , di cui a filo opportuno faremo parola,- e diciamo lo
fteilo deila rape di Si ti zzano- Per contrario lungo tutta quel-
la lìrada , e que’ fucceiTivi terreni , per ove da una via valli
a Cufoleto , e dall’altra fi palla a S. Brunello , non odervam-
mo alcuno fovvertimento , tranne quello , che da lontano li
feorgea l'opra S. Brunello medefimo , le cui fabbriche erano
fiate difirutte .
799. Dall’ accennato piano inclinato pallammo a una
larga pianura fparfa di campi da femina per la Anidra , e di
oliveti per la diritta ; e trovammo che durava ancor quivi
la graziola efenzione , con cui i terreni , c le piante erano
fiate rifparmiate nella fatale mina .
800. Quella pianura è circofcritta da una pendice di
lunga, e larga rupe , che rendendo fe.npre pii afpro , e
difficile il cammino , finalmente conduce fu un’ altura , che
per man Anidra fpaziofamente A dila'a fino alle bafi di Si tiz-
zi no , e che per lo lungo A edende Ano al piede de’ colli ,
M ni ove
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?
374 Istoria tu tremoto
ove fi ricovrì) il mifero avanzo dell’ orribile firage avvenuta
in Cufolcto. Da man diritta, quella Ideila altura forma il rui-
nofo fianco , e uno de’ lati della ben larga , profonda , e lunga
valle , che giace tra efla , e l’ oppofia eminenza di S. Brunello.
boi. Cofa fpaventevole a mirarli! Da quello punto di
veduta , per ogni dove , che girava!! lo fguardo , fi apriva fiot-
to 1’ attonito fcorrevole occhio la leena del mafiimo , e più
orrendo rivolgimento, che polla non che dirli, ma invaginar-
li. Strizzano ci fi additava} ma non vi erano, che i fempli-
ci fegni de’ mefichinifiimi rimafugli della fua ruina . Di Cu-
foleto non apparivano , che i più minuti avanzi della fua di-
lìrutta elifìenza . La fua valle , cominciando dalle allure
di Sinopoli greco , fino alle parti fottopolìc all’ eminenza di
Brunello per una via , e continuando per l’ altra dalle fal-
de de’ colli di Cufolcto , lungo il l'eno di Donnaniti , e la di-
ftrutta lirada di Tradì fino alle ultime pendici di S. Brunello
medefimo , la fua valle ,, dicevamo , è il ricettacolo del
più terribile fovvertimento , che polla mai vederli, ed è la
fede di una lunga , e perpetua confulione di torrenti , di al-
beri, e di terreni.
S02. Dopo ciò , rivolgendoli a mirare le alture di Ca-
fri luce , fi olTervava che quelle ferbava.no nella fquarciata
loro faccia , e nell’ aperto feno tutta l' impreluone dell’ acu-
tiiTima lacerante forza, colla quale le fue parti erano fiate pro-
fondamente fquarciate, rivolte , e dall’antico lor tutto divi-
fe , ifiolate , e dalle Umazioni piu alte gettate o fino alle baf-
fo fponde del fottopofio fiume , o nel feno , o di là da’ piu
lontani confini del medefimo.
803.
N
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Delle Gal ab aie.
-75
803. I territorj contermini a qnedi luoghi , e che ,ap-
parteneanfi a’ cittadini di Cufoleto , e agli abitami di Si riz-
zano , avvegnaché podi in ballo livello, erano dati invali da ta-
le inefprimibile rivolgimento , che ove- precipitandoli in giufo,
ove in alto elevandoli, e ove di lancio vibrandoli, aveano tal-
mente dilatata la loro fuperticie , ed e de fa la loro ruina , che
ricettando nel loro feno le malie fuperiori , o trafportando le
proprie parti inferiori dulie fuperiori vicine polfelfioni, avean
prodotto un mido di così intima , e inenarrabile confufione,
che non li era più al cafo di difcernere ove folle il fiume,
ove i poderi , e ove i didimi confini di quedi luoghi : tanto
elfi tutti erano flati confufi , involti , e medefimati in una fo-
la , e comune ruina . < . ,
804. Quedo era il quadro, che in generale ci fi offe-
riva allo sguardo . In tutti quefti fpazj vi era di tratto in
tratto qualche ritaglio di terreno , che parea di edere rima-
fio efente dalla rivoluzione - ira dì ciò non lafceremo di far
parola ne’ luoghi opportuni * Per fora tenteremo di efporre
partiramente le principali cofe , che ci parvero meritevoli di
minuta offervazione di luogo in luogo .
Cufoleto .
\
805. Noi fidammo il nodro foggiomo su gli enunciati
airi colli, ove fi erano ricovrati que’ pochi , e mefchini abi-
tatori , che rimafero fuperditi alla didruzione di Cufoleto .
Da quello luogo ci portammo di mano in mano agli altri,
de’ quali or ora terremo ragionamento . Elfi fono in un fito
M m a emi-
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17 6 Istoria dil tremoto
eminente così che da tal punto rocchio domina tutte le al-
ture di Sinopoli greco , e k) Hello monte , su cui dTo pog-
giava . Quelli colli erano rimafti intatti, e ciò non folo per
tutto lo fpazio , che da man diritta, mena a Strizzano ; ma
ben anche per tutto quel lungo tratto di ftrada , che per lo>
dorfo di e(E da finiflra conduce alla via pubblica di Séno-
poh greco.. f
3of>. Da quefti colli, feendendofi colla direzione ver fo*
mezzogiorno fino al. luogo , ove sgorga 1’ acqua, denominata l - o-
na , non incontrali minima alterazione ..
807. Dal fito dell’ acqua vona fino al luogo, detto di &
Maria y trovammo tutt’ ora durevole quella (Iella legge di efen-
zione ,, con cui erano rimali illeli i luoghi teftè accennati- .
E’ notabile che in quefti terreni vi ha copia di arena atra di
ferro (1), a cui li. unifee picciola mica . Quella è unita con
glutine molto tenace, ed eftefa a llrati orizzontali . La forza
del tempo , dell’ aria , e dello «teque inondanti ha prodotta in
elsa un incipiente colore di ocra (2) rojjagna . I pezzi di que*
fli fti-ati ,. rotti di tre (co r e raggirati intorno l’ago calamita-
to , producono quali Tempre in elfo; pria una picciola vibra*,
zione tremula, ed indi una ofeura agitazione, lentamente fe-
guendo la loro direzione .. .
808. Quefta ftelTa efenzione da mine trovammo ?ncor
durevole per altro lungo tratto di ftrada , feguendo la. dire-
zio-
(l) Vedi LJnnari Syjt. nat. t. f. p. 199. geo. 51 . fp.
(z) Quefta circoftan-a manca nella fpecie notata da Linneo / ma
nel reflo ha tutti i caratteri della fpecie da l mtdcfnno off croata , Jicchh
ni parrebbe una varietà nuova.
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Delle Calabrie.
177
2Ìone di man Anidra, e per molta edtenlione di altri terreni
podi dulia nodra dritta , e a dirimpetto di noi .
809. Ma dopo quali dugento paTt , che ci eravamo di-
fcodati da quedo luogo, vedemmo del tutro celiati ,e {com-
parii i più leggieri degni di quelli drati di arena ferrugine-
fa e drizzando il cammino verdo la drada , che mena alla
didrutta terra di Cufoleto , non idette guari a ricomparire
la dolente frena della rivoluzione, e del guada.
810. Quefta via era in parte nabiidata , in altra parte
degnata di denditure, ed in pochilume porzioni intera , e non
leda . Qualche rozzo abituro , che le dava da man dinidra. ,
era ridotto in un mifer abile mucchio di terralotr y e di dadi
di una figura informe , e incodante .
8 ir. Vi era un pezza di llrada meno rude, e cautela-
to da’ dadi , che ne ladricavano la faccia. Ella cudodiva gli
orli edremi della infelice terra, e le derviva dt muro per lo
lata , che guarda il mezzogiorno , e 1 ponente ; ed era il var-
co, pel quale potea pattarli dall’ e derno nell’interno dell’abitato
col mezzo d’ un ponte di legna , che ne permettea , a ne di-
fende» l’ingreiTo. Varia, e ineguale fu la forte di que da dra-
da , e del vicino ponte , La dirada fu altamente didordinata ,
e conculda f ma vi rimadero almena alcuni piccioli, pezzi , che
lì condervarono interi a degno , che non era imponìbile. , per
molto che ne fblde il didagio , di camminare sù i mededimi , e
di percorrerli fino all’edremo termine loro.. Di più, il rivol-
gimento, che in queda avvenne, non ne ihterefsò , che la dola
lùperficie j ma non nocque in alcun modo al muro , che le der-
viva di bada, e che poggiava le due fondamenta nel deno de*
- terre-
;
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273
Istoria del tremoto
terreni , che giaceano a molta profondità del livello della
ftrada .
Su. Il ponte cadde per contrario nel più rivoltuofo
Scomponimento , che mai poi fa invaginarli ; nè rimafero altri
fegni della fua efiflenza, che alcuni rottami di tavole penden-
ti da qualche trave : circoftanza , che rendette impolTibile il
paflare da quefto luogo all’ abitato , e che ci obbligò di ten-
tarne l’ accedo per guadi , e per femite , per cui non era una /
piacevole Spedizione il peregrinare ,
813. Finalmente giugnemmo a quella tragica feena, ove
tanta infelice gente finì miferamente j fuoi giorni confufa nel-
lo fìelfo fato, che privò di vita il loro Barone. .Quivi eia
tanto lo sfafeiume , e tale la rivoltuofa condizione delle ruine,
che lungi dal poterne individuare le particolarità, rimanemmo
in ciò cosi delulì, che il più mirabile di quello avvenimento
a noi parve ,che confiftelfe in quella fola circodanza , cioè
che dovelfe tener luogo di malli mo fenomeno lo dello indefi-
nito carattere della ruina . Si vegga il R.ime , fegnato col nu.L.
814. Per agevolare la facile intelligenza delle cofe,che
-dovremo riferire fulle memorande revoluzioni , prodotte dalla
natura ne’ dintorni di Cufoletoy filmiamo necelfario di premet-
tere una breve deferizione de’ fiti e de’ luoghi medefimi , ove
avvennero lanti , e sì ruinofi rivolgimenti.
8 1 5. C uful cto giacea su d’ una rupe ben alta . Queda rupe
fi edendea da ponente a fettcntrione nel Seno di un vallone ,
terminato per la via di ponente a mezzogiorno da varie colli-
ne , le quali a piano inclinato calavano dalle alture di Sino -
poli vecchio Sullo sfuggevole dorfo de’ terreni della contrada ,
• deno»
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Delle Calabrie, 179
denominata Madama , di quella , appellata di Zi polito , e dell’
altra, detta di Mazzerla . Appiè di quelli teireni fcorrea un
picciolo fiume detto il Vacolo, che nel fuo letto ricevea il tri-
buto d’un rivoletto proveniente dall’ acqua vonat e che torcen-
do il corfo da mezzogiorno a fettentrione , bagnava le bali del-
la rupe di Cafoleto, e profeguiva il fuo cammino lungo il fie-
no dell’ accennato vallone .
816. A dirimpetto di quella lìdia rupe per lo lato di
ponente a fettcntrione fi ergevano le alture di Sinopoli greco ,
che, lentamente inchinando il loro dorfo, dilìendeanfi in mol-
te amene ineguali colline , tutte fiparfie di ulivi , di viti , e di
altre fruttifere piante , e chiudeano come in un ampio , e
nobile anfiteatro il lato occidentale del reftè citato vallone .
Quello lato prolungava la fiua eftenfione fino alle balle pendici
di S. Brunello , le quali , ripiegando il loro giogo da ponente a
fettentrione , giunte al loro termine inferiore ,. ergevanli di
mano in mano così , che con direzione contraria alla lo-
ro difeefa rifalivano da levante a fettentrione , e divenendo di
più in più montuofe,non folo formavano le alture di Bru-
nello niedelimo j ma e {fendendoli fino a quelle di Sin poli
greco , concorrevano ancor elle a terminare 1’ accennato lato
occidentale del vallone , ornandolo , più che premendolo , con
un falfo piano di terreni ricchi di fruttifere piante .
817. Di fronte a cotelìa rupe medefima di Cufoleto , e
per la via dei mezzogiorno al levante , fiavaro in poca di danza
delle fue bali due piccioli monti, che li elìenJeano dalla con-
trada Melarchi lungo l’ altra detta So la , e tra efù feorreva
un torrente temporaneo, chiamato f Arfo ..
tv o
O IO»
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-So Istoria del tremoto
Si 8, In lontananza fi ergevano di fronte i colli , ove noi
foggiornavamo j e appiè di quelli da man fin idra giaceano i
terreni di acqua vona , e di S. Maria , e dalla diritta erano fi-
tuate le picciole colline, tra le quali efilìea l’abitazione già
iutiera mente diftrutta de’ PP. Cappuccini .
819. Per la della via dal mezzogiorno al levante fi eleva-
vano , in diftanza da cotefla rupe, pria P eminenze de’ terreni
denominati li Falconi , indi quelli di S. Caldina , e più giù
quelli di D nnJniti , i quali terminavano co’ poderi fottopofti
alla lunga , e tormofa l’ira da di Trotti , che colle fucceflive
colline, pofte a dirimpetto delle pendici di di Brunello, chiu-
deano , e compivano il vallone finora deièrirtp . Pria- di ab-
bandonare quello articolo , f a lene 1’ olfervare che tutto co-
telio laio era ancor elfo ornato di alheri,e di fruttifere pian-,
te, che poggiavano fu una lunga ferie di terreni inegualmen-
te cadenti a piano inclinato lù gli orli inferiori dello fielfo
fottoprffto vallone .
820. Tuita l’efienfione del medefimo eccede pel lun-
go la mifura di 3000 palli : non ha una coftanre, ed eguale
larghezza: nel meno è largo m palli ' e nel piu fupera la
mifura di 3 81. Quale fa mai la Parte di cosi valla eftenfione
di terreni J Or ora ne racconteremo P infelice fato .
821. In tutte P efplorazioni da noi fatte in quefto val-
lone, e ne’ luoghi, che nominammo, fi compiacque di icorta-
re i no Uri pafìi I). Gregorio Lagoni , che condulfe feco due
cortefi giovani di fua conofcenza . Quelli è uno de’ principali
cittadini di Cufoleto, e ce ne proccur'o la gentil compagnia il
Parroco di quella difirutu Chiefa, uomo degno, e degnamen-
te venerato da’ fuoi concittadini. Sai.
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D e l i £ Calabrie. n8i
821. Dalla firada, dcfcritta nel num. 81 1 , fcendemmo
per un guado, piucchè abbaftanza difafirofo, ne’ terreni , ove
H muro foflenitorc della firada poggiava le fue bali . In tut-
to il recinto di quefli balli poderi ci toccò di offervare quel-
la ftefsa capricciofa efenzione da ogni gualio , che altro-
ve di raro in raro ofTervanimo . Il calo era tanto più firano,
quanto era innegabile , e più enorme non folo la mina delle
vicine parti fùperiori , ma eziandio lo fconquafTo , che in di-
ftanza di quafi dugento parti da cotelii terreni rifpettati , li of-
fervava in que’ luoghi , che giaceano a dirimpetto di quelli ,
e dal deliro lato .
823. Dirizzammo dunque colà i parti ; e toilo ci trovam-
mo a villa di un lago , la cui figura li accollava di molto
a quella di una cucurbita . Cominciava dalla contrada detta
Zipolito , a ponente , e tagliando parte de’ terreni di con-
trada Madama , diftendeali fino a quella di Mazzerìa per
/ mentri one .
824.. Cote Ilo difallro traeva le fue origini da un preci-
pizio conceputo nelle vifcere de’ terreni , che componeano le
alture di Sinopoli greco dal lato del ponente , e formavano le
pendici fottopofie , e le fucceflive elienConi de’ poderi di Zi-
pohto , di Madama , e di Mazzerìa.
825. Le alture erano fiate ove fcantonate , ave ridotte .
in rottami , ed ove o in pane fvelte , e trafportate a varia
diftanza con tutti gli alberi lungi dalla loro fede , 0 in altra
parte di sbalzo lanciate da’ liti più eminenti fino a’ più baffi,
e più lontani confini del Zipolito , di Madama , e di Mazzerìa.
La terra vegetabile non olfervavafi efiftente , che o negli orli
N n delle
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i8* Istoria sii tremoto
delle alture lacerate , o nella fuperficie delle varie divifioni
di vada mole , nelle quali effe medefime alture erano dare
kiffe , e dal loro tutto feparate . Ma non meno nella lor
faccia , che in quella di tutte le divifioni , prodotte dagli squar-
ciamenti , non ollervavanfi , che grandiofi drati di creta con-
cacca , inchinante alcun poco al color biadetto .
816. I terreni della contrada Zi polito quivi appariva-
no profondati con tutti gli alberi , colà ricoperti , e oppreffi
dalle maire , e dalle piante fruttifere minate dalle alture di
Sino polì greco , e altrove rivolti , e fovra fe deffi crefciuti .
817. De’ terreni , podi in contrada Madama , una porzio-
ne fu involta nello deffo fato , un’ altra ebbe forte diverfa .
Di fatto quelli , che apparteneanli a’ Signori di Lugana , e
a D. Antonio ì? ari fi , furono dall’ antica lor fede divelli , ed
elevati in alto quafi 1 5 palmi oltra il loro livello j e quindi,
reclinando da mezzogiorno per fettentrione , rimafero cosi po-
tentemente rivolti , che come mafia fluida e fermentante, 1 1 a-
boccaroio fovra i confini de’ terreni contermini , e li fiacca-
rono di quegli alberi d’ulivo, i quali in eiE erano nati, e cre-
fciuti, e che abbandonati dalla loro bafe , furono , per così di-
re , dalla piena di tanta ruina trafportati , e fparfi a varia
di danza lungo il vallone , in cui tanti , e sì formidabili ri-
volgimenti fi dedarono .
818. La faccia di tutt' i terreni finora rammentati ri-
mafe in pochi punti coverta di terra vegetabile ; ma in rutto
il redo era altamente ingombrata da vade moli , c da rottami
di creta concacea , eguale a quella , che tedè notammo : que-
lla nel fuo ederno confermava ancora i fegni dell’acqua, cho
con
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Delle Calabrie. 283
con ella dovette in que’ fatali momenti ufcir fuori del feno
della terra , e tener mano nell’ inoperabile rivolgimento de-
gli alberi , e de’ terreni .
819. Tutta quefta creta è innegabilmente effervefcen-
te con gli acidi ; e trovava!! abbondantemente ornata di belle
veneri , di dentai 'j di varia milura , e di moltiflìmi piccioli
Jirombi a piede di pellicano . Noi raccogliemmo alcuni pezzi
di quefta creta , e molti de’ tejìacei nominati , e così 1’ una ,
che gli altri ora efìftono nel noflro mufeo accademico , ove
fi vede che i tejìacei , che vi raccogliemmo, fono flati dalla
natura confervati illefi da tutta l’ ingiuria del tempo nello ftef-
fo cieco feno della terra, ove furono da giorni immemorabi-
li depofitati .
830. Il fiume Vucolo , num. 815 , feorrea lungo le ba-
li di Zipolito , di Madama , e di Mazzetta : luoghi appunto ,
che , come te lì è notammo , furono altamente rivolti , e ri-
mefcolati j quindi fu che la loro ruina portò feco in confe-
guenza il difordine , e l’ interrompimento nel corfo di que fio
fiume , il cui feno non foto reftò opprefiò , e per cosi di-
re , affogato fotto il pefo , e la sfasciume di tante mafie ,
che entro vi piombarono ; ma rimafe ancora così cinto dal
vado , e lungo argine , che vi fecero intorno le fieffe ruine,
che alle fue acque fu totalmente] chiufo il varco , e nega-
to ogni ulteriore pa faggio .
831. A quefio fuggellamento di paffo fi unì la dolorofa
circollanza che rimafe libero l’ antico corfo de’ principj del
fiume , talmente che le acque del medefìmo col tributo del
rufcello di acqua tona pervenivano tutt’ ora liberamente fino
N n a agli
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Istori* dei tremoto
i 84
agli orli dello flagno ; e trovando impedita , e chiufa 1* ufci-
ta dall’ argine defcritto , era forza che fi eflendeflero di lato,
c fo. matterò un lago . i '
831. In quelle acque a primo sguardo ci parve di ve-
dere una tremula ondulazione ; ma avendo con miglior cura efa-
minata la cofa , ci avvedemmo che quella dipendea dal fluen-
te dell’ acqua fcorrevole del Vucolo , il cui flutto confervava
ne’ pi incip; dello fìajno un certo che di moto , che fmarri-
vafi , e fpcrdevafi in data ragione , che l’acqua nuova pe-
netrava nell’ interno del volume dell’ acqua llagnata .
833. Ne’ dintorni di quefto flagno vi era una rooleftif.
lima, e folta turba d’ infetti . La faccia di quelle acque, che
erano profiime alla circonferenza dell’argine, apparivano di
un trillo afpetto, e da elle fpirava un mcle.iiflìmo odore.
83+- Q.iefo lago era lungo più di dugencinquanta
palli . Avea varia latitudine, e, a colpo d’occhio, nella fra
malìima parte ci parve largo oltre fettanta paiTi . Non fum-
mo al cafo di fpiarne la profondità : polliamo dir folo che
vi erano in elfo alcuni alberi di ulivo , i quali mal grado
che non fodero piantati nella più bada parte de’ terreni , pu-
re apparivano fommerfi per tutta 1’ eftenfione del loro tron-
co, c per molta parte de’ rami profiìmi alle cime.
835. Abbandonammo un così trillo foggiorno j e cir-
cuendo lo flagno , attraverl'ammo il Vucolo : quindi per un’ erta
difaflrofa , padando da ruina a mina , guadagnammo finalmen-
te le principali divifioni delle lacerate pendici di Sinopoli
vecchio. Cofa fpaventevole a confiderarfi ! da i luoghi , ove
poggiavamo il piede , fi dominava lunga parte de’ precipizj
avve-
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Delle C a l a * k i e. 53j
avvenuti lungo il vailo fpazio , che dianzi occupavano le bel-
le- pendici , difendenti dalle alture di Sinopoli vecchio fino
alle balle fèdi del vallone , irt cui giacca la rupe di Cujy
Icto . Di quefte pendici , e de’ fruttiferi fovrappofti terreni
non ifcorgevali più il minimo fegno . Non vedeanli per tut-o
che squallide , e vaile moli di creta . La fella rupe , ove
giacque la defolata Cufoleto , era ancor ella, tutta lacera, e di-
laniata . E per entro allo fello vallone non vedeafi che una
ben lunga , confufa , e irregolare peregrinazione di alberi,
quali giacenti fotto le ruine , quali a metà cadenti, e pendo-
loni , e quali mal fitti , e fraudolente mente intrufi in una fe-
de precaria,, e non propia. Nè già fi creda che quella dila-
pidazione di utili campi , e di alberi fi appartenere alle fo-
le cofe di Sinopoli vecchio : la defruzione ,. e la miferanda
perdita di tanti beni fa egualmente comune alle oppofe con-
trade dell’ altro lato del vallone ; e ’l generale lòqquadro ne
parve cori compiuto, che rimanemmo in forfè fa altrove fof-
fe avvenuta frage maggiore.
836. Pailàmmo oltre , e ci trovammo a villa d’uno
Spettacolo, che in mezzo al fuo orrore contenea un certo che
ài raro, e di maefiofo. Ergeanfi di cofia. alle alture di Si-
nopoli vecchio due vafe moli, di creta coriacea , la cui fac-
cia era tutta nuda , e levigata come fe da acuto ferro folle-
rò fate artificiofamente , e nettamente tagliate ; fol tanto ne
interrompea il lifcio qualche Jì rombo , qualche venere , o qual-
che nerita , la fommità de’ quali tefacei ufciva appena dalla
Superficie della creta flelfa , nel cui feno ripofavano . Una
di quefte moli era formata quali a cono intero , ed era la
più
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i86 Istoria del tremoto
più alta: la fua cima era alcun poco fcantonata per quell* an-
golo , che riguardava il mezzogiorno ; 1* altra mole era a figu-
ra quadrangolare, ed era la più lata, e meno alta»
837. Quelle moli di creta erano parallelamente finiate
in difìanza fimetrica di 13 palmi, e polle filila fletta linea
in modo , che efibivano l’ idea di due gran pilaflroni di una
porta {provveduta di arco . Il più vago di tale fenomeno fi
era , che dall* uno all* altro lato fuccedeano le contigue al-
ture di Sinopoli vecchio con un fato diverfo , e tale , che ac-
canto alla mole, formata a cono , giaceano le alture fcitte in
varie divifioni , e confervanti ancora qualche pianta fruttife-
ra nella loro fuperficie j e per 1* oppofito di colla alla mole
cretacea quadrangolare fuccedeano con più batto livello le
alture di Sinopoli medefimo , che efibivano una faccia tutta
denudata ed efprimente la forte squamatura (offerta . Si veg-
ga il Rame , fegnato col num. LI.
838. Sulla foglia di quella porta ellemporanea , forma-
ta dalla natura nel m attimo fuo furore , giaceano fparfi , e
negligentemente gettati varj rottami di creta j e dalla fua
apertura comparivano molti , e molti altri matti anche di cre-
ta, i quali quali mentivano quell’ imagine (letta, che avrebbe
potuta rapprefentare la ruina di una città , le cui (abbriche
fi fofsero a grandi matte diroccate .
839. Portando curiofamente lo (guardo per tutto , pe-
netrammo per 1* aperta foglia in quelle mirabili ruine . In
ette vedeanli efprettamente le orme dell’ opera dell’ acqua ;
poiché tra le (lette grandi matte di creta incontravanfi fre-
quentemente varj sfalciumi di etta , formati in modo , che
con-
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Delle Calabrie. 187
confervavano ancora tutta la figura di una patta effervefren-
te , o di una malfa legnata da i folchi impreflivi dall’acqua,
o tanto macerata da quella , che n’ era ancora tutta umida ,
e molle .
840. Oltre a ciò ci abbattemmo in varj pezzi di cre-
ta fovrappotti l’uno full’ altro confufamente . Nell’ aggirarci in-
torno ad elfi fentimmo ferirci da un odore molettittimo di
zolfo . La novità del calo ci rendette folleciti , e dalie no-
llre guide facemmo colle vanghe sgomberare i fovraftanti am-
maifi di creta , fino a difordinarli y e a fcovrirli quali tutti ,
il più profondamente che fi potette . In data ragione che le
prime matte metteanfi all’aperto, l’atmosfera , che ne cir-
condava , fi caricava di maggior putore ; ma procedendoli in-
nanzi , quello lidio dileguo® a fegno , che dalle ultime truf-
fe non fentimmo più fpirare alcun cattivo odore.
841. Poco più innanzi portando il patto , urtammo in
un fito , ove vedemmo afperfa , e macchiala la faccia della
creta di un colore rottagno . Continuando l’inchietta, c’imbat-
temmo in alcune zolle di un bolo rojfo , il quale frappava
fuori dalle bali di una matta di creta , che il premea. Facem-
mo dalle guide fgombrare la creta , e al di fotto di ella tro-
vammo molta quantità di un bolo , che, feguendo il fiftema di
Linneo , potremmo afcrivere alla fpecie del bolo armeno. Noi
ne raccogliemmo una porzione , la quale ora li conferva nel
nottro mufeo accademico . E’ notabile che in quella terra bo-
lare vi fono ancor mille , e intricate molte barbe di piante
vegetabili .
84». Dopo la copia di tanti rivolgimenti , e dopo un
luogo
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; SS Istoria dei. tremoto
luogo abbondantemente fparfo , e ricoperto di creta , ridotta
o in mafli di prodigiofa grandezza, o in rottami, esfafeiumi,
noi ben altro potevamo attenderci , dopo pochi palli , che il ri-
trovarci a vifla di un’ampia largura, fgombrata da qualunque
diruta malfa, che ne turbale, o interrompeffe la1 levigata fu-
perficie . La faccia di ella ralfomigliavall perfettamente a un
pavimento eguagliato con mirabile artifìcio , e fimmetria . Le
parti integranti di quello pavimento fi rapprefentavano da una
Creta colorata d’ un biadetto alquanto feuro , e macchiato .
Tutta la creta da noi veduta ne’ rivolgimenti dianzi notati ,
era compolla a ftrati di grandiofa denfità . Nella creta di
quefio pavimento per 1’ oppofito gli ftrati erano a fogli fot-
tili orizzontalmente fovrappofti , e con bella regolarità ada-
giati . L’ altezza di ciafeuno di efli equivaleva appena ad una
mezza linea.
843. Il più forprendente di tal fatto fi era che quanto
riufeiva grato l’afpetto di così ampia largura, altrettanto era
mal ficuro il poggiarvi il piede . Di fatto non folamente a
noi, che arditamente volemmo per là entro fpingere il patio,
toccò la pena di rimanervi infangati ; ma caddero nello ftelfo
intrico coloro, che accorfero a preftarci aita ; l' infido fuolo
cedeva così , e mancava talmente fotto i noftri pafli , che
tutti durammo molta fatica per Sbrigarcene ; e ci convenne
di ritornare pentiti là , onde eravamo partiti : tanto quella
creta avea la faccia sdrucciolofa , e l’impafto molle , glutino-
fo , e inacquato .
844. Ciò avvenne in quella parte di largura , che ci
fava da man deftra , e che riguardava il ponente al mezzo-
, gior-
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Delie Calai» ri e.
giorno ; ma non accadde già lo dello in tutto il redo di e fi.
fa , che ci dava da man Anidra , e che girava dal ponenti al
fettentrìone . Quivi i primi fpazj erano predo a poco dell’
indole della ; ma i fecondi erano piu fodi , e di men dubbio
paflaggio . Gli ultimi poi erano perfettamente fodi , e tanto
Acuri , che con ogni agilità , e fenz’ alcuno incomodo gli
attraverfammo , per pallàre all’ officina de’ vofaj di Sinopoli
greco .
845. Lo dento, che durammo per fuperare tanti e co-
sì difadrofi luoghi, de’ quali finora abbiamo ragionato, ci dettò
il configlio di non redituirci al nodro foggiorno per la delfa
via , e di tentare la drada di Sinopoli greco .
846. Udimmo quindi da quedi fiti ; e fupcrammo le al-
ture de’ terreni, eh’ erano podi a ridolfo dell’officina de’ vafaj.
Giunti alla drada , che da quedi luoghi mena a Sinopoli vec-
chio , vedemmo cangiata tutta la feena; e con nodra ammira-
zione trovammo che laddove dugento paffi , poco più , poco
meno lungi da noi , tutte le cofe erano nel maffimo rivolgi-
mento , quivi per l’ oppofito non vi era un palmo di terreno,
fu cui potefle rinvenirli fegno di ruine già feorfe.
547. Quando credevamo di refpirare dalla fatica durata,
un nuovo fpcttacolo ci obbligò a menare i paffi precipitofa-
menre, e fenz’ alcun diletto. Lungo queda ftrada ci forprefe
una colonna d’aere ammorbato dal tetro , e abominevole fu-
mo, che fpirava da alcuni cadaveri femiputrefatti , che eranfi
edratti dalle ruine , ove giacquero lunghi giorni , e che per una
neccifaria provvidenza fi davano bruciando. Come a Dio pia-
cque , torcemmo il cammino per i fca m pai e da così trillo paf-
O 0 lo ,
spa Istoria su tremoto
fo , e dopo un lungo giro giugnemmo a Sino poli greco , ove
ci foffermammo alquanto per riftorarci .
3q8. Quivi trovammo tutte diftrutte le fabbriche j ma
non fummo al cafo di potervi alcun fenomeno avvenire, per-
chè vedemmo quali tutt’ i rottami già per ordine del gover-
no fgomberati. Un Prete di Slnopoli greco , in aria di mi Iter io,
ci annunziò di avere fcoverta una terra roJJ'a tra gli sfafciumi
della creta da noi defcritta . Noi lafciammo perorare il buon Pre-
te, ed indi ridendo applaudimmo alla fua niifleriofa fcoverta j
e in fine gli dimandammo fe la fua terra avea niente di Ami-
le al bolo, di cui già favellammo, e di cui ordinammo a uno
di coloro , che conducevamo con noi pel trafporto de’ ma-
teriali , che ce ne mofìralle una porzione . Gli dicemmo ad-
dio , e partimmo .
849. Giugnemmo a i noftri colli di Ctifoleto affai tar-
di ; ma per tutto quel tratto di flrada,per cui il fole pretlò
la fua affiftenza , non incontrammo alterazione , o fenomeno ±
che avelie meritata la noftra attenzione .
Stato deir aere , nebbia , e tremoto .
850. Una denfa nebbia, che fi elevò poco pria dell’im-
brunire , fuccedette al dì più chiaro, che mai avelie potuto de-
fiderarfi . Quella crebbe di più in più, e a noi, già fianchi pel
folìenuto difagio, fu di non poco tormento per tutta la non fa-
cile , e lunga firada , che vi ha da Sinopóli greco a Cufole -
to . Quella nebbia era ancor denfa verfo le ore due della not-
te} nè Ipirava il più lieve foflio di vento. Repente udimmo
uno
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Delle Calabrie, 151
■uno fpaventevole rombo j ma quando ci attendevamo il tremo-
to , non Pentimmo neila noflra tenda , nè intorno a noi il
minimo ondeggiamento , 0 la piti picciola fcolfa . Fu notabile
che non andò guari e definii un picciolo vento Ai greco a le-
vante , che non tardò molto a diventare infoiente , e moleilo.
Con quefta tri (ìa compagnia eravamo fui momento di adagiar-
ci in letto, quando di colpo fummo fcofii da un violento tre-
moto , che fraudolente mente ci forprefe fenza il minimo rom-
bo. L'urto fu tale , che quell’uomo, il quale avea tutto gior-
no travagliato con noi , portando fui dorfo i materiali raccol-
ti, e che erafi già addormito in un angolo efleriore deila ren-
da , fi fcoire dal fonno , e fuggi come difperato fuori della
mcdefima . Ma fe mancò il rombo, non mancarono gli ante-
-cedenti fchiamazzi , e perpetui gridi degli animali , i quali
fino da che udirono il rombo di fopra notato , non ebbero più
pace, e continuarono la loro nojofa mufica, anche qualche tem-
po dopo che fuccedette il tremoto . Nel mattino ci riferirono
che vi furono nella flelTa notte altre due fcoffe j ma in tan-
ta flanchezza il fonno , che ci prefe , ci tolfe 1’ opportunità
dell’ aver parte in cosi trillo complimento .
* * * *
• f 1 * - * •
v ’ . •• * : . 1 / . . . •
851. Per compiere tutta 1’ efplorazione delle rimanenti
parti del memorando vallone di Cupleto cominciammo a fcor-
rerne il laio meridionale dalla contrada di Mela, -chi, e di So-
na . Quivi incontrammo il picciolo lago formato dallo (lagno
deile acque del torrente Arufo per gli fcofcj , e rivolgimenti,
O 0 a a’ qua-
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«<>« Istoria del tremoto
a’ quali foggiacquero quc’ colli , fituati in faccia a Cu/oleto , de’
quali già parlammo .
852. Pattammo oltre , e cominciando dalla contrada Fal-
coni , col progredire da quella di Donnani ti , e di S. Caterina^
ci fofferinammo fotto la ftrada di TroJi . Eccede ogni umana
•credenza l’orrendo rivolgimento , che in quefli fai oifervn ru-
mo . Da un lato del vallone all’ altro non vedevanfi , che for-
midabili matti di ghiaia , di terra vegetatile , e foprattutto di
creta concacca , i quali rimafero da ambe le bande fiaccati, e
alternativamente dall’uno all’altro lato divelti , e refpinti. Quel
pezzo di fuolo, che potea conliderarft come proprio del vallo-
ne, ritrovava!! o fprofondato , e da laceranti innmrerabili fen-
diture fegnato , 0 esuberato ove come una palla di lievito
eferefeiuto , ed ove ridotto in un lottile polverìo, e ammon-
ticchiato come un frequente e fuccefìivo lavoro di talpe .
853. Ma quelli fiti erano fcarli affai , e non incontra-
vanfi che di' raro in rara; poiché il mafiìmo della feena fi rap-
prefentava da irnmenfe moli di creta, alte, e larghe a fegno,
che pareanò tante pareti di va fio edifìcio, ove bocconi , ove
1’ una full’ altra reclinate , ove a metà rotte, ed; orizzontalmen-
te giacenti . Fra quefto fpaventevole rovinio apparivano le in-
felici reliquie degli alberi , delle viti , e delle piante, che da
per tutto , e da’ più lontani fui di quella moftruofa valle erano
fiate divelte dalla natia lor fede, e sforzate a feguite vaga-
bonde l’ impeto fatale , che le fchiantò , e diflrulfe talmente,
che in tutti quefti fpazj effe rapprefentavano quello fletto fpct-
tacolo, che offrir potrebbero fui vicino lido le infrante, e fpar-
fe parti di molte naufraghe navi »
e ■ , 85*.
»
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Delle Calabrie. 29 3
S54. Quella inligne perdita, fu tanto più dolorofa per
Cufjlctj , quanto 1’ eftenftone del fuo territorio è troppo mife-
ra, e fcarfa. A ciò fi aggiunga che in quello vallone era dif-
ficile il trovare dianzi una anche picciola porzione di terre-
no, che foire rimafa inutile, mal grado l’ignavia, che d’or-
dinario affiderà le braccia de i naturali della Calabria : tanto
egli è vero che la fcarfezza de’ comodi fia l’ illromento più
attivo , che fcuota l’ inerzia , e defli i’ indutlria .
855. Nella linda di Trodi ritrovammo una innegabile
dimoftrazione non folo del feroce genio del tremoto di lancio,
e di sbalzo, ma altresì del tremoto unito alla squarciatura , e
al nabiffamento . Era un fenfibile fpeitacolo il vederli che nel
profondo del vallone giacea una porzione della dirada fupe-
riore troncata, e divelta dal fuo tutto. Di cofta a quefto pez-
zo di dirada vedealì giacente una cafa rurale . Adornavano
quefìa miferabile feena molte viti , molti dlipitl di lino , e
molti alberi in parte rivolti , in parte affogati , e in par-
te capricciofamente fparfi intorno intorno alla dirada , e alla
radica cafuccia . Le pietre che compongono la fuperlicie di
cotello pezza di ilrada elidono per la maggior parte tutt’ ora
nell' antica loro, fimmetria , e fono permanenti in quegli dlelfi
alveoli ,. ne’ quali erano diate incavate .
856. Queda ruina era giù piombata in di danza di 200
e più. paffi , ftaccandofi dal tutto della ftrada, ch’era rimafa
illcfa . Or ficcome la ruina era tale che potea con qualche
dlento per la feorfo dorfo di effa arrampicarfi un uomo j così
ci venne talento di tentarne l’ accedo, e rampicandoci per ef-
fa , guadagnar l’.altura della dirada medefima di Trodi . Du-
rammo
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Istoria dei. tremoto
*9*
rammo fatica., ma vi giugnemmo . Colà pervenuti , ci attac-
cammo colle braccia ad una picciola quercia, che ci flava da
man diritta , e che ripofava intatta, e ficura fugli orli del pre-
cipizio . Con nolìro fiupore ofTervammo che quella lì rada , fu
cui poggiavamo, e donde a lenhtura regolare era fiata fciifa ,
c tagliata quella parte , che ne tu sbalzata giufo , era perfet-
tamente intera, e illefa. E cir, che più merita attenzione, fi
c che il terreno di un vigneto , che flava fulla noflra finiltra,
era tutto pieno di profonde fenditure. Notabile è ancoraché
la cafetta rurale, a cui tocco di feguire la dura peregrinazio-
ne della firada, che giu ripofava , era ancor elfa polla nell’
al o , e nello ftelfo livello della frrada , che rimale illefa.
Quella cafetta fi apparteneva a 1). Angiolo Licajiro . Si olfer-
vi il Rame , legnato col num. HI.
857. Noi contammo fei Jlrati nella faccia di quelli ter-
reni llracciatl , e rivohi il primo era di terra vegetabile ,
alto circa palmi cinque : il fecondo di una terra fparfa di
creta , e di lapilli rotolati , la cui altezza era a un di prelfo
eguale all’ altezza del primo : il terzo era di ghiaja , la cui
altezza , a colpo d’ occhio , ci parve di due palmi circa : il
quarto era della flelfa condizione del fecondo , fulva la cir-
coflanza che la quantità deila creta era maggiore, e l’ altez-
za quali di palmi diece : il quinto era di una ghiaja , in
»
cui le malfe lapillari erano grandette , e di una figura quali
tutta globulare, e la fua altezza era poco più di due palmi;
il fefto , ed ultimo firato vifibile era di creta concacea , che
in altezza eccedea palmi cento . Quella era la condizione de’
terreni da contrada Falconi lungo quella di Donnaniti fino a
Frodi ,
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Delle Calabrie. 295
Tradì , ove prima di giugnere ellì degeneravano in una mafia
gregaria , formata a firati ineguali , e di materie collettizie .
A Trodì medelìmo termina l’ angolo , da cui comincia la cur-
va , che va fino a Donnaniti ; quefia curva racchiude una
voiagine , ed è efiefa da Trodì fino a Donnaniti per palli
comuni 103.
858. Su ciò fi noti che tra le mafie efifienti nel feno
del vallone , le fole , che rimafero con facilità , ed in modo
evidente vifibili, erano le mafie di creta; tutte le altre, ap-
partenenti agli altri firati , vedeanfi foltanto efiftere nella
faccia delle lupi lacerate ; ma giu o non erano affatto repe-
ribili , o di rado in rado fe ne ritrovava fparfa qualche por-
zione : circoftanza, che prova ad evidenza lo sbalzo, fofferto
da quefti materiali , fpimi da cima a fondo , e la fuccefiiva
ruina avvenuta nelle parti integranti di quefti Arati con un
certo difiinto intervallo
859. Pria di abbandonare quello articolo , è ragionevo-
le il notare che grandi , e frequenti erano i fegni dell’ in-
terefie , che 1’ acqua , ernerfa dal cieco feno della terra , pre-
fe nelle Arane avventure , alle quali le parti di queAo vallone
foggiacquei o . Oltre a ciò, che su tale avventura ne indica-
vano non folo i frequenti piccioli fiagni , e le maffe di terra,
e di creta , che confervavano nella loto faccia un certo che
di effervefcente , ma altresì quegli Arasi di pura creta ancor
molle, e inacquata, di cui parlammo ne’ num. 828, e 843,
fi traea una innegabile pruova della cooperazione delle acque
da quella fielfa lunga , e prodigiofa peregrinazione foffer 1 a
dagli alberi , i quali da fito ben remoto fi videro errare lun-
go
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196 Istoria del tremoto
go il dorfo , e il cavo del vallone , ove tutt’ ora oflervavanfi
giacere .
860. Quello fentimento acquifta ragion di dimofì razio-
ne da un fatto , che ne fu dal degno vecchio Parroco di
Cufoleto narrato, e che indi ne fu confermato da D. Grego-
rio Laguna , e da alcuni altri concittadini di Cufoleto . Due
cultori di campagna furono nel momento fatale del comune
rivolgimento forprefi nel vallone . Effi erano fratelli : tutti e
due furono involti nelle ruine , e trafportati or fufo , or giufo^
tra i vortici delle mafie rivolte , e diventate vagabonde , e
inacquate . Il maggiore vide il minor fratello quali affogato
dalla torbida piena : fpinto quindi dagli ftimoli di natura,
fprezzando il propio periglio , e sfangandoli dalle mafie , che
10 premeano-, accorfe in fòccorfo del vicino gemente fratel-
lo , e ne proccurò lo fcampo . Qucft’ infelici fofleneanfi a
gara $ ma una nuova irruente copia di materiale inondante
11 rincalzò , li divife , e feparò per fempre dal più corag-
giofo , e maggiore il più debole fratello minore , il cui
cadavere rimafe in que’ ciechi abiffi di ruine irreperibil-
mente fepolto Colui , che rimafe fuperftite , fcampò la
vita , lanciato dalla fleffa cagione , che ne minacciò la flra-
ge , sù di un gran mallo di creta , ove egli fi rimafe tutto
lordo di fango , pieno di ferite , tremando per la fua vita ,
c deplorando il mifero fato del perduto fratello . Egli ab-
bandonò il trillo afilo , donde delufe la morte , fubito che
vide terminata la fcena di tanti orrori . Noi cercammo di
ragionare con coflui; ma noi potemmo, perchè trovavafi lungi
da Cufoleto : fe però fu vano il ricercarlo , non era per ciò
che
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Delle Calabrie. 297
che fi potefse in minimo modo dubitare della verità di un
fatto, attcfiato dalla buona fede di tanti. Nè per altro man-
cavano tefiimonj di veduta, che rendevano Tempre più inne-
gabile e certa quella fpecie d’ inondazione , da cui videro for-
preii i materiali di quello vallone ; coficchè di quello fatto fi
ragionava , conte di cofa da non porli nella minima effrazione.
SSt. Finalmente per quanto riguarda la direzione del-
le ruine , non era fperabile di allignarne una , che folle
fiata cofiantemente ftabile . Per rifpetto allo fiato di que-
lle malie pub ben dirli che di elle altre furono ridotte in una
fpecie di sfafciumi, altre rimafero intere, e rivolte in modo,
che la fuperficie erafi convertita in hafe , o quella in quella:
altre fi mantennero ritte , e parallele : altre confervarono quell’
ordine , in cui erano ; ed altre erano profiefe , c 1’ una full*
altra adagiate : tanto egli è vero che tutte furono in un
modo indifiinto dall’ima all’altra banda , e nello fitelTo feno del
vallone fconvolte , e dirette per ogni Lato , e per ogni verfo i
862. In mezzo a tanto fconqualfo , da man -fini lira del
vallone rimafero efenti molti pezzi di terreno . Non fi nega
che in que’ terreni , che erano prò funi agli orli delle ruiné
s’incontravano larghe, e frequenti fenditure; ma vi erano poi
molti poderi , ne' quali non era avvenuto alcun finifiro cangia-
mento .
Terreni contermini al Viirdnne , c a Cajlcllace .
. • ' Sitizzmo , e fuo Jijlretto .
863. Se miferabile fu il defiino del vallone di Cujbìeto,
non fu meno lagrimevole la forte di que’ terreni , che erano
P p con-
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Istoria dei. tremoto
»<>8
contermini a Strizzano , al fiume VurJune , e alle bali delle
alture di Cajlellace. Quivi la natura continuò a fpiegare tut-
ta la piena de’ Tuoi furori .
854.. Per formarli una qualche idea degli orrendi rivol-
gimenti quivi avvenuti, balli il confiderare che per noi, nel
lettere quella ifloria , riefee malagevole il diftendere un rac-
conto feparato di Sinopoli greco , di Cufoleto , di Strizzano ,
e di Cajlellace ; e n’è convenuto parlarne quafi fenza la fo-
li» dittribuzione di luogo : tanto fu involto , per così dire ,
in un folo e indilìinto fafeiume iL-.eomun fato di eflì tutti .
S65. Strizzano divenne in brevi momenti un mucchio
di terraloto , e di falli . Fra i tanti , e tanti , che vi rimafero
vittima, vi perdette mìferamente la vita il lratello del Barone
colla moglie , e con quattro figlie . La quinta figliuola rimafe
fuperllite , e chiulà tra le ruine , donde fu poi tratta ancor
viva , ma ferita . Per colmo de’ guai vi fi unì il fuoco , che
rendette compiuta la tragica feena , dettando nel dì feguente
un inoperabile incendio nella cafa baronale: incendio, in cui
tettarono inceneriti i mobili , e i cadaveri , liquefatti i cri-
flalli , e ridotti in una fola malfa l’ oro, e 1’ argento , che ab-
bondantemente ivi fi trovava raccolto .
366. In Sìtizzttno non vi fu cofa neceflària alla vita , che
non vi fi folle dittrutta j e tra le perdite fu fegnalata quella
di una pcodigiofa quantità di olio , che fi appartenea al Ba-
rone , e che trabboccò per tutto , e feorfe , come l’ acqua feor-
xer potrebbe in una dirotta pioggia lungo le ftrade .
S67, Dall’ una delle vigne del Barone fiaccarti un conli-
derabile pezzo di fuoLo carico di viti, e di ulivi: fu slancia-
to di
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V ,
Delle Calabrie. 199
to di balzo nel territorio di Cufolcto , ove fi disfece in fran-
tumi, e vi produffe un orribile sballamento , che eccedei 150
/
palmi . ,
868. La grande diftefa di terre, denominata la Spinel-
la di Siti zzano , precipitò fino alla contrada di S. Caterina , e
occupò il territorio di Cujoleto dalla contrada , detta Connina^
fino a quella di Caldarona , covrendo colle fue ruine 1’ eflen-
fione di quafi due miglia , e devaflando i fottopofti terreni , e 1
mulino di Cufoleto . Furono involti nello Hello grave difaflro
le cafe , i magazzini , e i tre trappetì , che apparteneanfi al
Barone Tacconi . Vi fi perdettero tutt’ i terreni della contrada
d' Izzo , e di Mafella , colla dura circo danza , che rirnafe affo-
gato il fiume della Serra col corrìfpondente vallone ; e quindi
una porzione di quelli terreni re fio fprofondata : altra rirnafe
fommerfa fotto le acque , in cui ora giacciono le vigne , gli
oliveti , i feminati , . i trappeti , e le cafe , fenza che fe ne
olfervi più il minimo fegno ; ed altra porzione finalmente con
alterna rivoluzione 0 pafisò dal territorio di Sitizzano in quel-
lo di Cufoleto , 0 per 1’ oppofito sbalzò da quello in quello.
869. Non fu meno miferando il guallo , avvenuto lungo
le pendici , e le alture di Cafìellace . In brev’ i Danti fu di-
flrutta molta parte di quel dono lignificante , che nel fecolo
XI. Arrigo VI. fece all' Arcivcfcovado di Reggio . A malli enor-
mi , e a porzioni di valla eftenfione piombò la maffima par-
te di que' terreni , non folo dalle lunazioni più alte fino alle più
balTe , ma ben anche nel letto del fiume , e di là dal fiume
medefimo , l’ opprellione del quale ha prodotto uno ftagno
enorme oltremodo , e d’ iniqua confeguenza per la pubblica
falute . P p z 870.
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300 IsTQRIA DEL TREMOTO
870. Dalla parte più fuperiore delle pendici di Cojìeì-
hce , e propiamente dalla contrada detta Vagnerìa , rovinarono
col podere una torre , e due magazzini , i quali fi apparteneano
a 1). Gregorio , e a D. Antonio Lagoni : quelli materiali , preci-
pitando di lancio, oltrepafTarono il fiume, e piombarono nella
fuperiore riva dello Hello , ove giunti , fi nabilTarono , fenza
vederfene più fegno : quivi nel precipizio , che vi fi delio , li
filabili nell’atto lidio uno fitagno di molti ih ma efienfione. Noi
cercammo vanamente di efplorare da vicino quelle ruine: da’
terreni fuperiori di Cufoleto tentammo di calar giulo in que’
rivolgimenti • ma dovemmo aliai prefito abbandonare la teme-
raria imprela , e ritornar pentiti , onde muovemmo il piede .
11 fiuolo trovava!! pieno di così pericolofi guadi , che l' immer-
gervi i padi farebbe fiato lo Hello, che efporlì a un imman-
cabile, e tardo pentimento: tanta era la copia , e la frequenza
del fango , della creta inacquata , e de’ piccioli fitagni , la fac-
cia de’ quali appariva torbida , e macchiata di tutt’ i caratte-
ri di un’ acqua imputridita .
871. Ci convenne quindi contentarci fol tanto di fpia-
re un così grave , e pericolofo rovinio dalla fommità de’ terre-
ni , che dominavano la fottopofiia rivoluzione • ma non ci fu
nè pure conceduto approiTimarci di molto agli orli di e di ,
perchè vedemmo a pruova che erano facili allo feofeio , per
poco che con fioverchia libertà fi premeano dal piede ; e al-
tronde la faccia della più interna parte de’ poderi medefimi
vedeafi miferamente lacera , e fparfa di brutte , e gravi
fenditure .
873. Era dolorofo a vederli, ma è neeelfario a notarli,
che
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Delle Calabrie.* 301
che lungo quelli fpazj di perpetue mine fpandèafi un confi-
derabile sfafciume di creta , di mezzo al quale elcvavanli di,
rado in rado alcuni colli formati dalla (Iella creta , fu i quali ,
con un miferabile fpettacolo, vedeanfi efillenti le fuperficie de’
terreni fquarciati , ornate ancora di quegli (ledi alberi , e del-
le llede_ fruttifere piante , che dianzi ripofavano nel loro ma-
terno fuo!o, e che la furibonda mano della natura lacerò , e
divife . Si vegga il Rame , fegnato col num. LUI.
S73. Quelli angoli della terra Calibra , per angufti che
fodero , non lafciavano di elfere pregevoli per 1’ abbondanza
di molte derrate ; ma la loro piacevole condizione rimafe di-
fciolia come lieve nebbia , abbandonata al folììo di repentino
• irreparabile vento . E lungi dall’ impiegare il tempo a narrarne
1'eliin'ta abbondanza, fembrerebbe più ragionevole il compian-
gere la dura fituazione , in cui dovranno predo , o tardi ri-
durfi i fuperfliti infelici avanzi della popolazione, per La trilla
compagnia di tanti putridi llagni , per la lorda, e imprudente
negligenza , con cui e (Ti fi tengono affollati , e chiufi in ba-
racche mifere, mal formate, e troppo fpelEimente aderenti , e
ammonticchiare . Nè pare che oltre a ciò meriti- minore at-
tenzione l’ imperizia , che vi ha in que’ naturali del faper
porre a profitto gli fleffi rivolgimenti de’ terreni , i quali , lungi
dall’ edere guardati inoperofa mente , c con inutile afflizione
rammentarne l’antica fertilità, dovrebbero anzi edere rivòlti,
riordinati , e {ottopodi all’ indolirla ,' e alla mano delL’.uomo ,
quando che fienfi con provvido configlio realmente emendati
gli ftagni , thè fono il veleno dell’ aere , e gli (popolatali
d’ ogni più numerofa popolazione .
87+-
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Istoria dei. tremoto
874. Termineremo quedo articolo col rammentare che
nel territorio di Strizzano fi videro dopo XVII fecoli rinnovati
dalla natura ne’ dì del Tuo furore in diverfo, e più miferando mo-
do quafi quegli efempj fteflì , che nel di (fretto Pompeiano , e nell’
Ercolanenfe avvennero fiotto l’imperio di Nerone . In ciò è no-
tahililTi ma la circo danza del giorno : in Sitizzano nel dì cin-
que di Febbraio furono ingojate dalla terra 400 pecore , e vi
rimafero con elle nabidati tre pafiori . E al dire di Seneca ,
in quella fiatale rivoluzione fifica, memoranda per la mina di
quelle belle citt'i , avvenuta allora in un’ epoca, che portava
anche il giorno cinque di Febbraio, perirono 600 pecore, fen-
za che fiulla loro macchina fi folle odervata la minima lefione.
875. Notabile fu l’ avventura di una ragazzetta di no-
ve anni , la quale erafi dalla cafia paterna partita da Cufoleto
per raggiugnere ne’ vicini campi della contrada , denominata
Canali , fuo padre , chiamato Francefco Poli/lina , nativo di
Sitizzano . Per idrada queda innocente fanciulla, che appellali
Caterina, fu forprefa dal tremoto. Le ruine non la opprelfero :
ne rimafe però fmarrira a fegno tra le nabidate campagne , che
fpinta dallo fpavento , fi ricovrò in fu una collina di creta ,
che in attimo formofii nell’orribile rivolgiménto. Quivi l’in-
felice redò efpoda fenza configlio, e fenza ajuto* e incerta
del fuo deftino , e del fentiero , che batter potede per ufcir
d’inciampo, ella dovette i fuoi giorni a, una capra , che le
/ervì di fcorta . Queda mifera bediola, errando per là entro
quelle mine , le fi preferito davante , belando fmarrita . L’ ana-
logìa de’ cafi fovente approdi ma , 0 confonde i confini delle
fpecie , e fembra che fi fodengano a vicenda in un periglio
comu-
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Delle Calabrie. 303
comune . La capra , che dianzi fembrava fpaventata , approfii-
raofli alla villanella j e la villanella , che palpitava , confufa ,
e dubbia del fuo deftino , riguardò come un principio di fulu-
te la compagnia del belante animale . Quello di là a poco
moire i palli , e quella rincorata feguillo j e dopo ben lungo ,
e incerto erramento di via, fervendo l’una all’altro di fcor-
ta , e di compagnia, la villanella non attefa, anzi compianta
come eftinta , giunfe full* imbrunir del giorno colà , ove udi-
tranlì i gemiti de’ miferi avanzi di Cufoleto .
876. Non toccò un eguale deliino a un infelice , che
cavalcando lungo i terreni rivolti , e nabillàti , trovò il ter-
mine de’ fuoi giorni o ingoiato dalla terra con tutto il caval-
lo , fertza averfene mai più potuto rinvenire il fegno , o forfè
oppreilò c profondamente fepolto fotto gl* innumerevoli , e
immenfi ammaffi delle tante , e unte ruinc ivi avvenute .
S. Cc‘ flirta , e fuoi Villaggi .
' 1 • . t « - 1 b . . •
877. Abbandonammo quelle fedi , ove per tutto incon-
trammo efpofla una delle più tragiche feerie , che la natura
avelie mai fpiegate ne’ giorni del fuo furore in tutta la defò-
lata parte di Calabria ultra j e movemmo il piede verfo il
di tiretto di S. Crifina .
878. Nella efplorazione di quelli luoghi fi contentò di
tenerci gentil compagnia lo fleffo D. Gregaria Lugani , di cui
altrove parlammo . A coftui fi uni un giovane Prete , che il
■degno Parroco di Cufoleto volle unito al Sia. Lugana , per
ifcortarci lungo le flxade o minate, 0 perdute. Quelli ci pro-
cura-
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* oq. Istoria del tremoto
curarono la compagnia di due amici , die aveano in J1. Cri -
Jiina , i quali ci guidarono per lo pericolofo fon tic io , che
mena alla dirtrutta città .
879. Pria di ragionare partitamente de’ difafìri avvenu-
ti nel tenimento di S. Crijìina , troviamo affai ragionevole il
premettere alcune circoftanze meritevoli di effere antivedute.-
880. S. Crijìina ha un territorio, il cui circuito li ap-
presili ma alla eftenfione di 20 miglia .
881. E' notabile che prendendo per punto principale
S. Cri /lina, e tirando due linee, una orizzontale di 1900 palli
da S. Crijìina verfo il lato di oriente a mezzogiorno su gli ultimi
contini di PcJavolij ed un’ altra linea perpendicolare di aedo patii
da S. Crijìina verfo ponente su gli ultimi termini di Labri chi ,
lì troverà , che in quefti fpazj fi rinvengono i nomi , e le
mine della diilrutta città di S. Crijìina , co’cafali di Lubrichi,
di S. Giorgia , di Scido , di Par acori o , e di Ped avoli. Tutto
il di più di quello rifpettabilc difìretto ,' è atlolutamente pri-
vo di abitazioni nella intera fua rimanente longitudine , e
larghezza: dirtela di terre , che tranne qualche cafa' rurale,
è ■ tutta occupata in parte da valloni , in- parte da bofeaglia ,1
e in altra parte pofla a coltura, o per ufo di femina , o per
vigneti , o per oliveti , o per gelfi .
882. Ciò, che merita fomma attenzione, fi è che im-
menfa è la copia delle acque feorrevoli, dalle quali tutto quefto
fpaziofo di feretro è di paffo in parto, non fappiamo fe dir fi
debba favorito, o tormentato. Tra torrenti, e piccioli fiumi
ve n’ ha 29 , tutti i quali fi confondono , e mettono foce in due-
fiumi principali , Il primo di effi dicefi Cimi , che fi flende quali
dalle
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Delle Calabrie.
dalle bafi di d1. Crifina , e lafciandofi Lubrichi a fi ai lira , fen paira
dal lato di mezzogiorno per OppiJo , che gli rimane a diritta,
e' va a confonderli nel Biafe , come altrove notammo: quello
Carni è il minore de’ due fiumi principali di S. Crijlina .
883. L’altro fiume, che è maggiore del primo, e per
copia di acque , e per eftenfione , è quello , che dicefi il V ar-
dane , che fen corre fino lungheifo mitizzano , e le bafi di quel-
le alture di C afeli oce , che guardano il mezzogiorno . Da ciò
fi vede quanta parte di terreno debba in quello territorio ri-
manere preda indifcreta delle acque , convenendo di prefiare
il letto a due fiumi principali , e a 29 , o fiumicelli , 0 tor-
renti . „ <; ;
884. La città di S. C rifinì giacea in fu una rupe al-
tifiima , Uom , che fi ponga a confiderarla , fituandofi di rim-
petto all’ enorme lago , che appiè di ella formoli! , vedrà da
jnan diritta per que’ lari , che riguardano il levante e ’l fet-
te otri 0 ne , una ferie di rupi non di molto inferiori a quella
fu cui elfa città giacea.
835. OlTerverà a ridoffo della diilrutta abitazione altre
rupi confiderabili da levante a mezzogiorno . 1
• 886. Da man finiflra gli li aprirà dinanzi per la via
del mezzogiorno a poncnt e un anfiteatro, fparfo in parte di al-
cune pianure , di molte colline , e di qualche vallone .
887. Di fronte gli fi ergerà dalla via del ponente una
lunga ferie di alti colli , i quali con ordine continuato pro-
cedono fino prelfo Lubrichi , ove pria di giugnere fi cftenuano
in un piano inclinato .
888. E per l’oppofito della via del fettentriont mirerà,
Q. q quali
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3r>6 Istoria del tremoto
quali a dirimpetto , altri colli , i quali con ordine incerto de-
generano ove in falli piani , e ove in colline interrotte .
889. Le due alture , che davano oppofle alla città da
ponente a fettentrione , formavano col loro feofeefo dorfo i
fianchi dei vallone , in cui giacea il letto di quelle acque,
che indi produceano il fiume Cumi , o in elfo fi confondeano.
Quelle acque erano quelle, che fi fomminidravano dal fiume
della M'tfa , che le ftava a man dritta pel lato del levante
al fettentrione , e dal fiume di Crijlina , o fia della Serra ,
che le ftava dalla fin idra pel lato del mezzogiorno fiumi ,
che la teneano come divi fa da tutto il redo , e che circo-
fcrivendone predo a poco le bafi , feorreano fino al fiume la
Modia , ed ivi univanfi , per formare , come tedè notammo , il
fiume Cumi.
890. La città di S. Crijlina è ora un nome vano , e di
efTa non elidono nè pure i rimafugli , ammonticchiati in quel-
la confufione , in cui gli riduffe il furore della natura ; per-
chè la mano dell’ uomo , e per edrame i materiali fepoltivi ,
e per le giude provvidenze prefe dal governo , ha rutta can-
giata , e alterata la fituazione delle deife ruine. Noi vi giu-
gnemmo negli ultimi giorni di Maggio ; e commiferandone la
devadazione , non fummo al cafo di oifervarvi fenomeno
alcuno , efiendoci toccato fol tanto di elfere partecipi del
moledo complimento , che ci offerfe 1’ abbominevole fu-
mo , che efalava da quel fuoco , che vi fi fece appiccare ,
per incenerire , e didruggere le fodanze incadaverite , e putre-
fatte , che rimafero fepolte fotto i nabiflamenti , e che veni-
vano di tratto in tratto efpode all’aere libero da quegli feon-
. • figlia-
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D u l e Calabrie.
3°7
figliati , i quali per un genio o di avidità , o di rapina ófa-
vano di rimuoverne i rottami .
851. Ma, fe non vi fu luogo a contemplare le mine
degli edificj di S. Crijiina , avemmo pur troppo lunga occa-
fione di commiferare l’ orrendo foqquadro , in cui furono pò- Q
fli i terreni .
89». Nella rupe , che formava la bafe della di lì rutta
città dal lato del levante , non vi erano che picciole , e ap-
pena notabili alterazioni . Nella parte della bafe , che Ila a
dirimpetto del vallone , erano di così poco momento le muta-
zioni , che 1’ occhio , già avvezzo a guardare i mafliimi fcom-
ponimenti , le guatò appena -, Da quella via , che è rivolta
a mezzogiorno , vi erano frequenti lacerature; ma effe non giu-
gneano nè a fowertimento , nè a (ingoiare mina .
893. Non era tale però lo (lato delle cofe di là dalla
rupe, lungo la fponda del fiume della Serra. Quivi incontra-
vanfi alcuni terreni , ne’ quali le fenditure , ancorché fodero di
cortiflìma profondità , erano però così frequenti , che la fuper-
ficie de’ terreni avea tutta la fembianza , per così dire , di
un vetro fpezzato con violente percoflà in frantumi, e in an-
goli di varie forme. La ruina malli ma, e lo sfafeiume s’in-
contrava dugento, e più palli al di là della rupe di S. Crijiina,
lungheffo il fiume anzidetto della Serra .
894. DÌ coteffi fpazj rivolti , e da quelli , che erano
full’ oppofta fponda egualmente conculG , cominciavano quei di-
fafìri,che dettero l’origine al quafi infuperabile lago , in cui è
degenerato il così detto vallone di S. Crijiina. In quello di fa-
ffro la feena di maggiore momento fi rapprefentò da quella fe-
Qq a rie
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308 Istoria del tremoto
rie di colli , che ftavano da man finiftra a pónente , e che fi
eftendeano , come dicemmo , fino verfo Lubrichi . I terreni y
e i colli interrotti , che efifleano da man diritta , e che co-
minciando dalle alture de’ poderi dello Spirito Santo , eften-
deanli in giufo tra ponente , e fettentrione y furono quelli , che
vi rapprefentarono la parte minore j or quefti, lungi dal nuocere
molto alle acque , foffrirono anzi moltiffuno dall’ allagamento
da effe prodotte . Ecco le origini del gravilfimo ftagno , in avi
degenerarono i fiumi della Serra , ilfiuine della Mufa r e quel-
lo della Madia. La depravazione in elfi avvenuta traile ficco,
come inevitabile confeguenza , il difordine del fiume Cumi ,
nel quale andavano poco giù del mulino a mettere capo i di-
lordine, ciré influì moltilììmo a produrre quei lacci, della te-
nacità de’ quali dovette l’ infelice Oppido rifentirfi , e provat-
ile parte del danno . Si ol fervi il Rame LI Vi
895. Sommo, conte te lì è dicemmo, fu il fowertimen-
to de’ colli fituati a ponente. In quelli non vi fu genere di
rivoluzione, che avvenuta non vi folle . Vi fu lo sbalfamen-
to : vi fu 1’ elevazione ; vi fu lo- sbalzo , non folo dalle vie
fuperiori alle inferiori ,. ma ben anche dalle parti piu balle
alle più fuprente • e in tutte quelle mutazioni vi fu il per-
petuo rovinio, a cui preftò la fua forza l’acqua , che emerger
dovette dal feno della terra , e le cui tracce erano vilibi-
litlime in molte r e molte parti di tutta quella eltenlione di
luoghi, che reftarono dalla rivoluzione forpreli .
8^6, La diftefa di quefti luoghi era poto minore di due
miglia per lunghezza j e prefa la latitudine di elii dagli orli
inferiori fino alla (ommit'i , la loro maggiore larghezza eccedei
la mi fura di quattrocento paffi . 897 .
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Delie Calabrie. 309
897. Era notabile che , malgrado l’ enorme rivolgimen-
to di quelli luoghi , v’ erano ancora alcuni pezzi di terreno il-
lefi } e in oltre ve n’ eran di quelli , i quali altro cangiamen-
to non avean fofferto , le non che il danno di ettere flati in-
vali dalle mine de’ liti contermini , i quali fdiiantati dalla loro
fede , erano piombati su i medefimi , 0 in malli fpogliati di
alberi , o in ammattì uniti agli alberi ftelfi , che vi li con-
teneano .
898. La parte fuperiore , che formava la fuperficie di
quelli colli', da’ quali lì erano fiaccate le porzióni già rovina-
te , era rimafa intera a fegno , che era raro il trovare in ef-
fa qualche fenditura .
, 899. Il materiale , che forma il corpo principale delle
tuine , era la creta ; quella lidia creta , che tino alla noja ci toccò
di vedere eruttata da per tutto, ove incontiavanft ruine . Tra
quella vi erano copiofe porzioni di arena eterogenea , fparfa di
rottami di tcllacei. Gli Arati di terra vegetabile erano fotti-
li , e non infrequentemente lordi , e fpaTfi. di arena . La cre-
ta nella maggior parte era ridona in mucchj di sfàfciumi , ne’
quali il piede rimanea infangato , ed. il battone vi lafciava i
fegni, e il forame della fua intrulìone • colla circoftanza che,
profondando lino a due palmi , e talora fino a tre , era fre-
quente il trovare talmente inadquate le parti della fletta creta ,
che v’era tutto il luogo a dover credere , che grande cflcr do-
vette la copia dell'acqua emerfa dalla terra in quei fatali mo-
menti . Nè li creda che ciò lì folle offervaro ne’ foli orli dello
ftagno, ma per l’oppofito fi viva nella perfuafione che quetta
elplorazione fu da noi replicatameme tentata negli sfàfciumi
pii
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^10 IsTfiaiA DEI. TREMOTO
più dittanti dagli orli dello ttagno i lìdio . Quella circottanza
ci fpinfe a fofpetiare che cjueflo {lagno noti era forfè una ma-
nifattura intera nè delle fole acque de’ fiumi , nè delle fole
muffe, che piombando in olì, ne intercettarono il corfo.Que.
ilo fofpetto ci parve tanto meno irragionevole, quanto era più
facile l’avvertire che non folo dall’ immenfa copia delle acque,
le quali erano fiate intercettate , ma altresi dalla profondità
dello ttagno fi rilevava che la quantità di quette acque era
fuperiormente maggiore alla quantità , e al volume di quelle,
che poterono per avventura trovarli efiftentf, e fcorrevoli
lungo il letto di quelli fiumi nel momento fatale , che effe
furono arredate nel carcere , ove ora giacciono {lagnanti.
Egli è vero che di giorno in giorno da’ luoghi fuperiori , ri-
matti ancor liberi , perviene in quello {lagno fe non tutto ,
almeno parte del folito flutto de’ fiumi j ma quando li rifletta
alla circolianza che quetti non porta» feco loro , foprattutto
nella ftagione di primavera, molto volume di acqua, vedraffi
chiaro che nè pure per quello riguardo rimane efclufo il
nottro fofpetto . Si dimanderà, ma- donde fi può credere derivata
r acqua dello fa a no ? Abbenchè noi ci avelli mo fatta una legge
di cifere femplici relatori de’ fenomeni , e di attenerci religiofa-
mente dalle teorie, e dalle fpiegazioni de’ fenomeni medelimi j
non è per ciò che negar ci fi poffa la libertà di avvertire
che la natura frequentemente ci ha fatto offervare d’ effere
data faciliflima nel fare emerfioni di acqua , anche negli ftelli
liti lontani da’ fiumi . Non fappiam dunque vedere che mai
poffa aver proibito alla natura di tentare ne’ letti de’ fiumi
quello dello , che con tanta frequenza effa ha operato o di
coda
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Delle Calabrie. 311
cofta alle fponde di quelli , o lungi da’ medefimi .
900. I guaiti, avvenuti nel lato oppolto, furono, come
altrove notammo , minori j e quivi avvennero prelfo a poco
le fteffe cofe , colla diverfità però che lo fcantonamento delle
pendici , e ’l rivolgimento de’ terreni non ebbe quella profon-
dità , e quella fteffa latitudine , che acquiflò nel lato oppofto.
Di più il numero delle parti ri mafie illefe era maggiore .
Ciò , che vieppiù nocque a quelli fiti , fu la inondazione ,
alla quale foggiacquero foprattutto que’ terreni , il cui livello
era inegualmente baffo , e la pofizione delle colline , e de’
terreni era talmente irregolare , che lafciava interflizj tra
l’una, e l’altra divifione di colline, e di pendici. Tra que-
lli interflizj 1’ acqua penetrò liberamente , ed empiendone gli
angoli , fi eflefe di là dal letto , ond’ era traboccata , e ove
contenuta fi farebbe , fe le fponde foffero fiate fucceffivamente
continue , e le bali delle pendici non interrotte , e irregolar-
mente contigue .
901. Per quanto riguarda le alterazioni avvenute nel-
le rupi , e nelle parti , che giaceano dalla diritta della diflrut-
ta città , quelle furono ancor effe inegualmente ove grandi , e
ove difcretiffime . Fra tanti cangiamenti era però notabile ,
che da per tutto vedeanfi lunghe tracce di quella fleffa legge
di efenzione , per la quale furono altrove rifpettati i terreni .
901. Ma il più Ibrprendente fpettacolo fi fotmò da’ pro-
digiofi fenomeni , che ne’defolati luoghi di S. Crijiina produf-
fe il terremoto di sbalzo . Facea raccapriccio a confiderà re
1’ orribile veemenza , con cui di lancio erano fiate dalle balle
parti in alto elevati gli edificj , e i poderi ; e quindi come
per
\
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3» 5 Istoria dii tremoto!
per ifcherzo o depofnati nelle alte vicine fedi , o ivi gettati,
c ridotti in frantumi. Non furono meno Urani i moti, co’
cjuali lunatura fi valfe dello sbalzo Aedo, non, filo per i Schian-
tare , e diftruggere le bufi delle fabbriche, degli alberi , delle
piante fruttifere , c delle terre , ma ben anche per ifpingere,
e lanciare dall’alto al balio quelle vittime della rivoluzione,
ove per farne la piii crudele definizione , e ove per ridurle a
errare lungo tratto di' firada j e quindi o abbandonarle al ca*
fo , o intruderle ne’ terreni contermini , col duro fentimcnto
dì opprimer quelli col pefo di ofpiti così moiefti, di ridurre
chili le piante efpulfe dal loro natio terreno , e di obbligarle
a vivere cpme piante paralTìte in fuolo altrui „
903. Sarebbe un alterare i fatti l’ afferire che quefie
mine fo fiero fiate comuni a tutti i dintorni della difirutta cit-
tà . Effe non oltrepafiarono di là da certe linee . I fiti , che
principalmente rimafero oltraggiati furon quelli, che erano podi
lunghelfo il fiume, o che gli ftavano di lato. PoiTono confi-
derarfi prelfo a poco colla fiefla legge que’ luoghi , che da man
diritta feendeano giù colla direzione a fettent rione ; ma ciò non
5’ intenda detto in un fenfo così ampio a doverli credere che
da per tutto le mine follerò fiate o fomme , o generali, Cip
è così vero , $he , fe non temelfimo di urtare in una nojofa
numerazione di parti, noi potremmo annoverare molti , e molti
poderi, ne’ quali non v’era la minima apparenza di difaftro .
Accrefce nuova forza a quella propofizione la circoftanza in-
negabile che, dopo quattro in cinquecento palli di là da S.
Crijlina , tutt’ i terreni , che Hanno dalla banda di man diritta,
o rimalero affatto illefi , o foffrirono leggiere mutazioni .
9°4'
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Delle Calabrie-
904. La drada , onde pria fi andava alla defolata città,
ora è per la mafiìma parte ridotta in uno sfafciume c danno ,
che in alcuni luoghi la rende pericolofa , tuttoché non fieli
trafcurato di tenerla cudodita . Quella llrada ha da man drit-
ta, tornando da S. CriJÌ ina , alcune rupi altilTime • e ha dalla
Anidra qualche colle, e molti fottopofii profondi dirupi . Dall*
una all’altra banda fa forprendimento il vedere che tutto o ri-
daceli a un ammalTo di arena eterogenea , fenza glutine , e faci-
lifiima a difcioglierfi , e a fepararfi di commercio da’ liti , ove
«■ovali aggregata , o è una tumultuaria unione della della are-
na , ove ridotta in una villana, e Imperfetta petrificazione, e
ove o tutta ancora, fciolta, e slegata, o in parte unita da un
glutine dilfolvibile con poco dento .
905. Nell’ una, e nell’ altra arena vi ha copia prodigio-
fa di rottami di teftacei : colla circodanza che egualmente e ne'
pezzi uniti da glutine denfo a modo di una imperfetta petri-
ficazione , e nelle malfe arenarie addenfate da poco glutine ,
à cofa frequentifiima il rinvenire copia immenfa di tedacei o
interi , o quali interi . Noi conferviamo nel nodro mufeo ac-
cademico una jacobéa ben grande , che ivi raccogliemmo ; e
nel cavo di elfa vedefi moltiflìma arena raccoltale agglutina-
ta . Pu>> vederfene la figura a grandezza naturale nel Rame ,
fegnato col num. XLIV . Conferviamo ancora alcuni pezzi di
altre jacobie , che per negligenza di chi le trafportò , fi rup-
pero . Raccogliemmo alcuni fpondiliti non già feparati , ma
connetti , e uniti uno fui dorfo dell’ altro . E trafportammo
.con noi un rude, ma grolfo malfa di arena quali petrificato,’
in cui vi ha copia di tclliniti , di mille pare , di J’crpole , di
Rr
jaco -
Istoria d£l' tremoto
JH
jjcotèe , e d’altri nicchj di teftacei .
joS. Se pe’ falli della ftoria naturale è cofa piace-
volifTima quefta infigne raccolta di tanti codici degli annali
della natura j ciò non è di eguale prezzo , e di utile pel be-
ne, e per la Scurezza degli edificj fervibili al ricovero, e all
ufo degli uomini . Sono fenipre inlidi , e pericolo!! que liti ,
che raccolgono nel loro feno quefti monumenti di una imme-
morabile vecchiaja . Elfi debbono prefto o tardi portar la pc- j
na della fragile condizione, e della naturale ijtftabilita di quel-
la foftanza, che o rifiutò , o abbandono alla rapina della ter-
ra i parti del propio feno,
5>°7* Quefta rifledìone merita non picciola attenzione ,
perchè la diftefa del fuolo arenario, che teltè notammo, lun-
gi dall* elfere particolare e propia di alcuni pochi fiti , e per
’i’ oppolito molto confiderabile , e quali comune alla malli ma
parte de’ dintorni della dillrutta citta , Soprattutto il luogo ,
ove noi trovammo raccolta , e unita tutta la fuperftite popo-
lazione di S.CriJlinJ , è per l’appunto tutto arenario. Egli è
vero che non vi ha intorno la pericolofa compagnia di ru-
pi fragili , ecl alte j ma non può negarli che gli Idrati , che. ora
fervono di bafe a* tugurj temporarj , ne quali fi fono ricovrati
gli abitanti, lòno in tutto, e per tutto compofti di arena ete-
rogenea , fragile , dilfolubile , e incapace di Servire di fo Regno ,
e di bafe ficura agli edificj ; a ciò fi aggiunga che nelle vi-
cinanze vi è una lunga , e grave fenditura .
908. In generale può Stabilirli che le malie integranti,
e i materiali de’ dintorni di S.CriJiina fi riducono alla Seguen-
te divifione . La creta concacea , e 1’ arena eterogenea forma-
no
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D E E L1 E .C'A E A B R I E.
3r$
no la mafia interna de’ territorj pofii fulla lìnifira di J. Crijiì-
na . La- terra vegetabile ne vefie la fuperficie con una cover-
tura non molto dcnfa , c fiottile tanto in certi (iti, che, per
così dire, attraverfio le lacerature della vefie , tra (pare il fiot-
tòpofio corpo dell’arena, o della creta.
909. Per Toppofiito, i materiali principali de’ primi po-
nevi , che fianfio dalla man dritta , pollone confiderarfi in due
al petti. Quelli che Cominciano dal monte dello Spirito Santo ,
e tirano giù verfio ponente , e che inclinano appena al fetten-
■t rione , quali fino alla eftenlione di mille , e cinquecento palli
per lungo , e di quattro in cinquecento palli per largo,
■fono comporti interiormente di poca creta concacea , e di mol-
ta arena eterogenea ; e la loro fiuperficie è coverta da una ter-
ùa vegetabile , il cui Arato è meno fiottile , e più denfio di
quello, che notammo ne’ terreni del lato oppofio. ‘
910. Il materiale, che compone tutto il re fio de’ terre-
ni, e delle rupi , che dalla fielfia banda della mano dritta fono
fituati al fettentvióne , e parte dell’ oriente, e che prima me-
lano fino a i fei, ove ora fiono finiate le barracche, e poi li
efiendono al di là delle medefime fiupcriormente , e inferior-
mente, fi riduce 0 a fiemplice arena eterogenea , difiolubile , e
•male aggregata , 0 a un’ impura aggregazione della medefima,
degenerata in malie , che mentificono la petrificazione . In co-
lerti lìti la terra vegetabile o è ficarfa , o ve ne manca del tutto.
9 ir. Egli è vero , che s’ incontrano alcuni rari pezzi
di rupe più loda, e comporti di falli gregari, de’ quali ve
n’ ha un efiempio nel monte, che Ita di corta alla rupe, ove
giacea Crijtina , e che forma l’altura dell’orto del fu Ca-
R r a noni-
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3t6 Istoria dei tremoto
ncn'ico Nata ; ma tali malli fono rari nc’ luoghi da noi de-
li-ritti, e per contrario ve n’ ha più frequenza ne’ lìti , che
fono a ridolfo di S. Crijlina. In elfi s’incontrano alcuni mafli
di fu (fi marziali , midi colla mica: in altri vi è un mallo di
fclenite , eguale a quello, che ritrovammo a Mieto , e al Li-
.troma , del quale parlammo ne’ numeri 139 , e 14.7. Di quello
• follile ne conferviamo nel noftro mufeo accademico due pezzi,
che ne raccogliemmo ; e finalmente in altri di entelli monti
vi è il tufo. li’ degno di rifletterli che in quelli luoghi di
più foda confidenza i danni prodotti dal tremoto furono di
così poco momento, che in molti di elu non vi Ji feorge il
.minimo feomponimento : tanto la mal licura condizione del
fuolo contrifcuifce a rendere più ruinofi gli clfetti del tre-
moto. Nel Rai re LIV li ha un faggio della rovina, e del
Lago di S. Cri fi ina » . 1 ■ , .
Lufirichi , t i
912. Abbandonammo il territorio di S. Crijlina, _t ei
folfermammo a Lubrichi. Nella bada parte della valle, che
divide il territorio di J1. Crijlina da quello di Lubrichi, tra-
vi un picciolo dagnO. La ftrada , che per un’erta da quefto
•flagno menava a Lubrichi deflo , fu didrutta, e ridotta in
tino sfafeiume ; cd è notabile, che ancor quivi dura l’arena
eterogenea , la quale per altro è più fonile, meno fabbiofa ,
.e più micacea di quella, che trovali ne’ luoghi notati in S.
Crijlina . Ciò fpecialmente fi olferva nel fuolo della firada ,
che ultimamente fi è per comodo della fuperflite popolazione
riparata.
913. Ne’ poderi fupcriori a quefta firada da qualche
bre.
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D tt l e Calabrie. 317
breve fenditura in fuori, non v’ha nel redo lefione alcuna,
così negli alberi di ulivo, che ne’ terreni.
91+. La fontana , che è in mezzo la pubblica ftrada ,
non foffrì alterazione alcuna nelle fabbriche , e nel corfo pe-
renne dell'acqua. Dopo- pochi palli tutto ciò, che s’in-
contra, è de filiazione , emina; coftchè di Lubrichi non efifìo-
no , che appena poche tele di muraglie dirute , e tutto il di
.più finì di efiftere. Noi trovammo fgombcrati tutt’i rottami
delle ruine per la provvida cura pref’ane dal governo . Olfer-
vanimo appena elidenti alcuni fquarci del pubblico Tempio ;
ma ficcome ciò , che n’elìtlea era un avanzo della cautela ufa-
iavi dalla mano dell’uomo, per diroccarne la parte minante,
che piombando , avrebbe potuto ingombrare la publica ftrada;
così non credemmo opportuno di larvici attenzione .
Seni 0 „
915. Da L'ibricki pattammo a Sci do . I terreni della
fìrada, che vi ci menavano , e i poderi contermini non ci offri-
rono alcun fenomeno, e appena combattemmo in qualche fu-
perficiale fquarcio di terreno . Giugnemmo- al ponte , che (la
fui Vurdunc , e che facilita il palio a Scido , e a Pedavoli ,
e’1 ritrovammo intero, e fenza la minima lefione. In diftan-
za di pochi palli da quello ponte,, da man diritta , e fuperior-
mente al fiume fi eftolle un’ alriflìma rupe . Nella balta- par-
te di eira , e quali in didanza. di cento palli dal margine in-
feriore del fiume , vedeafi aperta una biga lacerazione , la
quale da lungi efibiva la faccia di una caverna fcavata nclL’
inter-
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;iS Istoria del tremoto
interno della rupe. Una tale novità attirò la nolìra attenzio-
ne, onde ivi ci conducemmo. Trovammo una fenditura for-
mata a Semicerchio , colla circodanza , che la curva guarda-
va l’ edema faccia del dorfo della rupe , coll’ afpetto a fettcri-
trione , el diametro fi rapprefentava dal corpo della rupe , il
quale appariva tutto lacero , e tagliato in modo che le fenditure
eran formate a linee rette . La circonferenza era di trentadue
pafiì . La profondità di queda cava edemporanea era di dì-
ciaifette palmi . Nel fondo di ella vedevanfi efidenti i rotta-
mi della fuperficie del terreno fprofondato; e da un angolo
del cavo , fi edollevano , oltre agli orli del medefimo , le ci-
me d' un gi ovane arbofcello di caftagna , che vi era piomba-
to col fuolo , che gli ferviva di bafe . Gli drati , che fi ven-
devano nella squarciata faccia di queda cavità , confidevana
in terra vegetabile alquanto denfa , e in una ghiaja fabbiofà.
Negli orli di quedo cavo vi era qualche piccola fenditura .
916. Girammo vanamente lungo i dintorni di queda
rupe, e non incontrammo fui fuo dorfo la minima ulterio-
re lefione • ma ciò , che ci parve aliai Angolare , fi fu che
quafi nella fommità di queda rupe medefima trovammo inte-
ra, e illefa una mifera cafuccia rurale di una fàbbrica tutu
gregaria , e villana .
917. Giugnemmo a Scido , e quivi trovammo le con-
diste mine . Memorabile fu lo sventurato fine di D. Antonio
Ruffo, e di D. Pafqualim Nota. Quell’ infelici, forprefi dal
tremoto , direnerò tute’ i fentimenti della loro tenerezza per
fervirfene a vicenda di conforto , e di fodegno a fe deiii , e
di cudodia a una innocente bambina, frutto de’ loro calli
amo-
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Delle Calabrie;
Sl9
amori; e quindi, fràngendoti al fcno la cara prole , - quelle-
vittime dell’ amore coniugale e paterno , unite in dolorati am-
pie (li , furono con una trave, che loro cadde ruinofamente fui
collo , forprefe da morte acerbitlima , la quale fu in ciò folo
pietofa , che nonledivife, e non difciolfe que’ nodi etlremi ,
che formati aveano i due più forti , e più teneri fallimenti
della umanità. Fu compianta la dura morte de’ conjugr , e della.
bambina , e di quella ne fu creduta ficura la perdita ; ma dopo
qualche dì , eflendnfi sgomberate le ruine , trovaronfi i geni-
tori etilati , colle braccia ancora uniti , e tra’ cadaveri del
padre , e della madre ti udì vagire femiviva la bambina ; que-
lla or vive , ed è tanto più fortunata , quanto la fua età non
le permette ancora di fentire qual fine infelice ebbero coloro,
che le dettero , e che le confervarono la vita .
91 3. Grandi furono i fowertimenti , avvenuti in alcuni
poderi dei territorio di SciJo . Nelle contrade Cejarini , Pera,
e Scapala tutto fu orribilmente pollo a foqquadro , e grandi
furono le fenditure , che vi fi fecero . Eia cofa lagrimevole
il vedere involti in un fafciume gli alberi di ulivo , di grl/i,
e di cajìagne colle viti , e con altre piante fruttifere .
Pedavoli .
919. Nel territorio di Pedavoli vi fu qualche lefione ;
ma l’abitato fu ridotto in un confufo ammalio di ruine. Noi
non potemmo otlervarne , che i rottami già sgombrati . Quivi
ne furono varie cofe di particolari disgrazie raccontate ; ma
ne’ racconti vi notammo tale equivoco , e tale tumultuaria
in-
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-10 Istoria del tremoto
incocrenza, che filmammo più cauto configlio il non predar-
ci fede , che 1’ efporci al rifehio del rimanere circonvenuti da
cTuelT inconfidcrato genio , che fpelTò hanno gli uomini di al-
terare la natura delle cofe , e di compiacerli di tutto ciò ,
che ha la fembianza di mirabile , e di forprendente .
pio. In poca difianza da Ped avoli vi ha un monte al-
tiflimo, nella cui fommità vi fono due cave di talchi , l’uno
de’ quali è bellifiimo . Noi ne procurammo molti pezzi , che
trafportamir.o nel nofiro mufeo accademico . . •
921. Con piacere incontrammo in Pcdavoli uno fpezia-
le erbolajo . Abbenchè quelli avelie quello ftelfo genere di
orgoglio r che aver fogliono quefti memoriofi polfelfori di le-
gni, e di nominativi di una parte intcreflante della fioria na-
turale , la quale farà fempre un ifìrumento di ozio , o d’ in-
ganno , quando non fi faprà profefsarne la cognizione da filo-
fofo , per convertirne i beni ancora ignoti in foccorfo dell’
umanità , e in vantaggio delle arti , e de’ me fi ieri • pure non
lafciammo di applaudire al buon volere di un uomo , che ci
parve tanto più lodevole, quanto quell’arte, che ei fa , quali
da per tutto trovammo profellàta colle mani , e non col capo,
S. Giorgia .
921. In S. Giorgia fu grave la definizione de’ mifera-
bili abituri di terraloto , e di ruftichc fabbriche j ma fu ben
più enorme il rivolgimento avvenuto ne’ poderi , e in una
rupe , che fi aperfe in ruinofo sfafeiume , e in cui vi era
fomma quantità di arena eterogenea , e di fabbia gregaria con
de’ copiofi frantumi di tefiacei . Para-
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Delie Calabrie. 311
. ' , • ■ , Paracorìo .
- • * * ‘ * 1 J C *
923. In Pjrjcorìo vi furono le {lette sventure; ma lìc-
■come grandi furono per ogni dove le* ruine , cosi non dee na-
fconderlì , che da per lutto furono eguali i fenomeni di quel-
la efenzione , che tante volte abbiamo notata . .
*.*. * * . " * . * *
* . * ' •• * t * ' '*“ - *
,****..
; .. '■ \ • ... : .1
924- In tutto il Lenimento di S. Cri flint quella (iella
mano llerminatrice della natura, che altrove attento sututt’i
generi necelfarj alla vita , e al comodo dell’ uomo , fece anco-
ra uno fcempio crudele di quanto potea fervire a faziare la
fame degli uomini, e a ripararne i bifogni , e le sventure.
Alla definizione delle cafe li unì quella de’ mulini , de’ trape
peti , e de’ vali da olio , e da vino .
925. Fra le perdite confìderabili , fatte in un diftretto
di così vada elìenlìone, merita fpeciale conto la perdita degli
animali utili alla campagna , i quali fono tanto più a quella
necellarj , quant’ è innegabile che fcarlb è il numero degli
uomini, che fono per illituto defìinati a coltivarla.
926. Mefchina è la condizione delle arti , de’ mettieri,
dell’ agticoltura , e della pattorizia in tutto quello diftretto.
La lùperticie de’ terreni è fommamente tormentata dalle acque
divoratrici, che con tortuolb corlò errano a loro talento,
S s fenza
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3ìì Istoria del tremoto
fenza certo letto , e Tempre colla libertà di traboccare ne’ vi-
cini terreni, e proccurarlì letto più ampio. Tutto il territo-
rio è ricco di ulivi , di geli! , di caftagni , e di quevcie , al-
beri , che nella ragion' dell’ arte agraria non lignificano indu-
firia di agricoltori, ma negligenza di uomini, defiderofi di efiere
ricchi, e poco attenti al vero mezzo di divenirvici . Vi fono
copiofe viti , ma pel bifogno quotidiano o della vita , o dell’
intemperanza, e non con intelligenza di farne commercio. Vi
fi fa il grano , ma n’ è così mifurata la quantità , che non può
confiderarfi tal genere nè come un mezzo atto ad ingrandire
la ricchezza generale , nè come un fufiìdio proprio a foccor-
rere ne’ cali di fcarfezza la pubblica annona della provincia ,
nè come un iftrumento afiolutamente necelfiario al nutrimento
del popolo , il quale quivi raccoglie il grano per la menfa de'
ricchi , e per la bafe del fuo vino quotidiano fi accomoda al
pane di granone.
* * * *
517. Non è fàcile il dire quali fi fofiero le condizioni
naturali dell’ aere , che fi refpirava nelle abitazioni di quefto
tenimento.. Sappiamo folo che la frequenza delle febbri pe-
riodiche non fa una vantaggiofa depofizione a favore della
falubrità , e dell’ innocenza di quelli liti . Se a ciò fi aggiun-
ga la frequenza de’ fiumi , e l’ infelice fonazione de’ paefi , è
ragionevole il fofpenare che di per fe fi e fio quello foggiorno
non debba efiere fiato mollo accettabile .
pe8. Da quefte premeffe è facile a vederli quali efiere
potranno le infelici confeguenze del carico , che a tante na*
turali
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D E u I C,A i A £ R I E» 313
turali imperfezioni potrebbero fovrapporre , e aggiugnere due
dolorofe circo danze , ciqè la prefenza degli fìagni , e la tu-
multuaria confufa maniera , con cui gli uomini vivono co' fu-
perftiti animali in baracche mal formate, e unto incomode di
Hate , per V anguria , quanto eifer porranno pcricolofe d’ in-
verno per la mancanza di una cognizione ordinata , e atta a
difendere i corpi della intemperanza delle piogge, e dalla ri-
gidezza del freddo, e della neve;.
919. Per un bofco ben ampio , e di grato orrore giu-
gnemmo ad Aquaro , parte del diftretto di Sinopoli . Quanto
vi ha da Pcdavoli , lungo tutto quello bofco fino agli ellremi
confini di Aquaro , tutto era efente da ruine , e da le (ione .
N’ era fiato fuppofio che per entro al bofco erano avvenuti molti
cangiamenti • ma vedemmo a pruova quanto 1’ umano ingegno è
facile a compiàcerfi d’ illudere fe ftefio , e 1 compagno . Nel
territorio di Aquaro vi furono alcuni cangiamenti ; ma non
fa re (Timo che replicare le cofe comuni , volendone narrare i
guadi .
9 30. Le abitazioni di Aquaro furono involte nella fiefla
difgrazia , che inferocì da per tutto .
931. Trovammo fcelto in quello cafale un fito amenif-
fimo per le baracche ; e nella loro Umazione era ancora nota-
bile la giudiziofa maniera , con cui erano fiate in aere libe-
ro , e con ordine regolare dillribuite ,
S s 2 Sino-
I •
I
'v
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31+ Istoria del tremoto
Sinopoli Latino , S. Maria di Si no poli , S, Eufemia t
1 ■ S. Procopio, ■ t
- ' • ' v.» ■ ; i.' j . < : t , !... ; ; i.
932. Fallammo a Sinopoli Latino , indi a iP. Maria di
Sinopoli , a J. £ f ernia , e a J. Procopio . Da per tutto ve-
demmo la tri/lezza della popolazioue /campata, e l’orrendo
fé empi a fatto dal furore della natura . In tutto il tratto di
quefti luoghi incontrammo di volta in volta qualche fenfibile
rivolgimento con guatìo di terreni , e con devalìazione di
piante fruttifere ; ma il difordine , che più di ogni altro ne
parve fignificante , si fu quello, che incontrammo in S, Pro-
copio . ' • • >
933. Quivi nella contrada1, denominata la Conturella , era-
ri un vigneto , che fi appartenea al Sig. D. Antonio Calimi .
Quello podere era ornato di una torre , e ne cutlodiva F in-
ingreiro un cancello di legno di mediocre corrfiflenza , e gran-
dezza . Il cancello fu fchiantato dalla fua fede i le parti , che
il coraponeano , fi- fono difciolte }• e i chiodi hanno feguita. la
crudele divi/ione de’ legni fenza franger/! , e fono riir, a/i divel-
ti da’ loro fori , come fe con diligenza una mano efperta gli
avelie svelti di là , ove giaceano con fecali colle punte -
t 93+. La fommltà , e F intera macchina dellk torre rovc-
feio tutta , c piombò , come adagiando/i lungo la fuperf.de del
vigneto • ma nel! atto che il corpo della torre è quivi rima-
fio diritto , e giacente fui fuolo della vigna , i funi fonda-
menti foflYirone tale rivolgimento , che ■ fchiaivati dalla loro
antica fede, F abbandonarono, e trovanfi ora di lancio fpintì,
e gettati da circa ottanta palmi di là dal primo filo, che oc-
• • « r cupa-
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Delie Calabrie. 325
cupavano . Tutta la foperficie del Cuoio della vigna è talmen-
te crefciuia , e per così dire moltiplicata, che raficmbra una
mafia di palla fobbollita. In ella fi formarono protuberanze così
frequenti , e tali , che le viti più non cotrparifcono in quel
fito, ove dianzi furono, e fovente olTervanfi o affogate tra una
con fu fa congerie di terre rivolte , o elevate folla fuperficie
di un materiale nuovamente furto e dal cavo della terra
efpulfo .
9 35. Ne’ territorj di Sinopoli alcuni fcrittori della fioria
Calabra annunziarono che vi era qualche ricca miniera , in-
dicandone anche il fito . Con tale fcorta. alla mano noi cer-
cammo di efplorare la veracità di quella afferzione j ma ne
convenne per onefli riguardi defifiere da fomigliante inchieda j
a fine di non- defìare negli animi di taluni di quei naturali
quella irragionevole diffidenza , che nafce dal male intefo di-
fegno di riguardare come propio male il bene del tutto..
Palmi'..
936. Si; pervenne a Palmi , che dianzi età una delle
più graziofe, e opulente parti della Calabria ultra e che noi
trovammo non folo orribilmente dillrutra fino dal di 5 di F eb-
bra] o ; ma percolia altresì dalla ferocia di una febbre popola-
re . Tta le tante perdite codi avvenute , fu lignificante quella-
delle officine' di varie manifatture di feta , e di- lana,, che il
vigilantiifimo Principe di Cariati vi avea indituite. per pubbli-*
co comodo , e bene .
Giojj ,
y
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Istoria del tremoto
Gicja , Rizzìconi , Drofi .
- s ^
9 37. Lafciammo ben predo un, foggiorno di così tri do
de fi ino , e fpingemmo i palli vcrfo Gioja . Quello mefchino
paefetto fu ridotto in- uno sfafciume . Era però notabile che
vedeanfi ancora efiffenti alcune mifere cafuccie , polle quali
fulla riva del mare . Le tele de’ muri di una torre fpcculare
erano fiate ragliate in modo, che ferbavano la figura diunV.
933. Rizzìconi fu da cima a fondo fconquaffato , e non
ne rimafe altro vefiigio , fe non quello , che vi rapprefenta-
vano i rimafugli delle rozze fabbriche .
939. Drofi , piccolo paefetto, cadde ancor elio mifera-
mente ; lo fconcerto più grave olfervavali però nel fuo terri-
torio , e con ilpezialità lungo que’ terreni , per ove valli a
Seminava . L’aere di tutti quefti luoghi è affai mal fano : la
miferia degli abitanti è dolorofa ; e il loro fcarfo numero , o
la loro pigrizia fi defume abbaftanza dal cattivo fiato de’
terreni . «.
Seminar a .
940. Dopo ciò drizzammo i palli verfo la gii bella , e
or diftrutta Seminava.
941. Non fi può fenza orrore contemplare la durezza,
colla quale la natura annientò in pochi ifianti le lunghe cure ,e
i ricercati lavori della mano degli uomini . Dalle cafe più
umili alle più magnifiche, da’ luoghi i più profani a’ più facri ;
e, per dirla in breve , per ovunque fi gira lo sguardo, non in-
contranfi in qucfio defolato foggiorno , che 0 ruine compiute,
o fabbriche rovinevoli , ridotte in miferando rottame , e di-
fper-
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Delle Calabrie. 317
fperfe dal tremoto del dì 5 dì Fcèirajo . Nel Rame, legnato
col num. LV fi può vedere un picciolo faggio di quel terribile
foqquadro , che quivi avvenne .
94.2. Era da oflervarli che quali da per tutto l’ interna
oliatura de’ muri delle flanze era formata di legni , e di canne,
e che le parti citeriori erano ricoperte di geilo , o rimaneano
difefe da mattoni $ ma a difpetto di tale prudenza , per anti-
venire a’ danni di quella funelìa cagione , che come mare ren-
de ondeggiante la terra , Seminara è ora divenuta uno fpetta-
colo di perpetua ruina : tanto le cure degli uomini fono va-
ne , e infufficienti a refilìere alla inefplicabile furibonda forza
della natura , e al pefo di quel fato , che tutto trafcina all’
inemendabile corfo , che prefigge , e con fuprema immutabile
legge alle umane cole prefcrive.
94.3. Pel lato, che guarda il levante , e ’I mezzogiorno ,
ne’ territorj di Seminara non incontravanli alterazioni , che
tncritallero attenzione. < •
944.. Non era lo Hello da quel lato , che riguarda il
fettehtrione , e ’l ponente. Qui li era formato uno lìagno di font-
ina confiderazionc ; ma noti a ciò folo li riduifero i difallri.
Da quefto lìagno dirizzandofi il cammino per un’ erta non mol-
to agevole, dopo lo fpazio di quattrocento e più paiTi , li giun-
geva all’ al’ura de’ terreni appartenenti a’ Padri Fadotti . Su tale
lìto fcoprivali un orrendo e moftruofb rivolgimento di terra.
Il piano inclinato , che terminava le pendici di quefto pode-
re, era nabbilfato,e in una profonda valle degenerato ; e ciò ,
che rendea piu compiuto lo fpettacolo, era il vedere che una
poirdTionc , la quale era fui largo di quefto piano inclinato,
rimale
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Istoria dei tremoto
rimale di sbalzo gettata, per la diffama di 6 in 700 pafli,
fu d’un altro terreno, che giace al di là della valle, ove or
veggonfi le viti , le fabbriche , e gli alberi , giacenti e tratti
di lancio fuori della propria fede .
945. Nè qui fmifcono le ftrane avventure di quello fa*
tale rivolgimento. Nella contrada dell’ Ann mzìata la naturali
.prefe diletto di offrire una leena oppofta a quella , che fpie-
.gò ne’ piani inclinati : fe ivi .convertì in valle un luogo in-
chinante al montuofo , nella contrada dell’ Annunziata ebbe il
capriccio di elevare un monte , ove prima fi profondava una
valle . Colà vedefi emerfa dal feno della terra una malia in-
gente di creta concapea, la quale ove fi eftolle in altoaguifa
di monte , e ove fignoreggia , e preme il fuolo della valle
con numerofe zolle di creta , ridotta in ifparfi frantumi .
t 546. Noi trovammo varie voci, figlie dell’ozio, e dall’
cicce fa fantalia de’ femidotti , ftabilitc intorno al carattere de’
materiali eruttati nel fommo rivolgimento avvenuto in quello
lìto. Udimmo tutto , e ci alìenemmo dal pronunziare la minima
.cofa ; e lungi dal deferire alle voci di quei facili , e prefuntuofi
oracoli, che con tanta franchezza pronunziavano la dura fen-
tenza del fuoco , filmammo meglio di confultare le fole voci •
della natura ; e , feendendo giufo in quel precipizio, vi racco-
gliemmo i materiali del rivolgimento , a fine di trafportarli
pel noftro mufeo accademico . Eccone la numerazione .
547. La creta eruttata è puramente concacea, efferve-
feente , e folubile con gli acidi . Nella faccia ha tuttavìa Lm-
preffi i fegni del fubbollimento , che 1’ acqua , la quale emer-
ger dovette dal feno della terra , vi lafciò , e v’ impreffe .
Que-
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Delle Calabrie.
3» 9
QueAa creta è a vario colore : ve n’ ha di quella , che ha un
color biadetto ; e ve n’ ha dell’ altra , che è meno colora-
ta . Ve n’ ha pure , che è di una palla più unita e ugua-
le : ve n’ ha dell’ altra , che non fembra così bene unita .
Quelle circo danze fanno fofpettare che da diverfa profondità
dovettero eilere ellratt’ i varj Arati dell’ una e dell’ altra ,
Ve n’ ha a malli di fmifurata mole , e ve n’ha, che giace
difperfa a frammenti. Quella feconda per lo più è molle, e
inacquata ; e ciò rende fempre più veemente il fofpetto della
emersone dell’acqua.
548. In tutta coteAa creta vi ha copia di teftacei .
Noi ne raccogliemmo alcuni , che efifiono nel nofiro mufeo
accademico : tra e Ih vi ha qualche venere , vi è una nerìta j
C vi fono molti dentai] , e molti Jl rombi a piede di pclicano .
949. E’ fama che in contrada Cannizzara , tra un podere
di D. Tiberio cT Aquino , vi era un albero di arancio, fu cui
flava per avventura un giovane . Si vuole che parte di que-
llo terreno con una pietra da mulino, follenuta da un pi la Aro
con varj fedili di fabbrica , che la circondavano , con alcuni
vali di fiori , e finalmente coll’albero d’arancio, e’1 giovane
flelfo , che su vi poggiava , fodero Aati trafportati altrove ,
o per circa mezzo miglio , 0 per minore difianza fecondo i
detti degli altri . Noi il riferiamo come un fatto di udita j
ma ne creda ciafcuno ciò , che più gli aggrada .
950. Dalla più bada parte di quelli Arati di creta fcap-
pò fuori una fofianza, che a molti fervi d’occafione d’in-
ciampo, e di fpinta a fo(pet;are che tutto ciò, che li olfer-
vava, era una innegabile produzione di fuoco.
Tt 951.
Istoria del tremoto
951. Noi facemmo diradare gl* ingombramenti , e giu-
gnemmo fino a far profondare molti palmi addentro il fenodel
fuolo , ove comparivano tali mafie . Ivi trovammo una terra
del genere di quella , che il dotto W Aleno afcritle alla f pe-
ci e fcjla , e di cui ne formo una differenza della fpccie me-
de furia, chiamandola humus turfa latofa concacea (1). Quella
tur fa ha per bafe il terreno r vi li contengono, nelle interiori
fue parti molti rottami di vegetabili , e di animali q e fembra
ellere turfa della fpecie di quelle , che nafcono nel feno delle
acque (1). In quei pezzi, che ne raccogliemmo, e che con-
ferviamo, è vilibilifima la bafe terrea. Vi fono alcuni fru-
lloletti di legno femicorrotto j e ciò , che merita attenzione
maggiore , fi è che ha vario colore , e vario firato »
S. Anna -
954. Nel cafale di S. Anna incontrammo le confuete
ruine, le quali erano ftate dì gii fgombratc. Ne* terreni vi
era qualche apertura .
* * * *
953. Semimra era fiata col più induflriofo accorgimen-
to ornata di tutto ciò, che render potea comodo, ricco , e
tranquillo il cittadino ; perchè non li era trafcurato il penite-
lo di favorire le indultrie , e di dellarvi il traffico , e 1’ ima-
gine
(t) Svft. Mlntn t. 1» pag. li., _ - - ....
(a) Bea uni è Cbym . raifen . t. i.
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J
Delie Caiabrie. 33*
gine di un commercio non del tutto palfivo . La (leda agri-
coltura , tuttocchè fi rilentifre ancora di quei vizj , che quali
univerfalmente 0 fono prediletti , o non conofciuti , pure da-
va fegni di elfere vicina a e frolle rii fulla forte , e full’ ab-
bandonamento comune.
Bagnar a .
954.. Da Seminara dirizzammo i palli verlo Bagnar a J ed
era piacevole il vedere che per si lungo tratto di ftrada que’
belli terreni non erano frati in alcun modo oltraggiati . Ma
quale non fu mai il noftro forprendimento , allorché arrivam-
mo a villa di una fcena , quanto amena e ridente per la fua
naturale fituazione , altrettanto orrida e moftruofa per la tra-
gica rivoluzione , che la de va (Ih ! Noi trovammo da per tutto
con provvida cura sgombrate le ruine ; ma lo sgombramene
medclimo fvelava più che abbaftanza quanto orribile ne folle
flato T ingombramento . In breve : Bagnar* fu , c ora non è
permeilo nè anche d’imaginare la fembianza della fra efifren-
za primiera , e della fua fuccediva mina , fe non a coloro ,
che la conobbero ugualmente in piedi , che diruta . •
955. L’unica olTervazione , che ne potemmo fare, lì
fu che in mezzo a tante univerfaii ruine giace tuttavia inte-
ra , e illefa una picciola cappella , dedicata alla Madonna di
Porto fatuo , la quale è lunghetto quel piccolo feno di mare,
ove lì olfervano tuttora e fi denti alcuni avanzi di un diruto
edificio, alle cui bali, e in parte del dorfo ripofa, e fra at-
taccata quella medefima cappella di Parto falco .
956. Varie cofe di udita potremmo riferire tulle varie
T t 2 awen-
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33» Istoria del tremoto
avventure particolari , fe ci baftafte il coraggio di ripofare
ciecamente full’ equivoca narrazione altrui . Non portiamo pe-
rò allenerei dal noti riferire tre fatti di collante e pubbli-
ca verità . Il primo fi è che tutte le numerofe fontane di-
Bagnara nell’ atto fatale del tremoto in un fol punto fi di-f-
feccarono: il fecondo che gli animali più rudi furono forprefi
da tale fpavento , che un cignale , fuggendo lungo le felve >
piombò dall’ alto in giufo da una precipitofa rupe , che fo-
vrafta alla pubblica firada ; ed il terzo finalmente che morte,,
con una lìranezza inefplicabile , fi. compiacque di ftruggere
quali tutto il delicato , e 1 più bello e giovanile del tenero
fedo, e lafciò in vita le più deboli e inutili vecchie ..
957. Non furono di minore importanza le rivoluzioni
avvenute nel territorio di Bagnata . Nelle contrade del così
detto monte Cocuzzo li formarono dannofifiimi rivolgimenti r
che colla loro fovverfione pofero a foqquadro molti poderi .
Ne’ terreni, contermini al tenimento di Scilla , avvennero gua-
fìi così rovlnevoli, che moire po (Te filoni perderono tutta la
loro antica giacitura, e caddero in una orrenda confufione.
958. Quefto luogo farà memorabile per la fua difgra-
zia , e con tanto maggiore rincrefcimento vi farà ragio ne di
commiferarne la fventura , quanto è innegabile che quefto era
un Paefe celebre non meno per la predilezione avutane dal
Conte Ruggiero , che per l’ abbondanza di molti generi utili
al comodo della vita, e al commercio.
Scilla.
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Delle Calabete. 333
Scilla .
939. Scilla fu oggetto Tempre di favola per gl' inima-
* ginofi poeti , e dalla più alta antichità fu riguardato come
vitando luogo di perigliofo inciampo per gli audaci navigan-
ti. Scilla farà nella fioria del tremoto della Calabria rammen-
tato nell’ età noflra , e dalla poflerità con orrore y e commi-
ferazione .
960. Lafciamo a t femplici , e a coloro, che fi com-
piacciono dell’ ozio , le vane ricerche fu lunghi deliramenti de-
gli fcrittori , che con troppa buona fede fi fono abbandonati
alla Grecia favolofa, per fiifare le origini di Scilla. Le fven-
ture , che narreremo , efigono ben altro , che rammemorazio-
ni di vecchie origini ..
961. Uno fcoglio fubHme fi efìolle avverfo l’ opporta
vorticofa CariJJi ~ e fpingendo 1’ afpro grandiofo piede , come
cufpide , ben dentro al mare , fi lafcia da diritta , e da fini-
flra due feni d’ ineguale curvatura , e capacità , quali come
aquila, che , poggiando il maeflofo dorfo lungo il monte , fpi ri-
ga , e follevi l’ acuta capo fui mare , e inegualmente fpanda le
ali per gli opporti lati del mare i fletto .
962. Quefta fu la pofìzione , che a tale memorabile luogo
0 accordò la natura , o- permife la fòrza del tempo, che tutto
cangia , e diflrugge coll’ inceffante fuo lavoro .
963. Sul capo, fui dorfo, e in faccia a i lati di quello
fcoglio, la mano dell’uomo vi coftrui nobile difefa , molti edifi-
ci, e varj abituri . Noi per facilitare l’ intelligenza delle tre-
mende avventure , che narreremo , fumammo di far prendere
dal
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Istoria del tremoto
33+
dal Signore Schiantarelli una di (tinta pianta di Scilla. Veggafi
il Rame , legnato col num. LVI.
964. Nello dello dì 5 di Febbraio in quei medefimi mo-
menti, ne’ quali fu la parte più bella della Calabria ultra deva-,
fiata , Scilla fu dalla mano della natura altamente percoffa.In
elfa precedettero predo a poco que’ legni , e quegli delìi ante-
cedenti fenomeni , che noi notammo in Oppido . Noi ricevem-
mo di ciò pieniflimi rifcontri dal Sacerdote D. Domenico Pon-
tillo , dal Signor D. Carlo Antonio Carbone , dall’ Agente di
quel Barone , e da D. Filippo Breglia , cittadini di Scilla , e
uomini di retto raziocinio , e di buona fede .
965. Il Sacerdote Ponti Ilo è un galantuomo di cuor fran-
co , peritiflimo in mare , e di non facile fmarrimento . Egli
trovavalì alla Piana Lea, nome che i naturali danno a quella
curva cavità di Scilla, che da fulla diritta di chi dall’ alto dell*
abitato guarda il mare. Que di, mal grado la fortezza del fuo
fpirito , forprefo dal tremoto, fi fmarrì talmente , che , perdendo
l’ imperio di fe de do, fuggì , tentando di ricovrard in fu gli fco-
gli , che danno lungo il margine del mare . Lo fpavento , piucchè
la previfione, il trafportò fopra uno fcoglio grande , ededefo.
Quello fcoglio , or trepidando , ed ora irregolarmente fcompo-
nendod , vacillava come nave ondeggiante . Seguirono V efempio
del Prete , già falvo , la fua forella , e due nipoti , rincorati
dalla voce del medefimo. Gli occhi di coftoro erano intenti dilla-
fàccia delle fabbriche , minacciate da una univetfale mina. Al-
tre di quede , appena fcoffe , come tocche fodero da fulmine ,
precipitavano con Ire ni ito fpaventevole . Altre vacillavano , e
come tremula canna dechinavano ,e re fàtui vanii J altre parea-
■ - no
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Delle Calabrie. 335
no in prima deprimerli, indi ratto elevarli, e finalmente con
vorticofo giro fcioglieanfi , e nabiffavano . Gli urli , i gemi-
ti , e gli eftrcmi gridi di morte rimaneano alforbiti in un
aere, che, in men che non balena, s’ingombrò tutto di denfa
polve. A fpettacolo cori atroce fmarriti , incerti del loro fa-
to, e come umiliati dalla faccia dell’aliante de va fiat r ice mor-
te , il Prete , la foreila , e i pallidi nipoti li gettarono fulle
ginocchia j ma ecco un nuovo orrore .. FilTando il Prete lo
fguardo ne’ dintorni dello fcoglio , il quale pria, tranne poca
porzione , che P attaccava alla fponda,era cinto' dal mare , ivi
egli non vide più degno alcuno di mare j ma olfervò cheque-
fio , lafciando a fecco quel letto , che dianzi occupava , erali
in alto ritirato per la di danza di più di otto palTi ; e nel let-
to medeltmo vedeanli abbandonati dal mare molti pefci , che
mefchinamente vi fi dimenavano boccheggiando .
966. Noi non potemmo fenza un fremito interno nè
udire quello racconto ,. nè conliderare l’affannofa fituazione di
cofioro. Il loro fguardo^ rifuggiva dalla villa della ftrage fulle
fponde avvenuta , e non ofavano in confeguenza muovere il pie-
de dall’ equivoco alilo ,, ove trovavanli tra’ perigli del mare, e
que’ della terra. In tali momenti foprawenne la barca di An-
tonino CoJIj y cognato del Fiere, e marito della fua foreila, il
quale tornando da Bagnarci , era fiato in mare forprefo , e agi-
tato dal tremoto. Si elevò un grido di giojar milto di reci-
proco pianto tra gli uni , e P altro j ma quando il Prete , la
foreila , e i nipoti fi lufingavano di unirli al cognato, al ma-
rito , e al padre , e metterfi in falvo fulla barca , s’ avvidero
allora del vano loro defiderio j poicchè al Cojla non fu poilibilc
appref-
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Istoria del tremoto
apprettarci loro colla barca : tanta era 1’ efienfione del lido fec-
cato , e abbandonato dal mare . A ciò fi aggiunga che con-
venne a co (lui di allontanarli , per non porre , a riguardo del-
l’ agitazione, che fi de Ab nelle onde, fe fletto, e i compagni
in pericolo di perderli .
567. Di fatto , ecco repente elevarli, fremere, e con-
turbarci il mare , e in un attimo creCcere a Cegno , che , quaft
bollendo ( Cono voci del Prete ) corCe a Corprcndere non Colo
il letto , che abbandonato avea , ma orgoglioCamente fi efie-
fe ad occupare ben lunga parte della fteffa Cempre arida e lon-
tana Cponda . L’inondamento, e 1’ efienfione de’ flutti Cu tale,
che ad alcuni marinari , i quali trovavanli in Cu un battello
arenato , convenne , per non perderfi , di reggerli e tenerfi in
guardia co’ remi . In quefta diCperata fituazione era il Pontile
lo , il quale fi vide nella necefiità del riporfi in piedi ; poiché
1’ acqua, circondando da per tutto lo Ccoglio , erane per pochi di-
ti lontana dalla fuperficie ; e conobbe quindi Ce Aelfo , e la
mifera Cua compagnia in cimento di ettere a momenti fover-
chiati dalle onde . Ma quando tutto parea difpofio al più di-
fperato partito, di ratto fi foffermò il bollimento delle ondej
e, acquetandoci il mare , accorCe il Cojla , e trafile d’inciampo
il cognato , la moglie , e i figli .
968. L’accorto Prete fuggi da cosi infide fponde,e ri-
eovrofli nella più lontana , e alta parte del monte , denominata
r Oliveta ; e colla voce, e CQll'efempio lì tirò dietro ben mol-
ti concittadini , a’ quali non lafciò replicatamentc di avvertire
che riguardalCero il mare come un fraudolento vicino.
t) 69. Ben altra fu la Ccena , che fi fpiegò nelle interne
fupe-
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, • &
. r
• Delle Calabrie. 337
fupériori pani dell’ abitato . Quivi , ancorché non folTero fuc-
cedute quelle rovine, che in altri luoghi della Provincia era-
no avvenute • non fu per ciò che lo fpavento non folfe flato
indicibile , e univerfale .
970. Nel caflello fuccedettero alcuni difaflri . Il danno più,
grave , che avvenne in quella prodigiofa e folida fabbrica 9
fu in quell’ angolo fuperiore , che guarda da ponente a mez-
zogiorno . In quello edifizio quel fato , che con dura mano tef-
fe i lacci delle forti umane , volle , dopo lunga lontananza , ri-
condurvi da Napoli il' vecchio Principe di Scilla . L’ edificio
era di una validi (fi ma ftruttura e le leiioni avvenutevi ,
erano di lieve momento $ ma liccoine fommo era flato il terrore,
cosi fcmma fu la precipitanza , colla quale fi pensò di abban-
donare cotello foggiorno. Quali prefago del fuo deflino, vili
oppofe il buon vecchio ; e , genufielTo a piè della croce , mo-
flrò in prima di attendere con raflegnazione , e con umiliazione
di cuore quel fine , che dall’ età , dalla falute mal ferma, e dal
prefente pericolo gli fi minacciava . Ma quell’ uomo ,. che in
altro tempo non lafciò , fe non dalla fua fola ragione condurli,
nell’ età debole piegò , e lafciò condurfi dal volere altrui . E per
maggiore infelicità , come fe le menti non follerò fané , la maf-
fima parte de’ fuoi benevoli, e moltiflimo popolo, feguendo il
fuo fato, o il fuo efempio , corfero a ricovrarfi in quella par-
te di fpiaggia , che da man finiflra forma la curvatura più
elìefa, e più larga di Scilla , ove erano la Chiefa dello Spi-
rito Santo , i magazzini per /’ annona , i muri della cavalleriz-
za , i magazzini da commerciò , la Ghie fa di S. Ni eco la , e la
fontana di Cola Japico. Quivi li uni moltiiuma parte degli abi-
V y tan-
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33g Istoria del tremoto
tanti ; c in quefte arene penfarono fconfigliatamente di nco-
vrarfi ’ fu i battelli , fulle feluche, e fu di altri legni , fituandofi
a dirimpetto del mare nella pofhbile maggior diftama dal mar-
gine del medefimo ; e a quelli legni affidarono la propria vi-
ta^ quanto di mobile pii preziofo avean potuto e i trarre dal-
le ruine, e trafportare feco dalle cafe abbandonate.
971. Si pafs'o fra gemiti, e fra palpiti il re dante di un
giorno così fatale . La notte , che foprawenne , non confidò
V animo degli afflitti ; ma tra i difagi , la fatica durata , e
lo fpavento , la (lanchezza opprefle la forza della macchina ,
e alla vigilia fuccedette il Tonno.
971. Alle ore fette , e mezzo di quella notte memo-
randa e fi'.nefta, un orribile tremoto richiamo fu tante prof-
finte vittime della morte lo fpavento. In quel tremendo mo-
to fu tale il rivolgimento de’ terreni , che una parte ccl gian
monte Baci , che dava di coda alla curvatura accennata dian-
zi , precipitò con orribile fragore . Una parte di elfo forma-
va in faccia a ponente un picciolo’ promontorio, che fi eden-
deva alquanto in mare , e formava una bafe comune co’ ter-
reni , e con gli fcogli , che continuano fino all’ angolo del
luogo, deno La vecchia Madonna delle grazie ; un’altra parte
fi edollea fino alle alte eminenze de’ terreni , e delle vi-
gne de’ Signori Bove . Le fue pendici terminavano con pic-
colo feno curvo, in cui penetrava il mare; e tra le fue ba-
li , e gli orli , che fovra davano al mare ftelfo , vi era un pia-
no inclinato — ,
973. Or l’ accennata rovina di quedo monte accadde
nella feguente maniera . Tutu quella parte della fua baie,
che
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' V
Delle Calabrie. 339
che fi «{fendeva in mare , e che era attaccata agli fcogli ,
i quali folìengono i terreni fuperiori della Chiefa vecchia
della Madonna delle grazie, non foffri molti (Ti ma alterazione.
Per 1’ oppofito , tutta quella parte del monte , che era attac-
cata alle alture de’ terreni di Bove crollò; e fchiantandofi in
varie moli , e in varj sfafciumi , empi di ruine la fuperficie
de’ terreni , che {lavano lungo i\ fuo piano inclinato colla di-
rezione a ponente ; c molte delle immenfe difciolte moli , pre-
cipitando , piombarono di sbalzo nel {otto pollo mare . Altre
porzioni di quelli madì , e di frantumi furono di lancio get-
tate in quel curvo feno , che flava dal lato, che corri fponde
alla punta del pezzo , e in cui penetrava il mare ; e l’ ingom-
brarono talmente , che ora è piano , dove era cavità , gli
orli , dove erano curvi , fono quali retti , e gli àrgini fono tal-
mente alti , e crefciuti, che il mare non vi penetra affatto .
974. Erano rinvenuti appena quegl’ infelici dal terrore
conceputo , e udivanfi ancora rifonare per quella fponda le
fupplici voci, e le fante preci , colle quali s’invocava pietà e
foccorfo dal cielo, quando repente, dopo pochi minuti ch’era
celfato il tremoto, udi di uri fremito, e un fccreto fufur-
ro , che approdimandofi dall’ interno del mare , lafciò gli
animi in forfè fe il libilo , e ’l tacito fragore , che fi udi-
va , foffe vento, che fi deftalfe, 0 nuovo nunzio di altro tre-
moto ; ma in tale terribile momento il conturbarli gli ani-
mi T il prcfentire i folleeiti pafli della profEma morte , e il
vederli irreparabilmente forprefi , e inondati dal mare , fu un
atto folo . Un abbilfo di onde , che fi rincalzavano con una
rapidità inefprimibile , ove oltrepalfando i legni , ove forn-
ài v 1 mer-
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34°
Istoria del tremoto
mergendoli , e ove elevandoli , trafeinò nel mortifero aperto
feno del mare gli uomini, i legni, e: quanto ne’ legni mede-
limi, e nella fponda li trovava raccolto. Niuno ridir fapreb-
bc per quanto fpazio , e per ove tante vittime infelici , e
tanti materiali correlfero errando ; fol tanto è noto che l’onda
fremente fuggì dal lido: ma, ritornata appena nel fuo letto,
fu da nuova furibonda piena, di acque ingrolTata a fegno , che,
refpinta alle fponde , invafe non folo i fiti dianzi occupati ,
ma lì elevò fino quali alla fommità de’ tetti delle cafe , de’
magazzini, e delle Chiefe , che erano fparfe lungo U.fponda,
e di lato della medelìma: infranfe legni , diroccò muri Schian-
tò porte $ e , come miferabili rifiuti del fuo furore , lafciò
fui lido alcuni inutili frantumi di legno , vomitò un abbiiTo
di arena, e gettò alcuni pochi uomini , quali a piè degli al-
beri , quali tra i più alti rami degli fteflì , e quali intrufe
per la balla porta di un magazzino , o per 1’ angufta alta lì-
neftra d’un edilizio . In breve , tutto il reflo , che il mare
furato avea , o il confervò negl’ impenetrabili fuoi ciechi
feni , fenza mai più produrlo all’ aperto , o con crudo ftrazio
l’efpulfe, e il depofe in lontanillìma fpiaggia.
**■**:; •
■ 975. In quello pericolofo avvenimento varie furono le
lìrade , che il fato aperfe allo fcampo in mezzo alla fune-
ila voragine , in cui tanti , e tanti la morte ne forprefe .
976. Ben numerofa fu la ferie degli accidenti , che ne
furono raccontati j ma ben pochi erano quelli , a’ quali non po-
tea opporli la nota o di equivoco , per incocrenza di razioci-
nio , o d' imaginario per bizzarìa d’ ingegno , 0 di lalfo per
pii*
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34i
Delle Calabrie.
privato interelle : quindi fu che rigettammo tutte quelle av-
venture, nelle quali non trovammo nè retto ragionamento , nè
difintereire , nè fama collante, e ci attennemmo a que’ foli fat-
ti , che , come univerfalmente noti , e da uomini di conto nar-
rati , ci parvero degni di elTere tra gli altri prefcelti , per
regillrarneli .
677. La tragica fcena , che finora additammo , fi agitò
fra le tenebre di una notte , ofcura tanto , quanto luttuofa . Il
miferabile foccorfo della luce non riceveafi in mezzo alla piog-
gia di tratto in tratto , che da’ baleni : baleni r che col loro
improvvifo fugace lampo aprivano, e torto nafcondeano un tea-
tro di collante orrore , e di momentanea guida . La pioggia
medelima , il frequentò lontano tuono , 1’ ofcurità , gli urli di
chi languiva , il minacciofo mormorio del mare , e lo fpelfo
tremolar della terra formavano un terribile mirto di orrore t
di compailione , e di avvilimento ..
97 8. La luce del dì , che ,. fofpirata lungamente , cominciò
a comparire , additò ridotte in un deferto di lordo e denfo
limo quelle fponde medefime , che il fole lafciò ricche, e ca-
riche di uomini , di animali , e di legni . In luogo di viven-
ti, trovavanfi di tratto in tratto ora folitarj , e ora ammontic-
chiati i pefci deporti dal mare, e affogati trai limo,o mal-
trattati , e porti fulla fangola arena j c , in vece di feluche , non
olfervavanfi che miferi avanzi di lorde fuppellettili ,.e di fdru-
citi legni .
979. La Chiela dello Spirito Santo , già lefa dal tre-
moto del dì cinque, trovoffi dirtrutta,e de’fuoi muri non ri-
mafero che due fole tele laterali eliftenti , ma non intere .
Delle
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Istoria du tremoto
34*
Delle fabbriche della cavallerizza non fi rinvenne più fegno.
Nel magazzino di Bruno Dieni le porte , e le fine lì re trova-
ronfi qua fi tutte fchiantate ; il pavimento delle lìanze fuperio-
ri sfondato, e le inferiori parti di elle ripiene di arena, e di
limo. La Chiefa di S. Nicol j rimafe aperta , inondata di are-
na , e magagnata . La Fontana di Cola Japico giacque fotter-
rata dal fango. Un graffo fcoglio , che pria avea 1* uno de’ Tuoi
effremi pendente , e declive fui lido , e coll’ altro fi elevava
fui mare , ora fi trova fuori delle acque ; e , perduta la pri-
miera fua fituazione , ha la punta immerfa nel mare , e 1’ al-
tro eftremo non è più declive alla fponda . Il vicino monte
della Grazia vecchia fu dirupato in parte $ e ’l fuolo della vi-
cina vigna reftb in molti fiti in grave' modo avvallato.
980. I fegni , che rimafero dell’altezza, a cui giunfe
l’ acqua , erano da venticinque a trenta , e più palmi j e ne’
primi dì dalle tracce del limo rimafe fui fuolo, feorgeafi chia-
ro che il mare era penetrato fin dentro quel cavo , che giace
fra i magazzini dell’annona, i quali ftanno a fini (Ira , e le
fabbriche , che fono fulla diritta ; ed era oltrepaffato di là dal
ponte in diftanza di quali cento paffi dalla riva .
* * * *
981. Ben più Urani , e lignificanti furono i cali agli
uomini avvenuti . Dell’ infelice Principe di Scilla , non men
che di coloro, che erano con elfo , trattine due foli , e della fua
fleffa feluca , non fi feppe mai più novella .
981. D. Car lantomo Carbone, che di fopra nominammo,
effer
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Delle Calabrie. 34.3
efier dovea una di quelle vittime , che morte avea adocchia-
te . Quelli è quali fclfagenario , ed è uomo*di notabile inte-
grità, e fommamente amatore della pefcagione . Egli erafi va-
lidamente oppofto alla rifoluzione di rifuggirli alla fpondaje,
inftruito dagli efempj , che traggonli dalla lloria de’ tremoti ,
non lafcio di avvertire che doveano riguardarli le fpiagge co-
me un alilo infido, ed efpofte a qualche inondazione di mare.
983. Mal grado quelle ragioni , e quelle, che egli traea
da un interno prefentimento , deftato in lui da una certa av-
ventura , della quale più avanti faremo parola , pure lafciò
vincerli , e , feguendo 1’ efempio de’ più , li ricovrì) fulla fpon-
da , e con dodici perfonc di fua compagnia li adagiò in su una
barca piena di nalfe, e di reti} ma ficcome fentivafi prefo da
un’intima agitazione di animo, così rifolvette di non deporre
alcuno de’ mobili , che indollo avea. Venne il momento fatale
della inondazione fubitanea ; e quindi relìarono afforbiti dal
mare elfo , i dodici compagni , c la llelfa barca . Furono in
violentiamo modo agitati per le aperte voragini delle onde, e
rovinevolmente di nuovo rigettati là , onde erano flati rapiti.
Fino a tal punto egli li tenne attaccato agli orli del legno ,
ed equilibrato fulle nalfe, e fulle reti , ove poggiava ; m a do-
po tale momento, nulla più feppe del legno , che più non lì
rivide . Delle dodici perfone di fua compagnia fe ne perdette-
ro dieci ; ed egli , divelto dalla feluca , rimafe involto tra lé
reti , e le naiTe , e trafportato tra quelli lacci nuovamente ia
mare. Quivi crebbe di più in più la confufione,e 1’ annoda-
mento di eife • e con una dura fatalità quegli ftelE iltrumen-
ti , che aveano formata la delizia degl’ innocenti ozj fuoi , fi
con
Istoria dei tremoto
S++
convertirono in miniftri di una crudele , e proflima morte ;
Non gli rimafe libera , che la fola Anidra mano , e tutto il
di più delle fue membra rimafe infolubilmente intricato, e av-
vinto fra le reti, e le nalfe , colla dolorofa circo danza , che
le funi di quede gli fi attortigliarono con triplice giro intor-
no al collo , che era ancora cinto della cravatta .
984. Con tale funedo apparato di morte , allora che me-
no fel penfava , egli , come drale che parte dall’ arco , fu dal
mare rifiutato, e refpinto quali all’edremo confine della fpon-
da in un feno di limo, ove rimafe pedo, maltrattato , e qua-
li fui punto di drangolarfi tetto i tenaci, e tortuofi nodi del-
le funi , e della cravatta , che fi erano oltremoio inacquate .
Quivi languì lunga pezza • ma fu finalmente foccorte dalla pie-
tofa mano non telo di un robudo giovane, che accorte al fuo
rauco gridare , ma anche di altri , che rendettero la fua libe-
razione compiuta.
985. Quedo galantuomo conferva ancora la cravatta,
che fu uno de’ fatali idromenti del fuo pericolo , con quella
ftefTa predilezione , colla quale potrebbe aver cura d’ una reli-
quia la più cara , e falutare; e volle in ogni modo modrarcela ,
tuttocchè lorda ella fi folte , e tinta ancora di limaccio .
986. Dicemmo dianzi che avreflìmo renduta ragione di
quel tale interno prefentimento , che il rendea timido, e fo-
fpetcofo in tutto . Egli ci raccontò , in prefenza di D. Giuseppe
Carbone , e di 1). Alcffo Ricevuto , un fatto, che merita di tro-
var luogo tra i falli della fantafia . Nella notte antecedente al
fatale dì de’ cinque T ebbra) 0 , fui fare del giorno , la vedova
D. Lucrezia Ruffo , fua cognata , e donna tettuagenaria , fo-
gnò
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Delle Calabrie; 54.5
gnò il tremoto : de (loffi , e rimafe prefa da tale sbigottimen-
to , che a’ Tuoi gridi accorfc intorno a lei tutta la famiglia ,
e con efla i due cognati D. Carlantonio , e D. Giufeppe Car-
bone , i quali rifero dello fmarrimento della buona donna nel
fentirne la cagione . Sopravvenne il tremoto memorando del
dì cinque, ed il primo fentimento, che affaccioffi al pendere
di D. Carlantonio , fu il derifo fogno della cognata . Quello
fentimento gli percoffe l’animo, e gli empì di fofpetti, e di
prevedimene il cuore , già indebolito dall’ afpetto della leena
funella , che erafi a Scilla rapprefentata .
* * * * <•'
k
987. Lo fpeziale D. Diego Macrì fi era ricovrato fu d’
una feluca , in cui vi erano molti botticini : il mare l’ affor-
bi , affondò il legno , fopra cui ftava il Macrì , e difper-
fe i botticini : egli fu torto redimito alla fponda , e con
eguale rapidità riportato nel mare . Quivi urtò in uno de’ bot-
ticini, che vagavano full’ acqua , e difperatamente vi fi affer-
rò , gettandoli boccone pel lungo del medefirao . Repente il
flutto ripercoffe le fponde ; e , trafportandolo feco , l’ intrute ,
e ficcò con tutto il botticino entro la fineflra d’una cafa,ove
rimafe chiufo col fuo legno liberatore , che egli conferva anco-
ra gelofàmente , e che a noi moflrò . Il botticino ha di lunghez-
za palmi tre , e mezzo , e di circonferenza due , e mezzo . I
cerchj, e il legno delle doghe aveano piccioli fegni di frat-
tura j e la fineflra era alta da terra palmi 16 , larga palmi
tre e mezzo , e lunga fei , e mezzo .
X x *88.
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Istoria m tremoto
* * * *
988. La figlia di Lcttcrio Raimondo, chiamata Santa y
fu ancor elfa aiforhita dal mare , e indi refpinta alla fponda,
e sbalzata tra i rami di un albero di gelfo, che era piantato
più di trenta palli di là dalla riva j e quivi , in altezza di
30 palmi in circa, rimafe imprigionata fra’ rami co’ capelli, e
colla vede . Così pendente fi dimenò per ricuperare la liber-
tà ; e giunfe al cafo , dimenandoli , di fidare i piedi fu un
altro ramo . Diminuito il pericolo , e lo dento , avvertì i
lenti gemili di perdona , che languiva appiè dell’ albero ,
fu cui elfa fi dibattea . Siccome temette che la languida
voce folle quella della infelice fua madre , cosi affannata
cominciò replicatamente a chiamarla ; ma , non udendo repli-
care , che un gemito tacito e indidinto , crebbe il fuo palpi-
to ; e , prefa da un trafporto di filiale amore , fi agitò tanto ,
che, liberando dagl’intricati nodi i fuoi capelli , e parte della
vede , fi abbandonò a tutto il pefo di fe delia , e fi lafciò giù
cadere appiè dell’albero . Immerfe , così cadendo , i piedi in
un copiofo volume di limaccio, e accorfe ove la voce di chi
languiva la direffe. Quivi a tentone fra quelle tenebre toccò
la faccia d’ un uomo . Quedo fortunato inganno falvò la vita
a un infelice, che ivi giacea tutto pedo , e ferito. Era quedi
un Liparoto , che ora è all’ attuale fervizio del nnjìro Re , e
che chiamafi Santo Romano , il quale trovofli involte trai
grave dedino , che tanti ne oppreffe in quelle infaude fpon-
de, e che, rapito dal mare , furiofamente fu sbalzato, e appiè
dell’ albero sbattuto , ove poi fu opportunamente foccorfo .
989. N
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Delle Calabrie.
3+7
* * * *
989. Un uomo denominato Santo Vngaro fu aflorbito dal
mare , e vi perdette due figli , e la moglie : ei fi rimafe a (Tor-
to , feguendo il cieco moto de’ flutti , i quali , ritornando con
empito alla fponda , fpalancarono la porta della Chiefa di S.
Nicola , l’inondarono tutta di fango, e depofero T Ungalo fe-
rri ivivo full’ altare della medefima Chiefa, la quale era lungi
dalla riva quafi fefianta paflì .
* * * *
990. Una donna chiamata Nunziata di Cojla , gravida
di quattro meli , fu alforbita dal mare : ma , per quanto orri-
bilmente fofle fiata dalle acque sbattuta, rimafe Tempre ada-
giata col dorfo Tulle acque, e fupina • e fu quindi , dopo lun-
go dibatto, pofia in libertà , e depofia tra ’l limo della fponda.
* * * *
991. Nell’altro curvo feno , e più breve, che giace da
man diritta di Scilla , e che dicefi la Chiana Lea , vi furono
ancora alcuni difafiri $ ma da quella banda l’ inondazione non
fu egualmente funefta , e uniforme a quella , che nella finiftra
avvenne. Fra i cali, quivi accaduti, merita di elTere notato
quello di Cofima Chinino , giovanetta di vago afpetto , e di
quindeci anni in circa . Cofiei fu forprefa dal mare : accorfe
fuo fratello Pafquale per liberarla . La riebbe , e la ricon-
dufle , nuotando , quafi prelTo al lido . Il mare li raggiunfe ,
e gli alTorbì tutti e due . Eifi fi tennero ftretti e congiunti .
Battuti dalle onde contro d’ uno fcoglio , furono fcolli , e di vili
in modo, che il fratello malconcio dovette abbandonarla. La
giovane sventurata andò errando per le onde ; urtò in quefia
X x a erran-.
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Istoria del tremoto
34 8
erranza in un uomo, che era in preda de’ frementi flutti* e,
credendolo fuo fratello tra le tenebre , vi fi attaccò , ma ne
fu tolìo divifa dalla irrefiflibile forza delle acque . Fureplica-
tamente fpinta a capo chino giù nel fondo delle onde , ma
vi ritornò fempre a galla . Rimafe in mare quali per lo fpazio
di un’ ora , priva d’ ogni umano foccorfó , fianca di foffrire ,
e abbandonata alla difperazione . Sedato il tumulto , c chiama-
ti i fuoi dal gridare di lei , tentarono di liberarla j e felice-
mente la conduflero alla riva .
* * * *
99». Cercammo invano di porre in chiaro i termini pre-
cifi degli fpazj , pe’ quali da quella banda l’ inondazione fi die-
de . Ne ricevemmo rifpofte così confufe , e piene di tale equi-
voco, che {limammo più prudente conliglio non pre (larvici fe-
de , che abbandonarci a racconti , ne’ quali incontravali una
manifella incoerenza, e una contradittoria afferzione.
' 993. Il volgo non sa riguardare i grandi avvenimenti
e gli sforzi della potente natura , fenza attaccarvici un caratte-
re di maravigliofo , e di llranezza j quindi , illudendo fe ftelfo,
cercò d’illudere ancora gli altri. Infingentemente alcuni alfe-
xirono che l’ acqua del mare in que’ fatali momenti perduto
avea ogni fapore di falfo . Altri inventarono , o forfè ancora
del credettero che le acque del mare erano frettanti; ma gli
uomini di buon fenno tennero di quelle fole quel conto, che
tener li dee delle voci di chi delira o di propolito , 0 con
inganno , o per illulìone di accefa ragione .
* * * *
< 994. Ne a ciò folo fi ridulfero le Arane, e vane vo-
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(
Delie Calabrie. 34.9
ci , che fi eruttarono fui carattere di quelìo intereffante fe-
nomeno. Vi furono molti, a’ quali piacque di attribuire a
tutt’ altra caufa , che alla forza del mari moto , l’ inondazione
avvenuta . Cofloro credettero che la rovina del monte Ba-
ci era fiata l’unica cagione del fovvertimento avvenuto in
mare ; c che le malie dell’ uno , piombando nell’ altro , ne
avellerò talmente percoli! i flutti , e in dietro refpinta la pie-
na , che- il mare rifuggendo a dentro , e lafciando a fccco le
fponde, folle poi flato dalle onde fuperiori fovrabbondante-
mente accrcfciuto, e portato a invadete non la fola bafe di
Baci , che al più non eccede la lunghezza di dugencinquanta
palli , ma ben anche tutto il lunghilllmo fpazio de’ due curvi
feni delle fpiagge di Scilla , e delle rimanenti fponde , che.
menano verfo il Promontorio Ceniic .
995. Noi ritoccheremo quello articolo in lito fpeciale,
e per ora faremo foL tanto contenti di dire che ammiriamo^
quelli voli di fantalia j ma , ponderando maturamente i fatti,
confelflamo di non avere coraggio- d’imitare, o la franchezza,
o la femplicità di cofloro.
996. Nè qui finirono le flranezze . Siccome il monte
di Baci era flato riguardato come 1’ urna fatale di Pandora ,
depolìtaria delle fventure j cosi vi furono alcuni, che crimi-
narono il fuoco centrale , e attribuirono alla fua irrefiftibile
potenza la mina in elfo avvenuta j e cib con tanta afleveran-
za , che fi parlava di mugiti preceduti , di fumo r e di lùf-
feguente calcinazione di pietre , e di terra .
997. Crederemmo di lafciare troppo libero il corfo a co-
sì dubbie voci, fe non ci ave .limo data cura di efplorare con
ogni
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o .Istoria del tremoto
ogni diligenza la condizione, e la ruina di quefto tanto me-
morato mente Baci .
998. Era con noi il Sacerdote D. Domenico Pontillo.
La terra , che ritrovammo in Baci, era puramente vegetabi-
le; e tra le rivolte zolle di ella vi erano ancora le radici
delle erbe , e delle piante dalla lor fede fchiantate « Incon-
trammo alcune fparfe zolle di un’ocra rolfagna , che racco-
gliemmo , e trafportammo con noi ; ma quella era eguale , e
tutta limile all’altra, che ancora dille in alcuni liti de’ terre-
ni fuperiori, ove in alto giace la vigna de’ Signori Bore. In
quello luogo vi fono ancora gli avanzi de’ folli , fattivi in al-
tra età. per cuocere la calce ; e tra quelli raccogliemmo alcu-
ne fpume di materia vetrificata, eguali a qualche pezzo, che
di fintile materia ritrovammo tra le ruine inferiori.
199. Cominciammo ad efaminare non folo gli sfafeiu-
mi , ma le granduli me moli di quel gregario materiale , che
formava le parti più fode di quello monte . Noi vede mmo
con grata forprefa che tutto il volume di elio offriva la te-
ftimonianza più autentica d’ un antichilfimo rivolgimento , il
quale avea ridotte in con fufa, e tumultuaria aggregazione mol-
te follanze di carattere oppofto . Può dirfi che l’ integumento
generale di quello ammalio è una follanza calcarea , ed effer-
vefeente con gli acidi. In quello involvimento s’ incontra una
porzione di argilla vagamente fparfa . Una parte ddl’ interno di
elfo per lo più fi rapprefenta da certi fonili pezzi di calcareo
equabile , (1) di un colore biancallro , turbato da una macchia
di flavo , e formato a varj llrati orizzontali, connelfi infieme
ove
(1) Wjlltr. Min. 1. 1. p. 120.
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Delle Calabrie* 35 i
ove da nn glutine candido, e calcareo, ove da un glutine fo-
liaceo , fonile , e cenerognolo .
1000. Un’ altra porzione vedeafi formata da un mirto di
fotlanza calcarea , e di Jlalattite anche calcaree .
1001. A tutti quelli materiali li unifee un aggregato di
granito ofeuramente grigio (0 j e «dcun poco fcintillante 5 e
quello pare che formi , per così dire , il nocciolo , e ’l pià
duro di tutta la malfa ..
1002. Ma ciò , che rendette compiuta la nollra ricer-
ca , fu il fortunato ritrovamento di un gran bel malfo calca-
reo tejlaceo (2) . In elfo, che fu da noi raccolto, e che ora
adorna il nollro mufeo accademico , è grato il vedere un mirto
tumultuario, e confufo di molti e varj teflacei, fu cui il tem-
po ha vendicati gl’ immemorabili fuoi diritti , e vi ha im-
prelfo il carattere della fragilità .
1003.. Siccome ci prefìggemmo l’inviolabile regola di
non allerire mai cola , di cui non poteffimo avere teftimonian-
za , e documento fuperiore a ogni eccezione ; così avemmo'
la previdente cura di raccogliere tutti quelli materiali,, e di
depofitarli nel nollro mufeo accademico .
1 004. L’ equità , è la giuftizia elìge che , rendendo of-
fequio al vero , noi facciamo onorata rammemorazione del
degno Sacerdote Pontillo , che con obligante benevolenza ci pre-
flò l’opera fua, e con noi appofe le proprie mani nello {ca-
vo , e nel raccoglimento di quelli materiali .
looj. Per riguardo poi al pretefo fenomeno del fumo,
e del-
(f ) Waller. M/u. t. r. p. 110.
(z) Waller. Mincr. t. i. p. n8.
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I S T O RIA DEL TREMOTO
35-
e della fiamma , bada comprendere die la Attuazione del mon-
te è tale, che non è pofiibile a chi giace dulia Anidra, e "
dulia delira dponda di Scilla di avvertire ciò, che in quefto
luogo accader potea ..
1006. Per ri fp etto all’articolo della calcinazione , può
ben vederli dalla condizione de’ materiali , che deferivemmo,
e che raccogliemmo nel monte di Baci , qual pedo meritar
polla anche quella loia .
1007. Finalmente per quanto fi appartiene all’ articolo
de’ mugiti , noi a Scilla mettemmo in chiaro una circo danza
di latto, che merita di effere tenuta in conto . Fino dal 1780,
per la forza de’ tremoti, che in Calabria avvennero, le fpallc
del monte di Baci fi erano talmente di fiaccate dalla faccia del
redo di else monte , il quale forma le bali delle alture de’ ter-
reni di Bove , che nell’ aperta fenditura i ragazzi dolente lì
prendevano giuoco di gettarvi de’ fallì j e queda fenditura era
tale , che 1’ aere , che vi fi raggirava’ ne’ di torbidi , e ven-
tofi , ne ufeiva con mormorio fibilando .
1008. Non oliamo di aderire coda alcuna fui famigera-
to articolo del numero de’ cadaveri, che furono per avventu-
ra dparfi , e gettati dal mare in diverfe fponde . Checché vo-
glia dirdene , è a reputarli come vaneggiamento di accede men-
ti . Non ignoriamo che un uomo , a cui è piaciuto di elevarli
in Protagonida di queda tragica feena , ha precidamente fida-
to il numero di quede vittime infelici , e ne ha adegnate fei
a Bagnare , a Palmi dodici , alle Pietrenere quindeci , a Gioja
diciotto , a Nicotcra trenta , a Paola cento , al Faro quattro ec. j
ma quedi , che ha la felicità di crederli il Angolare interpe-
tre
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Delle Calabrie.
35 3
tre degli arcani della natura , ha poi così mefchinamente in-
terpetrati gli fcritti , che ha pubblicati , che ha prefo per nu-
mero di cadaveri quello delle miglia, che vi ha, fecondo il
calcolo volgare , tra Scilla , e i luoghi accennati . Ab ungue
leonem ,
Da Scilla al promontorio Cenile.
1009. Noi partimmo da Scilla , e feorrer volemmo tut-
to il littorale , che mena da Scilla al promontorio Cenide ,
altramente detto la punta del Pezzo, o Pejfolo .
1010. Nel battello, che noi prendemmo, volle tenerci
compagnia il fratello di un nofiro collega il Padre Antonio Mina/r ,
ben noto a' dotti per la fua Fata morgana , e pe’ fuoi Grandi}
paguri . Ci foffermammo alquanto appiè del Baci a contem-
plare que’ pochi grandiofi malli , che dal monte rivolto erano
piombavi in mare , e non potemmo non commifcrare la faci-
lità , colla quale fi era a così lieve cagione tanta , e così pe-
fante difgrazia attribuita .
1011. Poco più innanzi procedendo, vedemmo foprag-
giungere le nofìre vetture , inviate per la fuperiore feofeefa
ftrada di Baci. Quindi ci congedammo dal Signor Minafi, che
fi rimafe nel battello j e noi, poggiando il piede' fulla fponda ,
profegtiimmo a cavallo il nofiro viaggio . Eravi in tale fito
una cala rurale, i cui muri a prima occhiata fembravano
illefij ma appagandoci a confiderarli da ogni lato, trovammo
fcanionato quell’angolo , che riguardava il ponente , e nella
faccia di quel muro, che era diretto a mezzogiorno, vi erano
non picciole fenditure. Vedemmo colà il vecchio colono del
Yy
pie-
35*
Istoria del tremoto
picciolo podere , che flava di colta a tale cafuccia , e a co-
{lui facemmo varie interrogazioni . Li cortcfcmente rifpofe al-
le nofire diinande , e dille che nella notte della fatale rivo-
luzione il mare inondi la fponda, giunte quali appiè della fua
cafuccia , depofe in que’ dintorni molto limo , e alcuni pefei
per tutto pelli, e malconci ; e non gli fè altro danno, che ra-
pirgli molti Ili mi fafei di verdi frafche , che {lavano ammon-
ticchiati poco lungi dalla fua porta . Quello buon uomo abi-
tava colla ftia picciola famiglia tranquillamente nella fua ca-
fetta , abbenchè folle fiata abbaftanza malconcia dal tremoto.
ioti. Palla mino oltre, e incontrammo alcuni edificj, che
erano poco più in dentro della flrada , del tutto deva fiati . Gi-
rammo per le alture de’ terreni contermini agli avanzi di que-
lla diiìrutta abitazione j ed eia notabile che il fuolo , ove era-
vamo , era quali tutto arenofo , e limiliffimo alla licita arena,
che copriva la fponda .
1013. In breve giugnemmo al Capo Cenile \ e per tutto
il tratto della ftrada tre fole cofe ci parvero notabili. La pri-
ma (I era che nelle poche fabbriche , che incontrammo nel
cammino , o non olfcrvammo leftoni , 0 ne vedemmo pochilh-
me; la feco:tda,che da per tutto fcoprivanli chiari fegni del-
le perdite fatte dal mare , per le rapine , commcltevi dalla ter-
ra ; poiché niente era più frequente, quanto P olTervare che
li erano fiabilite le piantagioni in poderi , il cui fuolo fer-
bava ancora efpretli tutt’ i caratteri di quella licita arena ,
che copriva le fponde . La tetfza,e la più tonificante fi era,
che nella vecchia faccia delle ineguali pendici, che ci ftava-
no a finitila, vedeaft un carattere di aridezza, e di una tale
ruvi-
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Delle Calabrie.
355
ruvida caduta, che la terra, e (tendendo fi con acuta bafe verfò
il mare , vi s’ internava tanto , che non già fembrava di oppor-
gli per trattenerlo , ma parca per l’ oppofito efpreflamente in-
tefa ad attentare una incurfione fu quello . Cib è così vero ,
che fino da’ tempi di Stratone fu avvertito di edere quello il
fito,ove non folo fi riducono al termine e Ptremo i confini dell’
Italia, ma che vi rimanga coartato il mare , e refpinto incontro
all’oppofto promontorio . Poco pria di giugnere a queft’ ultimo
angufio confine d’ Italia , non molto lungi dalla fponda , tro-
vammo di tratto in tratto frequenti piante di falicornia .
1014. Ci ripiegammo fulla finifira , e ci Iafciammo a
diritta le poche abitazioni del Cenile . Quivi fi riapre , e s’ in-
curva da finifira l’eftenfione della terra, ove elevandoli in ru-
pe Angolare, ove collegandoli in una ferie d’ineguali colline ,
e ove efienuandofi in un breve, e falfo piano. Da man dirit-
ta poi veggonfi dal margine del mare accodarli, per unirli all’
efienfione deferitta , varj malli di arena , i quali con indifiin-
ta e confufa maniera talora fi ergono in piccioli colli , e ta-
lora fi efiendono in modo di fpiaggia j e , confondendoli co’ luo-
ghi accennati , formano con quelli un corpo continuo .
1015. In tutta la faccia , e la fuperficie de’ luoghi me-
defimi è notabilillìma cofa a vederfi la rapina , o veemente ,
o fuccelfiva, fatta dalla terra al mare. Lungo le fpalle della
Punta del Pezzo , ove per la latitudine quali di un miglio e
mezzo , e ove per quello di un miglio , e ove poco più , o
poco meno , tutta la fuperficie de’ luoghi è coperta di fchietta
fchiettifiìma arena : e in tal modo fi procede per molto trat-
to di ftrada . Cangiafi in progrelfo l’ afpetto delle cqfe da’ ma-
Y y 2 teua-
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356 Istoria dee tremoto
tei iali , che la forza divoratrice delle acque fvelle dalle pen-
dici delle alture , che fono fulla fini lira , e trafporta fulla
faccia de’ fottopofii luoghi, ne’ quali ofiende,e difperde i ma-
teriali medefimi fino al margine del mare,.o apre lunghi, an-
gufii , « tortuofi folli .
xo 16. E’ bello il vedere quali tutti quelli fpazi, che fo-
no contermini al mare, fparfi di piante fruttifere, e di viti,
che liete e vegete crefcono tra l'arena. Vi s’ incontrano di-
tratto in tratto molti filoni di /alicorni*: vi fi veggono molte
piante di raras officinale : vi ha ne’ folli , e ne’ loro dintorni-
frequenza di canne , e di altre piante palufiri ; e con modo
fpeciale vi ha abbondanza tale di /alano /odomèo , che fe ne
formano fpalliere , e per ornamento di lirada , e per fegni
diviforj di poderi.
1017. Per contrario da man finii! ra la faccia delle pen-
dici, e de’ terreni d’ordinario è afpra , folcata, e comporta di
un ammalio gregario di arena Jabbio/a , di breccia indetermina-
ta , e Ai pochilli ma impura terra vegetabile ..
1018. Tale a un di predo è 1! afperto- delle cofe dai
promontorio Cenide fino a’ confini dell’ arido, e largo letto-, ove
sbocca il fiume Aleccioy e ’l torrente, che feende dalle alture
di Fiumara di muro . Lungo quelli fpazj , finora deferirti , poche
alterazioni trovammo dal tremoto prodotte . La fterta mi-
na de’ cafamanti non era Hata da per tutto nè uguale , nè
compiuta ..
* * * *
iojp. Prendemmo efatto conto nella punta del Pezzo
degli
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Delle Calabrie; 357
degli effetti della inondazione : alcuni ce- ne magnificarono i
danni : altri più moderati 1’ efienuarono ; ma convennero poi,
tutti che i danni maggiori erano fiati verfo Scilla , e nell’ op-
poita fponda della Torre del Faro . Non negarono però che fino
dal giorno cinque di Febbre jo il mare era apparfo più vorti-
cofo , e fecondo le loro voci , più dell’ ufato bollente ; e che
tale erafi confervato quafi fino alla mattina del di fei , alte-
randofi il confueto corfo della marèa . Nella fpiaggia furono
gettati alcuni pefei mal conci, e laceri, molto limo, e alcuni
rottami di legni.
Fiumara de Mori .-
ioìo. Partimmo oltre , e fpingemmo il parto verfo la
Fiumara de Mori , detta Cenide un tempo , e ora più volgar-
mente appellata fiumara di muro . Vi trovammo difordine , 0
guafio, ma non ruine /ingoiar! . Egli è per altro vero che
colà ci traffe più il difegno di continuare 1’ efplorazione del
fito , che la- voglia di contemplare i rottami delle rozze mal-
trattare abitazioni. Fiumara fi eilolle fu d’ un’ altura , appiedi
cui giace una lunga , e ampia valle . L’ altura è una conti-
nuazione- di afpre , e lacere pendici , che quafi formano cate-
na con quelle-, che nel Cenide deferi vemmo . Il loro materia-
le integrante è della fielfa natura di quello , che ivi notam-
mo : rimane fol tanto a dirli che quivi 1’ arena è molto più
eterogenea j che i ciottoli della Rabbia fono più grandi , e più
rotolati j e che la breccia indeterminata è più fpeffa , e più te-
nacemente aggregata . Il terreno vegetabile è più frequente , e
denfo nelle pendici della valle j c quella è vagamente ornata
di
Istoria del tremoto
353
di alberi di gelfi . Vi fono de’ liti, che fembrano grazio!! per
la frequenza degli alberi odorofi di varia forta di agrumi : mal
"rado però qnefti fquarci di bellezza , tutto il fito offre l’afpet-
to di un arido deferto .
102 1« Vi fi offerva una prodigiofa quantità di terreno
divorato dalle acque, con una faccia carica di J abbia , di fran-
tumi di treccia indeterminata , di grandi maffi di fallì , e di
ciottoli rotolati .
loia. Pochiflìme , e rare fenditure offervammo lungo
il fuolo della valle, e pochifiìmi alberi rivolti. Vi erano due
pendici con gravi fquarci recenti : effe erano fulla no firn fi-
ni (ira colla direzione verfo il Centi-' , e in confeguenza da
Jcttentrione a ponente. Tra quegli sfafeiumi incontrammo al-
cuni pezzi di granito rojjo , vagamente ornato di mica aurea .
In altra parte offervammo alcuni pori petrijicati , molti rot-
tami di Jerpole ancor efft petrijicati , e un echino . Quelli
materiali fono ora nel noflro mufeo accademico .
1023. In quefito luogo gli fpazj della curvatura fono
maggiori ; e a guardarne i dintorni dalle alture , fi offre agli
occhi un’ apertura ingente , e una feena di antichiiTìma mi-
na , in cui fi vede fenza una fuccefliva gradazione difìrutta ,
c corroda una immenfa quantità di materiale: cofa tantu più
vifibile , quanto è evidente la rapida caduta, colla quale tutti
quelli luoghi da un’ altura confiderabile paffano precipitolà-
mente a un’ afpra feofeefa , che porta tutto a piombare nel
mare con direzione tra ’l mezzogiorno , e ’l ponente .
1024.. Noi preghiamo i leggitori a non perder di mira
nè quefti fatti, nè la narrazione della qualità de’ materiali di
tutti
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Delle Calabrte. 359
tutti quedi fpazj , che defcrivemmo dalla punta del Pezzo fi-
nora j ed eflendiamo quella preghiera anche fui redo de’ ma-
teriali , che noteremo. VedralTi qual ufo potrà di ciò farli,
allora che farem parola de’ materiali , che li rinvengono nell’
oppoda fpiaggia di MeJJìna , c della Torre del Faro.
Catana , e Colonna ••
1015.. Pafiammo alla Catana , alla Colonna , e a’ vicini
villaggi . La Cotona è il lito , per ove piu comodamente li
palla dal territorio di Reggio a MeJJìna . In quedo luogo ve-
deli che la terra ha fuccedivamente oppredo , e rcfpinto il
mare da que’ limiti , che dianzi occupar dovette .
102S. Avevamo alle nodre guide modraro defiderio di
olla-vare la Colonna , nome di frequente dicerìa , e contrado
predo i Geografi. Redammo forpreli in vederci additare un
angolo mefehiniilìmo della terra Calabra , che avea tanto e
Unto occupata la fantafia di molti clamorofi filologi : cultori
di un’ arte , che quando fi perde dietro a quede picciolezze ,
è uguale al niente, o vi li approfiìma.
1017. Nel didretto della Colonna vi è terreno facile
allo feofeiamento . Non era poTibile che quedo fotto l’impe-
to di unte potentillìme feofie potette regger fermo , e refi-
dere fenza fenderli , e minare . Quindi nello Sperone , e in
Torre fi apri in molte parti il terreno , e fi vuole che ne fofle
emerfa molt’ acqua. Le fenditure fi veggono, ma dell’acqua,
che diceli emerfa , fe ne creda ciò , che li vuole .
Lago-
Istoria del tremoto
Li gaudi , S. Stefano , J1. Alejfo , Sambatello
Dimmi ni ti , Gallico e S. Giovanni .
1 018. Nel villaggio di La gonadi, e in quello di <P. JVe-
/■j^o il fuolo è fenfibilmente sbadato , e nelle rupi vi fu fco-
fciamento . 11 materiale de’ terreni di S. Alejfo non andò immune
da fenditure. Ma qualunque da il pefo di quefti difaftri , a chi
ponga mente alla infelice, e labile qualità di tali terreni , dovrà
parere ben più Tirano il non eflervi avvenuto danno, propor-
zionale alla loro naturale fragilità , che l’aver efli fofferto quel
poco danno , che vi avvenne . Rilleflìone necedaria a farli per
capire che non già ne’ liti contermini a quelli fpazj , ma in
altri ben lontani da efli li concepì, e sviluppo)!! quella fatale
cagione, colla quale la natura annientò, e pofe in deflazione
le più belle , e cofpicue parti della Calabria ultra j e che in
confeguenza qui il tremoto operò per ripercuGone, e confenfo.
1019. I fucceflìvi villaggi, podi tra Gallico , e Reg-
gio, prefentarono predo a poco le fìelfe alterazioni. Le doti
naturali di Sambatello , di Dimminiti , e di if. Giovanni varia-
no quindi di poco tra loro , e i luoghi finora nominati ..
* * * Ir
1030. Lungo tutti quedi fpazj , e il cammino , che me-
na alla bella defolata Reggio , tre cofe incontrammo , che ci
parvero degne di edere notate .
j. 1031. Dalla punta della Cotona il terreno prende
una direzione meno tortuofa , e comincia ad adumere una li-
guri
\
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Delle Calabrie.
36 j
gora quafi rettilinea. Quefta fi vapprefenta da un argine ben
alto , e fuperiore al mare . Sul dorfo di effo vi ha terra ve-,
getabile, e pochi ili ma porzione di arena. Quell’ argine va di
mano in mano sballandoli j e in data ragione , che fi approflìma
a Reggio , degenera in una fpiaggia ricoverta di arena , da cui,
per ovunque che fi apra un follo , forge acqua naturale pota-
bile , e frefea • e ciò fuccede anche allor quando il follo li apra
lungheiro il mare.
a. 1031. Dall'interna parte della Colonna lungo la di-
rezione di Reggio il feno della curvatura de’ terreni va gra-
datamente ancor elfo abbandonando la curva , e fino dagli
fpazj , che dividono Gallico da Dimmi ni ri , le alture fi sballa-
no così , che rendono vifibile dalla finilìra una lontana vaghif-
fima feena d’ ineguali colline , le quali interrottamente ora
rincalzandoli , e dolcemente adagiandoli l’ una full’ altra , e ora
slontanandoli alternamente , formano un feno di deliziofifiìma
• elìenfione , che va a confonderli appiè de’ lontani dominj degli
Appennini .
1033. Da man finilìra quelle medefime alture feendono
con varia legge ; e , declinando fempre di più in più , vengo-
no a unirfi o all’ argine , che fovralìa al mare , o alla fpiag-
gia del mare ifleiFo .
1034. Il materiale di quelli luoghi è dell’indole mede-
fima,che notammo dianzi. Quivi in molti fiti è frequenti di-
ma la breccia indeterminata , e per lo più ritrovali a ftrati
orizzontali .
1C35. La pianta, che la natura vi produce fpontanea-
mente, e in copiatale , che le ne formano fpalliere, è il fi-
lano fidomèo , Zz 1036.
Istoria d e l. t r e m o t o»
316»
1036.. L’ acqua in quelli (iti è frequente , quindi è fa-
cile la fpontanea produzione delle canne , e delle piante pa-
lufìri ..
1037. Ma ciò , che è notabile , fi è la copia dell’ aloey
che vi s’ incontra circo danza, che. merita di edere confiderà-
ta anche a riguardo della frequenza di tale pianta da noi in-
contrata non folo lungo la via pubblica , che dal Cenidìo mena
alla Catana, ma ancora nelle parti meno frequentate di queda.
via , e che fono nell’ interno di quegli fpazj , che hanno per
termine il mare.. '
1038. Il deliziofo , che vi fi ritrova , è ciò , c\e lama-
no dell’ uomo ha faputo operare nel cangiare un terreno in-
gratiffimo in ameni giardini, e in utili ortaggi. Quivi la co-
pia degli agrumi non folo tien luogo di deli; ia , ma ben an-
che fi converte in genere di comodo , e dì commercio; Ed
ecco le. ragioni , per. le quali in quelli fiti ve iefi qualche tratto
di terreno ricoperto di terra vegetabile, la quale non è già
un bene privativo del luogo , ma una precaria confeguenza
de’ lunghi , e fuccellìvi. concimi , riabilitivi. dalla, mano dell’
uomo . .
1039.. Sarebbe troppo defiderabile che quefti fegni del-
la induftria umana avellerò confini meno-circofcritti , e più.
ellefi j ma non fa capirli per quale fato i naturali di quello
luogo, a’ quali, non dee oramai edere ignota l’ingrata condu-
zione del natio lor fuolo , non abbiano ancor curato di eden--
dere il beneficio, c la pratica de’ concimi su tutto il re frante •
del territorio Reggino . Quivi non vi ha che alberi di ulivi,,
e di gelfi, e vigneti , che per lo più fono educati tra l’arc-
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Delle Calabrie. 363
na, e la fabbia; e v’ha così poca cura per ottenervi copia di
biade , che noi trovammo efattamente vera a giorni noHri
quella fletta definizione , che di quefti luoghi fece il grande
Aurelio Cujfiodoro , uomo Calabro , e Secretarlo di Stato di
Teodorico Rè de' Goti . Non è un argomento di cordoglio il
vedere che nel fecolo XVIII , fecolo, che chiamano illuminato,
e in cui fi prefume tanto su i progrefli , fatti dallo fpiri-
to umano nell’ arte* agraria , le cofe fieno ancora in quello
Hello non laudevole flato, in cui erano in quel medefimo fe-
colo V, che noi con troppa franchezza ofiamo di chiamare
barbaro ? '
Reo aio .
& o
1040. 'Giugnemmo a Reggio . Non fi pub fenza turba-
mento profferire un nome, il quale ora altro non fuona, che
mina , e che , fenza tema di querele grammaticali , a nolìri
giorni non risveglia nello fpirito , che l’idea reale di quello
Hello rivolgimento , e squarcio , da cui in altra età s’ inge-
gnb Efchile di trarre il nome di Reggio (1).
104.1. Saremmo poi ben femplici , fe , per rammentare
le fpente glorie di tale città , ci lafciaifimo forprendere dall’
imponente voce AJcanuzio (i)j e dovremmo abbondare di ozio
per agitare la vecchia , ma inutile queflione , a quale delle
otto città, che portano il nome di Reggio (3) , quefia voce
Zza fi ap-
(1) Strab. lib. 6.p. 396.
(i) Vtdì Giufcp. Ebr. antiq. Judaic. I. 1. e Sertor. Quattrini, n. idi,
in Barr. lib. 1. c. 1.
(3) Thonuf. Aceti ennot. in Barr. lib. 3. t.l. ». r.
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Istoria dee tremoto
'M
fi appartenga ; cediamo poi di buon cuore a coloro, che fanno
mediere di voci , l’efame de’ grandi, e moltiplici nominativi,
attribuiti a quefìa città (1). Conviene al filofofo il non igno-
rare le clamorofe dicerie de’ filologi , ma non è noftro indi-
tuto di far mercato di tal merce , la quale è oramai fallita .
Altronde non le antiche origini , non la lunga potenza , e non
lo fcorfo vario fato politico di Reggio ora far dee la noftra
occupazione j forfè tempo verrà che faremo degna commemo-
razione d’ una città , che può occupare fpeciofo luogo nella
Storia del Regno di Napoli . Ciò , che ora ne internila , è
la fua ruina . Noi non Tappiamo a qual grado giunfe mai
quella deflazione, che fi produlìe in Re gaio dal tremoto , av-
venuto nel conflato di L. M. Filippo, e di Giulio Cefare : de-
flazione, che fu poi emendata dalla benefica mano di queft’
ultimo, in memoria di cui Reo aio J;iìi0 venne quindi appellato $
Tappiamo fol tanto che quefta città ora è divenuta inabitabile .
io.fi. Il tremoto del dì cinque ne cominciò il guado
fatale : continuollo quello del dì fette di Febhrajo : quello poi
del dì 28 di Marzo vi appol'e l’ultima mano. Non vi ha cafa,
non vi ha chiedi, non v’ha edificio pubblico , o privato, che
non fia ditto o ridotto in frantumi , o difciolto in maffe in
parte minanti , e in parte percofle in modo , che un uomo
prudente non può per là entro f ffermarfi fenza palpito , o fen-
za pericolo .
I0+3- Egli è vero che vi fi veggono ancora alcune par-
ti di pubblici , e di privati edificj in piè ritte, ed efidenti ; ma,
come già dicemmo , è ben a temerli dell’ apparente efilten-
za
(»} Jofcph. Morifani ìnferi pt. Regina p. 327. $.17. ». 69.
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Delle Calabrie. 36 5
za di quedi miferi avanzi del furore della natura. In Re agio
non avvennero que’ terribili rovinj , e quel compiuto annien-
tamento, in cui caddero in altre parti della Calabria ultra egual-
mente le buone , e le cattive fabbriche j ma mal grado que-
lla difcretezza della natura, non è perciò che quello , che qui
rimane , eller polla di miglior ufo di ciò , che altrove più
con elìde .
1044. Comprendiamo bene che parrà a prima fronte du-
ro il non valerli di ciò , che ha faputo tener piede nella rivo-
luzione filka accaduta: ma, quando fi rifletta alla difficile , e
non ferma alleanza , che fuole fìabilirfi tra gli avanzi antichi,
e le codruzioni recenti , vedraffi' aliai chiaro qual poco conto
far fi debba di quelli rimafugli in, un fuolo troppo frequente-
mente velfato da’ tremoti : circodanza tanto più degna di non
eller perduta di mira , quanto è molta la parte , che può pren-
dere un fuolo infedele , e refrattario , per follecitare la diffida
tra le fabbriche di epoca diverfa . A ciò fi aggiunga che font-
ina converrebbe di elfere la diligenza , che ulàr fi dovrebbe nell’
efplorare rigorofamente lo dato de’ fondamenti ; elfendo ben
ragionevole il fofpettare che in un cafo di tanto rivolgimento
non abbiano potuto rimanerfene indifferenti e fode le interne
parti della terra, fulle quali poggiano quefti fondamenti. Final-
mente è degno di elfer tenuta in villa l’inutile, anzi la non
prudente altezza di cotedi avanzi di fabbrica, in luoghi , ne
quali dovrebbe ormai per tanta efperienza elTer chiaro che
1’ altezza degli edificj è nociva .
1 ^45. A tutte quefte ritleffioni non farà inutile 1’ aSSu*-
gnerne un’altra, che può tener luogo di fatto. Da tutto il con-
te do
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-66 Istoria bu tremoto
tefto delle illazioni , che fi defumono da’ danni immenfi .av-
venuti altrove, v’ha tutta la ragion di. credere che la ruina
di Reggio farebbe fiata affai minore , fe quella . folle dovuta
elfere proporzionale alla fola intenfità dell’ attività non prima-
ria , con cui quivi giunfe il tremoto , e fe quella forza me-
defima non . avelie ritrovata ne' fondamenti , e nel fuolo di Reg-
gio già flabilita una magagna , e una viziofa difpofizione a
crollare . Quella propofizione fembrerà dimollrata , quando fi
confidererà che fino dal 1780 Reggio è fiato in un quali per-
petuo tremolio di terra : cicofianza , che pruova piucchè ba-
fiantementc in quale difordine , e in quale fecreta imbecillità
dovea no trovarli le bafi delle fabbriche , e l’ interno fiato del
fuolo di Reggio .
1046. Parrà forfè a taluni efiranea.al nofiro inftituto
quella licenza j ma noi riguardiamo come propio dello fteflò
nofiro infiituto tutto. cib, che nafee da’ funefii fonti dell’ oc-
cafione di quefta ifioria , e che pub contribuire al bene de’
nollri fimili in un cafo così infelice , e memorando.
1047. Il fenomeno lignificante , avvenuto in Reggio , è
quello della mutazione fucceduta nella firada, detta de’ Giun-
chi. Quello fito giace rafente il mare su la man diritta di chi
volge le fpalle alla città . Quivi fi aprirono molte fenditure ,
dalle quali contra l’ufato, sgorgarono acque torbide, e d’in-
grato odore , per quanto ne venne riferito . Lungo la fpiaggia
conterminale a quello luogo vi erano molte officine, fiabilite
per trarre da’ bachi la feta . Il mare dianzi baciava quelle
fponde ; e ne’ tempi più te mpe fio!] gli ordigni , ivi giacenti ,
rimaneanlì a coverto dagl’ infiliti delle onde .
1048.
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104.8. Ne’ fatali momenti del tremoto fi mutò talmente
l’afpetto antico delle cofe , che il mare traboccò le fponde ,
c le inondò afegno, che dovettero di là toglierli gli ordigni
da feta , e tralportarfi altrove : nè già fi creda che quell’ al-
terazione folle durata ne’ foli momenti della rivoluzione j ma
per l’ òppofito ' efla è tutt’ora durevole, e il mare fopravvan-
za quali per l’ altezza di due palmi l’ antico ■ livello della
fpiaggia .
1049. Reggio è la parte più ridente, e faiutifera d’ una
regione , che fa la fronte dell’. Italia, e ’l termine del Régno di
Napoli dal lato del mezzogiorno occidentale ; Reggio , la Ca-
tana , e 1 promontorio Ceni dio fono le porte, che aprono l’ in-
golfo del martirreno a coloro , che vogliono pervenire a noi
per la via di Melina , e del Peloro . Quelli tutti fono luo-
ghi , il buon elTcre de’ quali intereila aliai da vicino il bene
dello Stato Elfi tutti fono per • noi ciò , che per l’ altra parte
del mediterianeo fono le- gole di Colpa.
1050. Reggio non ha conferm ata dell’ antica fiia gloria , ,
che il nudo, e vano nome; Si è da taluni fermo che godet-
te un tempo il -vantaggio di due belli porti: ora non ha che
appena una fpiaggia , .iti ' cui non ' poflono rimanerfene ricovra-
t i , che i foli piccioli legni $ e ciò pure non fenza pericolo , ,
quando il mare è in forte- tempeda .
1051;- Le ftrade della città furono quali tutte finiate a’
pendìo troppo » feofeelo : • effe fono : tortuofe , e ftrette a norma
del gallo dell’ antichità : circo danza, che ora tende pericolo- -
fo il camminarvi per entro , c imprudente, il trattenervicili a
titolo di ollervarne le ruinc . • Nelle- fabbriche non v’ ha ca- •
-<;8 Istoria dei. tremoto
ratiere nè bello , nè regolare , nè graziole) . La Cattedrale pe-
rò dovea e (Ter bella , e magnifica . La Chi e fa , che fù degli
Efpul/i, era regolarmente, e indegno modo edificata. Il Con-
vento de’ Padri di J1. Domenico era un faggio di architettura
Gotica . I muri , e ’l re (Tante della città, fentivano un poco
troppo il pefo della vecchiaia . .
1051. Le arti belle ebbero qui lunga fede ; ma però a que-
lle , che efuli fe ne fuggirono , fuccedettero le arti del fufo , c
della fpola : trattine quindi i lavorìi di lana, e di (età, e di
non molto lino , tutto il refto de’ meftieri , che fono gl’ iftru-
menti della pubblica utilità , è quivi ignorato , o negletto . V’ ha
copia di agrumi, e fe ne fa utile commercio . Vi ha ottimo vi-
no; ma, egualmente che l’olio, non fa ridurli, come richiede-
rebbe la natura de' luoghi , a genere atto ad accrefcere i fon-
ti della ricchezza generale. Qui tutto in fomma fi rii ente del-
la perdita del carattere di Metropoli , e della lontananza dalla
Capitale . Vi fi vive fo pirando lulla inutile , e vana memoria
di una grandezza già (penta, e nulla fi tenta per ufeir d’ ozio,
o per meritare una forte migliore .
1053. NeJ Rame , fegnato col numero LVII , potrà of-
fervarfi un qualche fegno delle rovine , avvenute in Reggio .
Acre , e tremoti .
1054. Dal di z8 di Moggio , che partimmo da OppiJo,
fino al di due di Giugno , che giugnemmo a R-oaio , vi fu-
rono varie (colie di tremoto. La più fenfibile , che fentimmo
a Cofoleto , fu quella, che notammo nel numero 850. Stando
fulla
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DeIle Calabrie* 369
fulla rupe di J1. Crijlina ne udimmo un’ altra affai veemente,
ed era il di chiariffimo . A Scilla fummo fovente fcoffi , e
per lo più fenza rombo . A Reggio nella piena notte del di
due di Giugno , e full* alba del dì tre vi furono replicate feof-
fe, l’una delle quali fu così attiva, che lafciò la terra in una
lunga, e lenta trepidazione. Ciò, che merita di avvertirfi, fi
è che l’aere era fereno , e ’l mare placido, e tranquillo.
* * * *
Provvide cure del Governo .
1055. La compafiionevole tragica feena di que’ tanti , e
sì orribili infortunj , che finora efponemmo , riduffe nelle più
difperate fituazioni tutta la popolazione della più fertile, e
più bella parte della Calabria ultra. Non vi ha forza di dire,
arte non vi è , che bafti a efprimere in equivalente modo
tutta la durezza di una calamità , che nella linea delle pub-
bliche fventure può bene confiderarli come la maifima , e che,
negando qualunque sforzo al coraggio , e inutile rendendo ogni
umana prudenza , alla {iella guerra , e alla pefiilenza medefi-
ma per fierezza non cede . Da ciò fi vede che nel graziofo
Regno di due Principi Augusti fi è, a giorni noftri, prefentata
la più amara , e lagrimevole fatalità , che unquemai fieli ve-
duta , e compianta j e quindi è facilifììma cofa a capirli da
quale profonda , e altillìma conti-illazione folfero fiate forp.e-
fe , e cinte due grand’ anime , le più belle , che la mano dell’
Onnipotente donar potea alla pace di quelli Regni , e alla nollra
profperità . Aaa 105$.
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Istoria del tremoto
37°
10513. I fammi mali richieggono forame provvidenze;
e '1 f elice evento di elle non puh fperarfi , fé non quando fe
ne affidi la cura a uomini del genere di quelli , che nati a
for gallare i termini ordinarj , preferirti dall’ umanità a’ talenti
fubalrerni , fanno con egregio intendimento fuperare mirabil-
mente gli oft acoli più difadrolì ; e , non rispettando nè peri-
colo , nè (lento , giungono alla rara felicità di renderli mag-
giori di fe fteffi , e dell’ imprefa , che fatto la lor fede alla
loro nobile follecitudine li commette. Quindi fra le memora-
bili, e favillarne provvidenze, date dalla Sovranità , onde ap-
piedar compenfo a tanto infortunio , memoranda fia fempre
quella di avere preferito un uomo equivalente al gran bifo-
gno, qual’ è S. E. il Signor ]). Francefco Pigna tei li , e di averlo
di tutta la poffibile autorità decorato , perchè degnamente
avelie potuto e portare la benefica affi (lenza del trono falla
defolata Calabria , e compiere in ella tutti gli amoroli prov-
vedimenti efeogitati per riftorarla.
ro57. La pallida fame infierì da per tutto, e fu la pri-
ma delle tante rabbiofe feguaci , che li unirono al terribile
difadro. Dove che il foqquadro fu compiuto, mancarono non
falò i generi, ma anche le officine neceifarie alla preparazio-
ne del vitto quotidiano. La cura primiera fu dunque quella
di richiamare l’abbondanza, ove incrudeliva la miferia , e la
fame ; e quindi con una inefprimibile predezza , e dalla Ca-
pitale , e dalle vicine provincie li eftralfero , e in genere , e
in lavoro, fomme ingenti di materiali da vitto; e,quafi cort
una velocità famigliarne a quella del penderò , li accorfe al
grand’uopo, e tofto fi vide efpodo al pubblico comodo quan-
to ba-
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Delle Calabrie. 371
ro badar potea in tante angufìe circodanze a fodenerc la mac-
china , e diminuire il fendo del comune dilaftro, facilitando
i modi da giovare la languente vita. Si fecero immantinente
coftruire i mulini, e formare i forni; e, antivenendo a qua-
lunque ulteriore fconquallo , 11 fece da per tutto tenere a ri-
fervo molta copia di materiali da vitto, di farinate di pan
bifeottato , perchè la pubblica annona avelie porut’ in ogni tri-
do evento rimanere afficurata . Non vi fu angolo della di druttH
Calabria, ove non folfe pervenuto un qualche foc cardo , gene-
rofamente cùbito dalla pietofa marto della Sovranità . E non folo
ne’ primi dì della fatale fventura , ma per lufigo tempo anco-
ra , indicibili turbe di miferi languenti furono caritativamente
accolte, e fodenute in vita colle fofhnze del Trono. Final-
mente, perchè l’umana malizia non avelfe in alcun modo po-
tuto infultare alla comune difgrazia , li prefero tutte le più
efficaci miture , onde tenere a freno l’ altrui avidità , e rende-
re l’acquido de’ comeftibili facile, retto, e non incomodo tré
al venditore de’ generi , nè al compratore .
icjS. Nè a ciò dolo fi attenne la carità fovrana . Alla
bell'opera delle particolari fovvenzioni , didribuite e in vit-
to, e in vedi, e in moneta a’ miferi , fi aggiunfe una munii
licenza di più valla edenftone ; e quindi furono con ragiona-
ta liberalità foccorfi e co’ generi, e con danaro i luoghi più
danneggiati . Si ebbe l’ avvedimento d’ inculcare a’ Baroni di
avere la più pronta , e amorosa cura de’ cittadini de’ loro feu-i
di ; e nell’ atto detfo furono alle tini regie larghi fuffidj da’
fondi della regale munificenza fomminitìrati . Nè in tanta:
e fTulione di clemenza fi ebbe cura della fola popolazione Ca-
A a a 1 labi a ;
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37* Istoria dei. tremoto
latra- ma la graziofa beneficenza della Sovranità fi eftefe altresì
su quella (leda parte della milizia , che trovoffi involta nel
comune difallro ; ed oltre a ciò con fagace intendimento fi
attefe a provvederla prontamente di opportuni ricoveri , e di
tende , onde potere ficuramente foggiornare in una regione ,
nella quale i tetti erano o rovinevoli , o dirtrutti .
1059. Ne’ primi di della fatale difgrazia il mirare la
defolata Calabria , e ’l poter formare una efprefìa imagine del
più confufo , e orrido caos , parea che folle un atto folo . In
ogni cofa vedeafi trionfare il più compiuto , e compadrone vo-
le fcon juaffo . In tanto fpettacolo, umiliante per l’ umanità ,
ovunque giravafi lo fguardo , non ritrovavanfi che fol tanto
fabbriche polle a foqquadro , edificja metà didrutti, o a metà
rovinevoli , terreni o rivolti con modruofa elevazione , o la-
cerati , e prefi da fpaventevoli avvallamenti , ftrade pubbliche
perdute , e ricoperte da immenfi arantafii di rottami , frequen-
ti, e lunghe inondazioni , legni infranti , fuppcllettili , uomi-
ni , e bruti fepolti , e opprefti in miferando , e lagrimevole
modo tra un abillò d' infuperabili ruine .
1060. A tanti, e così univerfali rivolgimenti prodotti
dalla natura , la fola pictofa potente mano del Governo appre-
ttar Teppe riparo; e apprettilo mirabilmente coll’ opera di quel-
la flelfa truppa delle nuove Compagnie provinciali , che provvi-
damente era (lata raccolta, per fervire di difefa allo Stato, e
per ingrandire il numero di quelle braccia, le quali, in cafo
di odile furore, la dignità, e T ira del trono adoprar fuole a
ilruggere , e a punire un audace nemico. Maturamente quindi fi
ebbe cura di trarre pria dalla. Calabria ci tra , e poi dall’ ultra
tutta
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Delle Calai rie. 373
tutta coreda vigorofa truppa novella, e lungi dall’ armarle la
mano di finimenti didruggitori , e atti a ferire gl’ individui
della propia fpecie , fu provveduta di vanghe , di uncini , di
funi , e di tutt’ i ferri , e mezzi opportuni , onde potere sgom-
berare i rottami, diroccare i rovinevoli edificj, disotterrare i
cadaveri, ed eflrarre dal rovinìo l’oro, Targento , e tutta la
fuppellettile fepolta inelTo, e fperduta. Dicali fenza fofpetto
di adulazione, fu mirabile cofa a vedere i tardi nipoti de’ va-
loro fi Bruzj , e degl’ induflri abitatori di tal parte della Magna
Grecia comportar^ con tale, e sì collante intrepidezza, e fe.
deità, che non pub abbafìanza loiarfene il coraggio , con cui
fi efpofero a sì dillicile imprefa , la ratTegnazione , colla quale
fi predarono a’ comandi di que’ prodi Ufficiali , che in tanto
penofo impegno ne ditelfero le operazioni , e l’ottima fede,
colla quale religiol'amente cudodirono tutto ciò , che eid dalle
mine dilfotterravano.
ro6r. Da fomigliante felice operazione nacquero i più
efficaci , e utili foccorfi alla defolata popolazione » Si videro in
brievi giorni sgomberate le più vade rovine, riaperte le dra-
de , e facilitati i modi , onde poterfr la sbandata gente riunire,
e fovvemrfi a vicenda . Ritornarono al bene , e al comodo della
popolazione gir ori, gli argenti, le fuppellettili y i comedibili,
e que’ generi di prima rteceilità , che non erano dati o guadi,
o didrutti . Con ciò fu a ciafcuno fedelmente redimito ciò,
che la rapace mano della comune disgrazia avea , per cosi dire,
furato, e fepolto ' e quindi miUe modi fi offrirono, onde po-
terli mitigare l’ailannofo fenfo delle rimanenti perdite fatte, e
porli in illatodi condurre una vita meno languente, e piu agiata,
1061,
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37+
Istoria s u.f tremoto
1061. Una delle più follecite , e gclofe cure In tanta
difficile imprefa fu quella d'invigilare fulla forte delle fcrit-
ture , il cui finarriniento avrebbe potuto produrre irreparabile
torto, e difordine agl’ intere® de’ particolari, e alla pubbli,
ca fede . Quindi non fi lasciò cura intentata , onde potere
efirarre da’ diroccamenti , e confervare al bene dell’ordine fo.
ciale tutte le fchede, tutt’i libri, e tutt’ i documenti di na.
fcita, di contratto, e di pubblico regi Aro. »
1 06 3. Ma nell’ atto , che sì pronte , e sì belle azioni
produfiero il bene de’ fuperfiiti , furono anche delle quelle^
che tutto a nudo mofirarono l’atroce fpettacolo della ftrage ,
che morte avea operata fu gli uomini , e su i bruti . Quin.
di la cura della pubblica falute rifcoffe una provvidenza , che
fe cominciò dall' orrore , terminò poi col porre la vita di
tutti in làlvo da i pericolofi vapori di tanti corpi imputriditi J
e a difpetto non meno delle querule voci del volgo fconfi-
gliato , che del ribrezzo di apporre le mani filile lacere fpo-
glie de’ proprj limili, fi venne all’atto d’incenerire j cadave-
ri di quegl’ infelici , che giaceano fotto le rovine infranti ,
a metà corrotti , e privi di condegno fepolcro ; e ne covrì la
leena dolorosa una densa, e perpetua nube di profumi , giu-
diziofamente adoprati per refifiere a’ fatali effetti del fetore .
E ficcome la tremenda rivoluzione fi efiese a turbare anche
il l'acro afilo degli efiinti ; così fomma convenne che foffe la
cura di tener cuftoditi fomiglianti caiavcrofi , e nocivi ricet-
tacoli della miferia umana , affogandone le squarciate fauci
fotto di ampie , e ferme malìe di materiali , atti a impedire
il velenoso fiato della putrefeenza .
1064»
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Delle Calabrie; 375
1064. I miseri fuperftiti poteano affatto confiderarfi co-
me cinti , e perseguitati non folo dalla fame , da’ cadaveri , e
dalla iniquità di qualche vivente ; ma eziandìo dalla terra non
' più ferma, ma fpelTo mobile , e tremante, e dalla fierezza d’una
ftagione inclementi® ma, e tutta a lor danno rivolta. Quindi
ncn può abbaftanza ridirli quali pene avelie mai l’ amica , e
benefica mano del Governo durata per raccogliere una popo-
lazione finarrita , e ridotta quafi a quello Hello fiato ferino ,
da cui la ragione, e la prudenza tirò l'uomo dalle selve , e 1
condulfe alla società. Si dettero le più vigorose provvidenze,
onde poter covrire le afflitte genti , e non solo dalla Favaz-
zina , dalla K.ianura , da Scili j , e dalla Serra , ma da molti, e
molti luoghi della Provincia li eftrafiero voluminose quantità
di tavole, e di tutt’ altro materiale , che in tali anguftiiTime
circoftanze , riuscì di ottenere per comporre afili , e baracche.
Si ubarono tutt’ i più forti antivedimene per allontanare le
conseguenze della miseria , e del disagio f e non fi lasciò cura
intentata, onde proccurare sedi migliori alla popolazione . Si
cofiruirono per tutto ampie baracche per utile de’ languenti ;
e la carità del Trono accorse per tutto a rifìorare i feriti ,
e richiamare i semivivi alla smarrita salute .
1065. Ma di ciò non ancor paga quell’ adorabile mente,
che prefiede al bene deT proprj regni , volle che nuova forma , ed
ordine nuovo fi defle a tutte le abitazioni j quindi fi prefero
le piu avvedute mifure alfine che ove tutto la natura difiruffe ,
la mano dell’ uomo ergdle in più ficuro , ma umile modo,
edificj tali , i quali fe non potranno iufingare la vanità delT
uomo, non faranno però atti a infidiarne la vita.
io56-
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37ó
Istoria del tremoto
1066. Ma fe grandi oltremodo furono le cure della pub-
blica autorità per ridorare i fuperditi, indicibile, e (upremo
fu poi il zelo , con cui fi attefe a proccurare il culto dell’ Ai-
tili! mo , e a riordinare gl’interrotti ufficj di quella pietà , fenza
la quale i fuggentiflìmi falfi beni della vita fono un perpetuo
mezzo di vizio , e di male , e fenza cui non vi ha focietà ,
che polla dalla onnipotente mano di Dio Signore attenderli
profperità durevole , e giuda .
1067. A cure così laudevoli , e memorande prefedere
fi vide la giudizia più incorrotta, unita con ammirabile lega-
me alla più dolce pietà , alla compalfione , e alla clemenza .
E per compiere degnamente rutta la grand’opera, la Sovra-
nità slentò , e fofpefe i nodi di que’ neceilarj vincoli', a’ qua-
li in ogni ben regolata repubblica è lòttopoda la ricchezza
generale, per fomminidrare al Trono i mezzi, onde potere
aver cura della dignità dello Stato , edere vindice della forte
delle divine , c delle umane cofe , e difendere le fortune , e la
vita de’ fudditi . Iddio clcmentifiimo donatore de’ beni felicitò,
e benedille la degna imprefa , e i voti di due Principi Augudi ;
e finalmente rinafeer fi vide fulla defolata Provincia quella
pace, che codò tanti lòfpiri al bel cuore di Ferdinando,
e tale affannofa follecitudine all’ animo ammirabile dell’ Augu-
da Maria Carolina, che non paga di cofpirare alle vade,
e incedami mire del trono , diede a Colui , per le cui mani
tante nobili , e dilficiliilìme imprefe fi efeguirono , tali fegni
del fuo pietofo , e intenfo attaccamento al bene della mife-
randa Calabria , che il pubblicarne i facri caratteri formar po-
trebbe al cofpetto de’ contemporanei , e della poderità il più
glo
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Delle Calabrie. 377
gloriofo monumento della clemenza r e della grarrdiofità d’ un’
anima nata ad onorare il trono.
* * * *
106&. Nè fenza le debite lodi Iafcerem noi un uomo
facro , e venerando pel fuo molto fapere ,- e per l’ integerrimo
duo cofhrme . Quelli è il R. F. Alberto Capobianco , Arcivefcovo
di Reggio . Egli , in una età oramai dechinante , accorfe al fo-
ftegno del fuo gregge con una rara pietà , e profufe con efem-
plare beneficenza tutto il fuo cuore , e quanto dalle fue for-
tune gli fi permife di prolondere in fuffidio de’ raiferi , e de’
languenti .
1069. Quella fleira legge di giuflizia , che pe’ doveri
della ftoria, ei ha finora obbligati a non tacere cofà alcuna,
che merita di cffere tramandata alla memoria de’ pofleri , ci
obbliga a far degna commemorazione della generofa liberalità,
colla quale il Duca della GiarJia , attuale Principe di Scilla ,
accorfe al bifogno de’ cittadini de’ fuoi feudi .
E’ finalmente troppo giuda il non tacere che dovrà per
molta età rammentarfi con fentrmenti di alta ammirazione la
nobile magnanimità, colla quale nel Pizzo , nel feudo di Mi-
leto , e in quello di Francica furono ampiamente le pubbliche
eofe riflorate dalla Principelfa dell' Infanrado, degni filma Ere-
de di un cafato fempremai ricco di anime grandi .
Bbb MES-
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M E S S r N A
. » , . Stai magni nomi ni s umbra .
Lucan. de bello (hi. Li.
He mai diremo di te Zancle defolata*
Aiferire' che altrettanto or fei oggetto
di commiferazione quanto da imme-
morabile tempo già forti fplendida fe-
de di ammirazione , e di pompa , là-
rebbe dir molto , ma non fora dir tut-
to’. Natura' ti lafciò giacente in quel
vago feno di grazie che ornò co’ fuoi graziofi tefori ; ma
nell’atto che rifpettò i proprj fuoi doni,, ti denudò di tutte
le fuperbe fpoglie , che 1’ arte più indurtre in te raccolfe , e
infranfe le opere più viftofe , che la mano dell’uomo erette
avea fopra un- fuolo , che conferva fol tanto i favori di lei ,
e ’l pefo de’rimafugli d’ una illurtre ruina.
B b b a 1071
\
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jSe • Istoria del tremoto
1071. Tra gli errammenti della favola , e 1* infanzia
della ftoria non fa un uomo , che ami di non delirare , per
oftentar dottrina , rinvenire nè la vecchia origine delle voci
Zanclc , e Zancla , nè le vere occafioni del cangiamento di
tal nome in quello di MeJJana , e Me fina . Chi abbonda d' ozio,
e defiderio ne avelie , potrebbe a Erodoto , a Tucidide , a
Diodoro , e a Paufania indirizzarli , e vedere a quale di cfli
più gli piaccia di abbandonare la fua ragione . Per noi ba-
llerà il riflettere che MeJJina giunfe nell’ampio giro de’ fe-
coli a tanta potenza , cSie non ,iafciò giammai di reclamare un
diritto di primato fulla Trinacria ; e a difperto di quelle fu-
rie civili, che le lacerarono il feno dal XIII fino al XVII
fecolo , mal grado la fevizia di tre peftilenze , l’ una del 1 347 ,
l’altra del 1575, e l’ultima del 1744(1); e non ottanti varj
minacciofi tremoti, ella feppe refiftere a quella fuccefiìva , e
torbida piena dfdifgrazie, onde fu per fei fecoli tormentata, fenza
.crollare, ottentando Tempre la fua grandezza, e relittendo a
-quel fato, che finalmente l’opprefle nel di 5 di ¥ ebbra] 0 1783
con un terribile tremolo, avvenuto, fecondo alcuni , a ore 19,
e fecondo altri a ore 18, e minuti 48.
1 071. L’afpetto della naturale fituazione di Me fina coll’
ampio, e maettofo fuo porto è sì fattamente fomiglievole alla
figura della falce , che a taluni è piaciute di credere che da
ciò folle il nome di Zanclc derivato (i) . Col braccio occi-
dentale del fuo diftretto , che verge a /ottenutone , fi elìende
lungo
(l) Hifl. Getter, de Sictle par Mon/ieur de Burigny .
(a) Thucydid. Lib.Vl. Vocabatur autem prìmum urbi ab Siculii Zander
quia fpccicm falci* locus il habet . Falcem enim Siculi Zandon adpellam-
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lungo ri Faro fino al capo Peloro (i), che or dicefi Torre di
Faro . Tiene a dirimpetto 1’ antica Italia , che or forma tutta
quella diflefa di terre , che mena dalla Catana a Reggio , e a
Lcucopetra . Siede quali fignora di due mari , cioè di quella gola
del Tirreno , che rimane ingorgata , e confufa dalla vorticofa
Cariddi , e del Siculo , che fe ne corre fino a Taormina a de-
porre r ira f c le prede della fleffa fervente (1) , e vorace onda
{lei Faro (3); e giace placida fpettatrice degli ultimi confini,
che il Jonio .prefigge al fuo corfo nella ellrema parte meri-
dionale della Calairia , dopo averne tutta la colla 01 iemale
feorfa, e bagnata.
t 1073. Il porto è uno de’ più (iupendi lavori della na-
tura e per la fua ampiezza , e per la provvida cura , con
Cui in un mare fpaventevole , e famofo per l’ indole rea di
quegl’ infidi e voraginofi inciampi , che vi fi afeondono , eira
offrir volle un largo , e tuli (fimo afilo a’ naviganti .
1 074- In elfo l’ arte , e la politica hanno faputo prepa-
rare le più valide difeCe contro l’avidità , e l’odile ferocia
degli uomini ; e 1 benefico genio dell’ umanità vi ha fiabilito
un ampio Lazaretto ,.e vi ha eretta una torre altijfima col fonale,
per fervire di guida tra gli orrori della notte . Tutto quedo
fpazio di terra dicefi il braccio di if. Rainero . Delle due difefe
luna , che è la più ederiore , fi appella la fortezza del Sal-
vatore , l’altra, che più da vicino fignoreggia il porto , e la
città , fi chiama la Cittadella .
1075.
(1) Polyb. /. 1.
(1) Ifidorus , erigiti. I. 13. e. 1$.
1 (3) Cluvcr. Siili, ani. I. 1. t. 4. .. Kircher. Mund. fuùt, I. ì.
33 2 Istoria del tremoto
1075. Tutto il perimetro del porto è bellamente ter-
minato, e munito da una folida difefa di fallì ordinatamente
pofti, e con fimmetrica fuccedìone fintati in modo da fervire
di degni terminali tra ’1 mare , e la fufltguente pianura . Que-
fta fponda felciata , e giudiziofamente ornata di fontane , e
di fatue , diedi la Panchetta .
1076. A quella fuccede un ampio f radone , e infondo
di eflb li ergeva un eminente , e maeftofo teatro marittimo ,
che rapprefentavaC da una ferie di graziolì , e nobili edifìcj ,
i quali , per la efenCone di circa ottocento pafO , facevano ,
con un ordine predò che eguale , vaga moftra di fe Ceffi
lungo quafi tutto quel lato del molo , che procede dal palazzo
reale in avanti..
1077. Tra la difefa di quefr edifìcj prefentavanfi , quafi
in eguale dillanza, diciallette porte,, che, in grandiofo modo
elevate, prefavano il palio , onde potere per un falfo piano
penetrare nella città , la quale era divifa in ampie f rade , or-
nata di nobili cafainenti , ricca di fatue ,. e piamente di fa-
cri Tempj decorata. Tutta quefa fucceffione di belle fabbri-
che poggiava in su una fuperficie ,, che , elevandofi dolcemente
fui dolfo di varj piccioli colli , con infenfibile inganno , quali
nella parte maggiore mof rava di formare un piano folo ,
quando in realtà gli edifìcj erano lìtuati fopra baft di fuccef-
fiva graduazione , e di varia eminenza ..
1078. A ridolfo di tutu la città giacciono, non pochi
colli ben alti , che con vario giogo mofrano ulora di dege-
nerate in elevati monti: tra quelH Cedono, come in fegno di
Cgnoria fulla collegata , e fottopofa città , due Cali elli , l’ uno
detto
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Di Messina.
3S3
detto di Motta grifoni , l’ altro appellato Cal'tel Gonzaga .
1079. La collega2Ìone di tanti colli forma l’origine di
frequenti vallate ; e quindi tutta quella parte di città , che è
porta a pendìo fui dolio de’ colli , è frequentemente efporta
alla neceflità di predar libero il parto a i torrenti crtempora-
nei , che fuccedono alle dirotte piove , e che , orgogliofamen-
te radendo l' arenofo fuolo de’ colli , delle vallate , e della ftefia
città , corrono a gettarli , e a perderli nel mare .
1080. Vi ha nel diftretto del mare , che dal Peloro feorre
lungo l’afpetto di Mejfina , un ejìo , che chiamano marea , e rema.
Quello fenomeno è cotidiano , e fe ne ollerva il fluflò , e ’l fuc-
ceflìvo ritorno delle acque correnti , e vorticofe due volte al dì , e
non tre, come a taluno piacque di arterire . L’ impetuofo feor-
rere delle acque , 0 che s’ innoltrano verfo fettent rione nel Faro ,
o che di là riedano nel mare ficulo verfo il mezzogiorno , per
fremente che fia , non è d’ ordinario tempeftofo . Quando le
onde rientrano dal Peloro lunghefiò la direzione del porto, li
elevano palmi due , o circa j e quali per altrettanto fe ne abballa
il volume , e calano , allorché fe ne partono . Quello prerto a
poco è il confueto tenore, con cui in Mejfna procede quel
vorticofo mare . '
1 ic8i. Fino da’ primi di del F ebbra] 0 cominciò ad alt e-
rarfene l’ ufato corfo . Le marèe non erano efattamente rego-
lari da fei in fei ore : torbida , fremente , e oltr’ al cortume
feroce divenne la vorticofa cariJJi j e fpertò , anche allor
quando parea meno agitato il volume delle acque , li ortervò
crefcere repente il tortuofo giro di quel vortice , che que’ na-
turali appellano Carofalo j eia rema, quafi confufa e interrotta
nella
284 Istoria del tremoto
nella fua direzione , o arredarli per poco , e full’ onda feguà-
ce rialzarli , o aprirfi in mormorante , e rapidiilima concen-
trica voragine .
ioSs. A ciò fi univa un infoino ofeuro fremito , Ghe
quafi fi approifimava a un profondo, e lontano muggito j e ciò
o prccedea alla repentina conturbazione delle correnti, ovili
accompagnava , o la fulfeguiva. E per ultimo ficcome , al ri-
torno della rema dal Pcloro, l’onda, eferefeendo, lì alzava ol-
tre all’ordinario livello , e talvolta attentava di rifalire fu i fe-
gni terminali della fponda fekiata j cosi , all’ ufeir dal porto,
e nel ritentare le angufte gole del faro , lo sbafia mento foverue
n’era fuor dell’ u lato tumultuario, vorticofo, ed eccelfivo.
1033. Noi da molti udimmo, allor che fummo in MeJJi-
na t sì fatte cofe replicare ; ma oltre a ciò, che di lancio nto-
ftrò d’ indicarne il dotto noftro collega Dottor Gallo (1), ne fum-
mo pienamente affi cu rati da urr diligente oilervatore delle co-
fe naturali il Signor Abbate Sotìnr , anche notìro collega , e
uomo di tanto maggior conto , quanto è più awerfo alle illa-
fioni, e alla ferviti delle ipotefi.
1034. A tutto ciò aggingner fi dee un fenomeno , che
meritar potrebbe l’ attenzione del filofofo . Nel mar di Mtjì-
va evvi un picciolo pefee del genere delle S firme Que-
llo non fi prefenta , fe non fe in una data età dell’ anno f e
non mai , 0 rariffime volte fi offre all' avido pefeatore nella
fìag lo-
fi) Retatone ifltrict-fifica de terremoti avvenuti in MeJJina in qnejt
anno 17S3, preffo Giuleppe Stefano.
(.%) Gutiaa biji. pijitum gcn. 43 Efox p. 1 PS*
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Di Messina. • T 385
flagione algente ; e fe ciò avviene , è allor quando il cieco
feno di quel voraginofo pelago rimane fino dalle fue più cu-
pe fedi agitato, e concuffo. Non va mai folitario : erra Tem-
pre a turba vagante , e a ftuoli per l’ onda meno conturbata j
e forma uno de’ cibi non comuni nelle menfe più nobili , e
laute .
1085. Fino da’ primi giorni di "Febbraio , fuor di (Ca-
gione , e in qualche infolita copia un tal pefce comparve dunque
fui mar di Mcjfina. All’ apparir prematuro , e all’abbondanza di
tal’ efea gradita non fi fece attenzione nè da’ pefeatori , nè da’
cittadini $ ma la durata de’ tremoti , e i pofleriori (perimen-
ti moftraron troppo che cotefle innocenti e picciole turbe
del muto armento portavan feco il trillo annunzio diproffimo
tremoto . Di fatto collantemente fi olfervò che all’ apparire
de’ Cicirclli ( quello è il nome , che a efii fi dà in Sicilia )
fuccedette lempre il tremoto , o nel giorno , o nella durata della
notte . E quindi fu tale l’orrore, che il volgo ne contraile , che
quelli cominciò ad abborrire quegli fteffi non colpevoli viventi,
i quali fuggivano efuli , e fmarriti dalla conturbata profonda
lor fede ; e , riguardandoli come molefti nunzj di noja , e come
apportatori di lutto, giunfe a detellarli a fegno , che (pollò
li gettarono in mare qual preda ' inutile , e dannofa : tanto
l’uomo è facile a confondere ne’ Tuoi difallri le cagioni, e gli
effetti di quel danno, che opprime lui in quel modo fleffo , che
conturba tutta la innumerabile ferie degli efferi viventi.
1086. Per tutto quel tempo ,che fummo in MeJJtru, fi det-
te varie volte fomigliante combinazione^ e quindi llimammo
opportuno di far prendere dal Sig. Schiantarelli il difegno di
G c c tal
33$ Istoria del. tremoto
tal pefce , che può vederli nel Rame , fegnato col num. LXIII.
10S7. Abbiamo creduto fano configlio il non dividere la.
narrazione di quelli fatti finora defcritti, e il rapportarli con
un ordine fucceflivo , perchè fomiglianti fenomeni andarono
unto. del pari che può francamente dirli che il muggire, la
conturbazione della rema , lo fcomponimento maggiore de’ vor-
tici , V efcrefcenza , e lo sbattimento del mare furono collan-
temente in progrclfo offervati o come nunzi , o come- compa-
gni, 0 come fuccelfori de’ tremoti, che foprawennero; c ciò
in modo più , o meno fenfibile a mifura della piu , o me-
no attiva condizione di elfi . E ne’ cali , che grave tremo-
to fopravvenne , fu immancabile l’ apparenza di quelle fmarrite
turbe del pefce enunziato , che li videro errare lungo il tor-
bido , e concuffo volume delle onde .
* * * *
1088. Un fole tinto di pallida luce in pieno meriggio,
un apparato di fperfe, e fottili nubi, che con incerto , e len-
to moto pareano librate in un aere queto, e prefo da repen-
tina calma , e un mare quivi occupato da correnti torbide , e
mormorofe, ivi attorto da larghi, rapidi, e vorticoli avvalla-
menti , e per tutto fpirante un cupo fremito indili into , furo-
no i fegni ferali , co’ quali la natura, nel punto di fpiegare il
Ilio furore, turbò la forza degli elementi j e indi aggravò la
formidabile fua mano fui mare , fulla terra , e fu quanto in
etta vive» , e trovavali eretto dalla prudenza , o dalla vanità
dell’ uomo .
1089. Si fcnti la terra, per così dire , tremolare di or-
rore: e cominciò l’ uomo a impallidire , e lulingarfi che illieve
inci-
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-, Di'. Messina.. 387
incipiente tremoto terminato a femplicc {pavento , e non cf-
fcr doveto apportatore di danno ; ma fi ufcì torto dall’ ingan-
no fatale . La picciola ondolazione degenerò in un orribile , e
generale rivolgimento del mare , dell’ aere , e della terra . Quin-
di la funefta cagione di tanto difaftro in poch’ irtanti tra i
frequenti rumorofi fotterranei muggiti , e i replicati confufi
fcotimenti del fuolo , pofe a foqquadro moltifiime porzioni
del teatro marittimo : ertefe la fua forza fulle fabbriche più
proflìme : e fuccefiìvamente da’ fiti più baili lanciandoli su i più
elevati, o ne atterrò, o ne infranfe, o ne percoto non picciola
parte ; e, come fe per via fe ne foto fcemato il furore, giunfe
illanguidita nelle maggiori alture , e quivi o ineguale , o pochif-
fimo danno .apportò , o ficoto folo , e non fè crollare gli cdi-
fìcj . Ma quando fi fperava che fazia foto di tante ruine giù
prodotte , quella ftelTa ferale e devatlatrice -cagione lungi dal
rirtarfenc, tornò fovente a rinnovare gli attacchi, e di mano in
mano ciò, che pria sfuggì alle fue mire, cadde poi, e rima-
fe con una eguale mifura al fuolo adeguato , o miferamente
lacero , o a brani a brani fcito , e molìruofamente divelto j
tal che dal tempo , in cui cominciò la feroce azione fino alla
tarda fera non vi fu fe non perpetuo palleggio da una imper-
fetta , e breve quiete ora a una lenta trepidazione , o al tre-
mor manifefto , ed ora alle fcoto concufTìve , o a un tremoto,
mirto di elevazione, di avvallamento, e di moto vorticofo.
In tali miferabili circortanze li ville tra i gemiti , e i palpi-
ti ] e quindi non fi udirono che o muggiti della terra convul-
fa , o invocazioni di aiuto , o lamenti di moribondi , o fcro-
fcj , e rimbombi di fabbriche , che fi fcioglievano in rovine .
Ccc 2 ioyo.
jS8 Istoria del tremoto
1090. A dì così tremendo foprawennc notte più in-
faulìa . Verfo le ore fette , e mezzo la terra fu prefa da
tale , e sì profondo fcotimento , che parve tutta intefa a
fenderli , a rovefeiarfi , e nabilfare j e quindi la pallida , c
tremante popolazione , tra 1 muggito della terra , il fremito
de’ venti , e ’l fragore del mare , fentì percuoterli dal rimbom-
bo , prodotto dall’orrenda, e quali miivcrfale mina de’tempj,
de’ cafamenti volgari , e degli edifici più vafii , e più viltoli :
ed ecco in qual modo fu portato a compiuto termine quel
danno , che fi era tra elfi nel giorno , e nella fera comincia-
to a produrre .
1091. Non pafsò guari, e delìoifi quella mortifera , e de-
vaftante inondazione, che pofe a conqualfo le fortune , e la vita
degli Scillitani : fu anche allora che nella Torre di Taro il
mare produlfe guafìo , e dcfolazione, cerne più innanzi ve-
dremo ; e finalmente fu quello il momento , che riduce al com-
piuto grado quel grave difordine , che il marimoto , nato nel
primo tremoto del dì 5 di F ebbra} 0 , avea cominciato a ca-
gionare nella Panchetta di MeJJina ,
1092. Il giorno 7 di Febbrajo fu altresì memorando pel
tremoto avvenuto verfo le ore 22 , e mezzo. Non pafsò gior-
no fenza fentirfi de’ nuovi e forti feotimenti , fino a che fi
giunfe a’ 27, c a’ 28 di Febbrajo, giorni, ne’ quali fi rinnovò
l’ idea de’ primi gravilfimi tremoti . Si pafsò a Marzo , e ’l pri-
mo giorno di tal mefe fpiegolfi con uno fcotimento de’ più
gravi, e de’ più vivi. Si giunfe al dì 28 dello Hello Marzo j
e quando, per tante e tante fcolfe avvenute , potea nutrirli
lufinga che fi folle quali che tutto efaurito l’ammalfo di quel-
; : la
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Di Messina;
389
h. ferale cagione , che tanto inferocito avea j con univerfale
forprendi mento la terra fu prefa da tale e sì fatto rivolgi-
mento , che parea tutt’ ancor viva , e potenti filma quella della
forza , onde tanti già fcorfi difaflri erano dati prodotti . La
fucceilìva durata di così enormi rivoluzioni indebolì fempre
più la fcompoda mole delle fabbriche fuperditi ; e quindi , a
mifura de’ giorni , c delle replicare fcolfe , gli edificj andaro-
no di mano in mano incontro alia loro rovina .
1053. Il teatro marittimo fu il più malmenato nel pri-
mo tremoto del dì cinque . I fucceflìvi tremoti non fecero
che accrefcerne l’ incominciato ederminio . Ora non ne appare
fe non la facciata ederiore , ma rotta e percoffa in modo che
fembra flagellata. Tutte le interne diviiionì 0 fono dirute r e
nabilTate p o infrante , e a brani a bran'r difperfe . I corni-
cioni furono tutti percoffi : l’ unico , e folo iito , in cui relfs-
ro , fu in alcuni ritagli di fabbrica del palazzo fenatorio . Il
guado minore è offervabile ne’ luoghi , che fono al di là della
Vafca , o fa Bacino della Porta de’ Cannizzari fino a Porta
reale haffa . Tutta la rimanente fuperior parte fino al Palazzo
reale fu il fito de’ maggiori difadri . Noi ftimammo di dir
prendere dal Signore Schiantarella un efatto difegno di tutto il
teatro marittimo ; e può vederfene la miferanda ruina ne’ Rami ,
legnati co’ numeri LVIII , LIX , LX , LXI , LXII , e LXIII.
1094. Si unì a tanta feena di orrore uno fpettacolo
egualmente afflittivo , e fpaventevole . Alla caduta delle fab-
briche fuccedette l’ incendio : il fuoco de’ cammini divampò ,
e la fiamma 11 apprefe a’ mobili , a’ legni rovefeiati , e alle
dirute vecchie parti de’ cafamenti , Quindi a molti infelici ,
a’ oua-
A
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Istoria del tremoto
3$°
a’ quali riufcì facile lo {campare dal precipizio de’ faiTi , toccb
la difperata forte di rimanere vittima delle fiamme. Orribile
cofa a mirarli ! Chi cercava di guadagnar le alture de’ tetti :
chi li affaticava per arrampicarfi alle travi : chi or ad una ,
e ora ad altra fineftra affacciandofi , mifurava col guardo l’al-
tezza delle mura , per gettarvifi ; e ne rifuggiva fpaventato
dall’ evidente pericolo della caduta . Ma finalmente tutti vi-
dero approffimarfi la morte , invocando invano , coll’ errare di
qua di là , il defiderato foccorfo , impoflìbilitati a fuggire per
le fcale già dirute , ed egualmente privi di foraggio , e di
modo onde o gettarli dall’alto, o ricevere da’ cittadini , dagli
amici , o da’ parenti un ajuto qualunque in mezzo alla cru-
deliflima loro Umazione,
1095. La fiamma divoratrice fi eftefe intanto', con rapi-
do corfo da uno in altro luogo ; e a guadagnar venne tanto
fpazio , e tale irreparabile forza , che per la durata di fette
giorni riufcì vana ogni opera per elìinguerla ; e oltre degli
uomini , che vi caddero vittima , ne rimafero incenerite le
folianze di molti ricchiilìmi negozianti , e di non poche no-
bilillime famiglie .
1096. Nello Hello dì cinque cominci?) la rovina del gran
campanile , e di una porzione del profpetto del Duomo . Que-
fta crebbe in progreifo , e giunfe a quel fegno , che ora fi
offerva . Nel campanile , e nella facciata anzidetta vi ha
molto del gotico . Il Tempio eia chiufo , e non fummo al
cafo nè di offervare il guafìo in eflb avvenuto, nè di porre
occhio fui tìcco , e bell' altare maggiore compofio di pietre
dure , che vi fi trova , e su que’ lavori di baffo rilievo , che
l’ in-
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•*<*
DiMessina. 351
1T indudre mano di Ghagini vi avea nel pulpito fcolpiti .
Nel teforo di quella Chiefa vi ha copia di preziofi lavori
in oro , e iti argento , formati dal celebre artefice Gue-
v ara Melimele . Effi fono in falvo , e non vi ha fulla loro
faccia nè pure 1’ orma la più minima di quegli sfregi , o di
que’ guadi r che dal fulmine fogliono operarfi .
1097. Nella ruina del campanile merita attenzione un
bel fenomeno . Tutto quel lato , che da di coda alla gran Chie-
fa, è diruto: l’oppodo lato è magagnato alcun poco; ma ri-
mane ancora in piè ritto . La ruina è fatta a taglio , in mo-
do che la malfa , che ne avanza , rapprefenta là figura di un
triangolo ifofcele , di cui 1’ acuto vertice fi forma dalla fom-
mità , e i due lati fi rapprefentano l’uno da quello ,che è ri-
mafo elidente , e l'altro da quello, che fu fcido , e decima-
to, e che fi ergeva accanto alla Chiefa . L’altezza del campa-
nile è ecceiTiva : tutta la fabbrica della bafè è illefa ; quindi
è facile il vedere che quella forza, la quale opero fopra elfo
con moto a fcindere, e a modo di fendente , aver dovette un
livello troppo fuperiore , ed eminente: c i reo danza, che , fen-
za il concorfo d’un aeremoto , non avrebbe potuto accadere.
Si vegga il Rame , fegnato col num. LXIV..
1098. Noi vedemmo fovente in Mejfna altri fimili ac-
cidenti. Nel Rame , fegnato col num, LXV, troverà® ’ un fe-
nomeno fomigliante . Poco lungi da’ cafamenti della vecchia
zecca,, dabilita nel i<>a< , regnante Filippo IV, vi era una
cafa di mediocre elevazione: accanto a que da vi ha unapic-
ciola , e anguda drada , e indi fuccede un cafamento . La
parte interna della cafa nabifsò tutta , e cadde la ma® ma parte
delia
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* Istoria del tremoto
della facciata . Nello fcioglierfi il mutuo legame delle pa-
reti , una porzione della facciata , feparandofi dalle rimanenti,
rimafe intera, tagliata ad angolo acuto, e reclinata fui muro
contermino alla diftrutta cafa, e alla picciola ftrada interme-
dia . E ciò , che fa anche forprefa a vederli , fi è che l’api-
ce di quello pezzo di ruina è alquanto inclinato , e divelto
dalla rimanente porzione j e ciò non oliarne ripofa fui convicino
cafamento , e fulla bafe della fabbrica , recifa dal fuo tutto ,
fenza elfer mai crollato , mal grado le tante , e sì frequenti
fcolfe de’ tremoti avvenuti dal dì 5 di Fekbrajo in appreffo.
Tutto quello pezzo di fabbrica efibifce quella lìefia imagine,
che efibir potrebbe una mafia di quelle travi , e di que’ pila-
ftri , che fogliono apporli fulla faccia d’ una fabbrica maga-
gnata , per fervide di foftegno , e ripararne la ruina .
1099. Alla clalfe di quello Hello fenomeno fi appartiene
ciò , che fi ofiferva ne’ cornicioni del teatro marittimo , e in
quell’angolo del palazzo reale di MeJJina , il quale mira ver-
fo la Cittadella : dallo fconquailamento , che fi rapprefenta
ne’ Rami enunziati , è facile il vedere che molte ruine av-
vennero a taglio , fatto a modo di fendente . E’ anche de-
gno di attenzione il riflettere su ciò , che feguì quali in
tutti i tetti del teatro marittimo. Quelli fi trovano egualmen-
te diroccati , e divelti da su gli edificj dilìrutti , e da fopra
quelle lìelle cafe , le cui mura fono ancora in piè ritte , o
non fommamente malmenate . Nel palazzo fenatorio quali tut-
ta la facciata è rimala in qualche modo illefa ; ma intan-
to , prelfo che da pertutto , i tetti fono rotti , o divelti , o
minati . In quello palazzo vi era 1’ Aula dell’ Accademia de*
Peri-
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Di Messina.'
393
Pericolanti : lo flato delle cofe ora corrifpondc efattamente al
malaugurato nome , che portava , perchè 1’ Aula rovini) total-
mente .
1 1 oo. E per non avere a narrare ciò in luogo meno
opportuno , farà bene il foggiugnere un fatto , che fpetta a
quella medefima claife . Si ebbe nella ftefia Meffna un argo-
mento decifivo della frequenza , con cui l’ aeremoto unì la fua
forza a’ fovvertimenti della terra . Nel dì 18 di Marzo , due
ore circa prima del gran tremoto , fi udì picciola fcolla j e
quindi deftofli un veementilEmo vento, che degenerò torto in
aeremoto , col quale fu svelta , e di lancio gettata , e fparfà
fui fuolo la cafa di Cerafelli , la quale da’ precedenti tremoti
era fiata percoifa , e feonquaffata .
noi. Eravamo un di tra le mine di Mejfna , ed era
con noi il noftro Collega il P. Elifeo della Concezione . Nella
ftrada delle quattro fontane oilervammo mancato , e affatto in-
terrotto il corfo delle acque , che dalle medefime fontane fca-
turivano j e intanto appariva del tutto illefo quel materiale ,
ond’ effe furono comporte . Quivi ci fi parò davanti la piccio-
la Chiefa di if. Giovanni de' Fiorentini . Quella era del tutto
rimafa efente da ogni minima labe $ ma nelle due gugliate ,
che ne adornano la parte fuperiore de’ lati , ci colpì uno fpet-
tacolo del tutto eguale a quello , che era flato da noi olfer-
vato nelle due guglie della Chiefa della Certofa di S. Stefano
del Bofco in Calabria ultra . Dalla grandezza in fuori , la fi-
tuazione de’ pezzi paralleli era in tutte a quattro la rtelfa j e
la fteffifTima avventura era accaduta non folo alla loro fom-
mità , che jimafe tronca , e divelta ; ma anche alle lamine ,
D d d le qua-
3 94 Istoria dii trsmoto
le quali , per la forza del moto vorticofo orizzontale , erano
fiate allontanate dalla loro naturale fimmetrìa , e con recipro-
ca divergenza contorte , e porte in tale opporta Umazione ,
che le prime erano quali vicine a piombare giù : tanto ritro-
vavanfi fpinte e cacciate fuori del loro fello . Non iftimammo
di farne prendere il difegno , per non moltiplicare il numero
de’ Rami . Non è già che a quello folo fi riducete tutto il
numero di que’fegni, che in Meffna incontrammo, del terre-
moto vorticofo orizzontale . Potremmo ben altri addurne ; ma
quefto è così efpreffivo, che pub guidamente tener luogo di molti.
1 102. Troppo lungo , e nojofo farebbe il numerare rutti
i luoghi nabifiàti , o infranti . Balli il dire che i Tempj più
cofpicui furono o feonquafiati , o altamente lefi , o lievemen-
te percolfi . Oltre la ruina de’ belli edificj del teatro maritti-
mo , moltiflìmi cafamenti nobili , e magnatizj furono polli a
foqquadro, o gravemente maltrattati, o lefi . Le fabbriche
delle opere pubbliche non incontrarono forte migliore . Una
parte del grande ofpedale fu ridotta in pellìmo dato; il femi-
naria fu convertirò in un mucchio di fallì : la parte maggio-
re del convitto di educazione è un ammaliò di ruina ; e di elfo vi
ha una facciata intera, la quale fi è talmente dall’ uno all’altro
lato fiaccata dalle rifpettive pareti degli angoli opporti , che
rimane da quelle divifa a taglio con una ben larga fenditura :
quella comincia dalla parte più balla ; e , confervando quafi
fempre la rtelfa larghezza, accompagna tutta l’altezza del
muro fino alla fommità del tetto . L’ archivio della Regia
Udienza , e dandone diroccate le fabbriche , rimafe fepolto folto
le mine , ed efpofto a tutta l’ ingiuria delle acque , che copiofa-
men-
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Di Messina. 395
mente e per molto tempo piovvero in una inclementiffima
ftagione . Tutte le officine della pubblica annona , e tutte le
fabbriche , deftinafe agli ufficj della preparazione de’ generi
di prima neceffiti , furono dittante j e per colmo di affanno
difparve , e mancò 1’ acqua de’ pozzi , e tutte le fontane fi
dilTeccarono, e rimafero in quella fatale revoluzione della na-
tura affatto prive di umore.
1103. Ma a difpetto di tante rovine anche in Meffn*
fi videro efpreffi i fegni di quella ile ila o capricciofa , o gra-
ziola efenzione che dir vogliamo , la quale unte volte nella
Calabria ci fi parò davanti a farli oflervare . Oltre alle cafe ,
polle nelle alture , che , come in principio dicemmo , furono
molto rifpetrate, altre ne vedemmo , nelle quali o non vi era
fiata mina, o apparivano tra gli fteffi diroccamenti in parte
confervate .
1 toq. Ne addurremo per pruova alcuni efempj . Da pic-
cioli fegni di lefione in fuori , il Convento di Porto /alvo ri-
mafe libero da ogni difaftro . La cafa del negoziante Loffre-
do , ancorché avetre grave danno fofferto nell’ interno , ciò
non ottante la parte efteriore ne reftò così poco offefa , che
appena compariva toccata . A ciò li aggiunfe non folo la cir-
coftanza che quella porzione di Panchetta , che le tta a dirim-
petto , ìrrimafa illefa : e pure quanto le tta di canto , e quanto gia-
ce dal lato contermino alla porta Stella , detta volgarmente de’
Caffari , per tutto lo fpazio della ftrada de’ medelìmi , è uno
fpaventevole ammalfo di rovina. La porta della Dogana cin-
terà y e i primi edificj , che appajono lungo l’ interno di quella
ftrada , fono appena , e inegualmente maltrattati ; intanto e pe’
D d d 2 din.
Istoria del tremoto
$96
dintorni della via della porta del Sale , e da quel cantone , ove
giacque l’ infelice cafa de’ Carrozza , tutti gli edificj fono intera-
mente polli a foqquadro . Nella porta , che dicefi di MeJJina dor »
munte , vi ha una cafa , in cui quella porzione , che fu de’ Cal-
cagna rimafe tutta diruta: e per contrario l’altra, che fi ap-
partiene agli Ambroginì , non ha incontrato lo Aedo difaflro,
e fi mantiene ancora in piede . Nella ftrada , detta del caf-
fo , nell’ atto che tutte le cafe fino a S. Maria della Porta
0 interamente o in parte fono di (frutte , o magagnate , il
folo profpetto del palazzo della Principelfa di Villafranca è
rimafo illefo , e intero . Nel piano dello Spirito Santo , fuori
Porta imperiale , vi ha la Chiefa , e la cafa delle mona-
che dello Spirito Santo , e molti cafamenti , che o non hanno
fofierto grave danno , o ne hanno ricevuto sì poco , che a
molti artieri non fa fpavento il foggiornarvi . In una parola ,
è così vero che il primo tremoto non arrivò da per tutto
colla (Iella violenza , che fe a quello folo fi folTcro arredati
1 difadri , e altri tremoti non ne fodero avvenuti , fpecialmenre
nel dì 7 di Febbrajo , e nel dì 28 di Marzo , forfè Meffma
ora non farebbe , qual’ è , un miferando fpettacolo di orrore ,
e di sfasciume .
H05. Ma ciò, che all’evidenza pruova, che il tremoto
quivi pervenne come nato in altro centro, è il riflettere che
per grandi, che fodero datele mine, che viprodude, quede
non giunfero a quell’ enorme grado di violenza , e a quegli
orribili fowertimenti , de’ quali altrove tirannicamente parve
che dilettato fi fode. Qui non vedemmo nè malli di orrenda
mole elevati di lancio dalle parti ime alle fomme , nè edificj
int-
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Di Messina;
35>7
immenfi divelti, e trafportati come lieve piuma Ja uno in altro
luogo . Non vuol tacerli che la cupola della Chiefa del Pur-
gatorio , ruinando, sbalzò di piombo in su i tetti d’ una cala,
e la ridulle in rottami , e polvere j ma di ciò per altro non
è da tenerli molto conto, per additare il tremoto di sbal-
zo , quando fi ridetta che le pareti della cafa erano aderenti
alle mura della Chiefa , e in confeguenza inferiori , e imme-
diatamente alla cupola fot topo Hi .
iic6. Si potrebbe forfè con più ragione fofpettare che
nelle ruine del teatro marittimo vi folle fiata una Ipecie di
terremoto di sbalzo , come parea che potere defumerfi dalla
caduta di que’ falfi , che piombarono negli orli della Panchet-
ta , e quindi nel mare , come or ora diremo j ma trattine
quelli foli efempj , non è facile il trovarne , o addurne degli al-
tri . Dall’ additare ciò , non è poi noftro penfiere di alferire che
in Mejfina non fienfi fperimentati in qualche modo alcuni di que’
fenomeni , e di que’ danni medefimi , che nella Calabria fi oflfer-
varono. Noi pretendiamo folo di mofirare che quivi il tremoto
giunfe così fratto, e debilitato, che ne apparvero i foli rimafuglij
e che, per così dire , vi fi vide l’ombra fola di quel corpo, che
altrove lece tanta , e sì formidabile mofira di fe Hello . E ciò
fembrerà tanto più ragionevole , quanto è innegabile che quivi
non vi furono nè monti ridotti in frantumi , nè valli conver-
tite in monti: non vi fi aperfero voragini j e non vi li vide-
ro furte dal cupo feno della terra improvvife , e fterminate
moli di creta , o di arena , come con no Uro raccapriccio di
palfo in palio olTervammo per quelle parti della Calabria ultra.
delle quali tenemmo ragionamento .
1107*
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558 Istoria del tremoto
1107. Quello però , che mette in pienilfirca luce quello
punto , è 1’ enorme differenza , che palla tra le fabbriche tut-
tavìa elìdenti in Meffna , e quelle, che fono affatto diflrutte
in Calabria ulna . Per tutta la grande diftefa , che vi ha non
folo da Rifar no a Pvlijlena , Terranova , Oppi do , S. Crijìina,
Si lizzano , Cufoleto , i due Sinopoli , e loro dintorni ; ma al-
tresì da Soriano ad Arena , Borello , Gioja , Orafi , e Baimi
non vi ha più orma di labbrica , ed è cosi raro il trovarvi
qualche rimafuglio di edificio , che il rinvenirlo può riguar-
darfi come un fenomeno ; e di fatto in tale afpetto ciò fu altrove
da noi confiderato . Di fomigliante foqquadro , che può bene
approflìmarfi all’ annichilazione , non poflìant dire che vi foffe
fiato l’eguale efempio in Me fina.
1 1 o3. In que’ luoghi della Calabria , che tefiè nominammo,
non vi fu fabbrica nè alta , nè umile , nè di terraloto , nè di
mattoni, nè di pietra, che averte faputo refiftere all’orrendo
nabiffo ivi avvenuto; e indi (fintamente le buone, e le cat-
tive ebbero uno fi elio , e comune fato . Non vi furono nè
angoli , nè volte , nè archi di fona alcuna , che averterò po-
tuto refifiere alla rovina , e fervire di feudo , e di riparo all’
opprelfa popolazione. In Mejfna per l’oppofito, a difpetto del-
l’ enormi, e gravirtime rovine accadute , era norabiliffima cofa
a vederfi che anche in mezzo agli fieffi più forti feomponi-
menti delle fabbriche dirute , o maltrattate , quali da per tut-
to gli archi erano fiati 0 poco , o niente lefi ; anzi ne in-
contrammo di quelli, che apparivano perfettamente ancora in-
teri . Di ciò fe ne vedeano i decitivi documenti non folo
lungo tutta la firada , che da Porta reale conduce al grande
fpe-
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Dt Messina.
399
J 'pedale , ma anche per tutto il cammino , che mena agli edi-
ficj laterali del quartiere de’ Cajfari , e della diruta chiefa
del Carmine maggiore .
ii 09. A tutto ciò li aggiunga che la malli ma parte delle
porte pubbliche , e private ne rimale illelà . E ciò è cosi
vero che fpelfo ci riufcl di offervarne ancora intere ed efi-
flenti , nell’ atto che le fabbriche fuperiori , e le fieffe fac-
ciate delle cafe giaceano o difciolte in frantumi , o a metà,
diroccate. Di tale fenomeno ve n’ha frequenti efempj nelle
fi die ampie , e ben coftrutte porte del teatro marittimo ; cofa
che può facilmente rilevarli da’ difegni , che ad arte facem-
mo prendere degli avanzi di que’ viftoli edificj .
ino. Nel chiudere quello articolo non farà vano il no-
tare che francamente può alferirfi e (fervi Hata tra’ luoghi , che
Hanno da Scilla , Cotona , e Reggio fino a MeJJina , nella ra-
gione delle ruine , preiro a poco quella Helfa differenza , che
vi ha tra’ difaffri , che s’ incontrano da Rofarno , fino a Ni-
cotera , Tropea , e Monteleone : tanto egli è vero, che il gra-
do , e ’l numero delle rivoluzioni andarono decrefcendo a mi-
fura , che i paeli erano lituati in di danza maggiore 0 mino-
re da quelle parti della Calabria ultra, che furono le fedi del-
le mainine , e più compiute rivoluzioni .
• ' t t . .
Del primo mavimoto .
mi. Se fomma confiderazione meritano i gravitimi di-
fallri, che li produffero non folo dall' aei emoto , ma anche dal
tremoto del dì cinque di Tcbbrajo , non è men degno di attenzione
il
4 co Istoria del tremoto
il marìmoto , che nello ile ilo fatale momento fi de db nel mare,
che bagna le fponde di MeJJina , di Reggio , del Cenidio , e
del Faro , e che fi unì col tremoto , e coll' aeremoto , cagio-
nando , collegati infieme , effetti diverfi , e cofpirando tutti a
formare un impeto folo . Nella fervida , e tumultuofa Carid~
* di , nelle rapide oppofte correnti , e in tutto il volume delle
acque, le quali inondano tutto quel vallo diflretto , fi concepì
un cosi valido , e formidabile fcomponimento , che , come fe
una forza potentiffima ne avelie percoffo il centro , e fcilfo
il feno per metà , il mare pria orribilmente avallandoli nel
mezzo , e indi in rapidifiìmi voraci fpire ampiamente nabif-
fardo, refpinfe per gli oppolli lati l’onda inarcata} e contale
indicibile violenza ne sbalzò i flutti ripercoflì , che trafeinan-
doli a invadere, e a fuperare tutta l’ellenfione del tranquillo
letto del porto , li sforzò ad ergerli incontro alla valida di-
fefa della panchetta , e a traboccar tanto al di li di effa , che
tutto lo fpazio , interpello tra quella , e le bali de’ grandi edi-
ficj del teatro marittimo , ne rimale altamente ove più , ove
meno inondato , e ingombro di marino limo , e di arena .
i ii a. Si accrebbe l’ orrore di un tanto fpettacolo dalla
ruina de’ cafamenti , e dalle gravi fenditure , con cui il ter-
reno della pubblica lìrada andò di tratto in tratto fquarcian-
dofi } tal che e per la terra , che fi apriva , e per le onde ,
che traboccarono dal mare fulla llrada medefima , e pe’ fafli , che
in copia o giù piombavano dall’ alto , e ingombravan tutto il
fentiero , o fpinti , e divelti dalle cime più eminenti sbalza-
vano di lancio al di là della panchetta nel mare , aperta fi vide
in que’ fùnefti momenti una feena di moflruofa e moltiplice
rivo-
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Di Messina;* 401
rivoluzione di natura , e fi trovò chiufb ogni patto alla fuga,
e allo fcampo .
11 13. Da MeJJìna a Torre di Faro vi ha la diflanza di
undeci miglia, o poco più; e da Torre di Faro al Cenidio vi
ha quella di quali un miglio e mezzo , quanta è la latitudine
dell’ interpofto mare tra’ due avveri! promontori del Peloro , e
del Cenidio , da cui fino a Scilla vi fono intorno a fei miglia.
Dalla (letta MeJJìna alla Cotona , luogo attuale di quel tranfi-
to , che in altra età faceafi per un tragitto più brieve , eli-
dente tra ’l Cenidio , e la Colonna reggina , vi è il tratto di
fei miglia . E finalmente dal Teatro marittimo fino a Reggio
vi ha pretto a poco altrettanto fpazio , quanto ve n’ ha tra
MeJJìna , e ’l promontorio Peloro .
1 1 14. In tutte le fponde conterminali al mare , che oc-
cupa i luoghi polli nelle di danze accennate , ove più , ove
meno , fi rifentirono gli effetti di un tale marimoto . Quivi
avvenne quello detto, che avvenir fuole negli orli di una
conca non tutta colma di acqua , quando fe ne agiti il centro,
e fi fcuota così , che il fluido contenuto fi efponga all’ at-
to di rimanerne verfato . Nella fponda di Reggio il mare
traboccò di là da’ limiti confueti , e in modo fpeciale inondò
talmente la drada de’ giunchi , che come altrove vedemmo , que-
da ne rimafe per lungo fpazio ingombrata, e tutt’ ora dura la
neceflità di non potervifi più rimettere quegli ordigni , che
pria vi fi trovavano dabiliti , per edrarre la feta : tanto è
durevole la rapina fatta ivi dal mare alla fponda . Alcuni han
creduto che tutto il danno fi aveffe dovuto unicamente attri-
buire allo sbaffamento della fponda ; ma fe cofloro aveffero
E e e fapu.
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Istoria del tremoto
+°*
faputo con più fana mente ragionare , li farebbero avveduti
che molti luoghi contermini a Reggio furono invali dalla
inondazione , e pure in effi non accadde il minimo avvalla-
mento : il che pruova ad evidenza che il marimoto fu quello,
da cui li rapprefentò la principale azione di quella leena .
il 15. Nella Cotona vi fu qualche fegno d’inondazione,
ma quella fu di poca confeguenza : nel Cenidio fe ne avvertì
una qualche minaccia ; e altrove vedemmo che alla chiana Ica
di Scilla il mare pria leggermente li dilfeccò , e indi tra-
boccò diferetamente fulle fponde .
1 1 1 6. A T arre di Faro , e lungo il tratto del Pelerò
fino a’ dintorni di Me /fina lì olfervarono le He He alterazioni,
e i fenomeni medefimi , che avvennero nell’ oppolla fponda
del Cenidio , e della Cotona , con una differenza, che nelle par-
ti più vicine al a Città lo feomponimento fu altrettanto più
fenlìbile , quanto fu lieve nelle parti più da quella difcolle .
Quefta diverlità di azioni dà luogo a credere che la forza
maggiore del marimoto impiegata li folle a fconvolgere , e per-
turbare più quella parte della Caridii , la quale è prolfima al
porto , che quella porzione di mare, eh’ è vicina a Reggio ,
o l’ a ltra , che coftituifce la gola del Faro .
ii 17. Di fommo interelTe furono i rovefei, che il tre-
moto , e ’1 marimoto produrrò nella panchetta , e ne’ fuoi din-
torni . Pochiffima parte n’è rimafa intera: ve n’ ha altra , che
è totalmente Scoperta , affogata dal mare , e vifibile appe-
na folo allor quando mancano le correnti j tutte le rimanenti
porzioni di elfa o giacciono a pelo d’ acqua , 0 fono bagnate
da quefla quando crefce la rema .
1 1 18.
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Di M i i i m a, 403
1 1 1 3. Nè a ciò Colo riduce!! il danno . Il peggiore de*
mali fi è che egualmente nelle cavità interne del fuolo delU
ftrada , che in quel fondo di mare , il quale ferve di ba fe alla
panchetta , vi ha innegabile sballa mento , e fenfibilidìma perdi-
ta di confiftenza. Noi ne tememmo da prima, eonfiderando- J
ne il folo afpetto : cominciammo ad aflicurarcene per le no-
ftre ftefle o nervazioni ; ma ne rimanemmo finalmente convin-
ti dalle efplorazioni , che autenticamente fe ne fecero non folo
lungo l’ interna ftrada intermedia tra la panchetta , e ’l teatro
marittimo , ma ancora nel fondo del mare , o fia nella parte
edema della de (fa panchetta , lungo tutto il fuo perimetro . Noi
conferviamo ancora un foglio, in cui è regidrara tutta la
ferie delle efplorazioni , fatte col palo di ferro in mare , e coll’
apertura de’ pozzi fulla drada pubblica fotto la direzione dell*
Indudre , e fagaciflìmo Conte Per/ichelli , dalla cui amicizia ,
e cortefia ottenemmo la copia anzidetta delle efplorazioni me-
defime, che fe ne fecero da perita mano.
mp. Da quede efplorazioni fi rileva che lo sbafla-
mento delle bafi interne del fuolo , fopra cui poggia la dra-
da, e la perdita della confidenza delle parti integranti di
quelle terre è , per la minore profondità vifibile , palmi do-
deci,o circa; e queda mifura, procedendo fempre , crefee per
varj gradi, e giunge fino alla profondità di palmi 15 . Que-
llo però è offe rvab ile col far folo calare un palo di ferro di ,
30 palmi di lunghezza, fenza che, nel conficcarlo, vi s’im-
pieghi moltillìmo urto , o draordinaria forza ; ma da tutt’ i
cimenti allora fatti fi deduife che a ben altro, che a tal mi-
fura fi farebbe ridotta la profondità ; perchè , volendoli ado-
E e e i prare
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^oq, Istoria dii tremoto
prare una competente maggior compresone , il palo farebbe!}
profondato almeno fino a 35 palmi .
iiìo. Maggiore fu lo sbaffamento , che fi rinvenne in
quelle bafi della panchetta , le quali fono nell’ acqua , e fi ap-
partengono al letto del molo . La profondità minore è di pal-
mi ledici , e più . Da quefVa mifura , fempre per diverfo gra-
do awanzando, fi eftende fino a palmi 30. Nell’uno, e nell’
altro cafo vi ha però La della circoftanza , che nell’ efplora-
zione non fi volle impiegare una forza di fomma comprefiìo-
ne j di forta che , operando con maggiore attività , il palo fa-
rebbefi almeno profondato fino a palmi trentafei.
un. Per riguardo alle fenditure, avvenute nel fuolo
della ftrada , e nella panchetta , è a rilletterfi che furon mol-
te , ma non tutte della della mifura , nè di una medefima di-
rezione . Lo fquarcio maggiore ghigne alla larghezza di uù
palmo, o circa . Di ciò ve ne ha fpeciale efempio in quello fpa-
zio di fpiaggia , che comincia dalla porta , detta del Purgato-
rio , e finifcc alla porta della Dogana . Le fenditure fono di-
rette in modo che fieguono la curvatura del molo : la fpiag-
gia, e la panchetta fono sbaffate circa palmi tre ; e quivi il
mare , che n era per alquanti pad! lontano , ha guadagnato
tanto che la baracca della pefearia , e la fontana de' Preti or
trovanfi circondate dalle onde . La larghezza minore delle
fenditure è di once quattro . Ve n’ ha molti efempj , ma
fpeciale è quello , che fe ne ofTerva a dirimpetto del palazzo
del Principe della Scaletta , ove il fuoco fece moltillìma, lira-
gè : quivi vedefi la panchetta ribalTata per un palmo, e mez-
zo , o circa .
1122.
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Di Messina.
4°5
mi. Le direzioni delle fenditure non furono , come di-
cemmo , da per tutto le deffe . La parte maggiore era diret-
ta dal mare incontro al teatro marittimo j e quali tutte era-
no in Umazione parallela . Tra quelle ve n’ erano di quel-
le, che non folò giungevano fino appiè degli edificj , ma
vi oltrepalfavano , e penetravano nell’ interno fuolo de’ me-
defimi . Di ciò ve n’ha un efempio lignificante nella par-
te interna del palazzo Senatoria j e propriamente nel fuolo
terraneo , ove fono le danze degli Archivj . Non fummo nel
cafo di far quivi ulteriori ricerche ; perchè il luogo ruinofo
e la facilità , con cui i tremoti ci forprendevano alla fprovvi-
fta, non ci fecero riguardare come cofa molto aggradevole l’in-
trattenerci in tal foggiorno . Ma tralafciando le picciole of-
fervazioni , onde poter giutlifica-e il fentimento che le fenditure
aveano di molto oltraggiato il fuolo interno de’ palazzi , Raderà '
l’addurre ciò, che oflervammo- fui corfo attuale dell’ acqua di
Pozzo leone . Quello copiofo fonte redò fepolto fotto le ro-
vine : ne furono poi felicemente sgomberati i rottami^ ed ora
una porzione dell’ acqua igorga pe’ rinnovati cannelli , e l’altra,
lungi dallo fcannellarc pe’ foliti tubi , corre al mare per uo cam-
mino fotterraneo, che pel guado avvenuto fi è formato lun-
go le bafi del fuolo , che giace di coda alla Porta leone
1123. Finalmente altre fendi tute, lungi dall’ elfere paral-
lele a fe delle , 0 fono mille , 0 fono travcrfali . Di quede
ve n’ha piu d’un efempio • ma fpeciale è quello, che fe ne
oi ferva nella fontana di Nett ino , il quale tiene avvinte al fuo
piede Scilla , e Candii . Quivi fi vede un confufo mifto di fen.
diture , alcune delle quali hanno fcilfo il mallo delle pietre ,
• che
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Istoria del tremoto
406
che circondando la fonte , fono porte di traverfo al mare, e al-
tre pajono dirette lungo la ftrada ; e per l’ aperto fquarcio ve-
defi orgoglio fa mente penetrar l’ onda , e quindi fuggirne , e cer-
car l’ ufcita per le rtefie traverfali aperture .
na+. Varie furono le voci , che la manìa delle ipotefi
pofe tra1 labbri di taluni ; quindi con una vifione tutta eguale
a quella franchezza , che allo fpirito illufo viene fomminiftra-
ta dall1 ozio , e dall1 amore del mirabile , fi ebbe il coraggio
d’ inventare varie fole fu quelle fenditure , e fi a fieri che da
erte fi videro proromper fuori fiamme , e fcintille , ed em-
pierfi l1 acre di vapori bituminofi , e di zolfo . Oh quanto
fpefio l1 uomo per que1 modi medefimi , pe1 quali tenta di ele-
varfi fulla sfera comune , fi umilia j ed efponendo a nudo agli
occhi di tutti la propia infufiìftente alterigia, e la fua reale
picciolezza , fi rende altrui fpettacolo di rifo !
tizj. Di quelle tali fenditure noi ne incontrammo del-
le gravidi me non folo nel fuolo della Cittadella 4 ma anche
in quello della fortezza del Salvatore . Quivi ne vedemmo fra
le tante una fpecialillìma , che formòlfi in tutto il terreno fot-
toporto al grand1 arco , in cui fi contiene la porta della Pol-
veriera : lo fquarcio è largo once quattro , 0 circa ; la lacerazione
è fatta per lungo , procede fino alla foglia , e paira oltre nel
fuolo della Polveriera . Noi non ne lappiamo l1 ulteriore pro-
greflione in quell1 interno , in cui non ci fu dato il penetrare ;
Tappiamo folo che fuor dell1 incendio ' deftato dal fuoco de’
cammini, ìnMeJJIna non fi videro que1 fenomeni formidabili,
che avrebbero dovuto avvenire , fe le altrui vifioni fiate
follerò vere .
1126.
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Di Messina; 407
1116. In mezzo a’difordini cagionati dal tremoto nelle
due fortezze , e nel guaito avvenuto nel Lazzaretto , è notabi-
le che la torre della lanterna rimale illefa , e aflolutamente
rifpettata. Delle due fortezze l’una è molto malmenata, l'al-
tra ne redo mèno offefa.
1 1 17. Ma ciò , che poi non dee trafcurarfi di avverti-
re , fi è che de’ due Cadelli 1’ uno ricevette qualche danno ,
e l’altro appena fu minacciato: tanto è vero, che le rovine
furono minori in data ragione , che le parti davano più lon-
tane dal mare .
1 1 18. Molte furono le nobili vittime , che caddero fot-
to il pefo delle mine, e non poche le altre, che con ofcuro
nome finirono di elìdere . Si è ancora rimafo in equivoco fui
numero precifo de’ perduti ; ma i più fenfati non fanno arren-
dere la mortalità al di là di 700 perfone . Perirono in mez- *
ao al comune difadro molti animali ; ma tra que’ , che rima-
fero fotto lo fconquaiìò , ve ne furono alcuni , che redero al
tormento della fame per molti dì . In ellì , allora che vennero
edratti , li ravvi farono quegli de ih fenomeni del tormento
della fete , che da noi furono avvertiti nelle olTervazioni fat-
te nella Calabria ultra. Il diligentiflìmo , e favio Signor Ca-
valiere Hamilton ne ha giudiziofamente favellato nella Relazio-
ne inviata alla Società Reale di Londra.
* . * \
✓
t
Del fecondo marimoto.
il 19. Tutto quel tratto di mare, che la natura frap-
pofe da Meffina a Reggio , da Reggio alla Catana , da Coto-
na
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Istoria dei tremoto
408
na a Torre di Faro , e al Ceni dio, e da quello a Scilla t fu
pollo nel giro di ventiquattr’ ore , o circa , con varj , e replicati
infulti , e per diverfi luoghi , in iftraordinaria , e violentiffima
commozione. La pruova più evidente di ciò fi defunte da
quell’ orrendo fenomeno , che fi prefentò nel marimoto , avve-
nuto nella notte antecedente a’ fei di Fcbbrajo alle ore 7 , e
■un quarto d’ Italia .
1 1 30. Quefto produfle quella orribile fcena , che noi de-
fcrivemmo allora, che parlammo di Scilla. Sol tanto coloro,
che erano fulle barche , furono al cafo di avvertire che il
mare trovava!! prefo da una potcntifiima alternativa di eleva-
zione, e di dijTeccamento j ma le perfone , che n’ erano lonta-
ne , non furono in circolianza di avvederfene ; quindi fu che la
tetra notte nafcofe agli occhi de’ MeJJìnefi ciò, che nel pro-
pio mare avveniva . Avendo noi su ciò fatte moltilfime in-
chiefte , e interrogazioni , alcuni aderirono che quivi nacque
un fecondo allagamento : altri con equivoco linguaggio ne fa-
vellarono j ed altri pretefero che le loro fponde non ne folle-
rò ri mafe nè punto , nè poco alterate , In mezzo a tali va-
rietà , flimiamo prudente conliglio di accennare la dilfidia de’
pareri , e di non piegare ad alcuno . Ciò , che fi può , lenza
tema di urtare in difcordi fentimenti , aderire , fi è che do-
po dell’ atroce tremoto , avvenuto alle ore fette , o circa della
piena notte, quando appena fi erano gli animi acquetati dallo
fpavento conceputone , fi udi che il mare trovava!! prefio da
un fragore flraordinario , che accrebbe oltremodo il raccapric-
cio , e lo fmarrimento della sbandata, e atterrita popolazione:
circofitanza , che fembra molto favorevole al fcntimento de’ pri-
mi, che a quello degli ultimi. 1131,
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Di"M ts s is a; T
f :
4°*
ri 31. Noi ci prendemmo cura di far per mezzo di
autorevole, e illuftre perfona efplorare fe in Taormina , in Jaci^
e in Catania fi fofle nulla eflervato di ciò , che in tal notte
fùnefta avvenne nel mar del Faro , e di Sci Ha . Da uomini
fededegni venne riferito che da una forte commozione di
mare in fuori nulla colà accadde, che portato avelie il carat-
tere d’ inondazione .
1 1 32. Per molto che ci fofiìmo affaticati , per indagar»
quali cofe avvenute folfero nell’ oppofia fponda di Reggio , e
della Catana , noi non fummo in circofìanza di faperne pii
di ciò, che ne fu in MeJJina riferito : quivi trovammo lo'
He fio equivoco , le ftefle dubbie voci ; e tutto al più non fi
difconveniva al fatto di eflerfi dopo il tremoto intefo un tu-,
multo nel mare .
1133. Nel Cenide fentimmo più efpreflamente parlare
d’inondazione} e nel capitolo, che gli fi appartiene , altro-
ve narrammo che quivi fe ne comprefe l’ enorme attentato ,
ma non le ne ricevette alcun danno.
1134. In Torre di Faro vi furono difordini tali , che:
decifivamente indicarono d’ eilere fiato tal luogo comprefo nella
circonferenza di quel teatro , in cui il marimoto rapprefentò le
tragiche fue feene . Di fatto nella ftellà notte funefia , nella
quale tante orribili fventure pofero a foqquadro la vita , e
le fortune degli Scillitani , quivi l’onda, eferefeendo , irruen-
temente invafe le fponde : rapì feco alcuni mefehini legni y
che fe le pararono davanti: aderbi 16 miferabili vittime, che
fi (lavano ricovrate fopra picciole barchette pefcarecce ; e inol-»
trandofi ove per zoo , ove per 400, ed ove per 600 palli, ro--
. F f f vefciò
4.10 Istoria del tremoto
vcfciò gli argini arenofi , inondò i vigneti , fvelfe le piantagioni,
e traboccò nel pantano , nelle vigne , e ne’ terreni , d’ onde
portò via quanto incontrò ; e dove depofe , o per compenfo ,
o per nuovo ingombramelo, moltiffimo limo, e molta copia
di pelei infranti , e magagnati .
1135. Dalle cofe finora efpofle , e da ciò, che nell’ar-
ticolo di Scilla rapportammo , ben chiaramente li rileva che
in quello marimoto mentano attenzione due fenomeni di fat-
to : il primo, che vi fu un centro della fua ma® ma azione ,
e quefb ebbe la diftefa di più di fei miglia per lunghezza ,
vale a dire tutto quel tratto di mare , che vi ha tra Scilla r
e’1 p-omontorio pcloro ; ed ebbe per larghezza circa tre mi-
glia, cioè, tutto quell’intervallo, che vi ha dalla Chiana leu
fino alla metà della dillanza , che vi corre da Scilla al Ce-
nale y il che caderebbe ne’ dintorni di quella cafuccia, d’onde
il mare rapì que’ fafei di verdi frafchc , de’ quali parlammo
nel numero 1011.
113*. Veggafi da ciò tutta la precipitanza di quella opi-
nione , con cui qualche Scillitano ha pretefo di confondere la
caduta di una porzione del monte Baci nel mare , che bagna le
fponde di Scilla , con un marimoto innegabile , e veementi® mo .
Il fecondo fenomeno fi fu che le ripercu filoni , e le minori
azioni di tal marimoto ebbero una eftenfione di venti , c più
miglia per la via del fui , ed un’altra poco minore per quel-
la del nort .
1 1 37. Noi non Tappiamo in qual parte fpeciale del mar
di Scilla deftaro fi folle il marimoto j da’ fuoi effetti però vi ha
ragion da credere che doveile efferfi conceputo in quelle tali
lince
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Di Messina.'
411
linee di quel vorticofo feno,che entro alla loro circonferenza
includono più le parti del promontorio Pefaro , che quelle del
Ccnidfj e che quindi dirette avelie le lue principali forze nel
tempo {fello dall’ ovejl all’ ejì y e che poi per confenfo intei
relfato avelie le parti oppofle del mare, più dalla via del
Jud , che da quella del nort . . •
* * * *
*
• 'la
1 1 38. Le grandi rivoluzioni fifiche non vanno mai fcon-
giunte dal fovvertimento delle leggi follenitrici del buon ordi-
ne fociale , e dalla confulione , e calamità delle pubbliche co-
le j e i trilli effetti di tali perturbamenti crefcono a mifura
dell’ ampiezza de’ lisoghi oifeli . Non potè quindi in una città
di tanta, e sì bella mole non fuccedere nell’ economìa di
tutto ciò , che abbraccia i necelfarj fofìegni della vita , e djjl
ben comune, un rovefcio eguale , e corri fpondente al numero,
e alla gravezza de’ difaftri prodotti dall’ irrelìtlibile contur-
bamento della natura .
1 1 39. Ciafcuno profugo , e pieno d’ orrore , per la pro-
pia cafa o dillrutta , o rovinevole , errava dimentico di tutti,
o pur fofpirando qualche cara parte di fe ; e li fermava laddove ló
fpavento , il cafo , e ’l numero alla cieca il menava , Quindi fi
vide in brieve tutta difperfa , e in varj difciolti , e diilanti
gruppi divifa la popolazione . Il vento , la grandine , e la piog-
gia inculcavano la necefiìtà del ricovero in una ftagione algente }
e inclementifiima ; ma la univerfale calamità non permife , fe'
non que’ miferabili fovvenimenti , che potè fomminiftrare una
F f f z città
Istoria del trem ot o
+»-
città defolata , e la continuazione d’ un inceilante , e profondo
rovinìo , d’ onde conveniva eftrarre qualche materiale , per difen-
derfi dall’ ingiuria dell’ aere . Da ciò nacque quella tumultua-
ria, e mefchina maniera, con cui fi cominciarono a comporre,
e ammonticchiare quegli eftemporanei tugurj , che in progreifo
acquattarono forme di baracche .
1140. Siccome non folo i materiali della pubblica an-
nona, ma anche tutte le officine, desinate al lavorìo de’ ge-
neri di prima neceffità pel vitto giornale , rimafero preda
dell’ orribile de vafta mento avveauto ; così , per colmo di af-
fanno , a’ tanti mali fi uni il tormento della fame , e la man-
canza de’ mezzi , onde apprettarvi riparo. Ma cita, che ren-
dette compiuta 1’ univerfale difgrazia , fu il guatto , che ac-
cadde ne’ fonti , i quali negarono all’ afflitta popolazione il
refrigerio dell’acqua, bene, che anche tra le più folte felve non
fi nega dalla natura alle fiere . A ciò fi aggiugnca la quali im-
polfibilità di renderli facili i foccorfi , perchè le ftrade erano
così altamente ingombre di rottami , e di ruine , che il tra-,
ghettarle non era diverfo dall’ cfporfi a un imminente peri-
glio tra per lo ruinevolc fiato degli edificj, e per la frequen-
2a de’ tremoti , che con ifpaventevoli muggiti in barbarico
modo forprendevano all’ impenfata , e portavano lo feoraggia-
mento ne’ petti i più forti, e imperterriti.
1141. La lame, la fere, i perpetui lamenti di quei
che erano rimali fìroppj , o feriti , e la tetra compagnia de’
cadaveri infepolti , o chiufi fotto le ruine , formavano un mi fio
di oppreflìone , e di abbandonamene , che fi approlfimava alla
difperazione . Da quello miferabile fiato non bifognava che
. ... il da-
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il dare un patto folo per cadere in quel grado di deviamento
dal buon ordine lodale , che rende inefficace il vigor delle
leggi , e vana l’ autorità de’ magiflratì-,
1141. La mano benefica e confolatrice della Sovranità
illecita accorfe , e giunfe opportuna per rincorare gli oppreffi,
e foccorrere t languenti , per confervare la vita , c lo fortu-
ne de’ fuperftiti , e riordinare le fmarriie fila delle leggi , e
del buon elfere fociale . Furono ampiamente , e con mirabi-
le celerità introdotti tutt’ i generi atti ad allontanare i tor-
menti della fame , e degli altri difagt ; e in. brevi di fi vi-
de tri nfare l’abbondanza, ove la pallida miferia regnava
con tirannìa . Si fprigicnarono dalle' rovine i fonti , e con
giubilo univerfale fi rivide 1’ amica , e fofpirata affluenza deU
le acque . Si fgomberarono le Iliade piu cofpicue , e più
utili a facilitare non meno il palio , e la comunicazione reci-
proca a’ difperfi cittadini , che i modi agli efteri , onde accor-
rere da’ dintorni di Mejfina , e apportarvi viveri, e materiali
di fufiidj . Si diroccarono le rovinevoli fabbriche , che potea-
no colla loro facile caduta etter d’ inciampo , e di perielio a
coloro , che doveano per quelle flrade aggirarli . Si ebbe fol-
lecira cura di far eftrarre da’ rottami tutto quel mobile , c
quegli averi, che vi giaceano fcpolti ; c fi prefero i più effica-
ci provvedimenti, onde tenerli a coverto dall’altrui avidità,
e afficurarne la fedele reftituzione a’ direni padroni . E per
allontanare opportunamente dagli occhi de’ fuperfliti la perico*
lofa , e aftiittiva compagnia de’ cadaveri , fi adoperò ogni mezzo
per farli efnarre dalle rovine ; e trafportatili altrove , fe ne
chiufero in ben lontane parti dall’ abitato fotto gravi , e pro-
fon-
Istoria del tremoto
4*4-
fonde inaile di calce le infranre ipoglie, e la memoria . Per
tenere in fine con maflima gelosìa tranquillo lo fpirito de’ vi-
venti , e fana la popolazione , fi ebbe cura di far rimanere
co’ maggiori poflibili mezzi cuftolite, e altamente coperte le
fcpolture , depofitarie delle vittime dell’ ultima péftilenza .
Tutte quelle opere di eflrcmo fienlo , e di rifchio fi fece-
ro efeguire da coloro , che la colpa , per le mani della giu-
fiizia , in altro tempo avea condotti alla catena ; e così la pru-
denza , fenza porre in pericolo la vita del buon cittadino , proc-
curò il comodo , la falute , e ’l bene degl’ innocenti per le
ftelfe mani de’ rei .
1143. Mcffina non è nell’ordine delle citta, che trag-
gono la ricchezza comune da i tefori dell' agricoltura , e della
paftorizia . I fuoi beni nafeono da ciò , che perviene , e da
ciò, che parte dal grande, e maeftofo fuo .porto . E dal ra-
mo delle arti , e de’ meftieri , tranne ciò , che elTa ritrae da’
fuoi telai , 0 non cura di ricevere alcun foccorfo , o non ix
conofccrne altro , o ne riceve un così fcarfo fuflìdio , che nel
calcola de”* ricchezza fi approilìma al nulla . La dura forte
di città così nobile , e bella ferì altamente il magnanimo cuore
de’ noftri clementiflìmi Principi ; e quindi cc le loro benefiche
provvidenze , e con una prudenza fuperiore a tanto difailro han-
no faputo trarre da una occafione di maflìmo danno un efpedien-
te elHcaciiTimo a produrre con follecitudine la riparazione delle
perdite , la ricchezza , e in confegucnza l’ aumento della popola-
zione. Il Trono ha infranti i ceppi, che quivi rillringevano
il commercio , ha allontanate le gabbelle non folo da’ generi
più necefTarj alla vita, ma anche da ogni altra derrata, che
ferve
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Dt Messina.
415
ferve al comodo, all’ indulìria , e al lulfo j e quindi come di ri-
denti fiori , c di erbe vegetanti fi cuopre , e fi velie quel vado
campo , per cui fenza oftacoli , e fenz’ argini libera , e tran-
quilla l’onda feorre , e non idagna , così Me (fina or vedefi rinvi-
gorita, e, più che innanzi non era , accrefciuta di popolo ope-
rofo , ricca di nuovi artieri di feta , e piena d’ interna pace ,
di commercio , e di abbondanza .
1144. A un’opera cosi bella arrife il Cielo . Mejfna in
una lìagione , che altrove pofe a foqquadro la falnte degli uomini
con una feroce epidemìa , rirnafe libera da febbre popolare .
Dicali per onor del vero , il Governo non lafciò cura inten-
tata , onde allontanare tutti i putridi mezzi , che poteano far
attentato filila fanità . A fpefe del trono, a’ poveri , agl’ infermi,
ar vagabondi fi offrirono comodi , e fpaziofi afili , eretti opportu-
namente in aere libero , e aperto j e dalla pubblica autorità
maturamente fi pensò a trovare i mezzi di diradare le prime
mal formate baracche , e di abilitare i cittadini a poterne
fenza grave difpendio,e con facilità formar delle altre , colla
ficurezza di non rimanerne nella fiagion fervente danneggia-
ti, e fenza recar noja, e danno al vicino.
1145. La Sovranità ha prodotta un’opera , degna di
tramandarli alla memoria de’ pofteri , per le mani di un uomo
di mirabile ingegno , qual’ è il Marchefe Caracciolo , Viceré
di Sicilia . Quelli affidò tutto il pelo di cure così difficili ,
e gravi alla mente, e al cuore del Marchefe di Re gal mici (*),
che
(*) S. E. D. Antonino Maria la Grua-Talamanes , Buca
delle Grotte ec. ec.
4,v&. Istoria del tremoto
die in tante amare circottanze fottenne con dignità, e felice
evento il carattere di Vicario Generale di Mefina . A quell’
uomo illuttre fi affidi ancora la prefidenza in una Giunta ri-
fpettabile , co m polla del Principe di Calvarufo , a cui ftava
commetto il Governo delle armi , dell’ efemplariiTimo Arcive-
scovo di Mejjina , e dei degno Conte Perfichelli.
* * *
114.6. Rendiamo conto al pubblico delle rettimoniar.ze ,
che addurre poflìamo di tutto ciò, che nell’articolo di Me fi-
na abbiam deferitto . Nelle ottervazioni , fatte nella fortezza del
Salvatore , era con noi un Ajutante di S. E. il Principe di Cal-
varufo , il quale fi degnò di mandarlo in noftra compagnia.
Oltre a ciò la gratitudine,, e l’onettà efige , che da noi fi
faccia onorata menzione di molti, a quali con obbligante cor-
tesìa è piaciuto o di affitterei nelle no lire ottervazioni , o di
frettarci, durante il tempo, che diurno in Me fina , molti
lumi fulle cofe antecedentemente avvenute . Quelli furono il
Marchefe di Regalmici , di cui ci fowerremo fempre con te-.-
nera ricordanza , il nottro amicilfimo Conte Per/ichelli , il
Principe del Parco , il giovane figlio di D. Antonino Verardi t
e il nottro dotto collega D, F rance jco S olirà .
. . . Zanclt
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. . . Zancle quoque junfla fuijfe
Dici tur ltaliae , donec confinici pontus
Abfiulit ; & media tellurem reppulit unda .
Ovid. metani. I. 15.
11+7. Ci fi para davanti una quefiione grandemente,©
da lungo tempo agitata tra’ doni . „ Egli è mai vero che
„ Mtjfrna fu in altra età congiunta all’ Italia : o dee come
„ favola reputarli che la Sicilia folle fiata dalla Calabria fcif-
„ fa , e divifa ?
1148. Fino dalla vecchia età della favola fu creduto
che la Calabria , -e la Sicilia erano pria congiunte , e che
indi con violento fquarcio l’ una fu dall’ altra ruinofamente
divulfa . Efiodo , che altri ftimano anteriore a Omero , e altri
o contemporaneo , o di poco pofieriore , fu awerfo a tale
credenza (1). Efchile per l’oppofito con alleveranza foftenne
il partito dell’ antica tradizione fulla pretefa lacerazione della
Sicilia dall’ Italia (2) . Videfi in progreflo tuno il coro de’
Poeti intento a far eco alle voci di Efchile j e quindi , fedot-
ti dall’ incantatrice forza di coftoro , o perfuafi dal fatto , e
Plinio , e Strabone , e Seneca , ed Eufiazio , ed Jfidoro , e mol-
ti altri fcrittori di conto autorizzarono i detti de’ Poeti , e
softennero come indubitata la vetufia divifione di quel conti-
nente, e lo fiaccamente dell’ Ijdla dalla fmembrata Peni/ola,
Ggg - ii+j.
(1) Diodor. Sicul. Bibliotb. b'tfl. 1. 4.
(2) Straboo. Geogr. I. XI.
418 Istoria del Tiiuòto
1149. Ma fe furono concordi fui fentimento di Efchi-
le , non furono però uniformi gli autori nel prefiggere la
cagione di tanta alterazione j e molto meno feppero porli
d’ accordo nel defignare il luogo fpeciale , ove operato fi folle
il troncamento . I più credettero che con formidabile tre-
moto violentemente ciò folle avvenuto : altri ciò attribuiro-
no a un fuccellì vo , e corrodente lavoro del mare , che , per
ambo i lati deU’iftmo umile, e angullo , fpingendo a di col-
po, o tratto tratto i fuoi flutti, giunfe a fi]uarciar finalmen-
te le vifcere della terra . Quindi i primi credettero che la
terribile mina , e 1 taglio occupato avelie tutto quello fpa-
zio , che v’ha da Reggio a Mcjfina , e dal Ccnidio al Pcìoro\
ed j fecondi , più che ad altra parte , fembra che dirette
avellerò le mire all’ angufta gola de’ due oppofii promontorj .
1150. Per molti che follerò i partigiani della decantata
feparazione , non è però che aliai fcrirtori di fommo, merito
non avellerò un’oppofla fentenza foflenuta . Diodoro Siculo
riguardò quella popolare tradizione come merce tratta da’ bot-
teghini della favola (1); e l’ infigne Cluverio , lungi dal ren-
derli a’ detti del Fazzella , trovò degne di molta , e maggiore
attenzione le oppofte ragioni del Valgnamera (1) .
1151. Ma tutta la quellione fi riduce a due capi , cioè ,
o a uno fquarcio avvenuto in terre di eguali condizioni per
la forza d’ una ruinofa rivoluzione tìfica , o ad una veemen-
tillima rapina fatta dal mare alla terra . Veggiamo quindi cola
mai vi ha di probabile, o di reale in tutte e due quelle di*
verfe
(1) Diodor. /. e.
(2) Cluver. Sic. .Ani. 1. 1. f. 1. p. 6.
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Di M m in a,
41?
verfe ci reo danze , confiderete nel loro afpetto colla fola guida
delie offervazioni , e fenza l’ illufione di qualunque fiftema , 0
partito .
1152. Per riguardo al primo punto è fuori di contefa ,
che non può contemplarli , e partitamente fi Ilare lo fguardo
fulla faccia di tutta la diftefa de’ terreni , che giacciono dal
Cenidio a Fiumara di muro , e da quella fino quali a’ dintorni
di Reggio , fenza riconofcervi le tracce d’ una rabbiofa mano,
intenta a lacerare, e per cosi dire , a sfibbrare le vifcere di una
terra arenofa , di fragile confillenza , e di tumultuaria compo-
fizione . Quando di tali luoghi ragionammo , noi pregammo i
Leggitori di quell’ opera di non perdere di mira le cofe ivi
accennate j or quello è il momento , che noi richiamiamo quell’
attenzione , che allora fulla loro benevolenza ci riferbammo :
1153. Ad uomo , che feriamente contempli la giacitura
de’ luoghi accennati , e palli a mifurare collo sguardo tutto
ciò, che giace di lato alle colle del Valdemone , cioè dal Faro
alla Grotta , e da quella fino a tutta la curva diftefa della
falce , che a MeJ/ina fi appartiene , fi parano davanti a farli
olTervare due oppofte vedute .
1154. La prima offre l’ imagine di una pianura, che
fembra una continuazione di quella fteftà , che fi forma dalle
radici di que’ colli lacerati , i quali giacciono fui lato appar-
tenente alla Calabria . Quella pianura medefima , giunta al
margine del frappofto mare , perde alquanto della fua fimetri*
ca elevazione ; e quindi dalla via del Faro con un livello più
umile , e più baffo , s’ innoltra , e fi confonde in un piano in-
clinato , che termina alle pendici di que’ molti colli , i quali
G g g %
cin-
4-ìo Istori* dei tremoto
cingono tutta la pane interna del Peloro da torre di faro fino
a Mejfna .
1155. L’altra veduta fi riduce a una ferie di colli , che
iuccedendo all’ accennata pianura , con vario giogo fi elevano
tanto , che quali in altura pareggiano le oppofle rupi della Ca-
labria • cori che tutta la dirtela del piano , e del mare della
l’immagine di un diftretto di diverfa mifura , a ridollò del
quale dall’ uno all’ altro oppofto lato giacciono come termi-
ne , o fortegno , molte rupi , varj colli , e qualche monte .
1151!. Portoci?), non pub non vederli che cote fti fpazj,
i quali in fe chiudono un mare di profondo e vorace letto,
aver debbono per confini delle due oppolìc pianure , cioè , del
Ccnidio , e di Reggio per l' un lato , e di tutto il giro del Pilo-
ro per l’altro, non una difereta folla , proporzionale alla con-
tinuazione di erte , ma una voragine di fomma cavità , e di
una notabililfima eftenfione . E' a dolerfi che non fi fappia con
precifione la mifura fpeciale di tutta la profondità del vario
feno di tal mare. Fazzclla artegnò allo ftretto del Faro ottan-
ta palmi} ma vi è ragion a credere che a ben altra mifura
afccnda il fondo del Peloro. Se cosi precipitofa valle polla
meritare attenzione in un-fito, ove il tutto mentifee l’afpet-
to di una pianura, fe ’l veggano coloro, che hanno voglia di
formar firtemi : a noi unicamente piace di prefentare le fole
oilervazioni , che poffono diradare le tenebre , e aprire al
filofofo qualche via , onde poter giudicare non per ipoiefi ,
ma per ragione .
1157. La natura delle parti integranti di quella pianura,
e di quelle rupi , che fono dalia via della Calabria , è del tutto
uni-
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Di Messina.
411
uniforme a quella, che fi rinviene nelle malie, ond’ è formato il
fuolo delle coffe di Sicilia per lo lato del Peloro. Nell’uno,
e nell’ altro luogo vi ha pochiffima quantità di terra vegeta-
bile , e quella è inegualmente fparfa. Vi ha poi più quantità
di quella, che dicefi, loto lacujlredii Cronjlcdt, e humus ace-
rofa paluflris dal W alleno (1) . Ciò può bene offervarfi ne’ luo-
ghi più baffi , e acquofi , che giacciono tra ’l Cenidio , e la
Cotona da una via; e può dall’altra rinvenirli ne’ dintorni del
Pantanello , nel diflretto , che appellano li Manghi , e nel
territorio di S. Agata , ove ila il pantano grande . La fola
differenza , che vi ha , fi riduce alla quantità varia di tale
loto palajire . In que’ fiti di Calabria , che accennammo , è
fcarfa j e per V oppolito nel panranello è molta , e nelli marghi
ecceffiva . Ne’ primi fiti l’acqua è poca, di rado flagnante , e
quali fempre fcorrevole con qualche lentezza ; ne’ fecondi poi
l’acqua è molta , e fommamenre inchinante allo flagno. Nel
primo luogo l’aere è fofpetto , e le piante paluflri non fòrp
folte, e alte ; ne’ fecondi luoghi l’aere è peffimo, anzi morti-
fero ; e vi ha copia indicibile di canne, e di altre piante Ict-
cujìri . Finalmente il primo fuolo è a piano inclinato , ed il’
fecondo è meno erro, più piano, e di livello più ballo.
1158. Per l’uno, e per l’altro lato vi ha copia dell
arena eterogenea , difforme, angolofa del Linneo (;) . Ma quel-
la, che è frequentiffima , e«quafi comune , è l’ arena detta fpa-
tofa dal Bomar (3), e dal Walierio denominata calcaria (3.).
Quc-
( I ) Syfl. minerai, t. I.p. 20.
(2) Syfl. nat.t. %.p. ip8. ... Anna Saxofa . . . VYallcr. t.ì.p. I oy.
(3) Mincralog. t. 1. p. 155.
(4) Syfl. Minerai, t. 1. p. 107.
j^z i Istoria del tremoto
Quella , a primo colpo di occhio , fembra fintile 'all' arena
quarzo/ 1 ; ma verfandovi gli acidi per difopra , ferve moltif-
fimo , e fpiega l’ indole .alcolica . Di quella vi ha copia dalla
Chie/i de Greci fino alla grotta ; e da quefta fino a’ C a mirri ,
e lungo tutta la fponda deliro . Per l’altro avverfolato della
Calabria ve n’ ha dal Cenidio alla Calanna , e da quella alla
Catana , e a Reggio . Noi ne conferviamo le mollre nel no-
flro mufeo accademico in tellimonianza del vero.
1159. V’ha oltre a ciò de’ fiti inacquati , ove vedeli fpar-
fa l’arena pallida , c diafana del Linneo (1), e in erta fono
frequenti i rottami delle conchiglie ; ma quella , che è vili-
biliflìma , e che trovali in vago modo 0 fparfa , 0 ammontic-
chiata, è quell’ arena calcarla , ni lente , e bianca del Wallerio ,
che chiamali calce foluèile dal Linneo (1) , e della quale facemmo
menzione nel n. 1015 . Quefta è frequente in que’ luoghi, che
fono quafi a dirimpetto tra i due opporti lati nelle vicinanze del
frapposto mare , ed ella è la nutrice di molte viti , e di mol-
te fruttifere piante . Non lì vuole però tacere , che ve n’ ha
molta dal lato del Cenide , e pochiflìma da quello del Faro .■
A ciò fi arroge che ficcome da’ dintorni del Cenide in fuori
non è più facile il rincontrarla j così di là dal Faro in poi
non fe ne rinviene più altra .
1160. Palliamo a confiderare i materiali delle pendici,
e delle rupi. Noi abbiamo tre boUiflìmi monumenti dell’ egua-
glianza delle parti integranti di quelli opporti lati j e in uno
di eih ritroviamo l’indice il più efprimente, e dimoftrativo di
quel-
li) L.c.p. 197.
(i) L. e. p. »o8. 8. Wall. /. f. p. 107.
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Di Messina.
4*3
quella profonda , e tumultuaria alterazione , con cui non folo fu
mutata la faccia di que’ luoghi , ma anche i falli , le pietre , e i
varj materiali, che vi fi conteneano, furono infranti, in rot-
tami ridotti , e in una confufa malfa avvolti , e raggirati ..
Quell’indice fi rapprefenta da una congerie di pietre , e di
falli , che potrebbero ben dirli una breccia indeterminata del
Cronjledt (i), fe lungi dal trovarli agglutinati in una bafe
argillofa , che è Tunica aflignata dal Linneo alla breccia inde-
terminata (2) , non fi trovairero uniti , e chiufi in un glutine
d’indole calcarea, e con gli acidi effervefcente . Quelli fajfi.
aggregati (3) fono un compollo di rottami di quarzo , di fel-
ce , di fpato , e di pietre di divcrfa natura t ad elfi fi unifce
la mica argentea j e la loro figura è talvolta a trapezzio , altra
volta Inchina a quella degli ami gd aliti (4) , e fpelfilfimo alla
ellittica , 0 alla globolare come il faffo glandolofo (5) .
1161. Quelli falli aggregati fi rinvengono per lo più a
llrati orizzontali di poca altezza ; ma ve n’ ha y che fono a
malli di molta denfità . Dal lato di Sicilia fe ne rinvengono'
ne’ dintorni di MeJJìna, delle Grotte , e de’ Canziiri . Dalla via
della Calabria ve n’ha dalle parti fuperiori al Cenide , e fra.
le alture , che giacciono dalla Catana a Reggio ..
1162. Di quefti falli polTono comporfene tre differenze.
La prima è quella , che finora accennammo •- la feconda It
può
(0
Sezione 275.
(*)
Syfl. Noe. t.
3- P • So- 37-
(3)
Waller. Syfl,
, Min. 1. 1. p. 442.
(4)
Waller. /. c.
p. 441.
(s)
Willcr. /. c.
p.440. 17.
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Istoria del tremoto
4*4
pub Aliare in quelli , che coll’aere acqui fiano maggiore den-
litk , e contraggono le qualità neceflarie per fare le veci
del fajfo molare del Linneo (1). In Mcj/ina vedemmo molte
di quelle moli , e ve ne fono due bea grandi , le quali or
giacciono diftefe nella ftrada pubblica , che da porta impe-
riale conduce al palazzo reale . Lungo la via , che mena dalla
Cotona a Reggio , incontrammo varie picciole moli , fatte di
quello {letto materiale di fallì aggregati . Il glutine , che gli
unifce , guadagna coll’acqua, coll’aere aperto, e col tempo
una folidità , e una fona di codione , che ne rende le maire
fommamente folide , e dure .
1163. La terza differenza di quelli fallì aggregati fi co-
ftituifce da quegli , i quali pajono o del tutto privi , o pref-
fochè fpogliati di un glutine , che li permetta di formar
malli ttrettamente uniti ; quindi è che elfi o trovansi am-
monticchiati come corpi eterogenei , che hanno una aderen-
za cotanto lieve , che batta ogni leggiera azione , per porgli
in dilTolvimento , o fi rinvengono fciolri , e difperfi lungo il
letto de’ terreni , e la fuperficie del fuolo . Di fomiglianti
materiali ve n’ ha copia per tutto quello fpazio , che corre dalla
Colonna alla Cotona , e da quetta a’ dintorni di Reggio ; e
per ciò , che riguarda il lato del Peloro , nulla è piu facile ,
quanto il rinvenirne nelle vicinanze delle Grotte , de’ Carnie-
ri , e ne’ monti , e colli , che fono a ridotto di MeJJina : ove
è notabiliifimo che i materiali quali comuni de’ letti di que’
molti torrenti , che fcorrono lungo le ttrade di quella città ,
c indi sboccano nel porto , fono appunto i J'aJJi aggregati .
Quivi
(l) SjrJI. Nat. A 3. p. 7S- 17.
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Di Messina ;
4*S
Quivi però veggonfl mifti all’ arena eterogenea , difforme ,
angolofa .
1164-. A quelli materiali altra volta li unifce quell’ are-
na ^ di cui i Meffìnefi fi fervono per unirla alla calce . Quella
a prima fronte fembra una terra inchinante alcun poco al
gialletto * ma elfa è di quella (leda natura, che il W alicelo
chiamò arena calcarla (1) . Non dee tacerli che ancorché
quella per ragion del folo colore, lievemente flavo , potelfe
confonderli coll’ arena ineguale Jlavefccnte dal medefimo cita-
ta (2), pure piu propiamentc ci è parfo di defignarla col
nome di calcarla , perchè mifchiandola con gli acidi produce
confiderabile efTervefcenza . Lo fteffo fteflìlfimo materiale ri-
trovali nel lato oppofto di Calabria.
1165. Oltre a ciò noi conferviamo nel nollro mufeo
due belle moftre di granito rubefeente , e fcintillante (3) . La
fola differenza ,- che vi ha , fi è che il pezzo tratto dalle rupi,
che fono in Calabria tra le alture di fiumara di Mitro , è
molto compatto , granulare , di un rolfo slavato , alquanto
fparso di miche , e molto Icintillante ; e per contrario nel
pezzo , che a noi portò il Sig. Sebafiiani , e che raccolfe
nelle rupi del Peloroy vi è fragilità, vi ha copia fomma di
miche , evvi un colore rolfo cupo , e percolfo coll’ acciaro'
0 non dà tèmpre , o dà picciola fcintilla .
1166. Finalmente vi ha un altro indice, che merita
fomma attenzione. Il Padre Minafi noftro collega avea negli
H hh
anni
(0
Syfl. Minerai t. i. p. 107.
w
Ibi d. p. 1C5. (6).
(31
Waller. /. c. p. 423.
• "
Istori*, del tremoto
*16
anni fcorfi avvertito nelle note , che appofe alle vedute del Ut-
tarale di Calabria , effe re del tutto calcaree le pietre elidenti
nella coda di MeJJina , e in quella dì Calabria dalla punta del Ca-
vallo fino a. Reggio. Noi non vogliamo coiiituirci mallevadori
di una propofizione , che forfè,, per la generale edenzione, me-
ritar potrebbe di edere ridretta fra limiti più prudenziali*
polliamo però francamente aderire che in Mejfmaì e ne’ liti
dell’ oppa do lato di Calabria la calce non fi prepara quali uni-
verfalmente, fe non fe con quel genere di pietra, che dal (Vel-
ieri o fi appella calcareo tejlaceo (i).
1167. Noi ne abbiamo nel nodro mufeo due belliflime
modre; nell’ una lì vede una certa pada d’ indole cretacea , limile
al marmo a rrocco arenofi inquinante del Linneo (2) . In ella li
veggono annidati, e fepolti molti tedacei parte interi, e
parte infranti . Queda materia è di un colore cenericio : fuol
edere tenera , e friabile , allorché li edrae dalle rupi , ove
giace j ma indi coll’ aere s’indurifce.
1168. Nell’altro pezzo di calcareo tejlaceo , che con-,
ferriamo, evvl una quantità prodigiofa di crudacei affogati,
e tumultuariamente avvolti in un glutine calcareo bianco , e
con gli acidi effervefcente . Alla calce , che fi ricava da que-
lli materiali, si unifce l’arena calcarea defcritta nel num. 1 159.
1169. Ma fe da’ materiali, finora accennati, fi defunte
un indice di fomma eguaglianza j non vi ha minor ragione di
dedurla dalla copia di que’ tejlacei , e di que’ petrificati , che
fi rin-
(1) Caìcareut crujììs tejlaceis integrit irti frali it concretar . Syft.
Minerai, t. 1. p. 131. 7.
(2) Syfl. notar, r. 3. p. 43. 14.
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Di Messina.
4*7
fi rinvengono egualmente nell’ una che nell’ altra colla delle
due oppode regioni. Noi conferviamo nel noflro mufeo i do-
cumenti più decifivi di quella verità non meno ne’ teff acci , e
Soffili da noi raccolti , ma anche in quelli, che fu noflra cura
di far raccogliere dal Signor Sebaffiiani , quando una veemen-
te febbre ne tolfe il modo di continuare la cominciata pere-
grinazione per l’una, e per l’altra oppolla fponda.
1170. In diftinto modo veggonli nel noflro mufeo con-
fervati varj dendriti di picciola mole , e di figura ellittica ,
o globulare , i quali furono raccolti lungo le due oppoflc
fponde : quelli non fono di molta bellezza j ma fono appunto
a pregiarli , perchè ve n’ ha così dall’ uno , come dall’ altro
lato intorno al lido del mare , che bagna le colle di Cala-
bria , e del Peloro .
1171. Noi trovammo due di quegli elmintoliti tcffiaceìt
che il W alleno chiamò echi ni ti ì e il Wormio aranci marini (1}.
L’ uno di elfi fi è confervato Interamente , ed è bello . Il Si-
gnor Sebaffiiani ce ne recò altri tre.
1 172. Il medefimo Signor Sebaffiiani raccolfe lungo il di-
ftretto del Peloro , e di Mcffina non ifcarfa copia di varie
madrepore . Quelle corrifpondono sfattamente a quelle lleire ,
«he noi raccogliemmo non folo lungo le colle di Calabria
dalla punta del Pezzo fino a’ dintorni di Regaio , ma anche
fulle alture del Peloro . La fola differenza , che vi ha , fi è
che in quelle da noi raccolte vi ha maggior numero di affiroi-
ti , e di fongiti (2) .
Hhh a
(1) Waller. Slfl. min. t. 2. p. $cy.
{2) Bertrand ditlionn, dei Fojfiltt p. 150. e 151.
1173.
4^8 Istoria del tremoto
1173. Raccogliemmo molta copia di nuclei di ritrite di
varia -grandezza j e quafi eguale porzione di elii ne fa dal
Signor Scbafiani prefentata . Ci li parò davanti nelle noftre
clorazioni per l’uno, e per l’altro lato qualche pezzo lì re-
golare di cherato fui ; e di tali rimafugli di coralloidi ne re-
.eò molti il Signor Scbafiani , e altri cene furono dati in do-
no dal Signor Satira.
1174. Noi trovammo ne’ dintorni del CcniJey e della
Catone due coditi convoluti : tra quefti vi è un corno di ani-
mone, di quelli, che furono dal W alleno notati nella differen-
za , fegnata colla lettera (a): in elio non vi ha dorfo J 'pinato ,
e la lua fuperlicie è come dipinta da fegni bellamente ra mo-
di (1). Il Sig. Sebajiiani ne portò altri quattro, ma in fram-
menti, e di quelli, che hanno la J pira fui dorfo. Eli! tutti
fono dal più al meno di un color quali roflagno , e cimentati
coll’ acido, fanno effervefeenza.
1175. Finalmente eguale fu la condizione de 'balani, de’
pori , e Ad concititi , che furono raccolti egualmente per la di-
ftefà dell’ una che dell’ altra regione .
1176-. La notata legge dell’analogia de’ materiali non si
rinviene nelle fole cofe del regno follile , ma anche nel regno
vegetabile . Quel fatano fodomeo , che è così frequente per
tutto }o fpazio , che vi ha dal CeniJe a Reggio , nafee an-
che fpontaneamente fulle oppolìe regioni del Feloro , e di
Me fna . Egli è vero che quivi non fe ne incontra quella
copia , che si rinviene nell’ avverfo lato jì “ ma celierà la for-
prefa , quando fi rifletta alla differenza , che può cagionare
, - nella
(1) Wafer, t. z. p. 47?.
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Di Messina.'
nella produzione delle piante fpontanee un terreno poco bat-
tuto , e un altro arricchito di edificj , e frequentato da culla
abitazione . Mal grado così giufta rifleffione , non è però
che ne’ luoghi meno abitati quella pianta non crefca anche
nello Hello difivetto di MeJ/ina . Noi ne vedemmo in copia
ne’ colli , che fovrallano alla ftrada , che mena a’ Capuccini ,
jC ne incontrammo ancora lungo il viottolo, che ‘dal fno della
Chiefa dello Spirito Santo , ove eravamo alloggiati , mena
alla cafa degli efpu/Jt , detta il Noviziato , ove foggiornava il
noflro collega P. Elifeo . Ne vedemmo ne’ dintorni di quella
ditlefa "di picciole colline , che gentilmente fi elevano nel
luogo detto S. Leo , e le ne rinviene con frequenza ne’ terre-
ni polli al di là della Chiéfa de’ Greci , e della bella villa
Calvarufo , e ne’ (iti fuccedivi . Il taras officinale , la falicor-
nia , e 1’ aloe fono piante comuni tanto al lato dei P cloro , qua ir-
to alle oppofte fponde di Calabria ultra.
ii 77. Quel tri fio fato che opprefle la no (Ir a non ferma
falute in mezzo a una vita pietra di difagio, e di pericoli,
e in una ftagione già divenuta abbatìanza molefta per lo ca-
lore, non permife che noi aveffimo potuto inoltrarci nell’ inter-
no delle colle del Valdemonc , ed efplorarne come era riollro
penderò fil filo la tìfica geografia J quindi non fiamo al cafo di
poterne ragionare , e vederne que’ rapporti , che quella aver
potrebbe con quella deil’oppofia regione. Solo polliamo dire,
per rifconiri avuti fu ciò dal Signor Sebajliani , che la forte
della vegetazione è j quali eguale -nelle due coniare . >
117^* Tranne ciò, che per -vaghi rifeontri dir fi porreb-
be fuli’articolo della fpecifica differenza delle parti piu intcr-
■ 1 ne
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43« Istoria dei tremoto
ne del di tiretto di Me fina, e delle fuccefllve terre’ non è di
tacerti che da’ liti, i quali guardano più interiormente r occi-
dente , egualmente che dagli altri, i quali più s’ innoltrano verfo
il mezzogiorno , la condizione Tifica delle terre, e de’ falli va di
molto degenerando , e fcoftafi da quella , che fi offerva in Cala-
irla ultra . Quivi mancano quelle condizioni , che fi rinvengo-
no in quelli . L’ uno de’ grandi argomenti li trae dall’ Etna ,
e da’ materiali vulcanici , che quindi pervengono : materiali ,
de’ quali non v’ha orma la più leggiera in Calabria ultra .
L’altro nafce dalla frequenza delle acque termali , e delle mi-
nerali fredde , che vi fono nel terreno Siculo , e che manca-
no nelle colle del lato oppoflo . Dal Ceni dio a’ dintorni di
Reggio non vi ha carbone JoJJile j ma noi, per mezzo del no-
firo amiciflìmo Signor Conte Per/ichelli , avemmo in dono mol-
ta porzione di quello , che fi raccoglie tra’l di tiretto di Mef-
fina nel luogo dettto le Guar nelle • e .altronde dalle cofe fcrit-
te in altra età dal Bottoni fui tremoto di MeJJina , avvenuto
nel fine dello feorfo fccolo, rileviamo che quello carbon fojjtlc
fu allora difeoverto j e quel dotto uomo credette di ritrovare
in eflò la cagione di quel tremoto , che recò gravi danni alle
parti più jllutiri del ValJemone .
1179. Non ignoriamo che a taluni è piaciuto di trova-
re tutto il grado della più lìretta analogìa tra le miniere di
fiume di N i/o , che fono alla diftanza di quali ia miglia da
MeJJina , e quelle , che fi rinvengono nelle alture delle rupi ,
che fovrafìano a S. Agata di Reggio in Calabria ; ma oltre
alle ragioni teflè prodotte , noi confeiTiamo che non ci Tentia-
mo prefi da tanto coraggio , onde poter confondere due cole,.
pofte
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Di Messina» 431
porte in lontananza di quali 30 miglia , e ben oppofte tra
loro per la contraria natura delle parti integranti , onde erte
fono comporte.
1180. Avremmo defiderato di non lafciare alcun voto in
quello articolo , e di difcendere all’ dame delle acque j ma
quello Hello accidente , che ci fe ridare dal profeguire le nortre
odervazioni ,. ci tolfe anche il modo di foddisfare in tutte le
fue parti al noflro defiderio $ ficchè amiamo meglio di tacer-
ne, che di farne ragionamento per altrui rifcontri..
n 81. Dalle cofe finora narrate vi ha ragione a lufin-
garli di avere abbafianza efaminato il primo articolo , che fi
appartiene alla conte fa. dello fiaccamente ,, e della lacerazione
della Sicilia dall’ Italia . Noi non oliamo di decidere fu di un
punto, che per lunga età. ha tenuto in dilazione lo fpirito di
uomini di fommo ingegno . Abbiam folo creduto noftro dove-
re il formare, per dir così, il procedo di tale caufaj e do-
po aver preparate le armi, e i materiali, i piti finceri , onde
poterli ne’ due opporti partiti procedere alla fentenza piu ana-
loga al fatto, abbandoniamo- a Giudici più arditi, e più in-
telligenti il diritto di decidere, e di pronunziare fenfatamen-
te in una lite, che fe ha il merito di vantare illuffragio d’una
immemorabile antichità , ha finora avuto lo fvantaggio di ef-
fe re Hata più foftenuta dall’ ingegno del Poeta , che dalla ra-
gione del Filofofo .
* * * *
i
1
i
t
1
1
ii8i. Partiamo quindi alPefame del fecondo articolo,
che riguarda il fofpetto , clic ciò pojfa ejfere auve/uto per una
Vlo -
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Istoria dee t remoto
+r-
w olenti JJimà rapina fatta dal mare alla terra . Dubbio non
v’ ha che in moltiflìmi punti di tutto quello fpazio , che fi
para davanti a un offervatore da’ luoghi antecedenti al Cenidlo
fino alla Catena , fi feorge affai chiaro avere il mare atten-
tato molto fulla terra ; e per lo lato oppofto non è da por-
fi in contefa , che il mare non abbia fovente rofa la fac-
cia delle fponde ; anzi vi è chi ha creduto doverli ripete-
re il fapore falso* delle acque del lago del Faro da forni gli. in- •
ti incurfioni fatte dal mare. Ma quefti argomenti potranno-
mai per avventura effere fuflicienti a pruovare che una tanta
divifione folle avvenuta per empito de’ flutti marini ? Sarebbe*
di troppo femplice fede chi fe’l credeffe.
1183. Per ovunque li giri lofguardo, non può non ve-'
dcrli in quefti luoghi che fe fono fenfibili le rapine fatte dal
mare fulla terra, non fono però, lungo gli fletti fpazj , minori
gl’indizj, e i documenti degli acquifti tutt’ ora durevoli, che la
terra ha fatto fili mare . Noi ne parlammo allorché tali cofe ci
lì pararono davante pria di giugnere al Ccnidc , nel Cenide Hello,
e -nella Cotona ; ma ciò non è tutto. In luogo più opportuno ve-
dremo che tutta la faccia delle regioni dell’ una e dell’ altra Ca-
labria offre un teatro fignificantittimo di guerra perpetua tra ’l
circondante mare , e ’l terreno della pcnifola ; e quindi non
polfono non vedervifi i fegni i più decilivi degl’ inceffanti at-
tentati fatti dalle onde per invadere la , terra , e delle
alterne rapine fatte da quella fu quelle , o per racquiflare il
perduto, o per rifarli in uno de’ lati di ciò , che l’era flato
rapito nell’altro. E fe da ciò, che ora efifle , vi ha ragio-
ne di trarre argonlfcnti , onde indovinare quale mai potette
in al-
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-D i JM b s s ina; »
433
in altra età lo fiato antecedente delle cofe , lungi dal poter
eredere che il mare abbia occupato un ijimo , che congiungea
k due regioni , che ora formano l’ ifola , e la penifola , vi fo-
no potentiflimi argomenti di dover anzi credere 1’ oppofio , e
quindi foftcnere che l’ una e 1’ altra era un continuo letto di
mare, e che la terra, efpellendolo dalla fua fuperficie , gli ha
rapito quel regno , che efiò occupava . Ciò fembra tanto pii
vero , quanto è innegabile che nella gola del Faro la terra
ha circofcritto , e chiufo il mare in così ftretti confini, che
il dominio di quello ivi fi efiende in larghezza poco più di
un miglio e mezzo .
1184. Quella propofizione non è gii figlia di mera con-
gettura, ma è una confeguenza di oflervazioni tanto più evi-
denti , quanto è fàcile , a chiunque volelfe efitame , di rimaner-
ne con poco llento da per fe Hello convinto. Noi trovammo
in Rende poco lungi da Cofenza malli interi di pietre arena-
rie carche a ribócco di tejlaceì , e di crujlacei marini : da
Rende al Mar tirreno vi ha la difianza di 15 miglia, 0 circa.
Tutti i dintorni di Montelione , e di Briatico fono fparfi
di tefiacei ; ed è a riiletterfi che oltre la difianza non bre-
ve dal mare , il livello di Montelione è per enorme altezza
fuperiore alla fuperficie delle acque marine . Si proceda oltre,
t vedrai!! che Mileto , Soriano , Avena , Orfigliadi , PoliJìenat
Anoja , Terranova , Oppido , Cajlellace , Cufoleto , e S. Crijli-
na fono luoghi, ove, come altrove vedemmo, fi pie Tentano a
nudo agli occhi di tutti i più decifivi monumenti dell’ antico
dominio e del lungo regno , che vi ha goduto il mare . Noi
con induftria abbiamo tenuto conto più di tali luoghi , che di
I i i altri,
43+ Istoria del. tremoto
altri , come quelli , che fono i più lontani dal mare • ma fe vorre-
mo dar occhio a’ liti più proflimi a quello , in ciò , che abbia-
mo riferito della copia de teftacei , ritrovati nelle coftiere po-
lle a dirimpetto del Peloro , e in quelle, che fono oppolle al-
la Calabria , non. potremo non vedere nell’ abbondanza di efli il
dominio antichiflìmo del mare fu que’ luoghi, che oggi fono
fottopolli all’ aratro , e formano la ricchezza dell’ agricoltura .
1185. Ne fi creda che minori ragioni pollano trarfi da’
monti , e da’ colli di Me (fina a prò del mare $ quivi con. no-
llro piacere noi fieffi ofiervammo frequentiilìma copia di pie-
tre , le quali chiudono nel loro, feno , e prefentano nella loro
fuperficie una copia indicibile di ajlroiti , di corichiti , di /ce-
pole , di millcpore , di corallài , e di numerali , e varj vermi
marini. Nè tali pietre fono e firatte da’ lìti profiìmi al mare ,
ma da monti , che giacciono ben addentro della terra , e da’
luoghi più interni del Valdemone -
11 36. A noi non balla il coraggio di penetrare fino alla
immemorabile, e remotiifima epoca di quello regno maritti-
mo • e non abbiamo tanta eflenfione d’ingegno, quanta fe ne
richiede per fupporre un eflemporaneo traboccamento di ma-
re , che , foverchiando le fponde , e fuperando tutta 1’ enorme
altezza de’ circolanti , e lontani monti , avelie temporaneamen-
te invafe le terre , e indi fi folTe nel propio letto rellituito ,
e riftretto . Ma nell’atto che altrui abbandoniamo quelli va-
tidici affiati , non fappiamo non preftar fede agli occhi no-
ftri , e non vedere che lungi dal poter credere il mare in-
vafore della terra, deggiamo anzi confellare che quella or
fiede , ove quello un di giacque ,
1187.
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Di Messina.'
435
1187. Finalmente è degno di offervarfi che tali innova-
zioni, per immemorabili che fieno, non vi ha una ragione
del tutto chiara , e fu (Ti dente per ripeterle interamente dalla
fola epoca della fatale , e meritata ftrage della razza umana .
Noi vedremo in altro luogo che il continente di Calabria
offre da per tutto i più veementi fofpetti d’ edere (lato fpef-
fo rivolto , e d’ edere tutta la fua faccia una manifattura fo-
vente cangiata , e ritocca dalla mano della natura .
* * * *
Danni prodotti dal tremoto nel Valdemone;
— I
1188. Univerfalmente tutto il Valdemone fu fcofio dal
tremoto ; ma le rovine ebbero termini limitati . La fola Ro-
metta fu 1! infelice , a cui toccò una forte poco diverfa da
quella, che funeftò la vicina MrJJina , e ne rimafe quafi di-
ffama. Il paefe, che fuccede nel grado de 'danni, fu Cajì ro-
tea le , ove vi fu qualche ruina . In altri vi furono o piccio-
liflìmi guadi, o non gravi lefioni nelle fabbriche : efli furono
i feguenti, che porremo con ordine alfabetico.
Barcellonetta .
Calvarufo .
Condro .
Lingua grò ffa .'
S. Lucia .
«f. Martino .‘
Ili 2
Melai-
436 Istoria dei. iuuoto
J Melazzo .
Patti .
S. Piero di Monforte ,
- Pozzo di f otto ,
Randazzo .
Rocca .
Valdina . .
Vendico .
1189. Tutti i rimanenti pacfi rimafero Immuni . Quefti
rifcontri furono a noi dati dal Vicario generale di Mejfina
il Signor- Marcitele di Regalmici .
1190. Pria di chiudere quell’articolo, non farà inop-
portuno il dire , che fendo noi in Mejfina fi fparfe una vo-
ce, la quale fu con predilezione accettata da molti, cioè cha in
una delle ifole Eolie erali riaccefo un e Pùnto vulcano j e fe
ne additavano i luoghi difìinti , fe ne adducevano I teftimonj
oculari, e fe ne defignavano il giorno, e le ore dell’ apertura.
Miferi quod fi bi volunt facile credunf . Quello pretefo vulcano
non e fi fica , che nell’ accefa fantafia di coloro, che o di pro-
pofito, o per femplicità amano di delirare co’ femidotti j e li
eftinfe a mifura , che i protettori della calda invenzione fu-
rono polii ad efame . Noi non lafciammo in quella opportu-
nità di tentare di fciorre un altro nodo . Chiedemmo con
ogni accuratezza veridici rifc ntri dello feto de’ due vulcani
di Mongibello , e di Strongyle , che or dicefi Stromboli , ne’
tempi precedenti al tremoto . Molti fofleneano a fangue freddo
che da parecchi meli i due vulcani erano in tale filenzio , che
. pare-
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Di Messina.
437
parevano efìinti • ma da’ rapporti proccurati per mezzo di uomini
• fededegni fi rilevò che quelli vulcani fi rimafero nello fleffo flato
dell’anno fcorfo: e che i medelìmi , benché non avelfero eccelfi-
ve fiamme eruttate, non defifìettero però mai da quel confueto
tenore di agire , che aveano da lungo tempo ferbato . A ciò
fi aggiunga , che in que’ dì medefimi , ne’ quali noi Aggior-
nammo in Mejftna , fummo Avente fcollì con indifcreta vio-
lenza dal tremoto ; e pure in que’ giorni i due vulcani , fo-
prattutto Strongyle , aveano dati fegni di ballante vivacità . ;
* * A- * *
f
1191. Una febbre dal genere delle infiammativi ridulle
a trillo partito la vita del Secretario Sarconi . Quello inop-
portuno difaftro ruppe tutto 1’ ordine de’ premeditati difegni .
Egli fu forprefo dal male acuto nel fervore delle 0 nervazio-
ni , e quali alloT quando- era fulle molle di abbandonar M af-
fina , rivedere il Peloro , e indi ritornare in Calabria , per vi-
fitare i luoghi principali , che giacciono a dirimpetto dei fo-
nia . La di lui macchina fu cosi gravemente percofla , che
ancorché egli fcàmpato ne avelie la vita , rimale però debo-
le a fegno , che a malincuore dovette defillere dal conceputq
progetto , e commetterli al mare per relìituirfi in Napoli ,
ove giunfe verfo gli eftremi giorni di Giugno .
11 92. La neceflìtà di non lafciare un voto nella lìoria
del grave infortunio della Calabria ultra infpirò il difegno di
proc-
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Istoria bel tremoto
proccurare le notizie le più fincere de’ danni, e de’ fenome-
ni, avvenuti ne’ luoghi, che diconfi dietro marina , e che
fono appartenenti alle vie prefio il Jonio , onde poterne tefie-
re un ben ordinato racconto , e ornarlo di prudenti ritlelTioni.
Anzi tratto fi avea perciò avuto l’accorgimento di prender noti-
zie accurate de’fatti più fpeciali di varj luoghi , profittando dell’
amicizie di molte perfone di conto . Quella ricerca fi accreb-
be di più in più ; e mettendo infieme le cofe raccolte , fi è
giunto al cafo di farne una fcelta , ma cosi rigorofa , che non
fi teme di prefentarla agli occhi del pubblico, e nel prefen-
tarla , di dire con afieveranza ....
Crede non illam tibi de JceleJia
Plebe deleélam .
Q. Horaf. Carm. I. a. «b 4- p. *6$.
1193» Quelli rifcontri fi fono ricevuti per le mani di
molti . Ma fra i tanti valent’ uomini , che a ciò hanno impie-
gata lor opera , la gratitudine efige, che fi faccia fpeciale
menzione di quel che la Reale Accademia dee allo zelo , e
alla laudevole attenzione del dotto P. D. N. Tromby Certofino,
Accademico Onorario , che dimorava in Calabria ultra nel
tempo delle più lagrimevoli difgrazie. Egli ebbe cura di ri-
cercare le più efatte notizie , appartenenti alle vie , che ri-
guardano il Jonio , e indirizzarle per mezzo del degniifimo
Cavaliere Signor D. Vcfpafiano Macedonio , foggetto di aurei
collumi, e Vice-Prefidente della medefima R. A. Non è a ta-
cerli che D. Francefco Antonio AlejJandna , Socio nazionale
della
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Di Messina;
439
«Iella R. A, commorantc in Calabria ultra , ha altresì contri-
buiti molti lumi . Dee eziandìo farfi degna commemorazione
dell’efficace interefle, con cui il dotto P. D. N. Rojini Olive-
tano , noflro Accademico Onorario , fi è adoprato per raccor-
re dalle parti più Angolari della Calabria le defiderate notizie.
* * * *
Collegijfe juvat.
Q. Horat. Carmi». I. r. olle I. p. 3..
De' Villaggi di Reggio..
1 154. Reggio fu troppo nobile , e celebrata per lunghi
fecoli . Còllo feorrere degli anni andò di mano in mano de-
chinando fino a che giunfe a quello flato,, che altrove fi è de-
fcritto . 11 Re Filippo II y, trovando- malagevole 1* ammini-
flrazione della giuflizia , in tutta l’eflenfìone delle due Cala-
brie , per mezzo dell’ unico tribunale di Cojenza r provvida-
mente ordinò che fi ergelfe un fecondo tribunale in Calabria
ultra. La feelta cadde fu Reggio , e nel 1585 quella città
videfi ampiamente frequentata , e ricca in confeguenza di
quelle merci , che mancan di raro , ove iL tribunal di giufli-
zia fiila la fua dimora.. Ma fu breve la durata di tal vantag-
gio, perchè nel 1594, fotto il Viceregnato del Conte di Mi-
randa y l’Udienza fu da Reggio in Catanzaro trasferita.
1195.
4+o Istoria dei. tremoto
1195. 'Fino allo fcorfo fecolo fu ricca di popolati cala-
li ; ma ora non conferva che tredici villaggi de’ dicialfette ,
che ne poffedea nc’ tempi di Fiore, il quale pofe in luce la
fua opera della Calabria illujìrata nel MDCXCI. De’ rozzi
cafamenti di quelli villaggi , alcuni fono interamente diftnitti,
e altri rimafero rovinevoli o magagnati. Nella prima clalfe
della totale rovina delle fabbriche fi afcrivono Arasi, N afeli,
Fatti gitana , Perl.ipo , Stavorino, Schindiltfa , e Urti: i pri-
mi tre erano luoghi di fullìciente popolazione : gli altri tre
feguenti erano mefchinifAmi luoghetti di poche famiglie j
l’ultimo, cioè Urti, era il più di tutti popolato.
1196. Nella feconda clalfe de’ luoghi , ne’ quali i cafa-
menti fono o rovinevoli , o lefi , fi annoverano Cannavo , Ce-
rajo , PoJargone , Terreti , T rizzi no , Vefomide .
1197. La condizione delle terre di tutti i nominati vil-
laggi fi approffima a quella, che trovafi da Reggio a Fiuma-
ra di Muro : vi c folo qualche maggiore frequenza di rupi ;
e tutto il terreno è fabbiofo , e di fragile confidenza. Il Aio-
lo fi apri in molte parti, e il dolTo delle rupi in alcuni luo-
ghi fi divife , e in altri piombò ; tale fu il cafo avvenu-
to nel teni mento di Per lupo . A ridofTo d’ un territorio de’
Romei giaceva una rupe tutta fparfa di. fruttiferi ulivi. La
rupe fi divife con profonde , e larghe fenditure j e le par-
ti lacerate , fcparandofi dalle poche rimanenti , che giacciono
ancora coll’ aperto feno nell’ antico lor fito , fi gettarono di
sbalzo fui fottopodo terreno, e diftru fiero le piante, che fo-
Acneano , e ’l podere de’ Romei in modo che fe n’ è tutto
cangiato il primiero afpetto.
1 19S.
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r
Di Messina.
4-l i
1198. Quefti difaftri avvennero nel primo tremoto del
dì 5 di F ebbra] 0 . Nel dì 7 dello lìello mefe , e nel dì
28 di Marzo fuor della ruina di qualche cafuccia, già difpo-
iìa a cadere dalle percofle del prime tremoto , non avvenne
altro di confiderabile .
1199. E® tutti fono luoghi, ove da i più s’ ignora l’ab-
bondanza , e la ricchezza. L’indulìria più univerfalmente pre-
diletta è quella del nutricare i bachi da feta .
S. Agata di Reggio .
1200. Il dì 5 di Febbraio portò i principj della depi-
lazione in quello luogo , e il dì 7 la riduce a compiuto gra-
do . Tre de’ fuoi calali , cioè Armo , Cardcto , e Miforifa ( co-
ai Barri 0 , Marajioti , € Fiore , e non Mofoiroma ) furono
dilìrutti . Bovetto , e Vinco rimafero fol tanro lefi.
1201. Quefio didretto è cinto da tre fiumi, cioè dal
Calopinacc , dal J1. Agata , -e dall’ Armo j e vi fono oltre a ciò
più torrenti , che ne rendono molto inacquati i terreni . Vi
ha delle rupi fabbiofe , che il circondano j e vi fono alcune
brevi pianure .
1201. S. Agata fu reputata in altra età confiderabile
fortezza per la fua naturale vantaggiofa Umazione . Ella è
lungi da Reggio per cinque miglia , o circa . Alfonfo Duca di
Calabria vi trovò sì forte , e lunga refiflenza , che quella fu
l' ultima fra tutte le città Calabre ad arrenderli . Il corfaro
Dragut tentò vanamente di forprenderla nel fccolo decimofe-
flo, e fu agretto a partirfene pieno di vergogna, e di difpet-
to (1) .
Kkk
(1) Thom. Acet. annoi, in Barr. I. 3. £.5. p. itó.
1 203.
4+*
Istoria dei. tremoto
1103. Mal grado il vantaggio del (ito , quivi il fuolo in
que’ fatali momenti del dì cinque , e del dì fette di Febbrajo
fu co*ì profondamente concuffo , che le parti ne ri mafero del
tutto divulfe , e difordinate il fragile materiale , onde fono
compolie le rupi, li difciolfe , e rovefciò ; e tutto il terre-
no, che fervi di bafe a’ diftrutti cafamenti , rimale in tal
guifa rivolto , e confufamente avvallato , che apertamente or
motìra di non eirere più in illato di foftencre il pefo di al-
cuno edificio , fcnza rifchio di vacillare , e cadere in ditTol-
vimento . Il natio legame di que’ materiali fi è di più in più
impoverito; e il tremoto del dì 28 di Mar:o diè Tuli ima ma-
no al rovefeio , e allo feofeio di molte rupi .
1 204. Quello paefe ha predò a poco le fleiTe doti na-
turali del contiguo territorio di Reggio . Se può prellarli atiò-
luta fede a Tornir, a Jo Aceti , quella dovrebbe crederli la patria
di Gio: Aìfcnfi Barelli , che altri han creduto Mcjfncf: , e
altri Napoletano , uomo , che giovò fommamente col fuo fa-
pere all’ Italia , e nocque a fe fielfo col fuo fervido , e in-
quieto ingegno ..
Da Motta S. Giovanni a Bova ..
tioj. Tutto quello tratto di paefe fu agitato dal tre-
moto j ma non percolTo a fegno che vi follerò avvenuti que-
gli feonquauì , che avvennero altrove . Da Motta a Bava vi ha
la dif.anza di federile più miglia. Vi fono in tale fpazio tre
gioghi ben alti degli Appennini , cioè il Pittavo , il Sagittario ,
e ’1 Sacro . Oltre a varj torrenti vi s’ incontrano fei fiumi ,
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Di Messina.
+41
il Vallenera , il Montebello , quello , che fcorre tra’l S. Loren-
zo , e Bagaladi appiè del Monte/acro , 1’ Alece , 1’ Amandolea ,
e ’l Bava . Vi fi rinvengono in oltre due promontori , cioè il
già rinomato Leucopetra , or detto Capo delle armi , e l' altro
appellalo Punta della /netta .
iao6. Tutta l’altura di quello diftretto è afpra , d’in-
grato afpetto, e di pericolofo accedo. La parte balla è d’equi-
voca falubrità , e d’ Ineguale bellezza . L’ infieme di cotefii
terreni non offre allo flento , e all’ induftria degli uomini nè
comoda Umazione , nè ùbertofa ricolta .
1207. La lloria non cihaferbate, che vaghe memorie
di quelli luoghi . Del diftretto di Motta S. Giovanni non v’ ha
altro monumento , che fi rammemori , fe non fe di elTervi
fiata un tempo la villa Valerio , divenuta celebre per l’ofpi-
talità predatavi al padre della Romana eloquenza . L’ Alece era
il fiume conterminale tra’l territorio Reggino , e quello ap-
partenente alla famofa repubblica di Locri , di cui non ne
avanzano , che incerte , e mefchine notizie . Nel tenimento
di S. Lorenzo , e di Bagaladi fi sa che racchiudefi qualche
miniera di argento , e di piombo , d’ onde non fi ritratte in
altra età, dalla noftra non troppo rimota, che uno fcarso
provento; e non ancora è decito , fe ciò addivenuto folle o
dalla povertà del materiale , o da altri motivi .
1208. In tutta la di Uefa di cotefli terreni vi fono del-
le picciole abitazioni. Di quelle , altre più, altre meno ri-
mafero o infrante, o rovinevoli, 0 lefe ; ma in niuna di effe
vi fu fenomeno degno di attenzione , 0 quello almeno non
venne da occhio indagatore offervato , e riferito . I luoghi
. K k k 2 per-
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4.44 Istoria del tremoto
percoli! furono i fegucnti ,
che fi notano
ferbando l’ ordine
della loro fuccefliva progreflìone .
r ' :
Motta S. Giovanni,
Melito
Amendolca. ì
Peli aro .
S. Lorenzo ;
Ragudi .
S. Luca ,
Bagaladi .
Africo .
Fojfato .
Gallici anò .
Bova .
Pentedattilo
Roccaforte ,
Montebcllo.
Condofuri.
iì 04. Conviene avvertire che tali danni avvennero ne’
tremoti del dì 5 , e del dì 7 di Febbrajo . Il tremoto del dì
di Marzo 0 nulla , o poco vi aggiunte.
Dal Fiume Rota al Capo di Bruzzano . a
ino. Si è giunto al diflretto , che fi appartenne alla
Repubblica di Locri . Qui vi ha il monte Zefirio , e una rupe
denominata Catone , che in modo lignificante fi eftolle fu le
altre. Vi fcorrono varj torrenti, e vi fono tre piccioli fiumi.
La maflìma parte de’ luoghi è alpeftre , e d’ incomoda fi tu azione.
iì ir. Nella difìefa di quelle fponde vi è non meno it
Capo di fpartivento , detto altre volte promontorio zefirio , che
il Capo di Bruzzano . In altra età , fecondo Strabono, quella
fpiaggia offeriva due contigui porti , l’ uno a coloro , che ve-
nivano da occidente , e l’altro a que’ , che vi giugneano da
oriente ; ma oggi non vi ha , che un mefchino ricovero pe’
naviganti , e quello dicefi Porto di palizzi .
mi.
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Di Messina.
++S
mi. In quefto dilìretto con diverfa fituazione trovanrt
porte nove abitazioni di varia, ma non molta grandezza. Da
Fcrruzzano in fuori , che fu dirtrutta , tutte le altre furono non
egualmente percofle dal tremoto ; ficchè altre di erte rimafero
rovinevoli , e altre folamente lefe . Eccone i nomi . Cafalnuo-
vo di Africo , Staiti , Pietrapennata , Brancaleone , Pali zzi , S.
Maria del Tridente , Motticella j Bruzzano .
Dal Jiume la Verde a Gcrace.
1213. Tutte le parti, che ftendonfi dal monte Pittalo
■fino alle vicinanze del fiume Merico , il quale fcorre dal lato
meridionale di Gerace , pofTono confiderarfi come eftuberanze,
e allungamenti de’ gioghi, e della faccia orientale di Afpromon-
re , tranne la prima picciola porzione , che è diretta al mez-
zogiorno . Querti luoghi fono fparfi di piccioli borghi j e da
pochi in fuori , tutti gli altri fono difagiaramente fituati . E&
Hanno a dirimpetto del /Wo , e le loro doti naturali non hanno
per tutto una eguale bontà j potrebbero però eflfere di qual-
che conto fe la popolazione forte meno drfperla, e più numc-
rofa j quindi la fcarfezza delle braccia operatrici permette ap.
pena il comodo , e ne allontana la ricchezza : c ficcome il
poco numero di quelle ne rende debole , e non ricca la po-
polazione ' così la poca agiatezza non permetterà mai che
porta divenir molta , e aumentarli .
121+. In qnerto fpazio fcorrono, oltre a varj torrenti,
otto fiumi di diverfa , e mediocre grandezza , e fpeflb gemi-
nati , i quali tutti traggono le origini dal feno delle rudi pen-
dici
Istoria del tremoto
4+6
dici di A/promonte . Tranne Gerace , non vi fono abitazioni
di fpeciale attenzione per cib , che fi appartiene a grandez-
za, e a fpeciofità di edifìcj .
* * * *
1415. Nel difiretto , di cui fi ragiona, vi ha de’ piccio-
li luoghi , de’ quali è piaciuto agli fcrittori della ftoria Ca-
la fra di far parola con molta pompa . In un luoghetto , che
fi è da efiì chiamato Crepacore , e che indi pafsò ad appel-
larli Precacori , hanno creduto di rinvenire Samo , e in con-
fcguenza l’ hanno innalzato all’ onore di elfere fiata la Patria
di Pittagora . A dir vero gli uomini , che nafcono per ono-
rare 1’ umanità , polfono venire alla luce in ogni dove ; ma
non è quello il primo efempio dell’ impetuofo desìo, con cut
cote (li fiorici han cercato di rapprefentare la Calabria , come
la culla o 1’ albergo di molti illufìri Toggetti , e come la (la-
bile fede di tutte le più fpeciofe bellezze della natura .
il 16. In quefio Hello difiretto hanno pretefo che folle
fiata prima eretta Locri , di colla al monte Zejirio : quella
Locri fulla cui fuppofia vergognofa origine la garrulità gre-
ca ha tanto bamboleggiato. E cib, che fa commiferazione a
rifletterli , fi è che lo fieflò Polibio fi deire tanta pena per
autorizzare una favola mal ordita, e follenuta dalla voglia di
fmaltir cofe ftraordinarie , e forprendenti .
1117. Evvi in tale diftefa di luoghi il monte Efope ,
nella cui vicinanza fi è creduto che folle fiata riedificata Locri,
dopo che abbandonar fi volle il monte Zcfirio , per ragioni ,
che non chiaramente fi rilevano dalla fioria . Di quefia me-
mo-
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Di Messina;
447
morabile città non fi rinvengono , che mefchinilfimi , e vaghi
fcgni nelle alture de’ colli , i quali fono ne’ dintorni di Gcrace .
Da’ moli illi mi rimafugli di mattoni infranti fi rileva che Locri
era coftrutta più di mattoni, che di pietre. Quivi elifiea il
ricco tempio di P ojerpino , celebre e per la rapina fattavi
da Pino , e per i' altra tifatavi da Q_. P Seminio J ma di elfo
non fe ne ©llerva a di nofiri alcun vefiigio .
1 1 13. Gli antichi fi compiacquero tanto del mirabile,
che fovente facrifcarono la verità, e la ragione a tutto ciò,
che favoriva 1’ ammirazione , e ’l popolate inganno . Plinio
non temette aflerire che a memoria d’ uomo non era giun-
to che Locri folle mai fiata prefa da pefiilenza , o molefiata
da tremoto ; e ’l Barrio prefe argomento di credere elfervi in
ella un certo che di occulto , che ne cufiodiva la felicità .
1219. Non s’ignora che v’ha lire tra’ dotti fe Locri
folle fiata ove Gcrace fu fituata .. Qucfio non è il luogo op-
portuno di efaminare in quale epoca il vecchio nome dege-
nerato folle nell’ ultimo ; folo è degno di oflervarfi che qua-
lunque polla efierne fiato il difilato sito , quefio non eccede-
va Ì confini , che natura pofe dal monte Zcftrio all’ Efipe .
Su tale intelligenza, da’ dilaftri avvenuti in tutte le abitazioni
fparfe lungo cotefio fpazio , è facile a vederli quanto vana,
folle l’ aficrzione di Plinio , e con quanta facile credulità gli
antichi accordafiero a Locri la facoltà di efiere immune da
quel flagello, contra cui non v’ha luogo della terra conofciu-
ta , che lulìngare fi polla d’ avere fcampo , e difefa .
* * * * *
ino.. Gcrace fu fommamenle malmenata, ma non di-
li rut-
++S Istoria del tremoto
{frutta, come può vederfi dal Rame , fegnato col num.LXVI.
Ne cominciarono i danni nel dì cinque , continuarono nel di
fette di Febbrajo , e fi accrebbero nel dì vent’ otto di Marzo .
Pretto a poco lo tteffo grado di difafìri foffrì Bianco , luogo ,
il cui territorio da taluni fi credette abbondare di moltiffima
creta ; ma per più efatti rifcontri ricevuti , la fuppoiìa creta
etter dovrebbe un’ argilla plajlica , eguale a quella , di cui fi
fè parola nell’articolo di Mileto al num. 13+; e che feguen-
do il Linneo fu appellata creta argillacea , fi file , effervefcente ,
e fallibile con gli acidi .
mi. In Crcpacorc avvennero quali gli fletti danni.'
Quello paefetto è fituato in su uno di que’ dirupevoli gioghi,
np’ quali fi divide , e liende il monte Ze firio verfo 1’ oriente.
Fu fama che l’erta rupe, la quale gli ferviva di bafe , fi fotte
lacerata con una fenditura circolare , e che dalle aperte fau-
ci di tale lacerazione ufeito fotte un nero , e denfo fumo.
Di quefto fi creda ciò , che fi vuole ; quello , eh’ è innegabile , fi
è che il temuto e decantato vulcano , di cui già. promettcafi
imminente la comparfa , e 1’ eruzione , fi è finora attelò in
vano non folo da coloro , che predarono fede a tali fumofe
ottervazioni , ma anche da quei , che fi rifero della precipi-
tanza di fomiglianti giudizj .
1222. Delle rimanenti borgate le altre furono più, le .
altre meno , e con modo ineguale percotte j ma in niuna di effe
fi offervò fenomeno , che meritato avelie particolare attenzio-
ne . I luoghi più offefi furono .f. Agata , Caraffa , Cafignano ,
Rene fare , Circi la , Ardore , Cereri , Natile , Antonimina , Ca-
naio , e Portiglielo . I meno lefi poi furono Motta , S. Luca ,
Piatì ,
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Di Messina.
4+9
Piatì, Bombili, S. Nicola dei Canali , Condojanne , Canali , S.
llario , Ciminì .
Da Gcracc a Stilo , o fia dal fiume Novitt
al fiume Stilaro .
1125. Senza tema di errare può francamente aderirti
che , equiparando l’eftenfione de’ terreni al numero degli uomi-
ni, tranne qualche luogo, in tuttto il di più della Calabria
la popolazione è fcarfa , e non proporzionale alla copia, e
a’bifogni de’ terreni, delle arti, e de’mefiieri, A quello sbi-
lancio di economia civile aggiugner conviene un danno non
meno fenfibile del primo , ed è che le abitazioni Topo difper-
fe , collocate in liti dirupevoli , e per lo più picciole , e in
confeguenza incapaci di polledere , o di conofcere il valore
di quel beneficio , che da una ragionevole unione di molti fi
produce, e fi diffonde fui pubblico co fiume , full’ indufiria ,
e fulle arti creatrici del còmodo , e dell’ abbondanza .
mq.. Nella diftefa di que’ luoghi, de’ quali ora fi fa
parola, comincia a vederti migliorato alquanto l’afpetto delle
cole , mefiblc a confronto colle altre , che finora li annove-
rarono . Nella parte maggiore de’ luoghi accennati gli uo-
mini trovanfi fparfi in picciole divifioni , in liti per lo più
alpefiri , e in abitazioni , nelle quali troppo efpreiTivamente
vedefi imprefTo il carattere della difagiatezza . Qui per con-
trario vi ha minore difperfione , e s’ incontrano de’ paefi
egualmente podi in agiata , e comoda fituazione , che abi-
tati da maggior numero di cittadini . Non vi ha il rnini-
Lll
mo
450 Istoria del tremoto
mo de’ luoghi , che qui non vada del pari colla popola-
zione de’ più comodi villaggi, che nelle altre divifioni accen-
nammo; ed ivi non vi ha luogo tra i maffi mi , che nel nume-
ro degli uomini non ceda a’cafali di fecondo ordine di quelle
altre abitazioni . Colà Gerace è la più popolata di tutte le
altre terre , e città , che vi fono da S. Agata di Reggio fi-
no al fiume Novito , che le ftà di fianco ; e pure la quanti-
tà degli abitanti non giunge a tre mila . Intanto Mammola
ne ha quafi due terzi di più : Roccella , Cajlclvctere , e Gio-
jo/a la fuperano di un terzo; e Sidemo le cede di poco.
1225. Le abitazioni che in quello diftretto rimafero più
delle altre malmenate, furono Cajlclvctere , Camini , Grotterìay
S. Giovanni , Mammola , Martoni , Placanica , Riacc , Stignano ,
Stilo , paefe , della cui rovina , qualunque eira fiata li folfe ,
pub vederfene il Rame nel num. LXVII. Quelli furono per-
colfi p ia dal tremoto del dì cinque , e fette di F ebbra] 0 , e
indi da quello dèi dì 28 di Marzo .
1226. Roccella fu molto tormentata da’ primi tremoti;
ma i danni maggiori , furono quelli , che il tremoto del dì
28 di Marzo vì produlfe.
1227. Gli altri paefi, che ne rimafero dal più al me-
no dannifìcati egualmente da’ tremoti del Fcbbrajo , che dalla
terribile feofia del dì 28 di Marzo , furono Agnana , Giojofat
e Si derno .
1223. In quello difiretto lì crede che giacelTe l’antica
Caul onta , e che ella fofie limata in que’ dintorni , ove ora è
Cajlelvetcre . Tutte le doti naturali di tale difiefa di terreni
fono fuperiori alle antecedenti ; e vi ha copia de' generi più
utili
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Di Messina,
45»
utili al comodo della vita. Vi fono molti fiumi, e torrenti;
ma non vi ha niuna officina per convertirne l'ufo in bene del-
le arti , e de’ meftieri , forfè perchè fe il numero degli uo-
mini è relativamente maggiore di quello delle altre accennate
abitazioni , è poi minore d’ aliai de’ bifogni dell’ agricoltura , e
della paftorizia , attefa l’ ampia ertenfione de’ Tifpettivi territorj.
1129. Lungo quello diftretto vi è fama di enervi oltre
al ferro alcune miniere di piombo , di rame , di argento , e
anche di oro ; ma fìccome è attributo de’ foli arroganti il fa-
vellare di cofe, che fi debbono offervare per poterne ragio-
nare fenza fojìituire i fogni , e le ipotefi a' fatti , ed alla ve-
rità ; così fi attenderà tempo più opportuno di offervar pria
tutto , e poi farne parola .
' .
Da Stilo a Squillace
1230. I primi tremoti danneggiarono affai poco non
meno Squillace che i paefi , che le fi appartengono ; ma gli
orrendi fcotimenti prodotti dal tremoto del dì 28 di Marzo
pofero in miferabile fcomponimento Squillace.
*• * * *
Parallelo delle rovine , e della ejìenfione de' tremoti ne' luoghi
fituati in faccia al Mar tirreno , e quelli pojli
jt dirimpetto ■del Jonio .
c 7 1131. Preghiamo i Lettori di aver prefenti le feguenti no-
ftrc rifleffioni allor che farem parola di tutta la dillefa de’ terre-
L 1 1 2 ni ,
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43 * Istoria del tremoto
ni , per ove la natura con vario fato aggravò la furibonda
fua mano .
1232. Finora fi è favellato de’ luoghi fottopofti alle al-
ture de’ monti , che fi elevano dall’ Efope fino al Cau/one , e
che da quello fcorrono fino al monte Sagra.
1233. Si palla ora a ragionare di quelle abitazioni , che
da oriente trovanfi collegate alle parti inferiori de’ gioghi ,
che vanno a terminare al monte Jcjo , e a’fucceffivi allunga-
menti delle creile degli Appennini , che giacciono poco più
in là di monte RoJj'o , e che dalla via del/0/2/0 fignoreggia-
no Squillate y e dal lato- del Mediterraneo , tengono appiè Ca-
JlclmonarJo .
1234. Un uomo, a cui prenda talento di porre mente
alla naturale Umazione della Calabria ulteriore , vedrà che
tutta l’orribile fccna, die con le proprie oculari oliere-azioni
fu da noi cfpofta dal n. 60 fino- al n. 1053 , avvenne in qua’
fiti , che appartengonfi a quella parte di tal provincia , la qua-
le di fronte ha per termine il mar tirreno , e per lo dolio ha
per confine .tutto quel ramo degli Appennini , che llà a di-
rimpetto dello flefib mare, e che dal nort-ovvejl , fi fi end e
al fud-owejl . In quello ramo appunto vi è dal fico più fet-
tentrionale 1’ annunziato monte RoJj’o , e dal punto più meri-
dionale non folo evvi Afpromonte , ma vi fono le fue appen-
dici , Pitturo , Sagittario , Sacro , e ’l Zefi rio ; e finalmente
tra il monte Roffo , e I’ Afpromonte s’ innalzano il Jejo , il
Sagra , il Catione , e 1’ Ejope .
1235. Or è degno di rifletterli, che fe fi prenderanno
i monti accennati per legni delle fventure dalla via di orien-
te >
/
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Di Messina.
45 3
te , e non meno i Promontorj , o Capi , che i Fiumi dalla
parte del mare per occidente a mezzogiorno , fi troveranno ve-
rificate le feguenti oflervazioni .
1236. I. Dal monte Rojfo a Capo Zarr.brone per una
linea , e dal monte fejo al Capo Vaticano , e fiume Metramo
per l’altra, fi trovano grandini me rovine, ma vi fi veggono
ancora molte eccettuazioni : il che prova che in quefto fpa-
zio la rivoluzione fifica non operò con eguale forza j e
che in confeguenza non per tutte le parti di effi liti fvilup-
pofii allo fiefib modo , e in una mifura medefima la vitan-
da cagione del tremoto .
1237. II. Dal monte Jcjo , e dal fiume Metramo per
una linea , e dal monte Caulonc fino al fiume Pe trace, e alle
Pietrenere per l’altra., fi vedranno accrefciute talmente le
ruinc , che ancorché quelle non potettero confiderarfi per ogni
cofa del tutto eguali , ciò non ofiante manca poco per non
trovarvifi ninna differenza : il che Tempre più mofira I’ ap-
proffimazione maggiore alla funetìa forgente dell’ orribile ri-
volgimento . (
i'2'3S. III. Dal monte Caulons alle Pietrenere per un
lato , e dalla parte più meridionale del monte Efope , e del
Capo Pelerò per l’altra, fi troverà che il tutto fu- devafiato
con la maffima , ed eguale ferocia ; e che quivi dovette in
confeguenza eilere la fede fatale di quella furibonda cagione,
che pofe tutto a foqquaJro.
1239. IV. Dalla parte più meridionale del monte Efo-
pe , e del Capo Pcloro per una linea , e da AJpromonte , e
monte Parato, per occidente , e mezzogiorno , e da MeJJina
polla
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Istoria del tremoto
454
polla in faccia all’ oriente , per 1’ altra , li troverà che , rece-
dendo le ruine non folo dalla legge dell’ uguaglianza , ma an-
che dal grado della maffima attività , il tutto fi approdimi a
quello ftelfo fiato d’ ineguali , e non compiute revoluzioni ,
che fi ortervano nella prima divifione , cioè dal monte Rojfo
fino al monte Jejo .
1140. Fatto quello e fame , fi parti a vedere tutto quel-
lo , che fi è finora notato nel corfo di quell’ opera , e fi
vedrà chiaramente tutta la differenza , che parta tra i di-
fafiri avvenuti ne’ luoghi fottopofti agli Appennini , che guar-
dano 1’ occidente , e ’l Mar tirreno , e quelli , che fono fituati
o al dolio , 0 alle pianure degli fierti monti per la parte ,
che guarda l’ oriente , e I Marejonio. Colà fi troveranno rui-
ne le più terribili , che fi portano mai imaginare , e quivi
non fi rinverranno fe non fe danni di mediocre importanza ,
e tali , che fenza il duplicato , e 1 triplicato impeto de’ tre-
moti , forfè la rovina avvenutavi , farebbe!! rimala ne’ fem-
plici limiti di leggiera lefione .
1141. Pruova di quello fentimento erter ne pub la fe-
rie di quelle fciagure , che da ora in avanti fi pareranno a
farli oflervare . I tremoti del di cinque , e del dì fette di Fe6~
hrajo , per grandi che erti fi follerò , non produflero ne’ luoghi
contenuti nel difiretto , di cui ora favelliamo , que’ danni ,
che vi cagionarono le fcoffe del formidabile tremoto del dì
a 8 di Marzo, Quello pofe a foqquadro, dal più al meno, le
feguenti abitazioni , che fi notano fecondo 1’ ordine , con cui
nella carta geografica trovanfi fucceflìvamente fegnate-
Vazza-
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Di Messina.
45 S
Pazzano .
S. Sojle .
Centrache .
Bivongi .
Datoli .
Palermiti .
Monajì arace .
Satriano .
Gafparrina .
Fabrizia .
Ga gl iato .
S. Elia .
Guariavalle .
Argujlo .
Montauro .
Li Pifani .
S. Vito .
Stai atti .
Torre.
Cenaii .
Squillace .
S. Caterina .
Soverato .
Torre .
Baiolato .
Patrizzi .
Curii nate .
S. Anirea.
Olivaii .
Chiar avalle .
lfca.
Monte Pavone .
1241. Non fi fa parola di S. Bruno , percofiò dal tremo-
to del giorno fette , perchè altrove fuificientemente fe n’ è
favellato ; e non fi fa menzione di Serra , Spaiala , Simbarìa ,
e Brognaturo , perchè già fe ne tenne ragionamento .
*****
1243. Dal P. Tromby fu fcritto quanto fiegue . „ Nel dì
I'5 di Fcbbrajo ritrovandofi nella terra di Montauro fpafa al fole
„ una quantità di panni ufeiti dal bucato, e trovandofene altri
,, non ancora fpiegati , ma chiufi in una ceda , nell’ impeto
,, di un ae.emoto non meno i panni, che la ceda furono
„ rapiti e fparfi per l’aere in fenfibile altezza, e indi depo-
„ di, e fpinti a terra con ineguale, e incerta difperfione.
1244. „ Nello deffo territorio di Montauro la fiumarcl-
„ la correa fempre torbida, quando fopravenir dovea il tre-
„ moto,
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456
Istoria del tremoto
moto , e per contrario , ciò , che facea meraviglia , fr era
che il torrente detto franco , che giace in diftanza di un
„ quarto di miglio dalla fiumarella , continuava collantemente
„ il folito corfo , e le lue acque erano chiare . Un eguale
„ fenomeno , per riguardo al turbarli le acque pria del tre mo-
to , fi o ffervò fovente nella fiumara di Ancinale polla in ter-
, ritorio di Satriano , e Soverato .
1245. „ Nella terra di Chiaravalle col tremoto de’ 7 di
„ Tchbrajo rimafero le cafe sì fattamente fepolte fotto le rui-
„ ne, che niuna delle perfoqe fcampare potea riconofcere la
» propria cafa ; ma nel tremoto de’ 28 di Marzo da le ftelfe
„ fi fcovrirono , e facilmente fi vennero a dillinguere .
■13+6. „ Al giorno 7 di Marzo nel golfo di Squillate,
e propriamente fotto il cafale di Monratiro nel luogo appel-
„ lato la pietra grande, verfo le ore ji fentifii ufeire dal
,, mare un rimbombo indicibile , che durò piu di un’ ora , e
mezza . CelTato emendo , ripigliò collo ftefio fragore lo flu-
pendo fremito alle ore tre della notte, e vi perfeverò fino
, alle cinque . Alle ore nove poi fegui una grande feofia ,
che fu fenfibiliffima lungo quel littorale „ .
C ? Si noti che tale /coffa non oltrepafsò quel littorale , e non
fu avvertita nel lato del mediterraneo .
1147. „ Un miglio, e mezzo lungi da Squìllace vi è
„ un ampio podere de’ Signori Teri . Quefto rjthafe per lo
fpazio di trenta tumolate , o circa inondato, e poflo fott’
„ acqua, lènza apparire donde l’acqua folle fgorgata , falvo
,, il cafo di oliere emerfa dal feno della terra .
1248. „ A di 34 di Fcbbrajo un furiofo , e tempeftofo
„ vento
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Di Messina; ; '457
„ vento di levante sbarbicò fino dalle radici molti poderosi
„ alberi in varj luoghi di quella provincia lungo la colta del
„ mare fonio: i maggiori danni avvennero in Guai dovali e ,
„ Monajìaracc , *f. Lconte , e Stilo . Quello turbine durò dal-
„ le ore tre della notte quali fino al mattino „ .
C3* Si noti che quejlo turbine fu comune a' luoghi pojli lungo
il lato del mediterraneo , ma ebbe breve durata ; i rovejci mag-
giori furono quelli , che produjje a Sonano , a Franticela Ci-
falnuovo , a Cufoleto .
Sa Squii tace ad Amaroni , e Girifalco f no a Borgia f -
UJito , S. Floro , e Catanzaro .
. i
124.9. Conviene allontanarsi dall’ordine fucceflìvo , e
confueto , e fenderli fino a Girifalco per maggior chiarez-
za della narrazione. Una delle epoche più fegnalate de’ tre-
moti di Calabria fi formò dall’ orrendo tremoto avvenuto nel
dì 28 di Marzo. In più opportuno luogo fi porrà ad efame
quinto polla, effer vero che quello fu di tanto impeto, e di
ta'e e (lenitone , che da per fe lidio avrebbe prodotti tutti
que’ p tifi mi effetti, che fi cagionarono non meno da’ tremoti'
del dì 5, e 6, che da quello del dì 7 di F ebbra] 0 . Siccome
tutti gli a’.tri tremoti direffero le maggiori loro forze per
quelle parti , che , polle dal monte Rojfo fino all ' Af promonte,
guardano il m.\- tirreno, come altrove fi notò dal num.i2 3t
al num. 1241 ; «osi il tremoto del dì 28 di Marzo principaU
mente offele Gn.r,/COj e \ pr0(Iimi dintorni j e non oliarne,
che avelie pertu,\: , tutta la parte mediterranea della pn>
M m m vin.
I
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45S Istoria del tremoto
vincia da Girifalco a Reggio , pure il maflimo Tuo furore fu
diretto fu i luoghi , che giacciono lungo il Jonio.
1250. ’ Ecco dunque le ragioni, per le quali li è e.ftefa
la narrazione , includendo Girifalco nell’ordine de’ luoghi, che
li appartengono al Jonio » Accennato ciò, li ripiglierà il rac-
conto, continuando la fucceflione de’ luoghi orientali , e li fa-
rà a luogo più opportuno parola de’ fiti occidentali , nulla ef-
-fendoyi in fomiglianti ragionamenti di più avverfo al buon
ordine , quanto 1’ errare da luogo a luogo fenza metodo , e
abufare della pazienza de’ leggitori collo sbalzarli alla cic-
ca per liti , che non hanno nè fuccciliva continuazione ci-
vile, nè metodica relazione di giacitura natutale.
1151. Girifalco fu percolili da’ primi tremoti j ma i danni
non olt repanarono di molto la linea di una fenlìbile lefione . Non
li vuol negare che qualche cafamento rimafe rovinevole, ma
è altresì vero che i difatlri furono sì fattamente tollerabili ,
che mal grado 1’ univerfale fpavento , onde fu prefa la rima-
nente popolazione della provincia, la maffima parte degli abi-
tanti di Girifalco ebbe lo fconfigliato coraggio di rimanerle
nelle proprie, caie j ma eflì portarono al&i prello la pe:a di
tanto ardirete quindi quefto infelice paefe fu altamenu fcoffo,
e»talmente afflitto, che la parte maggiore degli cdiiicj fu na-
bilTata , e ciò che ne fopravanzò , minaccia perdita , e rovina.
1152. Per tutto fi aprirono delle grandi fenditure j e
nel territorio vi furono non folo molti terreni avvallati, ma
.molti alberi vennero dalla loro antica fede divelti..
Borgia.
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- D f M E S S I N .'A. t . 1 451)
■ <. Borgia. \ :
* • '• # * # 4 > • \ I *
1153. Non ottante le graviffime devattazioni prodotte
dal tremoto nelle abitazioni di Girifalco , e fuo ten intento j
pub dirli che il guaito avvenuto ìn Borgia fu di molto a quel-
le fuperiore. Quello paefe rimafe tutto efterminato, e in ef-
fe fi vide una immagine di quelle orribili rivoluzioni, che
nelle parti più, fuperìori della Piana fi ollervarono . Il terri-
torio di Borgia inchina molto alla qualità della pianura , e
dalle cofe , che ne vennero riferite , pub defumerfi che non
gode terreni di molta confittenza.
1154.. E’ duro il dover favellare di fenomeni, quando
non fi ha ficurezza che l’oifervatore abbia lo fpirito fcevero
dalle illufioni de’ fittemi . Tutta volta per non lafciare un vo*
to in tal parte , fi è ftimato di riportare , parola per parola , una
lettera ferina dal Dottor Gioacchino Pitturo di Borgia , e al-
la R. A. prefentata dal tettè lodato P.Rofini. E’ Autore della
1 nera mottra delle cognizioni , ma non può non vederli , che
quele non fono difgiunte dalla illufione di qualche fittema.
Ecco la lettera .
lì tremoto acca luto a 28 Marzo al ora una , f mezza li
notte cirCo i difnijfe molti Paefi , fra quali Borgia, Maida, Cor-
tale , Gi ri falò , S. Floro . Il Paefe fudletto era fiutato lungi
dal Mar .forno ni gli a 4 circa sii di un monte mediocremente al-
to, il de c:ìt fuoo , parte era di arena , e varj frati di pietra ,
e parte di creta 5 era perciò divifo da una valle , che avea il
fuo cammino per mezzogiorno ', quella porzione più alta, che ri-
guardava f occidente e il di cui frato tra arenofo , fi mojfc
M m m » in
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I
460 Istoria del tremoto
in maniera , che fe ne fcefe in detta valle , in modo che i Va-
ironi non dijìinguevano iene il /ito delle rifpettive cafe j quel-
la porzione , che riguardava lo fciroccoy ed il di cui fuolo era
crefojo , e /lata più re/i /ente alla feo/fa y di maniera che recaro-
no inalzati varj pezzi dP edi/cj , che indicano a pojleri ejjervì
/lato quivi un tempo paefe.
Era il dijlrutto paefe circonvallato dalla parte <T oriente da
due gran valli una chiamata Prelìio , e P altra gran valle della
Spilinga, i di cui orli fuperiori erano di dura pietra , che al-
la Jco/fa de' i8 fi j Infoiarono in maniera , portando fi j eco varie
cafe chi erano funate nell' orlo , che riguardava lo Jcirocco j Por-
lo oppojìo , eh' a vea fecondo le diverfe fituazioni varj nomi , come
Mandarano , Timpa prena , Grotta della Fata fi /pianarono >
Coprendo quantità di querce , olivi ed altri alberi .
> Li fenomeni accaduti nel? adjacenze del /addetto di/rutto
Vaefe fono li feguenti .
Pria iP ogn altro bifogna notare , che dopo il tremate im-
mediatamente fi è veduta nclP aria , non molto lontana della fu-
per/cie , una nuvola ofeura , e denfa , come fi bruci /fero al? _
intorno grandi foie/ e • durò que/a qualche tempo . In fecondo
luogo bifogna notare che la mina del tremoto de' z? par eh abbur
cominciata da ponente a levante r non già da libeccio a mez-
zo giorno , come l' antecedenti . L' .accenfonc per che fiaft fat-
ta J opra le Montagne di Girifalco , e pi o riamente al Mon-
, te Covello, alla di cui falda v'è una for,ana , che ejfcndoft
analizata P acqua , ha dato molta quantit di ferro j P ocra ,
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Di Messina.
461
'0 fia terra marziale è notabilijfima all' intorno , e non mol-
to lontano da detta acqua minerale vi è una miniera di ter-
ra lega.
Le fenditure intorno al dijlrutto paefe fono innumerabili’,
fra tante merita particolare attenzione quella accaduta nella di-
fefa , e propriamente net luogo detto il Pantano di Tremola,
Tendo della Menfa Vefcovile di Squillace . E1 qucjla una gran
•pianura fenza rupi alt intorno , confinante al fiume Cor ace , lon-
tana dal mare un miglio circa , e dal Paefe dijlrutto miglia 4.
Detta fenditura è oppa fa al mare’, ha di lunghezza pajfi 100
circa , e di larghezza tre piedi dove più , dove meno da dove
ufcì gran quantità di' acqua.
Nella JleJfia linea zoo puffi circa lontano da detta fendi-
tura nel territorio chiamato S. Maria di Calandra ojjerva un
cordone di arena , che ognuno , da ovunque la guarda , fe non la
tocca- , la crede cenere ; ha detto cordone pajfi io. di lunghez-
za, non ejfiendofi potuta mifurare F altezza , avendola prima d'of-
j-re 0 (fervuta li coloni arata , e dìfperfa j credendof eia terra fer-
tit ’ vi piantarono granone. Ho ufiata particolar attenzione in
tfanv.’iare alcuni Forefi 0 filano Campagn’ioli , che nelt atto del
tremuoìo dormivano nel (addetto y e vi a (fi curano , che J paventati
al far di. giorno .i accojì avano a quejìa da loro creduta ceneret
da dove ufcva un gorgon * d'acqua , che metteva capo ad un val-
lone vicino , dii amato cafone di S. Maria J Sgorgava dett' ac-
qua non contimata , ma interrotta , ed avendola gujlata , era
amara , e fai fa , 'he loro medefimi fofpettarono venire dal mar e,
con dire , vedete . thè ficcome fi muove il mare efee t acqua .
Sgorgò qucjla per tutta la notte de' i8 , e per il dì vegnente ,
dimi-
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IsTOHIA DEI TREMOTO
46»
diminuendo/ in ragion diretta del tempo , e poi efccojf fcnza
1 e (ligio di fenditura , lafciando detto cordone d' arena , che
g elandola ha dello /ittico , ed alla femplice iodata s offerva-
no delle laminette marziali .
Merita anche attenzione il fenomeno accaduto in un terre -
r.o , coverto di diver/ alberi , chiamato Sciarbò fintato nella
qua/ dirczzionc delle fenditure deferitte , due miglia circa di-
Jìante dal mare , ed altrettanto dal Paefe difìrutto ] era quefo
un piano inclinato per tramontana , e dalla forza della /coffa ,
v/ t dalle vifccre della terra lo firato argillofo per lo fpazio
di tre moggi , inclinando il J addetto terreno alla parte oppofla ,
e ferrando il cammino ad una fiumara , che fu cojlretta far/i il
/.io letto più di 5 o puffi luigi da dove prima V uvea 5 quef.o
fenomeno non fi puolc efattamentc d e feri cere J fi capìjce allora
quando fi vede J quel che vi afficuro di certo , fi è , che lo fica-
io argillofo non era così vicino alla /perfide , in dove non vi
era ombra , o vefligio di cr eta , nemmeno alt intorno , tanto
più che la faccia della fenditura ha più di 15 piedi d' altez-
za , e creta non fe ne vede ,
Si raccapriccia di meraviglia * chiunque o/ferva il ttnipcm
di iF. Giafcppe . 2T queflo un rialto arcnofo fiutato tarla fìcfja
direzione delle fenditure deferitte cento paf lontana dal paefe
difìrutto ; s' offervano nel medemo luogo fendila* •, il di cui
cammino , ed ondine e così irregolare , che non così facilmente
Ji può deferivere : il fatto fi e , che la ma lima efplofionc ha
dovuto effere in tal luogo . ■<
Non picciolo fpettacolo arreca a chiunqie o/ferva il Lago
cagionato dal tremoto de z 3 nella valle nomata S. Pietro $
hi que-
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E' quefa una gran valle , che ha il cammino per oriente , nel
di cui centro J correva un ben grande rivolo di acqua , che veni-
va formato dall' unione di più fontane } e dalla ruina dei due
lati fi ferrò la Juddetta ralle , ingejandofi quantità notabile
d' olive , gelfi , vigneti , ed altri alberi , c per lo fpazio di
giorni i$ l' acqua non ha avuto cammino motivo per cui fi
formò il lago fiddetto > che ha più di cento paffi di lunghez-
za j c 60 di larghezza .
Non fa efente dal tremoto il tempio della Roccella , che
conta tanti fecali prima delC Era Cri f tana fabbricato da Greci ,
e che dalia forza de barbari non fu mai abbattuto , e pure dal
tremoto medefmo. fi jlritulò cadendo interamente la muraglia ,
che riguardava P oriente , c quella oppofa fi divife in varj pez-
zi . Si tralafciano altri notabili fenomeni per mancanza di tempo.
S'aggiungono però in accorcio l' altri fenomeni of croati
nella Roccella , e furono nella coltura di rimpetto al cafno ,
in d ove la terra quafi tutta s aprì , e vi sgorgò quantità d' acq tat
e vi rimafe dell arena di color ceruleo.
v Nel terreno detto il Principe ufcì il mare del fuo letto ,
ed allagò più di 20 tomolatc di grano
\
Gioacchino Pittaro di Borgia
Medico Fijico.
1255. Si d<. termine all’articolo di Borgia con un fe-
nomeno , che innegabilmente pruova quella ftupenda efenzio-
ne , di cui tanto e tinto fi è altrove favellato . Viene fcrit-
to dal dianzi rammentato P.Tromby.
i*5*.
Istoria dii tremoto
464
*156. „ Fra i diverfì paefi rovinati col tremoto de’ a 8
_ di Marzo , fu interamente rovefeiata la terra di Boroia-
„ ma ciò , eh’ è mirabile in tanta rovina , fi è che nel mez-
„ zo della piazza fi olTerva ancora una cafa a folajo , che fi
„ appartiene a un contadino . Quella rimafe illefa col fuo
„ tetto coperto di tegole di terra cotta , alle quali fi da
,, ancora il greco vocabolo di cìaramldc , e che reflarono tut-
„ t e intere „ .
Amaroni , S. Floro , e la Rocccllctta.
1157. Amarori! fu malmenato, ma non diflrrutto, e nel
fuo tenimento non avvennero alterazioni di conto . Ben di-
verfa fu la forte di S. Floro . Quivi i cafamenti furono quali
tutti dall’ imo al fommo devaflati , e nel fuo tenimento av-
vennero molti avvallamenti , e nioltiffime fenditure .
1158. Il tempio della Rocccllctta nabifsò . Era quello
un rifpettabile avanzo di remota antichità. Ne’ fuoi dintorni
fi lacerò in molte parti la terra, e ne fgorgò fuori ? pieni
rivoli un’acqua lotolenta. Da una lettera efibitaci d.< : l'.Xo-
fini fi rileva che ....
Altra fenditura fi fece mezzo miglio lontana J.\ mare , e
propriamente fopra la Roccelletta in un piano l~ tirate, da do-
ve fcaturì quantità iT acqua, che arrivò fino al i tf.no della me-
defi ma , in dove foggiornava Monfignor di Squiiiace , che nel
punto fejjo mando a vedere da dove vfcìi a j ed intimorito dalF
acqua , che feorreva a fumé , fc ne fuggi in una pagliara fi-
ntata dijlante in un rialto ,
».
Catan-
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D t C K1L- A B .R ’-IOA . I
4<*S
Catanzaro , e Gagliano .
' ' t '
1159. Catanzaro non ritta fife da’ primi tremoti che mol-
to fpavento , e poche lefioni j ma il tremoto del dì 28 di
Marzo cercò d’ involverlo nel diiiftro comune . Fortunata-
mente ne fcampò ma non rimafe efente da danni . Rovina-
rono alcuni facri Tempi, e que’, che non caddero, rimafero
gravemente percofli . Alcune cafe nabilfarono , molte renaro-
no rovinevoli , e molti (fune piene di fenditure .
1260. Fu men dura la forte di Gagliano, fuo borgo;
Vi fi perdettero poche cafuccie , e ve ne ha delle altre , che
furono lefe . Nel tenimento vi fu qualche alterazione , e
qualche rupe minacciò di fónderli ^ e rovinare.
1261. La pofizione meno regolare di quello angolo della
„ Calabria ultra porta la neceflità di non poter ferbare un fuc-
ceflìvo modo di additare i luoghi ; quindi fi è (limato di
fcerre quel metodo , che più fi accomoda alla diverfa natu-
rale pofizione de’ luoghi ., e alla divifione civile de’ mede-
fimi . Si prenderanno dunque per indici , e per regola della
narrazione prima le città, e terre, indi i fiumi , e i monti,
e poi le firade , e i punti terminali della provincia.
De luoghi contenuti dalle vie occidentali di Catanzaro fin»
alle fuperiori fettcntrionali tra il fumé Ali da
oriente , c ’l ramo fuperiore del Balarano
da occidente .
1262. Lungo quello fpazio vi fono Pentoni , S avuto,
N n n Se t-
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4 66 Istoria bei trbmoto
Scttingiano , Sorto , Gimi gitano , Serraflretta , Carropoli , C*-
cala , e Cajìellace , eh’ è il più conterminale di tutti alla C<*-
citra , quafi pretto a’ Con/lenti .
i i6 3. Dal più al meno Tutti roteiti luoghi furono pen-
colìi , e danneggiali . In Pontoni vi è lama che nell’ atto della
frolla del dì 18 di Marzo lì ottervattero fiamme , e fuochi
volanti . . Nel vicino Savuto vi furono minori difaltri , ma
non vi furono oflèrvatori di lucidi fenomeni. Sorto ebbe
parte nel malanno . In Scttingiano avvennero molti guai j
maggiori , e di maggiori confeguenza ne accaddero in Gimi-
gliano fupcriore , e inferiore . Rimafe non poco malmenata
S errajìretta co’ fuoi villaggi j ma in Cicala , e Carropoli g’mnfe
la cagione dello fpavento , e non il danno .
De luoghi contenuti tra il fiume All fino a monte Nerbo,
e da queflo fino a tutta la tortuofa , e lunga
diramazione del fiume Tacina .
1264. In tutto quello dilìretto può dirli, che la divi-
Cone civile ha feguite le leggi della natura , la quale pofe il
monte Nerbo , e il monte Olibano come i due fegni termi-
nali delle due frontiere di Calabria ultra , e di Calabria citra.
Qui vi ha una notabile confluenza di fiumi , i quali rendono
quell’angolo di Calabria ultra molto inacquato, e di frequen-
te inciampo alla circolazione degli uomini , e de’ generi da
luogo a luogo .
1265. Quello difiretro fu f còllo da’ tremoti del dì 5 ,
e del dì 7 di Febbre] o j ma dallo fpavento in fuori elfi
non
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Di Calabria.
467
non cagionarono difaftri . Il tremoto del dì 18 di Marzo ap-
portò molta mina , e moltiflìmè lefioni ne’ cafamenti . Uni-
verfalmente fe ne intefero le fcoìTe , ma non da per tutto pro-
duffe danno . I luoghi , che più degli altri ne riraafero chi
più , chi meno percoflì , furono
i fequenti.
Simeri .
Zagarifc .
Sellia .
Serfale .
Taverna co' funi villaggi .
Belcafiro .
Albi.
Marcedufa .
Mugifano .
Arietta .
Soveria .
Mifuraca .
Cropani .
Tolicajlro,
1266. E’ notabile che in
tante calamità Vincolife ne
rimafe immune .
Deir ultimo angolo orientale di Calabria ultra , cioè per la via
Juperiore da Cutronei al fiume Nieto, e pel lato
inferiore dal fiume Tacina al Capo Rizzuto .
1267. Cutronei può riguardarli come la frontiera fet-
tentrionale della provincia . Quello paefe giace di corta al
monte Clibano ; erto rimafe immune da danni j e piccioliffimi
fe ne ricevettero in. Aitili a , e Rocca Bernarda . Ne’ cafamen-
ti del dirtretto di S. Scverina vi furono maggiori guai , e ne
rimafero partecipi Scandalo , e S. Mauro . In più fenlibile mo-
do furono malmenate le fabbriche di Curro, e delle Cajlella.
N n n 2 1263.
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Istoria dei.' tremoto
468
1268. Cotrone già si temuta , e Torte un tempo , fu an-
cor effa chiamat’ a parte della fventura comune ; ma i fuoi
difaflri non furono nè fegnalati , nè gravi (funi . Apri glumella ,
e Pap anice rimafero percoflì , prelTo che in grado eguale , o
poco dilli m ile da quello di Cotrone .
1269. Pure in mezzo a tanti guadi la natura fi com-
piacque di ridare dal dio furore , e di rifparmiare la piccio-
k terra d’ lj'ola , e. di kfciarne intatti del tutto i cadimenti*.
* 1 '
* * * *
7270. Qui - tìnifce la narrazione delle calamità avve-
nute in tutto quel lato1 di Calabria ultra , che ha per termine
le fpondc del Jonio . Efige ora il buon ordine , che fi fac-
cia ritorno a quella picciok porzione , che di effa ne rima-
ne non deferirla nel lato occidentale , cioè da Monte Santo per
una via fino a Giizaàa , Nicajlro , e Cajlellace ; e da Cajlel-
lacc modellino fino a Mente rojfo per l’ altra via . Iit tal
modo unendoli l’ enumerazione de’ danni accaduti in quefti luo-
ghi a tutto il di più , che finora fe n’ è raccontato , fi avra
k doria compiuta delle miferande rovine di Calabia ultra ..
Poliolo , e Polia .
1271. Poliolo cominciò ad edere oltraggiato da’ primi
tremoti; ma la fua devadazione avvenne nel dì 28 di Marzo.
Ne’ fuoi terreni fi aperfero numerofe fenditure , e a quede fi
uni in varj luoghi 1’ avvallamento del fuolo
1272.
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< D I G A £ A «• R I A . 469
1272. Polla ebbe in apparenza miglior ventura ne’ primi
tremoti j e i fuoi danni non cominciarono , fe non nel primo
di di Marzo . Vi Ha qualche ragion da credere che le prime
fcoife aveano già cominciato a porre in difordine le interne
parti delle fabbriche $, e che quindi il tremoto del dì primo
di Marzo non altro fatto avelie che manifcftare le tri Ile difpo-
iìzioni già impresevi da’ tremoti antecedenti. Comunque però
li andaiTe la bi fogna , il dì a 8 di Marzo pofe a foqquadro mol-
ta parte de’ cafamenti , e ne lafeio il relìo mal concio, e ro-
vinevole .
1173. Trancaviìla fu crudelmente malmenata dall’ impeto
de’ tremoti del mefe dì F ebbra} 0 . Quelli del dì primo , e de’
27 di Marzo ne continuarono i cominciati dilàftri . L’ ultimo
del di 28 ne ridulfe la tragica fceni al termine compiuto .
Cajlelmonardo .
1274. Ne cominciarono le fventure lino dal dì cinque ,
e fette di F ebbra] 0 : crebbero nel primo dì di Marzo ; giun-
fero all’ diremo nel di 28 r e i cafamenti li ridulTero in un
confufo sfafeiume .
Fondaco del Jicó ..
1275. Evvi in vicinanza di quello luogo , fatr.ofo per
la letale qualità delle fue lagune , il calino de’ Signori Buon-
giorno * Quivi vi fono capti ce ioli devalìamenti . Gli angoli
fono fcantonati • ma tutta la facciata ne rimafe. intera a le-
gno , che non vi ha menoma lelìcne . Una picciola parte del
tetto
Diqitized bv Gong le
470 Istoria m tremoto
tetro è nabiflata : tutta la rimanente porzione fembra intera ;
ma vi ha di tratto in tratto qualche luogo , d’ onde fu tutta
divelta la covertura . Vi fono varj balconi di ferro : la rin-
ghiera di mezzo è intatta: i balconi laterali, e più profiimi
agli angoli fono sì fattamente ftraziati , che i ferri fchiantati
dalla loro fede furono rovefciati in fuori , e giaceano rovi-
ne voli , e pendenti fui muro della facciata, che rimafe illefa.
Montefoto . .
117 6. Quello picciolo paefe rimafe alquanto tormentato
da’ primi tremoti j ma il di 28 di Marzo decife della fua for-
te, e ’1 ridufle alla deflazione .
1177. Non fi favella di Girifalco , perchè altrove fe ne
tenne ragionamento .
Laeconia , Curinga , S. Pietro , Vena , MaiJa , Jacurfo .
1173. Quelli paefi formano un folo dilìretto. Elfi tut-
ti , dal più al meno , furono da’ primi tremoti oltraggiati ;
ma il malTimo danno fu loro fi produlfe dal tremoto del dì
a 8 di Marzo, il quale, trattene picciole porzioni, pofe il re-
flo a foqquadro .
1179. Nel territorio nacquero fallibili attrazioni ; e qui-
vi ancora fi olfervano i fegni di quelle figure circolari a fac-
cia cenerognola , che altrove fi dilfe d’ edere fegni dimollra-
tivi di acqua emerfa dal feno della terra .
Corta-
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Di Calai aia.
47i
Cortale .
1180. GravifEmi , e letali furono i difaftri di quello
infelice paefe , tormentato poco da’ tremoti antecedenti , ma
ridotto a lagrimevole devaftazione nel dì 28 di Marzo. Quivi i
terreni si avvallarono , e ’l fuolcr fi riempì di lunghe , e mo-
ftruofe fenditure .
Marcelli nara .
1281. Infeltciflima fu la fua forte. Eflh rimafe conqui-
fa a fegno nel dì 28 di Marzo che dal poco , che ne rima-
fé non equato , non può farfene ufo fenza evidente pericolo .
Tiriolo y e Migliarino .
1282. Si parlò altrove di altre parti di queflo dift retto.
Quivi comincia a vedersi qualche grado minore di fventure j
poiché molti edificj non furono del tutto dal tremoto del dì 28
di Marzo diroccati .
Amato .
1283. La forte di Amato fi approdi ma a quella del Ti-
riolo . Solo ne’ terreni vi appare diverfità ; poiché in eflì vi
fi veggono molte fenditure , e vi ha anche de’ rovefci nelle
colline .
Feroleto fuperiore , e inferiore,
1284. Quivi ancora continua femprepiù l’apparenza de’
difa-
Istoria del tremoto
47*
difaftri minori . Quelli luoghi furono inquietati da’ primi tre»
moti j ma da quello del dì 28 di Marzo ricevettero tutto
quel danno , che inegualmente vi fi ofierva ne’ cadimenti . Sem-
bra però dalle rare aperture, che s’incontrano nel territorio,
che l’azion della fcofla era ancora veemente allor che quivi
giunfe ,
S. Eufemia , e Gizarria *
1- i
1285. ' I difaflri furono fignificanti , ma non enormi. Ne’
terreni vi hafquarcio, e vi fu dell’ acqua , che ne venne fuori
in qualche fito .
Nicajìro , e fuoi villaggi «
1286. A mano a mano che fi fpinge il paffo verfo t
confini della provincia per inoltrarli nella profliina Calabria
citta , vedefi fcemato il fune (io impeto de’ tremoti. Nicajìro
fu appena in qualche parte malmenata, ed eguale fu il de-
ttino de’ fuoi villaggi .
Cajìellace .
1287. Quello fu appena lefo; ed è il termine della nar-
razione prometta de’.compaflionevoli affanni di Calabria ultra .
***********
*********
*******
31 ****■
***
De'
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Di Calabria.
473
* ★
De di fajìri di Calabria ci tra.
iì88. Cominciamo a ufcire dalle (cene di un perpetuo
orrore , e poggiando il piede su di una terra meno periglio-
la , refpiriamo alquanto
.... Come quei , che , con lena affannata
Vfcito fuor del pelago alla riva ,
Si volge alf onda perigliofa , e guata.
Dante Inferno canto i.
iì 89. Due palli ci fi paran davanti per entrare in Ca-
labria cifra dall’ ultra j l’uno è quello Hello , che da ponente ci
fi prefenta tra Cajlellace , e Conjlcnti , 1’ altro è quello , che
ci fi offre dal fiume Nieto , punto contermino delle due pro-
vincie , e ultima fuperior parte di quell’ angolo orientale , in
cui ponemmo termine alla defcrizione de’ difaftri avvenuti
lungo le vie del Jonio . Noi potremmo cominciare il noftro
ragionamento su i progredì del tremoto in Calabria citra dal
te ltè citato Conjlenti , e feguire paffo palio le orme legnate dal
medefimo lungo le varie diramazioni della provincia ; ma fic-
come ci converrebbe di ritornar nuovamente dall’ eftreme fu-
periori parti della medefima alle inferiori j così lìimiamo più
fano configlio di condurre i Leggitori prima alle parti orien-
tali di tal provincia , e poi ripigliando il corfo verfo i ter-
. mini delle due provincie , feguire i fegni delle rovine per
O o o ogni
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Istoria del tremoto
474
ogni dove s’ incontreranno , e così cavarci fuori di quella
regione , e porre fine alla narrazione de’ tremoti , che hanno
devalìata la Calabria ultra , e perturbata una porzione di Ca-
labria cifra .
Dalle parti fuperiari e fcttentrionali del Fiume Nieto ,
e da qucjlo a' dintorni del monte Negro , e
dal Capo Trionto fino a Rodano.
«
i ipo. Vedemmo nella narrazione degl’ infortuni avvenuti
lungo il Jonio che ne’ dintorni di Nieto fino a Papanice di
tratto in tratto s’ incontrano i fegni della irata mano della
natura j ma Nieto può dirli che per tali vie non folo è il
fegno terminale delle due provincie , ma è quel punto felice ,
in cui la natura li riftò da’ fuoi furori.
izji. Lafciando a parte quella porzione di terra, che
finifee in mare col Capo pctraro , e col Capo d' alice , li formi
un quadrato nel feguente modo . Si tiri orizzontalmente per
occidente a ponente una linea da’ punti citeriori del Nieto al
monte Negro j dallo fteffo Nieto fe ne conduca per fetten-
trione un’ altra , la quale , elevandoli perpendicolarmente fu elTo,
tagli lungheflò Terravecchia il continente , fi elìenda nel mare ,
e Aia tanto a dirimpetto al Capo trionfo, che quello polla con
una linea rimanere unito a Rojfano . Fatto ciò, fi guidi una
perpendicolare dallo ftelfo Rojfano fino al monte Negro . A tal
modo rimarrà contenuto in quelle linee uno fpazio di miglia
trenta, o circa per lungo, e di altrettanto per largo. In tutta
quefta diftefa di continente non fi rinverranno , che cinque •
foli
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Di Calahxia.-
47?
foli luoghi malmenati dal tremuoto ; cioè . . ,
1292. Rovella , che giace di cofta a Monte Negro, e
che è lungi dal Mieto quali trenta miglia . Qui vi fono tre
cafe interamente diftruttc , e due Chiefe , che giacciono ro-
vinevoli , cioè la Parrocchiale , e la Congregazione del Carmi-
ne . Il di più de’ cafamenti è appena lefo , o del tutto immu-
ne da’ difaflri .
1293. Longobacco , che è lungi dal Mieto quafi venti-
quattro miglia , fu percoflò dal tremoto, ma trattene alcune gra-
viilime lefioni fatte in qualche fabbrica , non vi furono cafa-
menti diroccati .
129+. Scala fu malmenatata a fegno che alcuni cafa-
menti hanno bifogno di elfere rinnovati , e ve n’ ha molti , che
non rimafero del tutto illefi . Quello paefe è molto orientale,
ed è lungi dal Mieto quafi diciotto miglia.
1295. Tcrravecchia , poco lungi da Scala , rimafe ancora
percoflk . La chiefa della Parrocchia foffrì danno, e due muri
di quella minacciano rovina . Alcuni cafamenti ferbano qualche
fegno della fofferta concuflione .
1296. Finalmente Crofia , picciola abitazione proflìma a
Capo trionto , e lontana dal Mieto venticinque miglia , o circa,
fu oltremodo offefa ; cosi che alla provvida mano del Gover-
no convenne di apporre qualche riparo alle rovinevoli rozze
fabbriche , o farne tirar giufo ciò , che non era più opportu-
no al comodo de’ cittadini , e potea fervir d’ impedimento alla
loro ficurezza . .
1297. Ecco le fole rovine prodotte dal tremoto intanto
fpazio di terra . La furibonda mano della natura elevò la
O 0 o 2 sfer-
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4.76 Istoria del tremoto
sferza fatale fulle rimanenti terre , ma non le percolle ; o fi
contentò di fcuotere , e lafciar folo qualche fegno fugace dell’
ira fua fulla rozza , e vecchia faccia degli edificj , e pafsò
oltre .
1 298. Ma fe volgeremo altrove il piede , e dalle vie orien-
tali di tal regione li drizzeremo verfo le occidentali , feguendo
i fegni conterminali , e da quelli ci inoltreremo a efaminarne
tutta quella porzione , che ne rimane j noi vedremo che qui-
vi la natura aggravò la fua mano , e di palio in palio lafciò
i fegni del fuo rapido , e pericolofo cammino . Non fi creda
però che in fettanta e più luoghi , a’ quali toccò la trilla forte
di rimanerne percoffi , polla ritrovarli anche la più lontana imma-
gine di que’ fatali fconqualfiur.enti, che li rinvengono in Ca-
labria ultra . Qui la compiuta rovina o non li vide , o fi mi-
nacciò folo, o fi circofcrHTe fra’ limiti di qualche edificio’.
Le lacerazioni delle fabbriche furono frequenti , e molte : le
lefioni furono qnafi dal più al meno generali ; e tranne lo
fpavento , che fu univerfale, e fommo, in tutto il refto non
vi fu cofa , che feco portafie lutto , e deflazione .
1299. Noi cercammo con diligente cura d’indagare la
fuccelEone de’ tempi , ne quali avvennero i dilaftri di Calabria
citra . Quivi cominciarono i danni fino dal dì fatale , che fi
aperfe la tragica fcena di Calabria ultra . Quelli crebbero a
mifura che ivi fi aumentarono i mali j e i più trifti aggravj
furono poi quelli , che ne’ luoghi già dianzi fcorfi , fi appor-
tarono dal tremoto del dì 28 di Marzo .
1 300. Saremmo molefìi a’ nollri Lettori , fe volemmo an-
noverare a parte a parte tutte le picciole alterazioni in elfi
t
avvc-
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Di Calabria. 477
avvenute : la narrazione non potrebbe non recar noja , e per
l’uniformità delle cofe , e per la ripetizione inevitabile di
que’ danni medefimi , che fono tanto incomodi a riferirli ,
quanto è duro il pruovarli . Stimiamo quindi più fano confi-
glio di efporgli in un punto fola uniti allo fguardo del leggi-
tore su un foglio , nel quale vedrà Ih difegnata tutu 1’ edenfione
di Calabria cifra, ma in maniera che non vi fi trovino fegnati
fe non que’ foli luoghi , che furono percolli dal tremoto . E per-
ciò fi è avuto l’accorgimento di far fegnare su di un Rame
i nomi de’ luoghi percoli! . Quello Rame è fegnato col num.
LXVIII . In ul modo non abuferemo del tempo altrui , e da-
remo al pubblico un mezzo , onde polla con uno fguardo folo,
e con piu facilità oflervare ciò , che a noi farebbe pena a
replicare , e a lui- non farebbe a leggerlo dilettevole . . .
Sconius irritant arrimos dcmijfa per aurem ,
Quarti quae funt oculis fubjeéìa fi J elibus . . . .
• - ■ t Horat. de <Art. poet. v. 180.
1 301. Mancheremmo a tutt’ i doveri della gratitudine ,
fe profittando di tale opportunità, non confelfaffimo in faccia
al mondo tutta 1’ amorofa cura , con cui il Sig. D. Gioì Danero,
Prefide di Cofenza, fi compiaquc di prellarci la fua opera la
più efficace , onde provvederci di tutt’ i più veraci rifeontri ,
con quello dello zelo , con cui in tempi così difficili ha fa-
puto deg lanterne cofpirare alle provvide mire de’ noftri Augu-
sti Sovrani.
Pei-
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473
Istoria dei tremoto
Pflmum de foto funài videndum haee: quae fit forma , quo
in genere terrae , quantus , quam per fe tutus .
M. Ter. Varr. de re tufi. I. I. e.$.
* * * *
Breve faggio fulla cogitazione fi feci delle Calabrie .
1 301. E' troppo ragionevole il chiedere quale fia mai
la natura di una regione , che fu il teatro fatale , in cui una
forza indefinita fi dilettò di aprire tutte quelle ftupende fee-
ne di orrore, e di fconvolgi mento , che abbiamo finora dife-
ttiate . Una tale inchiefta ne fembra cosi giuda , che quafi •
eravamo in voto di farla precedere a tutta 1’ opera , fe non
ci folte parato più propio 1’ cfporre pria di tutto la narrazio-
ne del terribile avvenimento , come quello , che in effetto
formava il nodro principale indituto .
1303. Per facilitare il modo di formare una idea la più
chiara , che concepir fi poteffe di tali regioni , ci venne
in prima talento di voler unire a qued’ opera anche un
„ Saggio filofofico fulle pubbliche avventure della Calabria ,
„ fui fato politico delle antiche Repubbliche fue , fui ca-
„ rattere de’ fuoi diverfi abitatori , fulle fucceflìve alterazio-
„ ni avvenute nel fuo fiato civile , e su tutto ciò , che
„ di mano in mano formò , per riguardo alla pubblica ccono-
„ mia, o la di lei felicità, o la fventura , tanto nell’ epoche più
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1
Di Calabria; 479
„ vetufte, ne’ tempi della repubblica, e dell’ imperio di Romaì
„ e nell’ età della caduta dello (ledo imperio fino alla infti-
„ tuzione della Monarchia ; quanto ne’ fecoli fcorfi da quella
„ a tutto il governo de’ Viceré .
1304. Per adempiere un tal difegno fi era già molto
materiale apparecchiato ; ma ficcome ci avvedemmo che un
tal lavoro , per quanto mirabilmente folle fiato atto a fom-
miniftrare una chiariilìma idea di ciò , che a tale regione fi
appartiene , non avrebbe potuto non occupare molta parte
dell’ opera ; cosi filmammo fano configlio il defifiere da tale
imprefa , e riferbare a miglior tempo l’incominciata fatica .
1305. Ma fé potemmo difpenfarci dal pubblicare per
ora un tal faggio , non trovammo egualmente ragionevole ,
per la facile intelligenza delle cofe , l' allenerei dal dare una
generale , e brieve idea del carattere , della pofizione , e delle
naturali doti di una regione , nella quale la natura ficcome ha
fparfo non avaramente fuoi doni , così ha tante , e sì moftruo-
fe rivoluzioni a’ giorni nofiri operate .
1 306. Quelle regioni , alle quali or diamo il nome di
Calabrie , non ebbero fino al VI fecolo una tale denominazio-
ne . Con quella voce defignavanfi alcuni di que’ luoghi della
noftra Peni fola , che formavano anticamente una parte della
J api già . Elfe furono appellate col doppio vocabolo di regione
de’ Bruzj , e di Magna Grecia . Dal fettimo fecolo comincia-
rono ad eirere generalmente denominate la Calabria (1) • e ne’
tempi
(1) Murator. Rer. Ir.:/, ferlpt. de ttb. Cborogr. aulì. Anonym. Me-
diolan. t. X. feci. XXV.
I
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4S0 Istoria dei, tremoto
tempi fuffeguenti alla inftituzione della Monarchia, furono di-
vife in Calabria cifra , e Calabria ultra.
1307. Quelli luoghi non ebbero Tempre gli ftefli confi-
ni fociali , e la loro geografia civile fu quindi diverfa , e pre-
caria in quella fieffa data mifura , che il fato politico ne fu
in fiabile , e cangiante: tanto in quelle belle, ma combattute
regioni è innato il trillo genio di portare anche nel nome ,
e nella divifion civile imprefle le orme- di quella funella for-
za , che non concede alle loro terre nè certa fede , nè lunga
quiete .
1308. La geografia naturale delle Calabrie è tutt’ ora
un oggetto di defiderio , e di dubbietà tra i dotti .
1309. Fra le tante lodevoli follecitudini , ond’c prefo il
bel cuore di quel degniamo Signore, che prefede al bene, e
al decoro della nollra Reale Accademia , la prima fu quella
d’ inculcare che , nella fpedizione fatta a fine di efplorare i
fenomeni de tremoti , fi delle opera a formare una carta to-
pografica della defolata Calabria, perchè in un colpo d’occhio
potere vederfene il foqquadro , in cui fu polla . Quello difficile
incarico fu addollato all’ Accademico penlionario il p, Elifco
della Concezione . In tale carta, che rrovafi annelTa in fine
del volume de’ Rami , veggonfi rettificate la giacitura di tal
regione, le latitudini, e le longitudini, e molta parte del pe-
rimetro dell’ uno , e dell’ altro litorale . Mal grado però tali
miglioramenti, ficcome una porzione della Calabria cifra nella
carta dirizzata dal P. Elifeo non è fiata difegnata , e man-
canvi i principj di quella provincia ; così , dovendo noi dare
un faggio generale di quelle regioni , fiamo nella ncceffiti di
valer-
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Di Calabria. T 481
valerci in qualche modo anche della carta difegnata ' gli anni
fcorfi d ii Signor Rizzi Zannarti , e incifa a Parigi nel 1769.
Ciò facendo , non intendiamo di mallevarne rigorofamente la
precifa mifura , e la diftanza de’ luoghi , ma di ritrarne fol
tanto un calcolo prudenziale , per non lafciare su gli argo-
menti di quella fioria una disdicevole laguna.
* * * *
])c Jcgui terminali tra la Lucania , e la Calabria pel lata
del mar Tirreno ,
1 309. Indicibile è la varietà , che s’ incontra tra’ Geo-
grafi , gli fcrittori delle cofe Calabre , e le carte geografiche
nell’ indicare i fegni terminali , che dividono dalla Lucania
la Calabria . Per la via del mar tirreno Strabone , Plinio , To-
lomeo ec. ec. ne delìgnarono come termine il fiume Lao ; e
alla fcntenza di colloro fi uniformò il Cluvcrio ( 1) . Nella
carta del Signor de 1 'Isle, riordinata dall’immortale Mazzoc-
chi , e inclufa nel tomo primo delle Tavole di Eraclea , vedefi
fotlenuto lo flelTo fentimento ; e il fiume Lao rimane fegnato
in modo che dalle vie fuperiori della Lucania fcende a metter
capo nel mar Tirreno in quel feno , che appellava!! in altra
età Saccllum Dracontis . Vi ha però una differenza, ed è che
dal Cluvcrio il Lao fu pollo quali tutto nel dillretto della
Lucania (2) ; e per contrario nella carta dell’ Isle fu fituato
P P P preflb
(1) Ital. ant. I.IP • c.XlV. p.\i6z. & p. 1183.
(2) Ital. ant. /. c. p. lidi, & 12^3.
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4.81 Istoria del tremoto
preflò che interamente nel tenimento di Calabria citra .
1310. Per 1' oppofito il Barri o pria del Cluverio traile
i principj della ftelfa provincia dal fiume Talao (1): cadendo
nello Hello errore , in cui era caduro il Guarirti , il quale
inettamente avea interpetrato il paflo di Strabane (2) : intanto
nella carta dell’ Iste vedefi unito il Talao al fieno del Lao ;
e ’l Barrio apertamente fienile eifiere il Talao diflante dal Lao
dodici miglia .
1 3 1 1. Finalmente nelle carte del Flore , e del Zannoni
crefice la varietà delle cole , poiché in quella del primo il
Lao è legnato non fido interamente nella Calabria citra , ma
anche dopo il Cirella j e in quella del fecondo trovali limato
un tal fiume non già ne’ principj della provincia % ma molto
dopo la Scalca »
De fogni terminali tra la Lucania % e la Calabria per la via ,
che guarda il Jonio »
1312. Non minore difeordanza fi rinviene ne’ confini
della Calabria dalla parte del Jonio . Il Cluverio dileguò il
Sybari come fiume contermino (3) ; e con fomigliante intelli-
genza fu diretta la carta dell’ lai e . Per contrario ncll^ carta
del Fiore il Sybari è limato aliai lungi da’ già indicai i con-
fini della provincia , e tanto dentro della medefima , che ri-
mane dopo del Racanello : fiume , che nella carta del Zannoni
è in
(1) Gab. Barr. de »nt. tir fitti Calabr. /. I. 1. 1. p.3.
(2) Sertor. Quattriman. animadv. in Gab. Barr. /. 2. c. 2. ». («).
(3) L. c. p. 12S3.
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Di Calabria. 483
è in fito tale , che occupa l’ antico letto d eli’ Ejano , ed è
lontano dagli additati principj della provincia intorno a 14
miglia. Ma il Barrio avea riguardato come termine diviforio
della Caìatùa , e della Lucania il fiume Si ri , oggi detto S in-
no , e nella tavola E curi n gerì an a appellato S cmno . Quello fiu-
me in fatto nella carta del Fiore , e in quella dell’ Iste Ha
rafente i termini delle due provincie ; ma in quella del Zan-
noni è limato del tutto nel tenitnento della Lucania , e lontar
no da’ confini terminali per fette miglia, 0 circa (1).
1313. Poftc quelle innegabili difeorda nze non può non
deliderarli che follecitamente a felice fine fi conduca la provvi-
dentiflima rifoluzione prefa dal Governo , di far efeguire lotto
la direzione di un Uomo di elevatifiìmo ingegno una carta
generale , in cui colla pollìbile maggiore efattezza fi veggano
non folo determinate le fpeciali parti di tutto il Regno; ma
eziandio flabiliti i veri confini della terra Calabra , e tutte
le alterazioni , che in ella hanno prodotte le varie divifio-
ni civili .
1314. Fino a che ciò non avvenga, è vano il lufingarfi
di poter dare un calcolo efatto di tutta la longitudine della intera
Calabria : il piu , che può darfene , riducefi a una mifura pru-
denziale . Secondo un tal principio può ragionevolmente cre-
derli che tutta la terra Calabra fia lunga intorno a 150 mi-
glia per quel lato, che guarda il mar Tirreno , e termina nel
Faro ; e che per l’altro, che è pollo verfo il Jonio , e ter-
mina a J1 partiremo , è lunga intorno a 160 miglia.
1315. Di tutto quello fpazio di terra così confiderato
P p p a per
' (l) Vtggafi anche fu ài Antonino p. 474.
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Istoria dei tremoto
i
4S+
per lo lungo ne fpettano varie porzioni alla Calabria ultra. Le
ne appartengono miglia ioo, o circa, quando fe ne confiderà
tutto quel tratto , che dal fiume Nieto , fito il piu alto della
divifion civile , fi diftende dal nort ejl al fui ejl : le ne fpet-
tano intorno a miglia 90, fe fi prenda di mira il monte Ner-
bo , eh’ è fituato in faccia ad fui j e le ne toccano quafi 84,
qualora fi calcoli il corfo dal Capo fuvero , il quale è il più
baffo punto della fteffa divifione civile .
1316. Detratte quefe mifure dalla fomma delle miglie
delle due {late longitudini , è facile a vederli, che cib , che
ne rimane , forma tutta la varia quantità delle longitudini di
Calabria citra .
1317. Tutta la varietà della divella mi fura , che vi ha
nella longitudine delle due provincie , è una confeguenza del-
le determinazioni di quel fato politico , con cui furono que-
lle dirette dall’ uomo ; ma le notabili varietà , che vi s’ in-
contrano nella larghezza , fono innegabili effetti di que’ ve-
rnili cangiamenti , che con attiva marra in tal regione fre-
quentemente produffe la natura . Gioverà quindi ben molto al
nollro inftituto il porre fìl filo in difamina quelle patentilfime
reciproche incurlioni fra ’l mare , e la terra , che veggonfi
impreffe in tutta la dillefa del fuolo dell’ una , e dell’altra
Calabria .
1318. La terra Caìabra non fu nelle carte fituata a feconda
della fua naturale giacitura . Effa è diretta per la via del Tirreno
da’ fuoi principj fino al Capo fuaero dal NNE al N , e al NNfV’
e per quel lato , che guarda il Jonio , è rivolta da’ principj
fino al Capo rizzato dal NNE all’ ejl . Da tali luoghi fino
al •
-SS
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Di Calabria. 485
al Pizzo per l’un lato, e per l’altro fino al di fiotto delfini-
me Beltramo il corfio delle terre è diretto in faccia al fad .
Indi fi {tendono due braccia 1’ uno rivolto al non owefl fino
al Capo vaticano , e l’altro all’ cji fino al Capo di Stilo. Da
tali liti la terra Calabro, prefienta aL mar Tirreno un fieno a
forma di femicerchio fino a Scilla ; e fipande il dolTo di un’
ampia curva in faccia al Jonio fino al Capo di Bruzzano ; e
quindi fino a Lcucopctra fi difende molto verfo il f.d , e ’l
Jud owejì ; e oppone al fud ejl il Capo di /partivano . Que-
lla po licione delle Calabrie è corrifpondente in molta parte
alla pianta dirizzala dal P. Elifeo ..
1319. Nella citeriore , tranne l’ ineguaglianza di larghez-
za , che v’ha ne’ fuoi principj , fi vede che dall’ I fola fino a
Cirella per la via del Tirreno ; c per quella del Jonio dal
Lago ,. che Ita al difiotto dell’ Amendolara , fino al fiume Ra-
cantilo , le terre fcendono , e procedono rinchiufe tra i due
mari, con una difefa quali uniforme di 36 miglia,. 0 circa.
Fino a ta’ limiti nè la terra attenta su i confini del mare r
nè quello perturba i dominj di quella j ma quinci di mano in.
mano fe n’ altera la breve tregua ,. e cominciano ad apparire
i legni dell’ infranta , e mal fida amicizia . Quindi dal Dia-
mante al Cetraro pel nort owefl tempre più il mare invade,
e per così dire ,, refipinge tanto la terra oltre i primi confi-
ni , che su quella continua le fue voraci rapine dalla punta*
del Cetraro fino al Capo favero .
1320. Ma fe dalla via del nort owef la terra è vinta dal
mar Tirreno , dal lato del nort ejl va tutto all’ oppofito la bifogna .
Quivi la terra vendica talmente i fuoi torti fui mare del
JcniOf
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Istoria dei tremoto
4S6
Jonio , che dal fiume Cofcjìc al Capo Trionfo, da quello al
Capo dell’ Alice, da tal punto al Capo delle Colonne, e quin-
ci fino al Capo Rizzato non veggonti ; per quali 4.5 miglia di
lunghezza , che perpetui acqui fti fatti dalla terra fui mare ,
e tali che dalla larghezza di circa 40 miglia , che polledea
prima del Cofcile , giunta al Trionfo , ne ha 48 , o circa ; perve-
nuta a Cariati ne ha quali 585 ed ertendendofi fino al Capo
dell’ Alice ne ha 60, o circa, che è la latitudine maggiore,
che vi ha tra’ due opporti lati .
1311. Nel Capo Rizzino firiifce la grandiofa , e placida
efpanfione della terra . Quivi cominciano a vederfi tali , e sì
gravi perdite fatte dalla medefima , che i due mari, quali com-
binando le loro forze per lacerarle il feno , fono giunti con ufura
a rivendicare i proprj danni . Quindi urtata dal golfo di S. E fo-
nila per 1’ owejl , e dal golfo di Squillace per 1’ cjl , la terra
trovafi ridotta in così angufti confini , che mancano appena
18 miglia di fpazio in larghezza, per unirli il mar Tirreno
al mare Jonio .
1322. Fino al Capo Rizzino la terra Calahra mollra
di tenere due direzioni , la prima dal nord al fud , e la fe-
conda dall’ owejl all’ cjl . Da tal punto cangia direzione , e
rifuggendo dall’ cjl , lì ertende da’ confini dell’ Ijlmo , detto an-
che Seno Lamctino , fino al Capo Sambrone j e vi giunge con
tal vantaggio , che dalla larghezza di 1 8 miglia , patta a gua-
dagnarne quali 33 . Quivi dilatandoli fempre più , li ripiega
all’ owejl , e perviene al Capo Vaticano , polfedendo quali 38
miglia di larghezza. Quinci ricominciano le fue perdite, e'1
mar di Gioja, rodendole il fianco, l’obbliga a curvare, e a
mano
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Di Calabria, 4S7
mano a mano le fura quali cinque miglia di ciò , che avea'
acqui (lato .
1323. Da Palmi a Capo di Stilo fi sforza di penetrare
nel jonio , e fi rimette fui piede di quali 32 miglia di largo;
ma il Jonio la refpinge , e ne minora di poco la latitudine .
Refpinta , fi avanza di più in più fui Tirreno , e drizzandoli
all’ owejl , giugne da Buonora a Stilla facendo fempre nuovi
acquifìi ; e tra i due oppofli Capi , cioè quel di Bruzzono , e
quello del Cenide , arriva al punto della fu a maggiore efpan-
fione quafi con 40 miglia di larghezza , e con acuto piede
s’intrude nella gola del vorticofo Faro.
1324. Ultimamente, malgrado le perdite fatte dal Capo
Pizzuto lungo 1’ JJlmo , la terra Calabra y incorporata fempre
co’ granitoli gioghi degli Appennini, continua il fuocorfo; e
Inficiando tra quelli , e ’l mare ionio la minore , c più afpra
parte di fe (leda , franca , e ficura ne oppone la parte mag-
giore , e la più ellefia al mar Tirreno ; e prefenta pe’ lati
del fid , e del Jhd owejl al Siculo mare il fronte dell ’ Italia ,
con un’ a meni (lima ferie di ridenti colli fiancheggiati da una
formidabile congerie, di. monti ,.
*•1 *• • _ i •
Q_talitd naturali della Calabria, citra .
1325. Afipro, e fommamente- montuofo è il principio di
tal regione dalla via del NNE: eguale ne appare la continua-
zione pel lato del nort owejl ; ma diverfa ne è la condizione
per la via del nort ejl . Quivi la faccia de i terreni lun-
gi dall’ edere piemata da quelle immenfe moli di alpe (tri
rnon-
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aR3 Istoria dei. tremoto
1 hiooti , clie fi ergono lungo i dintorni del vicino Tirre-
no , è per contrario o gentilmente fparfa di amene colline ,
o di rado in rado ornata di piani dolcemente inclinati , e così
procede lino a Capo Trionfo per l’una via, e a Ring nano per
l’altra. Ma fe mancanvi le afprc montagne, vi ha in vece
notabile quantità di fiumi , di ftagni , e di pantani . Da i luo-
ghi accennati comincia quindi ad ergere la fronte una ferie
di monti, che a gioghi vari, e inordinati, e a matti di ftra-
na mole ricoprono tutta l’eftenfione della Calabria cifra fino
alla Selva della pece per 1’ ovvejl , fino al monte Januario per
le parti, che fi dirigono al fuJ , e fino al monte Fumiero
per quelle , che riguardano 1’ ejì . Fra quelle progrettioni dell’
Appennino frequente è la copia delle acque fcorrevoli: fcarfa
e interrotta è la porzione della fuperiìcie piana $ e frequen-
t itti ma è la quantità delle profonde valli.
1316. La figura dell’apice delle montagne o è tutta
angolofa, o è prefiòchè tutta rotonda. Se ve ne ha delle co-
niche , non vi fi veggono nè fegni di feorie , nè tracce di
lave j e ciò non folo ne i loro dintorni , ma anche fui dotto ,
o fulle bali . In moltilfime di ette le parti integranti fono un
confufo ammalio di ghiaja , di arena eterogenea , di argilla
plajlica , di quarzo , di jpato , di asbejlo , di creta , di breccia
indeterminata , di granito , di marmo , e di rottami di rocca ,
e di fatti . Quelli materiali fono pofti a ftrati di varia dire-
zione ; e trattine quelli , che fi appartengono alla creta , al
ge/Jo , e all’ argilla , rutto il retto fembra confulàmente , e
fenza alcuna ordinata giacitura aggregato .
1327. Non è a tacerli che nella Calabria citra\o fchijlo
è tal-
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Di Calabria. 481}
è talmente copiofo , foprattutto ne’ monti , e nelle rupi , che
giacciono tra ’l Crati , e 1 Savuto , che pub ben dirli d’ elfer
quello il dominante fra tutti gli altri materiali . Ve n’ ha dell’
argillofo , e friabile : fe ne trova del calcareo , /o/co, ed e/ferve-
fccnte : e fe ne rinviene ancora a color vario , a diverlb fimo,
e a congerie poche volte interrotta , e quali fempre montuola .
Dagli accennati liti in fuori , quello materiale è rariflìmo
nelle rimanenti parti , che menano a Calabria ultra : provin-
cia , in cui no ’l rivedemmo mai in quel modo , che il tro-
vammo ammonticchiato, e- fparfo in que’ luoghi della Calabria
citra , che dovemmo attraverfare , allorché noi pallammo da
Belmontc a Co/cnza , e indi ci avviammo al Pizzo .
Condizioni naturali della Calabria ultra ;
1318. Tale è il tenore delle cofe fino a Capo Suvert
per occidente , e Capo di' Orignano per oriente . Comincia a
cangiarfene lo fiato dall’ una via fino al Fondaco del Fico , e
dall’altra fino alla Torre di Annibaie. In tale difiretto, in
cui vi erano in altri tempi due città di memorabile fama ,
cioè Cotrone all’ oriente , e Vtbona all’ occidente , fi trovano
nell’ età noftra due famofi ricettacoli di (lagni letali , di pe-
ricolofo inciampo per la falute umana . L’ uno è ne’ valli din-
torni di Cotrone , e in tutto quel tratto , che dicefi il Mar -
chejato , l’ altro è in tutta quella confiderabile di Uefa di ter-
reni, che rimane invafa , e capricciofamente infettata da’ vo-
raci rami di due fiumi , cioè dell’ Amato fino a S. Eufemia , e
dell’ Angitola fino alle vicinanze del Pizzo .
Q.qq 1319.
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4jo Istoria del tremoto
13:9. Tutto quello {terminato corpo dell’ Appennino ,
che fino al Capo fuvero per la via del tirreno , e fino al Capo
ri zitto per quella del Jonio fembra formare un indi (tinto , e
quali continuo gruppo di valle moli di varj gioghi , cangia
di mano in mano figura , e direzione , e prende quindi a paf-
far oltre non più divifo , e difperfo ; ma unito a guifa di ca-
tena , o di ferra compofla di monti Angolari , diflinti di ver-
tice , ma collegati di bafe . Quefti dividono in due ineguali
porzioni tutto il lungo della Calabria ultra , lafciando dal lato
del tirreno una ben larga pianura , e da quello del Jonio un
breve, interrotto, e falfo piano.
1330. Dallo fchijìo in poi le condizioni naturali di
quefte diramazioni dell' Appennino, e per le mafie integranti ,
e per la figura, fono prelfo che eguali a quelle, che già no-
tammo nella Calabria citta . E fe vi ha ragione di trovarvi
differenza, pare che porta ripeterli dall’ arena eterogenea , dall’
argilla pla/lica , e dalla creta , che quivi fembrano occupare ,
fra tutte le malie componenti , il maggior luogo, ed il pri-
mato non meno ne’ monti , che nelle valli , e nelle pianure .
1331. Indicibile è poi la copia de’ torrenti , e de’fiutni,
che dì pallio in palio aggravano, e rodono la faccia de’ terre-
ni. E’ a dolerli che quali rutti non hanno nè flabilu, nè con-
venevole letto; e quindi nell’atto che i fiumi fcorrono , e
traboccano a loro fantasia , non ve ne ha un folo , che fia
in qualche maniera navigabile, 0 tenuto in modo da non
nuocere alle fortune , e fervire al comodo dell’ uomo .
1 1331. Torbida, e minaccevole è la faccia de’ due ma-
ri , e quali per tutto n’ è ruinorofo , e profondo il letto an-
che
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'•"Di Calabria. 4^
che predo alle fpondo . E* degno di e(fere notato che nelle
acque del mar Tirreno , in poca diflanza dal littorale , vi fi
ol ferva no alcuni tratti talmente occupati o da terra , o da
arena , o da fcogli , che la loro figura fi approfiìma d’ aliai
a quella d' una penifola , u d’ ifolette fparfe , o quafi conti-
gue : il che della non piccioli fofpetti di elfervi (late in tal
mare per avventura delle fifiche rivoluzioni fuperiori ad ogni
memoria d’uomo.
De folfì li ì e de' minerali delle Calabrie «
1333. La terra Calabra è ricca di fali , Vi ha de’ terre-
ni, e de’ luoghi propinimi alla formazione del nitro. Mi fono
de’ fiti , ne’ quali vi è copia notabiliilima di vitriolo f empii -
ce, e di vitriolo campo fio \ e ve ne ha degli altri , ove non
vi ha fcarfezza di alarne .
1 334.. Oltra la pece , il terebinto , e l'olio di pino ,
che vi fi producono in abbondanza , vi fono aliai materie mi-
nerali infiammabili : vi è P olio di fajfo 5 e vi è il zolfo nati-
vo , e ’l zolfo faturato di metalli , cioè con ferro , con rame
giallo , o grigio , con piombo , con blenda , con argento ec. ec.
1 335- Vi è l'antimonio mineralizato col folfo , firiato ,
a color grigio , e inchinante al fcruleo: ve n’ha del difforme ,
folido , e di un livido fofeo : e fe ne incontra di quello , che
è firiato a fibre parallele .
1336. Vi ha copia di rame variamente mineralizato con
materie , e pietre calcarie , col quarzo col geffo , colf are-
na filiera , e coll’ argilla non efiervefeente , e a vano colore j
Qqq z fe
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49* Istoria del tremoto
fe ne rinviene del corrofo mefcolato coll’ argilla ,o colla mar-
ga , e quello talvolta appare ejfervefcente .
1 337» Vi è il piombo femplice, vi è quello da pentolai ,
e ve ne ha del mineralizato con zolfo- , o. argento , o /erro ,
o antimonio .
1338. Vi è abbondanza di /erro, che o fchietto r ocreo»
ero , o corrofo , o refrattario , lotto varia forma , e vario colo-
re , li rinviene mineralizato , e unito a terra , e a materia 0
calcarea , o argillofa , o cretacea , 0 filiera , o micacea.
1339, Non vi manca l'argento , e quello trovali tr/ac-
ralizato o col rame , 0 col zolfo , o col piombo , o coll’ a/ir/-
monio , o col ferro .
1 34.0. Vi fono, in breve , la w/ca , il 70/co , la feloni te,
il crifallo , V amianto y e vi ha copia di utilillime IbUanze Ze-
lar/ , di torba, e di carbon foffxle .
1341. Vi ha poi, quali per ogni cola , che lì voglia
f.lTar lo fguardo, una pieniflima teftimonianza di monumenti,
co’ quali innegabilmente fi prova l’ immemorabile , e lungo do-
minio , che fu tali regioni aver dovette il mare ,
1 342. Di quel , che finora annunziammo non parliara
noi per rifeontri altronde pervenutici ; ma ne fiamo a ciò auto-
rizzati dalle propie offervazioni , e da’ materiali , che fi ebbe
cura di far raunare dall’ una , e dall’ altra provincia per la for-
mazione del mufeo della dona naturale .
1 343. Sembra affai giudo il chiedere in quai luoghi
della terra Calabra fi rinvengano famiglienti materiali ? Non
guari andrà che il pubblico farà fu ciò pienamente foddisfat-
to j quello , che per ora al filofofo afeonder non fi dee , fi è
che
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Di Calabria.
45> 3
che i luoghi , ne’ quali il tremoto proda Ile il malli mo fcou-
quatlo , furono appunto quegli , ove non folo non vi ha abbon-
danza, ma piuttoflo penuria di materie minerali infiammabili.
Da ciò veggano coloro , che ripongono le cagioni , e le occa-
fìoni del tremoto nella copia delle mafie de’ minerali acceufi-
bili , quanto poco la natura acconfenta alle feduttrici inven-
zioni della fantasìa dell’ uomo.
1344. Comprendiamo che rimane un voto in quella
parte della geografìa fifica della terra Caìabra . Vi manca un
qualche faggio delle cole, che fi appartengono alla Botanica ,
e alla Zoologìa . Ciò non può attribuirli a noftra colpa , poi-
ché maturamente fi era a tal bifogno provveduto ; ma molte
nojofe circollanze non han permeilo di mettere per ora in luce
tutto quello, che, per mezzo di due valorofi giovani, fu ri-
cercato,. e raccolto per conto della Reale Accademia.
1345. Chiudiamo queflo articolo col dire che , ovunque
fi volga l’occhio lungo tutta la da'tela di quelle provincie,
li prefentano tali fegni di antichi rivolgimenti, che non può
non confeffarfi ellere fiate cotefle regioni replicatamente feom-
pofle, rivolte, e fottopofle a graviflìmi cangiamenti.
*****
Cojlituzione metetfrologica precedente al tempo del tremoto .
134 6. Fervida oltremódo fu la fiate del 1781 j e dall
autunno fino alla rimanente parte di queii’ anno , e al Gennajo
del 1783 caddero piogge cotanto dirotte, e continuate, che
la
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ISTORIA DEL TREMOTO
494
la terra Calalra ne rimate in molti luoghi altamente danneg-
giata non telo per gli allagamenti , che vi fecero i fiumi •
ma altresì per lo fcomponimento , e per lo fcofcio rovinevo-
le , che le acque piovane produitero in que’ terreni natural-
mente fragili , e proni alla dilteluzione . Di ciò ne avemmo
una evidente pruova nel rivolgimento delle terre movitine di
S. Lucido , che fu già da noi oflervato , e deferitto .
1 3+7. Se vorremo poi attenerci a que’ rifeontri , che
su tale articolo ci furon dati , potremo francamente aiferire
che di fomiglianti rovefei di terreno fe ne prepararono altri
anche ne’ difìretti di Arena , di Laureana , di Terranova , di
Cajlellace , e di S. Crijìina ; ma oltre a quelli efempi , aliar
che noi lìeffi fummo in Cofenza y il Priore de’ Padri Tere/ianì t
ci riferì elfervi flato un podere appartenente a quel convento ,
il quale rimate tanto , e sì fattamente feompolìo dalla lunga,
ed eccefliva piova , che difeiogliendoft , li ruppe , e corfe a
invadere un terreno contermino ; e di ciò ne pendea in quel-
la Udienza il giudizio , dacché il poffellore del terreno in-
gombrato ne pretendea la riparazione .
1 348. Da quelli fatti è facile il comprendere in quali
cattive difpofizioni , allor che fopravvenne la fatale tìfica re-
voluzione, ritrovaronfi i terreni di una regione , nella quale
i monti lungi dall’ elfere primigenj fono prelTo che tutti fe-
condar] , e ferbano l’ efpreffo carattere di una coftituzione
quanto tumultuofa , altrettanto labile e gregaria .
Delle
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Di Calabria. 495
Delle meteore .
1 349. Stimiamo vana cofa il far parola delle meteore ,
dacché elfe in tal regione fono in ogni anno fommamente
flrepitofe , e frequenti $ e quindi non pare che 'éfier poira
ragionevole il dedurne alcuna confeguenza , onde riguardarle
come compagne collanti, o come cagioni, ed effetti, o come
fegni immancabili di quel tremoto , il quale , tolga il cielo
l'augurio , qualora al par di quelle aveffe avuta una periodica
annuale ricorrenza , la terra Calibra già farebbe da lunga età
dift rutta , e pi mbata nel feno del niente.
1350. Nè pure è a tenerli de i venti un tal conto,
che ciò fervir potette di qualche lume , e di una guida gene-
rale nella fioria de’ tremoti . Potrebbe fol tanto lufingarsi
dell’ oppofio quell’ uomo , che ignorale che cofa è la Cala-
bria , e quanto fia vano lo fperare di poter applicare le ottcr-
vazioni de’ luoghi particolari al complelfo generale di una
regione , in cui di paffo in palfo l’atmosfera rimane pertur-
bato a fegno , che non meno dalla irregolare pofizione delle
valli , delle rupi , de’ monti , e delle pianure , ma eziandio
dalla giacitura de’ Capi , e dalla forza de’ due opporti mari
l’aere vi fi rende vario da luogo a luogo, e ne viene perpe-
tuamente con incerta , e oppofla legge di rarefazione , e di
pefo agitato , e fconvolto . I venti regolari non polfono re-
gnare , fe non fe ne’ firi , ove mancano le ineguaglianze della
terra ; e quindi per poterli defumere qualche barlume in tali
tenebre , converrebbe non contentarfi d’ un giornale meteorolo-
gico di un luogo folo , ma averne tanti , quanti fono i luoghi
ine-
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Istoria dei. tremoto
49 6
inegualiilimi di tali regioni . Il più , che in generale può afie-
rirfi su tal punto, fi è che l’aria della Calabria è incoftantif-
fima , e più arduamente foggetta a mutazioni da prefio i
monti , che verfo le pianure j e che ficcome ne’ primi di que-
lli luoghi più efpofia al beneficio della rinnovazione, cosi
ne’ fecondi è meno felicitata da tal fuflidio . Verfo il litora-
le del Tirreno i venti dominatori fono que’ del nort ovvejl :
ne’ luoghi efpofii al Jonio que’, che vi hanno maggior domi-
nio fono que* del nort ejl , e del fud ejl ; e negli altri , che
giacciono in faccia al mare Siculo , regnanvi i venti del mez-
zogiorno . Ma tranne quello generale tenore di cofe , tutto il
rellante , che fi appartiene alle parti interne , e mediterranee,
è in un perpetuo , e oppollo cangiamento. Nella parte mon-
tuofa di Calabria cifra , viaggiando noi col Signor Sebajliani ,
pruovammo in un giorno ftefiò tutte le più fìrane, e potabili
mutazioni di calore , e di freddo .
Delle meteore , e de' fenomeni come fegni antecedenti ,
e concomitanti de' tremoti .
1351. Non ignoriamo che vi ha chi crede d’ efiervi
fiate alcune regolari apparenze di meteore j ma noi preghia-
mo i leggitori a por mente non folo a tutto ciò , che al-
trove accennammo , ma anche alla collante , e frequente olfcr-
vazione , con cui fummo convinti dal fatto d’ eifere avvenuto
il tremoto indillintamente a ciel fereno , e torbido, connubi,
e fenza , in varie ore , e con qualunque vento , 0 fenza ven-
to alcuno .
I3Si*
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Di Calabria,
'4? 7
1354. Quelle rifleflìoni ci conducono naturalmente all’
efame di una quellione , che udimmo agitar fovente , cioè ,
fe vi furono meteore , che annunziato avellerò il tremoto .
Per ifciorre acconciamente quello nodo conviene dividere t
tempi in quelli , che precedettero la terribile revoluzione , in
quelli , ne’ quali fi aperfe la prima tragica fcena de’ terremo-
ti, e fe ne rapprefentò la fatale azione , e in quelli , che di
mano in mano a’ medefimi fuccedettero .
1 35 3. Per quanto li appartiene a’ tempi anteriori al pri-
mo maflìmo rivolgimento , tutto che ragion vi fìa , onde
credere che a limile inlìgne conturbazione della natura pre-
ceder debbano apparenze propie , e fufficienti a indicare là
fopra fante proliima difgrazia , pure a nofra notizia non per-
venne d’eiTervi fato nelle Calabrie uomo cotanto perfpica-
ce , clic da qualche precedente fegno avelie faputo fenfa-
tamente arguire , e prevedere la tremenda fventura , che
quindi avvenne . Checché fe ne volefie per l’ oppofito aderi-
re , potrebbe aliai guidamente porli nella linea del fa nati lr.10,
e della favola. Non ignoriamo d’elferfi da AriJÌ otite , da Ci-
cerone , da Seneca , e da Plinio creduto che a taluni fu dato
di predire il proffimo tremoto ; ma è ben a temerfi di ef-
lère fate tali aiferzioni dettate piuttofo dal rifpetto per I an-
tichità , che dal fatto. All’uomo non è fato ancor conceduto
di penetrare in un sì grande arcano ; e quelle cognizioni , che
fe ne vantarono , fono di un carattere così equivoco , e poco
confeguente , che fi accodano d’ aliai alla femplicità .
1354.. Per riguardo poi alle meteore avvenute nel
tempo , che cominciarono i primi tragici fcotimenti , c ne
R r r durò
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^r,8 Istoria del tremoto
duro V azione , è fuori di conte fa che lo flato deli* aere , e
del mare fu tale, che ad evidenza moflrava da quale inefpri-
mibile , e generale fovvertimento era prefa la natura . A qual
grado giunga 1’ intereffe , che l’ aere , e ’l mare prendono ne’
piccioli , e d:fcreti tremoti, non è facile a dirlo • ma ciò, che
fembra innegabile, fi è che ne’ maflimi fcotimenti rimane alta-
mente fovvertita molta parte del fi (tema generale della macchina
mondana j e allora avviene che alla furibonda agitazione, in
cui cade la natura , fi unifcono le meteore , e i fenomeni i più
fpaventevoli , che affligger polfano 1’ uomo , e conturbar li fac-
cia della terra , e gli animali in erta viventi . Così accadde
ne’ tremoti, che avvennero fotto l’ imperio di Trajano (i), di
Antonina (2), di Gallono (3), di Toodofio (4) , di Giujìinia -
no (5) > e gli rtefù fenomeni fi ollervarono in quelli, che de-
filarono la Sicilia , la Sona (6) , Cojlantinopoli (7) , e la me-
definia Calabria , Ma per quanto ciò fia innegabile , ed evi-
dentemente provato cor monumenti , tramandati dalla fiorii
alla portenti , non è poi egualmente conofciuto il voto , che
fu tal punto vi ha nella linea delle cognizioni dellr uomo . Quelli
finora è condennato a ignorare a fegno l’apparecchio di così
Tremenda rivoluzione fifica , che nell’atto rtedò , in cui tut-
ta
(1) EutrOp. /. io.» Dion. Nic. in vita Antonini»
(2) Paul. Diac. bift. mife. I. io.
(3) Baron. %/fnnal. Eccl. an. 2(5}.
(4) Nicephor» bijì. Eccl. I. 14. cap. 4 5»
(5) Caro!. Sigon. de ore. imp.
(6) Bonito terra tr:m. p. 451C. , 4 pi., e 4J>2.
(7) Idem p. 4ps.
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Di Calabria.
+9?
ta la natura è immerfa in fommo , c afflittivo travaglio , e
che gli flefli animali irragionevoli o ne prefentifcono , o ne
fentono l’ incominciato tumultQ , egli folo non vede , e non
avverte quella rovina, che fotto al fuo piede, e intorno afe
fteffo fi prepara. Sarebbe quindi troppo defiderabile, che i
dotti cultori della Tifica del no tiro globo poneflero mente a
fomiglianti fatti , e che le fcuole , lungi dall’ errare dietro al
fantafma delle ipoteli , fi arreftalTero a riflettere su i fatti
medefimi, e capiffero che una revoluzione dell’ordine fifico ,
a cui li unilcono meteore , e fenomeni così potenti , che
hanno forza di feomporre molta parte del filìema generale
dell’ aria , della terra , e del mare , non pub non eflere pre-
ceduta da fegni tali, che debbano annunziarne la venuta.
1355. Ultimamente per rifpetto a’ tempi , che di mano
in mano fuccedettero a’ primi graviffimi tremoti , da ciò , che
dianzi dicemmo , e da tutto quello , che notammo nel corfo
dell’ opera , vi ha ragion -di aflerire che non folo nulla potè
defumerfi dalle leggiere meteore, che vi fi unirono, ma per
l’ oppofito fpeifo avvenne di elfervi fiati de’ gravi tremoti ,
fenza l’ intervento della minima meteora .
EJlenfione de' tremoti. x
1356. Il tremoto del di 5 di Febbraio fi elìefe per
1’ una e per l’ altra Calabria ; ma non operò per tutto colla
flelTa veemenza . Ecco il punto, ove richiamiamo quell’at-
tenzione , di cui pregammo i nofiri leggitori fullc cofc
da noi riflettute, e fcritte dal numero 1531 fino al 12.fi.
Rrr 2 Fu
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5 co Istoria del T'rbmoto
Fu Rianimo il fuo furore su quelle parti della Calabria ultra J
le quali trovatili giacenti in faccia al mar Tirreno fotto la fi),
praflante diramazione degli Appennini dal monte Jejo sii' Af pro-
monte . Da tal punto fe ne trova fcemata la ferocia per tutta
quella rimanente porzione della provincia , che guarda il po-
nente , e 1 mezzogiorno : e per ciò , che fi appartiene alle vie
fituate in faccia al Jonio , già vedemmo altrove, che tutte ne
rimafero fcolTe , ma poche offefe .
1357. Le fue azioni dal fud all ' owejl furono ben più
foni, cd eftefe di quel, che fi provarono dall’ owejl al nort.
Di fatto non folo difirufle Mcjjina , ma pcrcoife alcune par-
ti del VaUcmone, e non lafciò di agitare i tre rimanenti Valli
della Sicilia ,
1358. Per 1’ oppcrfito dalla via dell’ owejl al nort le vee-
menti agitazioni non oltrepalTarono il difiretto di Montelione ;
e di mano in mano , foprattutto lungo il littorale , fe ne fce-
mb a fegno la forza , che noi , come a bella pofta notammo
nel nofiro Itinerario , incamminatici per la Calabria citta ì non
cominciammo a riconofcerne i duri effetti fe non fe dal Dia-
mante in oltre , e ciò ancora in modo equivoco, e ineguale.
Nelle partì mediterranee poi gettò per tutto il terrore , ma
danneggiò leggermente que’ foli luoghi , che trovanfi indicati
nel Rame col num.LXVIII . Ed è cosi vero, che dal Diamante
verfo quella Capitale fi andò tratto tratto fcemando la fua for-
za , che in Pai inuro ci fu detto d’ elferfene appena avvertita
la fcolfa : in Agropoli udimmo che taluni temettero d’ elfervi
fiato il tremoto : in Vi e tri fe ne fofpettò da pochifiìmi ; ma
in Napoli o non fu avvertito , o vi giunfe cosi sfiancato , e
lento che uon fe ne fece motto. 1359
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r Di Calabria-. 501
, -f 1359. Per la via del nort-nort-efl parvero più eftefe le
direzioni : noi riceveremo da Gallipoli , e da Monopoli rifcorv-
tri d’ eJlervi (iato il tremoto a ondolazionc , quando che in
Calabria ultra l’ orrendo rivolgimento fi riduflc a ben altro ,
che a femplice vibrazione .
Tremoto della notte antecedente al di fei , e del
giorno fette di F ebbra jo .
1360. Quello della notte fatale , che farà ferbpre di
amara ricordanza per gli Scillitani , non ebbe quella lunga
eftenfione , cui giunfe il tremoto del dì cinque . Vi furono
molti luoghi della lìefla Calabria ultra, ove non pervenne che
infievolito ; e vi ha ragion da credere che la mafiìma atti-
vità non oltrepafifafTe di molto que’ limiti , che natura pofe
tra il monte Efope , e ’l monte Fi t taro per una via , e Ba~
gnara , e Me fina per l’altra.
1 36 1. Il tremoto del giorno fette fu grave , e fcofTe
l’ intera Calabria ultra } ma la fua mafiìma azione parve cir-
cofcritta fra’ termini del monte Jejo , e le vicinanze dei mon-
te Rojfo. Nel Valdemone fe ne fentì la minaccia ; nella Cala-
bria citra fe ne comprefe la forza ; ma di là da tali limiti ,
0 non oltrepafsò , 0 pafsù lento a fegno che non fu avvertito .
- Tremoto del dì 28 di Marzo .
1362. Quefto fu uno de’ più terribili . La fua eften-
fione fu di gran lunga fuperiore a quella de’ precedenti tre-
moli.
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Istoria dei. t remoto
5°*
moti. Scoile l’una e l’altra Calabria: agitò tutti i Valli della.
Sicilia: turbò la Bafilicata , il principato , e Napoli fteiTo ; e
non lafciò di deflar lieve tremore anche nelle provincie d ’Otran~
to , e di Bari . Non è facile il calcolare la fua forza pre-
cifa ; ma dagli effetti, che produffe nel centro della fua mafii-
ma attività, può ben dirfi che fe fu più eftefo degli altri, non
è per ciò che polla reputarli più precipitofo , e veemente .
I dintorni di Girifalco > e di Borgia furono le principali fe-
di , ove fi fviluppò , e donde quella potentini ma ignota forza
dilatò il tremendo fuo furore ; ma uom , che ponga mente alle
moltiplici revoluzioni , che fi produllero dal primo tremoto
di Fcbbrajo , e fi compiaccia di porle in parallelo con quelle ,
che in Gerifalco , e Borgia fi produllero dal tremoto de’ 28
di Marzo , vedrà all’evidenza di quanto quelle a quelle ceda-
no , e per la veemenza , e per l’ indole fommamente letale ,
e devallante .
1363. Le parti , che più delle altre vennero prefe di
mira , furono quelle , che ftavano verfo il Jonio , c tutte
quelle , che giaceano nelle vicinanze delle funelle fedi , ove
nacque , o donde fviluppofli . Non vuol negarli che le parti
contigue a Montelìone , e le fucceflive porzioni di Calabria
ultra , furono con quelle di Calabria cifra molto oltraggiate da
quello tremoto; ma dee rifietterfi che quelle medefime avea-
no già fofferto lungo e replicato tormento da’ frequentiflìmi
tremoti del Fcbbrajo , e del Marzo ; quindi è che la rovina
avvenuta non può tutta giuftamente attribuirfi alla fola forza
del tremoto de’ 28 di Marzo.
1364. Se ci fu dato di poter formare una idea pruden-
ziale
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c.
Di Calabria, 7 503
siale della ellenfione de’ tremoti fulla fopraffaccia della terra
Calibra , è poi del tutto vano fperare di dar idee ragionevoli
dello fpazio , che elfi occupar dovettero dentro le cieche , e
profonde vifeere della terra . E’ fuor d’ ogni difputa che
l’ uomo- conofee affai poco la fkffa fuperf.cie della terra , fu
cui va errando come un fuggentiflimo atomo . Or quelli po-
trebbe mai prefumere di feoprire ciò , che li rivolge , e fi
opera ne’ riconditi , e cupi andirivieni di quella terra , che
egli preme , fenz’ appieno conofcerla ì Confeffiamo la debo-
lezza delle cognizioni umane , e rion accrefclamo la noftra
confulìorre col mollrare di meritar che altri ci faccia arroihre,
1365. Noi non iliimiamo di far parola di altri tremoti :
abbiamo lòlranto tenuto’ ragionamento de’ rammentati finora ,
poiché furono delli quelli , che in quefia tragica feena , ne
fofìennero il primo , e principal carattere . Tutti gli altri,
che furono oltra ogni dire frequenti , e numero!! , non giun-
fero a rapprefentarne una uguale , non che una lupcrior figu-
ra , Ciò è così vero, che può con ogni afléveranza dirli effer-
vi fiati de’ terremoti all’ intutto fpezial! , e clrcofcritti a fe-
gno fra certi limiti , che molti di eflì , liccome furono fol-
tanto avvertiti ne' luoghi, ove li fvilupparono , e In quelli,
che ftavan loro d’ Intorno , così per 1’ oppofuo non furono in
alcun modo intefi In quelle parti , che n' erano alquanto lon-
tane. E in ciò li vide una imagine di quelle particolari com-
mozioni dell' atmosfera , che fi offervano nella fiaglone eftiva,
allorché l’aere vien prefo da improvvifo temporale in un luogo,
nell’ atto lìclfo che in altri luoghi tutto è tranquillo , e fereno.
Df
5°+
Istoria dei, tremoto
Del marimoto , e iclT aeremoto .
1366. E' ormai fuori di contefa per le cofe , le quali
vennero efpofte nel corfo di queft’ opera , che il primo tre-
moto interefsò il mare , e che quello della notte antecedente al
dì 6 di Fcbbrajo portò feco il terribile marimoto , di cui a
fuflicienza ragionammo . Mal grado però la lunga eftenfione
del tremoto del dì 18 di Marzo non udimmo mai dire d’effere
fiato congiunto a marimoto.
i3<>7. Da ciò, che in alcune parti di queft’ opera efpo-
nemmo, chiaramente fi rileva che i primi grandi tremoti fu-
rono Tempre uniti ad aeremoto. Oltr’a ciò è a notarli che un
tal fenomeno apparve anche folo , e fenza tremoto , lìccome
quello fpeflifiimo fe fentirfi fenza quello, e fenza deftar nell*
sere, e nel mare la minima conturbazione.
j Delle ore , nelle quali prccifamcnte avvennero i primi , e i
più veementi tremoti.
1368. Noi ricevemmo rlfcontri cotanto varj , e contrad-
dittorj su tal punto, che veggiam chiaro di non poterfene
una collante cofa afierire ; e che lungi dal defignarne il pun-
to fillo , fol tanto è dato l’ indicarne prudenzialmente , e all’
in circa il tempo .
1 369. Quello del dì 5 di Fcbbrajo fi udì d’ intorno alle
ore 19. Quello della notte del dì 5, precedente al dì 6 dello
ftdfo mefe , avvenne dopo le ore 7 . L’ altro del dì 7 di
Fcbbrajo fuccedette intorno alle orre ai ; e '1 terribile tremoto
del
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Dr Calabria. 505
del giorno a 8 di Marzo accadde verfo l’ un’ ora e mezzo,
0 circa .
1 370. Le ragioni di tanta varietà di rifcontri traggono
principalmente le origini da due cagioni . La prima è la im-
ponibile uguaglianza , ed efattezza degli orinoli in due pro-
vincie di valla dirtela . A ciò li aggiunga che quando anche
una tale difparità non vi forte fiata , era ben più naturale ,
che lungi dall’ intrattenerli a porre curiofamente lo fguardo
fugli oriuoli , la fmarrita gente fi abbandonale tra’ precipizj ,
e ’l terrore perdutamente alla fuga .
1371. La feconda ragione nacque dalla circortanza inne-
gabile che il tremoto non percolfe , e agitò l’ intera ertenfio-
ne delle due provincie in un attimo, e nello fteffo ftefiillìmo
momento . La varia fua azione nelle varie parti de’ luoghi o
del tutto nabilTati , 0 molto lefi , o foltanto fcofli offre una
evidente pruova che in tanto movimento , per quanto fi vo-
glia rapido , e veloci (Timo , non potè non elfervi un certo
che di progreffvo . Quando fi ponga mente alla eftenfione del-
le terre, per le quali un tremoto corre, e fi diffonde, e poi
fi metta occhio alla fucceflìva gradazione , con cui fe ne van-
no eftenuando, e infievolendo le forze, e l’ attivi» à , fi vedrà
chiaro che l’azione irtantanea potrà folo fperimentarfi ne’
luoghi del centro dello fviluppo di tanta orribile rivolu-
zione j ma per ciò , che riguarda gli altri luoghi , i quali
ne fono rimoti , in efii debbono rifeniirfene gli effetti a n.i-
fura della minore , 0 maggiore dirtanra j e quindi fetr.bra ticp-
po confeguente, che fe ne debba valutare 1’ ertenfione colla
egge de’ moti progreflìvi . Ciò, che all’evidenza confirma
S s s quella
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1
Istoria del tremoto
506
quella verità, fi è quello fi e fio rombo , il quale è pur dello
uno de’ Angolari fenomeni del tremoto . Quello fpaventevolc
rumorofo fuo compagno o non giunfe del tutto, o arrivò ap-
pena avvertibile in Calabria citta j e intanto quello fielTo in
Calabria ult a riempiva tutta la popolazione, e gli fie (fi bruti
di avvilimento, e di orrore.
Del tempo , e ddC età deli' anno , in cui avvennero ì tremoti .
1372. Dicafi di pafiaggio, gli antichi ci lafciarono aliai
fcarfi lumi su quefio terribile flagello dell’ umanità. Arijloti-
lc , Seneca , e Plinio aderirono che la terra tremar polla di
rado nel grande inverno , e nella piena fiate . Molti fe ’l cre-
dettero , ma intanto la notte de’ 6 di Fcbbrajo fu rigidilfima ,
e di un freddo da gelare , con acqua , e con grandine in
molti luoghi . Quella del dì 28 di Marzo non fu delle più
temperate . I calori del Giugno , o per nulla , o di poco
cedettero a i calori della più fervida fiate ; e ciò non ofian-
te nel mattino degli undeci di Giugno, fiando noi in Mejina ,
vi fu un tremoto attivifiimo .
* (
1373. Oltr’ a ciò nella fioria di fomigliante calamità il
inefc di Fcbbrajo è fpelTo rammentato come un’epoca di memo-
rabili fciagurc (1) . Tra quelle, come altrove accennammo , vi
fu quella, che apportò la famofa rovina del difiretto Ercola-
ncje , e Pompejano , fotto il confolatO di Regolo , e di Virai -
nio
fi) Bonir. terra trem. p. 431. 434. 437. 473- 478. 477. 485.
4?5- e 97- “•
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Di Calabria.
507
nio (1); ed è notabile che ciò avvenne nel dì cinque di Feb-
bre] a . Vi ha anche un’ alt r’ epoca fegnalata dal terribile fov-
vertimento , onde fu conturbata la Sicilia , e diftrutta Cata-
nia (2) . Un tale tremoto accadde nel dì quattro di F ebbra} 0
dell’anno 1169 ; e delblò non folo la Sicilia , ma eftefe i fuoi
furori anche fulla vicina Calabria (3). Tra’ fenomeni , che ne
furono allora delignati , notabiliflimo fu quello del marimoto ,
che vi fi unì.,, Il mare fi diffeccò dintorno a jo palmi nel
„ porto di McJJìna , e corfe poi con tanto impero verfo la
„ città , che vi entrò fin dentro le porte .
1 374. Non è meno fegnalato per tali calamità il mefe
di Marzo . Da’ monumenti della fioria appare d’ efferfi fpeffo*
in tal mefe conturbata la terra ; e non dee con fienaio pre-
terirli la circofianza d’ effe re fiata nel 16 38 afflitta,1 e defo-
lata la Calabria da un tremoto , che in quell’ anno accadde nel
dì 17 di Marzo , giorno , in cui ricorrea il Sabbato delle Palme .
De varj ricorrimenti del tremoto .
1375. Furono così numerofe , c moltiplicate le repliche
de’ tremoti da’ cinque fino a’ fette di Febbrajo , che , a detto de-
gli uomini più confiderati, e finceri, non fu poifibile il tener-
ne un calcolo efatto , e difiinto . Ne’ feguenti giorni le feoffe
furono meno frequenti ; ma la terra rimale in una quali con-
tinua vibrazione. Così duroffi fino a’ io di tal mefe. Per due
S s s 2 di o
(1) L. Ann. Scnec. naturai, qttaefl. 1.6. c. r.
(2) Burigny btjìoir. de Sic. 1. 1. p. 490.
(3) Benito l.c. p. 478. al 4S1.
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Istoria dei. tremoto
508
dì o non vi fu tremoto , o fi ridulfe a minima , e incerta tre-
pidazione • ma fi perdette prefto la lufinga di rimanere in pa-
ce , e ricominciarono le repliche con qualche frequenza , e
con difcreta attività . Si venne agli e Are mi di del Febbrajo ;
e nel dì 27 fi prefentò un’ ombra de’ formidabili primi tre-
moti : nel 28 poi, tuttoché vi fodero fiate delle fcolfe vio-
lentilfime , quafi in quelle ore medefime , nelle quali avvenne-
ro nell’antecedente giorno, ciò non ofiante quefie non ebbe-
ro nè la durata, nè la violenza, nè la continuazione, che fi
notò ne’ tremoti del rammentato dì 27 di Febbrajo .
137 6. Quella è l’epoca dopo la quale gli feotimenti quo-
tidiani cominciarono ad edere più difianti , e più rari j ma
fe furono meno fpeffi nella durata dello fielfo giorno, diven-
nero per contrario di volta in volta , e dopo qualche dì , più
attivi . Tra quelli pofiòno numerarli come attiviffimi quelli ,
che fi produfiero da’ tremoti del dì primo , e del dì 27 di
Marzo. A quelli ne fuccedette uno che nel dì 28 dello fiefib
mefe , in fupremo modo, e con eccepivo agitamento, tentò
di porre a foqquadro molta parte della già afflitta Calabria .
1 377. Da tale giorno fino a tutto Giugno i tremoti quo-
tidiani fi rendettero più brevi , più miti , e più rari ; e vi
fu di tempo in tempo qualche giorno , in cui non fi avvertì
tremoto di fort’ alcuna. In quell’epoca fpelfo avvenne che i
tremoti , defifiendo dall’ efiere generali , cominciarono a dive-
nire particolari , e di una efienfione così circofcritta , che
molte volte fe ne avvertirono le fcolfe foltanto in certi luo-
ghi , e non altrove .
1378. Dal Giugno ? 78 3 finorafe n’ è andato .Tempre più
fee-
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Di Gacabria,
S°9
fcemando il furore ; di fona che fi è rimafto fpefio per molti
dì o del tutto , o quafi tranquilli . Qualunque però ila una tale
tregua , non è ancora giunto il fortunato momento di vedere
fiabilita la pace ; poiché , co’ rifcontri ricevuti dalla Calabria ,
fi sa che negli fcorfi giorni di Giugno 1784. quella regione
fii potentemente fcofia , e agitata .
dV vi fu periodico fijlema nelle repliche 2
1 379. Vi hi -’i molta gente, che preflando fede a una
vecchia opinione , lafcia perfuadere di doverli ne’ parofismi
della terra trovare un certo che di fomigliante a que’ periodi,
che .fi oflervano ne’ parofismi febbrili della macchina umana ; ma
tranne quella fpecie di periodico ricorrimento menfuale , che
vi fu ne’ tremoti de’ dì 27 di Febbraio, di Marzo , e di Aprile,
può francamente dirfi d’ elfervi flato in tutto il reflante delle
repliche una totale mancanza d’ordine, e di fiilema non che
filfo, ediilinto, ma anche appvofli mante , e prudenziale. Dal
primo giorno di tanta fventura fino al prefente vi fono fiati
nella terra Calabra intorno a mille ricorrimenti di tremoto ;
or quefii forprefero quell’ aftlitta popolazione fenz’ ordine al-
cuno , fenza la minima relazione al dechinar del fole , alla
piena notte , all’ apparir del giorno , o al mezzodì , e fenza
che tra effi , e le varie fafi della Luna vi folle fiata alcuna
fenfibile corrifpondcrrza ,
1380. Noi medefimi fammo quafi per lo fpazio di tre
mefi e in Calabria , e in Mejfna fpettatori , e partecipi de’
terribili fovvertimenti della terra , e ancorché attentamente
avef-
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ISTORIA DEL TREMOTO
5l°
ave fumo aulito a cuore di porre occhio a tutto, pure negli
fiedì barometri non vedemmo quali , che mai alterato il con-
fueto tenore dell’ altezza del mercurio ; e per ciò , che ne ri-
ferì il P. ElfJ'eo della Concezione , in tré meli di ricorrimen-
to di tremoti , il mercurio non fi sbafaci che due volte fole
dotto l’azione di due atti vidimi feotimenti, che per altro fu-
rono preceduti da dirotta pioggia ,
De fogni anminziatori del proffmo tremoto.
1 38 1. Sarebbe contro alla fincerità il dire che in que’ pri-
mi orribili feotimenti non fi folTero precedentemente nell’aere
ofiervati diluirti molto fignificanti , e che quefti non avellerò
continuai’ anche dopo d’ ellerfi manifelìato il tremoto . Mal
grado ciò, ficcome cotefti fenomeni fogliono fovente apparire
nello ftelTó tenore , e forfè in grado più veemente eziandio
in tempo, in cui non vi ha tremoto; così ciafcun vede che
farebbe vanità il confiderarli da tanto che efli foli , fenz’ al-
tro più decifivo carattere , baftar potellero a tener luogo di
prefagio , e di fegno annunziai ore di tremoto.
1 381. Per ciò , che poi riguarda i fuccellìvi ricorrimenti ,
che fopravvennero , francamente può dirli che non dalle me-
teore , non dall' aere torbido , o fereno , non dal calore , o dal
freddo , e non dalla figura delle nubi fi ebbero fegni efficaci,
onde poterfi infallibilmente prefagire le repliche del tremo-
to ; e fe per avventura vi fu talora alcuno di quelli fegni ,
da cui parve prima che fi foibe potuto prendere un qualche
lume , ciò non ofiante colle fulfeguenti oifervazioni fe ne co-
nobbe
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Di Calabria. 511
nobbe poi l’ infufiìcienza , e dal farto rimafero fmentite le fup-
polìzioni del fiftema , a cui fi volle prefumere di poterli aver
credenza .
1 383. Uno de’fegni proflìmi dell’inflante tremoto fu quel
fotterraneo mugito , che noi , feguendo la comune appellazio-
ne, chiamammo rombo J ma quello era fpefliffimo co. ì mede-
limato col tremoto , che il fentirne il fragore , e ’l trovarli
prefo dallo feotimento della terra, era un atto folo . Altre
volte udiva!! il folo rombo , fenza che poi fucceduto folle il
minimo feotimento : e oltre a ciò non folo il tremoto non
li accoppiò fempre al rombo , ma fpeifo quello a quello non fo-
pravvenne . In qualunque modo però , o che li folle manife-
ftato folo , o unito al tremoto , è un fatto coftante che tale
.fotterraneo fragore , a guifa di ciò , che accade nel fuono , li
andò da luogo a luogo debilitando a fegno , che vi furono del-
le lunghe dillefe della terra Cai ab va , ove affatto non giunfe,
e intanto vi giunfe il tremoto .
1 384. Siccome non può negarli che nelle onde vorticofe
del Taro ne' primi di vi furono delle alterazioni flraordinarie , le
quali unite a un fecreto fotterraneo mugito poteano in qualche
modo tener luogo di fegno di profumo tremoto • cosi è fuori di
ogni dubbierà , che per tutto il tempo della reflante duraTa
de’ fucceffivi tremoti non li ebbero fegni di coftante prefagio
nè pure dallo fleffo mare . Quello altre yolte fu tempelìofo e
fremente pria del tremoto ; ed altre volte fu placido , e tran-
quillo . Nè dopo delle fcolfe più attive rimale collantemente
agitato J ma fpeffo per 1’ oppolìto indiflintamentc i fuoi flutti
rimafero in calma.
1 SSS-
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jn Istoria, dei. t remoto
1385. Cercammo di efplorare Te alcuno degli abitatori
delle Calabrie fi folle mai avvertito di qualche cangiamento
avvenuto pria del tremoto nelle acque de’ pozzi , delle fonta-
ne , de’ laghi , de’ fiumi , e de’ torrenti j ma ne ricevemmo ri-
fpofle cotanto dubbie , e del tutto contradittorie , che mal
grado il comprendere che la mancanza di tali fegni avelie po-
tuto piuttofìo attribuirfi alla negligenza , che al fatto , fu-
mammo nulladimeno vieppiù fano configlio il reputarle tutte
come mancanti di efattezza, che degne di una ficura creden-
za , tranne ciò , che , fiotto la fede del P. Tromby , fu riferito
nel num. 1144.
1 3815. Nell’ una e nell’ altra provincia è fcarfo il nume-
ro de’ pozzi ; ma fra le tante cofe , che lo fpavento , e ’l gufto
del maravigliofo dettar feppero , merita d’ elfier notato che a
niuno prefe talento di aderire che l’ acqua foire fiata così
agitata ne’ pozzi , che fuor di e (lì fofTe traboccata • pure in
tutto il corfo dell’opera noi parlammo fiorente di eruttazioni
di acque emerfie dal fieno della terra . Ciò , che univerfial-
mente però fentimmo riferire , fi fu che 1’ acqua de’ fonti in
molte parti o fi perdette del tutto , 0 rimafe nel fuo corfo
per qualche tempo intercettata. Per ciò, che poi fi appartie-
ne alle innovazioni del colore , del fapore , e dell’ odore nelle
medefime , è fuori di contefa che vi furono delle fenfibili , e
lunghe alterazioni , e .ciò in quafi tutte le acque , non elclule
le felle termali , e le minerali fredde .
1387. Nel vino , nell’ aceto , e nell’olio non vi fù chi
avefie faputo oflervare cangiamento alcuno ne’ tempi antece-
denti al tremoto j ma ne’ tempi pofteriori fe ne oflervò mu-
tata
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Di Calabria,
513
tata a fcgno la naturale cofiituzionc , che , tranne 1* olio , in
certi paefi l’aceto e ’l v-ino rimafero quafi del tutto alterati,
e inutili al bifogno dell’ uomo , foprattutto nel cafo che tali
fluidi erano flati cu Aoditi in cave -non fuperficiali , ma profonde,
1 388. Dal non elle ni fiato perfpicace oirervatore di fé-
igni annunziatori del prodi mo tremoto , non è perciò che a noi
piaccia di credere d’ edere flato impo (libile di trarne alcuni dalle
alterazioni , che per avventura potrebbero efferfi prodotte ne’
fluidi . Diciamo folo che per quanto ne aveflimo fatta inchie-
fla , non ne ricevemmo mai nè uniformi , nè credibili rifcontri .
1389. Ma fe dalle cofe inanimate non fii poflìbile di
trarre fegni, e prefagj di prò (Timo tremoto, per l’oppofito gran-
di furono, e -del tutto lignificanti quegli annunzj , che ne det-
tero gli animali irragionevoli . I cani , e gli afini con ifpezia-
lità. furono Tempre i primi a perturbacene , e a darne manifefH
fegni : i gatti parvero più tardamente a ciò fenfibili , o non
curanti , ma , ellendone cominciata in e(T: la fenfàzione , i loro
peli s’inarcavano, e irrigidivano come fe flaffero a villa di una
faccia nemica j e con gli occhi coverti d’una luce torbida e fan-
guigna, lamentevolmente miagulando , odavanfi a una fuga con-
fufa, errando per l’aperto, o rifuggi vanii in fulle alture . I ca-
valli col calpeflìo , col nitrito , con un fofpettofo , e inquie-
to girare di occhio, e con gli orecchi erti, e inegualmente
teli indicavano d’ efifer prefi da una indolita , e interna con-
turbazione ; e , re foli lènfibilmente manifeflo il tremoto, fitua-
vanfi a quel modo, che fu da noi additato nel num. 150.
Predo a poco le fleffe cofe fi ofiervarono negli altri animali
da vettura, e ne’ buoi . Gli fteili porci, benché fodero i più
T 1 1 tardi
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514. Istoria dei tremoto
tardi a prefentire il tremoto , noa fu perciò , che non ne def-
fero anche qualche fegno . Non è facile il dire ciò , che folle
avvenuto tra gli animali felvaggi, con fide randone la ferie da i
più timidi a’ piu feroci ; ma ciò , che vi ha di ficuro , fi è
che un cignale ne rimafe prefo da tale orrore , che abbando-
nandoli dirottamente alla fuga , venne a traboccar giufo da
una rupe ali iliima in mezzo alla pubblica ftrada , come no-
tammo nell’ articolo di Bagnava al n. 556.
1390. Non minore antecedente conturbamento moftra-
rono le oche , i galli , le galline , i colombi , e gli uccelli
da gabbia ; ed è notabile che le api furono ne’ loro bugni pre-
fe anch’elfe da tale revoluzione, che mal grado la rigidezza
della fiagione o abbandonarono a ftuolo la prediletta loro fe-
de , o per là entro fi agitarono fufurrando inquiete, come fe
nemica mano vi fi folte intrufa .
1391. Nè ciò avvenne a’ foli animali, che premeano il
fuolo ; ma gli AeiTi volatili coll’ incerto volo, e colle fìridule
voci collantemente dettero fegni manifefìi di eltere afflitti , e
velTati da una grande conturbazione , che rendeagli fmarriti ,
agitati , e colmi di orrore.
1392. Noi non fappiamo cofa mai foffe avvenuta alle
innumcrabili razze degli animali , che vivono nell’ acqua . Ciò ,
che vi ha d’innegabile, fi è che la pefcpi fu abbondantidìma
da’ principi del Gennijo fino a tutto il Maggio dell’anno 1783;
e che foprattutto il pefee minuto rimafe in una perpetua er-
ranza , e divenne facile preda de' pefeatori . A ciò fi aggiun-
ga ciò, che noi narrammo di quel pefee del genere delle Sfi-
rene i che i Siciliani chiamano Cidello . Quelli due fatti po- ,
treb-
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Di Calabria.
5*5
«ebbero fomminiflrare una {ufficiente ragione , onde arguire ,
che quelle mute fpecie di viventi non godean pace ne’ ciechi
feni del mare , e che in confeguenza aveffero anch’ effe pre-
fentita l’ imminente gravili! ma conturbazione , che pria occul-
tamente , e poi con manife da furia pofe a fcompiglio e ter-
ra , e aria , e mare .
1 39 3. Or da fenomeni così collanti , e all’ evidenza chiari,
li rilevano due confeguenze : l’ una che l’ azione di quella vitan-
da potentini ma cagione, ond’ è prodotto il tremoto, è prece-
duta da un rovefcio fecreto , e di un’ indole diverfa da quella,
che poi fe ne manifeda, allorché palla a convellere, e porre in
perniciofo feotimento la terra; l’altra che quella tale azione,
cominciata ben pria di renderli avvertibile dall’ uomo , opera
non folo fulla terra , ma eziandio full’ aere , e in fra ’l mare : il
che fe altramente folfe, come avvenir potrebbero le agitazioni,
dalle quali apertamente fono prefi i quadrupedi , i volatili ,
e-i pefei ?
1394. Ma fi dirà : „ qual cofa è mai quella, che da co- -
„ tedi animali fi avverte , e che agifee in efli ben pria che
„ il tremoto diventi noto all’uomo!1 Se'l veggano i dotti cul-
tori delia fifica della terra : a noi , che conferiamo d’ ignorar-
lo, bafta l’additare i fatti; fia diritto delle menti fublimi il
profittarne, e’1 diradare le tenebre, ond’ è cinto un sì grande
arcano .
T tt s Begli
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5 16 Istoria del tremoto
Vegli effetti del tremoto falla macchinale fai citerà
delC uomo ►
r395. I fecreti cominciamenti del tremoto sr ignorano
dall’uomo'. Allorché quelli fe ne avvede, è quando già la ca-
gione producitrice di tanta convullione della natura palla a
operare manife (burnente , e degenera in. mugito , e universale
tremore.
Noi attentamente cercammo di porre tutto ad da-
me , e d’ indagarne minutamente gli effetti fulla macchina
umana. Dalle tante, e sì replicate ricerche da noi fané, ecco>
ciò , che polliamo veracemente dedurne .
1 397* Niurro fentì Scuoterli , o percuoterli nelle Supe-
riori o inferiori articolazioni . Niuno avvertì (limoli , pungi-
mene , a dolori Sulla pelle , o- Sulle membra . E trovammo
che univerSalmente da tali incomodi Surono eSent». i corpi più
delicati, e i più robulìi , il forte, ed il bel fello, le- macchi-
ne tenere , le adulte , e le vecchie -
1398. L’incomodo, che più frequentemente Sentimmo
ascufare , fu urr certo che di lenta pena , e di. languore nel-
lo. domaco , con un fenfo d’ interno tremore ,. odi fugace bri-
vido Sulla pelle; ma su ciò avvenir lì dee , che a Somiglian-
ti incomodi furono Soggette le fole macchine gentili , delica-
te, e facili a quella Specie di affezione, che i medici. chia-
mano mobilità ( t); e ciò Soprattutto in effe avvenne , allorché
rimafero forprefe dal tremoto , dando in luogo chiufo , e im-
mote ; di Sorta che trovandoli poi all’ aperto , fuor d’ ogni in-
ciam-
(l) Vegga fi de Gorter pran. meJ. f/fi. ih. i. 173. p. 90.
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Di Calabria..
517
ciampo , e in movimento , ancorché {offèrto» avellerò fcompo-
ni mento , ciò non ottante piccialiffimo- incomodo ne ritratte-
rò . Per 1’ oppofito le macchine robufte , e di una foda- tem-
peratura non provarono alcuna di tali affezioni . L’altro in*-
comodo, che con qualche frequenza fentimmo- rammentare , fu-
un certo che. di pefo fulla fronte , o nell’ occipite .. Ciò av-
venne foprattutto ne’ gravidi mi tremoti, e allor che la terra,
rendendofi fcompoftamente ondeggiarne- , negava agli uomini
la facoltà di reggerfi fermi, e ritti su i proprj piedi.
1399. Da quelle affezioni in poi- tutto- il Tettante del-
le alterazioni, che fi provarono nella falute , debbono riporli
tra la dalle di quelle , che fono un effetto', e una inevitabi-
le conleguenza dei terrore , e del lèntimento affannofo o del
propio. , o dell? altrui pericolo1 a villa di perdite immenfe , e
di un’ affiiggent infima ftrage. Ciò è così vero-, che a tali ca-
gioni debbono con ogni giuftizia. attribuirfi. non folo- gli-
fconcertr , ohe- avvennero natta ragione di molti , ma anche7
netta fteffz macchina . Di fomigliante natura furono altresì e gli
aborti , e 1’ emorragìa uterina , e le foppreflioni de.’ flutti «len-
iuali, e le lunghe clorvfi , a cui rimafero e fpoftè alcune- don-
ne di delicata temperatura . Netto- fletto fenfo debbono- confi*
derarfi le rinnovazioni degV interrotti: , e fopprdlì parofis mi-
delie febbri periodiche, fofferte nell’antecedente' autunno rl’it-
terizia , i palpili di cuore, e le pareti r onde furono percolH-
alcuni uomini di debile , e gentile telfitura ..
f+oo. Quelli fconcerti vennero poi porenremente confir-
mati , e n anutenuti dal difagio , e dalla miferia: ; quindi da-
tai jfrincip;, e non: da altri nacque quella lorda fcabbia-, che
detur-
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5.i 3 . Istoria dei. tremoto
deturpò la pelle di molta parte del volgo , il quale cadendo
nella più dura indigenza e di vino , c di velìito , fi vide at-
taccato da tutti gl’incomodi della miferja, e della impulitez-
za , foggiornando a bifiento in tugurj angufti , mal formati,
« di facile fomite della putrefeenza .
Della epidemìa Jopravvcnutf , e della ridila ,
i+oi. A quefta dolorofa ferie di cagioni , atte a rove-
feiare non che i temperamenti deboli, ma ì più validi anco-
ra , si unirono in progrelTo il putrido vapore di molte acque
fognanti , la mortifera efalazione de’ cadaveri , e quell’ am-
malio di torbidi , e maligni effluvj , che per le tante , e sì
frequenti fenditure , e lacerazioni, come da impure fauci , venne
dalla terra eruttato $ c quindi tutto quello formidabile aggre-
gato di rie cagioni morbofe non potè nella fogion fervente
non trafeinare la fuperlìite afflitta popolazione incontro a una
pericolofa epidemìa , dal cui furore , ad onta della inefprimi-
bile carità , e delle provvide cure del Governo , molte mi*
gliaja di uomini furono miferamentè dilìrutte .
1401. Oltre a quelli trifliflimi effetti, vi fu una nei-
Ha denlidima . Alcuni portarono opinione che quella doveffe
reputarli come uno de’ tanti effetti del tremoto ; ma liccome
un tal fenomeno apparve in molte altre regioni , nelle quali
non vi furono quelle funeiìe cagioni, che defolarono le Ca-<
labrie ; così farebbe vano l’ aderire a tal fentenza . Noi co-
minciammo ad offervar tal nebbia appena che fornimmo il
littorale di Calabria citra : quefta crebbe di più in più colla
fogione , e nel Giugno era denfiluma, e geneiale.
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Di Calabria. 5ty
Del numero delle infelici vittime del tremoto .
14.03. Farà a taluni forprefa che noi ci fiarno attenuti di
far parola del numero precifo delle vittime infelici , che caddero
fu quella tragica leena j ma, lungi dal fofpettarci rei di negli-
genza , fi contentino i leggitori di attribuirne il lilenzio a
tutt’ altro, che a una mancanza di attenzione. Contentiamoci
di deplorare una perdita, che può riguardarfi come il maifi-
mo di que’ danni , che fono , avvenuti in una regione , in
cui il numero degli uomini era minore di aliai de’ bifogni
del fuolo , e molto inferiore al necelfario cfcrcizio delle arti,
e de’ nicfiieri • e non cerchiamo di aggravare la noftra pena
col tenerne innanzi agli occhi il calcolo diftinto . Per poco
che fiefi verfato nella ftoria non fi può non comprendere quan-
to convenga elfer cauto in un articolo , in cui è uno de’ più
•lodevoli configli della prudenza il tefiere un innocente ingan-
no , e formarne una fpecie di velo fulla verità
1 404,. Per altra parte fanno i favj più che abbaftanza che
in fomiglianti feiagure in ogni tempo vi fu penuria di veri-
dici rapporti , e ciò per molte gravi ragioni , che ne rendo-
no imponìbile, e vana 1’ indagazione . Di fatto nell’orrendo
tremoto, avvenuto nel 1+56, fu ripieno di firage,edi feon-
quafii il Regno ; ma nè quell’ottimo Re Alfonfo d' A< agona ,
nè i contemporanei fcrittori , nè la poiìerità hanno mai fa-
puto il precifo numero di coloro, che ne perirono. Pontino ,
fpettatore dell’ orribile tragedia , e poi Secretarlo di Stato del
Re Ferdinundj , fifsò il calcolo de’ perduti a 1 4.000. (1)
Enea-
fi) Di furti tu J. I. 1. c. S.
A
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^ io Istoria del tremoto
Enea Silvio, c he nel 1456 erali portato in Napoli { 1) , fcri-
vendo allora a Federico 111 Imperadore , ne avanzò il nu-
mero a 35000 {2). L’autore contemporaneo della Cronaca,
a apportata dal Ciarlante , ne fifsò il numerò a 40000 ( 5) .
Il Cardinale di Pavia riferì al Secretarle Apojlolico che ef-
•fendoli fatta la numerazione de’ morti , iì era manifeftato al
Re d' eiferfene perduti 60000 (4) • per 1’ oppolto dalla Cro-
naca di S. Antonino ArciveCco di Firenze, e dalle ftorie del
Cojlar.zo (5), « del Summonte (6) fi rileva che la perdita afeefe a
40000, designandoli partitamente i luoghi nabisfati, e la fomnu
delle perfone in ciafcuno di elfi perita . Non minore difet-
to , nè minore contraddizione fi ritrova nel racconto delle morti
avvenute per lo tremoto del 1617, che defolò la Puglia, eia
Bajilicata (7) : avendone altri ridotta la perdita a 4000 , altri a
i 0000 , e altri a 17000. Ma, fenza dipartirci dalla Calabria
{Iella , è a rifletterli al vario linguaggio , che nel tremoto
del 1633 tennero fulla mortalità degli uomini, che ne rima-
fero vittima , il Regio Conigliere Ettore Capccelatro , ivi
Spedito dal Viceré , e due altri fcrittori , Vincenzo d' Amato ,
•cittadino di Catanzaro , e Ipettatore della lìrage crudele , e
» D.Car- (*)
(*) Vegganfi le Mem.itorico.crit. degli Star. Napel. di Franccfcan-
tonio Soria ». 1. p. 7 6.
(z) De fiata Europa f. ut.
(3) Mem. Ufi. del Sannio I. 5. c. 7.
(4) Bonito terra trem. I. 8. /. 619.
'5 ) Hifi. di Nap. p. 3. I. 5.
(6) Ang. di Coftanzo I. 1 9. — Bonito I. 8. p. 6 13.
(7) Bonito /. io. p. 753. a p. 757.
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r T • D r G J. t A B J Ji t
D, Carlo Torello . Il primo cfibi una numerazione -di 6821:
il fecondo l’ ingrandì fino a J'ettantamila ; e 1’ ultimo la rin-
chiufe tra’ corti ., limiti di 7090. Tra caci dubbj , e .oppodj
calcoli il P. Retupito fi attenne alle voci generali , dettate
dalla prudenza. . . • t
1405.' Quelle circo danze aggiunte a que’ rifcontri ,cha
nello fcorrert; di luogo in luogo per la defolata Calatoia r noi
ricevemmo , hanno accrefciuta la nodra diffidenza , e quella
.circofpezione-, che aver dee uno dorico nel Rifare 41 numero
di fomiglianti perdite.. Non ignoriamo che dqe Sprittori di
conto, pubblicando nel giro di 4C giorni, o poco più, le carte
medefime, che -traggono l’ origine comune dalla (teda mano,
hanno poda in luce una didima numerazione de’, morti j ma
dalla della frequente varietà , che vi s’ incontra , qualora con-
frontinfi le note- mortuarie de’ medefimi luoghi da rutti e due
deferirti, fi defumoho tutte le piu guide ragion», onde do»,
■verfene rimanere tuttavia fofpefi , ed efitanti su tale artico;,
lo j quindi è che lungi dall’ abbandonarti all’ ingiudo partita
.di fofpcttare della rifpettabile buona fede altrui, farà fempr?
;un' lodevole configlio.-, il confelfare l’impofli.bilità di ridurr?
tali materie a un calcolo di cosi limitata precilìone , che noqi
polla foffrire qualche differenza .
V v v Eccoci
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5**
I S f O II I 1 DEL TREMOTO
1406. Eccoci al termine di un' opera laboriola , la cui
comparfa alla pubblica luce potrà per avventura parer tarda
non al filofofo , ma fol tanto all' uomo , che ignora quale
ttento. durar fi convenga per ifcriver cofe , che non facciano
nè difcapito. al vero, nè torto alla dignità della ftoria,. trat-
tando. un argomento difficiliflinio e per l’ofcurità , e per l’eften-
fione , e per la varietà di accidenti altretanto corapaflionevo--
li ,t quanto Urani e. forprendenti ..
1407. Non. già per un: fentimento. di vano orgoglio,,
ma per la neceflità di accomodarfi alla legge di porre l' ope-
ra in luce lotto il nome dell’ intero Corpo, Accademico , fi è
creduto , nell’ annunziare i fatti ,, più. decente co fa il valerli
dei pronome deL maggior numero^, che di quello del meno.
Quanto al retto , da’ malevoli non fi dee attendere nè lode , nè
tolleranza : da’ buoni fi pub. fperare equità j, e rifpetto. ai filo-
fofo vi ha ragion di augurarli che accolga con benevolenza
una preghiera eguale a quella ,, che fu dall’immortale Newton
e fp retta ip quelli termini . ... ut omnia, candide legantur , 6
defrélus in. materia tam difficili non tam reprehendantur , quarti
novis leétorum. conatilus inveJìigent'Jr , O benigne fuppleantur ,
tnixe rogo (1).
FINE.
(I) Pratfat. pbìltf. natura!, pria:, mjtimit.
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INDICE
Degli articoli.
\j)Ca/ca. pag. a
Diamante . 5
Cetraro . ivi
Fufcaldo .« 6
Paola . ivi
S. Lucido . ivi
Cojiituzione dell' aere , e tre-
moti. I-J.
Falconara , Fiumefreddo , Lon-
gobardo . 15
Del monte . 1 6
Lago, La ghitello,S. Pietro. 19
Amanùa . ivi
Cojiituzione del tempo , e tre-
moti . ivi
Pizzo . 20
Epidemìa nafcente . J’wfo
aere, e tremoti. 2 3
Monteleone , 26
Cojiituzione del tempo , e tre-
moti . 30
Stefanaconi . 35
S. Onofrio , ivi
Majorato . ivi
Capi frano , e Monte finto, ivi
Filogafo , e Panaja . 36
Vallelonga, Nicajirello ,S.Nic-
cola . ivi
Uria tico , e fuoi villaggi. 37
Mileto . ivi
Nao, Jonadi, Calabro , S. Pie-
tro, Campami , S. Giovanni,
■e Paravati . S 1
Stato .deir aere ., e tremoto . 52
Mejiano, e fuoi Villaggi . 54,
Tropea , .e fuoi Villaggi . 5 5
luppolo , e Cuccurino . 5 6
Francica, e fuoi .Villaggi . 57
Da un Ramo del Fiume Meli ma
al Porzione , e a’ confini di
Soriano. 59
Dijlretto 'di Soriano . 63
Fenditure di terreni , e avven-
tura del P , Maejlro Agazio,
Priore del Carmine di Jero-
carne . 70
Rivoluzione f fica de' terreni del
Fra Ramondo , del Covalo ,
e del fiume Caridi . 72
Fune/le confeguenze della de-
ferita rivoluzione fifea del
Fra Ramondo , del Covale»,
e del Caridi . 75
Avvenimenti Jlraordinarj per ta-
le fi fica revoluzione . 77
N or abile fatto di due Porci. 78
Villaggi di Soriano . 8.J,
Suppojlì Jegni di tremoto, ivi
Jerocarne . 26
S. Stefano del Sofco » 83
V v V 2 Serra,
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INDICE;
5»*
Serrò , 'Spadai a , Ijri/gnatuto , f
Simbario . ' — ' pag. 9 3
Sraro dell' aere , e tremoti. £5
Atena t c fuoi villaggi. 96
Gaiatro , e PI alfa no . 100 j
Fero feto della Chiefa . ivi
Candì y e ftoi Villaggi . 101
Spreto , * jTooi Cafali . 101
Monello y e ftoi Villaggi. IC3
.Filocaflro ,e ftoi Villaggi. 106
Nicotera f e fuoi Cafali. 107
Ho far no. ie8
«y. F//*‘ . I LQ
Poli fieno , <• yùo/ Villaggi. I »S
Mehc.tcco . 117
iP. Giorgio. liS
Ci nquef rondi , <? Gi forti . 129
Anoja Juperiore. IJJ
Anoja inferiore , f Maropa-
. ti . . ivi
T tritanti . 1 35
«Tm/o «/f//1 agrg , g tremoti . ivi
Terranova . 1 57
Molochiello . 175
Scrofonìo y Galatoni , Fiumara
fecca . 179
Cafal nuovo. I&S
Stato dell' aere , * tremoti . 19S
Oppi do y e fuoi Villaggi. 197
Trifilico y Zur gonadi , Varapo-
di y e Me/ignadi , villaggi di
>- Oppida . 238
Altro villaggio di Oppido y de-
rno minato Tuia. 2 39
Jm/o dell' aerò y e tremoti. 2$.fr
Da Tuba tT Ó'ppFdo al S. Èlafe r
al Bozzanin }~e alla calata di
S. Angiolo. 237
Alle Timpe di Caflellace . 264.
Alture y e calata di S. Angio-
lo V_ . * 26 &
Mulino alle falde di Cajìella -
ce . i . 268
Stato deir aere y e tremoto. 17 1
Alture di Caflellace , Sitizzanoty
Cufoleto y Sinopoli greco yS.
BrunelUr 272
Cufoleto . 275
Jrj/o (/e/r «frf , nebbia , * *r<v
moro . . 290
Terreni contermini al Vttrdune ,
* a Caflellace . Sitizzano , e
■fio di fi retto . 297
iP. Crifilna , < /«»<’ Villagr
Kl:
Lubrichi .
Sci do.
Pedavolt .
S. Giorgia .
Paracorìo .
A(Jlh
353
316
3LZ
315
320
321
313
Sinopoli Latino y.S. Maria di
Sinopoli y S. Eufemiay S. Pro-
co pio . 324
Palmi » ' • ’ * * 3 2<j
Gioja y Rlzziconi , . 326
Seminar a . rvi
S. Anna . _ 330
( Rjgnara . - __ 33*
j. Jc/Z/a . .. 313
Da
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i :n:>di if:c ve J
Da Scilla al promontorio ' Cè- j
nidi. 35 3
Fi ima a de Mori . pag. 357
Catena i e Colonna . 359 1
Fa vanadi , S. Stefano , S. Alef- j
‘ fio , Sai. battilo, Dimmintti ,
• Gallico e S. Gioionni. 36®
Reggio . # 36 3
Aere , e tremoti. 36B
Provvide cure del Governo. 3Ó9
Me [fina 379
De/ primo marimoto. 399
De/ fecondo marimoto. 4°7
Provvidenze politiche. 41 1
«Se la Sicilia fu in altra età con-
giunta alla terra Calabra. 417
Danni prodotti dal tremoto nel
Valdemone . 435
De' Villaggi di Reggio. 439
S. Agata di Reggio. 441
Da Motta S. Giovanne a Bo-
ra . 441
Dal Fiume Bora' al Capo di
Bruzzano . 444
Dal fiume la Verde a Gera-
ce . • 44^
Da Gerace a Stilo , o fi a dal
> fiume Novito al fiume Sti-
laro . 449
Da Stilo a Squìllace . 451
Parallelo delle rovine , e della
efi enfiane de' tremoti ne' luo-
ghi fituati in faccia al mar
Tirreno , e quelli pofii a di-
rimpetto del Jonio. 451
t* s
Da Squìllace ad Am arò ni e
Girifalco fino a Bolgia , U fit-
to, S. Fioro , e Catanzaro. 457
Borgia. 459
Fenomeni accaddi nell adia-
cenze del f. .diletto d’jlrutto
Paefe . 460
Amareni , S. Floro t e la Koc-
cellerta . 4*4
Catanzaro , e Gagliano . 46 5
j De1 luoghi contenuti dalle vie
occidentali di Catanzaro fino
alle fuperiori fettentrionali tra
il fiume All da oriente , e ’/
ramo fuperiore del Baiarono
da occidente . ’ IVI
De' luoghi contenuti tra il fiu-
me Ali fino a monte Nerbo,
e da quefio fino a tutta la
tortuofa , e lunga diramazio-
| ne del fiume Macina. 466
Deir ultimo angolo orientale ili
Calabria ultra , cioè per la
via fuperiore da Cutronei al
fiume Nieto , e pel lato in-
feriore dal fiume Tacina al
Capo Rizzuro . 467
Pollalo , e Folta. 46 d
Cafielmona da . 4^9
Fondaco del fico . . ,,-ÌVÌ
Monteforo . 47°
Laccamo , Curinga , S. Pietro ,
Vena , Maida , Jacurfo . ivi
Cortale , 47 1
Marce Ili tiara, ivi
Tirio-
%
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INDICE.
Si6
Tirìolo , e Migliarini . ivi
Amato . iv'i
Feroleto fuperiore , e inferio-
re . ivi
S. Eufemia , e Gizarria. 472
Nicajlro , e Juoi Villaggi . ivi
Ca/iellace . pag. 47» '
De' difaftrì di Calabria citra. 473
Dalle parti Juperiori e fetten-
triona/i del Fiume Nieto , e
da quejìo a' dintorni del mon-
te Negro, e dal Capo Trion-
to fino a Rodano . 474
Breve faggio falla cofiituzione
fi fica delle Calabrie . 478
De' fegni terminali tra la Lu-
cania , e la Calabria pel lato
del mar Tirreno . 481
De' J'egni terminali tra la Luca- 1
may e la Calabria per la via, |
che guarda il Jonio . 482
Qualità naturali della Calabria
citra . 487
Condizioni naturali della Cala-
bria ultra . 489 ;
De' fo (fili , e de' minerali delle
Calabrie. 491
Cofiituzione meteorologica pre-
cedente al tempo del tremo-
to . 493
Delle meteore . ' 495
Delle meteore , e de' fenomeni
come fegni .antecedenti , e con-
comitanti de' tremoti . 496
E fi enfiane de' tremoti . 499
Tremoto della notte antecedente
al dì fei , -e del giorno fette
di Febbrajo . 501
Tremoto del dì 28 di Marzo, ivi
Del marimoto , e dell' aeremo-
ro . 504
Delle ore , nelle -quali precifa-
mente avvennero i primi , e i
più veementi tremoti . ivi
Del tempo , e dell età dclF an-
no y in cui avvennero i tre-
moti . 50 6
De' varj ricorrimenti del tre-
moto . 5 07
Se vi fu periodico fijlema nel-
le repliche . 5 09
De' fegni ann tnziatori del prof-
fimo tremoto. 510
Degli effetti del tremoto falla
macchina , e fai cuore delT
uomo - S 16
Della epidemìa fopravvenuta , e
della nebbia . 518
Del numero delle infelici vit-
time del tremoto . 519
ER-
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ERRORI
CORREZIONI
Pag. 158 v. 3 ra de folata
187 v. 10 fe debba
an v. 10 fowerfio ne
aio v. 19 Truccio
048 v. 4 fenfivita
a6 3. v. a 8 (lato.
a7a v. 19 correano
a8$ v* 3- fedi
383 v. 11 gettarono
431. v. i3 quale mal
433 v* *3 Avena
terra defolata
fi debba
fovverfione
T ricuccio
fenfibilità
firato
correa
fedi
gettò
quale: effer mai
Arena
Dalla p. 441 a 463 ìrr vece di' MeJJind. nel titolo
fi legga di Calabria
Pregio dell! opera- fi è creduto- l’aver cura del; fenfa; il Te-
ttante fi- abbandona alla difcretezza. de’ favj , e alla intolle-
ranza de’ pedanti ..
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j
,<I)
DELLA MACCHINA EQUATORIALE
MEMORIA
DEL P. ELISEO DELLA CONCEZIONE
A. P. DELLA R. A. DELLE S. E DELLE B. L.
Siccome la macchina equatoriale , con cui li fono fatte le ©ner-
vazioni aflronomiche per determinare le latitudini , e lon-
gitudini geografiche di alcuni Paefi delle Calabrie, è (lata coftrut-
ta con nuovo meccanifmo , da noi immaginato , e fatt’ efeguire;
così fìimiamo nolìro dovere il farne la feguente defcriziope,
t. La Macchina , che è rapprefentata con la fig. I. (a)
febbene fembri tanto complicata , e comporta , pure riefce di
una confi (lenza forte affai , e rtabile al maggior fegno nel
tempo medefimo, che è faciliffima ad efeguirfi da Noftri Arte-
fici, ed ha il vantaggio di tanti movimenti , e tutti i più re-
golati ed uniformi , per prendere con precifione ed efattezza
le mifure celerti .
a. A, A, A fono i piedi dell’ iftrumento , che con le
viti i , i , i poffono alzarli , ed abbaffarfi per metterlo in una
pofizione parallela all’ Orizzonte reale .
3. Le tre gambe fono incartrate a cerniera nel Piano
circolare di ottone mafficcio B che in D ha una buffola con
1’ ago calamitato , e due livelli a bolla d’ aria fituati ad ango-
lo retto; cioè, uno per lungo, e l’altro per largo , ed in C
vi pende1, un perpendicolo racchiufo dentro una piramide da
tre Iaminette di cri Hallo , e ferve per indice della livellazione,
* 4. E
(a) Si vegga il Rame, pojlo nel fine eie' Rami eie' fenomeni elei tre •
muoio.
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(H)
+. £ fi è un fcmicerchio detto di colatitudine , la cui
femipcriferia è divifa in 180 denti, ovvero due volte 90
incominciandoli la numerazione dalla metà dello fpazio, che
è nel dente incavato nel mezzo del femicerchio. Il fuo cen-
tro ' è attraverfato dall’ alte cilindrico C C, , per mezzo di cui
s’ inclina all’ Orizzonte tutta la parte fuperiore della Macchi-
na (òtto che angolo fi vuole , per metterla al complemento
della latitudine del luogo .
5, P F fono due foftegni , o lamine di ottone fermate
con viti fopra il piano circolare B, che compaginate con
f \ ...
quattro colonnette , o bracciuoli 1 , 1 , a , 1 formano una catta
limile a quella degli oriuoli da tavolino . Fra’ detti fottegni
gira l’ atte C C con l’ anuettò femicerchio E , e racchiude!!
quel compietti) ed attonimento di ruote , con le quali fi dà
il movimento al femicerchio , e che farà più abballo defcritto .
6. H è un cerchio divifo in 360. denti , che ha nel
fuo centro un fufìo cilindrico di ottone fermato con viti in
un cannoncino parimenti di ottone , acciocché girandofi il
cerchio H li giri eziandio tutta la parte fuperiore della mac-
china. Il detto fu Ilo con l’ annetto cannoncino viene fcpara-
tamente rapprefentato nella fig. IIII , in cui c rapprefenta il
fùfto , d rapprefenta l’ orlo , che imbocca nel cannoncino b ,
ed j il piano circolare fuperiore , in cui è fermato con viti.
Codette fatto cade a piombo nel centro del femicerchio E ,
e rapprefenta l’afle della Terra, come il cerchio li l’equa-
tore terrettre. E' fituato dentro un telajo di ottone comporto
di tre ale o braccia fuperiori , e tre inferiori incartate fra
loro da i perni di tre fo (legni verticalmente piantati . Codefto
tela-
( m )
telajo , o gabbia di ottone è feparamente rapprefenrata nella
fìg. II , in cui a b c fono le ale fnperiori , d e f fono le ale
inferiori , i i i fono i fo (legni , che tengono frenate , ei
unite le dette ale .
7. Nel diametro del femicerchio E fono fermati con
viti due pilaftretti di ottone, che nella loro parte inferiore
*’ incaftrano nel diametro del femicerchio, e nella parte fu-
periore con le ale inferiori del defcritto telajo .
8. La fig. Ili rapprefenta feparatamente la forma de i
pilaftretti , e la maniera , con la quale fono impernati ed uni-
ti col femicerchio , e con la gabbia . e d fono i pilaftretti ,
che in / s’ incaffano fopra il dorfo del diametro del femicer-
chio ,.e per mezzo dei perni g g g fi unifcono in a b c colle
ale della gabbia, o telajo.
9. M M M è un altro femicerchio detto di declinazio-
ne divifo parimente in 180 denti nella maniera del fcmicer-
«hio E.
10. N N è una riga di ottone, che attraverfando il
centro forma il diametro del femicerchio M con due fponde
i? P , (opra delle quali è fermato il Telefcopio Acromatico R R.
11 • (1 Q. fono due viti per alzare, ed abballare il Te-
lefcopio , affinchè l’affe ottico del medeCmo, e la linea di
collimazione fiano efattameme parallele al diametro N N.
i*. L L fono due foftegni , o lamine verticalmente
fermate con viti fopra il piano circolate del telajo , o gabbia
de, critta, dentro le quali gira il femicerchio M per mezzo
dell afte O, e che racchiudono quel medefimo airortimento di
mote, col quale li dà U movimento al femicerchio E.
* 2 13. In
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( IV )
r 3- In J1 code {li foflegni , con le rifpettive colonnette,
ed acchiufo afTortimento di ruote , fono fituati orizzontalmente,
acciocché il cerchio orario , odia equatoriale H polla girare
parallelo all’ equatore celefte .
i +. Nelle Macchine equatoriali finora coflrutte dagli
ingegnofifiimi Artefici Dollond , Short , Ramfden , Nairne , e
Megniè il movimento al cerchio equatoriale , ed a due fe-
micerchi di colatitudine , e di declinazione fi dà per mezzo
di una vite perpetua , e le divifioni in parti di gradi , e di
minuti fi hanno per mezzo del Nonnio, o> Vernier .
Nella noftra Macchina fi è foflituita al Ncmnio una tale
combinazione di ruote , per mezzo della quale fi polfono con
precifione diftingnere i gradi , i minuti primi , i minuti fe-
condi , ed il terzo eziandio di quelli ultimi , fenza che vi fui
il bifogno di far ufo di alcuna lente per ollervarli .
15. Ciafcuna delle calle defcritte al 5 , 12 , 13 deb-
bono contenere tre piccole ruote dentate , e quattro rocchet-
ti. Il primo rocchetto, che imbocca nello fpazio- interdcntale
del cerchio equatoriale, e de’ femi cerchi di colatitudine , e di
declinazione ha dieci ale , ed ha nel fuo alfe unita una ruota
di 100 denti . In quella imbocca un altro rocchetto di dieci
ale, a cui è annelTa un altra ruota di 100 denti, che ingra-
nano, ed imboccano in un terzo Pignone, o Rocchetto di
io ale, che nel fuo affé porta unita una terza ruota di 60
denti , con la quale finalmente s* imbocca un quarto rocchet-
to di dicci ale , che nel fuo alfe ha unito un rotino fenza
denti per applicatici con la vite di prelfione una molla di
acciajo, che polla fermare il movimento delle ruote fpezial-
men-
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Sm «
( V )
mente quando alla Macchina fi è data una notabile inclina-
zione . > i
16. I Rocchetti con una particolar cautela fi debbono
faldare , ed unire alle ruote , che hanno nel meiefimo alfe in
maniera , che -il grolTo o pieno dell' ala del Rocchetto cafchi
a piombo {"opra il grotto o pieno del dente della prima ruota.
La figura delle ale de’ Rocchetti ,e de i denti delle ruote etter
deve epicicloidale , acciocché una fpinga 1’ altro lenza urtarli.
17. Gli affi del primo, fecondo, e quarto Rocchetto
fono prolongati di tal maniera , che formano un folido qua-
drilatero per applicarci la chiave , con cui fi polla dare il
movimento alle ruote, e pattano per una piallra rotonda , chia-
mata abufivamente dagli Oriuolaj quadrante divifo in 60 par-
ti coll’ indice corrifpondente nella maniera , che vedeli negli
oriuoli a moftra da faccoccia , e da tavolino .
18. Il Meccanifmo del cennato afiòrtimento di ruote è
feparatamente rapprefentaro dalla fig. V. in cui 1 , 8 , u ,
13 fono i quattro Pignoni di io ale. d , e fono le ruote
di ioo denti, ed / la ruota di 60 denti <j, bì c fono i qua-
drantini divifi in 60 parti 3,61’ alfe del primo rocchetto j
9, io alfe del fecondo rocchetto, iz 1 2 alfe del terzo, 1+
atte del quarto . 1 5 , è il rotino , a cui per mezzo dalla vite di
preffione fi applica la molla di acciajo 16 ad oggetto, che il
pefo delle parti della Macchina non ifpotti quel punto di gra-
do , o minuto primo di elevazione , che fi è dato alli femi-
cerchi , e per frenare il movimento troppo rapido dell’ indice c
quando a detti femicerchi occorra doverli dare l’ inclinazione
di pochi fecondi .
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(VI)
1 9. Egli è evidente, che movendoli il Rocchetto »
con una intera rivoluzione percorrerà dieci denti del femi*
cerchio E , e l’ indice del quadrante a inoltrerà io .
10. Si offervi , che nella intiera rivoluzione del roc-
chetto r 1* indice 7 farebbe un intero giro , e perciò fi ag-
giunge il rotino 4. di dieci denti , e la piadra dentata 5 di 6
demi , che redano coverti fotto il quadrante a j acciò l’ indi-
ce percorra folameme la fèda parte del quadrante .
11. In ogni intero giro di quello primo rocchetto la
ruota dy che imbocca nel Rocchetto 8, lo farà girare ro vol-
te, e l’indice del quadrantino b de (Vinato a inoltrare i minu-
ti primi, farà io volte l’intera rivoluzione , e percorrerà io
volte 60 ^3 600'.
12. Nella delta maniera girando una fol volta il Roc-
chetto 8, 1’ annetta ruota e farà girare io volte il Rocchetto
1 1 , e lo fpazio che percorrerebbe l’ indice farebbe io x 6°o
— 6000, e finalmente ad ogni giro del Rochetto 11 1’ an-
neffa ruota / di 60 denti farà girare 6 volte il Rocchetto
13, e Vindice c de minuti fecondi farà 600 volte l’intera
rivoluzione di 60 =; 60 X 600 — 36 000" , quanti effettiva-
mente fono i minuti fecondi, che compongono io gradi.
23 Lo dello effetto fi può ortenere mutando il numero
dei denti di ciafcuna ruota , e delle ale de’ pignoni , purché il
prodotto del numero de* denti delle tre ruote divifo pel pro-
dotto del numero delle ale de' pignoni o rocchetti dia lo def-
fo numero di fopra indicato.
24.. La maniera di affiorarli dell’ efattezza del mecca-
nifmo , della uguaglianza nella divilione dei denti , e della per-
fezione dell’ idrumento è la feguen e . 25.
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(VII)
15. Si dia il moto per mezzo della chiave applicata in
6 all’ alfe del primo rocchetto , e fi faccia percorrere dall’ in.
dice un grado ; quando la divifione fia efatta nel tempo , che
r indice del quadrante a percorre un grado , V indice del qua-
dratino è farà la intiera rivoluzione di 60 . Si palli poi la
chiave all’ alfe del rocchetto 8 , e fi faccia dall’ indice del
quadrante b percorrere un minuto ; fe intanto l’ indice del
quadrante c farà un intero giro di 60, faremo afficurati che
la divifione delle ale de’ rocchetti 1 1 e 1 3 è fiata efeguita
con perfetta uguaglianza .
26. Dovendoli far ufo dell’ iftrumento fa mcfliere di
premettere alcuni anticipati aggiuftamenti alle varie fue par-
ti : quali fono .
1. Livellare efattamente il piano circolare R ed i fo-
flegnì FF, L L per mezzo de i livelli a bolla d’aria, per-
pendicolo C, e de due perpendicoli , che pendono da un ago
ne’ fianchi delle lamine, o foflegni F, ed L dentro una pic-
cola nicchia di ottone , e che nel difegno della fig. I. non fi
yolfono vedere .
2. Adattare i femicerchi di colatirudine , e di declina-
zione al zero della divifione de' denti , e fare che tutte le
afere fiano al 6 o .
3. Oifervare fe la linea di collimazione , o vogliam
dire la linea vifuale del Telefcopio fi trovi ad angoli retti
full’ affé del fuo proprio movimento , fe fia per pendicolare al
furto cilindrico di ottone , che rapprefenta 1’ alfe della Ter-
ra , e fe finalmente divida in due parti uguali il cerchio
equatoriale .
4. Fi-
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1
( Vili )
4. Finalmente aflìcurarfi di quanti gradi è la declinazio-
ne dell’ago magnetico nel luogo dell’ offervazione .
27. Premefli i detti aggiuftamenti, fe debbafi per efem-
pio mettere l’ iftrumento all’ altezza del Polo di Napoli , fi
alzi il cerchio di colatitudine per mezzo della chiave appli-
cata all’ affé del Pignone 1 , fmtanto che l’ indice del quadrati-
tino a indichi 49' , e quello del quadrammo l> dinoti 9' . Poi
fi giri la vite di preffione X affinchè la molla prema il ro-
tino 15 e fi facciano lentamente le rivoluzioni dell’indice nel
quadrammo c , a cui per mezzo della chiave fi dia il movi-
mento, finché additi 4S". Effendo in tal maniera fintati gli
indici de’ quadramini faremo ficuri , che 1’ alfe ottico del Te-
le fcopio fia elevato a 49* 9' 48” quanta è la colatitudine di
Napoli , e che il cerchio equatoriale H da qualunque parte
fi giri farà fempre parallelo all’ equatore cele (le .
28. Con lo ffeffo Metodo fi può fermare il cerchio di
declinazione a qualunque grado, minuto primo, e minuto fe-
condo , che averà il Pianeta nel punto della offervazione , e
fi potranno avere con fomma facilità , e precifione tutti quel-
li ufi , per i quali viene ragionevolmente lodata la invenzio-
ne dell’Equatoriale univerfale, ovvero Offervatorio portatile.
Codetta è £ Macchina , di cui ci fiam ferviti nelle
Oflervazioni aftronomiche fatte nelle Calabrie . La ferie del-
le medefime con gli annetti calcoli è fiata diffiffamente de-
fcritta in una Memoria prefentata alla R. A. ed i Ri/ultati fi
lego ono nella nojlra Carta. Corografca pofa in fine del volur
me de' Rami .
r<2'T;0
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